martedì 24 marzo 2026

SISTEMI DELLA CONOSCENZA E POLITICHE IN AMBITO AKIS

  

Premessa

Nel processo di cambiamento che sta interessando il mondo agricolo e rurale, la conoscenza e l’innovazione rivestono un ruolo preponderante quale strategia trasversale nei percorsi di sviluppo futuro. In particolare, la digitalizzazione viene indicata come lo strumento che meglio potrà sviluppare la resilienza e la sostenibilità di tutto il settore agricolo e rurale (Veronique et al., 2022). Inoltre, la necessità di dare risposta ai Grand Challenges richiede che l’’innovazione sia non solo di carattere tecnologico ma anche sociale ed istituzionale (Kok and Klerks, 2023, Herrero et al., 2020), insomma una transizione di regime sociotecnico (Arcuri et al., 2023). Tale multidimensionalità può essere perseguita solo attraverso una visione sistemica, che analizzi i complessi meccanismi di trasferimento e di ancoraggio territoriale di conoscenza “pertinente” (Crevoisier, 2011)

In tale ottica, l’approccio sistemico è maggiormente adeguato all’analisi e alla creazione di networks ai quali dovrebbero appartenere esponenti del mondo produttivo, della consulenza, della ricerca, delle Istituzioni e della società civile al fine di co-produrre ricerca, innovazione e politiche di intervento ritagliate su fabbisogni sempre più complessi (Annosi et al., 2022; Klerkx et al., 2012; Pigford et al., 2018). Tale ruolo di primo piano è presente anche nella visione e nell’implementazione dell’intervento pubblico europeo dove l’AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) è diventato il modello operativo e teorico per la strutturazione delle politiche relative proprio a conoscenza e innovazione.

Nel dibattito scientifico recente, la prospettiva sistemica è stata superata da quella ecosistemica, dove l’innovazione è vista come un processo co-evolutivo (Pigford et al., 2018) anche in relazione all’evidenza che, in scenari caratterizzati da elevata incertezza e dinamicità, le politiche debbano avere un’alta capacità adattativa (Folke et al., 2011). Gli approcci ecosistemici si riferiscono ad una rete complessa o ad un sistema interconnesso di attori (Wolfert et al., 2023). In sintesi, i sistemi di innovazione analizzano l'interazione e i meccanismi di governance tra gli attori coinvolti nell'estrazione del valore dall'innovazione, mentre la prospettiva dell'ecosistema sottolinea la co-evoluzione dell'innovazione e la co-creazione di valore (Lioutas et al., 2021; Autio, Thomas 2014). L’aver introdotto la dinamicità nel framework teorico, rende l’ecosistema uno strumento utile per analizzare la transizione ecologica e digitale, e in generale l’innovazione nel mondo agricolo e rurale e per approfondire i caratteri di sinergia o di contrapposizione che l’interazione fra i processi potrebbe mostrare (Bellon-Maurel and Huyghe, 2017; Wittman et al., 2020; Schnebelin et al., 2021; Fraser, 2021; Ditzler and Driessen, 2022). Fra le definizioni che meglio rappresentano quanto descritto e che evidenziano forti potenzialità anche nei possibili risvolti empirici di analisi e quella proposta da Granstrand e Holgersson (2020): “Un ecosistema dell'innovazione è l'insieme in evoluzione di attori, attività e artefatti e delle istituzioni e delle relazioni, comprese le relazioni complementari e sostitutive, che sono importanti per la performance innovativa di un attore o di una popolazione di attori”.

Nello scenario descritto, gli economisti agrari possono e devono assumere un ruolo di riferimento sia per indirizzare e sviluppare nuove linee di ricerca sia per supportare la creazione di un sistema della conoscenza adeguato e vitale. A tal fine, il gruppo di lavoro, oltre a favorire la sinergia fra i diversi interessi di ricerca dei partecipanti, si interroga sull’efficacia degli strumenti di conoscenza disponibili e sulla eventuale necessità di adeguare la “cassetta degli attrezzi”. Pertanto, il gruppo avrà un duplice obiettivo. Il primo riguarderà l’individuazione e l’approfondimento dei gap di conoscenza relativi agli aspetti teorici degli ecosistemi della conoscenza. Il secondo, invece, sarà dedicato alla creazione di relazioni con i diversi attori che compongono l’AKIS nazionale al fine di fornire un contributo nei processi di implementazione del network e dei flussi di conoscenza.

 

Fabbisogni di Ricerca

Per quanto detto, di seguito vengono elencati possibili argomenti di ricerca da approfondire che saranno integrati o modificati in base agli interessi dei partecipanti.

  1. Stakeholder ed ecosistemi – approfondire la conoscenza delle tipologie di stakeholder e dei sistemi a cui danno vita, analizzare la cooperazione e i conflitti che si sviluppano nonché la distribuzione del potere
  2. Governance – caratteristiche della governance e efficacia delle politiche; come le politiche possono migliorare la governance degli ecosistemi
  3. Modelli di sviluppo – esogeno, neo-endogeno o vi è un modello alternativo che sta emergendo?
  4. Identificazione delle fonti di conoscenza delle imprese agricole, il cosiddetto micro-AKIS, in particolare, se e come esso si modifica nelle dinamiche di adozione delle innovazioni
  5. Trasferimento delle innovazioni tecnologiche, organizzative e sociali
  6. Adozione delle innovazioni
  7. Modelli per advisory and extension services che tengano conto della natura pubblica/privata degli attori

 


Linee operative del gruppo di lavoro

 

Il gruppo organizzerà seminari di approfondimento di diverse tipologie. La messa a comune delle linee di ricerca e dei possibili progetti strategici dei partecipanti rappresenterà la prima tipologia di incontri. Altri momenti di confronto saranno realizzati con colleghi italiani o stranieri utili per approfondire specifici argomenti o ampliare le domande di ricerca. Infine, saranno organizzati confronti con altri gruppi di lavoro SIDEA affini (es. Gruppo Politiche e Gruppo Internazionalizzazione).

 

Science-Policy Interface

Nello scenario descritto, il gruppo di lavoro lavorerà per la creazione di connessioni più forti fra ricerca, politiche e società. Il dialogo tra scienza e politica è divenuto recentemente più complesso e le categorie di attori coinvolti non sempre chiare; soprattutto: “scientists and policy makers have different rules and rhythms, and different kinds of accountability to society” (Hainzelin et al., 2023, p.878). Pertanto, la transazione ecologica, digitale e, soprattutto, sociale richiede necessariamente una nuova science-policy-society interface. Nella letteratura grande spazio è stato dato alla Science-policy interface capace di supportare i policy makers nell’implementazione di politiche nuove e complesse. Tuttavia, per quanto complesso, il legame science-policy non è sufficiente: il ruolo fondamentale che la società riveste e la sua capacità di spostare l’epicentro delle innovazioni va riconosciuto all’interno di una visione ecosistemica, fortemente collegata con il mondo della ricerca, delle istituzioni e della produzione. La Science-policy-society interface, al fine di poter affrontare le sfide connesse al disegno e all’implementazioni di politiche complesse deve favorire un dialogo tra scienziati, policymakers e altri stakeholders a supporto di una azione politica coerente sostenuta dall’evidenza scientifica, frutto di un meccanismo di azione collettiva (FAO, 2024).

Deve, infine, permettere l’integrazione fra i fabbisogni di diversi attori posti a diversi livelli decisionali con indipendenza e rigore, mantenendo l’attenzione permanente alla misurazione dei risultati.

L’importanza di un’interfaccia costruttiva fra scienza, politica, istituzioni e società a livello nazionale, regionale, locale riveste un valore strategico per migliorare la performance del mondo della ricerca nella co-creazione di conoscenza maggiormente ritagliata sui fabbisogni sociali e nella comunicazione dei risultati e delle relative possibile strategie. Co-produrre conoscenza con tutti gli attori dell’ecosistema agricolo e rurale, attraverso un approccio multidisciplinare, è, oggi, una scelta richiesta nei nuovi piani di intervento, quali ad esempio la Politica Agricola Europea, le Politiche destinate al comparto energetico o di sviluppo di aree rurali. Questa sfida viene colta interamente dal modello che la Commissione Europea ha disegnato in contrapposizione al modello lineare di diffusione della conoscenza, denominato “Science for Policy 2.0” (Joint Research Centre, 2020). In tale visione, la scienza deve fornire risposte utili per l’implementazione di politiche di intervento, uscendo dalle “comfortable, well-defined, scientific boxes”.

 

Linee operative del gruppo di lavoro

Il gruppo di lavoro si inserisce in questo processo di cambiamento volendo costruire non solo connessioni con gli altri attori ma rappresentare anche un possibile modello per quei giovani ricercatori che volessero interpretare in maniera maggiormente sistemica la loro figura professionale.

A tal fine, saranno favorite attività che coinvolgeranno tutti gli attori del sistema della conoscenza in agricoltura, del costituendo Coordinamento Nazionale dell’AKIS presso il MASAF, dei Coordinamenti AKIS di altri Paesi europei, della Rete Interregionale per la ricerca agraria, forestale, acquacoltura e pesca, del PEI-Agri e di altre reti europee.

Il gruppo, inoltre, cercherà di sviluppare quanto detto per l’agricoltura e il mondo rurale anche per il settore pesca e acquacoltura che, sempre più, sembra interessato a seguire la formazione di un sistema della conoscenza. Tale necessità è fortemente espressa dagli attori e dai policy maker del settore che, al momento vede attiva, quasi unicamente, la direzione centrale del MASAF.

Seguendo la necessità di un approccio ampio e sistemico alla conoscenza e alle politiche di intervento, il gruppo svilupperà sinergie anche con eventuali altri gruppi SIDEA che possano dar vita a percorsi sinergici sia in ambito di ricerca che di supporto al sistema AKIS.

giovedì 19 marzo 2026

Giornata mondiale dell'acqua

 

 le sfide del progetto AQUAGRI-KNOW

22 marzo 2026 - Costruire un'agricoltura più resiliente e sostenibile

Nel contesto dei cambiamenti climatici e della crescente scarsità idrica, promuovere un uso efficiente e circolare dell'acqua è una sfida centrale per l'agricoltura europea. È da questa esigenza che nasce AQUAGRI-KNOW, il progetto Horizon Europe che punta a migliorare la gestione della risorsa idrica in agricoltura, valorizzando le pratiche innovative e il dialogo tra ricerca e applicazione sul campo.



AQUAGRI-KNOW coinvolge 12 Gruppi Operativi PEI-AGRI in 5 Paesi (Spagna, Belgio, Italia, Polonia e Cipro) e si sviluppa lungo la catena di valore dell'acqua circolare, con un focus su uso dell'acqua, water smart crops, interfaccia acqua-suolo e riutilizzo dell'acqua. Un ruolo importante è affidato ai Regional Social Labs, che aiutano a raccogliere i bisogni dei territori, individuare ostacoli all'innovazione e orientare strumenti e risorse future.

In Italia partecipano i Gruppi Operativi INNOVARE, INNOVALEGUMI e NITRATI FERRARA, contribuendo a costruire un'agricoltura più resiliente, sostenibile e capace di affrontare in modo concreto le sfide legate all'acqua.




lunedì 16 marzo 2026

“Comprendere, misurare e contrastare la povertà alimentare in adolescenza. Strumenti, pratiche e politiche”

Il  convegno   si terrà il 31 marzo 2026 presso la Sala Lauree della Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università degli Studi di Milano.



L’iniziativa rappresenta l’evento conclusivo del progetto DisPARI – Disentangling Inequality and Food Poverty amongst Adolescents: Concepts, Measures and Local Action Strategies, promosso dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con ActionAid Italia e Percorsi di Secondo Welfare, con il sostegno di Fondazione Cariplo.

Il convegno sarà l’occasione per presentare i principali risultati della ricerca e discutere alcune questioni chiave legate alla povertà alimentare tra gli adolescenti nei paesi ad alto reddito. In particolare, il progetto ha lavorato su quattro ambiti principali:

  • l’analisi e la definizione dell’esperienza  povertà alimentare in adolescenza e delle sue conseguenze sul benessere emotivo;
  • lo sviluppo di FoPED-A, uno strumento statistico per misurare l’intensità del disagio emotivo  causato dalla condizione di insicurezza alimentare;  
  • il ruolo delle politiche locali e delle reti territoriali nel contrasto alla povertà alimentare;
  • l’analisi di pratiche e modelli di intervento sviluppati da istituzioni, scuole e organizzazioni del terzo settore.

La giornata proseguirà con momenti di confronto e tavole rotonde dedicate al rapporto tra adolescenti, cibo e benessere, nonché al ruolo degli attori territoriali nello sviluppo di pratiche e strategie di contrasto alla povertà alimentare.

Il convegno riunirà rappresentanti del mondo della ricerca, delle istituzioni e delle organizzazioni sociali impegnate sul tema, con l’obiettivo di favorire un dialogo tra evidenze scientifiche, politiche pubbliche e pratiche di intervento.

Data: 31 marzo 2026
Orario: 9:30 – 16:30
Luogo: Università degli Studi di Milano
Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali
Via Conservatorio 7, Milano

E possibile seguire l’evento in presenza o da remoto registrandosi qua: https://lnkd.in/dBAT-6hn

 

domenica 15 marzo 2026

Canna da Zucchero (cannamele - sugarcane)

 

Nell'ambito delle attività di competenza della Rete regionale Sistema della conoscenza e dell'Innovazione in Agricoltura nasce il gruppo tematico Cannamele finalizzato alla costituzione della strada della canna da zucchero Born in Sicily con un format a zero burocrazia e molto semplice e snello. Gruppo di esperti, appassionati, tecnici agrari, imprenditori che raccolgono informazioni storico, culturali, botaniche, agro-industriali per una maggiore consapevolezza del valore aggiunto di coltivare la Canna da Zucchero ovvero la Cannamele nel bacino del Mediterraneo specialmente in regioni vocate come la Sicilia


La canna da zucchero si ritiene sia originaria dell'Asia orientale e delle isole del Pacifico meridionale; l'inizio della sua coltivazione è estremamente antico e si perde nelle leggende della mitologia indiana. I Cinesi la ricevettero dall'Ovest in epoca non molto remota. I soldati di Alessandro Magno furono i primi Europei che videro questa pianta; il mondo greco-romano aveva di essa una nozione approssimativa. Erodoto e Teofasto parlano di un miele di canna, di un miele fatto dalla mano dell'uomo, diverso da quello delle api; Dioscoride (II, 104) menziona una specie di miele solido, che chiama σάκχαρον, che nell'India e nell'Arabia si trova sulle canne (εὑριςκόμενον ἐπὶ τῶν καλάμων); Plinio (XII, ne parla negli stessi termini. Gli Arabi, nell'epoca in cui s'insediarono nel Mediterraneo, importarono qui la canna da zucchero, e la coltura di essa fu fiorente, e continuò a esserlo per molti secoli, in Egitto, nella Spagna, in Sicilia. I Portoghesi nel 1420 la portarono in Madera e susseguentemente nelle Azzorre, nelle Canarie, nelle Isole del Capo Verde e nell'Africa occidentale. Colombo nel suo secondo viaggio la trasportò a San Domingo; nella prima metà del sec. XVI fu introdotta nel Messico, nel Brasile, nel Perù e in altri paesi americani. L'introduzione della canna nel Nuovo Mondo segna la decadenza della coltura di essa nel Mediterraneo, dove tuttora sussiste in piccola quantità nella Spagna in provincia di Granata; in Sicilia era ancora di una certa importanza sino alla seconda metà del sec. XVIII.
Oggi la coltivazione della canna è di grande importanza nei seguenti paesi. In Asia: Indie inglesi, Giava, Filippine, Formosa, Cina meridionale ed isole meridionali dell'arcipelago del Giappone. In Africa: Madera, Egitto, Natal e Zululand, Africa Orientale Portoghese, Maurizio e Riunione. In America: Stati Uniti (Luisiana principalmente, e qualche contrada in Arizona, Texas e Georgia), Messico e repubbliche dell'America Centrale, Antille, Guiana inglese e olandese, Venezuela, Brasile, Perù, Argentina, Paraguay. In Australia: Nuova Galles del Sud e Queensland, isole Figi e Hawaii. (bibliografia https://www.treccani.it/.../canna-da-zucchero.../)

giovedì 12 marzo 2026

Tutela degli impollinatori, strumenti e pratiche Webinar

 

 quali le possibili azioni?

SAVE THE DATE| Mercoledì 6 maggio 2026| Online su piattaforma Teams

cover locandina evento
 

Il CREA, Centro di politiche e bioeconomia, nell'ambito delle attività della Rete Nazionale della PAC 2025-2027, progetto CR04.02 - Interventi a supporto di pratiche benefiche per api, impollinatori e biodiversità - BOMBO, organizza un Workshop e Focus Group Online, su piattaforma Teams. Un evento finalizzato a rafforzare le sinergie tra strumenti e pratiche delle diverse politiche a favore della tutela degli impollinatori. L'attività è proposta in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e si inserisce nell'ambito delle attività sviluppate dal progetto LIFE BEEadapt - a pact for pollinator adaptation to climate change. L'iniziativa, attraverso il coinvolgimento di rappresentanti del mondo istituzionale, produttivo e ambientale e della ricerca, partendo dai risultati del LIFE BEEadapt e dagli strumenti della PAC attualmente in essere a favore degli impollinatori, intende favorire il dibattito sulla diffusione di buone pratiche e le sinergie che è possibile sviluppare per mettere in atto azioni di interesse per la tutela degli impollinatori.
Per ricevere il link per la partecipazione al workshop è necessario iscriversi QUI

mercoledì 11 marzo 2026

CiokoWine Fest

 

Innovazione territoriale e cultura enogastronomica:

il CiokoWine Fest propone un modello di sviluppo per la Sicilia occidentale

 

Quattro Assessori Regionali attesi ad Alcamo per l’apertura della manifestazione.

In programma, giovedì 19 e venerdì 20, i convegni “Oltre Stagione” e “Lex et Gustus” per tracciare il futuro dell’isola tra flussi turistici e tutela del Made in Sicily.

 

Alcamo (TP), marzo 2026 - Dal 19 al 22 marzo 2026, Alcamo ospiterà la quarta edizione del CiokoWine Fest, la manifestazione dedicata alla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche siciliane e riconosciuta ormai come un’importante piattaforma di dialogo strategico per l’intero territorio.

 


Il festival prenderà ufficialmente il via giovedì 19 marzo alle ore 10:30 in Piazza Ciullo con la conferenza stampa e il taglio del nastro inaugurale. Il valore istituzionale dell’evento è sottolineato dalla partecipazione corale della Giunta Regionale: sono attesi gli Assessori Elvira Amata (Turismo, Sport e Spettacolo), Edy Tamajo (Attività Produttive), Mimmo Turano (Istruzione e Formazione Professionale) e Luca Sammartino (Agricoltura). Insieme ai rappresentanti del governo regionale, interverranno il Sindaco di Alcamo Domenico Surdi, il Presidente del Libero Consorzio Comunale Salvatore Quinci, e il Presidente della Camera di Commercio e Unioncamere Sicilia Giuseppe Pace, accompagnati dai vertici del mondo economico e produttivo locale.

 

I convegni “Oltre Stagione” e “Lex et Gustus”

Subito dopo l’inaugurazione, i lavori si sposteranno presso il Centro Congressi Marconi per il primo dei due momenti di approfondimento moderati dalla giornalista enogastronomica Marcella Ruggeri.

 

Alle ore 11:30 si terrà il convegno “Oltre Stagione”, un dibattito tecnico incentrato sul tema della destagionalizzazione turistica. Oltre ai saluti del Sindaco Surdi e all'intervento dell’Assessore Amata, il tavolo vedrà il contributo di Federica Fina (Presidente Movimento Turismo del Vino Sicilia), Maria Elena Bello (Responsabile Hospitality Cantine Florio) e Salvatore Ombra (Presidente Airgest).

Un convegno per esplorare come l'enogastronomia e l'identità dei luoghi possano agire da volano per attrarre flussi costanti dodici mesi l'anno, trasformando la Sicilia occidentale in una destinazione d'eccellenza globale” dichiara il Sindaco Domenico Surdi. 

 

Il secondo appuntamento, dal titolo “Lex et Gustus”, è in programma per venerdì 20 marzo alle ore 11:30, sempre presso il Centro Congressi Marconi. Si tratterà di una tavola rotonda interdisciplinare dedicata alla tutela giuridica delle eccellenze agroalimentari Made in Italy. Dopo i saluti istituzionali dei rappresentanti dell’avvocatura trapanese — tra cui Ivana Spina (Tesoriere del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati), Paolo Visco (Presidente AIGA) e Dario Genovese (Consigliere della Camera Civile) — il dibattito metterà in luce il rapporto tra qualità e normativa. Particolare attenzione sarà dedicata alla tutela del consumatore e alla corretta lettura delle etichette di vino e cioccolato per orientare scelte di consumo consapevoli. Il panel vedrà la partecipazione del Maitre Chocolatier Vito Allotta, dell’avvocato Franco Messina (Presidente onorario della Camera Penale di Marsala), dell’avvocato Camillo Pugliesi (Direttore Generale del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia), del maestro cuciniere Peppe Giuffrè e di Vito Bentivegna (Direttore Generale dell’IRVO). L'incontro si chiuderà con una degustazione guidata, intesa come momento esperienziale per dimostrare quanto la qualità certificata sia l’unico vero baluardo contro la contraffazione.

 

Dalla teoria all’esperienza: un programma multidisciplinare

Accanto ai convegni, la manifestazione si sviluppa attraverso un palinsesto ricco di eventi. ll centro storico si animerà con oltre 80 espositori tra cantine, aziende dolciarie, artigiani e operatori del settore food & beverage. Il Castello dei Conti di Modica e il Collegio dei Gesuiti saranno teatro di 8 show cooking e 6 masterclass guidate da esperti, dove la qualità discussa nei convegni troverà riscontro pratico nel racconto dei produttori e dei maestri della cucina.

L’evento riserva grande attenzione alla formazione e alle nuove generazioni. Per i più piccoli, il “CiokoGame Village” offrirà uno spazio di intrattenimento sicuro curato da Frappè Animazione, dove laboratori creativi e attività interattive. Gli studenti delle scuole elementari saranno invece coinvolti nei “Ciokolab”, laboratori didattici curati dal Maître Chocolatier Davide Appendino. L'arte sarà protagonista con “CiokoArt”, una performance live di scultura in cioccolato che unirà tecnica artigianale e spettacolo visivo per tutta la durata del festival.

 

Sostegno Istituzionale e Partner

L’edizione 2026 del CiokoWine Fest è sostenuta dalla Regione Siciliana attraverso gli Assessorati del Turismo, Sport e Spettacolo, dell’Istruzione e della Formazione Professionale, delle Attività Produttive e finanziata dall'Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell'Agricoltura. Tra i partner istituzionali figurano la Città di Alcamo, il Libero Consorzio Comunale di Trapani, l’IRVO – Istituto Regionale Vino e Olio, Unioncamere Sicilia, la Camera di Commercio di Trapani.

Fondamentale, inoltre, il contributo delle imprese del territorio che sostengono il festival: Garonna Service and Cash&Carry, Jcom Telecomunicazioni, Pasta & Conza, Terra del Sole – Sicilia Incoming, Facile.it, Edil Sider, Dara Sinergy, Airgest e Banca Don Rizzo.

 

Per scoprire il programma completo e non perdere nessuno degli appuntamenti, è possibile consultare il sito ufficiale: www.ciokowine.it


Associazione STS

https://www.associazionests.it/

FB: @associazionests

IG: @associazionests

CiokoWine Fest

https://www.ciokowine.it/

FB: @ciokowinefest

IG: @ciokowine_fest

 

Ufficio Stampa CiokoWineFest

Martina Romeo

Mail: press@ciokowine.it

M: +39 3401580828

 

Ufficio Stampa Comune di Alcamo

Paola Lombardo

Mail: ufficiostampa@comune.alcamo.tp.it

M: + 39 3334734146

lunedì 9 marzo 2026

XIX Martedì del Cibo | Agricoltura e orticoltura urbana

 

 

 XIX Martedì del Cibo, dedicato al tema Agricoltura e orticoltura urbana, che si terrà:

📍 Palazzo Corbetta Bellini di Lessolo – Via Andrea Doria 10, Torino
📅 Martedì 10 marzo
⏰ 17.00 – 19.00

I lavori potranno essere seguiti online al seguente link: 

 



Martedì 10 marzo, dalle ore 16.30 alle 19.00, presso Palazzo Corbetta Bellini di Lessolo (Via Andrea Doria 10, Torino), si terrà il XIX “Martedì del Cibo”, dedicato al tema Agricoltura e orticoltura urbana.

L’iniziativa, promossa nell’ambito dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana, intende aprire uno spazio di confronto sulle potenzialità e sulle sfide dell’agricoltura urbana, con particolare attenzione all’orticoltura urbana come pratica diffusa e strategica nel contesto metropolitano.

L’incontro si propone di indagare le pratiche gestionali e relazionali che caratterizzano gli orti urbani, approfondendo il caso della città di Torino. Accanto al focus locale, verranno presentati anche casi studio europei, con esperienze provenienti dalla Svezia e dalla Spagna, utili a mettere in prospettiva il contesto torinese e ad arricchire il dibattito con modelli e approcci differenti.

Dopo il welcome coffee (ore 16.30), i lavori si apriranno alle 17.00 con i saluti di Marco Devecchi, Presidente dell’Accademia di Agricoltura di Torino, e di Chiara Foglietta, in rappresentanza della Città di Torino.

Seguiranno gli interventi di Geovana Mercado (SLU), Enrico Corgnati (OrMe), Giorgio Prette (Liberitutti scs – Cascina Falchera), Federica Larcher (Università di Torino), Giuseppe Deplano (RETE ONG ETS – programma AgroBarriera) e Francesco Marengo (Università di Torino).

L’incontro rappresenta un momento di dialogo tra ricerca, istituzioni e realtà operative attive sul territorio, con l’obiettivo di rafforzare reti, strumenti di governance e visioni condivise per lo sviluppo dell’agricoltura urbana nell’area metropolitana torinese.

Organizzazione: Luca Battisti (Università di Torino) e Riccardo Saraco (Città di Torino).
Moderazione: Luca Battisti.



 

Nuove regole per l’etichettatura DOP e IGP: obbligo di indicare il produttore

 

La nuova circolare del Ministero riguarda l’applicazione dell’articolo 37 del Regolamento UE 2024/1143 sull’etichettatura delle Indicazioni Geografiche. Le nuove regole europee rafforzano la tracciabilità delle filiere IG.


 

Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha dato applicazione alle nuove regole europee per l’etichettatura dei prodotti DOP e IGP con una circolare pubblicata il 6 marzo 2026. Il documento fornisce indicazioni operative sull’adozione dell’articolo 37 del Regolamento UE 2024/1143, introducendo un nuovo obbligo di trasparenza: il nome del produttore o dell’operatore responsabile dovrà comparire in etichetta accanto all’indicazione geografica del prodotto.

VISUALIZZA LA CIRCOLARE

In particolare, il nome del produttore o dell’operatore dovrà essere indicato nello stesso campo visivo dell’Indicazione Geografica (DOP o IGP), cioè in un’area dell’etichetta leggibile da un unico punto di vista senza dover ruotare la confezione. L’indicazione può comparire anche nella retro-etichetta, purché sia visibile insieme alla denominazione geografica almeno una volta.

La normativa precisa inoltre che, nel caso di prodotti realizzati da più produttori, può essere indicato un solo soggetto, generalmente quello responsabile della fase produttiva che conferisce al prodotto le sue caratteristiche essenziali. Non è invece sufficiente indicare soltanto il marchio commerciale se questo non coincide con la ragione sociale del produttore o dell’operatore.

È prevista una fase transitoria: i prodotti DOP e IGP già etichettati prima del 14 maggio 2026 potranno essere commercializzati fino a esaurimento delle scorte anche senza rispettare il nuovo obbligo.

La misura mira a rafforzare tracciabilità e trasparenza nelle filiere delle Indicazioni Geografiche, facilitando per i consumatori l’identificazione del soggetto responsabile della produzione.

 

venerdì 6 marzo 2026

Che guerra sarà

 In tanti dicono di non volere la guerra, nessuno o quasi  si adopera  per evitarla. Perchè?

Fabio Ciconte 

Dall’Ucraina a Hormuz: perché i conflitti fanno aumentare il prezzo del cibo.

Le guerre non restano mai solo sui campi di battaglia. Entrano nelle nostre case, nelle bollette, nei salari e – soprattutto – nel prezzo del cibo. Il conflitto aperto da Stati Uniti e Israele e la reazione dell’Iran ci riportano in uno dei punti più delicati della storia recente. Nessuno è davvero in grado di prevedere quello che accadrà, fino a che punto si spingerà l’escalation militare e quali saranno gli assetti futuri. Ma possiamo prevedere cosa succederà fuori dai confini del conflitto, quali saranno le ripercussioni nei mercati globali e anche nelle nostre case

Prima di tutto, però, bisogna dirlo con chiarezza: questa guerra ci fa orrore. Fa orrore per le vite spezzate, per la spirale di violenza che si alimenta da sola, per la sensazione che ogni escalation renda il mondo un posto più instabile e più pericoloso. Non c’è nulla di astratto nella guerra: sono città colpite, civili coinvolti, vite che cambiano per sempre. Ed è impossibile guardare a tutto questo senza provare sgomento e preoccupazione per ciò che sta accadendo e per ciò che potrebbe ancora accadere.

Ma i conflitti vanno letti anche aprendo il frigorifero. Lo abbiamo visto quattro anni fa: l’invasione russa dell’Ucraina aveva riportato la guerra nel cuore dell’Europa. Allora si parlava soprattutto di gas russo, di petrolio, di sanzioni. Ma in poche settimane quella crisi energetica ha messo in subbuglio i mercati alimentari: il prezzo del pane, della pasta, degli oli vegetali e dei cereali ha iniziato a salire rapidamente.

 


Guerra e prezzi

Il prezzo del cibo è uno dei termometri più sensibili dello stato del mondo. Quando sale troppo, vuol dire che le tensioni geopolitiche, energetiche e climatiche stanno entrando direttamente nella vita quotidiana delle persone. Lo vediamo ogni giorno. Fare la spesa è diventato molto più costoso. In pochi anni il prezzo del cibo è aumentato di circa il 25%. Un quarto in più per riempire lo stesso carrello. È un aumento enorme, soprattutto per chi ha redditi più bassi. E la domanda che dovremmo farci oggi è semplice: quanto costerà da qui in avanti? Quanto potremo permetterci davvero di pagare per mangiare? E quanto il Governo è consapevole di quello che potrebbe accadere se una nuova crisi energetica dovesse tradursi ancora una volta in un aumento dei prezzi del cibo?

La guerra in Medio Oriente rischia di essere molto più di un conflitto regionale. È anche una guerra che attraversa uno dei nodi energetici più importanti del pianeta. Il Golfo Persico e lo stretto di Hormuz sono passaggi cruciali per il commercio globale di petrolio e gas. E questo si ripercuote immediatamente sul prezzo del cibo perché il sistema alimentare moderno dipende in modo profondo proprio da quell’energia: i fertilizzanti azotati sono prodotti a partire dal gas naturale, i trattori e le macchine agricole funzionano a gasolio, l’irrigazione richiede elettricità, le serre consumano energia per riscaldamento e illuminazione, il trasporto delle merci – dalle campagne ai porti, dai porti ai supermercati – dipende dal carburante. Quando il prezzo dell’energia aumenta, tutta la filiera diventa più costosa.

C’è poi un altro nodo meno visibile ma altrettanto decisivo: i fertilizzanti. L’Iran è tra i principali esportatori mondiali di urea, il fertilizzante azotato più utilizzato in agricoltura, con circa 7-8 milioni di tonnellate prodotte ogni anno e una quota che vale circa il 10% del commercio globale.
Non è un caso isolato: l’intera regione del Golfo Persico – tra Iran, Qatar, Arabia Saudita e Oman – rappresenta uno dei principali hub mondiali per la produzione di fertilizzanti azotati. Una parte significativa di queste esportazioni passa proprio dallo stretto di Hormuz.
Se quella rotta si blocca o rallenta, non si fermano soltanto le petroliere ma anche le navi che trasportano fertilizzanti. I prezzi hanno già iniziato a salire e questo accade proprio nel momento più delicato per gli agricoltori dell’emisfero nord, quando si acquistano i fertilizzanti per le semine primaverili.

Lo abbiamo già sperimentato di recente: nel febbraio del 2022 l’invasione russa dell’Ucraina ha provocato uno dei più forti shock recenti nei mercati agricoli globali. Russia e Ucraina rappresentano una quota molto rilevante del commercio mondiale di cereali e oli vegetali. L’Ucraina è tra i principali esportatori di grano, mais e olio di girasole. La Russia è uno dei maggiori produttori di fertilizzanti. Quando la guerra ha bloccato le esportazioni dal Mar Nero e ha fatto impennare i prezzi dell’energia, il sistema alimentare globale è entrato in tensione. I fertilizzanti sono diventati molto più costosi, i trasporti si sono rincarati e nel giro di pochi mesi i prezzi delle materie prime agricole sono saliti in tutto il mondo.

Il costo del cibo e la crisi dell’agricoltura 

Il rischio oggi è lo stesso: produrre cibo costerà di più. E quel costo arriverà sullo scontrino della spesa. Solo che quello stesso scontrino già costa molto di più. 

Lo diciamo spesso: oggi il cibo costa troppo e, allo stesso tempo, costa troppo poco. Costa troppo per milioni di famiglie che già oggi non si possono permettere una spesa adeguata. E costa troppo poco per remunerare quell’aggravio di costi che oggi rischia di essere scaricato quasi esclusivamente sulle spalle degli agricoltori. Perché il rischio attuale è molto concreto: gli agricoltori si troveranno di fronte a costi di produzione sempre più alti - ecco perché realtà come Legacoop Agroalimentare sottolineano che la guerra rischia di diventare un “moltiplicatore di costi” per l’intera filiera - e chiederanno qualche centesimo in più per i loro prodotti. Dall’altra parte, milioni di famiglie – già colpite dall’aumento dei prezzi – chiederanno al contrario di pagare qualche centesimo in meno alla cassa del supermercato. In mezzo la Grande distribuzione, schiacciata tra due pressioni opposte: chi produce e non riesce più a coprire i costi e chi consuma e non riesce più a sostenere l’aumento dei prezzi. E oggi la domanda torna inevitabile: se una nuova crisi energetica colpirà ancora una volta l’agricoltura, quanto peserà sulla vita degli agricoltori? E quanto ancora potrà reggere questo equilibrio sempre più fragile tra chi produce e chi compra il cibo?

In parte sta già accadendo e infatti il mondo agricolo è già in fibrillazione perché la crisi la tocca con mano: l’impossibilità di attraversare lo stretto di Hormuz starebbe già bloccando navi cariche di prodotti destinati ai mercati del Medio Oriente. Ci sono grandi quantità di frutta, in particolare di mele, ferme. E per un mercato come l’Italia che è il secondo produttore mondiale e uno dei principali esportatori, questo rischia di mettere in crisi una filiera importante. La sola Arabia Saudita rappresenta il terzo mercato di sbocco, con un valore di circa 70 milioni di euro, mentre l’intero Medio Oriente vale oltre 151 milioni per i produttori italiani. 

Ma le crisi non producono soltanto effetti economici. Producono anche effetti politici e speculazioni.

Chi specula sulla crisi?

Durante la guerra in Ucraina governi conservatori e lobby dell’agrobusiness hanno utilizzato la paura della carestia per chiedere di allentare i vincoli ambientali alla produzione agricola. In nome della sovranità alimentare, delle riserve strategiche e dell’autosufficienza – che in realtà in molti casi esiste già – si è iniziato a mettere in discussione alcune delle principali misure ecologiche europee. 

Oggi il copione rischia di ripetersi. E infatti, di fronte alle tensioni in Medio Oriente e al rischio di nuovi shock energetici, diverse organizzazioni del settore agroalimentare stanno già chiedendo nuove misure straordinarie. Oggi addirittura alcune organizzazioni agricole iniziano a parlare della necessità di creare riserve strategiche europee di materie prime agricole e input produttivi come fertilizzanti e mangimi per rendere il sistema agroalimentare meno vulnerabile agli shock geopolitici. Il fatto che si torni a parlare di riserve strategiche è, di per sé, molto significativo. Per decenni il sistema alimentare globale è stato costruito su un paradigma diverso: filiere lunghe, mercati aperti. L’idea era che il commercio globale avrebbe garantito approvvigionamenti stabili e continui. Le crisi degli ultimi anni stanno rimettendo in discussione questo paradigma. Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina e ora le tensioni in Medio Oriente hanno riportato al centro un tema che sembrava appartenere a un’altra epoca: la sicurezza degli approvvigionamenti. Non solo per l’energia, ma anche per il cibo.

E poi c’è un altro elemento che merita attenzione: la speculazione finanziaria. Le guerre sono anche momenti perfetti per la speculazione finanziaria sulle materie prime. Nei mesi successivi all’invasione russa i prezzi delle commodity agricole sono saliti rapidamente anche perché i mercati finanziari hanno iniziato a scommettere sulla scarsità di grano e cereali. La paura della carestia è un potente motore dei mercati.

Per molto tempo abbiamo dato per scontato che il cibo sarebbe sempre stato disponibile sugli scaffali dei supermercati, indipendentemente da ciò che accadeva nel mondo. Le crisi degli ultimi anni stanno dimostrando che non è così. Per questo oggi è importante tenere gli occhi aperti. Le crisi geopolitiche producono effetti reali sull’economia e sull’agricoltura, ma diventano anche momenti in cui si ridefiniscono gli equilibri politici e gli interessi economici. Il rischio che la nuova crisi venga utilizzata ancora una volta per giustificare speculazioni finanziarie e smantellamento delle politiche ambientali è concreto.

Il nostro compito è non smettere di indignarci, di continuare a guardare con orrore ciò che accade ma, allo stesso tempo, dobbiamo avere la capacità e la lucidità di aprire il frigorifero di casa e leggere la guerra lì dentro.

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