lunedì 24 agosto 2026

“AMUNI’ 2026…… Agroalimentare in Festa”

 

Il Comune di Torrenova avvalendosi della collaborazione dell’Associazione Pro Loco Nuova Torrenova A.P.S., comunica che nei giorni 28, 29 e 30 Agosto 2026, in Piazza Mare, verrà realizzata la quarta edizione della manifestazione denominata “AMUNI’ 2026…… Agroalimentare in Festa” finanziata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell’Agricoltura.




 

L’iniziativa progettuale trova copertura per complessivi €. 45.000,00 a valere sui fondi concessi con D.R.S. n 4762 del 21/07/2026 dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell’Agricoltura, per l’importo di €. 35.000,00 a valere sui fondi del bilancio del Comune di Torrenova, la restante spesa sarà coperta con sponsor privati. La manifestazione è stata concepita sin dalla prima edizione, come un evento innovativo volto alla promozione e valorizzazione della straordinaria cultura agroalimentare siciliana. Infatti, lungi dal rappresentare una manifestazione fine a se stessa, essa si caratterizza per la programmazione di alta qualità, in grado di coniugare sinergicamente aspetti educativi, commerciali, ricreativi e culturali. Più precisamente, oltre a convegni, degustazioni, esibizioni artistiche di respiro regionale e nazionale volti alla promozione del territorio, delle eccellenze agroalimentari siciliane e del turismo esperienziale, AMUNI’ 2026, prevede altresì l’allestimento di un'area espositiva B2C con produttori  agroalimentari  regionali  nonché  di  un’area  B2B  in  cui  si  svolgeranno  meeting calendarizzati tra le aziende espositrici e Buyer internazionali e  nazionali  provenienti  da Europa, Asia, Sud America e dell’Oceania, al fine di favorire la valorizzazione dell’export dei prodotti agroalimentari regionali. In tal modo, la manifestazione Agroalimentare riesce a distinguersi dai tradizionali eventi locali, elevandosi a manifestazione fieristica ed enogastronomo proiettata su un orizzonte di respiro internazionale. La presenza dei Buyer italiani ed esteri infatti, rappresenta un prezioso valore aggiunto, unico nel panorama locale. A riprova, si consideri che secondo Unioncamere Sicilia, in uno scenario in cui le relazioni commerciali con l’estero appaiono più spesso in discussione, l'incontro B2B e quindi le fiere internazionali sembrano le principali occasioni per avviare nuovi canali. Attraverso tale innovazione, dunque, l’evento riesce sia a risponde concretamente alle esigenze commerciali dei produttori regionali che ad incrementare l'incoming turistico nella regione, senza, tuttavia, trascurare le priorità politiche, sociali ed ambientali stabilite dal Green Deal/ dell’'Unione Europea e dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

DALLA GANZEGA DEL TRENTINO A UNA PRASSI NAZIONALE

 


 


Proposta per il riconoscimento e la valorizzazione delle consuetudini agricole di mutuo aiuto e del patrimonio immateriale delle comunità rurali

 


1. Premessa

Esistono patrimoni che non sono custoditi nei musei, ma nelle mani delle persone.

Sono i gesti tramandati di generazione in generazione, le consuetudini, le forme di reciprocità, i saperi e le pratiche attraverso cui una comunità ha costruito nel tempo la propria capacità di vivere, produrre e sostenersi.

La Ganzega, riconosciuta dalla Camera di Commercio di Trento tra gli usi e le consuetudini del territorio, appartiene esattamente a questa categoria.

È l'aiuto spontaneo, occasionale e gratuito che familiari, amici e vicini si prestano in occasione dei lavori agricoli, dalla vendemmia alla raccolta, fino alle situazioni straordinarie nelle quali un agricoltore si trova ad affrontare una malattia, un infortunio o una particolare difficoltà.

Il suo valore non risiede soltanto nell'aiuto materiale. Nella Ganzega si incontrano reciprocità, solidarietà, amicizia, appartenenza, responsabilità e memoria collettiva.

L'esperienza maturata in Trentino offre pertanto un'opportunità che va oltre il territorio nel quale è stata formalizzata: costruire, nel rispetto delle competenze e della normativa vigente, un percorso nazionale finalizzato a riconoscere, documentare e valorizzare le consuetudini agricole di mutuo aiuto che ancora oggi costituiscono una componente importante del patrimonio immateriale delle comunità rurali italiane.

La proposta nasce dunque da una convinzione: ciò che una comunità ha custodito per generazioni non deve essere disperso semplicemente perché non è stato ancora adeguatamente riconosciuto e documentato.




2. Dal Trentino una lezione per l'Italia

L'iniziativa della Camera di Commercio di Trento rappresenta un passaggio significativo perché non pretende di inventare una nuova pratica.

Al contrario, riconosce una realtà già esistente.

È proprio questo l'aspetto più interessante dell'esperienza trentina: l'istituzione non crea la consuetudine, ma la osserva, la documenta, ne verifica la storicità e la colloca nel patrimonio degli usi del territorio.

La Ganzega, in questo senso, diventa un esempio paradigmatico di come l'ordinamento possa incontrare la memoria delle comunità senza snaturarla.

La stessa logica era già stata seguita in Alto Adige con il riconoscimento, nella Raccolta degli usi della Provincia di Bolzano, dell'aiuto sporadico e occasionale durante la vendemmia.

La dimensione nazionale può quindi partire da un principio semplice:

non uniformare artificialmente le tradizioni italiane, ma creare un metodo comune per riconoscerle, documentarle e valorizzarle.

Ogni territorio possiede infatti nomi, ritualità e modalità differenti. La Ganzega può chiamarsi regalia, aiuto, scambio di manodopera, soccorso, oppure assumere denominazioni profondamente radicate nella cultura locale.

Cambiano le parole, ma spesso rimane identico il principio: oggi aiuto te, domani tu aiuti me; insieme custodiamo l'azienda, la comunità e il territorio.


3. Una proposta nazionale

La proposta consiste nell'avviare un percorso nazionale affinché le esperienze locali di mutuo aiuto agricolo possano essere censite, studiate, documentate e, laddove ne ricorrano i presupposti, riconosciute attraverso gli strumenti istituzionali previsti per gli usi e le consuetudini.

Non si propone una nuova forma di rapporto di lavoro.

Non si propone una deroga generalizzata alla legislazione sociale.

Non si propone di sostituire i contratti di lavoro o di ridurre le tutele dei lavoratori.

Si propone invece di dare visibilità e certezza a quelle forme di collaborazione realmente spontanee, occasionali, gratuite e storicamente radicate nelle comunità, distinguendole con chiarezza dai rapporti lavorativi continuativi.

La tutela della legalità e la salvaguardia della tradizione non sono, infatti, obiettivi contrapposti.

Possono convivere quando il confine tra le due dimensioni viene definito con chiarezza.


4. La dimensione agricola e sociale

La questione assume oggi una particolare rilevanza.

Le piccole e piccolissime aziende agricole rappresentano una parte essenziale del sistema rurale italiano e operano spesso in territori nei quali la disponibilità di manodopera, soprattutto nei periodi di maggiore intensità stagionale, è limitata.

In questo contesto, le forme tradizionali di reciprocità possono continuare a rappresentare una risorsa sociale.

Ancora più significativo è il cosiddetto aiuto di soccorso: la comunità che si mobilita quando un agricoltore viene colpito da una malattia, da un infortunio o da una particolare situazione di difficoltà.

Qui emerge con forza il valore sociale della consuetudine.

Non si tratta soltanto di organizzare il lavoro.

Si tratta di impedire che una famiglia agricola rimanga sola nel momento del bisogno.

È questa dimensione che merita di essere riconosciuta come patrimonio delle comunità rurali.





5. Il legame con la mission dei Borghi GeniusLoci DeCo

La proposta trova una particolare sintonia con la filosofia della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, che pone l'identità territoriale al centro dei processi di valorizzazione delle comunità.

Il concetto di Genius Loci richiama infatti quello spirito del luogo che non coincide soltanto con un paesaggio, con un monumento o con un prodotto.

Il Genius Loci vive nelle relazioni.

Vive nelle persone.

Vive nei saperi.

Vive nei rituali e nelle consuetudini.

Vive nelle pratiche quotidiane attraverso cui una comunità riconosce se stessa.

Per questa ragione, la Ganzega può essere letta come una vera espressione di Genius Loci.

Non è soltanto un modo di aiutarsi durante la vendemmia.

È il racconto di una comunità che ha elaborato nel tempo un proprio modello di reciprocità.

È un bene identitario immateriale.

È memoria vivente.

È un patrimonio che collega generazioni.

È, soprattutto, una forma concreta di capitale sociale.


6. Dalla DeCo del prodotto alla DeCo della comunità

La prospettiva dei Borghi GeniusLoci DeCo consente inoltre di ampliare il tradizionale concetto di valorizzazione delle produzioni locali.

Un territorio non è definito soltanto dai suoi prodotti.

Un prodotto identitario nasce dentro una comunità e porta con sé un sistema di conoscenze, pratiche, relazioni e valori.

Per questo la tutela dell'identità territoriale non può limitarsi alla gastronomia.

Accanto al prodotto devono essere riconosciuti anche i saperi, le tecniche, i riti, le feste, le forme di cooperazione e le consuetudini sociali che ne hanno reso possibile la nascita e la trasmissione.

La Ganzega rappresenta perfettamente questa evoluzione.

Dalla valorizzazione del prodotto si passa alla valorizzazione della comunità che produce il prodotto.

Dalla tipicità si passa all'identità.

Dall'oggetto si passa al patrimonio immateriale.

Dal prodotto territoriale si arriva al territorio come sistema vivente.




7. Una nuova stagione delle DeCo: riconoscere anche il patrimonio immateriale

In questa prospettiva, la proposta nazionale può diventare anche un'occasione per una nuova stagione delle Denominazioni Comunali e dei percorsi GeniusLoci.

Il Comune, attraverso le proprie prerogative, potrebbe diventare il luogo nel quale la comunità identifica e documenta non soltanto ciò che produce, ma anche ciò che sa, ciò che ricorda e ciò che pratica.

Un'antica vendemmia comunitaria.

Una forma tradizionale di aiuto tra agricoltori.

Un sistema di soccorso in caso di calamità o malattia.

Una pratica collettiva legata alla raccolta.

Una consuetudine attraverso cui per generazioni le famiglie hanno collaborato.

Sono tutti elementi che possono contribuire a definire il Genius Loci di un borgo.

La Banca del GeniusLoci DeCo, nella visione della Rete, può diventare in questo contesto uno strumento di memoria territoriale: un luogo istituzionale e culturale nel quale raccogliere testimonianze, fotografie, documenti, denominazioni locali, racconti orali e pratiche comunitarie.

La Ganzega entrerebbe così non soltanto nella Raccolta degli usi, ma anche nella memoria identitaria del territorio.


8. La visione:  Rete nazionale  

La proposta mira alla costruzione progressiva di una Rete nazionale   capace di mettere in relazione Camere di Commercio, Comuni, Regioni, organizzazioni agricole, università, associazioni culturali, Pro Loco e comunità locali.

L'obiettivo non è creare un nuovo ente.

È creare una metodologia condivisa.

Ogni territorio potrebbe così avviare un percorso di ricerca finalizzato a individuare quelle pratiche che possiedono caratteristiche di:

storicità, perché tramandate nel tempo;

territorialità, perché legate a una specifica comunità;

continuità, quando ancora praticate o comunque documentate;

interesse collettivo, perché espressione di solidarietà e identità;

trasmissibilità, perché riconoscibili come patrimonio da consegnare alle generazioni future.

Questi criteri sono perfettamente coerenti con la filosofia dei Borghi GeniusLoci DeCo.


9. Il ruolo delle Camere di Commercio

L'esperienza di Trento dimostra che le Camere di Commercio possono svolgere una funzione preziosa.

La loro competenza in materia di usi e consuetudini permette infatti di trasformare una memoria orale in una documentazione istituzionale.

Il percorso potrebbe quindi partire dal territorio:

una comunità segnala una consuetudine;

si raccolgono testimonianze e documentazione;

si verifica la storicità della pratica;

si confrontano le fonti;

si ascoltano le rappresentanze economiche e sociali;

si elabora una proposta;

la Camera procede alla valutazione secondo le procedure previste;

la consuetudine entra nella Raccolta degli usi quando ne ricorrono i presupposti.

Il valore nazionale non starebbe quindi nella creazione di un'unica "Ganzega italiana", ma nella costruzione di un metodo italiano per riconoscere le tante Ganzeghe d'Italia.


10. Una proposta di governance nazionale

Per rendere concreta la proposta, si potrebbe promuovere un tavolo nazionale di confronto tra:

Unioncamere, Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Ministero del Lavoro, ANCI, INPS, INAIL, Regioni, organizzazioni professionali agricole, organizzazioni sindacali, università, istituti di ricerca e Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo.

Il tavolo avrebbe il compito di elaborare un documento nazionale di indirizzo.

Non una legge che imponga una tradizione.

Piuttosto, una Carta nazionale per il riconoscimento delle consuetudini agricole e rurali di comunità.

La Carta potrebbe definire principi, criteri di ricerca, metodologia documentale e modalità di cooperazione istituzionale, lasciando ai territori la possibilità di valorizzare le proprie specificità.


11. Dal riconoscimento alla memoria

La vera sfida, tuttavia, non consiste soltanto nel riconoscere una consuetudine.

Consiste nel salvarla dalla scomparsa.

Una pratica che non viene raccontata rischia di essere dimenticata.

Una fotografia senza una storia diventa un'immagine.

Una parola dialettale senza memoria perde il proprio significato.

Una consuetudine non documentata può scomparire con l'ultima generazione che l'ha praticata.

Per questo il percorso nazionale dovrebbe prevedere una grande campagna di raccolta della memoria rurale italiana.

Anziani, agricoltori, famiglie, associazioni e comunità potrebbero diventare testimoni di un patrimonio che spesso non è ancora entrato nei nostri archivi.

La tecnologia può aiutare, ma la fonte resta la comunità.

È questa la vera dimensione culturale del progetto.


12. Il principio guida: territorio, tradizioni, tipicità, tracciabilità, trasparenza

La proposta si colloca naturalmente nel sistema valoriale dei Borghi GeniusLoci DeCo, nel quale la valorizzazione territoriale passa attraverso cinque parole chiave:

Territorio, perché ogni consuetudine nasce in un luogo;

Tradizioni, perché ogni pratica è il risultato di una trasmissione generazionale;

Tipicità, perché ogni comunità elabora forme proprie di vita e di produzione;

Tracciabilità, perché il patrimonio deve essere documentato;

Trasparenza, perché il riconoscimento deve essere fondato su criteri verificabili.

A queste dimensioni si aggiunge un sesto elemento che la Ganzega porta con particolare evidenza:

la reciprocità.

È la reciprocità che trasforma una prestazione individuale in un patrimonio collettivo.


13. Una proposta che parte dal Trentino ma appartiene all'Italia

Il Trentino non deve essere considerato un punto di arrivo.

Può diventare un punto di partenza.

La sua esperienza suggerisce infatti una domanda più ampia: quante pratiche analoghe esistono nelle campagne piemontesi, lombarde, venete, emiliane, toscane, umbre, marchigiane, pugliesi, calabresi, siciliane, sarde e nelle altre aree rurali italiane?

Quante hanno ancora un nome?

Quante vengono ancora praticate?

Quante sono conosciute soltanto dagli anziani?

Quante rischiano di scomparire?

La risposta a queste domande potrebbe dare vita a un grande atlante nazionale delle consuetudini rurali.

Un patrimonio immateriale da leggere non soltanto come memoria del passato, ma come risorsa per il futuro delle comunità.


14. Gli obiettivi della proposta

La proposta nazionale si pone cinque obiettivi fondamentali.

Primo: riconoscere e documentare le consuetudini agricole di mutuo aiuto storicamente radicate.

Secondo: offrire maggiore chiarezza istituzionale alle piccole aziende familiari, nel rispetto della disciplina sul lavoro, sulla sicurezza e sulle assicurazioni.

Terzo: salvaguardare il patrimonio immateriale delle comunità rurali.

Quarto: rafforzare il ruolo dei Comuni, delle Camere di Commercio e delle comunità locali nella tutela dell'identità territoriale.

Quinto: integrare il patrimonio degli usi e delle consuetudini nella più ampia strategia dei Borghi GeniusLoci DeCo.


15. Una possibile Carta nazionale

Il percorso potrebbe culminare nella sottoscrizione di una:

CARTA NAZIONALE DELLE CONSUETUDINI AGRICOLE E DELLA RECIPROCITÀ RURALE

Una Carta capace di affermare un principio semplice:

Le comunità rurali possiedono un patrimonio fatto non soltanto di prodotti, ma anche di relazioni, consuetudini, saperi e forme di solidarietà che meritano di essere riconosciuti, documentati e trasmessi.

La Ganzega può diventare il primo esempio concreto di questo percorso.


16. Conclusioni

La lezione che arriva da Trento è semplice e, proprio per questo, profonda.

Una comunità non è soltanto il luogo nel quale si produce.

È il luogo nel quale si vive, si condivide, ci si aiuta e si tramanda un patrimonio.

La Ganzega racconta una società rurale nella quale il lavoro non era soltanto fatica individuale, ma anche responsabilità reciproca.

Riconoscere questa pratica significa riconoscere una parte della storia dell'agricoltura italiana.

Estendere questa logica significa fare un ulteriore passo: costruire un sistema nazionale nel quale ogni territorio possa individuare le proprie consuetudini, verificarle, documentarle e restituirle alla comunità come patrimonio condiviso.

È esattamente in questo passaggio che la mission dei Borghi GeniusLoci DeCo incontra l'esperienza della Camera di Commercio di Trento.

Perché il Genius Loci non è soltanto ciò che rende un borgo diverso dagli altri.

È ciò che una comunità ha saputo conservare nel tempo e che continua a darle un'identità nel presente.

La Ganzega è una di queste eredità.

Partire dal Trentino significa quindi non replicare semplicemente una procedura.

Significa assumere una visione:

fare dell'Italia un grande laboratorio di riconoscimento del patrimonio immateriale delle sue comunità rurali, dove usi, consuetudini, saperi e pratiche di reciprocità diventino parte integrante delle politiche di valorizzazione territoriale.

In questa prospettiva, la proposta nazionale non guarda soltanto al passato.

Guarda al futuro dei borghi.

Perché un territorio che conserva la memoria delle proprie pratiche è un territorio che rafforza la propria identità.

E un'identità riconosciuta, documentata e condivisa può diventare una straordinaria leva di coesione sociale, economia locale, cultura e sviluppo sostenibile.


venerdì 21 agosto 2026

Castroreale, XXXVI Sagra del Biscotto Castriciano e degustazione di prodotti tipici

 

  “AgriCultura…dove la Terra racconta la Cucina celebra: azioni di promozione delle eccellenze agroalimentari tra sostenibilità e innovazione”.

Castroreale celebra i suoi sapori: il 22 agosto torna la XXXVI Sagra del Biscotto Castriciano e degustazione di prodotti tipici

Tradizione, prodotti del territorio, degustazioni e musica nel cuore del borgo.

È tutto pronto a Castroreale per la XXXVI edizione della tradizionale Sagra del Biscotto Castriciano, in programma sabato 22 agosto che quest’anno si inserisce nel più ampio progetto “AgriCultura… dove la Terra racconta la Cucina – Azioni di promozione delle eccellenze agroalimentari tra sostenibilità e innovazione”.

Un appuntamento che da decenni rappresenta uno dei momenti più attesi dell’estate castrense e che, attraverso il suo prodotto simbolo, racconta la storia, i sapori e le tradizioni di una comunità.

A partire dalle 21.30 saranno distribuiti i tradizionali biscotti castriciani, nella versione morbida e dura.

Quest’anno la Sagra si arricchisce inoltre di una degustazione di prodotti tipici del territorio, con l’obiettivo di ampliare il racconto delle eccellenze agroalimentari locali e dare spazio alle aziende che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono a custodire e valorizzare le produzioni del territorio.

Saranno proposti diversi tipi di biscotti, marmellate, miele, formaggio locale e salame, con la partecipazione delle aziende locali.

La serata sarà inoltre accompagnata dalla musica dell’Orchestra Atmosfera Blu, con la partecipazione di Massimo Spata, per un appuntamento che unirà gastronomia, tradizione, spettacolo e convivialità.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere il territorio, le aziende e i prodotti locali, valorizzare le tradizioni agricole ed enogastronomiche, favorire la conoscenza delle produzioni agroalimentari e rafforzare il legame tra agricoltura, cultura, turismo e innovazione.

La Sagra diventa così non soltanto un momento di festa, ma anche un’occasione per raccontare la ricchezza del patrimonio agroalimentare castrense: un territorio nel quale convivono produzioni diverse, dai biscotti ai prodotti da forno, dai formaggi ai salumi, dal miele alle marmellate, fino alle produzioni agricole che caratterizzano l’area rurale.

Il Biscotto Castriciano è molto più di un prodotto tipico: è memoria, tradizione e identità.

L’evento ci permette ogni anno di riportare al centro ciò che rende speciale il nostro territorio: il lavoro delle nostre aziende, i prodotti della nostra terra e la capacità della comunità di fare rete.

Quest’anno, grazie al progetto AgriCultura, vogliamo valorizzare ancora di più questo patrimonio, mettendo insieme tradizione e promozione delle nostre eccellenze».

L’iniziativa rappresenta infatti un momento di incontro tra produttori, imprese, cittadini e visitatori, contribuendo alla promozione del territorio e alla crescita di un turismo sempre più attento alle identità locali e alle esperienze autentiche.

Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento Regionale dell’Agricoltura.

Sabato 22 agosto, dalle ore 21.30, Castroreale vi aspetta per una serata da gustare, ascoltare e vivere insieme.





giovedì 20 agosto 2026

Dalla ganzega al buon rendere: una prassi nazionale per la tutela delle comunità rurali.

  NinoSutera

 

Il riconoscimento formale di due pratiche storiche del mondo agricolo trentino, la “ganzega” e il lavoro solidale, è pienamente operativo,  che sottolinea il valore delle novità a sostegno degli operatori del settore in Trentino, frutto del percorso condotto con la Camera di Commercio di Trento.

“Dopo la norma sullo scambio di manodopera, considero il riconoscimento un grande risultato, fortemente auspicato dall’Assessorato e dalle rappresentanze del mondo agricolo   È un segnale di attenzione importante da parte dell’intero sistema trentino, soprattutto verso i piccoli produttori che devono fare fronte alle difficoltà della raccolta e della vendemmia e che possono ora giovare pienamente del riconoscimento di questa pratica di solidarietà e convivialità, peraltro già radicata nella nostra comunità”.

Una forma di collaborazione che ha trovato   riconoscimento e che aveva ricevuto in Alto Adige ulteriore forza anche da una sentenza del tribunale di Bolzano: i giudici avevano infatti annullato una sanzione a un'azienda agricola proprio per la consuetudine di questo tipo. La Ganzega (o regalia, ) in Trentino identifica l’aiuto spontaneo, occasionale e gratuito che familiari, amici e vicini si prestano in occasione di attività agricole, come la vendemmia e la raccolta, tradizionalmente accompagnato da un momento conviviale alla conclusione della stagione.



Il riconoscimento della ganzega — quell’aiuto spontaneo, occasionale e gratuito che familiari, amici e vicini offrono durante vendemmie, raccolti e picchi stagionali — da parte della Camera di Commercio di Trento ha il valore di una piccola rivoluzione culturale: non introduce una norma nuova, ma fissa e valorizza una pratica di comunità che da sempre sostiene le economie familiari e mantiene viva la trama sociale delle campagne. Quel gesto semplice — prestare una mano e chiudere la giornata insieme attorno a un pasto — racconta una visione del lavoro agricolo dove la produttività convive con la responsabilità sociale, la memoria collettiva e il senso di appartenenza.

Partire da Trento significa prendere sul serio la storia concreta: due anni di raccolta di testimonianze, fotografie, documentazione, coinvolgimento di associazioni e istituzioni locali. Ma significa anche guardare oltre: riconoscere la ganzega come prassi da tutelare a livello nazionale significa riconoscere che, nella pluralità dei territori italiani, esistono forme di mutualità che non sono deficit normative ma risorse per la tenuta del sistema agricolo. Da qui può nascere una narrazione pubblica che mette al centro la comunità rurale — non per isolare eccezioni, ma per costruire regole chiare che distinguano il volontario dall’abuso, l’occasione dal rapporto di lavoro continuativo.

È qui che si intreccia, in modo naturale, la mission dei Borghi GeniusLoci DeCo. Il progetto dei Borghi pone al centro la valorizzazione dell’identità locale — territorio, tradizioni, tipicità — insieme a principi pratici come tracciabilità, trasparenza e la tutela della storicità. La ganzega rientra perfettamente in questo orizzonte: è un’usanza che racconta i luoghi, lega persone e imprese, alimenta pratiche di protezione e cura del patrimonio gastronomico e culturale. Riconoscerla significa quindi non solo dare certezza operativa agli agricoltori, ma anche conservare un pezzo di Genius Loci: la relazione sociale che rende un luogo riconoscibile e vivo.

Immaginiamo allora la storia che vogliamo raccontare a livello nazionale. Non una carta che sostituisce le regole del lavoro, ma una cornice di tutela per la solidarietà rurale. Una cornice che dica chiaramente: l’aiuto occasionale e gratuito — debitamente documentato e nel rispetto delle norme di sicurezza — rientra tra le consuetudini che le comunità possono legittimamente praticare, mentre il lavoro continuativo richiede i contratti e le tutele previste dalla legge. Questo bilanciamento protegge le imprese familiari, valorizza il capitale sociale e assicura che il patrimonio immateriale non venga disperso dall’incertezza normativa.

Sull’onda trentina, la prassi nazionale si costruisce su alcuni snodi concreti: raccolta sistematica di testimonianze locali; linee guida condivise che definiscano i limiti dell’occasionalità; strumenti semplici di documentazione  e una strategia di comunicazione che spieghi ai cittadini e alle amministrazioni che si tratta di proteggere, non di eludere. La Rete dei Borghi può offrire qui un valore aggiunto essenziale: diffusione capillare, adattamento culturale dei messaggi e inserimento del tema nelle pratiche di tutela dell’identità locale — dal “timbro” di una DeCo alla banca del GeniusLoci che archivia storie e saperi.

Questa prospettiva mette in campo due risultati paralleli. Primo, dà alle piccole aziende familiari una certezza operativa: la possibilità di chiedere e ricevere aiuto nelle emergenze o nelle giornate di raccolta, senza il timore di sanzioni se la pratica è documentata e rispetta i confini dell’occasionalità. Secondo, tutela il tessuto sociale: la ganzega, ma il termine cambia da luogo a luogo,da borgo a borgo, rimane una modalità di reciprocità radicata, un bene immateriale che alimenta l’identità dei borghi e la qualità del prodotto locale — elementi fondamentali della vision dei Borghi GeniusLoci DeCo, che punta a trasformare l’identità territoriale in valore collettivo.

In termini pratici, il cammino nazionale che proponiamo è semplice e rispettoso: un atto di indirizzo che aiuti le Camere e le amministrazioni locali a riconoscere le consuetudini, un kit operativo per la raccolta delle istanze e per la documentazione, una campagna informativa per sindaci e operatori agricoli, e uno sforzo comune per offrire soluzioni assicurative semplificate per gli aiuti occasionali. La Rete Borghi, con la sua esperienza sul territorio e i suoi strumenti   può incarnare il ponte tra la tradizione e le istituzioni, trasformando il riconoscimento in pratica diffusa e rispettata.

La storia che parte da Trento può così diventare racconto nazionale: non un’eccezione normativa, ma un modello di politica locale che rispetta la legge e, al tempo stesso, valorizza l’intelligenza collettiva dei borghi. Così la ganzega non resta solo un ricordo della campagna, ma diventa parte attiva di una strategia più ampia — capace di proteggere le comunità, rafforzare le piccole imprese e lasciare alle future generazioni un patrimonio di pratiche, sapori e relazioni che sono l’anima dei nostri territori.

giovedì 6 agosto 2026

carbon farming

 

La Ue adotta le prime metodologie per certificare il carbon farming

La Commissione europea definisce le prime regole comuni per misurare e certificare i benefici climatici del carbon farming, valorizzando il ruolo del suolo nella transizione ecologica

di Emanuele Isonio

 

La transizione verso un’agricoltura sempre più protagonista nella lotta al cambiamento climatico compie un passo decisivo. La Commissione europea ha infatti adottato le prime metodologie ufficiali di certificazione per il carbon farming previste dal regolamento sul Carbon Removals and Carbon Farming (CRCF), il quadro normativo che introduce il primo sistema volontario comune dell’Unione europea per certificare le attività di rimozione del carbonio e di riduzione delle emissioni.

Non si tratta di un semplice adempimento tecnico. Con questo provvedimento l’Europa definisce le regole che consentiranno di misurare, monitorare e verificare, secondo criteri scientifici condivisi, il contributo delle pratiche agricole e forestali alla mitigazione del cambiamento climatico. Un passaggio fondamentale per riconoscere il ruolo che il suolo può svolgere non soltanto come base della produzione agricola, ma come infrastruttura naturale capace di assorbire carbonio, conservare biodiversità, regolare il ciclo dell’acqua e rafforzare la resilienza degli ecosistemi.

I punti principali del CRCF Regulation. FOTO: Elaborazione Re Soil Foundation su dati Commissione europea

I punti principali del CRCF Regulation. FOTO: Elaborazione Re Soil Foundation su dati Commissione europea

Dalle pratiche agricole alla certificazione

Le metodologie adottate riguardano tre grandi categorie di intervento:

  • il carbon farming sui suoli minerali e i sistemi agroforestali,
  • il ripristino e la reidratazione delle torbiere e degli altri suoli organici,
  • gli interventi di imboschimento e riforestazione.

Per ciascuna attività vengono definiti criteri dettagliati per quantificare il carbonio sequestrato o le emissioni evitate, le modalità di monitoraggio, i requisiti per la verifica indipendente e le condizioni necessarie affinché i risultati possano essere certificati. L’obiettivo è garantire che ogni beneficio dichiarato sia reale, misurabile e duraturo nel tempo, riducendo il rischio di valutazioni approssimative e assicurando un quadro comune valido in tutti gli Stati membri.

Il carbonio racconta la salute del suolo

L’importanza di questa decisione va ben oltre la contabilizzazione delle emissioni di gas serra. Il carbonio organico rappresenta infatti uno dei principali indicatori della salute del suolo. Aumentarne il contenuto significa migliorare la struttura del terreno, favorire l’attività biologica, incrementare la fertilità e la disponibilità di nutrienti, aumentare la capacità di trattenere l’acqua e rendere le colture più resistenti agli effetti di siccità e precipitazioni estreme.

È ormai ampiamente riconosciuto che le pratiche capaci di accumulare carbonio nel terreno – come l’agricoltura conservativa, le colture di copertura, l’agroforestazione, la diversificazione colturale e una gestione più attenta della sostanza organica – producono benefici che si estendono ben oltre la mitigazione climatica. Migliorano infatti la biodiversità del suolo, limitano l’erosione, favoriscono la regolazione del ciclo idrico e contribuiscono alla resilienza complessiva dei sistemi agricoli.

Per questo motivo le metodologie europee non si limitano a misurare il carbonio immagazzinato, ma prevedono anche criteri volti a garantire che le attività certificate non compromettano altri servizi ecosistemici e, al contrario, producano benefici ambientali aggiuntivi.

Una nuova fase per il carbon farming europeo

L’adozione delle metodologie rappresenta il passaggio dalla definizione del quadro normativo alla sua concreta applicazione. Agricoltori, proprietari forestali e gestori del territorio potranno ora fare riferimento a criteri comuni per documentare gli effetti delle proprie pratiche, mentre gli organismi di certificazione disporranno di procedure armonizzate per verificarne i risultati.

La sfida dei prossimi anni sarà accompagnare la diffusione di queste pratiche attraverso la ricerca, il trasferimento delle conoscenze e sistemi di monitoraggio sempre più efficaci. Perché il carbon farming possa esprimere tutto il suo potenziale sarà infatti necessario continuare a investire nella qualità della gestione del suolo, nella raccolta dei dati e nella formazione degli operatori.

La decisione della Commissione europea segna dunque un cambio di prospettiva: il suolo non viene più considerato soltanto un serbatoio di carbonio, ma un ecosistema complesso, la cui salute rappresenta una condizione essenziale per affrontare contemporaneamente cambiamento climatico, perdita di biodiversità, sicurezza alimentare e gestione sostenibile delle risorse naturali. Un riconoscimento che conferma come il futuro della transizione ecologica passi anche, e soprattutto, da ciò che accade sotto i nostri piedi.

Calici sotto le Stelle 2026

 


Esperienza enogastronomica sotto le stelle di Punta Secca

 

Il 10 agosto torna Calici sotto le Stelle, una serata di degustazione itinerante alla scoperta dei produttori, dei grandi vini del territorio e del fascino di Punta Secca. Sedici le cantine partecipanti, rappresentative della Sicilia del vino. Immancabile la buona musica che animerà tutta la serata.

 


SANTA CROCE CAMERINA 04.08.2026 — C'è una sera d'estate in cui il cielo si riempie di stelle e Punta Secca si racconta attraverso il vino. È la notte di San Lorenzo e nella borgata marinara di Santa Croce Camerina ritorna l’evento più atteso dell’estate. È “Calici sotto le Stelle”, la manifestazione giunta alla sua quinta edizione pronta a incantare il pubblico il 10 agosto prossimo. Evento creato, organizzato e curato dall’Associazione Glocal e Promosso dal Comune di Santa Croce Camerina, l’evento si propone come un’immersione multisensoriale tra i migliori vini del sud-est della Sicilia, sapori autentici e musica dal vivo, in una notte dove l’enogastronomia incontra il firmamento. Le vie del centro ospiteranno un percorso enologico che accompagnerà i partecipanti alla scoperta della bellezza del borgo attraversando vicoli, piazze e alcuni degli scorci più suggestivi: un itinerario che invita a scoprire le diverse espressioni dei vini siciliani direttamente dalla voce di chi li produce, valorizzando per l’appunto il dialogo tra cantine e pubblico.

«Calici sotto le Stelle rappresenta un evento diventato, in questi anni, un punto di riferimento del nostro cartellone estivo che, nella nostra splendida Punta Secca, mette in mostra le migliori cantine del territorio e le eccellenze produttive – dichiara il sindaco di Santa Croce Camerina, Peppe Dimartino-. Il vino è parte della nostra cultura, vuol dire convivialità, buon vivere e racconta le tradizioni del nostro territorio. Anche quest'anno avremo un nutrito numero di cantine, degustazioni, momenti musicali e un servizio navetta da Santa Croce a Punta Secca per vivere la serata in assoluta serenità. Siamo felici di promuovere il territorio attraverso questi momenti qualificanti».

Sedici cantine d’eccellenza offriranno una selezione dei migliori vini siciliani ed un racconto avvincente della Sicilia del vino grazie alla presenza di produttori e degli assaggiatori di vino della delegazione ONAV di Catania.

«Come ONAV siamo sempre più felici di partecipare a questa importante manifestazione che ci ha visto partecipi sin dall’inizio e che dà sempre più risalto alla qualità dei vini siciliani. Puntiamo ad accrescere la curiosità verso il mondo del vino e creare un legame nuovo con il nostro patrimonio vitivinicolo – afferma il delegato ONAV di Catania, Danilo Trapanotto-. E proprio nella magia della notte di San Lorenzo, il vino diventa il filo conduttore di un'esperienza che parla di identità, paesaggio e condivisione: elementi che rendono unica la nostra terra. Anche quest’anno, dunque, ci saremo e sarà per noi un piacere contribuire a raccontare le aziende presenti ai turisti che si troveranno in questi giorni in giro per Punta Secca».

Accanto al vino, in parallelo, ci saranno un’azienda di amari nata alle pendici dell’Etna e cinque realtà che operano nel food le quali proporranno un viaggio nel gusto tra dolce e salato, con prodotti come creme spalmabili, scacce tradizionali e al pesce, dolci. A rendere la serata ancora più speciale saranno le performance live della “Street Band Tinto Brass” e la musica folk del gruppo “I Tavernieri” che animeranno il borgo con ritmi coinvolgenti e allegria contagiosa. Un appuntamento imperdibile per scoprire le eccellenze siciliane, brindare sotto le stelle e vivere un’esperienza indimenticabile in uno dei luoghi simbolo della Sicilia barocca e del celebre Commissario Montalbano.


 

Cantine partecipanti

Vigna di Pettineo (RG), Terre di Giurfo (CT), Gurrieri vini (RG), Grottafumata (CT), Feudi del Pisciotto (CL), Calogero Maenza (TP), Az. Vini Rachele (CT), Giovanni Sallemi (CT), Cantina Cantoneri (CT), Akrille (RG), Cantine Russo (CT), Campisidrasi (AG), Plazà (RG), Giasira (SR), Palmeri (SR) e Casa Flora (RG).

 

Aziende partecipanti

Amara Celentano, A’ Musciara, Frangipane, Gusto Ellenico, Bar Piccola Oasi e Licitra Pasticceria Vittoria – Fiocchi di Neve.

 

Servizio navetta

Anche quest’anno due minibus “navetta” collegheranno Santa Croce Camerina con Punta Secca. Il servizio sarà gratuito ed è volto a migliorare la viabilità interna e la sicurezza a Punta Secca.

Nello specifico i minibus “navetta”, da 20 posti, saranno attivi con partenza della prima corsa dalle ore 19, a Santa Croce Camerina, in piazza della Solidarietà e con arrivo previsto a Punta Secca, nel parcheggio di Borgo Vigata. Il servizio, gratuito, sarà attivo dalle ore 19 sino alle ore 01 del giorno successivo.

 

Info e costi per la degustazione

L’apertura e la distribuzione calici avrà luogo negli infopoint di piazza Vigata e piazza Concordia a partire dalle ore 19.00 | Apertura dei banchi di assaggio ore 20.30 | Si potranno effettuare 5 degustazioni vini con un contributo di € 15,00 | Cauzione calice e portacalice € 5,00 |Chiusura distribuzione calici ore 23.30 | Chiusura manifestazione ore 00.30 (non saranno rimborsati ticket non consumati) | Ritiro calici entro e non oltre le 00.30 solo in piazza Concordia.

 

 

 

 

Ufficio stampa | Calici sotto le stelle

Gianna Bozzali (OdG tessera n.100958)

 

 

 

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