mercoledì 18 febbraio 2026

Politiche locali del cibo e cooperazione allo sviluppo. Il ruolo dei partenariati territoriali


Autori

  • Geri Ciccarella, Beatrice Ferlaino, Marta Mosca,      Tamara Taher, Egidio Dansero



 Il legame tra cooperazione decentrata e politiche alimentari urbane risiede nelle affinità strutturali comuni. Entrambi i settori sono caratterizzati da un approccio multidimensionale e da un forte coinvolgimento multi-attoriale, operando in diversi settori tematici, livelli di governance e scale territoriali.

                             La cooperazione decentrata si sviluppa attraverso reti territoriali tra autorità locali del Nord e del Sud globale e  all’interno  dei  singoli  contesti  territoriali,  coinvolgendo  istituzioni  pubbliche,  organizzazioni  della  società  civile  e attori  privati  (Bottiglieri,  2018).  Analogamente,  le  politiche alimentari urbane si fondano su collaborazioni tra istituzioni, ONG, gruppi comunitari e settore privato, il cui coinvolgimento permette di affrontare la complessità dei sistemi alimentari e di costruire forme di governance inclusive ed efficaci. In questo quadro, iniziative internazionali quali il Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP), l’Agenda 2030, la New Urban Agenda e i programmi FAO hanno ampliato in modo significativo il novero  degli  attori  coinvolti  nella  governance alimentare globale,  rafforzando  il  ruolo  delle  città  e  delle  reti  urbane come spazi di interazione tra dimensione locale e globale. Sia le politiche alimentari urbane sia la cooperazione decentrata della Sovranità Alimentare (MASAF). Come dimostra il ruolo svolto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale  (MAECI)  nella  partecipazione  ai  gruppi  di lavoro del Food Systems Summit e la collaborazione con la FAO,  l’impegno  risulta  maggiormente  evidente  nell’ambito  della cooperazione allo sviluppo, dove la sicurezza alimentare rappresenta  una  priorità  consolidata  della  cooperazione italiana.In  questo  contesto,  la  cooperazione  decentrata  emerge come uno dei principali canali attraverso cui le PLC trovano riconoscimento e sostegno a livello nazionale. Attualmente, l’unico bando pubblico in Italia che esplicitamente menziona le  politiche  alimentari  locali  e  urbane  come  linea  guida  per  le  proposte  è  quello  pubblicato  dall’Agenzia  Italiana per  la  Cooperazione  allo  Sviluppo  (AICS)   destinato  agli  enti locali  (ai sensi dell’art. 25 della legge 125/2014) e alle organizzazioni della società civile e altri enti senza fini di lucro, registrati ai sensi dell’art. 26, comma 3, della stessa legge. Nel bando 2023, l’AICS ha introdotto, per la prima volta, un nuovo  approfondimento  dedicato  alle  politiche  alimentari   devono  essere  intese  come  processi  di  trasformazione di  lungo  periodo,  al  cui  centro  si  collocano  i  partenariati  territoriali come strumenti strategici per affrontare le sfide globali attraverso azioni radicate nel contesto locale (Bini et al., 2017). Le città e i territori italiani sono sempre più coinvolti nello sviluppo delle politiche locali del cibo (d’ora in avanti PLC) e  un  numero  crescente  di  regioni  italiane  sta  aderendo  al  dialogo   in   corso   sull’approccio   delle   politiche   alimentari   locali, in particolare Piemonte, Puglia e Toscana. Tuttavia, le PLC restano prevalentemente strumenti volontari, privi di un quadro nazionale strutturato e di finanziamenti dedicati, se non in relazione a specifici ambiti di intervento (es. ristorazione scolastica,  orti  urbani,  educazione  alimentare,  circuiti  di prossimità territoriale). Un ruolo rilevante è svolto da bandi progettuali a livello europeo e da iniziative promosse da attori filantropici che contribuiscono a sostenere sperimentazioni locali,   come   il   recente   bando   della   Compagnia   di   San   Paolo  riservato  ai  territori  di  Liguria  e  Piemonte.  A  livello  nazionale,  il  tema  non  è  stato  ancora  affrontato  in  modo programmatico   dal   Ministero   delle   Politiche   Agricole   e  locali  all’interno  della  più  ampia  area  tematica  dedicata  allo “sviluppo urbano integrato e sostenibile”, riservata agli enti  locali  come  soggetti  capofila,  segnando  un’evoluzione rilevante nelle strategie italiane di cooperazione allo sviluppo, frutto del confronto e della collaborazione con il Comune di Milano e con il MUFPP. Tra i progetti selezionati dal bando, ne sono stati finanziati quattro che sono dedicati strettamente al  settore  delle  urban  food  policies. In qualità di partner di ricerca, l’Università di Torino partecipa come partner in tre2progetti di cooperazione promossi da enti locali del Piemonte:1. “Balo  Kendo”  di  cui  la  Città  di  Chieri  è  capofila,  in partnership con Conakry in Guinea;2. “Akli  Baladi”  di  cui  la  Città  di  Torino  è  capofila,  in partnership con diversi comuni in Cisgiordania;3.   “RACINeS”  di  cui  la  Città  di  Torino  è  capofila,  in partnership con diversi comuni in Senegal.Questi  progetti  rappresentano  un’occasione  per  riflettere tanto  sulle  PLC  quanto  sulla  cooperazione  decentrata  e  nei  prossimi  tre  anni  permetteranno  all’università  di accompagnare l’implementazione di PLC in contesti diversi, arricchendo  così  l’analisi  dei  sistemi  del  cibo  di  prospettive  diverse.Quadro sintetico dei progettiI  tre progetti  vedono l’università  coinvolta  secondo forme, modalità  e  geometrie  diverse  fra  loro,  pur  lavorando  tutti attorno a questioni connesse con le PLC.Il  progetto  di  Balo  Kendö3  -  Rafforzamento  delle  politiche locali  e  promozione  dell’agricoltura  sostenibile  per  la sicurezza alimentare in Guinea Forestale - si concentra sul rafforzamento  della  pianificazione  locale  riguardo  al  tema del  cibo  e  sul  sostegno  all’agricoltura  sostenibile  in  Guinea  Forestale. Con il Comune di Cuneo come capofila, il progetto coinvolge un articolato partenariato istituzionale, accademico e associativo, sia italiano sia guineano  Tra i partner figurano Comune e la Prefettura di Kissidougou, università e istituti di  ricerca  (UniTo-CISAO,  ISAV  di  Faranah),  organizzazioni della società civile e reti di enti locali nazionali. Il progetto opera  nei  13  comuni  della  prefettura  di  Kissidougou,  in Guinea Forestale, un’area caratterizzata da forte dipendenza dall’agricoltura e da vulnerabilità socio-ambientali accentuate. L’ambito tematico di riferimento riguarda lo sviluppo urbano e territoriale sostenibile, con particolare attenzione alle politiche alimentari  urbane  e  rurali.  L’obiettivo  generale  del  progetto  è migliorare la sicurezza alimentare e rafforzare la resilienza delle comunità agricole ai cambiamenti climatici in Guinea Forestale, mentre l’obiettivo specifico consiste nell’aumento e nella diversificazione della produzione agricola resiliente, attraverso  il  rafforzamento  dei  processi  di  pianificazione locale nei comuni coinvolti. Tale impostazione si articola in tre risultati principali: i) l’attivazione di meccanismi inclusivi e sostenibili di consultazione e co-costruzione a supporto della pianificazione  locale;  ii)  la  creazione  o  l’aggiornamento  dei piani di sviluppo locale, orientati a sistemi agricoli e alimentari sostenibili; iii) il miglioramento delle condizioni di produzione agricola, mediante azioni pilota realizzate in 13 cooperative agricole.L’Università  di  Torino  in  questo  progetto  ha  il  ruolo  di accompagnare  attraverso  un  percorso  di  ricerca-azione partecipativa  in  collaborazione  con  i  partner  locali  e  con l’Università di Faranah, l’aggiornamento dei piani di sviluppo locale  e  il  loro  adattamento  per  rafforzare  le  pratiche politiche  in  favore  della  sicurezza  alimentare.  Si  costruirà un database territoriale, necessario per l’aggiornamento dei piani di sviluppo locale; si organizzeranno formazioni volte a definire e condividere una metodologia di consultazione e co-progettazione volta a rafforzare il coinvolgimento degli attori  locali;  e  si  creeranno  -  o  re-visioneranno  -  i  piani  di  sviluppo locale nei comuni periurbani e rurali della prefettura di Kissidougou. Questo percorso metodologico consente di integrare conoscenze scientifiche e saperi locali, rafforzando la legittimità e l’efficacia delle politiche territoriali. Accanto a queste azioni, l’università accompagnerà il progetto in modo trasversale  nel  definire  la  baseline  del  progetto  stesso  e monitorare gli avanzamenti.L’Università  di  Torino  -  CISAO  svolge  un  ruolo  trasversale sulle tre annualità di progetto articolato nelle fasi seguenti:1ª  fase:    diagnosi  di  base.  Obiettivo:  delineare  lo  stato dell’arte  e  identificare  la  baseline  di  progetto  al  fine  di orientarne le strategie.2ª      fase:      accompagnamento.   Obiettivo:   verificare/dettagliare i dati (approfondimenti quantitativi e qualitativi); accompagnare  l’implementazione  delle  strategie  e  delle attività,  in  particolare  nei  momenti  chiave  del  progetto (workshop, attività di formazione, ecc.). 3ª  fase:  capitalizzazione. Obiettivo: sistematizzare i dati e identificare/valorizzare le buone pratiche.Il progetto di Akli Baladi5 - Politiche alimentari locali per le città palestinesi - vede l’università coinvolta in una veste differente. Con  capofila  la  Città  di  Torino,  il  progetto  lavora  con  le municipalità di Gerico, Betlemme e Beit Jala in Palestina e ha l’obiettivo di rafforzare il ruolo delle città nella governance del cibo. Il partenariato si fonda su una collaborazione multilivello tra  attori  istituzionali  e  non  istituzionali,  valorizzando  il dialogo  tra  competenze  accademiche,  amministrazioni pubbliche e comunità locali. Anche in questo caso l’obiettivo generale del progetto è contribuire alla costruzione di sistemi alimentari urbani sostenibili, inclusivi e resilienti, rafforzando il ruolo delle politiche locali del cibo, declinato nell’obiettivo specifico di rafforzare la governance istituzionale nel settore alimentare delle municipalità palestinesi coinvolte.Le attività dell’Università di Torino nel progetto Akli Baladi si  strutturano  principalmente  attorno  al  rafforzamento delle  competenze  relative  alle  PLC  delle  amministrazioni locali, e del monitoraggio del progetto. La linea di intervento principale  riguarda  la  realizzazione  di  cinque  webinar rivolti alle amministrazioni pubbliche palestinesi e al team dell’Università  di  Betlemme,  con  l’obiettivo  di  orientare  i processi  di  definizione  delle  food  policy.  I  webinar  sono progettati combinando momenti di formazione teorica, curati da  UniTo,  con  sessioni  partecipative,  nelle  quali  il  sistema locale  del  cibo  viene  esplorato  a  partire  dalle  conoscenze, dalle  esperienze  e  dalle  pratiche  degli  attori  coinvolti. Questo  approccio  consente  di  integrare  saperi  accademici e conoscenze locali, favorendo una comprensione condivisa delle  dinamiche  del  sistema  alimentare  e  dei  suoi  principali  nodi  critici.  Infine  UniTo  definirà,  insieme  all’Università  di Betlemme,  uno  studio  di  pre-fattibilità  per  costruire  un una  rete  di  amministrazioni  locali  articolata  e  presente da diversi anni attraverso relazioni che connettono territori italiani  e  senegalesi.  Con  capofila  il  Comune  di  Chieri,  il progetto  vede  il  coinvolgimento  di  altri  7  comuni  italiani  (Asti,  Carmagnola,  Nichelino,  Mappano,  Candiolo,  Poirino, Granozzo  con  Monticello)  e  7  senegalesi  (Città  di  Dakar, i  comuni  di  Loul  Sassène,  Walaldé,  Kafountine,  Ronkh, Tivaouane Peulh, e Coubalan) connessi fra loro attraverso 7 ONG che mantengono i territori in relazione da diversi anni (C.I.F.A. ETS, APDAM – A proposito di altri mondi, CPAS – Comité Pavie  Asti  Sénégal,  ENGIM  Piémont,  NutriAid  International  ETS,  Association  RENKEN,  RE.TE.  ONG).  L’Università  di Torino, attraverso il CISAO è un partner centrale di questa collaborazione,  insieme  al  Ciheam  Bari,  Està  e  Slow  Food Italia  APS.  Questa  rete  multilocale  consente  di  integrare competenze accademiche, capacità istituzionali e conoscenze locali, promuovendo una governance alimentare inclusiva e territorialmente  situata.  L’obiettivo  generale  di  RACINeS  è contribuire a uno sviluppo territoriale sostenibile, inclusivo e resiliente, attraverso il rafforzamento dei sistemi alimentari locali  e  il  miglioramento  delle  strutture  di  governance  del  cibo.  Per  farlo  si  concentra  sulla  governance  e,  come  recita  Food  Metrics  Report  palestinese,  ossia  un  documento  di  analisi  dettagliata  del  sistema  alimentare  locale  volto  ad  accompagnare  le  azioni  di  governance.  Accanto  a  questi momenti formativi, UniTo realizza un webinar specificamente dedicato  al  team  dell’Università  di  Betlemme,  finalizzato alla condivisione degli strumenti e delle modalità operative dell’Atlante  del  Cibo,  il  principale  strumento  di  ricerca  sul  cibo  attraverso  cui  l’ateneo  torinese  opera  sul  territorio  piemontese. Questo momento di confronto è pensato per riflettere congiuntamente su come adattare tali metodologie ai  bisogni  e  ai  meccanismi  di  funzionamento  del  contesto locale palestinese e per co-progettare, insieme all’Università di Betlemme, le giornate di divulgazione scientifica previste nel corso del progetto.Infine, il progetto RACINeS 6-  Réseau  d’actions  coopératives  et inclusives vers de nouvelles politiques alimentaires locales au  Sénégal  -  è  un’iniziativa  di  cooperazione  decentrata che  mira  a  rafforzare  i  sistemi  alimentari  locali  attraverso approcci partecipativi, multilivello e territorialmente radicati. Il progetto coinvolge un ampio partenariato internazionale porterà  alla  mappatura  dei  sistemi  alimentari  locali  e all’identificazione  dei  loro  funzionamenti.  I  metodi  della ricerca-azione  partecipativa  -  adattati  secondo  i  contesti  - saranno  poi  impiegati  per  comprendere  le  problematicità dei sistemi alimentari dal punto di vista delle popolazioni in situazioni di vulnerabilità. Contemporaneamente alla ricerca, le amministrazioni locali di tutti i comuni coinvolti - senegalesi ed italiani - seguiranno dei corsi di formazione capitanati da Ciheam e Slow Food sulle PLC per acquisire competenze sul tema. Le azioni conclusive del progetto metteranno a frutto quelle precedenti e, a partire dalle prospettive emerse con la ricerca-azione partecipativa e con la ricerca di campo sui sistemi alimentari, e dalle elaborazioni delle amministrazioni pubbliche  durante  le  formazioni ad   hoc,   delle   strategie   politiche, delle linee guida o delle PLC saranno implementate nei  vari  comuni  senegalesi,  e  presentate  durante  l’evento  conclusivo.I tre progetti, per quanto costruiti su geometrie differenti, hanno in comune molti punti legati alla costruzione delle PLC e alle pratiche di governance rivolte al sistema del cibo. Fare riferimento a tre contesti diversi permette al gruppo UniTo di riflettere sulle PLC in modo dinamico e di comprendere come l’obiettivo  specifico,  si  prefigge  di  creare  e  consolidare  nei territori senegalesi coinvolti lungo i 3 anni di progetto PLC inclusive,  sostenibili  e  resilienti,  con  particolare  attenzione alle popolazioni in condizioni di vulnerabilità. Nell’ottica della cooperazione decentrata, i territori coinvolti da parte italiana in questi anni si formeranno sulle PLC e, accompagnando i loro  partner  senegalesi,  potranno  aver  accesso  a  strategie,  metodi  e  approcci  per  immaginare  anche  sui  loro  territori  come rafforzare il governo dei sistemi alimentari.L’Università di Torino in questo progetto ha un ruolo centrale: è  responsabile  del  Risultato  1  del  progetto  (“Rafforzare le  competenze  sulle  pratiche  di  governance  riferite  alle PLC  dei  comuni  coinvolti”)  e  per  farlo  combina  ricerca-azione  partecipativa,  formazione  e  azione  territoriale.  In partenariato  con  un  partner  di  ricerca  senegalese  -  ancora  da  identificare  formalmente  -  l’università  porterà  avanti un’azione di analisi dei sistemi alimentari locali nei comuni senegalesi coinvolti, e nel farlo condividerà con l’istituzione di   ricerca   partner   la   metodologia   sviluppata   negli   anni   dall’Atlante del Cibo di Torino per costruire un simile gruppo di ricerca a Dakar e stimolare la relazione fra università e amministrazioni  pubbliche  attorno  alle  PLC.  Quest’analisi questo paradigma si debba adattare diversamente ad ogni realtà  specifica  e  possa  essere  declinato  differentemente secondo priorità, bisogni e necessità riconosciute. Considerazioni finaliLa pluralità dei contesti territoriali entro cui si sviluppano le PLC sollecita una lettura teorica che ne metta in discussione la natura come strumenti trasferibili in modo standardizzato. In una prospettiva di policy mobility, le PLC possono essere interpretate   non   come   modelli   da   replicare,   ma   come   dispositivi che si riformulano nel loro processo di circolazione, adattandosi a priorità, assetti istituzionali e rappresentazioni del sistema del cibo differenti. I contesti locali non si limitano a ricevere le politiche, ma ne rinegoziano significati e funzioni, producendo   configurazioni   eterogenee  che   riflettono modi  diversi  di  concepire  il  rapporto  tra  cibo,  territorio  e  governance.In  questo  quadro,  anche  la  nozione  di  “popolazioni  in situazioni di vulnerabilità” si rivela intrinsecamente situata e relazionale. L’analisi comparata tra contesti potrà evidenziare come la vulnerabilità non costituisca una categoria universale e stabilmente definibile, ma un costrutto che prende forma in  relazione  a  specifiche  condizioni  socioeconomiche, politiche  e  ambientali.  Essa  emerge  dall’interazione  tra accesso alle risorse, posizionamento nei sistemi alimentari, riconoscimento  istituzionale  e  capacità  di  agency  degli attori coinvolti. Tale prospettiva invita a superare approcci essenzializzanti  e  a  considerare  la  vulnerabilità  come  un processo   dinamico,   prodotto   e   riprodotto   all’interno   di   relazioni di potere territorialmente situate.L’approccio della cooperazione decentrata offre un ulteriore livello  di  analisi,  consentendo  di  interrogare  le  modalità attraverso cui le relazioni tra amministrazioni pubbliche - e fra di esse e la società civile - si strutturano nello spazio e nel tempo. Le geometrie della cooperazione non sono date una volta per tutte, ma si configurano come esiti contingenti di traiettorie istituzionali, pratiche di collaborazione e relazioni di  fiducia  costruite  nel  lungo  periodo.  In  questo  senso, la  governance  del  cibo  può  essere  letta  come  un  campo relazionale  multilivello,  nel  quale  gli  assetti  istituzionali  si ridefiniscono attraverso l’interazione tra attori locali, nazionali e  reti  transnazionali  e  seguire  diversi  progetti  di  durata pluriennale  permetterà  anche  di  vedere  come  le  relazioni si strutturano attorno ad azioni specifiche, ma anche come l’implementazione dei progetti sia influenzata da dinamiche relazionali costruite nel tempo.Infine, la riflessione comparata su diversi contesti permette di  problematizzare  l’uso  delle  metodologie  di  ricerca  e di  ricerca-azione  partecipativa,  mettendone  in  luce  la dimensione non neutra e contestuale. L’applicazione di tali metodologie  in  ambienti  differenti  richiede  un  costante lavoro di adattamento e riflessività, volto a costruire quadri metodologici  capaci  di  mantenere  coerenza  analitica  pur nella diversità dei contesti. La ricerca-azione partecipativa si configura così come un processo aperto e situato, nel quale la  produzione  di  conoscenza  emerge  dall’interazione  tra ricercatori e attori locali, e nel quale i metodi stessi diventano oggetto di negoziazione e ridefinizione di paradigmi, chiavi analitiche e prospettive


sabato 14 febbraio 2026

“Cena Siciliana – Show Dinner” a Rimini

 La Sicilia protagonista ai Campionati della Cucina Italiana 2026: a Rimini “Cena Siciliana – Show Dinner” dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani  

 


La Regione Siciliana, con i prodotti della sua agricoltura e del suo mare, sarà protagonista ai Campionati della Cucina Italiana 2026, in programma dal 15 al 17 febbraio nell’ambito di Beer&Food Attraction presso la Fiera di Rimini, con un’iniziativa dedicata alla valorizzazione dell’eccellenza enogastronomica dell’Isola. Evento centrale sarà in serata la “Cena Siciliana” con formula “Show Dinner”, in programma lunedì 16 febbraio 2026 nell’area istituzionale di “Casa FIC”, intra salone, spazio di riferimento per l’ospitalità e la ristorazione della manifestazione. Una serata che unirà degustazione, spettacolo culinario e racconto identitario, rivolta a un pubblico qualificato di chef concorrenti e ristoratori, giudici di gara, operatori del settore e media specializzati. Lo “Show Dinner” prevede una cena per oltre 300 ospiti, organizzata in isole tematiche, con piatti realizzati esclusivamente con prodotti agroalimentari siciliani certificati e territoriali: DOP, IGP, DOC e PAT in abbinamento a specie ittiche della pesca costiera e vini della tradizione isolana. Le preparazioni saranno accompagnate da momenti di storytelling e materiali informativi dedicati. L’iniziativa sarà curata dall’Unione Regionale Cuochi Siciliani (URCS), con la presenza del Presidente Rosario Seidita, e coordinata dal dirigente nazionale chef Seby Sorbello, noto professionista di Zafferana Etnea, da anni impegnato nella valorizzazione della cucina siciliana e delle sue eccellenze. Insime agli chef dell’URCS e con il supporto della Nazionale Italiana Cuochi, la serata offrirà un viaggio gastronomico attraverso i territori dell’Isola. A completamento dell’azione promozionale un intervento istituzionale di circa 10 minuti sul palco centrale dei Campionati, dedicato alle produzioni e alle tradizioni enogastronomiche siciliane. L’iniziativa mira a rafforzare l’immagine della Sicilia come terra di eccellenze enogastronomiche, promuovendone l’identità culinaria a livello nazionale e internazionale e favorendo nuove opportunità di sviluppo per le filiere regionali, attraverso la cucina come linguaggio universale di cultura, qualità e identità.


 

venerdì 13 febbraio 2026

Il cibo è un diritto umano per tutti. Firma anche tu

           La Rete Nazionale dei Borghi   DeCo insieme a 250 associazioni europee ha aderito all'Iniziativa 


 Abbiamo bisogno del tuo aiuto per cambiare il sistema.



In Europa, milioni di persone vivono in povertà alimentare, mentre una parte di chi produce non riesce a vivere del proprio lavoro e la sostenibilità viene compromessa dalla mancanza di volontà politica. Il cibo è un diritto umano fondamentale, ma oggi non è ancora così nell'Unione Europea.
Il nostro obiettivo è raccogliere 1 milione di firme in tutta l'UE per garantire a ogni cittadino e a ogni cittadina i più alti standard di qualità alimentare e proteggere la salute delle persone, il pianeta e i diritti di chi produce in modo sostenibile e giusto. Vogliamo che l'UE adotti politiche che assicurino la transizione verso sistemi alimentari agroecologici dove il cibo sia sufficiente, sicuro, sostenibile e nutriente per tutti. Il cibo deve, quindi, concretizzarsi come un diritto politico, economico e sociale esigibile da tutti e tutte.

Come puoi fare la differenza oggi?
1. FIRMA ORA: Bastano meno di due minuti. La tua firma verrà raccolta direttamente sul sito protetto della Commissione Europea.

2. DIFFONDI LA VOCE: Condividi questa iniziativa con i tuoi contatti. Più siamo, più forte sarà la nostra voce al Parlamento Europeo.

 

Il cibo è prezioso, ma non può essere un lusso. Insieme, possiamo costruire una rivoluzione alimentare che metta la dignità umana al centro delle politiche europee.

 
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Mercosur al traguardo, tra opportunità e criticità

 

 Mercosur al traguardo, tra opportunità e criticità

Nell’ora più buia per l’Europa si avvicina a grandi passi il sì all’accordo Mercosur. L’approvazione formale  la firma è fissata per lunedì prossimo, quando von der Leyen volerà in Paraguay.

Concepito un quarto di secolo fa, il Mercosur è in stallo a causa della netta opposizione della Francia, a cui si è aggiunta la contrarietà della Polonia e degli altri del gruppo Visegrad (Cechia, Slovacchia e Ungheria), ricompattato per l’occasione.  

Il «negoziatore più trasparente del mondo», come si definisce la Commissione europea, si scopre ancora una volta meno coerente di come vorrebbe apparire.

Il Parlamento europeo, nel 2020 con una risoluzione non vincolante ha affermato che «non può ratificare« l’accordo di liberalizzazione commerciale tra l’Ue e i Paesi del Mercosur – Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay – «nella forma attuale» perché i capitoli dedicati allo sviluppo sostenibile, al lavoro, all’ambiente e all’implementazione dell’Accordo di Parigi sul clima sono deboli.

Ma Greenpeace, entrata in possesso del testo secretato dell’Accordo «politico» di Associazione, che fa parte del trattato Ue-Mercosur e che poteva fornire una cornice più stringente e positiva alle nuove relazioni tra i due blocchi, ha scoperto che invece esso è ancora più vago e declamatorio, nel campo dei diritti, di quanto non sia la sua parte già nota dedicata al commercio.

La versione dell’Accordo di associazione, pubblicata sul sito trade-leaks.org, data 18 giugno 2020: quando, cioè, diversi governi dell’Unione, a partire da quello francese e olandese, avevano già avanzato solidi dubbi sull’opportunità di spingere su un aumento dei flussi commerciali tra le parti.

Gli impatti ambientali e sociali sui Paesi coinvolti in termini di deforestazione in Amazzonia, di pressione sulle popolazioni indigene, di estensione delle attività agro-zootecniche intensive e estrattive di sfruttamento del lavoro e, più in generale, sul livello di emissioni globale, erano già stati evidenziati e denunciati non soltanto da centinaia di organizzazioni sociali, indigene e sindacali di entrambe le parti, unite nella campagna #StopEu-Mercosur, ma anche da una commissione indipendente di esperti insediata da Macron cui si sono aggiunte le voci contrarie del governo dell’Austria, dell’Irlanda e del Lussemburgo.

 

Il trattato di libero scambio con i paesi del Sudamerica è invece sostenuto da Germania e Spagna per prime. Per portare a termine l’accordo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha fatto leva sull’Italia, che a dicembre si era schierata con Parigi lasciando però margini alla trattativa, spalancando le porte alle richieste del governo italiano, vero e proprio ago della bilancia.

Messa in condizione di forza, l’Italia ha perfino alzato la posta. Ieri il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha chiesto e ottenuto dal commissario al Commercio Maros Sefcovic di sospendere l’applicazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il cosiddetto Cbam, per i fertilizzanti importati nell’area Ue. La concessione, avvenuta nel corso della riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura, fa seguito a una lettera in cui Lollobrigida metteva in guardia dal rischio di aumenti del costo dei fertilizzanti per gli agricoltori europei, chiedendo quindi di accantonare la stringente normativa ambientale europea.

La veloce capitolazione di Bruxelles fa seguito alla mano tesa che la presidente della Commissione aveva già offerto all’Italia il 6 gennaio quando aveva aperto alla possibilità di anticipare, dal 2032 al 2028, 45 miliardi di euro destinati al mondo rurale nel quadro del bilancio Ue post 2027. Un trucchetto contabile, in realtà, dato che non di fondi aggiuntivi si tratta, ma semplicemente del via libera a maggiore flessibilità nell’utilizzo dei soldi da parte dei governi nazionali. Nulla viene modificato dell’architettura complessiva del futuro bilancio Ue, che accorpa Politica agricola Comune (Pac) e Coesione sotto una voce unica, così che dare più soldi all’uno significa ridurre all’altro.

Il gioco dei 45 miliardi ha comunque convinto il governo. Uscendo dal meeting straordinario di ieri, Lollobrigida sottolinea che il rinvio della firma imposto a dicembre dall’Italia serviva a ottenere garanzie, tra cui quelle di reciprocità nell’accordo commerciale, ma che ormai di ostacoli non ce ne sono più. «D’altronde abbiamo sempre detto che per noi il Mercosur è un’ottima occasione», conferma il ministro. Gli fa eco la filogovernativa Coldiretti, quando ringrazia il governo italiano per aver strappato un aumento di 10 miliardi in favore del mondo rurale italiano con i fondi Pac del prossimo ciclo.

Se canta vittoria anche il Ppe, famiglia politica di riferimento per gli agricoltori europei prima e ancora più dei gruppi di destra, resta invece forte l’opposizione di almeno una parte delle associazioni agricole. I contadini belgi saranno i primi a scendere in piazza, nella capitale europea, tra giovedì e venerdì, promettendo di ripetere le proteste dello scorso 18 dicembre in occasione di un vertice dei leader dedicato, in realtà, soprattutto alla questione Ucraina. Da parte sua, il governo francese proverà a bloccare l’accordo fino all’ultimo momento possibile, come promette la ministra dell’Agricoltura Annie Genevard. Però, con l’Italia a bordo, la maggioranza a favore del Mercosur ormai è cosa fatta. E von der Leyen potrà alzare il suo piccolo trofeo commerciale, oltretutto nel cortile di casa di Trump. Proprio mentre la nuova dottrina Monroe e la politica della forza di Washington incendiano di equilibri transatlantici.

giovedì 12 febbraio 2026

INVITO Fattori chiave per i modelli di business in agroecologia Living Lab e infrastrutture di ricerca - 17a conversazione sull'agroecologia

 

 

 Mercoledì 25.02.2026,

13:00 - 14:00 
 Zoom 

 

                      AGROECOLOGY, il partenariato europeo "Accelerare la transizione dei sistemi agricoli: Living Lab e infrastrutture di ricerca per l'agroecologia", è un progetto europeo di ricerca e innovazione su larga scala tra la Commissione europea e 26 Stati membri, Paesi associati e Paesi terzi. AGROECOLOGY sosterrà un settore agricolo in grado di soddisfare gli obiettivi e le sfide del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità, della sicurezza e sovranità alimentare e dell'ambiente, garantendo al contempo un'attività redditizia e attraente per gli agricoltori. Sono necessari cambiamenti radicali per rendere il settore agricolo più sostenibile, resiliente e reattivo alle esigenze della società e delle politiche. L'agroecologia si basa sulle interazioni naturali e biologiche, utilizzando al contempo scienza, tecnologia e innovazione all'avanguardia basate sulla conoscenza degli agricoltori.

Le Conversazioni sull'Agroecologia costituiranno il primo passo verso il rafforzamento dei sistemi di conoscenza e innovazione agricola (AKIS) per la transizione all'agroecologia, facilitando i collegamenti tra Living Lab e attori delle infrastrutture di ricerca in tutta Europa. Le conversazioni online sull'agroecologia si svolgeranno con cadenza mensile per tutta la durata del partenariato e consentiranno la mobilitazione e il networking degli attori dell'agroecologia in tutta Europa e oltre.

Qui potete trovare il programma dettagliato e le informazioni sull'evento.

L'evento si terrà virtualmente . Dopo la registrazione, riceverai il link Zoom via email.

Per registrarsi all'evento, compilare il modulo di registrazione:


ACCETTA / RIFIUTA

Contributi analitici al dibattito sulla Politica agricola comune dell'UE basati su "Scenar 2040" (JRC)

                Il Joint Research Center (JRC) ha elaborato di recente uno studio, Scenar 2040, per analizzare, con modelli economici avanzati, gli effetti di tre diversi scenari ipotetici della Politica Agricola Comune (PAC) post 2027, puntualizzando che l’intento dello studio non è quello di fornire proposte di politica per la PAC futura, bensì evidenze quantitative utili al dibattito corrente e futuro. 



In particolare, lo studio condotto dal servizio scientifico interno della Commissione europea confronta gli effetti dei tre diversi scenari ipotetici, “Produttività e Investimenti” (Prod&Inv), “Ambiente e Clima” (Env&Clim) e del controfattuale “NoPAC”, con uno scenario di riferimento Baseline, costruito supponendo di mantenere invariato l’attuale impianto dei Piani Strategici della PAC 2023-2027 (PSP) e tenendo conto dei risultati del Medium-term Outlook for EU Agricultural Markets and Income 2023-2035 (DG AGRI, 2023), proiettati al 2040. L’Outlook di medio termine, a sua volta, tiene conto degli esiti degli studi omologhi condotti dalla FAO (Food and Agriculture Organization) e dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), basati su proiezioni specifiche di indicatori macroeconomici – quali la crescita del PIL, i tassi di cambio, la crescita demografica e i prezzi del petrolio greggio – rilasciati dall'OCSE, dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dalla Banca Mondiale. L'approccio metodologico di Scenar 2040, in particolare, si avvale di modelli tratti dalla piattaforma integrata di modellazione per l'analisi agro-economica delle materie prime e delle politiche (iMAP) del JRC. Per questo studio, segnatamente, vengono utilizzati tre modelli economici complementari iMAP: il modello di equilibrio generale computabile MAGNET, il modello di equilibrio parziale CAPRI e il modello a livello di azienda agricola IFM-CAP. Questi modelli sono specificamente sviluppati per studiare l'impatto dei cambiamenti politici sui mercati agricoli, sui redditi agricoli, sull'uso del suolo, sugli indicatori ambientali (incluse le emissioni di gas serra) e sulla sostenibilità complessiva. La combinazione di questi tre modelli, come evidenziato da JRC, consente la valutazione di un'ampia gamma di fattori e impatti su diverse scale, dai mercati globali alle singole tipologie di aziende agricole dell'UE. La descrizione e l’uso di tali modelli, in linea con la Better Regulation Agenda dell’UE, sono documentati nel sistema MIDAS della Commissione Europea.


Analisi


mercoledì 11 febbraio 2026

Quadro nazionale AKIS nel PSP 2023‑2027

 

Il modello AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) è il perno della dimensione conoscenza‑innovazione della nuova PAC: serve a integrare ricerca, consulenza, formazione, sperimentazione, imprese e amministrazioni in un sistema coerente, non più a “silos”.

Nel PSP italiano 2023‑2027, AKIS è descritto nel capitolo 8 e si articola in 9 interventi:

  • 3 interventi di “Cooperazione” (art. 77);
  • 6 interventi di “Scambio di conoscenze e informazioni” (art. 78).

La spesa pubblica complessiva prevista per AKIS è di circa 422,5 milioni di euro.

Gli interventi AKIS sono pensati per:

  • rafforzare i servizi di consulenza aziendale e di sistema;
  • sostenere i Gruppi Operativi PEI‑AGRI e altre forme di cooperazione per l’innovazione;
  • potenziare formazione, informazione, dimostrazione, scambio di buone pratiche;
  • migliorare il coordinamento tra attori (CREA, Rete Rurale, Regioni, organismi di consulenza, università, organizzazioni professionali).



Confronto analitico: AKIS nazionale vs declinazione siciliana

Profilo

Livello nazionale (PSP)

Regione Sicilia

Impostazione strategica

AKIS come sistema integrato di 9 interventi (cooperazione + scambio di conoscenze), con 422,5 mln € complessivi.

Recepimento della strategia nazionale nell’ambito del PSP, con declinazione regionale degli interventi di sviluppo rurale e dei servizi di conoscenza/innovazione.

Governance

Forte ruolo di MASAF, CREA, Rete Rurale, con coordinamento centrale e attuazione regionale; AKIS descritto nel cap. 8 PSP.

Autorità di gestione regionale per lo sviluppo rurale; necessità di coordinare strutture regionali, GAL, enti di ricerca, consulenza e organizzazioni professionali.

Tipologia di interventi

Cooperazione (GO, progetti innovativi, partenariati) + formazione, consulenza, informazione, dimostrazione.

Stesse tipologie, ma con priorità e bandi regionali; possibilità di focalizzare su filiere e sistemi locali tipici siciliani.

Stato di attuazione

Avvio differenziato tra Regioni; primo anno con focus su messa a punto strumenti e governance, più che su piena operatività di tutti gli interventi.

Avvio in linea con il nuovo PSP, ma con le tipiche criticità di capacità amministrativa, complessità procedurale e necessità di rafforzare i servizi di consulenza e animazione territoriale.

Criticità

Frammentazione, lentezza di alcuni interventi, difficoltà di integrazione reale tra ricerca, consulenza e imprese.

Rischio di dispersione, difficoltà di fare sistema tra attori (enti locali,   università, organizzazioni agricole, consulenti), disomogeneità territoriale.

Opportunità

Creare un AKIS nazionale più coeso, con reti tematiche, GO, servizi di consulenza moderni e digitali.

Usare AKIS per valorizzare sistemi locali   rafforzare consulenza di prossimità e innovazione sociale in agricoltura.

Fonti di quadro: PSP Italia, documenti Rete Rurale e Pianeta PSR.


Lettura critica: dove si gioca davvero la partita in Sicilia

Se andiamo oltre la descrizione formale, la partita AKIS in Sicilia si gioca su alcuni nodi:

  • Passare da “progetti” a “sistema”
    Non basta finanziare singoli progetti innovativi: serve una regia che colleghi GO, consulenza, formazione,   università, organizzazioni agricole, borghi rurali. Il rischio è un mosaico di iniziative non comunicanti.
  • Consulenza agricola come infrastruttura, non come servizio accessorio
    AKIS funziona solo se la consulenza è capillare, competente e riconosciuta dagli agricoltori come utile. In Sicilia, questo significa lavorare su:
    • prossimità territoriale;
    • capacità di tradurre innovazione in soluzioni pratiche per aziende spesso piccole, familiari, multifunzionali;
    • integrazione tra consulenza tecnica, economica, ambientale e digitale.
    • Adeguata formazione dei consulenti
  • Capacità amministrativa e semplificazione
    La complessità procedurale può frenare l’accesso agli interventi AKIS, specie per piccoli soggetti.  Per usare bene AKIS, si deve lavorare su bandi chiari, accompagnamento, animazione territoriale adeguata

In sintesi operativa

  • A livello nazionale, AKIS nel PSP 2023‑2027 è ben strutturato sulla carta, con 9 interventi e una dotazione significativa, ma l’attuazione è ancora in fase di consolidamento, con differenze regionali e criticità di integrazione reale tra gli attori.
  • La Sicilia ha un potenziale enorme per usare AKIS come leva di sviluppo rurale  ma deve:
    • rafforzare la governance regionale del sistema conoscenza‑innovazione;
    • mettere in rete attori che oggi lavorano spesso in parallelo;
    • usare AKIS per sostenere filiere e territori concreti, non solo per “fare progetti”

1. Premessa metodologica

L’analisi si concentra su quattro dimensioni chiave dell’attuazione AKIS:

  1. Governance e capacità amministrativa
  2. Servizi di consulenza e animazione territoriale
  3. Cooperazione e Gruppi Operativi (GO)
  4. Integrazione tra ricerca, imprese e territorio

Per ciascuna dimensione evidenzio le criticità siciliane e il confronto con il Veneto.


2. Criticità Sicilia vs Veneto – Analisi comparata

2.1 Governance e capacità amministrativa

Sicilia – Criticità

  • Ritmi di attuazione più lenti nella pubblicazione dei bandi e nella gestione delle procedure.
  • Struttura amministrativa frammentata, con difficoltà di coordinamento tra Dipartimento Agricoltura,   enti di ricerca, organizzazioni professionali.
  • Assenza di un Tavolo AKIS formalizzato, che rallenta la definizione di priorità e la coerenza tra interventi.
  • La rinuncia ad alcune azioni fondamentali di AKIS (formazione dei consulenti e attività dimostrativa)
  • Turnover elevato del personale tecnico-amministrativo, con perdita di continuità e know‑how.

Veneto – Situazione

  • Governance molto stabile, con un sistema di coordinamento consolidato tra Regione, AVEPA, università e centri di ricerca.
  • Tavoli tematici permanenti e un forte ruolo dell’Agenzia regionale (AVEPA) nella gestione efficiente dei procedimenti.
  • Capacità amministrativa tra le più alte d’Italia, con tempi di istruttoria e pagamento più rapidi.

Differenziale

Il Veneto opera con una governance “a rete” già matura; la Sicilia è ancora in fase di costruzione del sistema.


2.2 Servizi di consulenza e animazione territoriale

Sicilia – Criticità

  • Copertura territoriale disomogenea: molte aree interne e borghi rurali non hanno servizi di consulenza strutturati.
  • Debole integrazione tra consulenza tecnica, economica, ambientale e digitale.
  • Scarsa percezione di utilità da parte delle aziende agricole, che spesso vedono la consulenza come un adempimento burocratico.
  • Animazione territoriale insufficiente

Veneto – Situazione

  • Rete di consulenza capillare e professionalizzata, con organismi accreditati e standard qualitativi elevati.
  • Forte presenza di consulenza specialistica (vitivinicolo, zootecnia, irrigazione, digitale).
  • Animazione territoriale continua, con sportelli, incontri tecnici, dimostrazioni in campo.

Differenziale

Il Veneto ha un sistema di consulenza percepito come utile e integrato; la Sicilia deve ancora trasformare la consulenza in un’infrastruttura stabile e riconosciuta.


2.3 Cooperazione e Gruppi Operativi (GO)

Sicilia – Criticità

  • Numero di GO inferiore rispetto al potenziale regionale.
  • Difficoltà nella costruzione dei partenariati, spesso troppo formali e poco orientati a problemi reali.
  • Tempi lunghi di valutazione e avvio dei progetti.
  • Scarsa continuità tra GO del periodo 2014‑2022 e quelli del PSP 2023‑2027.

Veneto – Situazione

  • Tradizione consolidata di cooperazione e GO PEI‑AGRI, con progetti di alta qualità tecnica.
  • Partenariati stabili e collaudati tra imprese, università, consorzi di tutela, enti locali.
  • Temi dei GO molto aderenti ai fabbisogni reali (acqua, vitivinicolo, sostenibilità, digitale).

Differenziale

Il Veneto ha una cultura della cooperazione agricola molto radicata; la Sicilia deve ancora consolidare reti stabili e orientate all’innovazione.


2.4 Integrazione tra ricerca, imprese e territorio

Sicilia – Criticità

  • Università e centri di ricerca poco integrati nei processi di innovazione agricola quotidiana.
  • Scarso trasferimento tecnologico: molte innovazioni restano nei laboratori e non arrivano alle aziende.
  • Debole connessione tra ricerca e sistemi locali  
  • Pochi poli dimostrativi e aziende pilota.

Veneto – Situazione

  • Integrazione molto forte tra università, centri di ricerca, consorzi di tutela e imprese.
  • Presenza di aziende dimostrative, campi prova, poli di innovazione.
  • Ricerca applicata orientata a filiere strategiche (vino, latte, orticoltura, irrigazione).

Differenziale

Il Veneto ha un ecosistema dell’innovazione agricola già maturo; la Sicilia ha eccellenze scientifiche ma manca di un sistema di trasferimento efficace.


3. Sintesi comparativa

Dimensione

Sicilia – Criticità

Veneto – Punti di forza

Governance

Frammentazione, lentezza, assenza Tavolo AKIS

Governance stabile, AVEPA efficiente, tavoli permanenti

Consulenza

Copertura disomogenea, percezione debole, poca integrazione

Rete capillare, specialistica, molto utilizzata

Cooperazione

GO pochi, partenariati fragili, tempi lunghi

GO numerosi, partenariati solidi, forte tradizione

Ricerca-territorio

Scarso trasferimento, poca integrazione

Ecosistema ricerca‑impresa molto sviluppato


4. Interpretazione strategica

La Sicilia non è “indietro” per mancanza di potenziale, ma per debolezza sistemica:

  • governance non ancora strutturata;
  • servizi di consulenza non percepiti come infrastruttura;
  • cooperazione agricola non pienamente matura;
  • ricerca poco connessa ai territori.

Il Veneto, al contrario, beneficia di:

  • una tradizione cooperativa forte;
  • un sistema di consulenza consolidato;
  • una governance amministrativa molto efficiente;
  • una cultura dell’innovazione agricola diffusa.

5. Dove può recuperare la Sicilia

Tre leve strategiche:

1. Costruire un AKIS regionale vero

Tavolo AKIS Sicilia, governance stabile, coordinamento multilivello.

2. Rafforzare la consulenza di prossimità

Sportelli territoriali, animazione nei borghi, consulenza multidisciplinare.

 

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