venerdì 18 settembre 2026

Trenta proposte per ripensare i borghi italiani

 

Trenta proposte di Franco Arminio per ripensare i paesi italiani

Questa estate è stata caratterizzata da un approfondito dibattito sociale-culturale sull’identità del modello rappresentato dai nostri paesi e/o borghi, aperto dallo scrittore Christian Raimo con affermazioni “forti” sui social a cui ora replica il paesologo Franco Arminio con una sorta di suggestivo manifesto su cui riflettere…


 

Raimo aveva esordito con queste considerazioni: «Ho letto dell’osceno dibattito sul woke mentre ero in giro tra boschi e paesini italiani a camminare. Mi fermavo in questi luoghi semidisabitati, bellissimi, quasi senza presenze umane tranne i bar pieni di maschi vecchi, italiani bianchi, che bevevano male già alle 8 di mattina, l’unica donna era sempre e solo la barista, 20 o 30 anni, alla quale i maschi vecchi facevano battute di merda, gli s’appiccicavano letteralmente addosso, etc… Quando non c’è l’overturismo questo resta di quello che chiamiamo l’Italia, i borghi, gli antichi mestieri: resta l’alcolismo, il maschilismo, il razzismo».

Anche Franco Arminio ha voluto far sentire la sua voce nel dibattito, attraverso i suoi canali social. Ma ha inteso offrire qualche elemento di riflessione in più, proponendo sulle pagine di La Repubblica un documento articolato in 30 punti, con alcuni suggerimenti per salvare i paesi dall’abbandono e restituire un futuro alle aree interne.

Questa la sua premessa:

Ognuna di queste idee va precisata, definita nei dettagli, occorrono un ministro, assessori regionali, consiglieri comunali che siano preposti all’attuazione di un nuovo Piano Nazionale per salvare i paesi. I comuni devono avere più diritti, ma anche maggiori doveri. Non si può fare uso di risorse pubbliche al di fuori dell’indirizzo del Piano nazionale.

Le risorse dedicate all’assistenza devono essere maggiori nel primo periodo, una parte cospicua e crescente delle risorse deve essere destinata a ridurre le ragioni dell’assistenza. Ti aiuto, ma provo a ridurre le ragioni per cui chiedi aiuto. I paesi devono essere stimolati a produrre, ben oltre le fabbriche storiche della sfiducia e del lamento.

Queste azioni sono necessarie perché quello che si investe è molto meno di quello che si perde se il paese scompare. E non sarebbe una perdita di ordine lirico, ma principalmente economico: chi li ha costruiti ha speso sudore e soldi.

Molte di queste idee sono di difficile attuazione, ma è importante indicare la direzione. Attualmente c’è solo la spesa, su base prevalentemente regionale, peraltro di modesta entità e senza visione d’insieme. La strategia nazionale langue in un mare di carte, è un susseguirsi di sceneggiature, ma il film non comincia mai e i paesi continuano a perdere residenti e servizi essenziali per la vita quotidiana. Le proposte possono avere diversi tempi di attuazione e non valgono per tutti i luoghi. In alcuni si possono avviare due cose, in altre cinque, dipende molto dalle realtà locali. L’idea è che non decide il centro e non decide il margine, si decide insieme, si parte con le cose pronte a partire, si preparano le condizioni dove non ci sono. Per fare tutto questo serve uno sguardo corale. Non possono essere vicende che si decidono in uffici regionali in cui alla fine conta solo vincere i bandi. Le aree interne comprendono quattromila comuni, occupano il sessanta per cento del territorio, ci vivono quasi 14 milioni di persone. Non sono fuori dalla storia e dalla modernità ed è chiaro che senza un orizzonte politico radicalmente nuovo e pacifista ci sono poche speranze di cambiamenti decisivi. I paesi sono una delle più grandi questioni dell’Italia, una sua caratteristica peculiare. Rigenerarli è rigenerare l’Italia.

P.S.: Non ho ruoli istituzionali e questi punti non si configurano come un piano organico, che tra l’altro nessuno mi ha chiesto. Sono a disposizione per discuterne in qualunque luogo con soggetti o gruppi o associazioni che hanno interesse ad aggiungere altri punti oppure a modificare e integrare questi. Si può provare, insieme, a fare una piattaforma programmatica per chiamare al confronto i decisori politici locali e nazionali.

LE PROPOSTE DI FRANCO ARMINIO IN 30 PUNTI

1. Dare i soldi ai paesi, non in base agli abitanti, ma all’estensione territoriale, all’altimetria e alla lontananza dai grandi centri. Vanno finanziate azioni anche per il benessere degli animali e delle piante.

2. Se ti occupi di un bosco, di una sorgente, di un pascolo, hai diritto al “Reddito di premura”, un reddito riconosciuto a chi difende il territorio e produce beni pubblici. Le azioni dei singoli vanno integrate in un Piano nazionale di restauro, manutenzione e salvaguardia dei paesaggi dei paesi in cui impegnare almeno trentamila giovani per almeno dieci anni. Il Piano è finanziato con i fondi provenienti da una piccola tassazione straordinaria sulle grandi ricchezze.

3. Se compri una casa in un paese che ha meno di tremila abitanti non paghi nessuna tassa per dieci anni, con esclusione di quelli che hanno redditi da benestanti. Costruzione di un Catalogo di case disponibili a prezzi contenuti per chi cambia la residenza da una città a un paese. Incentivare gli abitanti stabili più che il turismo estivo. Quando si interviene su un centro antico, le case vanno restaurate tenendo conto che possono essere adibite a varie funzioni: abitazione, ufficio, laboratorio.

4. Banda ultra-larga gratuita nei paesi più sperduti e svantaggiati e comunque non superiori a tremila abitanti.

5. In ogni territorio opera un gruppo interdisciplinare formato da esperti di progettazione europea, economia, agronomia, urbanistica, innovazione digitale, creazione d’impresa: un gruppo che interagisce coi singoli comuni e fa da cerniera tra i progetti nazionali e la loro attuazione locale.

6. Ogni extracomunitario che lavora in un paese ha diritto ad un reddito di integrazione di cinquecento euro al mese. In questo modo si distribuirebbe lo loro essenziale presenza in modo più equilibrato in tutto il territorio nazionale (tra l’altro nei paesi sono disponibili alloggi a poco prezzo).

7. Le imprese agricole biologiche e con meno di cinque ettari non pagano nessuna tassa. Bisogna aiutarle a mantenere elevati standard produttivi ed eliminare i costi per la certificazione. Favorire i piccoli contadini: ogni orto coltivato dà diritto a un contributo di cinquecento euro all’anno, esclusi gli orti da 5 metri quadrati sotto casa.

8. Se organizzi feste e manifestazioni culturali acquisisci il “Reddito di comunità” sotto forma di agevolazioni: le associazioni dei piccoli luoghi non devono pagare il fitto dei locali, spesso chiudono proprio perché le azioni sembrano troppo sporadiche rispetto ai costi fissi. Le associazioni devono certificare azioni di pubblica restituzione, se non fanno nulla i benefici a carico dell’Ente pubblico decadono. Gli artisti, i poeti e gli scrittori residenti in piccoli paesi e privi di reddito da lavoro hanno diritto a un “Contributo pubblico di creatività” mensile di seicento euro al mese.

9. I consiglieri comunali dei piccoli comuni devono essere eletti col sistema proporzionale e durare in carica quattro anni. L’età media dei componenti di una lista elettorale non può essere superiore a quarant’anni. Nella giunta ci deve essere almeno una donna, una persona laureata e una persona che ha meno di trent’anni. I sindaci sono tenuti ad organizzare almeno un’assemblea pubblica una volta l’anno in cui ogni cittadino può esporre le sue valutazioni sull’attività amministrativa. Ogni Consiglio Regionale deve avere almeno quattro consiglieri residenti in paesi che hanno meno di tremila abitanti. Il venti per cento dei parlamentari deve essere residente in paesi che hanno meno di cinquemila abitanti. Almeno due ministri devono essere residenti in comuni che hanno meno di cinquemila abitanti. Un rappresentante del Governo deve riferire una volta all’anno sulle attività svolte a sostegno dei paesi in un incontro con i sindaci di tutte le province italiane.

10. Creare piccoli poli produttivi senza costruire nuovi capannoni. Si possono usare scuole abbandonate, palazzi signorili, opifici dismessi. È importante che i palazzi storici dei paesi siano riempiti di nuove funzioni, compresa quella abitativa. Serve un piano specifico per i palazzi storici. Nessun privato è interessato all’acquisto e al restauro. Serve l’intervento dello Stato. Una bella casa è un patrimonio di tutti, prima che di una famiglia.

11. Bisogna costruire un piano di decentramento dei lavori dalle aree affollate a quelle a bassa densità. Si deve immaginare anche il trasferimento di alcuni uffici pubblici. Chi vive nei paesi non deve andare per ogni motivo nel capoluogo, quelli del capoluogo devono avere qualche motivo per andare nei paesi.

12. I comuni sotto i cinquemila abitanti possono spendere per le manifestazioni estive massimo cinquantamila euro del proprio bilancio. D’inverno si deve spendere una cifra uguale a quello che si spende d’estate.

13. Nessun paese senza scuola e senza biblioteca. Insegnanti speciali per le pluriclassi. Immaginare aule in cui per alcune attività sui banchi siedono anche gli anziani. Chi apre una libreria o si occupa di gestire un museo riceve aiuti economici fino all’ottanta per cento della spesa. I comuni che organizzano residenze formative hanno la precedenza nei finanziamenti pubblici.

14. C’è bisogno di ambulatori con attrezzature diagnostiche d’avanguardia e medici che lavorano in connessione con i migliori ospedali. L’ambulanza deve arrivare entro venti minuti, il ricovero in una struttura adeguata entro quaranta. I trasporti per cure sanitarie devono essere gratuiti. I medici di famiglia non possono avere più di ottocento pazienti.

15. Chi cede una casa ad un’associazione culturale in comuni che hanno meno di mille abitanti ha diritto a sconti fiscali in base al valore del dono. Tutte le manifestazioni culturali organizzate dai comuni devono prevedere la consultazione delle associazioni locali.

16. Il governo aumenta il punteggio dei bandi ai comuni che hanno una cooperativa di comunità come strumento di sviluppo locale e di crescita sociale e civile. Il governo assicura una priorità al superamento della disoccupazione femminile. Va istituito un reddito di dolcezza per chi si occupa di anziani o di persone con problemi psichici o con disabilità. Oltre ai servizi sociali, oltre la propria famiglia, bisogna tenere viva l’attenzione di vicinato.

17. Trasporto pubblico con piccoli mezzi, anche con automobili: chi vuole passare più di tre giorni in un paese non paga le spese di viaggio, ovviamente esclusi i ricchi. Ogni paese ha diritto a scegliere trenta giorni all’anno in cui vengono attivate linee di trasporto eccezionali, oltre a rinforzare quelle presenti: per esempio il giorno del Santo Patrono o durante un festival.

18. Lo Stato mette la metà degli investimenti per le imprese avviate da chi ha meno di quarant’anni. Per le imprese agricole il contributo sale all’ottanta per cento. I ristoranti che usano pochi prodotti del territorio pagano più tasse.

19. La metà delle spese di riscaldamento nei paesi montani sotto i mille abitanti è a carico dello Stato, esclusi i benestanti. Per gli anziani a basso reddito lo Stato provvede all’intera spesa, ma solo se i consumi non superano una certa soglia.

20. Per ogni bambino che vive in un paese lo Stato fornisce un contributo di quattromila euro annui dalla nascita fino alla maggiore età.

21. Dopo le scuole superiori viene istituito un semestre di servizio civile nei paesi, retribuito con cinquecento euro al mese. Il servizio civile è pagato con i fondi provenienti da una piccola tassazione straordinaria sulle grandi ricchezze.

22. La grande distribuzione è incentivata ad approvvigionarsi di prodotti provenienti dai paesi. I produttori agricoli riuniti in piccoli consorzi hanno degli sgravi sul prezzo dell’energia. Ogni contadino deve poter godere di servizi alla persona e di avere consulenze gratuite sulla propria attività.

23. Industrie, università, ospedali che avviano azioni o strutture nei piccoli paesi hanno diritto a detrazioni fiscali. Le imprese che producono energie dal petrolio e dal carbone devono dare il venti per cento dei profitti al territorio. Le imprese che producono energie alternative devono dare il dieci per cento. Il livello di estrazione e produzione è deciso in accordo con le comunità locali. Servono controlli rigorosi e ripetuti sugli impianti. I paesi che forniscono acqua ad altri territori devono avere ristori più importanti.

24. Le risorse provenienti da un aumento della tassazione sui ricchi vanno destinate a progetti per la salute mentale e la rigenerazione sociale. La crisi sociale ed economica, la solitudine legata al crollo del sentimento comunitario, rischiano di creare dinamiche da manicomio a cielo aperto.

25. Se torni al tuo paese come pensionato hai diritto a un contributo annuo di tremila euro, ovviamente se non hai una pensione da ricco. Se torni per lavorarci hai diritto a un contributo annuo di novemila euro per i primi cinque anni: si tratta di attrarre in primo luogo persone che possano produrre reddito vivendo nel paese.

26. Alcuni paesi e i loro territori vengono scelti come luoghi di sperimentazione per l’agricoltura, la medicina, la formazione, i trasporti. In questi comuni viene istituita la figura dell’Allenatore dei paesi, una persona che affianca il sindaco sull’andamento delle attività sperimentali.

27. Quello che viene prodotto nei paesi, tipo il grano, deve diventare pasta, biscotti, pane. Nessun prodotto deve essere venduto altrove senza che ci siano lavorazioni nel paese o nei paesi vicini. Istituire un premio per le migliori produzioni agricole e le migliori creazioni artigianali. Va promossa la produzione adeguata di alcuni prodotti tipici, garantendone la qualità. In troppi territori si parla di prodotti che poi non si trovano.

28. Le iniziative culturali che prevedono incontri in altri comuni hanno finanziamenti maggiori. Gli artisti che si esibiscono nei paesi sotto i duemila abitanti hanno diritto a uno sconto fiscale del venti per cento sulla cifra incassata. È un modo per stimolare grandi artisti a esibirsi in piccoli paesi. In ogni provincia viene istituita almeno una “Casa dei maestri”, cioè un luogo che diventa bottega delle arti per residenti e turisti. La casa è finanziata con il contributo delle banche presenti nella provincia.

29. Ogni paese ha un punteggio riservato agli interventi di assistenza e a quelli produttivi. Per ogni euro dedicato all’assistenza se ne prevedono tre per il lavoro. Ogni azione che prevede la perdita di posti di lavoro va resa pubblica durante un consiglio comunale in cui il datore di lavoro deve spiegare le ragioni della sua scelta.

30. Cinque mesi senza un euro, cinque mesi dove ogni paese discute in assemblee dedicate al futuro e in cui tutti i bandi sono bloccati e lo Stato non eroga nessun fondo. Ogni paese si concentra su una visione possibile del suo futuro, potendo contare sulla consulenza di esperti. Per i prossimi vent’anni è vietato qualunque intervento di rifacimento di piazze e nuove pavimentazioni di spazi pubblici, tranne i casi in cui è strettamente necessario per la sicurezza e per il decoro urbano. In caso di progetti che spendono soldi pubblici senza nessuna ricaduta verificabile il paese viene penalizzato nei bandi successivi. Sono premiati i progetti che hanno una maggiore ricaduta comunitaria: non si lavora per far girare le betoniere, ma per cementare i legami sociali.

Fiera di San Michele: il 29 settembre

 

 una giornata dedicata all’agricoltura, alle filiere locali e al futuro dei Monti Sicani

C’è una data che a Bisacquino appartiene alla memoria collettiva della comunità: il 29 settembre, giorno dedicato a San Michele Arcangelo, quando per decenni il paese è stato punto di riferimento per agricoltori, allevatori e commercianti arrivati da tutto il comprensorio dei Monti Sicani, nel passaggio tra la fine del raccolto e l’avvio della nuova stagione agricola. 

 

Quest’anno quella tradizione si arricchisce di una nuova area, la Fiera Agricola Bisacquinese, il progetto con cui il Comune guarda al futuro dell’agricoltura siciliana attraverso filiere produttive, eccellenze agroalimentari, innovazione e sostenibilità. Il progetto punta a rafforzare il ruolo dell’agricoltura quale motore di sviluppo economico, culturale e turistico delle aree interne della Sicilia, favorendo il dialogo tra istituzioni, imprese, scuola e comunità locali.

«La Fiera Agricola Bisacquinese rappresenta molto più di una manifestazione fieristica   È una scelta precisa di valorizzazione del nostro territorio e delle sue produzioni, un investimento sulla nostra identità e sulle imprese agricole che ogni giorno contribuiscono a mantenere vivo il tessuto economico dei Monti Sicani. Vogliamo restituire centralità a una tradizione che appartiene alla nostra storia, trasformandola in uno strumento di promozione, crescita e sviluppo per l’intero comprensorio».

La giornata si apre alle 9.30 nei locali dell’I.I.S.S. “Don Calogero Di Vincenti” con il convegno “Valorizzazione delle filiere agricole locali”, dedicato alle prospettive del comparto, alle produzioni identitarie, all’innovazione e alla sostenibilità. Al tavolo, insieme al sindaco, l’assessore all’Agricoltura Anna La Russa, il dirigente scolastico Giuseppe Zambito, la responsabile ESA SOPAT 66 di Bisacquino Lucia Vintaloro, docenti ed esperti del settore.

«Abbiamo scelto di inaugurare la manifestazione all’interno di una scuola – sottolinea l’assessore La Russa – perché il futuro dell’agricoltura passa inevitabilmente dalle nuove generazioni. Parlare di filiere agricole significa parlare di formazione, innovazione, competenze e opportunità per i giovani: solo un dialogo stretto tra istituzioni, scuola e imprese può rendere l’agricoltura una concreta occasione di sviluppo per il nostro territorio».

Dal tardo pomeriggio la fiera si sposta nel cuore del paese. Alle 16.30 aprono gli stand all’Anfiteatro “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, dove aziende agricole e produttori del territorio presentano le eccellenze agroalimentari. Alle 17.30 il centro storico si anima con la sfilata del Carretto Siciliano, alle 18 spazio alle degustazioni delle produzioni locali. Chiude la giornata, alle 19, il Gruppo Folkloristico Città di Agrigento, con la passeggiata lungo via Decano Don Calogero Di Vincenti e lo spettacolo conclusivo in Anfiteatro.

 

Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento Regionale dell’Agricoltura concesso con DRS n. 5400 del 01/09/2026, organizzata e promossa dal Comune di Bisacquino, in collaborazione con ESA SOPAT 66 Bisacquino, SAI Bisacquino “Sale della Terra”, I.I.S.S. “Don Calogero Di Vincenti” e Pro Loco Bisacquino APS. Ingresso libero per tutti gli eventi

AZIENDE IN FIERA SAMBUCA 2026

 


 TRE GIORNI DEDICATI ALLE PRODUZIONI E ALLE ECCELLENZE DEL TERRITORIO

 

Sambuca di Sicilia si prepara ad accogliere “AZIENDE IN FIERA Sambuca 2026”, la manifestazione in programma dal 19 al 21 settembre 2026, dedicata alla valorizzazione delle produzioni agricole, agroalimentari ed enogastronomiche e alla promozione delle realtà produttive del territorio.

 

AZIENDE IN FIERA Sambuca 2026” si svolgerà a Sambuca di Sicilia dal 19 al 21 settembre 2026. Il programma dettagliato e le ulteriori informazioni sulla manifestazione saranno resi noti attraverso i canali istituzionali del Comune.

“Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento Regionale dell’Agricoltura”.


 

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di creare un’occasione concreta di incontro tra aziende, produttori, operatori del settore, cittadini e visitatori, mettendo al centro la qualità delle produzioni locali, il legame con le tradizioni e la capacità delle imprese di innovare e guardare al futuro.

Nel corso delle tre giornate Sambuca di Sicilia diventerà una vetrina delle produzioni e delle eccellenze del territorio, con spazi dedicati alle aziende del comparto agricolo e agroalimentare e con momenti di degustazione dei prodotti tipici. Tra i protagonisti della manifestazione ci saranno in particolare formaggi, lumache, tartufo, vino, olio, miele e le tradizionali Minne di virgini, espressione autentica della cultura gastronomica sambucese e siciliana.

Attraverso questi prodotti, “AZIENDE IN FIERA Sambuca 2026” intende raccontare un territorio fatto di agricoltura, tradizioni, saperi artigianali e produzioni di qualità, mettendo in relazione il mondo delle imprese con la promozione turistica e culturale del borgo.

La manifestazione intende inoltre rafforzare il rapporto tra produzioni locali, economia e promozione turistica, facendo conoscere sempre di più ciò che il territorio è capace di offrire e valorizzando il legame tra prodotti, paesaggio, storia e identità del borgo.

Particolare attenzione sarà riservata al coinvolgimento diretto degli operatori, chiamati ad essere protagonisti dell’iniziativa attraverso la presentazione delle proprie produzioni e delle proprie esperienze. “AZIENDE IN FIERA Sambuca 2026” vuole essere, infatti, non soltanto una manifestazione espositiva, ma anche un luogo di incontro, confronto e collaborazione tra il mondo produttivo e le istituzioni.

«Vogliamo offrire alle nostre aziende – dichiara l’Assessore alle Attività Produttive Leo Ciaccio – un’occasione concreta di visibilità e di promozione. Valorizzare chi produce, trasforma e commercializza i prodotti del nostro territorio significa rafforzare l’intero sistema economico locale. Il nostro obiettivo è fare rete, favorire la collaborazione tra gli operatori e creare nuove opportunità di crescita».

«Questa iniziativa – sottolinea il Sindaco Giovanna Casà – si inserisce nel percorso di valorizzazione delle risorse e delle potenzialità di Sambuca. Sostenere le nostre attività produttive significa sostenere il lavoro, l’economia e il futuro della comunità, partendo dalle nostre tradizioni e dalla qualità che il territorio sa esprimere».

L’iniziativa è realizzata grazie al sostegno della Regione Siciliana, nell’ambito degli interventi finalizzati alla promozione e alla valorizzazione dei prodotti agricoli, alimentari ed enogastronomici.


mercoledì 16 settembre 2026

Dal 17 al 20 settembre Raffadali celebra il suo Pistacchio DOP

 

  

Raffadali (AG) 16 settembre 2026 - Dieci anni di crescita, promozione e lavoro condiviso attorno a uno dei prodotti simbolo del territorio agrigentino. Dal 17 al 20 settembre torna a Raffadali il Fastuca Fest, la manifestazione dedicata al Pistacchio di Raffadali DOP, giunta a un’edizione particolarmente significativa. Quattro giornate nelle quali gastronomia, cultura, salute e spettacolo contribuiranno a raccontare non soltanto un’eccellenza agroalimentare, ma l’intera filiera economica e sociale sviluppatasi intorno a essa.

 


Organizzato dal Consorzio di tutela del Pistacchio di Raffadali DOP, il festival celebra un percorso che ha accompagnato l’affermazione del prodotto e rafforzato l’identità del territorio. Il Consorzio riunisce oggi 21 aziende certificate (17 produttori e 4 confezionatori), e continua ad ampliarsi attraverso nuovi impianti, l’ingresso di altri soci e una crescente attenzione alla certificazione e alla tracciabilità. «La decima edizione rappresenta il traguardo di un processo di crescita costante, costruito anno dopo anno», afferma Salvatore Gazziano, direttore del Consorzio di tutela del Pistacchio di Raffadali DOP. «Il Fastuca Fest ha contribuito a dare valore al prodotto e al territorio, generando ricadute economiche che riguardano non soltanto chi coltiva, ma anche le imprese che trasformano il pistacchio e lo utilizzano per realizzare produzioni certificate e di qualità. La crescita dei nuovi impianti lascia inoltre prevedere un aumento importante della capacità produttiva nei prossimi anni».

Un percorso che richiede oggi un impegno ancora maggiore accanto alle aziende agricole. «In questi anni è cresciuto il rapporto di fiducia con i produttori e con le realtà che hanno scelto di aderire al Consorzio», sottolinea il presidente Calogero Frenda. «È un patrimonio che dobbiamo continuare a consolidare, rimanendo vicini a chi lavora ogni giorno sul campo. I cambiamenti climatici rendono le diverse fasi della coltivazione, e soprattutto la raccolta, sempre più delicate e richiedono maggiore attenzione, cura e sostegno. Il nostro compito è accompagnare i produttori, tutelare la qualità e garantire al consumatore l’origine e la tracciabilità del Pistacchio di Raffadali DOP».

Il programma si svilupperà nel centro di Raffadali tra il Percorso del Gusto, l’area Expo del Mercato del Pistacchio DOP, degustazioni, incontri, musica e iniziative rivolte alle famiglie. La cucina sarà uno dei principali strumenti di racconto del prodotto: tra gli appuntamenti, lo show cooking “La Terrazza degli Dei” con lo chef Max Ballarò, “Fastuca & Wine” con l’enologo Gianni Giardina, e l’incontro tra il Pistacchio di Raffadali DOP e le eccellenze della Puglia e della Valle d’Itria. Spazio anche alla seconda gara di cucina e a “Talenti in verde”, dedicato a lievitati, alta cucina e pasticceria d’autore.

Un ruolo centrale sarà affidato infine alla prevenzione. Sabato sarà attiva la “Piazza della Salute”, realizzata in collaborazione con l’Asp di Agrigento, con screening gratuiti e campagne di promozione della salute; domenica si svolgerà invece la camminata solidale dell’associazione Onde Rosa, dedicata alla prevenzione del tumore al seno attraverso l’alimentazione. «La presenza dell’Asp – aggiunge Gazziano – dà ulteriore valore alla manifestazione. La salute passa anche attraverso l’alimentazione, ma soprattutto attraverso la prevenzione e la diffusione di una maggiore consapevolezza. Portare gli screening dentro una festa popolare significa raggiungere direttamente i cittadini e offrire un servizio concreto al territorio».

“Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell’Agricoltura”

 

martedì 15 settembre 2026

Segnalazione incendi

 

Regione, al via la piattaforma per le segnalazioni delle imprese agricole danneggiate dagli incendi






Le imprese agricole coinvolte dagli incendi nel periodo compreso tra il 7 agosto e il 15 settembre, possono segnalare i danni riportati all’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea. È disponibile la piattaforma che consente di inserire i dati necessari alla geolocalizzazione degli eventi, l’anagrafica dell’azienda, i danni alle produzioni e alle strutture o agli impianti produttivi, la localizzazione e la documentazione fotografica.
Le imprese devono inviare una segnalazione per ogni corpo aziendale danneggiato. La scadenza è stata fissata al 30 settembre.
L’assessorato, inoltre, invita le aziende che hanno già inviato la comunicazione dei danni subiti agli ispettorati provinciali dell’Agricoltura a riproporla attraverso la nuova procedura online. Si tratta della seconda ricognizione avviata nell’estate di quest’anno dall’assessorato dopo quella che aveva riguardato il periodo tra il 21 giugno e il 6 agosto.

Le imprese agricole danneggiate a causa degli incendi verificatisi a partire dal 7 agosto e fino alla data del presente avviso possono trasmettere la relativa segnalazione entro la scadenza del 30 settembre 2026, utilizzando l’applicazione informatica appositamente predisposta.
Il sistema consente alle strutture colpite di inserire i dati necessari per la geolocalizzazione dell'evento e richiede la compilazione delle seguenti sezioni:
• Anagrafica dell’azienda
• Danni alle produzioni
• Danni alle strutture aziendali / Impianti produttivi
• Localizzazione
• Documentazione fotografica
Le aziende devono inviare una segnalazione per ogni corpo aziendale danneggiato.
Inoltre, si invitano tutti i soggetti che avessero già provveduto a inoltrare una precedente comunicazione agli Ispettorati Provinciali dell’Agricoltura a riproporre la medesima comunicazione tramite l'applicazione indicata.

L’applicazione è raggiungibile tramite il seguente link: Segnalazione danni da incendio dal 7 agosto al 15 settembre 2026












lunedì 14 settembre 2026

“Itinerari del gusto della Riviera dei Ciclopi”

 


 

La manifestazione si svolgerà sabato 19 e domenica 20 allo Scalo Alaggio di Aci Trezza

  

 

Un'iniziativa che nasce dalla volontà di consolidare il grande successo riscosso lo scorso anno, confermando un format di valore strategico per la promozione del territorio.

Sabato 19 e domenica 20 settembre, a partire dalle 17:00, sarà la cornice suggestiva dello Scalo Alaggio di Aci Trezza a ospitare la edizione di “Itinerari del gusto della Riviera dei Ciclopi – Ricette, arte e tradizioni culinarie”.


 

La manifestazione, promossa dal Comune di Aci Castello, con in testa il sindaco Carmelo Scandurra e l’assessore al Turismo e allo Spettacolo, Valentina Zangara, finanziata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell’Agricoltura, con l’organizzazione di FeC Lab e la direzione artistica di Francesco Pellegrino, sarà presentata ufficialmente in conferenza stampa martedì 15 settembre alle 10:00 all’interno dell’aula consiliare del Comune di Aci Castello.

Nel corso dell’incontro con i giornalisti saranno illustrati i numerosi appuntamenti in programma durante l’evento, che metterà in risalto il legame con Giovanni Verga e la Riviera.

Ancora una volta, infatti, il borgo marinaro di Aci Trezza, celebre ambientazione de I Malavoglia, sarà teatro di un itinerario emozionante che unisce la storia letteraria, le comunità dei pescatori e la tradizione contadina delle campagne etnee e di Ficarazzi. Ad arricchire la manifestazione la partecipazione del prof. Andrea Finocchiaro, chiamato a curare pianificazione, coordinamento, gestione e supervisione degli show cooking in programma.

Ricette, arte e tradizioni culinarie caratterizzeranno le due giornate dell’evento, sotto la guida di chef rinomati come Luca Giannone e Vincenzo Orefice.

Un’opportunità unica per allietare il palato con pietanze tipiche salate e dolci, approfittando dei format di degustazione organizzati per raccontare e scoprire i piatti che verranno presentati in questa edizione, come il Lollipop dei Malavoglia e il dessert della Casa del Nespolo.


Location e sapori unici faranno da cornice a una mostra mercato arricchita da banchi d’assaggio e ospitata da un’area espositiva dedicata a produttori e trasformatori locali, in cui ogni piatto diventerà testimonianza viva della cultura, della fatica e della bellezza senza tempo di Aci Trezza.

Tra gusto, salute, show cooking, reading teatrali, musica dal vivo e spettacoli comici, si potrà inoltre assistere a talk e tavole rotonde su filiere corte e sostenibilità economica nella Riviera dei Ciclopi e sul ruolo della cucina verghiana nella storia di Aci Trezza, portando avanti l’obiettivo primario di fidelizzare i tanti visitatori attesi a un luogo dal fascino immutato.

 

 

Catania, 11 settembre 2026  

Progetto realizzato con il contributo finanziario della Regione Siciliana erogato dall'Assessorato regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, ai sensi del D.A. n. 258/GAB del 05/12/2025 (D.R.S. n. 4773/2026).

mercoledì 9 settembre 2026

Siccità e Soluzioni

 

 rimboschimento delle rive di laghi e fiumi 
P.R. Sarkar  


Alcune centinaia di anni fa, molte delle regioni desertiche che vediamo oggi in diverse parti del mondo, erano ricche di alberi e fauna selvatica. A causa dell’abbattimento degli alberi da parte della popolazione locale, di interessi commerciali e dell’esaurimento dell’acqua sotterranea, si sono diffusi i deserti.

 Con la scomparsa degli alberi si verificano molti problemi 

In primo luogo, aumenta il contenuto di anidride carbonica nell’aria poiché ci sono meno piante ad assorbire l’anidride carbonica stessa costantemente introdotta nell’atmosfera. Ciò provoca cambiamenti nell’atmosfera e nell’ambiente, causando un riscaldamento climatico. Se c’è un aumento di pochi ‘piedi’ nel livello degli oceani, molte grandi città del mondo, tra cui Calcutta, potrebbero essere inondate. Inoltre, poiché si sono distrutte le aree delle risorgive, i fiumi riducono la loro portata di acqua o si seccano e l’area intorno ai fiumi si trasforma in deserto, come nel caso del Nilo e del Gange.

Infine, si bloccano nel terreno i processi organici. I microrganismi muoiono, e così fanno i vermi, mentre la materia organica si disintegra e cessa di ritenere l’acqua. Quindi viene interrotto il processo di produzione di suolo. 

Tremila anni fa l’area centrale della zona del Ra’r’h (India) era ricchissima di flora, fauna selvatica e grandi fiumi. Fino a trent’anni fa esistevano, nella regione, molti alberi e dense foreste. Adesso non ci sono quasi più alberi, pochi animali selvatici, e i fiumi sono quasi prosciugati. Per otto mesi dell’anno, la regione è asciutta. Il terreno è duro e sterile, contiene pochi vermi o microrganismi e poco materiale organico che agirebbe da spugna per trattenere l’acqua piovana. Le piogge annuali lavano via gran parte del terriccio che ancora esiste. Perciò il terreno rimanente è diventato ghiaioso e sabbioso. Il risultato? Tutta la regione è sottoposta a inondazioni e forte erosione del suolo.

 

Per trasformare questo ambiente impoverito e sottonutrito, è necessario lanciare un massiccio programma scientifico di Riforestazione. Un tale programma dovrebbe avere un approccio a due fasi:

A. Prima fase: dovrebbero essere piantati alberi a crescita rapida che arrivano alla loro massima altezza nell’arco di sei mesi – due anni per fornire una preziosa copertura verde. Possono essere utilizzati dieci tipi di alberi:

1.   casuarina[1]

2.   sisir (albezzia lebbeck)

3.   sisoo (dalbergia)

4.   bakphul (Sesbania grandiflora)

5.   grande Screwpine (Pandanus andamanensium[2]) (Pandano IT)

6.   bacchetta (Moringa oleifera)

7.   legno di sandalo rosso (Album di Santalum)

8.   agave (sisal, Agave americana)

9.   diospyros discolor e

10.      cha’mal (Eterocarpus chaplasa, Roxb.), una varietà selvaggia di Jackfruit trovata nell’India nordorientale.

 

B. Seconda fase, piantare alberi a crescita lenta come il teak, che forniscono anche coperture verdi e possono essere raccolti dopo 30 anni o giù di lì. Gli alberi che crescono rapidamente possono essere tagliati dopo tre anni, fornendo una fonte di reddito ulteriore per la popolazione locale. Se viene seguito questo approccio, sarà ripristinato molto rapidamente l’equilibrio ecologico dell’area.

Oltre a questo approccio, nelle regioni desertiche devono essere coltivate alcune piante selezionate per controllare il processo di desertificazione. Ad esempio, in aree secche e sabbiose possiamo crescere la jojoba, i suoi semi producono olio combustibile sostituibile al diesel. Si possono anche coltivare diversi cactus, Acacia catechu o Acacia arabica. Il Rimboschimento è l’unica soluzione contro la desertificazione.

 Stagni e laghi artificiali 

Perché i programmi di Riforestazione abbiano successo, deve essere conservata l’acqua di superficie. Ciò può essere meglio realizzato aumentando il volume utile dei sistemi di stoccaggio di acqua esistenti e costruendo nuovi sistemi. Il metodo più economico e più semplice per la creazione di nuovi sistemi di stoccaggio dell’acqua è la costruzione di stagni e laghi su piccola scala.

Dove devono essere situati gli stagni e i laghi artificiali? Nella stagione delle piogge è necessario osservare dove scorrono le acque superficiali – le correnti e le direzioni – e dove i ruscelli creati dall’acqua finiscono per convergono assieme, il punto di convergenza è la posizione ideale per la costruzione di un lago. Più grande è il bacino di raccolta, tanto più grande è il numero di rivoli, tanto più è più grande dovrebbe essere lo stagno o il lago.

Come dovrebbe essere costruito un lago artificiale? Se non esistono macchinari moderni, occorre selezionare un’area rettangolare al centro del sito si scava il terreno proposto linea dopo linea. Il terreno raccolto dovrebbe essere depositato intorno al perimetro del bacino per formare i pendii e le sporgenze dello sbancamento. Il lago dovrebbe essere di soli 1,5 metri di profondità per evitare incidenti e annegamenti. Dovrebbe essere costruito intorno al bacino un recinto composto da paletti di ferro collegati con il filo di ferro, per tenere fuori gli animali. Lungo il muro, possono essere coltivate piante rampicanti, e all’interno delle pareti possono essere piantate delle palme. Nelle zone piatte si possono coltivare piante di superficie. Il lago può essere qualsiasi forma. I canali o condotte sotterranee possono anche essere costruiti in modo tale che l’acqua della campagna circostante possa scorrere verso e nel lago. Dovrebbero essere presenti anche targhette per ciascun lago che specificano: gli orari di apertura, la profondità e tutti gli altri dettagli prescritti. La gente dovrebbe essere autorizzata a nuotare e pescare in alcuni specifici laghi, mentre la nautica dovrebbe essere consentita nei laghi più grandi.

Per evitare che l’acqua si disperda immediatamente dopo la costruzione del lago, si può spargere sul fondo del bacino, terriccio proveniente dal fondo di altri laghi. In alternativa, la terra presente in fondo al lago può essere miscelata con del calcio, anche se questo può danneggiare le piante acquatiche e i pesci. Se la impermeabilizzazione del lago non è urgente, la natura adempirà a questo compito. Dopo che il lago è riuscito a mantenere l’acqua per un po’ di tempo, si forma naturalmente un sottile strato di argilla sul letto del lago, sigillando il fondo e impedendo all’acqua di uscire.

Nel Ra’r’h centrale, la maggior parte delle acque piovane si perde, poiché nel terreno c’è molto poco materiale organico per poterle conservare. Per conservare l’acqua, dovrebbero essere costruiti molti piccoli stagni e laghi. Se si fa questo, l’acqua superficiale può essere conservata e utilizzata per alimentazione ed irrigazione. In breve tempo l’ambiente sarà completamente trasformato e sarà ripristinato l’equilibrio ecologico.

Esistono cinque categorie di laghi di piccole dimensioni:

1) laghetti di categoria A che contengono oltre 31.000 galloni di acqua, circa 120mc

2) laghetti di categoria B, che contengono dai 25.000 a 31.000 galloni d’acqua, dai 100 ai 120mc

3) laghetti di categoria C, che contengono dai 20.000 25.000 galloni d’acqua, dagli 80 ai 100mc

4) laghetti di categoria D, che contengono dai 10.000 a 20.000 galloni d’acqua, dai 40 agli 80mc

5) laghetti di categoria E, che contengono meno di 10.000 galloni d’acqua, meno di 40mc

 Piantumazioni attorno ai laghi 

Per la riforestazione attorno ai laghi dovrebbero essere utilizzate cinque tipi di piante (da rimboschire le rive):

1.   piante da pendii,

2.   piante di confine,

3.   piante rampicanti,

4.   piante acquatiche e

5.   piante superficiali.

Questi tipi possono essere descritti sinteticamente come segue:

1)   Piante da pendio  – comprendono ananas, asparagi, aloe vera, melanzane e peperoncino. Tutte queste piante conservano acqua e controllano l’erosione del suolo, possono anche fornire un reddito per la popolazione locale. Le piante da pendio dovrebbero sempre essere piantate in linee orizzontali simmetriche e mai in linee verticali, in quanto ciò consentirebbe all’acqua di scorrere via e favorirebbe l’erosione del suolo. Insieme agli ananas, devono essere piantate secondo l’ordine stagionale, gli asparagi e aloe vera, melanzane e peperoncino. Ad esempio, nella stagione estiva si possono piantare verdure estive a foglia verde, zucca amara e melanzana rotonda estiva della varietà macada. Nella stagione delle piogge si possono piantare caladio, peperoncino e melanzane della stagione delle piogge, che non sono esattamente rotonde. Nella stagione invernale dovrebbero essere piantati peperoncino rosso invernale. Questa varietà di peperoncino può essere seccata, confezionata in sacchi e venduta quando il prezzo di mercato è alto. Viene utilizzata come spezia da cucina. Può anche essere piantata la grande melanzana bianca autunnale.

Devono essere terrazzati i pendii accanto ai laghi? Le terrazze impediscono la dispersione dell’acqua superficiale e l’erosione del suolo. Come regola generale, tutte le terre in pendio dovrebbero essere, per quanto possibile, terrazzate. Anche se non sempre sarà possibile terrazzare piccoli pendii, dovrebbero sempre essere terrazzati le grandi colline e i terreni agricoli in pendio. I cumuli e i solchi sulla terra inclinata devono essere scavati perpendicolarmente, non paralleli, al pendio. Dove termina un pendio dolce e inizia una ripida pendenza, entrambi i pendii dovrebbero essere terrazzati, ma il terrazzamento sul pendio ripido dovrebbe essere costruito in alto sulla pendenza, in modo da controllare l’erosione del suolo e il rapido deflusso d’acqua. Le strade che attraversano un terreno inclinato dovrebbero essere costruite in modo che l’acqua scenda in modo regolare senza danneggiare la terra.

Dove la linea di confine di un pendio tocca un fiume, appena sopra l’estrema parte più bassa della pendenza, dovrebbe essere piantata alternativamente una fila di alberi di banano e palme da datteri (Palmyra). Dove inizia la pendenza, devono essere piantate mele cotogne, guava ecc. Tra due alberi di mele cotogne e uno di guava, dovrebbe essere piantata sulla stessa riga, l’agave, non in righe diverse.

Questo sistema aiuterà a impedire l’erosione del suolo intorno alla base di un pendio ripido e proteggere anche le rive del fiume.

Una fila di Ananas Orientali o Ananas Occidentali può anche essere piantata sulla linea di confine di qualsiasi pendio tra sha’l e oliva indiana, tra shaid e cannella, o tra sha’l e himalayana devadaru. Inoltre, una fila di ananas può essere piantata sulla linea di confine di un pendio dove tocca un campo sul piano. Gli ananas possono o potrebbero non portare frutti se ci sono scarse precipitazioni, ma verrà sicuramente controllata l’erosione del suolo. La varietà di Ananas delle Indie Occidentali richiede meno pioggia rispetto alla varietà Indie Orientali.

2)  Piante di confine  – comprendono gli alberi di palma e i rampicanti fiorite, verdure e frutti. Le palme dovrebbero essere piantate intorno ai laghi in base al loro volume di acqua. Per esempio, gli alberi di cocco dovrebbero essere piantati intorno ad un laghetto di categoria A, palmyra intorno ai laghi di categoria B, palme di betel intorno ai laghi di categoria C, palme da datteri intorno ai laghi di categoria D ed alti alberi di banana intorno ai laghi di categoria A.

Inoltre le piante rampicanti devono essere coltivate ​​insieme agli alberi. Gli alberi di noce di cocco devono essere combinati con i rampicanti di pepe nero; palmyra con gelsomino rampicante; noci di betel con lavanda; e pianta da datteri con i seguenti rampicanti medicinali:

1.   malehmal – diirgha lata,

2.   harjora,

3.   ananta mula,

4.   ishanmula,

5.   shveta makal,

6.   gulainca lata,

7.   jayanti lata,

8.   shveta kuce,

9.   rakta kuce,

10.      rakta kambel,

11.      choi

12.      pepe nero.

Un solo un tipo di rampicante dovrebbe essere piantato, per ogni lago.

3)  Piante rampicanti  (a filo)- un muro di mattoni dovrebbe essere costruito intorno a ciascun lago e sormontato da ferri da incasso e filo. La recinzione manterrà lontani i grandi animali e impedirà alle persone di avere incidenti. Lungo i fili di ferro dovrebbero essere coltivate le seguenti piante: rampicanti come i fagioli, zucca (bottle gourd), zucchine e la melanzana; fiori come aparajita, morning glory e moonflowers;  frutti come il melone, il frutto della passione, l’uva, ecc

4)  Piante acquatiche  – sono di due tipi: spinose e non-spinose. Le piante acquatiche spinose includono il loto, la makhana e la regina Victoria. Il Loto produce verdure e fornisce sostanza organica all’acqua. I semi di Makhana sono molto nutrienti e possono essere venduti ad un buon prezzo. La regina Victoria può essere coltivata nelle ‘aree decorative’. Tutte queste piante sono note per la loro bellezza. Le piante acquatiche non spinose includono il giglio d’acqua e il nocciolo d’acqua. Il giglio d’acqua ha semi commestibili e nettare floreale, e il nocciolo d’acqua fornisce radici commestibili, possono essere utilizzate come verdura o frutta che fanno bene per lo stomaco. Le piante acquatiche possono generare reddito per la popolazione locale. Le piante acquatiche non spinose e spinose non dovrebbero essere coltivate assieme.

5)  Piante di superficie   – dovrebbero essere coltivate sulle pianure che circondano il lago. Può esserci di tutto secondo le preferenze locali e le condizioni del suolo. Banyan (Ficus benghalenses), albero di bo (Ficus religiosa), Acacia catechu, Acacia arabica e piante spinose per il clima secco possono essere coltivate in zone rocciose. Il loto, la makhana, il giglio d’acqua, il nocciolo d’acqua, l’ananas e la palma di datteri amari crescono molto bene dentro o accanto a stagni e laghi. Se queste piante vengono coltivate correttamente, saranno molto produttive.

Tutti i laghi dovrebbero essere trattati come ‘punti di bellezza’. Ananas, asparagi e aloe vera dovrebbero essere piantati sulle pendici, insieme a diversi tipi di melanzane e peperoncino. Diverse varietà di piante da pendio e piante acquatiche dovrebbero anche essere piantate dentro e intorno ai laghi in modo che ogni laghetto abbia il proprio fascino e bellezza particolare in base alla sua dimensione e ubicazione.

Dovrebbe essere sviluppata negli stagni e nei laghi anche la piscicoltura. Il pesce aiuta a mantenere l’acqua pulita e il livello costante perché dal loro processo di respirazione si crea acqua e anidride carbonica. Il pesce inala l’ossigeno insieme al vapore acqueo dall’atmosfera, nonché l’ossigeno disciolto dall’acqua. sintetizzano l’acqua che viene emessa nel lago. Questo aiuta a mantenere ad un livello costante l’acqua nel lago. Se molti pesci vivono in un lago, centinaia e anche migliaia di galloni d’acqua saranno aggiunti alle dimensioni del lago nel corso del tempo. Ogni lago dovrebbe anche avere, collegato, un santuario per gli uccelli, perché il pesce fornisce cibo per gli uccelli.

La profondità consigliata per i laghi artificiali di piccole dimensioni è di cinque piedi. Se il lago si trova in un clima caldo secco con alti livelli di evaporazione, la profondità dovrebbe essere aumentata a dieci piedi.

I pesci senza branchie, come gamberi, gamberetti e tartarughe possono sopravvivere con piante acquatiche spinose, ma altri pesci non possono, quindi le piante acquatiche spinose e non spinose dovrebbero essere coltivate separatamente. I pesci ottimali per la piscicoltura includono piccoli pesci, granchi e gamberetti, come chara mach, koira (carpa), guri e rai mach.

 Riforestazione sulle rive dei fiumi 

La riforestazione sulle rive dei fiumi sono importanti per prevenire le inondazioni, conservare l’acqua, regolare il flusso di acqua nei fiumi e mantenere il suolo umido e fertile. Alcuni esempi di piante utili lungo il fiume includono banyan, palma da dattero, neem o margosa, tamaiind, simul, imli e alberi da frutto.

Se l’orticoltura si sviluppa lungo le rive dei fiumi, i fiumi non si seccheranno mai.

La maggior parte degli alberi con i sistemi a radice unica non allevia l’erosione lungo il fiume, ma l’eucalipto è un’eccezione. Gli alberi con radice unica attirano l’acqua dal profondo sottosuolo. Molti alberi a radice unica coltivati in una zona possono abbassare la falda acquifera e privare le altre piante dell’acqua necessaria, e questo può essere un fattore aggiuntivo nella creazione delle condizioni di desertificazione. Ad esempio, gli alberi di eucalipto hanno contribuito al diradamento delle piante e alle condizioni di aridità in Australia. Gli alberi di eucalipto sono idonei ad essere piantati in zone paludose per asciugarle e utili per prevenire incendi erbosi, ma non sono raccomandati in un programma di riforestazione. Poiché l’eucalipto aiuta a controllare l’erosione lungo gli argini dei fiumi, può essere utile anche piantarlo sugli argini del fiume stesso, ma sempre in associazione con altri alberi. Un esempio di piantagione fluviale è neem, tamarindo, simul ed eucalipto. Tra ognuno di questi alberi, dovrebbero essere piantate alternativamente la palmyra e la palma da dattero. Un secondo esempio è imli, neem e simul in una delle due configurazioni – imli, neem, imli, ecc. oppure imli, simul, imli, ecc. Imli è una buona pianta fluviale perché conserva acqua e controlla l’erosione del suolo. Ha un sistema radicale estremamente fibroso.

Le radici fibrose raccolgono acqua vicino alla superficie e ne beneficiano le piante e gli alberi vicini. Per questo motivo molti alberi di banano sono stati piantati lungo i sette fiumi di A’nanda Nagar. In precedenza, ad A’nanda Nagar, solo un fiume aveva acqua tutto l’anno, ma ora tutti e sette fiumi hanno un flusso d’acqua quasi tutto l’anno, fino alla metà di marzo. La stagione secca inizia ad ottobre e si estende fino a giugno. Le piantagioni sul fiume hanno mostrato enormi effetti positivi dopo un solo anno, nella zona di A’nanda Nagar.

I fiumi di A’nanda Nagar sono:

1.   Dakina (a sud)

2.   Uttara, (a nord)

3.   Kuntz (madre dei fratelli Pandava) precedentemente chiamato Kopia, che significa ‘arrabbiato’, a causa delle inondazioni improvvise.

4.   Alkananda, che significa fiume proveniente dal paradiso e precedentemente chiamato Alkusi (causa molti guai a causa di improvvise inondazioni e di danni successivi causati dall’inondazioni).

5.   Guaki, a forma di anello, in realtà è la confluenza della Daksina e dell’Uttara.

6.   Paragati e

7.    

L’India era chiamata la terra dei sette fiumi, e ora è A’nanda Nagar la terra dei sette fiumi.

Lungo le rive dei fiumi di A’nanda Nagar dovrebbero essere piantati neem indigeni + bakayan neem o gudra neem, eucalipto, tamarindo e simul. Possono essere creati anche i “giardini del tè” lungo le rive del fiume. Il Patal può essere coltivato sulle rive dei torrenti del distretto di Purulia.

I giacinti di terra e d’acqua provengono dal Brasile. Il signor Lee, Commissario del Distretto di Dhaka, e sua moglie hanno visitato il Brasile. La signora Lee amava i giacinti d’acqua e li portò all’ufficio dei Commissari del Distretto di Dhaka. Da lì si diffusero nel Durhi Ganga. In circa dieci anni si diffusero nel Bengala, e negli anni successivi in Uttar Pradesh. Ora sono diffusi in tutta l’India. In Béngali sono chiamati ‘kachuri patra’ e in Hindi ‘jalakumbhi’. I giacinti d’acqua sono ottimi per la produzione di bio-gas. Gli stagni con i gigli d’acqua dovrebbero essere costruiti lontano dai fiumi.

Quindi, la riforestazione sulle rive di laghi e fiumi blocca l’erosione del suolo, alimenta il terreno superficiale e contribuisce a fornire un costante flusso d’acqua durante tutto l’anno. Questo sistema di riforestazione dovrebbe essere adottato.

P.R. Sarkar
Da “Ideal Farming”, pag. 119-126
 


[1] Cassuarina equisetifolia: È un albero dal fusto eretto, che può raggiungere l’altezza di 35 metri, con chioma di forma piramidale, di colore verde scuro. La corteccia è di colore bruno chiaro, liscia negli esemplari giovani, rugosa e più o meno sfibrata longitudinalmente in quelli più vetusti.

[2] Il Pandanus: Foglie, frutti, fiori e radici forniscono ingredienti utili alla medicina popolare che li usa per curare i sintomi più disparati, dal mal di testa alla varicella, dalle ferite alle malattie veneree; mentre le fibre che da essi si ricavano vengono utilizzati da molte popolazioni come materia prima per produrre artigianalmente corde, stuoie, cappelli, cestini, reti… Ma l’utilizzo del pandanus si allarga anche alla gastronomia

 

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