martedì 28 aprile 2026

“Gruppi operativi in ​​azione: come i servizi per l'innovazione supportano il processo” WEBINAR

 

  

🎤 “Gruppi operativi in ​​azione: come i servizi per l'innovazione supportano il processo”

📅 Data: 29 aprile 2026
💻 Luogo: Online tramite Teams
⏰ Orario: 10:00 – 11:30 CET

I gruppi operativi svolgono un ruolo chiave nel trasformare le idee innovative in soluzioni pratiche nelle aziende agricole. Ma come si sviluppa concretamente l'innovazione all'interno di questi gruppi e cosa contribuisce a far passare le idee dalla discussione all'implementazione?

In questa sessione WoW, esploreremo come i Servizi di Supporto all'Innovazione affiancano i Gruppi Operativi durante l'intero processo di innovazione, favorendo la collaborazione, l'apprendimento e il progresso all'interno di AKIS.

🔍 Cosa esploreremo?

  • Come si sviluppa l'innovazione nella pratica all'interno dei gruppi operativi
  • Il ruolo dei servizi di supporto all'innovazione nel favorire la collaborazione e l'apprendimento.
  • Cosa aiuta le idee a passare dalle fasi iniziali alla fase di implementazione?
  • Riflessioni pratiche su sfide e fattori di successo nei processi di innovazione

💡 Perché iscriversi?
Unisciti a noi per acquisire conoscenze pratiche, scambiare esperienze con i colleghi e riflettere su come l'innovazione possa essere meglio supportata sul campo attraverso i Gruppi Operativi e AKIS.

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LA STRATEGIA AKIS IN ITALIA

 

 

 NinoSutera

In Sicilia, l’Assessorato all’Agricoltura ha istituto con DDG n. 2639   del 17-7-2021 la Rete Regionale Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura,  coordinata dall'Osservatorio Neorurale  

La Rete è lo strumento finalizzato alla “concertazione tecnica”, il punto di incontro e di scambio fra le esigenze dell’intero sistema (tecnico, scientifico ed economico) di un determinato settore e gli attori della ricerca scientifica e dello sviluppo rurale con l’obiettivo di recepire le esigenze del settore, condividere, indirizzare e predisporre nuove attività di ricerca e innovazione, formazione e aggiornamento tecnico, nonché della divulgazione; elaborare strategie finalizzate al miglioramento della competitività e allo sviluppo rurale. Fondamentale è l’incontro con le imprese (focus, forum, tavolo specifico) al quale è essenziale che partecipino non solo le rappresentanze, ma anche i singoli imprenditori: dall’incontro devono emergere le priorità di intervento percepite dalla base produttiva in termini di ricerca, innovazione e sviluppo rurale. (tratto da Linee guida Innovazione e ricerca per l’agricoltura e lo sviluppo rurale L’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA (EC) Competitività, Reddito e Occupazione- Dario Cartabellotta Luglio 2008)
  L’economia della conoscenza è un’espressione coniata da Peter Drucker, economista di fama mondiale, con la quale si intende l’utilizzo delle informazioni per generare valore, con particolare attenzione a natura, creazione, diffusione, trasformazione, trasferimento, e utilizzo della conoscenza in ogni sua forma. La conoscenza da un punto di vista aziendale è una risorsa scarsa che consente, a chi la possiede, di trarre un vantaggio competitivo. È considerata una risorsa, se applicata alla risoluzione di problemi, perché può essere una fonte di guadagno.L’economia della conoscenza evidenzia i legami tra i processi di apprendimento, l’innovazione e la competitività, sempre più basata sulla conoscenza e di conseguenza sulle risorse intangibili, sul know-how e sulle competenze distintive. Alla base della conoscenza vi sono i processi cognitivi e di apprendimento dell’uomo e l’economia è uno dei risultati delle scelte compiute su tali basi.

 LA STRATEGIA AKIS IN ITALIA


 

              In Europa da sempre la valutazione del PSR prima e del PSP ora, si fa in considerazione delle risorse allocate negli investimenti immateriali AKIS 

Il concetto di Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura, noto con l’acronimo inglese AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System), indica il sistema di riferimento per la crescita del capitale umano del settore e per la diffusione dell’innovazione in tutte le sue accezioni. La definizione dell’OCSE1 recita «Il Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura è un insieme di organizzazioni e/o persone, compresi i collegamenti e le interazioni fra loro, che operano nella generazione, trasformazione, trasmissione, archiviazione, recupero, integrazione, diffusione e utilizzo di conoscenze e informazioni, con l’obiettivo di lavorare in modo sinergico per supportare il processo decisionale, la risoluzione dei problemi e l’innovazione in agricoltura». 
Si tratta di una descrizione ancora molto attuale, utilizzata a livello internazionale e divenuta un elemento fondamentale anche nella programmazione della Politica Agricola Comune (PAC) europea, soprattutto negli ultimi decenni. Nel 2010 lo Standing Committee for Agricultural Research (SCAR), organo creato nel 1974 per fornire supporto e consulenza alla Commissione Europea (CE) in materia di ricerca in agricoltura, ha istituito un gruppo di lavoro strategico (Strategic Working Group – SWG) sull’AKIS, a testimonianza della rilevanza che il sistema della conoscenza e innovazione ha iniziato a rivestire nei primi due decenni di questo secolo in relazione alla programmazione della PAC. 
Questo rinnovato interesse per il concetto dell’AKIS e soprattutto la volontà di rafforzare il sistema ha portato all’applicazione dello strumento del Partenariato europeo dell’innovazione alla materia agricola, con il lancio, nel 2012, del Partenariato Europeo dell’Innovazione in materia di produttività e sostenibilità in agricoltura (PEI AGRI), che aveva e ha tuttora l’obiettivo di favorire la diffusione e adozioni delle innovazioni. 
Il PEI AGRI è finanziato dalla PAC, attraverso l’attuazione dei Gruppi Operativi (GO), e dalla politica della ricerca europea, attraverso l’attuazione dei progetti multi-attore e le reti tematiche previsti dai programmi quadro della ricerca (Horizon 2020, Horizon Europe). In parallelo, nell’ambito della PAC è aumentata l’attenzione verso gli interventi tradizionalmente considerati fondamentali per il rafforzamento dell’AKIS, ovvero quelli a supporto della consulenza, dei servizi di supporto all’innovazione e della formazione degli imprenditori e degli addetti, nonché dei tecnici e consulenti. La maggiore attenzione nei confronti del rafforzamento dell’AKIS attraverso la PAC e la politica per la ricerca è apparsa evidente già nei periodi di programmazione 2007-2013 e, soprattutto, 2014-2022 con la prima attuazione del PEI AGRI. Questa tendenza si è rafforzata nell’attuale periodo di programmazione (2023-2029), nel cui regolamento di riferimento (Reg. UE 2021/2115) il sostegno al sistema della conoscenza e l’innovazione è divenuto un obiettivo trasversale all’attuazione della PAC. 
Inoltre, il capitolo 8 del PSP dal titolo “Modernizzazione: AKIS e digitalizzazione” descrive le caratteristiche dell’AKIS in Italia e le azioni e interventi programmati al fine di rafforzarlo, incluse le azioni a supporto dell’integrazione dei consulenti, sia pubblici sia privati, nel sistema e dell’organizzazione dei servizi di supporto all’innovazione a favore di imprenditori agricoli e territori rurali. Il sistema della conoscenza e innovazione italiano presenta una pluralità di attori e livelli, dovuti principalmente all’organizzazione amministrativa su base regionale e per province autonome. Le competenze in materia di agricoltura, consulenza, istruzione e formazione professionale sono infatti assegnate alle regioni/province autonome, mentre quelle in materia di istruzione scolastica e universitaria sono assegnate allo Stato centrale. 
La ricerca è invece materia di competenza concorrente tra regioni/province autonome e Stato. Questa organizzazione amministrativa è alla base della presenza di 19 AKIS regionali, due provinciali (Province Autonome di Trento e Bolzano) e un AKIS nazionale, che sono i principali destinatari delle azioni di rafforzamento descritte nel PSP. Oltre a questi sistemi della conoscenza identificati su base amministrativa, vi sono una molteplicità di sistemi organizzati intorno a settori, filiere agro-alimentari e distretti. 
La presenza di numerosi AKIS, organizzati su base regionale/provinciale/nazionale e su base tematica, comporta una corrispondente molteplicità di attori e competenze, considerati come un importante punto di forza dei sistemi della conoscenza italiani. Partendo dagli elementi positivi, il Piano Strategico della PAC (di seguito PSP), attraverso le sue azioni e interventi, promuoverà lo sviluppo di soluzioni per le principali criticità del sistema, ovvero, la difficoltà di coordinamento tra i soggetti coinvolti e la scarsa diffusione delle innovazioni verso le imprese e i territori rurali. La difficoltà di rilevamento dei fabbisogni in materia di consulenza, formazione e innovazione delle imprese agricole è un’altra importante criticità da risolvere attraverso gli interventi del PSP. 
Il PSP prevede nove interventi  a diretto supporto dell’AKIS, tre relativi alla “Cooperazione” (art. 77, Reg UE 2021/2115) e sei allo “Scambio di conoscenze e informazioni (art. 78, Reg Ue 2021/2115). Tutti i nove interventi privilegiano un approccio sistemico e territoriale, con il coinvolgimento di tutti gli attori dell’AKIS riferibili al tema, o settore o territorio oggetto delle azioni.  

venerdì 24 aprile 2026

44ª Sagra del Carciofo Violetto di Niscemi 2026 - La Sfida della Resilienza e dell’Orgoglio


NISCEMI – «Niscemi non si ferma. Nonostante le ferite profonde inferte dagli eventi franosi dello scorso gennaio, la nostra comunità ha scelto di rialzarsi con dignità e determinazione». È con questo spirito di rinascita che l'Amministrazione annuncia la 44ª Sagra del Carciofo Violetto, un appuntamento che quest'anno supera i confini della celebrazione gastronomica per trasformarsi in un vero e proprio manifesto di resilienza. Dopo i drammatici eventi di inizio anno, che hanno duramente colpito il territorio e costretto diverse aree alla "zona rossa", l'intero tessuto sociale ed economico locale si è trovato ad affrontare una prova senza precedenti. Cittadini, commercianti, artigiani e agricoltori hanno visto i propri sacrifici messi a dura prova dalla fragilità del suolo, ma è proprio in questo scenario di incertezza che la scelta di confermare la Sagra assume il valore di un atto di coraggio collettivo.


 

Decidere di non arrendersi è un segnale tangibile di vicinanza verso chi ha subito i danni maggiori, un modo per gridare con forza che Niscemi è viva, operosa e decisa a ripartire con un’energia rinnovata. Ad impreziosire ulteriormente questa edizione è arrivato il prestigioso riconoscimento nazionale conferito dall’UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d'Italia), che ha ufficialmente insignito la manifestazione del Marchio di Qualità. Questa certificazione non rappresenta soltanto un tributo alla tradizione storica della comunità, ma si pone come un impegno strategico per il futuro. Il marchio attesta infatti l’eccellenza del Carciofo Violetto sui mercati italiani, agendo da potente volano per il rilancio del comparto agricolo e turistico proprio nel momento di massima necessità, garantendo visibilità e supporto istituzionale a tutti i produttori del territorio.

Come sottolineato con orgoglio dal Primo Cittadino, la Sagra di quest'anno non sarà una semplice ricorrenza sul calendario, ma l'espressione più alta della solidarietà verso una popolazione che sta lottando con ammirevole fermezza. L’invito a partecipare è dunque rivolto a tutti, con il cuore aperto: venire a Niscemi non significherà soltanto degustare un prodotto unico, ma sostenere concretamente il lavoro di una comunità che rifiuta di piegarsi. Celebrare il Carciofo Violetto oggi vuol dire onorare la tenacia di un intero popolo contro ogni avversità naturale, riaffermando un’identità fiera e mai doma. Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell’Agricoltura. Vi aspettiamo a Niscemi per celebrare insieme la nostra terra, la nostra storia e il nostro fiero coraggio.

il ruolo pubblico della conoscenza in agricoltura


ninosutera

La  programmazione post 2025, ma per essere precisi, anche quelle precedenti(2000-2025) rimarcano sulla necessità  del ruolo pubblico degli elementi della conoscenza in agricoltura(informazione, divulgazione, consulenza) con finanziamenti appropriati.



In Sicilia la migliore stagione è datata dalla L.R 73/77 che istituiva  le SOAT e dal Reg 270/79 che prevedeva il ruolo strategico dei Divulgatori Agricolo Polivalenti e/o Specializzati, coordinati dall'Assessorato Regionale all'Agricoltura.
Non solo, l’Assessorato inoltre,per esempio, si è fatto carico dell'aggiornamento costante degli addetti ai lavori,  in ultimo in ordine di tempo,  attraverso il Formez con il progetto Demetra nel 2015.
Singolare è il riscontro che nel 2026 alcune regioni si sono ispirati a una filosofia simile alla LR 73/77, istituendo gli HAB dell'innovazione, che altro non sono che  le SOAT riviste nei tempi in cui viviamo.

Altri esempi, non hanno mai inciso sulle necessità del mondo agricolo, comprese strade diverse dal  ruolo pubblico e fuori del tempo in cui viviamo, se pur  individuate dalle programmazioni 2007/2013 e 2014/2020, 2024/2027 che in Sicilia hanno prodotto risultati molto deludenti.

  Negli ultimi tempi, nella stampa internazionale e anche negli ambienti più market oriented (USA, Olanda, Banca Mondiale, ecc.) vi è una riscoperta del ruolo pubblico nella divulgazione e consulenza, Si parla sempre di più di tecnici che siano animatori o facilitatori, che favoriscano la formazione di gruppi e di reti, collegando ricerca, pratica e istituzioni, stimolando così una crescita “dal basso verso l’alto” e la messa a punto di innovazioni appropriate (tecniche, organizzative, individuali e di gruppo, etc.). Ruolo che in Sicilia non può che essere attribuito alle strutture periferiche dell’Assessorato Agricoltura.

                                  L’olandese Roeling negli anni ’80 sottolineava come la conoscenza agricola non fosse un patrimonio dell’accademia o dei centri di ricerca, ma sia il combinato di una miriade di detentori di conoscenze che interagiscono, il cosiddetto Sistema di Conoscenze e Innovazione Agricola. Le crisi dell’agricoltura convenzionale, gli effetti collaterali della rivoluzione verde, l’inquinamento, etc. hanno spinto a teorizzare e praticare forme partecipative di ricerca applicata (ovviamente non di base), in cui le conoscenze degli agricoltori sono valorizzate. La necessità di percorrere vie nuove e diverse (il recupero della biodiversità, l’agricoltura biologica, l’agricoltura sociale, la vendita diretta, lo sviluppo rurale multisettoriale, ecc.), unitamente alla constatazione che l’agricoltura produce anche beni pubblici (protezione del suolo, paesaggio, assorbimento CO2, habitat naturali) spinge a cercare anche nuovi modelli di divulgazione e di consulenza.

ecco una sintesi per gli addetti ai lavori

Negli ultimi anni l’espressione “beni pubblici” ha guadagnato

popolarità nell’UE e non solo. Nonostante ciò, attorno a tale

espressione sembra che aleggi ancora, talvolta, un’aura di vago

mistero.

Cosa si intende per “beni pubblici”? In che modo i beni

pubblici si distinguono dai “beni privati”? Fino a che punto si

dovrebbe rigorosamente definire quest’espressione? E qual è il

rapporto tra beni pubblici e politiche pubbliche?

Se si prende come punto di partenza (possibilmente con le

opportune precisazioni e i dovuti distinguo) la nozione che

riconosce nei beni pubblici tutti quei beni che apportano

benefici alla collettività e che non possono essere acquistati

sul mercato, il nesso con la politica di sviluppo rurale dell’UE

appare evidente.

Aspetti quali la salute e la qualità dell’ambiente rurale e della

campagna, oltre che la vitalità e la vivacità delle zone rurali,

rappresentano interessi palesemente vitali per la società nel

suo complesso. E tali condizioni non si possono facilmente

garantire attraverso i mercati: ecco perché la politica deve

intervenire per colmare questa lacuna. Altrimenti la produzione

di questi beni pubblici sarà sistematicamente limitata e, in

alcuni casi, potrebbe addirittura esaurirsi quasi del tutto.

È evidente, quindi, che la politica di sviluppo rurale

rappresenta un fattore vitale per l’erogazione di beni pubblici

nelle aree rurali, per esempio perché accorda incentivi

per la realizzazione di azioni ambientali, perché forma un

considerevole capitale fisico e umano e mobilita i talenti e le

energie delle popolazioni locali, che investe nelle risorse immateriali


 Perché è necessario elaborare politiche che prevedano

l’assegnazione di ingenti risorse di bilancio a favore dell’agricoltura,

della silvicoltura, dello sviluppo rurale e della gestione del territorio

in Europa? Cosa spera di ottenere la società con questi interventi?

La risposta sempre più frequente a queste domande è che l’obiettivo

ultimo di tali azioni è garantire la produzione di beni pubblici.  

  

 Cosa si intende per beni pubblici?


L’espressione “beni pubblici” è stata coniata dagli economisti per

indicare un insieme di beni, servizi e altri fattori di interesse per la

società che non possono essere forniti attraverso il mercato, ossia

attraverso la normale interazione di domanda e offerta. I mercati si

sono dimostrati il meccanismo più efficace di incontro tra domanda

e offerta di beni e servizi privati, come ad esempio gli alimenti e

le bevande. Esistono tuttavia altri beni e servizi ai quali la società

umana attribuisce un certo valore e che desidera ottenere, ma

che il mercato non può offrire. Questi beni e servizi sono noti nella

letteratura economica come “beni pubblici” e comprendono beni

ambientali come la biodiversità o i paesaggi culturali.

Per definizione i beni pubblici possiedono due importanti

caratteristiche. In primo luogo, sono beni “non rivali” nel consumo,

nel senso che il loro consumo da parte di un individuo non implica

l’impossibilità per un altro individuo di consumarlo a sua volta. In

secondo luogo, sono “non escludibili”, nel senso che, una volta che il

bene pubblico è stato prodotto, è impossibile impedirne la fruizione

da parte di altri consumatori.

Proprio per queste caratteristiche i mercati non funzionano nel caso

dei beni pubblici, perché non ci sono motivi forti che inducano la

gente a pagare per poterne fruire. Al tempo stesso, mancano gli

incentivi per la fornitura di tali beni, poiché chiunque decidesse di

produrli non ne ricaverebbe alcun compenso. Ne deriva il potenziale

rischio di una sottoproduzione di beni pubblici.

Di conseguenza, se la società ha bisogno di un particolare bene

pubblico che non è erogato in quantità sufficiente, la sua produzione

deve essere garantita da politiche pubbliche intese ad assicurare un

livello appropriato di fornitura del bene, in linea con la domanda.

Quando il mercato non è in grado di soddisfare la domanda,

devono essere attuate politiche pubbliche che incentivino l’azione

necessaria. Ciò a sua volta richiede la definizione di chiare norme

come punto di partenza di un’azione ammissibile o, in molti casi, il

ricorso a fondi pubblici per incentivare l’offerta.


In Europa l’agricoltura non solo è responsabile della fornitura di

prodotti alimentari e materie prime, ma occupa anche il 40% circa

del territorio totale. Di conseguenza, esercita un potente influsso

sullo stato dell’ambiente rurale e sulle opportunità di una sua

fruizione. In Europa le zone autenticamente selvagge sono quasi

del tutto scomparse, per cui la qualità dell’ambiente dipende

pesantemente dalle modalità con cui è gestito il territorio.


Rafforzamento delle capacità


Rafforzare le capacità significa sviluppare le competenze e le

conoscenze dei gestori del territorio e, più in generale, delle

comunità rurali. Tale misura si prefigge inoltre l’obiettivo di stimolare

e consolidare reti sociali ben funzionanti e la partecipazione attiva

della comunità. Tutto ciò è fondamentale per garantire nel lungo

termine il coinvolgimento degli attori rurali nell’erogazione di beni

pubblici, di tipo sia ambientale sia sociale. In effetti, il rafforzamento

delle capacità è indispensabile per rincalzare la sostenibilità delle

comunità rurali e può essere estremamente utile per dar vita a un

cambiamento comportamentale di più lungo termine.

Nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale esiste tutta una varietà

di misure che possono essere utilizzate per rafforzare le capacità.

Tra queste si annoverano le misure in favore della consulenza
e della formazione, specificatamente mirate al potenziamento

delle capacità nella comunità agricola, per esempio tramite corsi di

formazione per l’acquisizione di tecniche di gestione ambientale,

e servizi di consulenza sull’uso sostenibile delle risorse e sulla

conservazione della qualità delle risorse idriche, della funzionalità

del suolo e della biodiversità dei terreni agricoli. Rivestono inoltre

un ruolo fondamentale aspetti quali il miglioramento del benessere

degli animali nelle aziende agricole, l’aumento della disponibilità di

acqua e la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.


Biodiversità sui terreni agricoli


Nel tempo molte specie animali e vegetali selvatiche hanno condiviso il territorio con la

produzione agricola. Al giorno d’oggi, tuttavia, con l’intensificarsi dell’agricoltura, la biodiversità

dei terreni agricoli dipende oggi pesantemente dalla presenza di zone a bassa intensità di

sfruttamento o di aree naturali attorno alle aziende agricole, come fasce di terreno incolto tra i

campi, muretti o siepi, strade interpoderali, fossati e stagni. Queste aree forniscono rifugio, cibo

e siti di riproduzione a uccelli, mammiferi e insetti, oltre che le condizioni ideali per la crescita di

fiori e altri tipi di piante autoctone. La biodiversità dei terreni agricoli comprende anche la ricca

diversità genetica delle razze locali di bestiame e delle varietà di colture, molte delle quali si

sono straordinariamente adattate ai suoli, alla vegetazione e al clima delle rispettive regioni.




Qualità dell’acqua e disponibilità delle risorse idriche


L’uso di fertilizzanti, erbicidi e antiparassitari per migliorare la produzione agricola è ormai

una pratica comune, che tuttavia può avere enormi ripercussioni sulla qualità delle acque

superficiali e delle falde acquifere. È importante trovare il modo di ridurre le quantità di nitrati,

fosfati e altri rifiuti agrochimici che si riversano nei corsi d’acqua e nelle falde acquifere, in modo

da proteggere le risorse d’acqua potabile e contribuire alla biodiversità di fiumi e zone umide.

Poiché l’agricoltura è uno dei settori che maggiormente sfrutta le risorse idriche, soprattutto

per l’irrigazione di colture di alto pregio e per la produzione di frutta e ortaggi nelle zone più

aride d’Europa, uno dei principali problemi al centro di numerosi interventi è quello di garantire

un utilizzo più efficiente e sostenibile dell’acqua, per garantire la disponibilità di risorse idriche

per tutti.


Funzionalità del suolo


Il suolo è un elemento indispensabile per tutte le forme di produzione agricola. Un suolo

adeguato possiede una buona struttura, sufficiente materia organica ed è resistente all’erosione

da parte del vento o dell’acqua. La maggior parte delle pratiche agricole genera ripercussioni

sulla funzionalità del suolo, ma quest’ultima può essere preservata ricorrendo ad appropriati

metodi di produzione agricola.


Stabilità del clima – aumentare lo stoccaggio del carbonio e

ridurre le emissioni di gas a effetto serra


Per stabilizzare il clima del pianeta è importante liberare una parte di CO2 finora accumulata

nell’atmosfera. Le piante accumulano CO2 con estrema efficacia e i metodi agricoli che

prevedono la conservazione di un manto vegetale permanente e un ritorno dei rifiuti vegetali

nel suolo rappresentano un buon meccanismo per “ripulire” l’atmosfera dal carbonio.

I pascoli permanenti, infatti, sono in grado di immagazzinare carbonio in pari quantità rispetto

alle foreste. Oltre a migliorare lo stoccaggio del carbonio, l’agricoltura può anche contribuire a

ridurre le emissioni di gas a effetto serra di cui è responsabile.


Resistenza agli incendi e alle inondazioni


Soprattutto negli Stati membri dell’Europa centrale e meridionale, la corretta manutenzione

dei pascoli può costituire un’importante barriera alla diffusione degli incendi boschivi e

ridurre il rischio di incendio in impianti permanenti come gli oliveti. In futuro, la capacità

dei terreni agricoli di assorbire le precipitazioni eccessive e di immagazzinare le acque di

esondazione sarà un fattore sempre più rilevante, nella misura in cui i cambiamenti climatici

acuiscono i rischi di inondazione nelle zone urbane.


Paesaggi agricoli


Per migliaia di anni la pratica agricola ha modellato, e continua a modellare ancora oggi,

i caratteristici paesaggi agricoli europei, dai pascoli alpini ai paesaggi a terrazze, dalle

“dehesas” ai frutteti, dalle pianure alluvionali ai paesaggi a mosaico dei campi coltivati

alternati a praterie. Tuttavia, anche se molti modelli di sfruttamento del suolo e molti aspetti

tradizionali e caratteristici del paesaggio locale non sono più essenziali per i metodi agricoli

moderni, mantenerli in vita è essenziale se si vuole preservare la diversità di questi paesaggi

culturali. La protezione della diversità dei paesaggi agricoli è importante per mantenere

l’attrattiva esercitata dalle zone rurali come luoghi residenziali o destinazioni turistiche.


Vitalità rurale


Nell’UE-27 le zone rurali sono estremamente diversificate in termini di sfruttamento del

territorio, popolazione, prosperità, lingua, patrimonio culturale e tradizioni. Per garantire

la vitalità delle zone rurali è necessario assicurare opportunità di lavoro, un livello minimo

di servizi e infrastrutture, e disporre inoltre di buone reti sociali e di capacità umane per

sostenere e promuovere questi valori, con l’obiettivo ultimo di salvaguardare nel lungo

termine la vitalità e l’attrattiva delle zone rurali come luoghi in cui vivere, lavorare e recarsi in

visita. Il territorio, la natura del

paesaggio circostante, il clima e altri fattori naturali concorrono tutti alla comparsa di costumi,

tradizioni e forme di identità delle zone rurali. L’agricoltura può contribuire a sostenere la vitalità

rurale grazie al ruolo che la popolazione rurale, le attività rurali e le tradizioni ad essa associate

svolgono in queste zone. E i vantaggi di questa interazione sono vicendevoli. Se le zone rurali

rimangono economicamente e socialmente vitali, ciò a sua volta può favorire il proseguimento

di attività economiche come l’agricoltura e la silvicoltura, il che a sua volta è importante per

assicurare l’erogazione di beni pubblici ambientali dai quali dipendono numerosi settori, come

il turismo rurale e le attività ricreative.


Sicurezza alimentare


Se è vero che il cibo è un bene privato, altrettanto certo è che il mercato non assicura la

disponibilità di prodotti alimentari in qualsiasi momento e ovunque. È quindi necessaria

un’azione deliberata per garantire la fornitura di prodotti alimentari nel lungo termine a

livello europeo o globale. A tal fine è indispensabile mantenere in futuro la capacità di

produrre cibo in maniera sostenibile attraverso una gestione appropriata dei suoli e delle

altre risorse e la salvaguardia delle necessarie competenze.







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