mercoledì 28 ottobre 2026

il ruolo pubblico della conoscenza in agricoltura


ninosutera

La  programmazione post 2027, ma per essere precisi, anche quelle precedenti(2000-2025) rimarcano sulla necessità  del ruolo pubblico degli elementi della conoscenza in agricoltura(informazione, divulgazione, consulenza) con finanziamenti appropriati.



In Sicilia la migliore stagione è datata dalla L.R 73/77 che istituiva  le SOAT e dal Reg 270/79 che prevedeva il ruolo strategico dei Divulgatori Agricolo Polivalenti e/o Specializzati, coordinati dall'Assessorato Regionale all'Agricoltura.
Non solo, l’Assessorato inoltre,per esempio, si è fatto carico dell'aggiornamento costante degli addetti ai lavori,  in ultimo in ordine di tempo,  attraverso il Formez con il progetto Demetra nel 2015.
Singolare è il riscontro che nel corso dell'attuale programmazione, alcune regioni si sono ispirati a una filosofia simile alla LR 73/77, istituendo gli HAB dell'innovazione, che altro non sono che  le SOAT riviste nei tempi in cui viviamo.

Altri esempi, non hanno mai inciso sulle necessità del mondo agricolo, comprese strade diverse dal  ruolo pubblico e fuori del tempo in cui viviamo, se pur  individuate dalle programmazioni 2007/2013 e 2014/2020,  che in Sicilia hanno prodotto risultati molto deludenti.

  Negli ultimi tempi, nella stampa internazionale e anche negli ambienti più market oriented (USA, Olanda, Banca Mondiale, ecc.) vi è una riscoperta del ruolo pubblico nella divulgazione e consulenza, Si parla sempre di più di tecnici che siano animatori o facilitatori, che favoriscano la formazione di gruppi e di reti, collegando ricerca, pratica e istituzioni, stimolando così una crescita “dal basso verso l’alto” e la messa a punto di innovazioni appropriate (tecniche, organizzative, individuali e di gruppo, etc.). Ruolo che in Sicilia non può che essere attribuito alle strutture periferiche dell’Assessorato Agricoltura.

                                  L’olandese Roeling negli anni ’80 sottolineava come la conoscenza agricola non fosse un patrimonio dell’accademia o dei centri di ricerca, ma sia il combinato di una miriade di detentori di conoscenze che interagiscono, il cosiddetto Sistema di Conoscenze e Innovazione Agricola. Le crisi dell’agricoltura convenzionale, gli effetti collaterali della rivoluzione verde, l’inquinamento, etc. hanno spinto a teorizzare e praticare forme partecipative di ricerca applicata (ovviamente non di base), in cui le conoscenze degli agricoltori sono valorizzate. La necessità di percorrere vie nuove e diverse (il recupero della biodiversità, l’agricoltura biologica, l’agricoltura sociale, la vendita diretta, lo sviluppo rurale multisettoriale, ecc.), unitamente alla constatazione che l’agricoltura produce anche beni pubblici (protezione del suolo, paesaggio, assorbimento CO2, habitat naturali) spinge a cercare anche nuovi modelli di divulgazione e di consulenza.

Gli effetti della crisi climatica su lavoro, agricoltura e filiere

 

 
Il nuovo report di Terra! ed EStà - Economia e sostenibilità racconta come i cambiamenti climatici stanno impattando sulle filiere e sul cibo che mangiamo, ma suprattutto sul lavoro in agricoltura e la sua organizzazione, amplificando e gli effetti dello sfruttamento e colpendo braccianti e lavoratori agricoli.

Un lavoro che arriva a 10 anni dalla legge 199/2016, nota come legge “anti caporalato”, voluta e sostenuta da tanti pezzi della società civile, tra cui Terra!, che in quegli anni indagava la “Filiera Sporca” nelle campagne del Sud. Una legge che ha esteso la responsabilità in solido del reato dal caporale all’azienda agricola che si serve di intermediari illegali.

Oggi sappiamo che c'è ancora tanto da fare. Lo dimostrano le tante morti drammatiche si sono susseguite in questi 10 anni. Lo dimostra il fatto che ovunque abbiamo cercato il caporalato, in questi anni, lo abbiamo trovato, al Sud come al Nord. Serve una strategia sull’intera filiera, dal lavoratore alla grande distribuzione organizzata, passando per il giusto riconoscimento del lavoro degli agricoltori, che stanno vedendo di giorno in giorno svanire il loro progetto di vita sotto grandinate e siccità.

Il cibo scotta parte da due osservazioni di natura molto diversa ma profondamente collegate. Da un lato, il costo della crisi climatica: al 2050, in assenza di interventi di mitigazione e adattamento, il calo della produzione agricola italiana potrà valere 30 miliardi di euro l’anno negli scenari più severi; dall'altro, l'impatto che il calore eccezionale ha sulle vite di chi lavora nei campi: soltanto tra il 14 giugno e il 3 agosto 2026 almeno sedici lavoratori agricoli hanno perso la vita in Italia, di cui cinque a causa delle temperature estreme. 

Queste cifre e queste vite, nella narrazione pubblica, non stanno quasi mai nella stessa frase. Eppure sono dimensioni della stessa storia, vista da due lati: l’impatto del clima sulle imprese agricole — rese, qualità, redditività — e l’impatto sulla salute e sicurezza di chi in quelle imprese lavora sono fenomeni strettamente collegati.

Quando cambia il clima non cambia soltanto l’agricoltura. Cambia il cibo che potremo produrre, dove potremo produrlo, quanto costerà produrlo, chi riuscirà ancora a produrlo e in quali condizioni.

Il cibo scotta parte da una domanda: quando il cambiamento climatico colpisce l’agricoltura, chi assorbe il costo del rischio? Le imprese? I consumatori? Le istituzioni? Oppure i lavoratori? 



Puoi scaricare la versione completa da questo link.

martedì 27 ottobre 2026

il cibo per tutti, petizione popolare all'UE

 

Garantire sistemi alimentari sani, giusti e sostenibili



 
I contenuti seguenti sono di esclusiva responsabilità degli organizzatori dell'iniziativa. I testi riflettono esclusivamente le opinioni degli autori e non possono essere attribuiti in nessun modo alla Commissione europea.

Obiettivi

Almeno un quinto della popolazione europea non ha accesso a un'alimentazione adeguata. I sistemi alimentari industriali aggravano l'insicurezza alimentare, il cambiamento climatico, l'inquinamento, la perdita di biodiversità, lo sfruttamento del lavoro e la sofferenza degli animali. L'UE deve garantire il diritto al cibo in modo sistemico e promuovere sistemi alimentari sani, giusti, umani e sostenibili per le generazioni presenti e future. Per raggiungere questi obiettivi è necessario proporre o modificare atti giuridici dell'UE in questi settori:

• sistemi alimentari equi e governance democratica

• sostegno alle iniziative nazionali di protezione sociale

• riconoscere che i prodotti agricoli e alimentari non sono merci ordinarie

• sostegno all'agroecologia contadina e ai sistemi alimentari territoriali

• lotta alla concentrazione dei terreni agricoli

• sostegno ai sistemi di sementi contadini

• regolamentazione rigorosa degli OGM, compresi quelli ottenuti con nuove tecniche genomiche

• gestione sostenibile dell'acqua

• rafforzamento del benessere degli animali

• sostegno al consumo di frutta e verdura e regolamentazione dei prodotti alimentari ultra-lavorati

• approvvigionamento alimentare sostenibile

• etichettatura significativa degli alimenti

• stop agli sprechi alimentari

• rafforzamento del diritto al cibo nei paesi terzi.

 

Chiediamo all'UE di rendere il diritto al cibo una realtà e di integrarlo nel quadro giuridico dell'UE che ha un impatto sul diritto al cibo nell'UE e all'estero.

Pagina web dell'iniziativa nel registro della Commissione europea:

https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000002_it

 

 

Firma questa iniziativa dei cittadini europei

Scadenza: 7-gen-2027

Informazioni sui dati personali:

Per firmare, devi fornire una serie di dati personali richiesti dalle autorità del tuo paese a fini di verifica. Sono state predisposte misure specifiche per garantire la protezione dei dati personali. Vedi l'informativa sulla privacy.

lunedì 26 ottobre 2026

MASAF: pubblicato il decreto sul contrassegno di Stato per i prodotti agroalimentari DOP.

 

 


Contrassegno DOP –Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha pubblicato il Decreto Ministeriale n. 566158 del 16 ottobre 2026, che disciplina le caratteristiche tecniche, le modalità di utilizzo, distribuzione e controllo e i costi del nuovo contrassegno di Stato per i prodotti agroalimentari DOP, introdotto dall’articolo 6 della Legge 21 aprile 2026, n. 75. Il contrassegno, realizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), costituisce uno strumento aggiuntivo di garanzia dell’autenticità e della tracciabilità dei prodotti certificati. In questa prima fase, il decreto riguarda esclusivamente i prodotti agroalimentari DOP preimballati, mentre l’applicazione alle IGP sarà oggetto di un successivo provvedimento, a seguito di ulteriori approfondimenti tecnici. L’adozione del contrassegno è facoltativa e, per le denominazioni dotate di un Consorzio di tutela riconosciuto, deve essere deliberata dall’Assemblea consortile. A seguito della decisione, il Consorzio richiede all’organismo di controllo la modifica del relativo piano dei controlli. Per le DOP prive di un Consorzio di tutela, l’utilizzo del contrassegno è subordinato al suo inserimento nel disciplinare di produzione. La gestione, l’approvvigionamento e la distribuzione dei contrassegni sono affidati agli organismi di controllo, che possono delegare tali attività ai Consorzi di tutela mediante apposita convenzione.  Il provvedimento, pubblicato sul sito del MASAF il 19 ottobre 2026, risulta attualmente in corso di registrazione presso gli organi di controllo.

venerdì 23 ottobre 2026

Sicilia Startup Landing

 


Il programma di accelerazione del progetto INN-SO - Polo di Innovazione della Sicilia Occidentale

 

Il CREA PB (Politiche e Bioeconomia) ha supportato il progetto INNsula che è stato finanziato dalla Regione Siciliana Assessorato Attività Produttive nell'ambito del programma Open Innovation. Il capofila del progetto ha pubblicato l'Avviso per la selezione delle startup del programma di accelerazione INN-SO, il progetto con cui INNsula, il Polo di Innovazione della Sicilia Occidentale, accompagna le imprese innovative nella crescita sul mercato a partire dalla Sicilia. Un percorso in modalità ibrida di quattro mesi per startup innovative che vogliono sviluppare il proprio modello di business, entrare in contatto con una domanda reale di mercato nelle filiere chiave della Sicilia Occidentale - dall'agroalimentare all'economia circolare, dall'energia al turismo e alla cultura - e prepararsi a opportunità di cross selling.

Il programma in breve

  • È rivolto a: 15 startup innovative con un prodotto già sviluppato o i primi ricavi, con sede in Sicilia o disposte ad aprirvi una sede operativa. 
  • Accelerazione: Quattro mesi di accelerazione (servizi per un valore di circa 21.000 euro) nel cuore della Sicilia occidentale, per fare una cosa sola: arrivare al mercato. Per chi completa il percorso, un contributo a fondo perduto fino a 50.000 euro per servizi avanzati, definiti sul piano di investimento che chiude l'accelerazione.
  • Candidature: entro le ore 12:00 del 15 novembre 2026, tramite il modulo online disponibile al link sottostante.
 

Il programma si rivolge a startup innovative che sviluppano tecnologie, prodotti o servizi della filiera estesa agritech sostenibile e degli altri ambiti di specializzazione della Strategia di Specializzazione Intelligente S3. Il programma è aperto anche a imprese provenienti da altre regioni o dall'estero interessate a sviluppare una presenza operativa in Sicilia coperta dai servizi di accelerazione.

 

giovedì 22 ottobre 2026

Piano Nazionale di Ripristino e Soluzioni basate sulla Natura: criticità e opportunità per comuni e imprese

 diChiara Catalano e Chiara Cortinovis


 

 

  Tetto verde dell’edificio Biodiversity school and Gymnasium a Parigi @Fotografia di Chiara Catalano.


 

Il Regolamento Europeo sul Ripristino della Natura (NRR) UE 2024/1991 è stato approvato il 24 giugno 2024 ed è entrato in vigore il 18 agosto 2024.

 

Il NRR è uno dei pilastri cardine delle strategie sulla biodiversità UE e degli Stati Membri per il 2030, in sinergia con altre misure di tutela e salvaguardia degli ecosistemi previste dalle Direttive 2009/147/CE e 92/43/CEE. Esso, infatti, stabilisce obblighi stringenti finalizzati a migliorare lo stato di tutti gli habitat (marini, terrestri, urbani, forestali e agricoli) che risultano degradati. Tali obbligi prevedono obiettivi e scadenze differenziati, tra cui misure di ripristino per almeno il 30% delle superfici degli habitat interessati entro il 2030, il 60% entro il 2040 e il 90% entro il 2050.

La necessità e l’urgenza del NRR, che obbliga gli Stati Membri a dotarsi di un Piano di Ripristino della Natura (PNR) vincolante e ambizioso, sono motivate da una valutazione di impatto secondo la quale gli strumenti vigenti non sono sufficienti ad invertire il progressivo degrado degli ecosistemi, la perdita di biodiversità, il consumo e l’erosione del suolo, nonché la mancata erogazione di servizi ecosistemici necessari per la resilienza climatica, la salute e il benessere umano. Inoltre, considerando che secondo l’allegato VI della valutazione d’impatto che accompagna il NRR, per ogni euro investito c’è un ritorno economico che varia dagli 8 ai 38 euro a seconda dell’habitat, i benefici complessivi derivanti dalle azioni di ripristino sono superiori ai costi. Per questo, oltre al capitale pubblico e in un’ottica di sviluppo economico sostenibile, è necessario promuovere strumenti finanziari innovativi volti ad attrarre investimenti privati nelle attività di conservazione e ripristino degli ecosistemi, così come proposto nella “Tabella di marcia verso i crediti della natura”.

Nonostante la posizione contraria di alcuni Stati Membri all’approvazione del NRR, entro il 1° settembre 2027 tutti dovranno dotarsi di un PNR definitivo, condiviso e approvato dalla Commissione Europea. Al fine di raggiungere questo obiettivo in maniera coordinata e convergente, sono state definite delle fasi attuative stabilite a livello europeo. Secondo questa agenda, il 1° settembre 2026 tutti gli Stati Membri avrebbero dovuto consegnare per via telematica la prima bozza del piano, ma soltanto sei hanno rispettato la scadenza (in ordine cronologico: Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Bulgaria e Irlanda). Ad oggi, 27 settembre 2026, hanno consegnato in ritardo soltanto Austria, Svezia e Italia, mentre gli altri 18 restano in sospeso.

L’applicazione del NRR è supportata da numerose pubblicazioni esplicative e piattaforme digitali curate dalla Commissione Europea, come la pagina “Nature Restoration Regulation Implementation” e il portale di riferimento per l’attuazione dei PNR integrato nella piattaforma digitale BISE (Biodiversity Information System for Europe). Quest’ultimo comprende un insieme completo di linee guida, note esplicative, dati e altra documentazione rilevante, nonché informazioni relative agli obiettivi e gli obblighi di cui agli articoli da 4 a 13 del regolamento (Figure 1).

Sulla pagina del BISE si fa inoltre riferimento alla recente strategia della Commissione sulla gestione integrata del rischio di incendi. Anch’essa individua un ruolo per i PNR che dovrebbero diventare per gli Stati Membri lo strumento chiave per aumentare la resilienza agli incendi. L’intenzione è quella di gestire l’incendio non più solo nella fase emergenziale post-evento ma di integrare l’intero ciclo di gestione (prevenzione, preparazione, risposta e ripristino post-incendio) nell’attuazione delle misure di ripristino.

 

 


Figura 1 – Obiettivi previsti dal Regolamento Europeo sul Ripristino della Natura. In arancione gli articoli con i relativi obiettivi e i target trasversali, in verde quelli legati agli ambienti terrestri, in blu quelli legati agli ambienti marini e di acqua dolce (Infografica modificata da https://www.isprambiente.gov.it/it/ripristino-della-natura/il-pnr-negli-interventi).

L’omogeneità dei piani, che la Commissione Europea revisionerà il 1° marzo 2027, è assicurata dal Regolamento di Esecuzione (UE) 2025/912 adottato il 19 maggio 2025 che definisce il formato armonizzato dei PNR. Tale atto fornisce agli Stati Membri un quadro metodologico comune per la pianificazione, l’attuazione e il monitoraggio delle misure di ripristino, garantendo coerenza, comparabilità e trasparenza nell’applicazione degli obiettivi previsti dal Regolamento (UE) 2024/1991. Il formato include sezioni dedicate ai diversi ecosistemi (terrestri, forestali, agricoli, marini e urbani), alle misure previste, agli indicatori di monitoraggio, ai benefici attesi e agli aspetti finanziari, delineando una strategia nazionale di lungo periodo con orizzonte temporale fino al 2050.

Il Piano Nazionale di Ripristino italiano

In Italia, il coordinamento è affidato al MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), al MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste) e all’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Il MASE ha inoltre la supervisione del PNR ed è competente per l’applicazione degli articoli 4, 5, 6 (energia da fonti rinnovabili), 8, 9, 10 e 13 (Figura 1). Gli articoli 11 e 12 sono invece di competenza del MASAF.

L’ISPRA, in accordo con i ministeri e assumendo un ruolo di coordinamento tecnico e scientifico, ha il compito di predisporre il PNR integrando anche i risultati della consultazione pubblica, secondo il cronoprogramma in Figura 2.

 

 


Figura 2 – Cronoprogramma del percorso di approvazione del PNR italiano diviso in 3 fasi. In rosso la fase attiva al 27/09/2026. Immagine modificata dagli autori (fonti https://www.isprambiente.gov.it/it/ripristino-della-natura consultata il 07/09/2026 e https://partecipa.gov.it/processes/ConsultazionePianoRipristino).

Il processo ha consentito di raccogliere osservazioni, suggerimenti e contributi utili alla stesura e implementazione del PNR dal 23 aprile al 24 giugno attraverso tre strumenti complementari ovvero: 1) un questionario generale rivolto a tutti, 2) un questionario specifico rivolto ai portatori di interesse con una conoscenza approfondita sia su NRR che su argomenti specifici e 3) una scheda dedicata alle misure.

 

Inoltre, l’ISPRA ha il compito di redigere le linee guida di attuazione del piano in collaborazione con università ed enti di ricerca che metteranno a disposizione dati, innovazioni tecnologiche e strumenti avanzati per l’individuazione di buone pratiche, criteri e metodologie per il ripristino degli ecosistemi degradati. Un esempio è l’Nbs CataTool sviluppato dal National Biodiversity Future Center (NBFC): un catalogo digitale interattivo di Soluzioni basate sulla Natura (NbS) applicabili agli ecosistemi urbani, terrestri e marini nel contesto Euro-Mediterraneo, oltre che di casi studio realizzati in Italia. Questo strumento fornisce sia una guida solida e strutturata sulle tipologie di soluzioni adottabili nelle misure del PNR, sia un riferimento sugli indicatori da adottare per il monitoraggio.

 

Target, indicatori e misure in ambito urbano

Tra le indicazioni del NRR, quelle relative ai cosiddetti “ecosistemi urbani” (Art. 8) hanno stimolato un forte dibattito, sia a livello europeo sia nella loro traduzione a scala nazionale. Il NRR individua due target quantitativi che misurano: i) la disponibilità di spazi verdi, e ii) la copertura della volta arborea nelle aree urbane. Entrambi i target sono modulati su due orizzonti temporali: uno di breve-medio termine, al 2030, in cui si prescrive che non vi sia alcuna perdita netta rispetto al 2024, e uno di medio-lungo termine, a partire dal 2030, in cui ci si attende un incremento netto di entrambi gli indicatori. Da notare che l’indicatore relativo alla superficie degli spazi verdi è calcolato come totale su tutte le aree urbane individuate dai piani nazionali, mentre quello relativo alla copertura della volta arborea va monitorato individualmente in ciascuna area urbana.

 

Per raggiungere questi obiettivi, il PNR italiano, nella bozza messa a disposizione per la consultazione pubblica nell’estate del 2026, ha previsto una serie di misure formulate secondo due logiche differenti. Nella prima rientrano le misure trasversali proposte da ISPRA e valide per tutti i 2.761 comuni classificati dal PNR come ecosistemi urbani. Queste comprendono azioni di varia natura, alcune vincolanti, altre semplicemente di indirizzo e includono:

misure di salvaguardia (la traduzione della mappatura delle aree a verde e della volta arborea effettuata per il 2024 in un vincolo conformativo con destinazione a verde negli strumenti di pianificazione comunale vigente e il divieto della loro riduzione a meno di compensazioni preventive);

misure di regolazione generale (relative alla localizzazione delle misure di compensazione all’interno della stessa area urbana e all’entità degli oneri urbanistici usati per finanziare gli interventi di ripristino, la cui stima sarà effettuata annualmente da ISPRA sulla base del valore dei servizi ecosistemici persi a causa degli interventi di impermeabilizzazione e artificializzazione);

misure di pianificazione (con la redazione di piani urbani della natura comunali, censimenti delle aree dismesse, e l’aggiornamento di piani, regolamenti e procedure di valutazione ambientale con i nuovi target definiti dal PNR);

misure di monitoraggio (un sistema di rendicontazione annuale curato dall’ISPRA e basato su dati satellitari);

misure di ripristino compensativo e di incremento (azioni e strategie per incrementare la disponibilità di aree verdi e la copertura della volta arborea nelle aree urbane, come il rinverdimento delle infrastrutture lineari di trasporto, la depavimentazione di cortili scolastici, l’impiego di sistemi di drenaggio sostenibile).

Nella seconda logica, rientrano le misure proposte “bottom-up” dagli enti locali, che hanno risposto alla richiesta di contribuire alla bozza del piano indicando strategie e azioni già contenute nei loro piani e programmi. Tra queste si trovano programmi di forestazione, interventi di rinaturalizzazione e di recupero delle aree degradate, misure di gestione idrologico-idraulica e compensazioni ambientali che possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi del NRR per le aree urbane.

Queste misure, così come le misure di ripristino proposte da ISPRA, sono, di fatto, NbS, cioè soluzioni che utilizzano consapevolmente i processi e le funzioni degli ecosistemi per produrre servizi ecosistemici, incrementando al contempo il benessere umano e la biodiversità. Nonostante le NbS siano citate esplicitamente solo nel preambolo del NRR, esse rappresentano, implicitamente, il cuore dell’art. 8, poiché consentono di giustificare i target di incremento del verde urbano in termini di benefici forniti, come il raffrescamento durante le ondate di calore, la riduzione del rischio di alluvioni urbane e l’aumento delle opportunità ricreative.

Da criticità a opportunità per i comuni e per le imprese

La fase di consultazione della bozza del PNR ha suscitato un ampio dibattito proprio attorno all’applicazione dell’art. 8 del NRR sugli ecosistemi urbani. Questo interesse non è casuale. Da un lato, le previsioni relative agli ecosistemi urbani sono quelle che toccano più direttamente gli enti locali e soprattutto i Comuni, con effetti diretti sugli strumenti di pianificazione vigenti e sulle previsioni in essi contenute, incluso il regime vincolistico. Dall’altro, è innegabile che l’interesse verso il tema della natura urbana sia cresciuto in modo significativo negli ultimi anni, anche grazie ad una maggiore consapevolezza dei benefici che essa genera, specialmente a fronte degli impatti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici.

In questo dibattito sono emerse le posizioni critiche dell’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) e dell’ANCI(Associazione Nazionale Comuni Italiani), che ha individuato nel PNR una limitazione delle competenze di pianificazione degli enti locali. Ad esempio, questi ultimi propongono lo stralcio di diverse misure, tra cui quella che prevede che i Comuni si dotino di un Piano Urbano della Natura (PUN) – già introdotto con la Strategia Europa per la Biodiversità 2030 – per gestire e coordinare le strategie e le azioni sul verde urbano.

In questo dibattito sono emerse le posizioni critiche dell’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) e dell’ANCI(Associazione Nazionale Comuni Italiani), che ha individuato nel PNR una limitazione delle competenze di pianificazione degli enti locali. Ad esempio, questi ultimi propongono lo stralcio di diverse misure, tra cui quella che prevede che i Comuni si dotino di un Piano Urbano della Natura (PUN) – già introdotto con la Strategia Europa per la Biodiversità 2030 – per gestire e coordinare le strategie e le azioni sul verde urbano.

Eppure, il PUN, che secondo i dettami europei può essere un piano a sé stante o integrato con altri strumenti di pianificazione urbana, potrebbe consentire di superare, almeno a scala locale, alcuni punti critici che caratterizzano il PNR. Tra questi, la presenza di soli indicatori di estensione (che non tengono conto né della fornitura di servizi ecosistemici né dei livelli di biodiversità e connettività del verde urbano), lo scarso raccordo con altri obiettivi e target (come quello sugli impollinatori all’art.11 o la recente comunicazione della Commissione Europea sulla gestione integrata degli incendi, in cui si propone di prestare particolare attenzione all’interfaccia urbano-forestale), la mancanza di un approccio chiaro per la prioritizzazione delle aree di intervento e l’uso quasi esclusivo di dati satellitari per il monitoraggio e la valutazione delle misure. Come sottolineato dallo stesso PNR, la sua attuazione e la redazione dei Piani Urbani della Natura dovrebbero consentire ai Comuni “di far prevalere le ragioni della natura su quelle dell’uso del suolo a fini urbanistici e edilizi” e aiutarli “a dare precedenza a tutti gli interventi che non comportano riduzione delle aree non edificate”.

Allo stesso modo, come suggerito dalla lista di interventi contenuta nella bozza, le opere da realizzare saranno numerose. Il concetto di NbS dovrebbe suggerire che molte di queste azioni non sono un “lasciar fare alla natura”, ma prevedono un livello di “ingegnerizzazione” elevato che riguarda la loro progettazione di dettaglio, il dimensionamento delle aree, la scelta delle specie, ecc. In un settore come quello delle NbS, caratterizzato negli ultimi anni da significativi investimenti nella ricerca, si aprono per le imprese importanti opportunità di crescita, innovazione e aumento della competitività.

Se il PNR si tradurrà in città più resilienti ai cambiamenti climatici e più vivibili per i loro abitanti dipenderà in larga parte da come i Comuni e le imprese sapranno cogliere le opportunità offerte dall’implementazione di un regolamento europeo unico al mondo per visione strategica e ambizione.

 

 

Legge (n. 30/2022) per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale (PPL)


                Il nostro Paese si caratterizza per la varietà e la bellezza del territorio e per la presenza di numerose piccole produzioni alimentari tipiche e di qualità che rappresentano una vera e propria miniera a disposizione del consumatore e del turista. I consumatori manifestano sempre maggiore interesse per i prodotti locali provenienti da filiere produttive corte o cortissime e quello delle piccole produzioni locali (PPL) è una proposta che permette esclusivamente agli imprenditori agricoli e alle loro associazioni di trasformare alcuni prodotti primari ottenuti presso la propria azienda agricola.

Nel corso degli ultimi anni sono aumentate le piccole produzioni, tipiche e di qualità, che caratterizzano alcuni ambiti territoriali e a cui sono spesso dedicate manifestazioni.

Le «PPL – piccole produzioni locali» sono molto apprezzate dal consumatore che ha la possibilità di testare un prodotto genuino, sotto casa.

Ora con la Legge 1° aprile 2022, n. 30, recante: «Norme per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale», pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 94 del 22 aprile 2022 (in vigore da 23 aprile 2022) prevista la possibilità di valorizzare ulteriormente il prodotto della tradizione contadina locale tracciando un percorso semplice per la commercializzazione dei prodotti agricoli dal produttore primario al consumatore finale.

La Legge n. 30/2022, composta di 14 articoli, reca, come anticipato, disposizioni in materia di valorizzazione e promozione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale.

L’articolo 1 (Finalità e princìpi), indica, al comma 1, le finalità ed i principi ai quali è ispirata la Legge n. 30/2022. Nel corso dell’esame parlamentare, relativamente al principio della salubrità, è stato specificato come tale principio vada comunque inteso nel rispetto delle disposizioni in materia igienico sanitaria e di controlli da parte delle aziende sanitarie locali. Il comma 2, contiene la definizione di «PPL – piccole produzioni locali» ossia di quei prodotti agricoli di origine animale o vegetale (primari od ottenuti dalla trasformazione di materie prime derivanti da coltivazione o allevamento svolti esclusivamente sui terreni di pertinenza dell’azienda) destinati all’alimentazione umana, ottenuti presso un’azienda agricola o ittica, diretti, in limitate quantità, al consumo immediato e alla vendita diretta al consumatore finale, nell’ambito della provincia in cui si trova la sede di produzione o in quelle contigue. Il comma 3 precisa che per la fornitura diretta di piccoli quantitativi di alcune tipologie di carni i relativi prodotti provenienti dall’azienda agricola devono derivare da animali regolarmente macellati in un macello registrato o riconosciuto che abbia la propria sede nell’ambito della provincia in cui si trova la sede di produzione o in quelle contigue.

L’articolo 2 (Ambito di applicazione), indica l’ambito soggettivo di applicazione della Legge, che comprende gli imprenditori agricoli, quelli apistici e quelli ittici.

L’articolo 3 (Etichettatura), reca disposizioni in materia di etichettatura stabilendo, al comma 1 che i prodotti PPL sono venduti nel rispetto delle vigenti disposizioni europee e nazionali concernenti l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari. La stessa disposizione chiarisce, inoltre, le indicazioni che possono essere riportate nelle etichette dei prodotti. Il comma 2 indica le disposizioni che si intendono fare salve in materia sia in ambito europeo che in ambito nazionale, mentre il comma 3 stabilisce che gli operatori provvedano alla conservazione della documentazione necessaria.

L’articolo 4 (Logo PPL), reca disposizioni in materia di logo «PPL – piccole produzioni locali». In particolare, il comma 1 demanda l’istituzione del suddetto logo ad un apposito decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali da adottarsi di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata. Con tale decreto sono stabilite, tra l’altro, le condizioni e le modalità di attribuzione del logo (la cui forma verrà scelta mediante svolgimento di un concorso di idee), nonché gli adempimenti relativi alla tracciabilità e alle modalità con cui fornire una corretta informazione al consumatore. Il comma 2 individua i diversi luoghi in cui è esposto il logo dei prodotti PPL, mentre il comma 3 prevede che le amministrazioni pubbliche interessate debbano dare attuazione al presente articolo senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

L’articolo 5 (Consumo immediato e vendita diretta), reca disposizioni in materia di consumo immediato e vendita diretta. In particolare, al comma 1, sono descritte le modalità ed i diversi luoghi nei quali può avvenire il consumo immediato e la vendita diretta al consumatore dei prodotti PPL nell’ambito della provincia in cui ha sede l’azienda o in quelle contermini, all’interno dello stesso territorio regionale. Il comma 2 prevede la facoltà – da parte dei comuni – di riservare spazi adeguati agli imprenditori agricoli o ittici esercenti la vendita diretta dei prodotti PPL nell’area destinata al mercato, mentre il comma 3 stabilisce che gli esercizi commerciali possono dedicare ai prodotti PPL appositi spazi di vendita.

L’articolo 6 (Requisiti generali applicabili ai locali e alle attrezzature), reca disposizioni concernenti i requisiti generali applicabili ai locali e alle attrezzature.

L’articolo 7 (Semplificazione delle norme in materia di requisiti strutturali dei locali destinati alle attività), reca disposizioni in materia di semplificazione delle norme sui requisiti strutturali dei locali destinati alle attività. Il comma 1, prevede che le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento – nel rispetto dei regolamenti (CE) n. 852/2004 in materia di igiene dei prodotti alimentari e n. 853/2004 in materia di igiene per gli alimenti di origine animale – possono stabilire, al fine di semplificare la normativa in materia, i requisiti strutturali dei locali destinati alle attività di lavorazione, produzione e vendita dei prodotti PPL, anche allo scopo di preservare le caratteristiche e le tradizioni territoriali degli stessi.

L’articolo 8 (Sezione internet per le piccole produzioni locali), istituisce, al comma 1, all’interno del sito internet del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, un’apposita sezione per la raccolta di tutte le informazioni utili ai fini della valorizzazione dei prodotti PPL. Al comma 2, si prevede che le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano forniscano, nell’ambito delle loro competenze e per i prodotti dei rispettivi territori, tutte le informazioni utili ai fini dell’aggiornamento della suddetta sezione internet, mentre al comma 3 è prevista la clausola di invarianza finanziaria.

L’articolo 9 (Corsi di formazione), prevede che le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possano istituire corsi di formazione per il personale addetto alla lavorazione, alla preparazione, alla trasformazione, al confezionamento, al trasporto e alla vendita dei prodotti PPL.

Anche l’articolo 10 (Attività di controllo), recante disposizioni in materia di attività di controllo.

L’articolo 11 (Disposizioni applicative), reca una serie di disposizioni applicative. Nell’articolo chiarito che ai prodotti PPL offerti in vendita diretta si applicano le vigenti disposizioni di carattere fiscale.

L’articolo 12 (Sanzioni), recante norme in materia di sanzioni. Ai sensi del comma 1 è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 1.600 euro a 9.500 euro colui che: violi le disposizioni di cui all’articolo 1, utilizzi un’etichettatura (art. 3) o il logo (art. 4) in assenza dei requisiti di cui all’art.1. Nel dettaglio, salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore che immetta sul mercato prodotti agricoli o alimentari qualificandoli come prodotti PPL, in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 1, o utilizzi l’etichettatura di cui all’articolo 3 o il logo di cui all’articolo 4 in assenza dei requisiti di cui all’articolo 1 è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 1.600 euro a 9.500 euro. Nel caso del logo è prevista, altresì, la sanzione accessoria della sospensione della licenza d’uso del logo per un periodo da uno a tre mesi; in caso di reiterazione è disposta la revoca della licenza d’uso del logo. Il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Mipaaf è designato quale autorità competente all’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dall’ articolo in esame.

L’articolo 13 (Clausola di invarianza finanziaria), reca le disposizioni finanziarie, statuendo che dall’attuazione della legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

L’articolo 14 (Entrata in vigore) dispone infine che il provvedimento entri in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (23 aprile 2022).

Link al testo della Legge 1° aprile 2022, n. 30, recante: «Norme per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale», pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 94 del 22 aprile 2022 (in vigore da 23 aprile 2022)

mercoledì 21 ottobre 2026

Funghi Fest, Castelbuono celebra 20 anni di gusto e tradizioni con musica, arte e degustazioni

 


Nel fine settimana la ventesima edizione di uno degli appuntamenti autunnali più attesi delle Madonie e della Sicilia.

Tre giorni dedicati ai sapori dell’autunno, alle eccellenze gastronomiche del territorio, alla musica e alla cultura. Dal 23 al 25 ottobre Castelbuono torna a ospitare il Funghi Fest. La manifestazione, che ogni anno richiama nel suggestivo borgo madonita migliaia di visitatori e turisti, quest’anno spegne le sue prime venti candeline, confermandosi tra gli appuntamenti più attesi della stagione autunnale in Sicilia.

Organizzata dall’Associazione Culturale Promomadonie Sicilia, la manifestazione propone un ricco calendario di iniziative che animeranno il centro storico di Castelbuono, trasformandolo in un grande palcoscenico a cielo aperto tra degustazioni, show cooking, spettacoli musicali, intrattenimento, arte e tradizioni. Protagonisti assoluti saranno naturalmente i funghi, ingrediente simbolo della cucina autunnale madonita, insieme alle numerose eccellenze agroalimentari del territorio.

“Il Funghi Fest è diventato negli anni un appuntamento capace di coniugare la valorizzazione delle nostre produzioni gastronomiche con la promozione turistica e culturale delle Madonie – dichiara Giovanni La Grua, presidente dell’Associazione Promomadonie Sicilia–. Anche quest’anno abbiamo lavorato per offrire un programma ricco e variegato, pensato per coinvolgere famiglie, giovani e visitatori di tutte le età. Il nostro obiettivo è quello di far vivere Castelbuono attraverso i suoi sapori, le sue tradizioni e la sua straordinaria capacità di accoglienza, creando occasioni di incontro e contribuendo a sostenere le attività economiche del territorio”.

Il programma prenderà il via venerdì 23 ottobre alle 17.30 con l’inaugurazione ufficiale e l’apertura degli stand espositivi e gastronomici, a seguire in piazza castello flash mob a cura della scuola di danza Arte in Movimento darà il via al fine settimana di festa. Sabato 24 ottobre, a partire dalle 10,00 riapriranno gli stand, mentre i visitatori potranno approfittare dell’occasione per scoprire il patrimonio culturale del borgo attraverso le mostre ospitate al Museo Civico e al Museo Naturalistico Francesco Minà Palumbo. Alle 12 e alle 18, in Piazza Castello, spazio alle degustazioni di piatti a base di funghi e delle eccellenze gastronomiche locali.

Particolare attenzione sarà riservata anche ai più piccoli con il Karlotta Live Show, in programma alle ore 8 in Piazza Castello. Mentre alle 21,00 si terrà uno dei momenti più significativi della manifestazione: il Premio Internazionale della Cultura e del Gusto, con la consegna di riconoscimenti a personalità che si sono distinte in ambito nazionale e internazionale. A condurre la cerimonia sarà la giornalista Nadia La Malfa. Grande attesa per l’appuntamento musicale delle 22.30 con Tony Esposito, protagonista di uno spettacolo che accompagnerà il pubblico in un viaggio musicale da Pino Daniele alla world music, tra sonorità mediterranee, ritmi coinvolgenti e contaminazioni artistiche. La serata proseguirà con i dj set di EXES Hit Dance 90 e Sol Fuego.

Domenica 25 ottobre il Funghi Fest entrerà nel vivo già dalle prime ore del mattino. Dalle ore 9 alle 18, lungo Viale Castello, si svolgerà Artisti a Corte, mostra mercato d’arte curata dall’Associazione Pittamu di Castelbuono. Alle 10 riapriranno gli stand e, dalle 10.30, le vie del centro saranno animate dalla sfilata itinerante del gruppo Viginti Millys. Alle 12 torneranno le degustazioni in Piazza Castello, mentre nel pomeriggio la festa proseguirà con la sfilata della Sud Street Band, prevista alle 16 e con l’esibizione degli artisti di strada. Alle 18 nuovo appuntamento con le degustazioni e alle 18.30 in Piazza Castello, intrattenimento musicale con Adrian Band Celentano Tribute Show per accompagnare la conclusione della manifestazione.

“Il Funghi Fest rappresenta una straordinaria occasione di promozione per Castelbuono e per l’intero comprensorio madonita – sottolinea il sindaco Mario Cicero –. Manifestazioni come questa dimostrano quanto sia importante investire nella valorizzazione delle nostre identità, mettendo insieme gastronomia, cultura , tradizioni e accoglienza. Castelbuono possiede un patrimonio di bellezze, produzioni e professionalità che merita di essere conosciuto e apprezzato. Ringrazio l’associazione Promomadonie Sicilia e tutti coloro che contribuiscono alla realizzazione di questa importante iniziativa”. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Culturale PromoMadonie-Sicilia APS con il patrocinio del Comune di Castelbuono ed è promossa con il sostegno della Regione Siciliana. Questa iniziativa è finanziata dall'Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell'Agricoltura. L’evento è finalizzato alla valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale della Sicilia e mira, nello specifico, a promuovere il territorio e la ricchezza delle sue eccellenze enogastronomiche. Il Funghi Fest si conferma così non soltanto un festival dedicato alla gastronomia, ma anche un’occasione per scoprire Castelbuono, il suo centro storico, i monumenti, i musei e le tradizioni e le eccellenze di uno dei borghi più belli della Sicilia. Un fine settimana che punta a valorizzare il legame tra turismo, cultura ed enogastronomia, offrendo ai visitatori un’esperienza all’insegna dei sapori e dell’identità del territorio.

 

 









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