La Rete Nazionale dei Borghi DeCo insieme a 250 associazioni europee ha aderito all'Iniziativa
venerdì 13 febbraio 2026
Il cibo è un diritto umano per tutti. Firma anche tu
Mercosur al traguardo, tra opportunità e criticità
Mercosur al traguardo, tra opportunità e criticità
Nell’ora più buia per l’Europa si avvicina a grandi passi il sì all’accordo Mercosur. L’approvazione formale la firma è fissata per lunedì prossimo, quando von der Leyen volerà in Paraguay.
Concepito un quarto di secolo fa, il Mercosur è in stallo a causa della netta opposizione della Francia, a cui si è aggiunta la contrarietà della Polonia e degli altri del gruppo Visegrad (Cechia, Slovacchia e Ungheria), ricompattato per l’occasione.
Il «negoziatore più trasparente del mondo», come si definisce la Commissione europea, si scopre ancora una volta meno coerente di come vorrebbe apparire.
Il Parlamento europeo, nel 2020 con una risoluzione non vincolante ha affermato che «non può ratificare« l’accordo di liberalizzazione commerciale tra l’Ue e i Paesi del Mercosur – Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay – «nella forma attuale» perché i capitoli dedicati allo sviluppo sostenibile, al lavoro, all’ambiente e all’implementazione dell’Accordo di Parigi sul clima sono deboli.
Ma Greenpeace, entrata in possesso del testo secretato dell’Accordo «politico» di Associazione, che fa parte del trattato Ue-Mercosur e che poteva fornire una cornice più stringente e positiva alle nuove relazioni tra i due blocchi, ha scoperto che invece esso è ancora più vago e declamatorio, nel campo dei diritti, di quanto non sia la sua parte già nota dedicata al commercio.
La versione dell’Accordo di associazione, pubblicata sul sito trade-leaks.org, data 18 giugno 2020: quando, cioè, diversi governi dell’Unione, a partire da quello francese e olandese, avevano già avanzato solidi dubbi sull’opportunità di spingere su un aumento dei flussi commerciali tra le parti.
Gli impatti ambientali e sociali sui Paesi coinvolti in termini di deforestazione in Amazzonia, di pressione sulle popolazioni indigene, di estensione delle attività agro-zootecniche intensive e estrattive di sfruttamento del lavoro e, più in generale, sul livello di emissioni globale, erano già stati evidenziati e denunciati non soltanto da centinaia di organizzazioni sociali, indigene e sindacali di entrambe le parti, unite nella campagna #StopEu-Mercosur, ma anche da una commissione indipendente di esperti insediata da Macron cui si sono aggiunte le voci contrarie del governo dell’Austria, dell’Irlanda e del Lussemburgo.
Il trattato di libero scambio con i paesi del Sudamerica è invece sostenuto da Germania e Spagna per prime. Per portare a termine l’accordo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha fatto leva sull’Italia, che a dicembre si era schierata con Parigi lasciando però margini alla trattativa, spalancando le porte alle richieste del governo italiano, vero e proprio ago della bilancia.
Messa in condizione di forza, l’Italia ha perfino alzato la posta. Ieri il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha chiesto e ottenuto dal commissario al Commercio Maros Sefcovic di sospendere l’applicazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il cosiddetto Cbam, per i fertilizzanti importati nell’area Ue. La concessione, avvenuta nel corso della riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura, fa seguito a una lettera in cui Lollobrigida metteva in guardia dal rischio di aumenti del costo dei fertilizzanti per gli agricoltori europei, chiedendo quindi di accantonare la stringente normativa ambientale europea.
La veloce capitolazione di Bruxelles fa seguito alla mano tesa che la presidente della Commissione aveva già offerto all’Italia il 6 gennaio quando aveva aperto alla possibilità di anticipare, dal 2032 al 2028, 45 miliardi di euro destinati al mondo rurale nel quadro del bilancio Ue post 2027. Un trucchetto contabile, in realtà, dato che non di fondi aggiuntivi si tratta, ma semplicemente del via libera a maggiore flessibilità nell’utilizzo dei soldi da parte dei governi nazionali. Nulla viene modificato dell’architettura complessiva del futuro bilancio Ue, che accorpa Politica agricola Comune (Pac) e Coesione sotto una voce unica, così che dare più soldi all’uno significa ridurre all’altro.
Il gioco dei 45 miliardi ha comunque convinto il governo. Uscendo dal meeting straordinario di ieri, Lollobrigida sottolinea che il rinvio della firma imposto a dicembre dall’Italia serviva a ottenere garanzie, tra cui quelle di reciprocità nell’accordo commerciale, ma che ormai di ostacoli non ce ne sono più. «D’altronde abbiamo sempre detto che per noi il Mercosur è un’ottima occasione», conferma il ministro. Gli fa eco la filogovernativa Coldiretti, quando ringrazia il governo italiano per aver strappato un aumento di 10 miliardi in favore del mondo rurale italiano con i fondi Pac del prossimo ciclo.
Se canta vittoria anche il Ppe, famiglia politica di riferimento per gli agricoltori europei prima e ancora più dei gruppi di destra, resta invece forte l’opposizione di almeno una parte delle associazioni agricole. I contadini belgi saranno i primi a scendere in piazza, nella capitale europea, tra giovedì e venerdì, promettendo di ripetere le proteste dello scorso 18 dicembre in occasione di un vertice dei leader dedicato, in realtà, soprattutto alla questione Ucraina. Da parte sua, il governo francese proverà a bloccare l’accordo fino all’ultimo momento possibile, come promette la ministra dell’Agricoltura Annie Genevard. Però, con l’Italia a bordo, la maggioranza a favore del Mercosur ormai è cosa fatta. E von der Leyen potrà alzare il suo piccolo trofeo commerciale, oltretutto nel cortile di casa di Trump. Proprio mentre la nuova dottrina Monroe e la politica della forza di Washington incendiano di equilibri transatlantici.
giovedì 12 febbraio 2026
INVITO Fattori chiave per i modelli di business in agroecologia Living Lab e infrastrutture di ricerca - 17a conversazione sull'agroecologia
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Mercoledì 25.02.2026, 13:00 - 14:00 Zoom
AGROECOLOGY, il partenariato europeo "Accelerare la transizione dei sistemi agricoli: Living Lab e infrastrutture di ricerca per l'agroecologia", è un progetto europeo di ricerca e innovazione su larga scala tra la Commissione europea e 26 Stati membri, Paesi associati e Paesi terzi. AGROECOLOGY sosterrà un settore agricolo in grado di soddisfare gli obiettivi e le sfide del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità, della sicurezza e sovranità alimentare e dell'ambiente, garantendo al contempo un'attività redditizia e attraente per gli agricoltori. Sono necessari cambiamenti radicali per rendere il settore agricolo più sostenibile, resiliente e reattivo alle esigenze della società e delle politiche. L'agroecologia si basa sulle interazioni naturali e biologiche, utilizzando al contempo scienza, tecnologia e innovazione all'avanguardia basate sulla conoscenza degli agricoltori. Le Conversazioni sull'Agroecologia costituiranno il primo passo verso il rafforzamento dei sistemi di conoscenza e innovazione agricola (AKIS) per la transizione all'agroecologia, facilitando i collegamenti tra Living Lab e attori delle infrastrutture di ricerca in tutta Europa. Le conversazioni online sull'agroecologia si svolgeranno con cadenza mensile per tutta la durata del partenariato e consentiranno la mobilitazione e il networking degli attori dell'agroecologia in tutta Europa e oltre. Qui potete trovare il programma dettagliato e le informazioni sull'evento. L'evento si terrà virtualmente . Dopo la registrazione, riceverai il link Zoom via email. Per registrarsi all'evento, compilare il modulo di registrazione: | |
Contributi analitici al dibattito sulla Politica agricola comune dell'UE basati su "Scenar 2040" (JRC)
Il Joint Research Center (JRC) ha elaborato di recente uno studio, Scenar 2040, per analizzare, con modelli economici avanzati, gli effetti di tre diversi scenari ipotetici della Politica Agricola Comune (PAC) post 2027, puntualizzando che l’intento dello studio non è quello di fornire proposte di politica per la PAC futura, bensì evidenze quantitative utili al dibattito corrente e futuro.
In particolare, lo studio condotto dal servizio scientifico interno della Commissione europea confronta gli effetti dei tre diversi scenari ipotetici, “Produttività e Investimenti” (Prod&Inv), “Ambiente e Clima” (Env&Clim) e del controfattuale “NoPAC”, con uno scenario di riferimento Baseline, costruito supponendo di mantenere invariato l’attuale impianto dei Piani Strategici della PAC 2023-2027 (PSP) e tenendo conto dei risultati del Medium-term Outlook for EU Agricultural Markets and Income 2023-2035 (DG AGRI, 2023), proiettati al 2040. L’Outlook di medio termine, a sua volta, tiene conto degli esiti degli studi omologhi condotti dalla FAO (Food and Agriculture Organization) e dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), basati su proiezioni specifiche di indicatori macroeconomici – quali la crescita del PIL, i tassi di cambio, la crescita demografica e i prezzi del petrolio greggio – rilasciati dall'OCSE, dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dalla Banca Mondiale. L'approccio metodologico di Scenar 2040, in particolare, si avvale di modelli tratti dalla piattaforma integrata di modellazione per l'analisi agro-economica delle materie prime e delle politiche (iMAP) del JRC. Per questo studio, segnatamente, vengono utilizzati tre modelli economici complementari iMAP: il modello di equilibrio generale computabile MAGNET, il modello di equilibrio parziale CAPRI e il modello a livello di azienda agricola IFM-CAP. Questi modelli sono specificamente sviluppati per studiare l'impatto dei cambiamenti politici sui mercati agricoli, sui redditi agricoli, sull'uso del suolo, sugli indicatori ambientali (incluse le emissioni di gas serra) e sulla sostenibilità complessiva. La combinazione di questi tre modelli, come evidenziato da JRC, consente la valutazione di un'ampia gamma di fattori e impatti su diverse scale, dai mercati globali alle singole tipologie di aziende agricole dell'UE. La descrizione e l’uso di tali modelli, in linea con la Better Regulation Agenda dell’UE, sono documentati nel sistema MIDAS della Commissione Europea.
mercoledì 11 febbraio 2026
Quadro nazionale AKIS nel PSP 2023‑2027
Il modello AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) è il perno della dimensione conoscenza‑innovazione della nuova PAC: serve a integrare ricerca, consulenza, formazione, sperimentazione, imprese e amministrazioni in un sistema coerente, non più a “silos”.
Nel PSP italiano 2023‑2027, AKIS è descritto nel capitolo 8 e si articola in 9 interventi:
- 3 interventi di “Cooperazione” (art. 77);
- 6 interventi di “Scambio di conoscenze e informazioni” (art. 78).
La spesa pubblica complessiva prevista per AKIS è di circa 422,5 milioni di euro.
Gli interventi AKIS sono pensati per:
- rafforzare i servizi di consulenza aziendale e di sistema;
- sostenere i Gruppi Operativi PEI‑AGRI e altre forme di cooperazione per l’innovazione;
- potenziare formazione, informazione, dimostrazione, scambio di buone pratiche;
- migliorare il coordinamento tra attori (CREA, Rete Rurale, Regioni, organismi di consulenza, università, organizzazioni professionali).
Confronto analitico: AKIS nazionale vs declinazione siciliana
Profilo | Livello nazionale (PSP) | Regione Sicilia |
Impostazione strategica | AKIS come sistema integrato di 9 interventi (cooperazione + scambio di conoscenze), con 422,5 mln € complessivi. | Recepimento della strategia nazionale nell’ambito del PSP, con declinazione regionale degli interventi di sviluppo rurale e dei servizi di conoscenza/innovazione. |
Governance | Forte ruolo di MASAF, CREA, Rete Rurale, con coordinamento centrale e attuazione regionale; AKIS descritto nel cap. 8 PSP. | Autorità di gestione regionale per lo sviluppo rurale; necessità di coordinare strutture regionali, GAL, enti di ricerca, consulenza e organizzazioni professionali. |
Tipologia di interventi | Cooperazione (GO, progetti innovativi, partenariati) + formazione, consulenza, informazione, dimostrazione. | Stesse tipologie, ma con priorità e bandi regionali; possibilità di focalizzare su filiere e sistemi locali tipici siciliani. |
Stato di attuazione | Avvio differenziato tra Regioni; primo anno con focus su messa a punto strumenti e governance, più che su piena operatività di tutti gli interventi. | Avvio in linea con il nuovo PSP, ma con le tipiche criticità di capacità amministrativa, complessità procedurale e necessità di rafforzare i servizi di consulenza e animazione territoriale. |
Criticità | Frammentazione, lentezza di alcuni interventi, difficoltà di integrazione reale tra ricerca, consulenza e imprese. | Rischio di dispersione, difficoltà di fare sistema tra attori (enti locali, università, organizzazioni agricole, consulenti), disomogeneità territoriale. |
Opportunità | Creare un AKIS nazionale più coeso, con reti tematiche, GO, servizi di consulenza moderni e digitali. | Usare AKIS per valorizzare sistemi locali rafforzare consulenza di prossimità e innovazione sociale in agricoltura. |
Fonti di quadro: PSP Italia, documenti Rete Rurale e Pianeta PSR.
Lettura critica: dove si gioca davvero la partita in Sicilia
Se andiamo oltre la descrizione formale, la partita AKIS in Sicilia si gioca su alcuni nodi:
- Passare da “progetti” a “sistema”
Non basta finanziare singoli progetti innovativi: serve una regia che colleghi GO, consulenza, formazione, università, organizzazioni agricole, borghi rurali. Il rischio è un mosaico di iniziative non comunicanti. - Consulenza agricola come infrastruttura, non come servizio accessorio
AKIS funziona solo se la consulenza è capillare, competente e riconosciuta dagli agricoltori come utile. In Sicilia, questo significa lavorare su: - prossimità territoriale;
- capacità di tradurre innovazione in soluzioni pratiche per aziende spesso piccole, familiari, multifunzionali;
- integrazione tra consulenza tecnica, economica, ambientale e digitale.
- Adeguata formazione dei consulenti
- Capacità amministrativa e semplificazione
La complessità procedurale può frenare l’accesso agli interventi AKIS, specie per piccoli soggetti. Per usare bene AKIS, si deve lavorare su bandi chiari, accompagnamento, animazione territoriale adeguata
In sintesi operativa
- A livello nazionale, AKIS nel PSP 2023‑2027 è ben strutturato sulla carta, con 9 interventi e una dotazione significativa, ma l’attuazione è ancora in fase di consolidamento, con differenze regionali e criticità di integrazione reale tra gli attori.
- La Sicilia ha un potenziale enorme per usare AKIS come leva di sviluppo rurale ma deve:
- rafforzare la governance regionale del sistema conoscenza‑innovazione;
- mettere in rete attori che oggi lavorano spesso in parallelo;
- usare AKIS per sostenere filiere e territori concreti, non solo per “fare progetti”
1. Premessa metodologica
L’analisi si concentra su quattro dimensioni chiave dell’attuazione AKIS:
- Governance e capacità amministrativa
- Servizi di consulenza e animazione territoriale
- Cooperazione e Gruppi Operativi (GO)
- Integrazione tra ricerca, imprese e territorio
Per ciascuna dimensione evidenzio le criticità siciliane e il confronto con il Veneto.
2. Criticità Sicilia vs Veneto – Analisi comparata
2.1 Governance e capacità amministrativa
Sicilia – Criticità
- Ritmi di attuazione più lenti nella pubblicazione dei bandi e nella gestione delle procedure.
- Struttura amministrativa frammentata, con difficoltà di coordinamento tra Dipartimento Agricoltura, enti di ricerca, organizzazioni professionali.
- Assenza di un Tavolo AKIS formalizzato, che rallenta la definizione di priorità e la coerenza tra interventi.
- La rinuncia ad alcune azioni fondamentali di AKIS (formazione dei consulenti e attività dimostrativa)
- Turnover elevato del personale tecnico-amministrativo, con perdita di continuità e know‑how.
Veneto – Situazione
- Governance molto stabile, con un sistema di coordinamento consolidato tra Regione, AVEPA, università e centri di ricerca.
- Tavoli tematici permanenti e un forte ruolo dell’Agenzia regionale (AVEPA) nella gestione efficiente dei procedimenti.
- Capacità amministrativa tra le più alte d’Italia, con tempi di istruttoria e pagamento più rapidi.
Differenziale
Il Veneto opera con una governance “a rete” già matura; la Sicilia è ancora in fase di costruzione del sistema.
2.2 Servizi di consulenza e animazione territoriale
Sicilia – Criticità
- Copertura territoriale disomogenea: molte aree interne e borghi rurali non hanno servizi di consulenza strutturati.
- Debole integrazione tra consulenza tecnica, economica, ambientale e digitale.
- Scarsa percezione di utilità da parte delle aziende agricole, che spesso vedono la consulenza come un adempimento burocratico.
- Animazione territoriale insufficiente
Veneto – Situazione
- Rete di consulenza capillare e professionalizzata, con organismi accreditati e standard qualitativi elevati.
- Forte presenza di consulenza specialistica (vitivinicolo, zootecnia, irrigazione, digitale).
- Animazione territoriale continua, con sportelli, incontri tecnici, dimostrazioni in campo.
Differenziale
Il Veneto ha un sistema di consulenza percepito come utile e integrato; la Sicilia deve ancora trasformare la consulenza in un’infrastruttura stabile e riconosciuta.
2.3 Cooperazione e Gruppi Operativi (GO)
Sicilia – Criticità
- Numero di GO inferiore rispetto al potenziale regionale.
- Difficoltà nella costruzione dei partenariati, spesso troppo formali e poco orientati a problemi reali.
- Tempi lunghi di valutazione e avvio dei progetti.
- Scarsa continuità tra GO del periodo 2014‑2022 e quelli del PSP 2023‑2027.
Veneto – Situazione
- Tradizione consolidata di cooperazione e GO PEI‑AGRI, con progetti di alta qualità tecnica.
- Partenariati stabili e collaudati tra imprese, università, consorzi di tutela, enti locali.
- Temi dei GO molto aderenti ai fabbisogni reali (acqua, vitivinicolo, sostenibilità, digitale).
Differenziale
Il Veneto ha una cultura della cooperazione agricola molto radicata; la Sicilia deve ancora consolidare reti stabili e orientate all’innovazione.
2.4 Integrazione tra ricerca, imprese e territorio
Sicilia – Criticità
- Università e centri di ricerca poco integrati nei processi di innovazione agricola quotidiana.
- Scarso trasferimento tecnologico: molte innovazioni restano nei laboratori e non arrivano alle aziende.
- Debole connessione tra ricerca e sistemi locali
- Pochi poli dimostrativi e aziende pilota.
Veneto – Situazione
- Integrazione molto forte tra università, centri di ricerca, consorzi di tutela e imprese.
- Presenza di aziende dimostrative, campi prova, poli di innovazione.
- Ricerca applicata orientata a filiere strategiche (vino, latte, orticoltura, irrigazione).
Differenziale
Il Veneto ha un ecosistema dell’innovazione agricola già maturo; la Sicilia ha eccellenze scientifiche ma manca di un sistema di trasferimento efficace.
3. Sintesi comparativa
Dimensione | Sicilia – Criticità | Veneto – Punti di forza |
Governance | Frammentazione, lentezza, assenza Tavolo AKIS | Governance stabile, AVEPA efficiente, tavoli permanenti |
Consulenza | Copertura disomogenea, percezione debole, poca integrazione | Rete capillare, specialistica, molto utilizzata |
Cooperazione | GO pochi, partenariati fragili, tempi lunghi | GO numerosi, partenariati solidi, forte tradizione |
Ricerca-territorio | Scarso trasferimento, poca integrazione | Ecosistema ricerca‑impresa molto sviluppato |
4. Interpretazione strategica
La Sicilia non è “indietro” per mancanza di potenziale, ma per debolezza sistemica:
- governance non ancora strutturata;
- servizi di consulenza non percepiti come infrastruttura;
- cooperazione agricola non pienamente matura;
- ricerca poco connessa ai territori.
Il Veneto, al contrario, beneficia di:
- una tradizione cooperativa forte;
- un sistema di consulenza consolidato;
- una governance amministrativa molto efficiente;
- una cultura dell’innovazione agricola diffusa.
5. Dove può recuperare la Sicilia
Tre leve strategiche:
1. Costruire un AKIS regionale vero
Tavolo AKIS Sicilia, governance stabile, coordinamento multilivello.
2. Rafforzare la consulenza di prossimità
Sportelli territoriali, animazione nei borghi, consulenza multidisciplinare.
venerdì 30 gennaio 2026
Il caffè Born in Sicilia:
Dall’esperimento alla rivoluzione agricola

Origine dell'idea innovativaIl progetto nasce come risposta concreta a una serie di sfide e opportunità del territorio siciliano. Nella Sicilia sud-orientale molte serre dismesse, un tempo dedicate all’orticoltura intensiva, hanno lasciato suoli impoveriti e strutture inutilizzate. Allo stesso tempo, il cambiamento climatico ha creato condizioni microclimatiche più miti e simili a quelle tropicali. In questo contesto Giovanni Balistrieri, con il supporto di Adriano Cafiso, economista ragusano con lunga esperienza internazionale nelle piantagioni di caffè in America Latina e nelle filiere sostenibili, ha trasformato un’idea visionaria in un progetto strutturato. Le competenze tecniche e il network di Cafiso hanno orientato scelte agronomiche, selezione varietale e pratiche di coltivazione, dimostrando che la coltura del caffè è possibile anche al di fuori delle aree tradizionali e creando un punto di studio unico in Italia per torrefattori e operatori del settore.
Descrizione innovazioneL’innovazione della Finca Balistrieri si sviluppa su due piani. Sul fronte agronomico, oggi la fattoria ospita circa 600 piante di Coffea Arabica di varietà pregiate coltivate in serra con metodo a filare, alternanza di leguminose e ombreggiature estive. Non vengono impiegati pesticidi o insetticidi: la lotta contro i principali parassiti (cocciniglia e afidi) è condotta attraverso insetti antagonisti, mentre la concimazione è di tipo minerale e l’irrigazione a goccia.
Accanto al caffè crescono papaya, pitaya e altre specie tropicali insieme ad alberi da frutto tipici (aranci, gelsi, pistacchi), creando un sistema agricolo misto che rigenera la fertilità del suolo. Anche la trasformazione è curata in modo artigianale: dopo la raccolta i chicchi vengono selezionati, fermentati a secco in piccoli recipienti ermetici e lavati dopo circa 24 ore. Sul piano varietale si sperimentano innesti e selezioni per individuare le cultivar più adatte al contesto siciliano.
Sul fronte culturale ed economico, l’avere una piantagione di caffè in Italia permette a torrefattori, baristi e studiosi di osservare dal vivo la coltura, raccogliere dati e testare processi, riducendo la distanza geografica e conoscitiva rispetto ai Paesi produttori.
Benefici dell'InnovazioneIl progetto ha portato benefici significativi alla Finca Balistrieri, non solo in termini di visibilità e di reputazione (oggi è un punto di riferimento nazionale ed europeo per la sperimentazione agronomica sul caffè), ma anche per la qualità del prodotto e l’impatto ambientale. La produzione, seppur ancora limitata, è di altissima qualità con un profilo sensoriale dolce, acidità lieve e note di carrubba, mandorle e miele.
Sul piano ambientale, l’introduzione di caffè e altre colture tropicali ha rigenerato terreni impoveriti da anni di orticoltura intensiva, restituendo fertilità, biodiversità e vitalità a serre che altrimenti sarebbero rimaste abbandonate. Questo modello ha trasformato un problema (la crisi delle colture tradizionali e l’impoverimento del terreno) in un’opportunità concreta di sostenibilità e innovazione agricola. Infine, la gestione mista e sostenibile ha consolidato la reputazione della Finca come laboratorio di ricerca e formazione, aprendo la strada a un futuro in cui un “caffè italiano” di qualità e tracciabilità locale sia realmente possibile.
Trasferibilità/replicabilità dell'innovazioneL’esperienza dimostra che la coltivazione del caffè e di altre specie tropicali può diventare un modello replicabile in altre aree della Sicilia e del Mediterraneo caratterizzate da condizioni simili. La presenza di migliaia di serre dismesse offre un enorme potenziale: strutture oggi inutilizzate possono essere riconvertite in spazi produttivi innovativi, trasformandosi da simboli di crisi agricola in laboratori di sperimentazione e sostenibilità. Grazie a tecniche agronomiche a basso impatto, coltivazione mista e integrazione di specie tropicali con colture tradizionali, è possibile rigenerare la fertilità del terreno e creare nuove opportunità economiche per imprese locali. In questo modo la piantagione sperimentale di caffè non è solo un unicum, ma un prototipo di sviluppo agricolo che altri imprenditori, cooperative e amministrazioni pubbliche possono adottare per dare nuova vita alle serre dismesse e arricchire l’offerta agroalimentare con prodotti ad alto valore aggiunto.
in rete vince la pasta alla Norma
NinoSutera
Il Born in Italy a tavola: in rete vince la
“pasta alla Norma”
il piatto siciliano è il più ricercato su Google tra le specialità culinarie regionali italiane
“Italia? Pizza, spaghetti e mandolino!”. Dagli anni ’50 dello scorso secolo, con buona pace dello strumento musicale, lo stereotipo del nostro Paese partito dagli Stati Uniti e poi diffuso in buona parte del mondo si lega soprattutto alle nostre specialità culinarie.Nella globalizzazione del terzo millennio, i due piatti-simbolo hanno però raggiunto una diffusione tale che per molti appartenenti alle nuove generazioni l’identificazione con la Penisola da cui sono partiti è ormai marginale.Ma l’Italia resta terra ricca di tradizioni locali anche a tavola. E il boom della cucina fai da te spesso fa ricorrere gli aspiranti cuochi all’ausilio della rete, cercando attraverso i classici motori di ricerca, informazioni e ricette su alcuni succulente proposte delle varie regioni.Dalla Sicilia al Trentino Alto Adige: ecco il “menu”
Due primi, un secondo, un tipico street-food e un contorno.La top-5 dei piatti regionali più cercati sul web, analizzando i volumi di ricerca attraverso lo strumento Semrush e le tendenze di Google Trends, sarebbe perfetto per comporre un ricco menu.Nettamente al primo posto c’è la pasta alla Norma, il piatto siciliano con pomodoro, melanzane fritte e ricotta di pecora, seguita dai campani gnocchi alla sorrentina, com pomodoro e mozzarella. A completare il podio i saltimbocca alla romana, tipici involtini di carne bovina ripieni di prosciutto crudo e salvia.
La risalita dello Stivale raggiunge, al quarto posto, la Toscana, con il lampredotto: un panino ripieno con interiora di vitello (esattamente l’abomaso, il quarto stomaco dell’animale). Ma si torna in Sicilia con la quinta posizione, occupata dalla caponata, cioè il contorno agrodolce a base di verdure fritte come melanzane, sedano, pomodori, olive verdi, cipolla, capperi e basilico. E il Nord? La posizione più alta, la 6^, va ai canederli, gli gnocchi di pane del Trentino Alto Adige, che precedono la bagna cauda, salsa piemontese preparata con acciughe, olio e aglio.
Regione che vai, specialità che troviTra le regioni con i maggiori volumi di ricerca, pur senza piatti ai primissimi posti, ci sono anche Emilia Romagna e Lombardia. A pari merito, chiudono la top-10 tortellini e gnocco fritto della prima e cotoletta alla milanese della seconda, anche se il risotto alla milanese è il piatto più ricercato in molte regioni, a partire dalla Basilicata.Tornando alla regione-leader, la Sicilia, è invece curioso che gli arancini, terzi nella graduatoria regionale, siano i più uniformemente distribuiti per ricerche sul territorio nazionale (tranne che in Molise).E il Veneto? Nel raggruppamento parziale relativo al solo Nord-Est, occupa il quarto posto con il baccalà alla vicentina, che si posiziona alle spalle dei già citati canederli e tortellini (con i secondi che, pur superati nel conto complessivo, risultano al primo posto in diverse regioni, ma anche del frico friulano. Più indietro, ma comunque nella top-50, figurano tra i cibi più cercati sul web anche le sarde in saor e i risi e bisi.
martedì 27 gennaio 2026
Ais Taormina, Sicilia in Dolce
Seconda edizione di successo per passiti, vendemmie tardive e pasticceria siciliana
Taormina (ME). Un successo rilevante in termini di presenze e di perfetta organizzazione quello fatto registrare “Sicilia in Dolce”, l’evento enogastronomico patrocinato dal Comune di Taormina, dalla Città Metropolitana di Messina e dall'Assessorato regionale dell'agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca del Mediterraneo.
Giunta alla seconda edizione e organizzata da Ais Taormina, la manifestazione ha visto per un giorno la Perla dello Ionio capitale indiscussa della pasticceria e dei vini dolci, passiti, vendemmie tardive e fortificati. «Con Sicilia in Dolce abbiamo voluto celebrare a Taormina questo fantastico connubio di identità enogastronomica della Sicilia – così a conclusione evento Gioele Micali, responsabile eventi Ais Sicilia e delegato Ais Taormina, nonché ideatore dell'evento. Al patrimonio enologico dell'universo liquido dei passiti, vendemmie tardive e fortificati abbiamo voluto mettere insieme la grande ricchezza dei dolci dell'isola, con un successo di pubblico senza precedenti, che onora un grande lavoro di squadra della delegazione di Taormina e di tutto il suo encomiabile staff che per mesi ha lavorato instancabilmente a questa edizione».
Oltre seicento presenze, infatti, sono state registrate nei saloni del Palazzo dei Congressi. Gli ospiti hanno potuto beneficiare di nutriti banchi d’assaggio con protagoniste cinquanta pasticcerie e cinquanta cantine, con anche i rispettivi produttori, provenienti da ogni parte dell'isola. Tre masterclass hanno consegnato al pubblico dei partecipanti esperienze sensoriali di grande appeal, dove ai vini degustati e raccontati da relatori e produttori, sono state abbinate diverse specialità dolciarie preparate per l'occasione dai partecipanti di Sicilia in Dolce. Inoltre uno spazio dedicato alla letteratura, a cura di Lillo Freni, pasticcere e sommelier Ais.
Ancora, un cooking show denominato "Dolce Viaggio attraverso le nove province siciliane", curato da Conpait Sicilia e dall’associazione
Ducezio, introdotto dal presidente regionale Peppe Leotta e moderato dalla giornalista Valeria Zingale, ha visto la partecipazione fattiva dei ragazzi dell'Istituto “Antonello da Messina” insieme ad Its Albatros e Associazione Non Solo Cibus.
New entry rispetto alla kermesse dello scorso anno, la prima edizione del concorso enologico "Sicilia in Dolce" e relativa premiazione dei vini vincitori secondo tipologia al termine della serata. I vini vincitori
Vendemmia tardiva bianco Vino Top: Tenute Gorghi Tondi Grillo D'Oro 2020 Piacevolezza: Tenute Duca D'Arcavuso Oltre 13
Vendemmia tardiva rosso Vino Top: CVA Sciuscià 2023 Vino Piacevolezza: Alessandro di Camporeale Kaid
Dolce liquoroso Vino Top: Vinci Zibibbo liquoroso Vino Piacevolezza: Frazzitta Marsala Superiore Ambra Dolce
Passito bianco Vino Top: Firriato Favinia Passulè 2020 Vino Piacevolezza: Virgona Malvasia delle Lipari Vino Innovativo: Caravaglio Malvasia delle Lipari 2024 Vino Gastronomico: Vinci Zibibbo 2023
Passito Rosso Vino Top: Feudo Montoni Passito Rosso Vino Piacevolezza: Cantina Marilina Gocce d'Autunno 2018 Vino Innovativo: Cantina Pepi Terra e Cielo Frappato Vino Gastronomico: Cambria Kio Nocera 2018
Ufficio Stampa Ais Sicilia Marcello Malta Giornalista Pubblicista Tessera Ordine Professionale dei Giornalisti n° 120588 Mob.: +39 347 8833091 Mail: segreteriataormina@aissicilia.com
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