mercoledì 21 ottobre 2026

Funghi Fest, Castelbuono celebra 20 anni di gusto e tradizioni con musica, arte e degustazioni

 


Nel fine settimana la ventesima edizione di uno degli appuntamenti autunnali più attesi delle Madonie e della Sicilia.

Tre giorni dedicati ai sapori dell’autunno, alle eccellenze gastronomiche del territorio, alla musica e alla cultura. Dal 23 al 25 ottobre Castelbuono torna a ospitare il Funghi Fest. La manifestazione, che ogni anno richiama nel suggestivo borgo madonita migliaia di visitatori e turisti, quest’anno spegne le sue prime venti candeline, confermandosi tra gli appuntamenti più attesi della stagione autunnale in Sicilia.

Organizzata dall’Associazione Culturale Promomadonie Sicilia, la manifestazione propone un ricco calendario di iniziative che animeranno il centro storico di Castelbuono, trasformandolo in un grande palcoscenico a cielo aperto tra degustazioni, show cooking, spettacoli musicali, intrattenimento, arte e tradizioni. Protagonisti assoluti saranno naturalmente i funghi, ingrediente simbolo della cucina autunnale madonita, insieme alle numerose eccellenze agroalimentari del territorio.

“Il Funghi Fest è diventato negli anni un appuntamento capace di coniugare la valorizzazione delle nostre produzioni gastronomiche con la promozione turistica e culturale delle Madonie – dichiara Giovanni La Grua, presidente dell’Associazione Promomadonie Sicilia–. Anche quest’anno abbiamo lavorato per offrire un programma ricco e variegato, pensato per coinvolgere famiglie, giovani e visitatori di tutte le età. Il nostro obiettivo è quello di far vivere Castelbuono attraverso i suoi sapori, le sue tradizioni e la sua straordinaria capacità di accoglienza, creando occasioni di incontro e contribuendo a sostenere le attività economiche del territorio”.

Il programma prenderà il via venerdì 23 ottobre alle 17.30 con l’inaugurazione ufficiale e l’apertura degli stand espositivi e gastronomici, a seguire in piazza castello flash mob a cura della scuola di danza Arte in Movimento darà il via al fine settimana di festa. Sabato 24 ottobre, a partire dalle 10,00 riapriranno gli stand, mentre i visitatori potranno approfittare dell’occasione per scoprire il patrimonio culturale del borgo attraverso le mostre ospitate al Museo Civico e al Museo Naturalistico Francesco Minà Palumbo. Alle 12 e alle 18, in Piazza Castello, spazio alle degustazioni di piatti a base di funghi e delle eccellenze gastronomiche locali.

Particolare attenzione sarà riservata anche ai più piccoli con il Karlotta Live Show, in programma alle ore 8 in Piazza Castello. Mentre alle 21,00 si terrà uno dei momenti più significativi della manifestazione: il Premio Internazionale della Cultura e del Gusto, con la consegna di riconoscimenti a personalità che si sono distinte in ambito nazionale e internazionale. A condurre la cerimonia sarà la giornalista Nadia La Malfa. Grande attesa per l’appuntamento musicale delle 22.30 con Tony Esposito, protagonista di uno spettacolo che accompagnerà il pubblico in un viaggio musicale da Pino Daniele alla world music, tra sonorità mediterranee, ritmi coinvolgenti e contaminazioni artistiche. La serata proseguirà con i dj set di EXES Hit Dance 90 e Sol Fuego.

Domenica 25 ottobre il Funghi Fest entrerà nel vivo già dalle prime ore del mattino. Dalle ore 9 alle 18, lungo Viale Castello, si svolgerà Artisti a Corte, mostra mercato d’arte curata dall’Associazione Pittamu di Castelbuono. Alle 10 riapriranno gli stand e, dalle 10.30, le vie del centro saranno animate dalla sfilata itinerante del gruppo Viginti Millys. Alle 12 torneranno le degustazioni in Piazza Castello, mentre nel pomeriggio la festa proseguirà con la sfilata della Sud Street Band, prevista alle 16 e con l’esibizione degli artisti di strada. Alle 18 nuovo appuntamento con le degustazioni e alle 18.30 in Piazza Castello, intrattenimento musicale con Adrian Band Celentano Tribute Show per accompagnare la conclusione della manifestazione.

“Il Funghi Fest rappresenta una straordinaria occasione di promozione per Castelbuono e per l’intero comprensorio madonita – sottolinea il sindaco Mario Cicero –. Manifestazioni come questa dimostrano quanto sia importante investire nella valorizzazione delle nostre identità, mettendo insieme gastronomia, cultura , tradizioni e accoglienza. Castelbuono possiede un patrimonio di bellezze, produzioni e professionalità che merita di essere conosciuto e apprezzato. Ringrazio l’associazione Promomadonie Sicilia e tutti coloro che contribuiscono alla realizzazione di questa importante iniziativa”. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Culturale PromoMadonie-Sicilia APS con il patrocinio del Comune di Castelbuono ed è promossa con il sostegno della Regione Siciliana. Questa iniziativa è finanziata dall'Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell'Agricoltura. L’evento è finalizzato alla valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale della Sicilia e mira, nello specifico, a promuovere il territorio e la ricchezza delle sue eccellenze enogastronomiche. Il Funghi Fest si conferma così non soltanto un festival dedicato alla gastronomia, ma anche un’occasione per scoprire Castelbuono, il suo centro storico, i monumenti, i musei e le tradizioni e le eccellenze di uno dei borghi più belli della Sicilia. Un fine settimana che punta a valorizzare il legame tra turismo, cultura ed enogastronomia, offrendo ai visitatori un’esperienza all’insegna dei sapori e dell’identità del territorio.

 

 









martedì 20 ottobre 2026

Una narrazione alternativa della realtà

Riceviamo e pubblichiamo , la crisi del settore agricolo ha radici lontane, ma è nel quotidiano che produce danni catastrofici 

Sembrerebbe un paradosso, ma le aziende che non utilizzano le risorse del PSR sono le meno indebitate, sia a breve che medio-lungo termine. 

  Analizzare l'Indice di Indebitamento (espresso generalmente dal rapporto  o ) del settore agricolo italiano dopo gli 

investimenti del PSR (particolarmente tramite la Misura 4 "Investimenti in immobilizzazioni materiali") rivela un paradosso strutturale: il contributo a fondo perduto del PSR  ha aumentato l'esposizione debitoria e generato un forte effetto leva sul debito privato, accentuando le sperequazioni finanziarie fra Nord e Sud.

Si perché  il PSR cofinanzia generalmente dal 40% all'60% della spesa ammissibile, al netto dell’IVA,  il restante capitale deve essere anticipato o coperto dall'agricoltore attraverso l'autofinanziamento o il ricorso al credito bancario.

Un discorso a parte meriterebbero le azioni finanziate al 100%  per accrescere il capitale immateriale.

 


1. Mappa dell'Indebitamento Post-PSR: Differenze Regionali

Secondo i dati di contabilità agraria (RICA/CREA) e i report dell'Osservatorio Credito Agricolo di ISMEA, l'indice di indebitamento delle aziende che hanno partecipato ai bandi PSR si presenta profondamente variegato lungo la penisola:

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A. Nord Italia (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte)

  • Indice di Indebitamento Medio: 25% – 35%

 

  • Tipologia del debito: Debito bancario a medio-lungo termine (mutui ipotecari, leasing strumentale per macchinari 4.0 e impianti tecnologici).

 

  • Valutazione Economica: È un indebitamento "sano" e strutturato. Le aziende agricole del Nord utilizzano il PSR come co-finanziamento per progetti di espansione. A fronte di un aumento del debito, corrisponde un effettivo incremento del fatturato e della PLV, garantendo un indice di copertura finanziaria (DSCR) sostenibile. 

B. Centro Italia (Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo)

  • Indice di Indebitamento Medio: 25% – 30%

 

  • Tipologia del debito: Debito misto, fortemente ancorato alle garanzie patrimoniali e fondiarie dell'azienda.

 

  • Valutazione Economica: Approccio conservativo. Le aziende investono importi proporzionati alla loro capacità di cassa, limitando il ricorso a prestiti rischiosi. L'impatto sui bilanci è stabile e il livello di insolvenza rimane tra i più bassi del settore. 

C. Mezzogiorno e Isole (Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Sardegna)

  • Indice di Indebitamento Medio: 35% – 55%+ (con picchi critici tra le micro-imprese)

 

  • Tipologia del debito: Debito sbilanciato a breve termine (scoperti di conto corrente, anticipi PAC, debito verso i fornitori di input come fertilizzanti e carburanti).

 

  • Valutazione Economica: È un indebitamento "patologico" e di liquidità. La combinazione tra i ritardi burocratici della Regione nell'erogazione dei saldi PSR e la mancanza di capitale proprio ha costretto gli agricoltori a indebitarsi a tassi elevati per "poter iniziare o completare i lavori". 

2. Il Meccanismo della "Trappola del Co-finanziamento" al Sud

Il motivo per cui gli investimenti PSR hanno peggiorato l'indice di indebitamento in molte regioni del Sud (es. Sicilia e Calabria) si riassume in tre fasi:

  1. Il Collo di Bottiglia Burocratico (Prequetamento): Per accedere al contributo del PSR, l'azienda deve rendicontare la spesa effettivamente sostenuta. I tempi della burocrazia   per l'istruttoria delle domande di pagamento variano spesso dai 12 ai 36 mesi. Per non perdere la graduatoria, l'agricoltore spalanca le linee di credito bancario a breve termine (molto costose).

 

  1. Il Rincaro dei Tassi d'Interesse: La stretta monetaria ed il rialzo dei tassi d'interesse da parte della BCE registrati negli ultimi anni hanno trasformato i prestiti ponte in un'idra finanziaria: gli interessi passivi hanno azzerato i benefici del contributo pubblico.

 

  1. Mancato Ritorno sulla PLV: A differenza del Nord, dove l'investimento produce subito un aumento di ricavi che ripaga la rata del mutuo, al Sud il prezzo della materia prima al campo è rimasto stagnante o in calo. L'agricoltore si ritrova quindi con:
    • Lo stesso fatturato di prima (o inferiore).

 

    • Un debito finanziario raddoppiato per coprire la quota non a fondo perduto del PSR e gli interessi di mora.

 

3. Sintesi degli Indicatori Finanziari Post-PSR

Indicatore Finanziario

Regioni Virtuose (Nord)

Regioni ad Alta Criticità (Mezzogiorno)

Composizione del Debito

> 70% Medio-Lungo Termine

> 60% Breve Termine / Esposizione Banche e Fornitori

Cost of Debt (Costo del Credito)

Più basso (grazie a maggiori garanzie e rating aziendali)

Più alto (maggior rischio percepito dagli istituti bancari)

Rapporto Oneri Finanziari / PLV

< 5% (Sostenibile)

> 15% - 28% (Insostenibile, prosciuga il Reddito Netto)

Tasso di Default/Insolvenza sui Progetti PSR

Molto Basso (< 2%)

In Aumento (con revoche dei contributi per impossibilità di concludere le opere)

Conclusioni

Il Piano di Sviluppo Rurale, concepito come strumento di modernizzazione, si è rivelato un arma a doppio taglio:


  • Nelle regioni strutturate ha funzionato da volano, portando a un indebitamento virtuosamente sostenuto dalla crescita dell'impresa.
  • Nelle regioni deboli la rigidità del sistema bancario e alla stasi dei prezzi agricoli, ha trasformato i contributi europei in una trappola di liquidità, portando molte aziende agricole a un indice di indebitamento critico e vicino alla soglia del dissesto finanziario.

La crisi raccontata da un imprenditore agricolo


 riceviamo e pubblichiamo un analisi  dettagliata  

di un imprenditore agricolo. 

1. Premessa

Il sistema agricolo siciliano presenta una struttura profondamente eterogenea, caratterizzata da una polarizzazione crescente tra un numero limitato di grandi imprese ad alta capacità finanziaria e una vasta platea di micro e piccole aziende familiari che costituiscono la base produttiva reale del territorio. Questa nota intende evidenziare, con dati e analisi, alcune criticità strutturali che incidono sull’equità degli aiuti e sulla capacità delle piccole aziende di accedere agli strumenti regionali, nazionali ed europei.



2. La composizione del tessuto agricolo siciliano

In Sicilia operano:

  • circa 40 aziende con fatturati superiori ai 5 milioni di euro, per un totale stimato di oltre 210 milioni di euro;

  • circa 60.000 aziende agricole iscritte all’UMA e alla Camera di Commercio, con partita IVA agricola, tutte sotto il milione di euro di fatturato e, nella maggior parte dei casi, sotto i 200.000 euro.

Queste 60.000 aziende rappresentano un universo di circa 250.000 persone, senza considerare l’indotto. Sono imprese familiari che producono cibo, cereali, uva, foraggi e beni primari, ma che incontrano difficoltà significative nell’accesso agli strumenti PAC, PSR, credito d’imposta e agevolazioni fiscali.

3. Il tema dell’aiuto carburante UMA

Ogni anno, da marzo a ottobre, l’UMA assegna in Sicilia circa 100 milioni di litri di gasolio agricolo. La misura di sostegno prevista dalla Regione ammonta a 20 milioni di euro, equivalenti a 0,20 euro per litro.

3.1 Impatto sulle grandi aziende

Una grande azienda vitivinicola con 600 ettari di vigneto riceve mediamente:

  • 600 ettari × 400 litri/ettaro = 240.000 litri di gasolio UMA

  • Aiuto regionale: 240.000 × 0,20 = 48.000 euro

Queste imprese, già beneficiarie di PSR, PAC, ZES, credito d’imposta e bandi con soglie elevate, ricevono un ulteriore sostegno senza necessità di partecipare a manifestazioni, iniziative o procedure complesse.

3.2 Impatto sulle piccole aziende

Una piccola azienda con 10 ettari di vigneto riceve:

  • 10 ettari × 400 litri/ettaro = 4.000 litri

Con l’aumento del prezzo del gasolio da 1,00 €/l (2025) a 1,50 €/l (2026), il costo aggiuntivo è:

  • 4.000 litri × 0,50 €/l = 2.000 euro di costi in più

L’aiuto regionale è:

  • 4.000 × 0,20 = 800 euro

Il sostegno copre dunque meno della metà dell’aumento dei costi, senza considerare che il prezzo del gasolio ha raggiunto punte di 1,70 €/l.

4. Accesso agli strumenti di sviluppo rurale

Le piccole aziende agricole siciliane incontrano ostacoli significativi nell’accesso ai bandi PSR e alle misure di sostegno:

  • soglia minima dei progetti PSR in Sicilia: 250.000 euro + IVA

  • soglia minima in Lombardia ed Emilia-Romagna: 25.000–50.000 euro

La soglia siciliana costituisce un muro di sbarramento che esclude di fatto la quasi totalità delle micro-aziende, prive della liquidità necessaria per anticipare investimenti o per sostenere le spese di progettazione.

Le piccole aziende, inoltre, acquistano spesso macchinari usati tramite scritture private, non potendo accedere a credito d’imposta, ZES o agevolazioni fiscali riservate a investimenti nuovi e certificati.

5. Questione di equità

L’attuale modello di distribuzione degli aiuti, basato su criteri uniformi, produce effetti diseguali. La Costituzione italiana stabilisce che la fiscalità debba essere proporzionale e progressiva: un principio che dovrebbe valere anche per la distribuzione degli aiuti pubblici.

L’analogia è chiara: dare lo stesso “scalino” di 2 metri a chi è alto 1 metro e a chi è alto 10 metri non produce equità. Il primo non vedrà mai l’orizzonte; il secondo lo vede già senza scalino.

6. Raccomandazioni politiche

Alla luce dei dati esposti, si ritiene opportuno valutare:

  1. Incremento della quota di aiuto carburante per le micro e piccole aziende, con riduzione proporzionale per le imprese con fatturati superiori a determinate soglie.

  2. Introduzione di misure parallele dedicate alle micro-aziende, con bandi specifici e soglie di accesso compatibili con la loro capacità finanziaria.

  3. Semplificazione amministrativa radicale, sfruttando strumenti digitali e intelligenza artificiale per la gestione automatizzata delle pratiche UMA, PAC e PSR.

  4. Alternanza programmata nell’accesso ai fondi PAC e PSR, garantendo cicli dedicati alle piccole aziende.

  5. Monitoraggio pubblico dei dati UMA, dei consumi, delle assegnazioni e degli aiuti, per assicurare trasparenza e valutazioni basate su evidenze.

7. Conclusioni

I dati disponibili mostrano che l’attuale modello di sostegno non risponde pienamente ai principi di equità e proporzionalità. Le micro e piccole aziende agricole siciliane — che rappresentano la spina dorsale del sistema produttivo regionale — risultano penalizzate da criteri uniformi che favoriscono, di fatto, le imprese con maggiore capacità finanziaria.

Una revisione delle politiche di sostegno, orientata alla progressività e alla differenziazione, appare necessaria per garantire pari opportunità, sostenibilità economica e tutela del tessuto agricolo diffuso che caratterizza la Sicilia.

 

lunedì 19 ottobre 2026

primo Atlante delle Donne in agricoltura

 

 

Giornata internazionale donne rurali 

Dalla crescita delle competenze alla diversificazione delle attività, le donne sono protagoniste di un'agricoltura che cambia, pur dovendo ancora affrontare significativi divari occupazionali ed economici. In occasione della Giornata internazionale delle donne rurali e nell'ambito del 2026, Anno internazionale delle agricoltrici promosso dalle Nazioni Unite, il CREA pubblica L'Atlante delle donne nel settore primario. Dati statistici a servizio degli approcci di genere: la prima mappa organica della presenza femminile nell'agricoltura, nelle foreste, nella pesca e nelle aree rurali italiane. Il volume riunisce dati finora sparsi e avvia un percorso di ricerca destinato ad ampliarsi lungo l'intera filiera agroalimentare, dal campo alla tavola.
I numeri raccontano un protagonismo significativo. Le aziende agricole condotte da donne sono 355.762, pari al 31,4% del totale nazionale, una quota che nel Mezzogiorno sale al 35,9%. Tra il 2010 e il 2020, la superficie agricola gestita dalle imprenditrici è cresciuta del 2,8%, mentre quella delle aziende maschili si è ridotta. La dimensione media delle aziende femminili è passata da 5,3 a 7,7 ettari. Pur restando mediamente più piccole rispetto a quelle maschili, le aziende guidate da donne mostrano segnali di consolidamento strutturale e una forte propensione alla diversificazione. Agriturismo, trasformazione dei prodotti, attività educative e servizi connessi all'agricoltura contribuiscono a sviluppare modelli rurali multifunzionali: nelle aziende femminili diversificate, l'agriturismo rappresenta il 57% delle attività connesse (Fonte: ISTAT, elaborazioni CREA).

Cambia anche il profilo delle imprenditrici. Le donne alla guida delle aziende agricole risultano mediamente più istruite degli uomini: il 10,3% possiede una laurea, contro il 9% dei colleghi. Tra le giovani imprenditrici, oltre il 42% è diplomata e circa una su quattro è laureata (Fonte: ISTAT e RICA). Le nuove generazioni mostrano, inoltre, una maggiore apertura all'innovazione, alle tecnologie digitali e al biologico, puntando anche sulla diversificazione per rinnovare i modelli produttivi e le attività delle imprese agricole.

La crescita delle competenze, tuttavia, non si traduce ancora in un superamento dei divari occupazionali. Tra il 2015 e il 2024, le lavoratrici agricole sono diminuite del 17%, mentre la componente maschile è rimasta sostanzialmente stabile. Nello stesso periodo le lavoratrici a tempo indeterminato sono aumentate del 31%, segnalando una crescita dell'occupazione più stabile (Fonte: INPS). Le donne continuano, inoltre, a registrare livelli retributivi inferiori rispetto agli uomini.
Resta aperta anche la sfida del ricambio generazionale. Nel 2025 le imprese agricole femminili registrate presso le Camere di Commercio erano 185.406, pari al 27,4% del totale, ma nell'arco di dieci anni si sono ridotte del 14,7% (Fonte: Unioncamere-Movimprese). Un dato che sottolinea l'importanza di sostenere l'ingresso delle giovani donne nel settore e creare condizioni favorevoli alla continuità delle imprese.
L'Atlante allarga lo sguardo anche alle foreste e alla pesca, comparti nei quali la presenza femminile resta più contenuta. Le imprese femminili, infatti, rappresentano l'11,7% delle imprese boschive e il 12,9% del settore ittico.
Realizzato dall'Osservatorio sulle Differenze di Genere nel Settore Primario e nei Territori Rurali (ODGPR) del CREA, il volume integra dati statistici e amministrativi nazionali ed europei provenienti da fonti quali ISTAT, INPS, RICA, Camere di Commercio, SINFor e FAO. Grafici, mappe, infografiche e tabelle offrono una lettura articolata del ruolo delle donne nel settore primario italiano e strumenti di consultazione per decisori pubblici, amministrazioni, organizzazioni professionali, associazioni, ricercatori e cittadini.
L'Atlante è uno strumento per rendere visibile il contributo delle donne, misurare i divari e orientare politiche più efficaci e inclusive. Una base conoscitiva per comprendere le trasformazioni in corso e sostenere la piena partecipazione femminile allo sviluppo del sistema agroalimentare e delle aree rurali.

«Il futuro dell'agricoltura italiana passa sempre più dalle donne. L'Atlante fotografa una realtà dinamica, qualificata e innovativa e ci indica una priorità: creare le condizioni perché sempre più giovani donne scelgano l'agricoltura e ne diventino protagoniste. Una sfida decisiva per la crescita del settore e la vitalità dei territori rurali», afferma Maria Chiara Zaganelli, Direttore Generale del CREA.


 

 

venerdì 16 ottobre 2026

Rivista Usa premia biodiversità, vitigni autoctoni e sostenibilità della Sicilia

 NinoSutera

Sicilia Regione Vinicola Internazionale 2026 — un riconoscimento che completa un percorso

La Sicilia è stata eletta Regione Vinicola Internazionale dell’Anno 2026 da Wine Enthusiast. Il premio arriva in un momento di grande visibilità per l’isola, che nel 2025 era già stata riconosciuta Regione Enogastronomica Europea e che vede la cucina italiana iscritta tra i patrimoni immateriali dell’UNESCO. Questi riconoscimenti, letti insieme, raccontano una storia di qualità, identità e capacità di mettere in rete prodotti, territori e comunità.

Un patrimonio vitivinicolo plurimillenario e in trasformazione

La motivazione del premio sottolinea la crescita qualitativa della viticoltura siciliana, la valorizzazione dei vitigni autoctoni e l’attenzione alla sostenibilità. La Sicilia conserva oltre 70 varietà autoctone — da Grillo e Catarratto a Nero d’Avola e Nerello Mascalese — distribuite su territori molto diversi: coste, colline interne e i versanti dell’Etna. Questo mosaico di terroir, unito a pratiche agronomiche rinnovate e a scelte enologiche attente, ha permesso all’isola di affermarsi su mercati internazionali senza rinnegare la propria storia.

Sostenibilità e innovazione come fattori chiave

Il riconoscimento evidenzia anche l’impegno ambientale della regione. La diffusione della viticoltura biologica e iniziative come SOStain Sicilia dimostrano che qualità e responsabilità ambientale possono procedere insieme. La Denominazione Sicilia DOC, nata nel 2011, ha svolto un ruolo centrale nel rinnovamento del settore, contribuendo a tutelare le produzioni e a promuovere varietà autoctone sui mercati esteri.

 


 

Borghi, GeniusLoci e De.Co: il ruolo delle comunità locali

I riconoscimenti internazionali trovano radicamento nelle comunità locali. I Borghi GeniusLoci e le De.Co. (Denominazioni Comunali) sono strumenti fondamentali per tradurre patrimonio culturale e gastronomico in valore concreto.

  • Borghi GeniusLoci: promuovono l’identità locale attraverso percorsi enogastronomici, eventi e ospitalità diffusa, creando esperienze autentiche che collegano vino, cibo e paesaggio.

  • De.Co.: certificano prodotti e ricette legate a un territorio, rafforzando la tracciabilità e la narrazione dei sapori locali.

Queste reti di comunità favoriscono l’enoturismo di qualità, sostengono piccole produzioni e mantengono vive pratiche tradizionali, rendendo la Sicilia non solo un luogo di produzione ma anche una destinazione culturale ed esperienziale.

Enogastronomia, UNESCO e impatto sul territorio

L’accostamento tra il titolo di Regione Enogastronomica Europea 2025, l’iscrizione della cucina italiana nel patrimonio UNESCO e il premio di Wine Enthusiast crea una sinergia potente. La cucina come patrimonio immateriale valorizza le pratiche collettive, mentre il riconoscimento enogastronomico europeo mette in luce la capacità della Sicilia di raccontare il territorio attraverso i suoi prodotti. In questo quadro, il vino diventa ambasciatore di paesaggi, saperi e comunità.

Opportunità e prospettive

Il premio internazionale rafforza la visibilità globale della Sicilia e apre nuove opportunità per export, turismo e investimenti sostenibili. Per i produttori locali e per i borghi che custodiscono tradizioni e prodotti De.Co., si tratta di un’occasione per consolidare filiere corte, promuovere percorsi esperienziali e attrarre un turismo più consapevole e di qualità. La cerimonia di premiazione, prevista per il 25 gennaio 2027 al Fairmont Hotel di San Francisco, sarà un momento simbolico per proiettare la Sicilia verso nuovi mercati.

Conclusione

Il riconoscimento di Wine Enthusiast non è un punto d’arrivo ma una conferma: la Sicilia sta costruendo un modello in cui biodiversità viticola, sostenibilità, patrimonio gastronomico e comunità locali dialogano e si rafforzano a vicenda. I Borghi GeniusLoci e le De.Co. sono il tessuto connettivo che trasforma questi elementi in esperienze concrete, capaci di raccontare al mondo l’identità profonda dell’isola.

mercoledì 14 ottobre 2026

In AKIS c'è molto di EC

 


 NinoSutera

In Sicilia, l’Assessorato all’Agricoltura ha istituto con DDG n. 2639   del 17-7-2021 la Rete Regionale Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura,  coordinata dall'Osservatorio Neorurale  

La Rete è lo strumento finalizzato alla “concertazione tecnica”, il punto di incontro e di scambio fra le esigenze dell’intero sistema (tecnico, scientifico ed economico) di un determinato settore e gli attori della ricerca scientifica e dello sviluppo rurale con l’obiettivo di recepire le esigenze del settore, condividere, indirizzare e predisporre nuove attività di ricerca e innovazione, formazione e aggiornamento tecnico, nonché della divulgazione; elaborare strategie finalizzate al miglioramento della competitività e allo sviluppo rurale. Fondamentale è l’incontro con le imprese (focus, forum, tavolo specifico) al quale è essenziale che partecipino non solo le rappresentanze, ma anche i singoli imprenditori: dall’incontro devono emergere le priorità di intervento percepite dalla base produttiva in termini di ricerca, innovazione e sviluppo rurale. (tratto da Linee guida Innovazione e ricerca per l’agricoltura e lo sviluppo rurale L’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA (EC) Competitività, Reddito e Occupazione- Dario Cartabellotta Luglio 2008)
  L’economia della conoscenza è un’espressione coniata da Peter Drucker, economista di fama mondiale, con la quale si intende l’utilizzo delle informazioni per generare valore, con particolare attenzione a natura, creazione, diffusione, trasformazione, trasferimento, e utilizzo della conoscenza in ogni sua forma. La conoscenza da un punto di vista aziendale è una risorsa scarsa che consente, a chi la possiede, di trarre un vantaggio competitivo. È considerata una risorsa, se applicata alla risoluzione di problemi, perché può essere una fonte di guadagno.L’economia della conoscenza evidenzia i legami tra i processi di apprendimento, l’innovazione e la competitività, sempre più basata sulla conoscenza e di conseguenza sulle risorse intangibili, sul know-how e sulle competenze distintive. Alla base della conoscenza vi sono i processi cognitivi e di apprendimento dell’uomo e l’economia è uno dei risultati delle scelte compiute su tali basi.

C’è da dire però, che non tutte le regioni ne sono consapevoli,  c'è chi   ritiene (sbagliando) che investire in termini di risorse immateriali -AKIS- rappresentano un opzional (basta vedere le risorse che hanno previsto )

Allora che fare?

Far finta che il problema non esiste? ...d'altronde nessuno si pone la domanda, ma come è possibile che regioni che hanno una PLV più corposa  destinano più risorse per AKIS, mentre regioni che hanno una PLV più bassa meno risorse ? dovrebbe essere l'inverso.

 Oppure intervenire, per esempio  il MISAF visto che non è più PSR ma PSP,  potrebbe farsi carico di strategie adeguate per così dire "di alfabetizzazione per AKIS",    (non solo curare le iniziative di chi si  occupa di predisporre i bandi, la rendicontazione e il monitoraggio finanziario, ect.)

Il MISAF potrebbe delegare  a  CREA- RETE Rurale,  progetti obiettivi anche interregionali, capaci di far germinare il seme del cambiamento, anche in prospettiva futura.


 

              In Europa da sempre la valutazione del PSR prima e del PSP ora, si fa in considerazione delle risorse allocate negli investimenti immateriali AKIS 

Il concetto di Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura, noto con l’acronimo inglese AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System), indica il sistema di riferimento per la crescita del capitale umano del settore e per la diffusione dell’innovazione in tutte le sue accezioni. La definizione dell’OCSE1 recita «Il Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura è un insieme di organizzazioni e/o persone, compresi i collegamenti e le interazioni fra loro, che operano nella generazione, trasformazione, trasmissione, archiviazione, recupero, integrazione, diffusione e utilizzo di conoscenze e informazioni, con l’obiettivo di lavorare in modo sinergico per supportare il processo decisionale, la risoluzione dei problemi e l’innovazione in agricoltura». 
Si tratta di una descrizione ancora molto attuale, utilizzata a livello internazionale e divenuta un elemento fondamentale anche nella programmazione della Politica Agricola Comune (PAC) europea, soprattutto negli ultimi decenni. Nel 2010 lo Standing Committee for Agricultural Research (SCAR), organo creato nel 1974 per fornire supporto e consulenza alla Commissione Europea (CE) in materia di ricerca in agricoltura, ha istituito un gruppo di lavoro strategico (Strategic Working Group – SWG) sull’AKIS, a testimonianza della rilevanza che il sistema della conoscenza e innovazione ha iniziato a rivestire nei primi due decenni di questo secolo in relazione alla programmazione della PAC. 
Questo rinnovato interesse per il concetto dell’AKIS e soprattutto la volontà di rafforzare il sistema ha portato all’applicazione dello strumento del Partenariato europeo dell’innovazione alla materia agricola, con il lancio, nel 2012, del Partenariato Europeo dell’Innovazione in materia di produttività e sostenibilità in agricoltura (PEI AGRI), che aveva e ha tuttora l’obiettivo di favorire la diffusione e adozioni delle innovazioni. 
Il PEI AGRI è finanziato dalla PAC, attraverso l’attuazione dei Gruppi Operativi (GO), e dalla politica della ricerca europea, attraverso l’attuazione dei progetti multi-attore e le reti tematiche previsti dai programmi quadro della ricerca (Horizon 2020, Horizon Europe). In parallelo, nell’ambito della PAC è aumentata l’attenzione verso gli interventi tradizionalmente considerati fondamentali per il rafforzamento dell’AKIS, ovvero quelli a supporto della consulenza, dei servizi di supporto all’innovazione e della formazione degli imprenditori e degli addetti, nonché dei tecnici e consulenti. La maggiore attenzione nei confronti del rafforzamento dell’AKIS attraverso la PAC e la politica per la ricerca è apparsa evidente già nei periodi di programmazione 2007-2013 e, soprattutto, 2014-2022 con la prima attuazione del PEI AGRI. Questa tendenza si è rafforzata nell’attuale periodo di programmazione (2023-2029), nel cui regolamento di riferimento (Reg. UE 2021/2115) il sostegno al sistema della conoscenza e l’innovazione è divenuto un obiettivo trasversale all’attuazione della PAC. 
Inoltre, il capitolo 8 del PSP dal titolo “Modernizzazione: AKIS e digitalizzazione” descrive le caratteristiche dell’AKIS in Italia e le azioni e interventi programmati al fine di rafforzarlo, incluse le azioni a supporto dell’integrazione dei consulenti, sia pubblici sia privati, nel sistema e dell’organizzazione dei servizi di supporto all’innovazione a favore di imprenditori agricoli e territori rurali. Il sistema della conoscenza e innovazione italiano presenta una pluralità di attori e livelli, dovuti principalmente all’organizzazione amministrativa su base regionale e per province autonome. Le competenze in materia di agricoltura, consulenza, istruzione e formazione professionale sono infatti assegnate alle regioni/province autonome, mentre quelle in materia di istruzione scolastica e universitaria sono assegnate allo Stato centrale. 
La ricerca è invece materia di competenza concorrente tra regioni/province autonome e Stato. Questa organizzazione amministrativa è alla base della presenza di 19 AKIS regionali, due provinciali (Province Autonome di Trento e Bolzano) e un AKIS nazionale, che sono i principali destinatari delle azioni di rafforzamento descritte nel PSP. Oltre a questi sistemi della conoscenza identificati su base amministrativa, vi sono una molteplicità di sistemi organizzati intorno a settori, filiere agro-alimentari e distretti. 
La presenza di numerosi AKIS, organizzati su base regionale/provinciale/nazionale e su base tematica, comporta una corrispondente molteplicità di attori e competenze, considerati come un importante punto di forza dei sistemi della conoscenza italiani. Partendo dagli elementi positivi, il Piano Strategico della PAC (di seguito PSP), attraverso le sue azioni e interventi, promuoverà lo sviluppo di soluzioni per le principali criticità del sistema, ovvero, la difficoltà di coordinamento tra i soggetti coinvolti e la scarsa diffusione delle innovazioni verso le imprese e i territori rurali. La difficoltà di rilevamento dei fabbisogni in materia di consulenza, formazione e innovazione delle imprese agricole è un’altra importante criticità da risolvere attraverso gli interventi del PSP. 
Il PSP prevede nove interventi  a diretto supporto dell’AKIS, tre relativi alla “Cooperazione” (art. 77, Reg UE 2021/2115) e sei allo “Scambio di conoscenze e informazioni (art. 78, Reg Ue 2021/2115). Tutti i nove interventi privilegiano un approccio sistemico e territoriale, con il coinvolgimento di tutti gli attori dell’AKIS riferibili al tema, o settore o territorio oggetto delle azioni.    

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