venerdì 27 febbraio 2026
Canna da Zucchero (cannamele - sugarcane)
Una valutazione critica del PEI-Agriv
NinoSutera
Molte risorse, poca innovazione reale
Il bilancio tracciato dalla Corte dei Conti europea sull’impiego di quasi 1 miliardo di euro destinato all’innovazione agricola tra il 2014 e il 2022 è severo: i progetti finanziati hanno generato risultati modesti, spesso marginali rispetto alle reali esigenze degli agricoltori, e in diversi casi si sono allontanati dall’obiettivo originario, sconfinando in ambiti industriali o di marketing.
Un potenziale non sfruttato
- l’innovazione raramente è stata un criterio decisivo nella selezione dei progetti;
- il coinvolgimento degli agricoltori è stato scarso e spesso formale;
- molte iniziative non hanno prodotto innovazioni adottabili su larga scala.
Il giudizio è sintetizzato con chiarezza dal responsabile dell’audit, João Leão: gli strumenti messi in campo non hanno utilizzato al meglio le risorse, né hanno intercettato i bisogni concreti delle aziende agricole.
Le criticità emerse: selezione debole, scarsa adozione, poca agricoltura
1. Progetti poco agricoli
- in Polonia, un progetto sulla produzione industriale di burro con impatto minimo sui produttori locali;
- in Spagna, un’iniziativa finalizzata a migliorare il brand di una catena di supermercati, senza ricadute agricole significative.
Questi casi mostrano una deriva verso attività di trasformazione industriale o marketing, lontane dal mandato originario del PEI-Agri.
2. Innovazioni poco utili o troppo di nicchia
- non hanno prodotto effetti concreti;
- rispondevano a esigenze troppo specifiche;
- hanno beneficiato singoli soggetti più che il settore nel suo complesso.
3. Scarsa diffusione dei risultati
La Corte sottolinea una mancata strategia di divulgazione: solo la metà dei progetti ha condiviso le conoscenze prodotte, e solo 6 su 18 tra quelli considerati “utili” hanno portato a innovazioni adottate su larga scala.
4. Nessuna sinergia con i fondi di ricerca
Dove l’innovazione funziona: il caso virtuoso del riso a secco in Spagna
- adattare la sperimentazione alle condizioni reali;
- validare rapidamente i risultati;
- estendere la pratica all’intera area agricola.
Questo caso conferma che l’innovazione agricola funziona quando nasce dalle esigenze del campo e non da logiche top-down.
Una lettura critica complessiva
- eccessiva burocratizzazione;
- scarsa capacità di valutare il reale potenziale innovativo;
- deriva verso progetti non agricoli;
- assenza di integrazione con la ricerca scientifica europea.
martedì 24 febbraio 2026
“Agricoltore Allevatore Custode dell’Agrobiodiversità”
Il D.M. 9 novembre 2023 n. 622857 e il marchio collettivo
Il Decreto Ministeriale 9 novembre 2023 n. 622857 rappresenta una delle più significative innovazioni normative italiane nel campo della tutela della biodiversità agricola. Con questo provvedimento il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha introdotto il marchio collettivo figurativo “Agricoltore Allevatore Custode dell’Agrobiodiversità”, con l’obiettivo di riconoscere, valorizzare e rendere visibile il ruolo strategico svolto dagli agricoltori e dagli allevatori custodi nella conservazione delle risorse genetiche locali a rischio di estinzione o erosione genetica.
Il decreto approva anche il regolamento d’uso del marchio, definendo condizioni, requisiti e modalità di utilizzo, inserendolo in un quadro normativo più ampio che pone al centro la salvaguardia del patrimonio agricolo e alimentare nazionale.
1. Il quadro normativo: la Legge 194/2015 e la biodiversità agricola
Il marchio nasce come attuazione della Legge 1° dicembre 2015 n. 194, che ha istituito il sistema nazionale per la tutela e la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare. Questa legge ha creato strumenti fondamentali, tra cui:
l’Anagrafe Nazionale della Biodiversità;
il Comitato permanente per la biodiversità di interesse agricolo e alimentare;
la Rete Nazionale per la conservazione delle risorse genetiche;
il Portale nazionale dell’agrobiodiversità.
Tali strumenti consentono di individuare, registrare e monitorare varietà vegetali, razze animali e microrganismi locali minacciati, favorendo azioni coordinate di conservazione e valorizzazione.
In questo contesto il marchio collettivo diventa uno strumento di riconoscimento pubblico e istituzionale del lavoro svolto dai custodi della biodiversità.
2. Significato e finalità del marchio
Il marchio “Agricoltore Allevatore Custode dell’Agrobiodiversità” è definito come marchio figurativo e non commerciale, destinato ai servizi agricoli e zootecnici legati alla conservazione delle risorse genetiche.
Le finalità principali possono essere sintetizzate in quattro dimensioni:
a) Riconoscimento istituzionale
Il marchio certifica il ruolo degli agricoltori e allevatori custodi come soggetti attivi nella tutela della biodiversità.
b) Valorizzazione economica e culturale
Rafforza la visibilità delle aziende impegnate nella conservazione di varietà e razze locali, aumentando la percezione del valore del loro lavoro.
c) Conservazione delle risorse genetiche
Sostiene la salvaguardia “in situ” e “on farm” di specie e varietà a rischio, mantenendole vive nei sistemi agricoli.
d) Comunicazione e sensibilizzazione
Favorisce la diffusione della cultura dell’agrobiodiversità tra cittadini, istituzioni e filiere agroalimentari.
Il decreto segna quindi una tappa strategica nella transizione verso modelli agricoli sostenibili e resilienti.
3. Chi sono gli agricoltori e allevatori custodi
Gli agricoltori e allevatori custodi sono imprenditori agricoli, singoli o associati, che si impegnano a conservare nelle proprie aziende le risorse genetiche locali di interesse agricolo e alimentare a rischio di estinzione o erosione genetica.
Il loro ruolo comprende:
conservazione di varietà tradizionali vegetali;
tutela di razze animali autoctone;
riproduzione e mantenimento delle popolazioni locali;
trasmissione delle conoscenze tradizionali;
presidio territoriale e prevenzione dell’abbandono rurale.
In questo senso i custodi non sono solo produttori ma veri presìdi culturali e ambientali, contribuendo alla resilienza dei territori e alla continuità delle tradizioni.
4. Modalità di utilizzo del marchio
L’uso del marchio è subordinato a una procedura precisa stabilita dal regolamento allegato al decreto. I passaggi principali includono:
iscrizione alla Rete Nazionale della Biodiversità;
dimostrazione dell’attività di conservazione in situ o on farm;
verifica dei requisiti da parte del Ministero;
autorizzazione formale all’utilizzo.
Il marchio deve sempre essere accompagnato dall’indicazione della specie, varietà o razza custodita e non può essere utilizzato su prodotti, etichette o packaging né integrato in denominazioni sociali o altri marchi.
Queste regole garantiscono l’autenticità del riconoscimento e ne evitano usi impropri o commercializzazioni distorte.
5. Entrata in vigore e prospettive
Il marchio è operativo dal 1° gennaio 2026, mentre ulteriori decreti definiranno le modalità di controllo e monitoraggio del suo utilizzo.
L’introduzione del marchio si inserisce nelle politiche europee e nazionali del Piano Strategico PAC 2023-2027, che attribuisce crescente importanza alla biodiversità agricola come fattore di sostenibilità, resilienza climatica e sicurezza alimentare.
6. Implicazioni strategiche per il sistema agricolo e territoriale
L’istituzione del marchio produce effetti che vanno oltre il riconoscimento simbolico.
Impatto agricolo
rafforza i sistemi sementieri locali;
incentiva la diversificazione produttiva;
sostiene l’agricoltura di piccola scala.
Impatto territoriale
contrasta l’abbandono rurale;
valorizza paesaggi agrari storici;
rafforza identità e filiere locali.
Impatto culturale
riconosce il sapere contadino;
collega biodiversità e patrimonio immateriale;
favorisce narrazioni territoriali (borghi, comunità, tradizioni).
In prospettiva, il marchio può diventare uno strumento di politiche territoriali integrate, dialogando con strategie come i sistemi del cibo locale, i biodistretti e le reti dei borghi.
7. Valore politico e simbolico del marchio
Il decreto introduce un cambio di paradigma: la biodiversità agricola non è più solo oggetto di tutela scientifica, ma diventa una responsabilità sociale diffusa.
Il marchio afferma che:
la conservazione può avvenire nelle aziende agricole;
i custodi sono soggetti di interesse pubblico;
la biodiversità è infrastruttura strategica del futuro.
In questa prospettiva il marchio rappresenta un ponte tra politiche agricole, ambiente, cultura e sviluppo locale.
Conclusione
Il D.M. 9 novembre 2023 n. 622857 istituisce uno strumento innovativo che riconosce formalmente il ruolo degli agricoltori e allevatori custodi come attori centrali nella salvaguardia dell’agrobiodiversità italiana.
Il marchio “Agricoltore Allevatore Custode dell’Agrobiodiversità” non è soltanto un segno distintivo, ma un dispositivo di politica pubblica che:
valorizza chi conserva risorse genetiche locali;
rafforza la rete nazionale della biodiversità;
promuove modelli agricoli sostenibili;
contribuisce alla tutela del patrimonio culturale e territoriale.
Dal 2026 questo marchio potrà diventare uno dei simboli più rilevanti dell’agricoltura italiana orientata alla sostenibilità, alla sovranità alimentare e alla tutela delle identità locali, riconoscendo finalmente il valore dei custodi come protagonisti del futuro agricolo e dei territori rurali.
lunedì 23 febbraio 2026
PAC 2028-2024
Il presente documento offre una
prima analisi delle proposte legislative della Commissione europea
relative al Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 (QFP), pubblicate il 16
luglio 2025,
evidenziandone le implicazioni per le politiche settoriali, con particolare
attenzione alla PAC.
In questa fase iniziale, si propone una lettura ragionata dell'allocazione
delle risorse finanziarie
destinate alla PAC e alle politiche ad essa correlate (Coesione e
Pesca), alla luce dell'impianto
programmatorio delineato dalla Commissione europea, che prevede l'unificazione
di tali politiche in
un unico fondo europeo e l'adozione di uno strumento di programmazione
integrato.
Il documento presenta, inoltre, una serie di spunti preliminari da sottoporre
all'attenzione dei decisori
politici, in vista delle prossime fasi negoziali sia in sede di Consiglio
Europeo (per il regolamento QFP),
sia in sede di Consiglio dell'Unione europea (per i regolamenti settoriali).
È opportuno sottolineare che, a causa della complessità del quadro
regolamentare e del fatto che
alcuni testi, pur essendo stati pubblicati, risultano ancora incompleti e
soggetti a revisione, l'analisi
proposta non può ritenersi esaustiva.
Va inoltre precisato che, in attesa dell'esplicitazione dell'obiettivo
negoziale nazionale, gli spunti
contenuti nel presente documento si fondano sull'ipotesi che la posizione
negoziale del Masaf miri alla
massimizzazione delle risorse PAC destinate all'Italia per il periodo
2028-2034, nonché alla
massimizzazione delle risorse per interventi non PAC (ma comunque a
beneficio dell'agricoltura e delle
aree rurali) da intercettare nell'ambito delle risorse complessivamente
attribuite all'Italia (si veda il
paragrafo 2.2 per ulteriori dettagli).
Alla luce di queste premesse, il documento deve essere considerato un
"documento vivente", soggetto
a possibili aggiornamenti e integrazioni che saranno prodotti nel corso del
negoziato, in funzione dell'evoluzione del contesto di riferimento.
mercoledì 18 febbraio 2026
Politiche locali del cibo e cooperazione allo sviluppo. Il ruolo dei partenariati territoriali
Autori
- Geri Ciccarella, Beatrice Ferlaino, Marta Mosca, Tamara Taher, Egidio Dansero
Il legame tra cooperazione decentrata e politiche alimentari urbane risiede nelle affinità strutturali comuni. Entrambi i settori sono caratterizzati da un approccio multidimensionale e da un forte coinvolgimento multi-attoriale, operando in diversi settori tematici, livelli di governance e scale territoriali.
La cooperazione decentrata si sviluppa attraverso reti territoriali tra autorità locali del Nord e del Sud globale e all’interno dei singoli contesti territoriali, coinvolgendo istituzioni pubbliche, organizzazioni della società civile e attori privati (Bottiglieri, 2018). Analogamente, le politiche alimentari urbane si fondano su collaborazioni tra istituzioni, ONG, gruppi comunitari e settore privato, il cui coinvolgimento permette di affrontare la complessità dei sistemi alimentari e di costruire forme di governance inclusive ed efficaci. In questo quadro, iniziative internazionali quali il Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP), l’Agenda 2030, la New Urban Agenda e i programmi FAO hanno ampliato in modo significativo il novero degli attori coinvolti nella governance alimentare globale, rafforzando il ruolo delle città e delle reti urbane come spazi di interazione tra dimensione locale e globale. Sia le politiche alimentari urbane sia la cooperazione decentrata della Sovranità Alimentare (MASAF). Come dimostra il ruolo svolto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) nella partecipazione ai gruppi di lavoro del Food Systems Summit e la collaborazione con la FAO, l’impegno risulta maggiormente evidente nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, dove la sicurezza alimentare rappresenta una priorità consolidata della cooperazione italiana.In questo contesto, la cooperazione decentrata emerge come uno dei principali canali attraverso cui le PLC trovano riconoscimento e sostegno a livello nazionale. Attualmente, l’unico bando pubblico in Italia che esplicitamente menziona le politiche alimentari locali e urbane come linea guida per le proposte è quello pubblicato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) destinato agli enti locali (ai sensi dell’art. 25 della legge 125/2014) e alle organizzazioni della società civile e altri enti senza fini di lucro, registrati ai sensi dell’art. 26, comma 3, della stessa legge. Nel bando 2023, l’AICS ha introdotto, per la prima volta, un nuovo approfondimento dedicato alle politiche alimentari devono essere intese come processi di trasformazione di lungo periodo, al cui centro si collocano i partenariati territoriali come strumenti strategici per affrontare le sfide globali attraverso azioni radicate nel contesto locale (Bini et al., 2017). Le città e i territori italiani sono sempre più coinvolti nello sviluppo delle politiche locali del cibo (d’ora in avanti PLC) e un numero crescente di regioni italiane sta aderendo al dialogo in corso sull’approccio delle politiche alimentari locali, in particolare Piemonte, Puglia e Toscana. Tuttavia, le PLC restano prevalentemente strumenti volontari, privi di un quadro nazionale strutturato e di finanziamenti dedicati, se non in relazione a specifici ambiti di intervento (es. ristorazione scolastica, orti urbani, educazione alimentare, circuiti di prossimità territoriale). Un ruolo rilevante è svolto da bandi progettuali a livello europeo e da iniziative promosse da attori filantropici che contribuiscono a sostenere sperimentazioni locali, come il recente bando della Compagnia di San Paolo riservato ai territori di Liguria e Piemonte. A livello nazionale, il tema non è stato ancora affrontato in modo programmatico dal Ministero delle Politiche Agricole e locali all’interno della più ampia area tematica dedicata allo “sviluppo urbano integrato e sostenibile”, riservata agli enti locali come soggetti capofila, segnando un’evoluzione rilevante nelle strategie italiane di cooperazione allo sviluppo, frutto del confronto e della collaborazione con il Comune di Milano e con il MUFPP. Tra i progetti selezionati dal bando, ne sono stati finanziati quattro che sono dedicati strettamente al settore delle urban food policies. In qualità di partner di ricerca, l’Università di Torino partecipa come partner in tre2progetti di cooperazione promossi da enti locali del Piemonte:1. “Balo Kendo” di cui la Città di Chieri è capofila, in partnership con Conakry in Guinea;2. “Akli Baladi” di cui la Città di Torino è capofila, in partnership con diversi comuni in Cisgiordania;3. “RACINeS” di cui la Città di Torino è capofila, in partnership con diversi comuni in Senegal.Questi progetti rappresentano un’occasione per riflettere tanto sulle PLC quanto sulla cooperazione decentrata e nei prossimi tre anni permetteranno all’università di accompagnare l’implementazione di PLC in contesti diversi, arricchendo così l’analisi dei sistemi del cibo di prospettive diverse.Quadro sintetico dei progettiI tre progetti vedono l’università coinvolta secondo forme, modalità e geometrie diverse fra loro, pur lavorando tutti attorno a questioni connesse con le PLC.Il progetto di Balo Kendö3 - Rafforzamento delle politiche locali e promozione dell’agricoltura sostenibile per la sicurezza alimentare in Guinea Forestale - si concentra sul rafforzamento della pianificazione locale riguardo al tema del cibo e sul sostegno all’agricoltura sostenibile in Guinea Forestale. Con il Comune di Cuneo come capofila, il progetto coinvolge un articolato partenariato istituzionale, accademico e associativo, sia italiano sia guineano Tra i partner figurano Comune e la Prefettura di Kissidougou, università e istituti di ricerca (UniTo-CISAO, ISAV di Faranah), organizzazioni della società civile e reti di enti locali nazionali. Il progetto opera nei 13 comuni della prefettura di Kissidougou, in Guinea Forestale, un’area caratterizzata da forte dipendenza dall’agricoltura e da vulnerabilità socio-ambientali accentuate. L’ambito tematico di riferimento riguarda lo sviluppo urbano e territoriale sostenibile, con particolare attenzione alle politiche alimentari urbane e rurali. L’obiettivo generale del progetto è migliorare la sicurezza alimentare e rafforzare la resilienza delle comunità agricole ai cambiamenti climatici in Guinea Forestale, mentre l’obiettivo specifico consiste nell’aumento e nella diversificazione della produzione agricola resiliente, attraverso il rafforzamento dei processi di pianificazione locale nei comuni coinvolti. Tale impostazione si articola in tre risultati principali: i) l’attivazione di meccanismi inclusivi e sostenibili di consultazione e co-costruzione a supporto della pianificazione locale; ii) la creazione o l’aggiornamento dei piani di sviluppo locale, orientati a sistemi agricoli e alimentari sostenibili; iii) il miglioramento delle condizioni di produzione agricola, mediante azioni pilota realizzate in 13 cooperative agricole.L’Università di Torino in questo progetto ha il ruolo di accompagnare attraverso un percorso di ricerca-azione partecipativa in collaborazione con i partner locali e con l’Università di Faranah, l’aggiornamento dei piani di sviluppo locale e il loro adattamento per rafforzare le pratiche politiche in favore della sicurezza alimentare. Si costruirà un database territoriale, necessario per l’aggiornamento dei piani di sviluppo locale; si organizzeranno formazioni volte a definire e condividere una metodologia di consultazione e co-progettazione volta a rafforzare il coinvolgimento degli attori locali; e si creeranno - o re-visioneranno - i piani di sviluppo locale nei comuni periurbani e rurali della prefettura di Kissidougou. Questo percorso metodologico consente di integrare conoscenze scientifiche e saperi locali, rafforzando la legittimità e l’efficacia delle politiche territoriali. Accanto a queste azioni, l’università accompagnerà il progetto in modo trasversale nel definire la baseline del progetto stesso e monitorare gli avanzamenti.L’Università di Torino - CISAO svolge un ruolo trasversale sulle tre annualità di progetto articolato nelle fasi seguenti:1ª fase: diagnosi di base. Obiettivo: delineare lo stato dell’arte e identificare la baseline di progetto al fine di orientarne le strategie.2ª fase: accompagnamento. Obiettivo: verificare/dettagliare i dati (approfondimenti quantitativi e qualitativi); accompagnare l’implementazione delle strategie e delle attività, in particolare nei momenti chiave del progetto (workshop, attività di formazione, ecc.). 3ª fase: capitalizzazione. Obiettivo: sistematizzare i dati e identificare/valorizzare le buone pratiche.Il progetto di Akli Baladi5 - Politiche alimentari locali per le città palestinesi - vede l’università coinvolta in una veste differente. Con capofila la Città di Torino, il progetto lavora con le municipalità di Gerico, Betlemme e Beit Jala in Palestina e ha l’obiettivo di rafforzare il ruolo delle città nella governance del cibo. Il partenariato si fonda su una collaborazione multilivello tra attori istituzionali e non istituzionali, valorizzando il dialogo tra competenze accademiche, amministrazioni pubbliche e comunità locali. Anche in questo caso l’obiettivo generale del progetto è contribuire alla costruzione di sistemi alimentari urbani sostenibili, inclusivi e resilienti, rafforzando il ruolo delle politiche locali del cibo, declinato nell’obiettivo specifico di rafforzare la governance istituzionale nel settore alimentare delle municipalità palestinesi coinvolte.Le attività dell’Università di Torino nel progetto Akli Baladi si strutturano principalmente attorno al rafforzamento delle competenze relative alle PLC delle amministrazioni locali, e del monitoraggio del progetto. La linea di intervento principale riguarda la realizzazione di cinque webinar rivolti alle amministrazioni pubbliche palestinesi e al team dell’Università di Betlemme, con l’obiettivo di orientare i processi di definizione delle food policy. I webinar sono progettati combinando momenti di formazione teorica, curati da UniTo, con sessioni partecipative, nelle quali il sistema locale del cibo viene esplorato a partire dalle conoscenze, dalle esperienze e dalle pratiche degli attori coinvolti. Questo approccio consente di integrare saperi accademici e conoscenze locali, favorendo una comprensione condivisa delle dinamiche del sistema alimentare e dei suoi principali nodi critici. Infine UniTo definirà, insieme all’Università di Betlemme, uno studio di pre-fattibilità per costruire un una rete di amministrazioni locali articolata e presente da diversi anni attraverso relazioni che connettono territori italiani e senegalesi. Con capofila il Comune di Chieri, il progetto vede il coinvolgimento di altri 7 comuni italiani (Asti, Carmagnola, Nichelino, Mappano, Candiolo, Poirino, Granozzo con Monticello) e 7 senegalesi (Città di Dakar, i comuni di Loul Sassène, Walaldé, Kafountine, Ronkh, Tivaouane Peulh, e Coubalan) connessi fra loro attraverso 7 ONG che mantengono i territori in relazione da diversi anni (C.I.F.A. ETS, APDAM – A proposito di altri mondi, CPAS – Comité Pavie Asti Sénégal, ENGIM Piémont, NutriAid International ETS, Association RENKEN, RE.TE. ONG). L’Università di Torino, attraverso il CISAO è un partner centrale di questa collaborazione, insieme al Ciheam Bari, Està e Slow Food Italia APS. Questa rete multilocale consente di integrare competenze accademiche, capacità istituzionali e conoscenze locali, promuovendo una governance alimentare inclusiva e territorialmente situata. L’obiettivo generale di RACINeS è contribuire a uno sviluppo territoriale sostenibile, inclusivo e resiliente, attraverso il rafforzamento dei sistemi alimentari locali e il miglioramento delle strutture di governance del cibo. Per farlo si concentra sulla governance e, come recita Food Metrics Report palestinese, ossia un documento di analisi dettagliata del sistema alimentare locale volto ad accompagnare le azioni di governance. Accanto a questi momenti formativi, UniTo realizza un webinar specificamente dedicato al team dell’Università di Betlemme, finalizzato alla condivisione degli strumenti e delle modalità operative dell’Atlante del Cibo, il principale strumento di ricerca sul cibo attraverso cui l’ateneo torinese opera sul territorio piemontese. Questo momento di confronto è pensato per riflettere congiuntamente su come adattare tali metodologie ai bisogni e ai meccanismi di funzionamento del contesto locale palestinese e per co-progettare, insieme all’Università di Betlemme, le giornate di divulgazione scientifica previste nel corso del progetto.Infine, il progetto RACINeS 6- Réseau d’actions coopératives et inclusives vers de nouvelles politiques alimentaires locales au Sénégal - è un’iniziativa di cooperazione decentrata che mira a rafforzare i sistemi alimentari locali attraverso approcci partecipativi, multilivello e territorialmente radicati. Il progetto coinvolge un ampio partenariato internazionale porterà alla mappatura dei sistemi alimentari locali e all’identificazione dei loro funzionamenti. I metodi della ricerca-azione partecipativa - adattati secondo i contesti - saranno poi impiegati per comprendere le problematicità dei sistemi alimentari dal punto di vista delle popolazioni in situazioni di vulnerabilità. Contemporaneamente alla ricerca, le amministrazioni locali di tutti i comuni coinvolti - senegalesi ed italiani - seguiranno dei corsi di formazione capitanati da Ciheam e Slow Food sulle PLC per acquisire competenze sul tema. Le azioni conclusive del progetto metteranno a frutto quelle precedenti e, a partire dalle prospettive emerse con la ricerca-azione partecipativa e con la ricerca di campo sui sistemi alimentari, e dalle elaborazioni delle amministrazioni pubbliche durante le formazioni ad hoc, delle strategie politiche, delle linee guida o delle PLC saranno implementate nei vari comuni senegalesi, e presentate durante l’evento conclusivo.I tre progetti, per quanto costruiti su geometrie differenti, hanno in comune molti punti legati alla costruzione delle PLC e alle pratiche di governance rivolte al sistema del cibo. Fare riferimento a tre contesti diversi permette al gruppo UniTo di riflettere sulle PLC in modo dinamico e di comprendere come l’obiettivo specifico, si prefigge di creare e consolidare nei territori senegalesi coinvolti lungo i 3 anni di progetto PLC inclusive, sostenibili e resilienti, con particolare attenzione alle popolazioni in condizioni di vulnerabilità. Nell’ottica della cooperazione decentrata, i territori coinvolti da parte italiana in questi anni si formeranno sulle PLC e, accompagnando i loro partner senegalesi, potranno aver accesso a strategie, metodi e approcci per immaginare anche sui loro territori come rafforzare il governo dei sistemi alimentari.L’Università di Torino in questo progetto ha un ruolo centrale: è responsabile del Risultato 1 del progetto (“Rafforzare le competenze sulle pratiche di governance riferite alle PLC dei comuni coinvolti”) e per farlo combina ricerca-azione partecipativa, formazione e azione territoriale. In partenariato con un partner di ricerca senegalese - ancora da identificare formalmente - l’università porterà avanti un’azione di analisi dei sistemi alimentari locali nei comuni senegalesi coinvolti, e nel farlo condividerà con l’istituzione di ricerca partner la metodologia sviluppata negli anni dall’Atlante del Cibo di Torino per costruire un simile gruppo di ricerca a Dakar e stimolare la relazione fra università e amministrazioni pubbliche attorno alle PLC. Quest’analisi questo paradigma si debba adattare diversamente ad ogni realtà specifica e possa essere declinato differentemente secondo priorità, bisogni e necessità riconosciute. Considerazioni finaliLa pluralità dei contesti territoriali entro cui si sviluppano le PLC sollecita una lettura teorica che ne metta in discussione la natura come strumenti trasferibili in modo standardizzato. In una prospettiva di policy mobility, le PLC possono essere interpretate non come modelli da replicare, ma come dispositivi che si riformulano nel loro processo di circolazione, adattandosi a priorità, assetti istituzionali e rappresentazioni del sistema del cibo differenti. I contesti locali non si limitano a ricevere le politiche, ma ne rinegoziano significati e funzioni, producendo configurazioni eterogenee che riflettono modi diversi di concepire il rapporto tra cibo, territorio e governance.In questo quadro, anche la nozione di “popolazioni in situazioni di vulnerabilità” si rivela intrinsecamente situata e relazionale. L’analisi comparata tra contesti potrà evidenziare come la vulnerabilità non costituisca una categoria universale e stabilmente definibile, ma un costrutto che prende forma in relazione a specifiche condizioni socioeconomiche, politiche e ambientali. Essa emerge dall’interazione tra accesso alle risorse, posizionamento nei sistemi alimentari, riconoscimento istituzionale e capacità di agency degli attori coinvolti. Tale prospettiva invita a superare approcci essenzializzanti e a considerare la vulnerabilità come un processo dinamico, prodotto e riprodotto all’interno di relazioni di potere territorialmente situate.L’approccio della cooperazione decentrata offre un ulteriore livello di analisi, consentendo di interrogare le modalità attraverso cui le relazioni tra amministrazioni pubbliche - e fra di esse e la società civile - si strutturano nello spazio e nel tempo. Le geometrie della cooperazione non sono date una volta per tutte, ma si configurano come esiti contingenti di traiettorie istituzionali, pratiche di collaborazione e relazioni di fiducia costruite nel lungo periodo. In questo senso, la governance del cibo può essere letta come un campo relazionale multilivello, nel quale gli assetti istituzionali si ridefiniscono attraverso l’interazione tra attori locali, nazionali e reti transnazionali e seguire diversi progetti di durata pluriennale permetterà anche di vedere come le relazioni si strutturano attorno ad azioni specifiche, ma anche come l’implementazione dei progetti sia influenzata da dinamiche relazionali costruite nel tempo.Infine, la riflessione comparata su diversi contesti permette di problematizzare l’uso delle metodologie di ricerca e di ricerca-azione partecipativa, mettendone in luce la dimensione non neutra e contestuale. L’applicazione di tali metodologie in ambienti differenti richiede un costante lavoro di adattamento e riflessività, volto a costruire quadri metodologici capaci di mantenere coerenza analitica pur nella diversità dei contesti. La ricerca-azione partecipativa si configura così come un processo aperto e situato, nel quale la produzione di conoscenza emerge dall’interazione tra ricercatori e attori locali, e nel quale i metodi stessi diventano oggetto di negoziazione e ridefinizione di paradigmi, chiavi analitiche e prospettive
sabato 14 febbraio 2026
“Cena Siciliana – Show Dinner” a Rimini
La Sicilia protagonista ai Campionati della Cucina Italiana 2026: a Rimini “Cena Siciliana – Show Dinner” dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani
La Regione Siciliana, con i prodotti della sua agricoltura e del suo mare, sarà protagonista ai Campionati della Cucina Italiana 2026, in programma dal 15 al 17 febbraio nell’ambito di Beer&Food Attraction presso la Fiera di Rimini, con un’iniziativa dedicata alla valorizzazione dell’eccellenza enogastronomica dell’Isola. Evento centrale sarà in serata la “Cena Siciliana” con formula “Show Dinner”, in programma lunedì 16 febbraio 2026 nell’area istituzionale di “Casa FIC”, intra salone, spazio di riferimento per l’ospitalità e la ristorazione della manifestazione. Una serata che unirà degustazione, spettacolo culinario e racconto identitario, rivolta a un pubblico qualificato di chef concorrenti e ristoratori, giudici di gara, operatori del settore e media specializzati. Lo “Show Dinner” prevede una cena per oltre 300 ospiti, organizzata in isole tematiche, con piatti realizzati esclusivamente con prodotti agroalimentari siciliani certificati e territoriali: DOP, IGP, DOC e PAT in abbinamento a specie ittiche della pesca costiera e vini della tradizione isolana. Le preparazioni saranno accompagnate da momenti di storytelling e materiali informativi dedicati. L’iniziativa sarà curata dall’Unione Regionale Cuochi Siciliani (URCS), con la presenza del Presidente Rosario Seidita, e coordinata dal dirigente nazionale chef Seby Sorbello, noto professionista di Zafferana Etnea, da anni impegnato nella valorizzazione della cucina siciliana e delle sue eccellenze. Insime agli chef dell’URCS e con il supporto della Nazionale Italiana Cuochi, la serata offrirà un viaggio gastronomico attraverso i territori dell’Isola. A completamento dell’azione promozionale un intervento istituzionale di circa 10 minuti sul palco centrale dei Campionati, dedicato alle produzioni e alle tradizioni enogastronomiche siciliane. L’iniziativa mira a rafforzare l’immagine della Sicilia come terra di eccellenze enogastronomiche, promuovendone l’identità culinaria a livello nazionale e internazionale e favorendo nuove opportunità di sviluppo per le filiere regionali, attraverso la cucina come linguaggio universale di cultura, qualità e identità.
venerdì 13 febbraio 2026
Il cibo è un diritto umano per tutti. Firma anche tu
La Rete Nazionale dei Borghi DeCo insieme a 250 associazioni europee ha aderito all'Iniziativa
Mercosur al traguardo, tra opportunità e criticità
Mercosur al traguardo, tra opportunità e criticità
Nell’ora più buia per l’Europa si avvicina a grandi passi il sì all’accordo Mercosur. L’approvazione formale la firma è fissata per lunedì prossimo, quando von der Leyen volerà in Paraguay.
Concepito un quarto di secolo fa, il Mercosur è in stallo a causa della netta opposizione della Francia, a cui si è aggiunta la contrarietà della Polonia e degli altri del gruppo Visegrad (Cechia, Slovacchia e Ungheria), ricompattato per l’occasione.
Il «negoziatore più trasparente del mondo», come si definisce la Commissione europea, si scopre ancora una volta meno coerente di come vorrebbe apparire.
Il Parlamento europeo, nel 2020 con una risoluzione non vincolante ha affermato che «non può ratificare« l’accordo di liberalizzazione commerciale tra l’Ue e i Paesi del Mercosur – Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay – «nella forma attuale» perché i capitoli dedicati allo sviluppo sostenibile, al lavoro, all’ambiente e all’implementazione dell’Accordo di Parigi sul clima sono deboli.
Ma Greenpeace, entrata in possesso del testo secretato dell’Accordo «politico» di Associazione, che fa parte del trattato Ue-Mercosur e che poteva fornire una cornice più stringente e positiva alle nuove relazioni tra i due blocchi, ha scoperto che invece esso è ancora più vago e declamatorio, nel campo dei diritti, di quanto non sia la sua parte già nota dedicata al commercio.
La versione dell’Accordo di associazione, pubblicata sul sito trade-leaks.org, data 18 giugno 2020: quando, cioè, diversi governi dell’Unione, a partire da quello francese e olandese, avevano già avanzato solidi dubbi sull’opportunità di spingere su un aumento dei flussi commerciali tra le parti.
Gli impatti ambientali e sociali sui Paesi coinvolti in termini di deforestazione in Amazzonia, di pressione sulle popolazioni indigene, di estensione delle attività agro-zootecniche intensive e estrattive di sfruttamento del lavoro e, più in generale, sul livello di emissioni globale, erano già stati evidenziati e denunciati non soltanto da centinaia di organizzazioni sociali, indigene e sindacali di entrambe le parti, unite nella campagna #StopEu-Mercosur, ma anche da una commissione indipendente di esperti insediata da Macron cui si sono aggiunte le voci contrarie del governo dell’Austria, dell’Irlanda e del Lussemburgo.
Il trattato di libero scambio con i paesi del Sudamerica è invece sostenuto da Germania e Spagna per prime. Per portare a termine l’accordo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha fatto leva sull’Italia, che a dicembre si era schierata con Parigi lasciando però margini alla trattativa, spalancando le porte alle richieste del governo italiano, vero e proprio ago della bilancia.
Messa in condizione di forza, l’Italia ha perfino alzato la posta. Ieri il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha chiesto e ottenuto dal commissario al Commercio Maros Sefcovic di sospendere l’applicazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il cosiddetto Cbam, per i fertilizzanti importati nell’area Ue. La concessione, avvenuta nel corso della riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura, fa seguito a una lettera in cui Lollobrigida metteva in guardia dal rischio di aumenti del costo dei fertilizzanti per gli agricoltori europei, chiedendo quindi di accantonare la stringente normativa ambientale europea.
La veloce capitolazione di Bruxelles fa seguito alla mano tesa che la presidente della Commissione aveva già offerto all’Italia il 6 gennaio quando aveva aperto alla possibilità di anticipare, dal 2032 al 2028, 45 miliardi di euro destinati al mondo rurale nel quadro del bilancio Ue post 2027. Un trucchetto contabile, in realtà, dato che non di fondi aggiuntivi si tratta, ma semplicemente del via libera a maggiore flessibilità nell’utilizzo dei soldi da parte dei governi nazionali. Nulla viene modificato dell’architettura complessiva del futuro bilancio Ue, che accorpa Politica agricola Comune (Pac) e Coesione sotto una voce unica, così che dare più soldi all’uno significa ridurre all’altro.
Il gioco dei 45 miliardi ha comunque convinto il governo. Uscendo dal meeting straordinario di ieri, Lollobrigida sottolinea che il rinvio della firma imposto a dicembre dall’Italia serviva a ottenere garanzie, tra cui quelle di reciprocità nell’accordo commerciale, ma che ormai di ostacoli non ce ne sono più. «D’altronde abbiamo sempre detto che per noi il Mercosur è un’ottima occasione», conferma il ministro. Gli fa eco la filogovernativa Coldiretti, quando ringrazia il governo italiano per aver strappato un aumento di 10 miliardi in favore del mondo rurale italiano con i fondi Pac del prossimo ciclo.
Se canta vittoria anche il Ppe, famiglia politica di riferimento per gli agricoltori europei prima e ancora più dei gruppi di destra, resta invece forte l’opposizione di almeno una parte delle associazioni agricole. I contadini belgi saranno i primi a scendere in piazza, nella capitale europea, tra giovedì e venerdì, promettendo di ripetere le proteste dello scorso 18 dicembre in occasione di un vertice dei leader dedicato, in realtà, soprattutto alla questione Ucraina. Da parte sua, il governo francese proverà a bloccare l’accordo fino all’ultimo momento possibile, come promette la ministra dell’Agricoltura Annie Genevard. Però, con l’Italia a bordo, la maggioranza a favore del Mercosur ormai è cosa fatta. E von der Leyen potrà alzare il suo piccolo trofeo commerciale, oltretutto nel cortile di casa di Trump. Proprio mentre la nuova dottrina Monroe e la politica della forza di Washington incendiano di equilibri transatlantici.
giovedì 12 febbraio 2026
INVITO Fattori chiave per i modelli di business in agroecologia Living Lab e infrastrutture di ricerca - 17a conversazione sull'agroecologia
| | |
Mercoledì 25.02.2026, 13:00 - 14:00 Zoom
AGROECOLOGY, il partenariato europeo "Accelerare la transizione dei sistemi agricoli: Living Lab e infrastrutture di ricerca per l'agroecologia", è un progetto europeo di ricerca e innovazione su larga scala tra la Commissione europea e 26 Stati membri, Paesi associati e Paesi terzi. AGROECOLOGY sosterrà un settore agricolo in grado di soddisfare gli obiettivi e le sfide del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità, della sicurezza e sovranità alimentare e dell'ambiente, garantendo al contempo un'attività redditizia e attraente per gli agricoltori. Sono necessari cambiamenti radicali per rendere il settore agricolo più sostenibile, resiliente e reattivo alle esigenze della società e delle politiche. L'agroecologia si basa sulle interazioni naturali e biologiche, utilizzando al contempo scienza, tecnologia e innovazione all'avanguardia basate sulla conoscenza degli agricoltori. Le Conversazioni sull'Agroecologia costituiranno il primo passo verso il rafforzamento dei sistemi di conoscenza e innovazione agricola (AKIS) per la transizione all'agroecologia, facilitando i collegamenti tra Living Lab e attori delle infrastrutture di ricerca in tutta Europa. Le conversazioni online sull'agroecologia si svolgeranno con cadenza mensile per tutta la durata del partenariato e consentiranno la mobilitazione e il networking degli attori dell'agroecologia in tutta Europa e oltre. Qui potete trovare il programma dettagliato e le informazioni sull'evento. L'evento si terrà virtualmente . Dopo la registrazione, riceverai il link Zoom via email. Per registrarsi all'evento, compilare il modulo di registrazione: | |
Post in evidenza
C’è la Sicilia nel Menù del film gastronomico
NinoSutera C’è la Sicilia nel Menù del film gastronomico Regione Enogastronomica d’Europa 20...
-
PER LA PROMOZIONE E VALORIZZAZIONE DEI PRODOTTI AGRICOLI DI SCIARA" L'Amministrazione Comunale di Sciara è lieta di presen...
-
Il convegno finale del progetto CANAPA NEW TECH, Varietà, tecniche e strategie ecosostenibili per la canapa industriale, si è svol...




