martedì 3 novembre 2026

Gli eco-schemi nella programmazione della PAC 2023-2027

 


Quadro europeo e analisi comparata di Portogallo, Spagna, Francia, Germania e Italia

 

Gli eco-schemi rappresentano una delle principali innovazioni della PAC 2023-2027 e costituiscono una componente rilevante della sua architettura ambientale, insieme alla condizionalità e agli interventi in materia di ambiente, clima e benessere animale finanziati nell'ambito dello sviluppo rurale.
Il rapporto ricostruisce il quadro degli eco-schemi programmati nei 28 Piani strategici della PAC, relativi ai 27 Stati membri dell'Unione europea. L'analisi considera il numero e la struttura formale degli interventi, le risorse finanziarie programmate e la loro incidenza sui pagamenti diretti e sul valore complessivo dei Piani strategici. All'interno di questo quadro vengono inoltre individuati i 20 eco-schemi con la maggiore allocazione finanziaria, per evidenziare il grado di concentrazione delle risorse e il prevalente orientamento funzionale degli interventi finanziariamente più rilevanti.
Il rapporto, inoltre, approfondisce successivamente, in chiave comparata, gli eco-schemi attivati in Portogallo, Spagna, Francia, Germania e Italia, esaminando le principali scelte programmatorie adottate nei rispettivi Piani strategici. 

 

FRUTECH 2026. ALIMENTIAMO IL CAMBIAMENTO

 


 

Dal 25 al 27 novembre torna a SiciliaFiera, a Misterbianco (Catania), FRUTECH, l’Expo dell’agricoltura e dell’agroalimentare giunto alla terza edizione. Tre giornate interamente dedicate alle novità tecnologiche riguardanti la transizione agroecologica.


 

 Dopo la presentazione ufficiale dello scorso giugno a Roma presso il MASAF, FRUTECH, l’Expo dell’agricoltura e dell’agroalimentare, si prepara ad aprire i battenti per la sua terza edizione. Dal 25 al 27 novembre 2026, gli spazi di SiciliaFiera a Misterbianco (Catania) si confermeranno uno snodo strategico per il confronto tra imprese, enti di ricerca, istituzioni e mercati con l'obiettivo di accompagnare la transizione del settore verso modelli produttivi sempre più innovativi, sostenibili e competitivi.

L'atteso appuntamento fieristico punta a consolidare la Sicilia come capitale dell’innovazione agroalimentare del Mediterraneo, forte di numeri di rilievo: oltre 160 aziende espositrici, più di 30 buyer da Europa, Nord Africa e Medio Oriente, oltre 200 incontri B2B programmati e 5.000 visitatori attesi. La scelta della location valorizza il ruolo dell'isola, prima regione italiana per valore della produzione ortofrutticola e leader nazionale per superfici biologiche. FRUTECH si propone così come piattaforma di dialogo transnazionale tra innovazione tecnologica e nuovi scenari del commercio internazionale.

Le aree tematiche dell'esposizione

Il percorso espositivo si articolerà attorno ai macro-temi della transizione sostenibile. L’area Agritech & Meccanizzazione intelligente metterà in mostra macchinari avanzati, soluzioni IoT e strumenti di agricoltura di precisione per ottimizzare rese e produttività. Il comparto Post-raccolta, packaging e logistica presenterà tecnologie d'avanguardia per la conservazione e la sostenibilità dei prodotti, mentre la sezione Coltivazioni sostenibili approfondirà idroponica, vertical farming e agricoltura rigenerativa. Spazio anche al Food Innovation & Sicurezza alimentare, per affrontare le sfide legate a tracciabilità, certificazioni e tutela dei consumatori. FRUTECH 2026 si preannuncia un’occasione di incontri stimolante e dinamico, un punto di riferimento per imprese, professionisti e ricercatori che desiderano conoscere le nuove frontiere dello sviluppo agricolo ed essere protagonisti della trasformazione del settore.

Tecnologie, partnership ed internazionalizzazione

La terza edizione dell’Expo punta anche a consolidare il ruolo della manifestazione come riferimento internazionale per l’innovazione della filiera ortofrutticola. «Giunti alla terza edizione di FRUTECH, confermiamo il percorso di crescita intrapreso negli anni precedenti ponendo un’attenzione particolare a temi cruciali come la lotta allo spreco alimentare, la salvaguardia delle materie prime e la sostenibilità delle colture – dichiara Nino Di Cavolo, presidente di SiciliaFiera-. Focus centrale di quest'anno sono le nuove tecnologie applicate all'agricoltura, con un forte accento su intelligenza artificiale ed energie rinnovabili. Di fronte alla volatilità dei mercati energetici e ai complessi scenari internazionali, per le aziende diventa vitale risparmiare ed essere sostenibili: soluzioni come l'agrovoltaico e l'IA permettono di ottimizzare l'efficienza e la gestione dei costi. FRUTECH è un progetto sempre più riconosciuto dalle realtà produttive del territorio siciliano e non solo. Un elemento di grande valore per questa edizione è il consolidarsi di partnership strategiche: la collaborazione con l’ICE (Italian Trade Agency), il Comune di Vittoria con cui di recente è stato stretto un protocollo d'intesa strategico di partenariato territoriale e l’Assessorato Regionale alle Attività Produttive. Per i nostri agricoltori si tratta di un'opportunità straordinaria per confrontarsi direttamente vis-à-vis con i buyer della GDO, discutere delle problematiche del settore e valutare l'inserimento dei propri prodotti sul mercato».

Incoming estero e sinergie istituzionali

L'edizione 2026 rimarca la propria proiezione sui mercati esteri, valorizzando un settore nazionale che quota oltre 5,2 miliardi di euro di export e detiene quasi il 18% del mercato mondiale nelle tecnologie di trasformazione. In questo contesto, l’ICE - Italian Trade Agency sostiene la manifestazione con un programma di incoming guidato da undici operatori qualificati da Francia, Polonia, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Svizzera. Il quadro internazionale è arricchito dalle delegazioni del Macfrut di Rimini (5 delegati) e di MIDA, che porterà circa 15 operatori da Algeria, Marocco e Tunisia. Decisivo anche il ruolo dei partner istituzionali: il Dipartimento Attività Produttive della Regione Siciliana parteciperà con una collettiva di 13 aziende locali.

Formazione, networking ed eventi speciali

Accanto all’area espositiva, FRUTECH 2026 riserverà ampio spazio al dibattito con un ricco palinsesto di convegni, workshop e seminari dedicati a temi verticali: innovazione varietale, sostenibilità, digitalizzazione, meccanizzazione, filiere vivaistiche, tutela delle produzioni tipiche, competitività delle imprese e nuove prospettive dei mercati internazionali. Tra gli incontri confermati figura “Quali competenze per l’agroalimentare? Formazione, professionisti e mondo del lavoro a confronto”, iniziativa volta a connettere il mondo accademico con il tessuto industriale. Durante la manifestazione si terranno inoltre le premiazioni della sesta edizione di Tomato Excellent, il prestigioso premio dedicato al pomodoro siciliano. Il dialogo integrato tra ricerca, filiere e territorio mira a dare slancio a una regione che rappresenta il 18% della produzione agricola italiana e conta oltre 220 mila aziende agricole. Il taglio del nastro per l'apertura ufficiale di FRUTECH 2026 è fissato per il 25 novembre alle ore 10:30 presso il Quartiere Fieristico di SiciliaFiera a Misterbianco.


In collaborazione con: ICE – Italian Trade Agency, Assessorato Regionale delle Attività Produttive, Comune di Vittoria. 

Con il patrocinio di: Città Metropolitana di Catania, Comune di Misterbianco, Comune di Mazzarrone, Università degli Studi di Catania, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria Dipartimento di Agraria, Job Placement, CREA Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, Società Italiana di Nematologia, Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, Maas Mercati Agro- Alimentari, CAAB Bologna – Centro Alimentare di Bologna, Associazioni Imprenditoriali Commercio Agroalimentare Nazionale, Consulta Distretto del Cibo, Coldiretti Catania, Confagricoltura Sicilia, Confindustria Catania, Compagnia delle Opere Sicilia, Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali Provincia di Catania, Ordine dei Tecnologi Alimentari di Sicilia e Sardegna, Ordine dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati della Provincia di Catania, Azienda Metropolitana Trasporti e Sosta Catania SPA.

 

 

 

 

Ufficio Stampa FRUTECH

Gianna Bozzali | OdG tessera n.100958

 

sabato 31 ottobre 2026

Acqua e territori rurali nell'Europa che cambia

 

9 novembre 2026 dalle 9:30 alle 12:30 presso Europa Experience - David Sassoli Piazza Venezia 6c, Roma


Acqua e territori rurali nell'Europa che cambia nasce con l'obiettivo di avviare un confronto tra diversi ambiti di policy a partire dall'acqua, risorsa che più di altre rende evidente l'interdipendenza tra agricoltura, ambiente, clima, sicurezza alimentare e sviluppo dei territori. Le sfide poste dal cambiamento climatico e dalla crescente pressione sulle risorse idriche difficilmente possono infatti essere affrontate attraverso politiche e strumenti che operano separatamente. 


Il convegno intende quindi creare uno spazio di dialogo tra istituzioni, ricerca e attori dei territori, mettendo in relazione prospettive, competenze ed esperienze che normalmente appartengono a settori di intervento differenti. L'acqua diventa così la chiave attraverso cui interrogare il rapporto tra resilienza idrica, produzione agricola, tutela degli ecosistemi, investimenti e coesione delle aree rurali, facendo emergere la necessità di approcci maggiormente integrati e territoriali. 

Il confronto, inserito nel quadro delle nuove sfide europee sulla resilienza idrica, guarda in particolare alle esperienze italiane e mediterranee per individuare priorità condivise e possibili convergenze tra politiche, con l'obiettivo di contribuire a una gestione dell'acqua capace di rafforzare insieme resilienza, competitività e capacità dei territori rurali di continuare a generare valore.

La partecipazione è gratuita, ma è richiesta la registrazione.




venerdì 30 ottobre 2026

𝐋𝐚 𝐏𝐀𝐂 𝟐𝟎𝟐𝟖-𝟐𝟎𝟑𝟒 𝐬𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐚 𝐨𝐫𝐚. E con essa una parte importante del futuro dell’agricoltura europea.


Per occuparsi di PSP e PAC non è sufficiente essere presente all'evento annuale, ma è necessario occuparsene giorno dopo giorno, proprio come facciamo noi attraverso gli strumenti di cui disponiamo.


Bilancio dell’Unione, sostegno al reddito, investimenti, ricambio generazionale, misure agroambientali e spazio riservato al biologico: le decisioni dei prossimi mesi definiranno il quadro nel quale aziende e territori dovranno muoversi fino al 2034.
🎙️
A Villa Graziani ne abbiamo parlato con Angelo Frascarelli, professore di Politica Agroalimentare dell’Università degli Studi di Perugia, e con gli europarlamentari Dario Nardella e Camilla Laureti.
Frascarelli ha indicato i tre passaggi decisivi: il nuovo bilancio europeo, l’architettura della prossima PAC e il ruolo che al suo interno sarà riconosciuto all’agricoltura biologica.
Nardella ha richiamato invece la capacità del biologico di rispondere alle nuove fragilità del settore, dalla volatilità degli input alla necessità di favorire giovani, donne, biodiversità e maggiore resilienza delle produzioni.
Laureti ha posto l’accento sulle regole: semplificazione per i piccoli produttori, maggiore certezza per le imprese e reciprocità nei rapporti commerciali con i Paesi extra UE.
Tre prospettive che convergono su una questione: la transizione agricola avrà bisogno di politiche europee capaci di tenere insieme sostenibilità, competitività e futuro delle imprese.
▶️
Nel reel, i tre interventi dal confronto di San Giustino.







GIROLIO D’ITALIA 2026, LA SICILIA PEDALA NEL SEGNO DELL’OLIO NUOVO

 

Domenica 15 novembre 60 chilometri in bici tra Castelvetrano, Menfi e il Parco Archeologico di Selinunte


Una ciclo-pedalata non competitiva nel pieno della campagna olearia. Lungo il percorso degustazioni, stand delle Comunità dell’Olio e animazione per bambini; in chiusura, a Castelvetrano, il Bruschetta Party con gli operatori dell’olio siciliano

 

Dalla campagna olearia ai grandi paesaggi della storia, passando per le comunità e le eccellenze produttive della Sicilia occidentale. Domenica 15 novembre 2026 il Girolio d’Italia fa tappa in Sicilia con «La Tappa dell’Olio Nuovo», una giornata dedicata all’olio extravergine di oliva, al cicloturismo e alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico dell’Isola.

L’iniziativa - promossa dall’Associazione nazionale Città dell’Olio attraverso il Coordinamento regionale siciliano e finanziata dall’Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell’Agricoltura - coinvolgerà Castelvetrano, Menfi e il Parco Archeologico di Selinunte, in un itinerario di 60 chilometri per cicloamatori che unisce tradizione olivicola, turismo lento e identità territoriale. Un’occasione per promuovere l’eccellenza dell’olio siciliano e raccontare la ricchezza di un territorio in cui l’olivicoltura rappresenta una componente fondamentale del paesaggio, della cultura e dell’economia locale.


 

«Con Girolio d’Italia la bicicletta diventa il modo giusto per attraversare i territori dell’olio: con lentezza, con attenzione, incontrando da vicino le comunità che custodiscono oliveti e frantoi – spiega Michele Sonnessa, Presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio –. È un progetto nazionale che mette in relazione sport, cultura, ambiente e produzioni agroalimentari. In Sicilia trova una cornice particolarmente significativa: la campagna olearia in corso, le piazze dei centri storici e il paesaggio di Selinunte compongono un itinerario in cui natura, storia e cultura dell’olio si tengono insieme».

«Abbiamo voluto legare la tappa al momento più importante dell’anno agricolo, la campagna olearia, e unirlo al cicloturismo e alla scoperta del patrimonio storico dell’Isola – dichiara Giosuè Catania, Vicepresidente e Coordinatore regionale delle Città dell’Olio della Sicilia –. Vogliamo una giornata che coinvolga l’intera rete siciliana delle Città dell’Olio e dia visibilità nazionale al lavoro dei produttori e al valore dei nostri territori».

IL PROGRAMMA

Castelvetrano, la partenza. Alle 8.30, in Piazza Carlo d’Aragona e Tagliavia, accreditamento dei partecipanti e consegna dei welcome kit. Alle 9.30 la cerimonia istituzionale di partenza, con i saluti di Giovanni Lentini, sindaco di Castelvetrano; Rosalia Ventimiglia, assessore del Comune di Castelvetrano; Felice Crescente, direttore del Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria; Michele Sonnessa, presidente delle Città dell’Olio; Giosuè Catania, vicepresidente e coordinatore regionale delle Città dell’Olio Sicilia. Alle 10.00 il via della ciclo-pedalata.

Menfi, la sosta. Alle 11.30 l’arrivo in Piazza Vittorio Emanuele, con accoglienza e ristoro. Ad attendere i ciclisti il bruschetta point curato dagli studenti dell’Istituto Superiore «G. B. Ferrigno – V. Accardi – V. Titone» di Castelvetrano, con servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, l’area espositiva della Comunità dell’Olio di Menfi con stand, degustazioni e prodotti tipici, e attività di animazione per i più piccoli. Alle 12.00 i saluti del sindaco di Menfi, Vito Antonio Clemente, e dell’assessore Francesco Gagliano.

 

Selinunte. Alle 14.00 l’arrivo al Parco Archeologico di Selinunte; alle 14.30 la ripartenza verso Castelvetrano.

 

Castelvetrano, l’arrivo. Alle 15.00 il rientro nel Sistema delle Piazze e il Bruschetta Party con gli operatori delle Comunità dell’Olio siciliane, per festeggiare l’olio nuovo. In piazza anche lo spazio espositivo della Comunità dell’Olio di Castelvetrano, con stand, degustazioni e prodotti tipici, e l’animazione per bambini a cura de «Il Coro degli Angeli Animazione».

 

Iscrizioni e informazioni: https://www.avaibooksports.com/inscripcion/girolio-d-italia-tappa-sicilia/inscripcion_datos/

 

CONTATTI STAMPA


Natascia Maesi – 335 1979414
natascia.maesi@gmail.com

 

Alessandro Quarrato 339.3655904

alessandroquarrato@gmail.com

 

giovedì 29 ottobre 2026

CREA "servizi di back office per AKIS"

 La ricerca in viticoltura fra innovazione e sostenibilità nelle attività del CREA Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia  

Inserito nei servizi di back office al fine di fornire informazioni e supporti specialistici per i consulenti e gli altri attori del sistema della conoscenza e dell'innovazione in agricoltura Akis (Agricultural Knowledge and Innovation System), il seminario presenta le attività che il CREA Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia di Arezzo, segue nel territorio di Montalcino.

Per informazioni contattare:  

Per ulteriori informazioni e per confermare la partecipazione, si prega di inviare una mail a sara.viscione@terreregionali.toscana.it, entro martedì 3 novembre 2026, indicando il proprio nominativo, il nome dell’evento a cui si intende partecipare, nonché il ruolo, le competenze e l’ente di appartenenza.

L’IA ridisegna l’economia agricola, dalla terra ai dati.

 L’intelligenza artificiale entra nei campi e cambia il modo di leggere l’economia agricola. Dai sensori ai dati aziendali, la nuova sfida non è solo adottare tecnologie, ma trasformarle in produttività, competitività e politiche più efficaci. In questo scenario, il CREA Politiche e Bioeconomia può giocare un ruolo chiave: misurare l’impatto della transizione digitale e aiutare imprese e istituzioni a prendere decisioni più tempestive e informate. 



L’agricoltura è sempre stata una grande utilizzatrice di conoscenza. Oggi, però, quella conoscenza assume una forma nuova: il dato. Sensori, satelliti, droni, macchine connesse e sistemi di intelligenza artificiale stanno trasformando una quantità crescente di informazioni in previsioni e decisioni. È una trasformazione tecnologica, ma soprattutto economica. 

Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 ha raggiunto nel 2025 circa 2,5 miliardi di euro, con una crescita del 9% in un solo anno. Ancora più significativa è la crescita, pari al 26%, delle soluzioni digitali che aiutano l’imprenditore nelle decisioni. 

Numeri che indicano una direzione precisa: la competitività dell’agricoltura dipenderà sempre più dalla capacità di combinare terra, capitale, lavoro e conoscenza digitale. 

Più tecnologia, ma soprattutto più produttività 

L’intelligenza artificiale può elaborare rapidamente dati sul clima, sul suolo, sulle colture e sui mercati. Può aiutare a stabilire quando irrigare, prevedere rese e fabbisogni, individuare precocemente malattie, ottimizzare fertilizzanti ed energia. 

Il punto, sotto il profilo economico, non è però quanta tecnologia introduciamo, ma quanto valore riusciamo a generare attraverso di essa. 

L’innovazione diventa strategica quando riduce i costi, aumenta la produttività, migliora la qualità, limita gli sprechi e rende le imprese più resilienti alle oscillazioni dei mercati e agli effetti del cambiamento climatico. Per l’agricoltura italiana, caratterizzata da produzioni ad elevato valore aggiunto, ma anche da una struttura aziendale molto frammentata, questa sfida assume un significato particolare. 

Esiste, infatti, anche il rischio di un nuovo divario: tra imprese grandi e piccole, tra territori digitalmente connessi e aree rurali più fragili, tra chi dispone delle competenze necessarie e chi rischia di rimanere ai margini della trasformazione. 

Dalla diffusione alla valutazione 

È qui che ricerca economica e politiche pubbliche diventano decisive. 

Il CREA con il suo Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia (CREA-PB) raccoglie anche la lunga tradizione dell’INEA nell’osservazione dell’economia agricola italiana. Una funzione che oggi deve evolvere insieme all’agricoltura. 

Non basta, infatti, misurare quante imprese adottano una determinata tecnologia. Occorre comprendere quali effetti produce sui redditi agricoli, sulla produttività, sull’occupazione, sull’utilizzo delle risorse, sulla competitività delle filiere e sulle differenze territoriali. 

La disponibilità di basi informative economiche e aziendali, insieme ai nuovi strumenti di analisi dei dati, può consentire al CREA-PB di svolgere una funzione sempre più importante: misurare l’impatto economico della transizione digitale e trasformare i dati in conoscenza utile alle politiche agricole. 

La prossima frontiera sarà proprio questa: integrare ricerca economica, dati e intelligenza artificiale per costruire politiche pubbliche sempre più capaci di anticipare gli scenari. 

L’intelligenza artificiale non sostituirà l’esperienza dell’agricoltore. La renderà più informata. E probabilmente sarà proprio la capacità di unire conoscenza della terra e conoscenza dei dati a determinare una parte importante della competitività futura dell’agricoltura italiana. 

DAL BILANCIO ALLA PREVISIONE: UN “ASSISTENTE ECONOMICO” PER L’IMPRESA AGRICOLA 

Come può l’intelligenza artificiale tradursi in uno strumento concreto per un agricoltore? Un esempio può partire da un patrimonio che il CREA-PB possiede già: la RICA e gli strumenti sviluppati negli anni per trasformare i dati in supporto alle decisioni. 

Con ADE – Assistenza alle Decisioni, il Bilancio Semplificato e il Cruscotto Aziendale, il CREA-PB ha già compiuto un passaggio importante: dal dato statistico al servizio per l’impresa. Attraverso poche informazioni sulle caratteristiche dell’azienda è possibile ricostruirne e valutarne la situazione economica e confrontarne le performance con quelle di gruppi omogenei di imprese agricole della RICA. 

È il principio del benchmarking: capire non soltanto quanto produce o guadagna un’azienda, ma come si posiziona rispetto ad aziende simili per territorio, dimensione e orientamento produttivo. Il Bilancio Semplificato consente, ad esempio, di confrontare gli indici della singola impresa con quelli medi del proprio gruppo di riferimento e con le aziende dalle migliori performance. 

L’intelligenza artificiale può rappresentare il passo successivo. 

Immaginiamo un “assistente economico digitale” dell’impresa agricola, capace di interrogare questo patrimonio informativo e di integrarlo progressivamente con altre fonti. Un viticoltore, un allevatore o un cerealicoltore potrebbe chiedere: perché i miei costi sono superiori a quelli di aziende simili? Come cambierebbe il mio margine se aumentassero energia o fertilizzanti? Quale investimento potrebbe incidere maggiormente sulla produttività? Quali segnali indicano un possibile deterioramento della redditività? 

Il sistema non sostituirebbe l’imprenditore né il consulente. Metterebbe piuttosto a loro disposizione una capacità di analisi molto più rapida, trasformando dati complessi in informazioni comprensibili e utilizzabili. 

Per il CREA-PB significherebbe sviluppare ulteriormente una funzione che appartiene alla sua storia: conoscere l’economia reale delle aziende agricole per aiutarle a compiere scelte migliori e, nello stesso tempo, fornire alle istituzioni strumenti più evoluti per progettare e valutare le politiche agricole. 

È in questo passaggio — dal bilancio al confronto, dal confronto alla previsione, dalla previsione alla decisione — che dati e intelligenza artificiale possono diventare un vero fattore di competitività per l’agricoltura italiana. 

Alessio Tola
Direttore del CREA Politiche e Bioeconomia

mercoledì 28 ottobre 2026

il ruolo pubblico della conoscenza in agricoltura


ninosutera

La  programmazione post 2027, ma per essere precisi, anche quelle precedenti(2000-2025) rimarcano sulla necessità  del ruolo pubblico degli elementi della conoscenza in agricoltura(informazione, divulgazione, consulenza) con finanziamenti appropriati.



In Sicilia la migliore stagione è datata dalla L.R 73/77 che istituiva  le SOAT e dal Reg 270/79 che prevedeva il ruolo strategico dei Divulgatori Agricolo Polivalenti e/o Specializzati, coordinati dall'Assessorato Regionale all'Agricoltura.
Non solo, l’Assessorato inoltre,per esempio, si è fatto carico dell'aggiornamento costante degli addetti ai lavori,  in ultimo in ordine di tempo,  attraverso il Formez con il progetto Demetra nel 2015.
Singolare è il riscontro che nel corso dell'attuale programmazione, alcune regioni si sono ispirati a una filosofia simile alla LR 73/77, istituendo gli HAB dell'innovazione, che altro non sono che  le SOAT riviste nei tempi in cui viviamo.

Altri esempi, non hanno mai inciso sulle necessità del mondo agricolo, comprese strade diverse dal  ruolo pubblico e fuori del tempo in cui viviamo, se pur  individuate dalle programmazioni 2007/2013 e 2014/2020,  che in Sicilia hanno prodotto risultati molto deludenti.

  Negli ultimi tempi, nella stampa internazionale e anche negli ambienti più market oriented (USA, Olanda, Banca Mondiale, ecc.) vi è una riscoperta del ruolo pubblico nella divulgazione e consulenza, Si parla sempre di più di tecnici che siano animatori o facilitatori, che favoriscano la formazione di gruppi e di reti, collegando ricerca, pratica e istituzioni, stimolando così una crescita “dal basso verso l’alto” e la messa a punto di innovazioni appropriate (tecniche, organizzative, individuali e di gruppo, etc.). Ruolo che in Sicilia non può che essere attribuito alle strutture periferiche dell’Assessorato Agricoltura.

                                  L’olandese Roeling negli anni ’80 sottolineava come la conoscenza agricola non fosse un patrimonio dell’accademia o dei centri di ricerca, ma sia il combinato di una miriade di detentori di conoscenze che interagiscono, il cosiddetto Sistema di Conoscenze e Innovazione Agricola. Le crisi dell’agricoltura convenzionale, gli effetti collaterali della rivoluzione verde, l’inquinamento, etc. hanno spinto a teorizzare e praticare forme partecipative di ricerca applicata (ovviamente non di base), in cui le conoscenze degli agricoltori sono valorizzate. La necessità di percorrere vie nuove e diverse (il recupero della biodiversità, l’agricoltura biologica, l’agricoltura sociale, la vendita diretta, lo sviluppo rurale multisettoriale, ecc.), unitamente alla constatazione che l’agricoltura produce anche beni pubblici (protezione del suolo, paesaggio, assorbimento CO2, habitat naturali) spinge a cercare anche nuovi modelli di divulgazione e di consulenza.

Gli effetti della crisi climatica su lavoro, agricoltura e filiere

 

 
Il nuovo report di Terra! ed EStà - Economia e sostenibilità racconta come i cambiamenti climatici stanno impattando sulle filiere e sul cibo che mangiamo, ma suprattutto sul lavoro in agricoltura e la sua organizzazione, amplificando e gli effetti dello sfruttamento e colpendo braccianti e lavoratori agricoli.

Un lavoro che arriva a 10 anni dalla legge 199/2016, nota come legge “anti caporalato”, voluta e sostenuta da tanti pezzi della società civile, tra cui Terra!, che in quegli anni indagava la “Filiera Sporca” nelle campagne del Sud. Una legge che ha esteso la responsabilità in solido del reato dal caporale all’azienda agricola che si serve di intermediari illegali.

Oggi sappiamo che c'è ancora tanto da fare. Lo dimostrano le tante morti drammatiche si sono susseguite in questi 10 anni. Lo dimostra il fatto che ovunque abbiamo cercato il caporalato, in questi anni, lo abbiamo trovato, al Sud come al Nord. Serve una strategia sull’intera filiera, dal lavoratore alla grande distribuzione organizzata, passando per il giusto riconoscimento del lavoro degli agricoltori, che stanno vedendo di giorno in giorno svanire il loro progetto di vita sotto grandinate e siccità.

Il cibo scotta parte da due osservazioni di natura molto diversa ma profondamente collegate. Da un lato, il costo della crisi climatica: al 2050, in assenza di interventi di mitigazione e adattamento, il calo della produzione agricola italiana potrà valere 30 miliardi di euro l’anno negli scenari più severi; dall'altro, l'impatto che il calore eccezionale ha sulle vite di chi lavora nei campi: soltanto tra il 14 giugno e il 3 agosto 2026 almeno sedici lavoratori agricoli hanno perso la vita in Italia, di cui cinque a causa delle temperature estreme. 

Queste cifre e queste vite, nella narrazione pubblica, non stanno quasi mai nella stessa frase. Eppure sono dimensioni della stessa storia, vista da due lati: l’impatto del clima sulle imprese agricole — rese, qualità, redditività — e l’impatto sulla salute e sicurezza di chi in quelle imprese lavora sono fenomeni strettamente collegati.

Quando cambia il clima non cambia soltanto l’agricoltura. Cambia il cibo che potremo produrre, dove potremo produrlo, quanto costerà produrlo, chi riuscirà ancora a produrlo e in quali condizioni.

Il cibo scotta parte da una domanda: quando il cambiamento climatico colpisce l’agricoltura, chi assorbe il costo del rischio? Le imprese? I consumatori? Le istituzioni? Oppure i lavoratori? 



Puoi scaricare la versione completa da questo link.

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