9 novembre 2026 dalle 9:30 alle 12:30 presso Europa Experience - David Sassoli Piazza Venezia 6c, Roma
Acqua e territori rurali nell'Europa che cambia nasce con l'obiettivo di avviare un confronto tra diversi ambiti di policy a partire dall'acqua, risorsa che più di altre rende evidente l'interdipendenza tra agricoltura, ambiente, clima, sicurezza alimentare e sviluppo dei territori. Le sfide poste dal cambiamento climatico e dalla crescente pressione sulle risorse idriche difficilmente possono infatti essere affrontate attraverso politiche e strumenti che operano separatamente.
Il convegno intende quindi creare uno spazio di dialogo tra istituzioni, ricerca e attori dei territori, mettendo in relazione prospettive, competenze ed esperienze che normalmente appartengono a settori di intervento differenti. L'acqua diventa così la chiave attraverso cui interrogare il rapporto tra resilienza idrica, produzione agricola, tutela degli ecosistemi, investimenti e coesione delle aree rurali, facendo emergere la necessità di approcci maggiormente integrati e territoriali.
Il confronto, inserito nel quadro delle nuove sfide europee sulla resilienza idrica, guarda in particolare alle esperienze italiane e mediterranee per individuare priorità condivise e possibili convergenze tra politiche, con l'obiettivo di contribuire a una gestione dell'acqua capace di rafforzare insieme resilienza, competitività e capacità dei territori rurali di continuare a generare valore.
La partecipazione è gratuita, ma è richiesta la registrazione.
Domenica 15 novembre 60
chilometri in bici tra Castelvetrano, Menfi e il Parco Archeologico di
Selinunte
Una ciclo-pedalata non
competitiva nel pieno della campagna olearia. Lungo il percorso degustazioni,
stand delle Comunità dell’Olio e animazione per bambini; in chiusura, a
Castelvetrano, il Bruschetta Party con gli operatori dell’olio siciliano
Dalla campagna olearia
ai grandi paesaggi della storia, passando per le comunità e le eccellenze
produttive della Sicilia occidentale. Domenica 15 novembre 2026 il Girolio d’Italia fa tappa in
Sicilia con «La Tappa
dell’Olio Nuovo», una giornata dedicata all’olio extravergine
di oliva, al cicloturismo e alla valorizzazione del patrimonio culturale e
paesaggistico dell’Isola.
L’iniziativa - promossa
dall’Associazione nazionale Città dell’Olio attraverso il Coordinamento
regionale siciliano e finanziata dall’Assessorato Regionale dell'Agricoltura,
dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale
dell’Agricoltura - coinvolgerà Castelvetrano,
Menfi e il Parco Archeologico di Selinunte, in un itinerario di
60 chilometri per
cicloamatori che unisce tradizione olivicola, turismo lento e
identità territoriale. Un’occasione per promuovere l’eccellenza dell’olio siciliano
e raccontare la ricchezza di un territorio in cui l’olivicoltura rappresenta
una componente
fondamentale del paesaggio, della cultura e dell’economia locale.
«Con Girolio d’Italia
la bicicletta diventa il modo giusto per attraversare i territori dell’olio:
con lentezza, con attenzione, incontrando da vicino le comunità che
custodiscono oliveti e frantoi – spiega Michele Sonnessa, Presidente
dell’Associazione nazionale Città dell’Olio –. È un progetto nazionale che
mette in relazione sport, cultura, ambiente e produzioni agroalimentari. In
Sicilia trova una cornice particolarmente significativa: la campagna olearia in
corso, le piazze dei centri storici e il paesaggio di Selinunte compongono un
itinerario in cui natura, storia e cultura dell’olio si tengono insieme».
«Abbiamo voluto legare
la tappa al momento più importante dell’anno agricolo, la campagna olearia, e
unirlo al cicloturismo e alla scoperta del patrimonio storico dell’Isola –
dichiara Giosuè Catania, Vicepresidente e Coordinatore regionale delle Città
dell’Olio della Sicilia –. Vogliamo una giornata che coinvolga l’intera
rete siciliana delle Città dell’Olio e dia visibilità nazionale al lavoro dei
produttori e al valore dei nostri territori».
IL PROGRAMMA
Castelvetrano, la
partenza.
Alle 8.30, in Piazza Carlo d’Aragona e Tagliavia, accreditamento dei
partecipanti e consegna dei welcome kit. Alle 9.30 la cerimonia istituzionale
di partenza, con i saluti di Giovanni Lentini, sindaco di Castelvetrano;
Rosalia Ventimiglia, assessore del Comune di Castelvetrano; Felice Crescente,
direttore del Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria;
Michele Sonnessa, presidente delle Città dell’Olio; Giosuè Catania,
vicepresidente e coordinatore regionale delle Città dell’Olio Sicilia. Alle 10.00
il via della ciclo-pedalata.
Menfi, la sosta. Alle 11.30 l’arrivo in
Piazza Vittorio Emanuele, con accoglienza e ristoro. Ad attendere i ciclisti il
bruschetta point curato dagli studenti dell’Istituto Superiore «G. B. Ferrigno
– V. Accardi – V. Titone» di Castelvetrano, con servizi per l’enogastronomia e
l’ospitalità alberghiera, l’area espositiva della Comunità dell’Olio di Menfi
con stand, degustazioni e prodotti tipici, e attività di animazione per i più
piccoli. Alle 12.00 i saluti del sindaco di Menfi, Vito Antonio Clemente, e dell’assessore
Francesco Gagliano.
Selinunte. Alle 14.00 l’arrivo al
Parco Archeologico di Selinunte; alle 14.30 la ripartenza verso Castelvetrano.
Castelvetrano,
l’arrivo.
Alle 15.00 il rientro nel Sistema delle Piazze e il Bruschetta Party con gli
operatori delle Comunità dell’Olio siciliane, per festeggiare l’olio nuovo. In
piazza anche lo spazio espositivo della Comunità dell’Olio di Castelvetrano,
con stand, degustazioni e prodotti tipici, e l’animazione per bambini a cura de
«Il Coro degli Angeli Animazione».
Iscrizioni e
informazioni:
https://www.avaibooksports.com/inscripcion/girolio-d-italia-tappa-sicilia/inscripcion_datos/
La ricerca in viticoltura fra innovazione e sostenibilità nelle attività del CREA Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia
Inserito nei servizi di back office al fine di fornire informazioni e supporti specialistici per i consulenti e gli altri attori del sistema della conoscenza e dell'innovazione in agricoltura Akis (Agricultural Knowledge and Innovation System), il seminario presenta le attività che il CREA Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia di Arezzo, segue nel territorio di Montalcino.
Per informazioni contattare:
Per ulteriori informazioni e per confermare la partecipazione, si prega di inviare una mail a sara.viscione@terreregionali.toscana.it, entro martedì 3 novembre 2026, indicando il proprio nominativo, il nome dell’evento a cui si intende partecipare, nonché il ruolo, le competenze e l’ente di appartenenza.
L’intelligenza artificiale entra nei campi e cambia il modo di leggere l’economia agricola. Dai sensori ai dati aziendali, la nuova sfida non è solo adottare tecnologie, ma trasformarle in produttività, competitività e politiche più efficaci. In questo scenario, il CREA Politiche e Bioeconomia può giocare un ruolo chiave: misurare l’impatto della transizione digitale e aiutare imprese e istituzioni a prendere decisioni più tempestive e informate.
L’agricoltura è sempre stata una grande utilizzatrice di conoscenza. Oggi, però, quella conoscenza assume una forma nuova: il dato. Sensori, satelliti, droni, macchine connesse e sistemi di intelligenza artificiale stanno trasformando una quantità crescente di informazioni in previsioni e decisioni. È una trasformazione tecnologica, ma soprattutto economica.
Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 ha raggiunto nel 2025 circa 2,5 miliardi di euro, con una crescita del 9% in un solo anno. Ancora più significativa è la crescita, pari al 26%, delle soluzioni digitali che aiutano l’imprenditore nelle decisioni.
Numeri che indicano una direzione precisa: la competitività dell’agricoltura dipenderà sempre più dalla capacità di combinare terra, capitale, lavoro e conoscenza digitale.
Più tecnologia, ma soprattutto più produttività
L’intelligenza artificiale può elaborare rapidamente dati sul clima, sul suolo, sulle colture e sui mercati. Può aiutare a stabilire quando irrigare, prevedere rese e fabbisogni, individuare precocemente malattie, ottimizzare fertilizzanti ed energia.
Il punto, sotto il profilo economico, non è però quanta tecnologia introduciamo, ma quanto valore riusciamo a generare attraverso di essa.
L’innovazione diventa strategica quando riduce i costi, aumenta la produttività, migliora la qualità, limita gli sprechi e rende le imprese più resilienti alle oscillazioni dei mercati e agli effetti del cambiamento climatico. Per l’agricoltura italiana, caratterizzata da produzioni ad elevato valore aggiunto, ma anche da una struttura aziendale molto frammentata, questa sfida assume un significato particolare.
Esiste, infatti, anche il rischio di un nuovo divario: tra imprese grandi e piccole, tra territori digitalmente connessi e aree rurali più fragili, tra chi dispone delle competenze necessarie e chi rischia di rimanere ai margini della trasformazione.
Dalla diffusione alla valutazione
È qui che ricerca economica e politiche pubbliche diventano decisive.
Il CREA con il suo Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia (CREA-PB) raccoglie anche la lunga tradizione dell’INEA nell’osservazione dell’economia agricola italiana. Una funzione che oggi deve evolvere insieme all’agricoltura.
Non basta, infatti, misurare quante imprese adottano una determinata tecnologia. Occorre comprendere quali effetti produce sui redditi agricoli, sulla produttività, sull’occupazione, sull’utilizzo delle risorse, sulla competitività delle filiere e sulle differenze territoriali.
La disponibilità di basi informative economiche e aziendali, insieme ai nuovi strumenti di analisi dei dati, può consentire al CREA-PB di svolgere una funzione sempre più importante: misurare l’impatto economico della transizione digitale e trasformare i dati in conoscenza utile alle politiche agricole.
La prossima frontiera sarà proprio questa: integrare ricerca economica, dati e intelligenza artificiale per costruire politiche pubbliche sempre più capaci di anticipare gli scenari.
L’intelligenza artificiale non sostituirà l’esperienza dell’agricoltore. La renderà più informata. E probabilmente sarà proprio la capacità di unire conoscenza della terra e conoscenza dei dati a determinare una parte importante della competitività futura dell’agricoltura italiana.
DAL BILANCIO ALLA PREVISIONE: UN “ASSISTENTE ECONOMICO” PER L’IMPRESA AGRICOLA
Come può l’intelligenza artificiale tradursi in uno strumento concreto per un agricoltore? Un esempio può partire da un patrimonio che il CREA-PB possiede già: la RICA e gli strumenti sviluppati negli anni per trasformare i dati in supporto alle decisioni.
Con ADE – Assistenza alle Decisioni, il Bilancio Semplificato e il Cruscotto Aziendale, il CREA-PB ha già compiuto un passaggio importante: dal dato statistico al servizio per l’impresa. Attraverso poche informazioni sulle caratteristiche dell’azienda è possibile ricostruirne e valutarne la situazione economica e confrontarne le performance con quelle di gruppi omogenei di imprese agricole della RICA.
È il principio del benchmarking: capire non soltanto quanto produce o guadagna un’azienda, ma come si posiziona rispetto ad aziende simili per territorio, dimensione e orientamento produttivo. Il Bilancio Semplificato consente, ad esempio, di confrontare gli indici della singola impresa con quelli medi del proprio gruppo di riferimento e con le aziende dalle migliori performance.
L’intelligenza artificiale può rappresentare il passo successivo.
Immaginiamo un “assistente economico digitale” dell’impresa agricola, capace di interrogare questo patrimonio informativo e di integrarlo progressivamente con altre fonti. Un viticoltore, un allevatore o un cerealicoltore potrebbe chiedere: perché i miei costi sono superiori a quelli di aziende simili? Come cambierebbe il mio margine se aumentassero energia o fertilizzanti? Quale investimento potrebbe incidere maggiormente sulla produttività? Quali segnali indicano un possibile deterioramento della redditività?
Il sistema non sostituirebbe l’imprenditore né il consulente. Metterebbe piuttosto a loro disposizione una capacità di analisi molto più rapida, trasformando dati complessi in informazioni comprensibili e utilizzabili.
Per il CREA-PB significherebbe sviluppare ulteriormente una funzione che appartiene alla sua storia: conoscere l’economia reale delle aziende agricole per aiutarle a compiere scelte migliori e, nello stesso tempo, fornire alle istituzioni strumenti più evoluti per progettare e valutare le politiche agricole.
È in questo passaggio — dal bilancio al confronto, dal confronto alla previsione, dalla previsione alla decisione — che dati e intelligenza artificiale possono diventare un vero fattore di competitività per l’agricoltura italiana.
Alessio Tola Direttore del CREA Politiche e Bioeconomia
La programmazione post 2027, ma per essere precisi, anche quelle precedenti(2000-2025) rimarcano sulla necessità del ruolo pubblico degli elementi della conoscenza in agricoltura(informazione, divulgazione, consulenza) con finanziamenti appropriati.
In Sicilia la migliore stagione è datata dalla L.R 73/77 che istituiva le SOAT e dal Reg 270/79 che prevedeva il ruolo strategico dei Divulgatori Agricolo Polivalenti e/o Specializzati, coordinati dall'Assessorato Regionale all'Agricoltura.
Non solo, l’Assessorato inoltre,per esempio, si è fatto carico dell'aggiornamento costante degli addetti ai lavori, in ultimo in ordine di tempo, attraverso il Formez con il progetto Demetra nel 2015.
Singolare è il riscontro che nel corso dell'attuale programmazione, alcune regioni si sono ispirati a una filosofia simile alla LR 73/77, istituendo gli HAB dell'innovazione, che altro non sono che le SOAT riviste nei tempi in cui viviamo.
Altri esempi, non hanno mai inciso sulle necessità del mondo agricolo, comprese strade diverse dal ruolo pubblico e fuori del tempo in cui viviamo, se pur individuate dalle programmazioni 2007/2013 e 2014/2020, che in Sicilia hanno prodotto risultati molto deludenti.
Negli ultimi tempi, nella stampa internazionale e anche negli ambienti più market oriented (USA, Olanda, Banca Mondiale, ecc.) vi è una riscoperta del ruolo pubblico nella divulgazione e consulenza, Si parla sempre di più di tecnici che siano animatori o facilitatori, che favoriscano la formazione di gruppi e di reti, collegando ricerca, pratica e istituzioni, stimolando così una crescita “dal basso verso l’alto” e la messa a punto di innovazioni appropriate (tecniche, organizzative, individuali e di gruppo, etc.). Ruolo che in Sicilia non può che essere attribuito alle strutture periferiche dell’Assessorato Agricoltura.
L’olandese Roeling negli anni ’80 sottolineava come la conoscenza agricola non fosse un patrimonio dell’accademia o dei centri di ricerca, ma sia il combinato di una miriade di detentori di conoscenze che interagiscono, il cosiddetto Sistema di Conoscenze e Innovazione Agricola. Le crisi dell’agricoltura convenzionale, gli effetti collaterali della rivoluzione verde, l’inquinamento, etc. hanno spinto a teorizzare e praticare forme partecipative di ricerca applicata (ovviamente non di base), in cui le conoscenze degli agricoltori sono valorizzate. La necessità di percorrere vie nuove e diverse (il recupero della biodiversità, l’agricoltura biologica, l’agricoltura sociale, la vendita diretta, lo sviluppo rurale multisettoriale, ecc.), unitamente alla constatazione che l’agricoltura produce anche beni pubblici (protezione del suolo, paesaggio, assorbimento CO2, habitat naturali) spinge a cercare anche nuovi modelli di divulgazione e di consulenza.
Il nuovo report di Terra! ed EStà - Economia e sostenibilità racconta come i cambiamenti climatici stanno impattando sulle filiere e sul cibo che mangiamo, ma suprattutto sul lavoro in agricoltura e la sua organizzazione, amplificando e gli effetti dello sfruttamento e colpendo braccianti e lavoratori agricoli.
Un lavoro che arriva a 10 anni dalla legge 199/2016, nota come legge “anti caporalato”, voluta e sostenuta da tanti pezzi della società civile, tra cui Terra!, che in quegli anni indagava la “Filiera Sporca” nelle campagne del Sud. Una legge che ha esteso la responsabilità in solido del reato dal caporale all’azienda agricola che si serve di intermediari illegali.
Oggi sappiamo che c'è ancora tanto da fare. Lo dimostrano le tante morti drammatiche si sono susseguite in questi 10 anni. Lo dimostra il fatto che ovunque abbiamo cercato il caporalato, in questi anni, lo abbiamo trovato, al Sud come al Nord. Serve una strategia sull’intera filiera, dal lavoratore alla grande distribuzione organizzata, passando per il giusto riconoscimento del lavoro degli agricoltori, che stanno vedendo di giorno in giorno svanire il loro progetto di vita sotto grandinate e siccità.
Il cibo scotta parte da due osservazioni di natura molto diversa ma profondamente collegate. Da un lato, il costo della crisi climatica: al 2050, in assenza di interventi di mitigazione e adattamento, il calo della produzione agricola italiana potrà valere 30 miliardi di euro l’anno negli scenari più severi; dall'altro, l'impatto che il calore eccezionale ha sulle vite di chi lavora nei campi: soltanto tra il 14 giugno e il 3 agosto 2026 almeno sedici lavoratori agricoli hanno perso la vita in Italia, di cui cinque a causa delle temperature estreme.
Queste cifre e queste vite, nella narrazione pubblica, non stanno quasi mai nella stessa frase. Eppure sono dimensioni della stessa storia, vista da due lati: l’impatto del clima sulle imprese agricole — rese, qualità, redditività — e l’impatto sulla salute e sicurezza di chi in quelle imprese lavora sono fenomeni strettamente collegati.
Quando cambia il clima non cambia soltanto l’agricoltura. Cambia il cibo che potremo produrre, dove potremo produrlo, quanto costerà produrlo, chi riuscirà ancora a produrlo e in quali condizioni.
Il cibo scotta parte da una domanda: quando il cambiamento climatico colpisce l’agricoltura, chi assorbe il costo del rischio? Le imprese? I consumatori? Le istituzioni? Oppure i lavoratori?
Puoi scaricare la versione completa da questo link.
Garantire sistemi alimentari sani, giusti e sostenibili
I contenuti seguenti sono di esclusiva responsabilità degli organizzatori dell'iniziativa. I testi riflettono esclusivamente le opinioni degli autori e non possono essere attribuiti in nessun modo alla Commissione europea.
Obiettivi
Almeno un quinto della popolazione europea non ha accesso a un'alimentazione adeguata. I sistemi alimentari industriali aggravano l'insicurezza alimentare, il cambiamento climatico, l'inquinamento, la perdita di biodiversità, lo sfruttamento del lavoro e la sofferenza degli animali. L'UE deve garantire il diritto al cibo in modo sistemico e promuovere sistemi alimentari sani, giusti, umani e sostenibili per le generazioni presenti e future. Per raggiungere questi obiettivi è necessario proporre o modificare atti giuridici dell'UE in questi settori:
• sistemi alimentari equi e governance democratica
• sostegno alle iniziative nazionali di protezione sociale
• riconoscere che i prodotti agricoli e alimentari non sono merci ordinarie
• sostegno all'agroecologia contadina e ai sistemi alimentari territoriali
• lotta alla concentrazione dei terreni agricoli
• sostegno ai sistemi di sementi contadini
• regolamentazione rigorosa degli OGM, compresi quelli ottenuti con nuove tecniche genomiche
• gestione sostenibile dell'acqua
• rafforzamento del benessere degli animali
• sostegno al consumo di frutta e verdura e regolamentazione dei prodotti alimentari ultra-lavorati
• approvvigionamento alimentare sostenibile
• etichettatura significativa degli alimenti
• stop agli sprechi alimentari
• rafforzamento del diritto al cibo nei paesi terzi.
Chiediamo all'UE di rendere il diritto al cibo una realtà e di integrarlo nel quadro giuridico dell'UE che ha un impatto sul diritto al cibo nell'UE e all'estero.
Pagina web dell'iniziativa nel registro della Commissione europea:
Per firmare, devi fornire una serie di dati personali richiesti dalle autorità del tuo paese a fini di verifica. Sono state predisposte misure specifiche per garantire la protezione dei dati personali. Vedi l'informativa sulla privacy.
Contrassegno DOP –Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha pubblicato il Decreto Ministeriale n. 566158 del 16 ottobre 2026, che disciplina le caratteristiche tecniche, le modalità di utilizzo, distribuzione e controllo e i costi del nuovo contrassegno di Stato per i prodotti agroalimentari DOP, introdotto dall’articolo 6 della Legge 21 aprile 2026, n. 75. Il contrassegno, realizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), costituisce uno strumento aggiuntivo di garanzia dell’autenticità e della tracciabilità dei prodotti certificati. In questa prima fase, il decreto riguarda esclusivamente i prodotti agroalimentari DOP preimballati, mentre l’applicazione alle IGP sarà oggetto di un successivo provvedimento, a seguito di ulteriori approfondimenti tecnici. L’adozione del contrassegno è facoltativa e, per le denominazioni dotate di un Consorzio di tutela riconosciuto, deve essere deliberata dall’Assemblea consortile. A seguito della decisione, il Consorzio richiede all’organismo di controllo la modifica del relativo piano dei controlli. Per le DOP prive di un Consorzio di tutela, l’utilizzo del contrassegno è subordinato al suo inserimento nel disciplinare di produzione. La gestione, l’approvvigionamento e la distribuzione dei contrassegni sono affidati agli organismi di controllo, che possono delegare tali attività ai Consorzi di tutela mediante apposita convenzione. Il provvedimento, pubblicato sul sito del MASAF il 19 ottobre 2026, risulta attualmente in corso di registrazione presso gli organi di controllo.
Il programma di accelerazione del progetto INN-SO - Polo di Innovazione della Sicilia Occidentale
Il CREA PB (Politiche e Bioeconomia) ha supportato il progetto INNsula che è stato finanziato dalla Regione Siciliana Assessorato Attività Produttive nell'ambito del programma Open Innovation. Il capofila del progetto ha pubblicato l'Avviso per la selezione delle startup del programma di accelerazione INN-SO, il progetto con cui INNsula, il Polo di Innovazione della Sicilia Occidentale, accompagna le imprese innovative nella crescita sul mercato a partire dalla Sicilia. Un percorso in modalità ibrida di quattro mesi per startup innovative che vogliono sviluppare il proprio modello di business, entrare in contatto con una domanda reale di mercato nelle filiere chiave della Sicilia Occidentale - dall'agroalimentare all'economia circolare, dall'energia al turismo e alla cultura - e prepararsi a opportunità di cross selling.
Il programma in breve
È rivolto a: 15 startup innovative con un prodotto già sviluppato o i primi ricavi, con sede in Sicilia o disposte ad aprirvi una sede operativa.
Accelerazione: Quattro mesi di accelerazione (servizi per un valore di circa 21.000 euro) nel cuore della Sicilia occidentale, per fare una cosa sola: arrivare al mercato. Per chi completa il percorso, un contributo a fondo perduto fino a 50.000 euro per servizi avanzati, definiti sul piano di investimento che chiude l'accelerazione.
Candidature:entro le ore 12:00 del 15 novembre 2026, tramite il modulo online disponibile al link sottostante.
Il programma si rivolge a startup innovative che sviluppano tecnologie, prodotti o servizi della filiera estesa agritech sostenibile e degli altri ambiti di specializzazione della Strategia di Specializzazione Intelligente S3. Il programma è aperto anche a imprese provenienti da altre regioni o dall'estero interessate a sviluppare una presenza operativa in Sicilia coperta dai servizi di accelerazione.