giovedì 7 maggio 2026

Cosa c’entrano le canne da zucchero con l’asfalto?

 

Arriva l’asfalto di zucchero, un’innovazione straordinaria che cambierà le strade in tutto il mondo. L'Assessorato all'Agricoltura ha istituito un gruppo di lavoro nel 2022 proprio per l'interesse ampio e condiviso attorno alla canna da zucchero 

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APPROFONDIMENTO 2

APPROFONDIMENTO 3


 

 

Cosa c’entrano le canne da zucchero con l’asfalto? Ecco perché questa combinazione può cambiare le strade di tutto il mondo e cosa è stato scoperto.

Si pensa spesso alle strade, ma raramente all’asfalto, la cui composizione è invece oggetto di continui studi e ricerche. Una recente pubblicazione su Scientific reports analizza una miscela ottenuta con la cenere di bagassa di canna da zucchero, usata per sostituire i metalli fini e migliorare le caratteristiche del manto stradale. Insomma, potrebbe arrivare l’asfalto di zuccheropiù resistente, flessibile ed economico.


 

Se i risultati di questo studio saranno confermati potrebbero proporre un modello straordinario per le nuove miscele d’asfalto, permettendo di ridurre i costi e ottenere allo stesso tempo delle strade migliori. Per il momento si tratta di un progetto in corso di approfondimento, gli esperimenti finora eseguiti non permettono di pronunciarsi con sicurezza sull’applicazione su intere rete stradali. Nonostante ciò, le evidenze finora raggiunte fanno ben sperare e si può ritenere che dedicando le giuste attenzioni al suo sviluppo questa innovazione straordinaria potrà cambiare le strade di tutto il mondo.

Arriva l’asfalto di zucchero

I ricercatori dell’università statale di Maringa, nello Stato brasiliano del Paraná, hanno condotto un esperimento per valutare i benefici e la fattibilità dell’uso della cenere di bagassa nella miscela per l’asfalto. La cenere di bagassa è un sottoprodotto ottenuto durante la lavorazione delle canne da zucchero, per l’appunto bruciando la bagassa. Quest’ultima si ottiene dopo l’estrazione del succo, pertanto è già un sottoprodotto di cui le fabbriche di zucchero dispongono ampiamente e senza alcun costo aggiuntivo.

Anziché essere smaltita, però, la bagassa viene a sua volta riutilizzata (negli zuccherifici e non solo), grazie alle sue molteplici proprietà e funzioni. Molto spesso viene bruciata per la produzione di energia termica che alimenta le stesse fabbriche, come combustibile che rende molti zuccherifici più che autosufficienti dal punto di vista energetico. La bagassa ha in realtà anche molti altri campi di applicazione, ma la quantità maggiore ottenuta dalla lavorazione delle canne da zucchero viene per l’appunto bruciata.

Così, si accumula una notevole quantità di cenere, un ulteriore sottoprodotto che può però continuare a essere sfruttato. I ricercatori brasiliani hanno pensato di utilizzarla per la composizione dell’asfalto, per sostituire almeno parzialmente il contenuto di metalli fini. Con l’aggiunta di cenere di bagassa si riuscirebbe a ricavare un asfalto qualitativamente superiore rispetto alle varie tipologie impiegate nelle strade.

Un’innovazione che può cambiare le strade

Lo studio e l’esperimento condotto dai ricercatori di Maringa hanno in particolare stimato un aumento del:

  • 40% della stabilità, secondo la prova Marshall;
  • 22% della resistenza alla trazione indiretta;
  • 18% del coefficiente di elasticità;
  • 73% della resistenza a deformazioni permanenti, in base al passaggio di veicoli secondo il metodo Aashto.

I ricercatori hanno inoltre constatato una riduzione del 28% della deformazione permanente dopo il passaggio di 10.000 veicoli medi, nonché una riduzione dell’11% dopo il passaggio di 20.000 veicoli in base al test della ruota di Hamburg, che stima durabilità e resistenza. Nel concreto, si tratterebbe di un asfalto più duraturo e resistente, che necessita di minore manutenzione e oltretutto ha anche un costo ridotto.

Si tratterebbe inoltre di un materiale decisamente economico, soprattutto per Stati come il Brasile e l’India che lavorano un numero elevato di canne da zucchero, oltre che più sostenibile a livello ambientale. L’implementazione della cenere di bagassa nel manto stradale consentirebbe infatti di evitare molte estrazioni dalle cave, nonché dell’immissione di particelle inquinanti. Al momento, però, il nuovo materiale è stato sperimentato soltanto su un tratto pilota della strada BR-158, tra le città di Campo Morão e Marenga.

Sono dunque necessari degli approfondimenti, ma resta un risultato straordinario, soprattutto considerando la grande attenzione all’utilizzo dei rifiuti agricoli per migliorare le produzioni e ridurre l’inquinamento ambientale.

 

mercoledì 6 maggio 2026

Futura PAC. La PAC post 2027 alla prova dei fatti

 Giovedì 7 maggio dalle 10.00 alle 16.30 si svolgerà a Mestre (VE) l'evento "Futura PAC. La PAC post 2027 alla prova dei fatti" che coinvolgerà le Regioni e Province autonome del nord-est, la Commissione europea-DG Agri e il MASAF in una giornata di confronto sulla futura PAC 2028-2034 con esperti del settore



Sarà l'occasione per mettere a confronto i principali attori istituzionali coinvolti nella  programmazione ed attuazione del capitolo PAC del Piano nazionale regionale di partenariato.

Vi segnaliamo che sarà possibile seguire i lavori da remoto tramite diretta streaming, che sarà trasmessa attraverso la piattaforma YouTube e sarà accessibile dalla homepage del sito venetorurale.it a partire dalle ore 10:00 del giorno dell'evento.

Comitato scientifico-organizzativo: RETE PAC, CREA, Regione del Veneto, Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Regione Emilia Romagna, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento.

martedì 5 maggio 2026

Scillato, XXVIII Sagra dell’Arancia – 9 e 10 maggio 2026

 


Il comune di Scillato si prepara a vivere uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: la XXVIII edizione della Sagra dell’Arancia, in programma il 9 e 10 maggio 2026. L’iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento Regionale dell’Agricoltura, a conferma del valore strategico che questa manifestazione riveste per la promozione del territorio e delle sue eccellenze.



Protagonista indiscussa dell’evento è l’arancia “Biondo di Scillato”, frutto appartenente al genere Citrus (famiglia Rutaceae), inserito nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Una delle sue peculiarità più rilevanti è la maturazione tardiva, che consente di gustarne il sapore succoso fino a tutto il mese di maggio. Oggi questo agrume rappresenta un autentico veicolo di promozione del territorio scillatese, simbolo di una tradizione agricola radicata e di qualità.

La Sagra dell’Arancia non è soltanto una festa gastronomica, ma un vero e proprio viaggio tra i sapori autentici della Sicilia, dove tradizione, cultura e innovazione si incontrano. L’evento offrirà ai visitatori la possibilità di degustare specialità a base di agrumi, partecipare a momenti di approfondimento e scoprire le molteplici applicazioni dell’arancia, non solo in ambito culinario ma anche farmaceutico. In programma anche una Mostra Mercato dedicata ai prodotti tipici locali – tra cui olio, formaggi, miele, marmellate, pane casereccio e dolci – affiancata dall’esposizione dell’artigianato locale.

Nel suggestivo scenario del Parco delle Madonie, tra agrumeti, sorgenti e antichi mulini, Scillato offrirà un’esperienza immersiva fatta di profumi, colori e tradizioni. Non mancheranno visite guidate ai monumenti, escursioni e momenti di intrattenimento per tutte le età, capaci di creare un’atmosfera accogliente e coinvolgente per i tanti visitatori che ogni anno partecipano alla manifestazione.

Di seguito, il programma dettagliato dell’evento

Sabato 09 Maggio 2026

Ore 17 - Convegno - L’Arancia Biondo di Scillato: Prospettive di sviluppo

Incontro tra esperti del settore, agricoltori ed amministratori locali – Aula Consiliare del Comune di Scillato;

Ore 18 - Artisti di strada: Spettacolo di giocoleria e clown;

Ore 19 - Artisti di strada: Spettacolo Bolle di sapone;

Ore 21:30 - “I Malarazza”;

Ore 23 - Dj Set.

Domenica 10 maggio 2026

Ore 9 - Visite guidate ai monumenti;

Ore 11:30 - Artisti di strada: Spettacolo Clown “Le follie di zazu”;

Ore 17:30 - Artisti di strada: Spettacolo di giocoleria e equilibrio;

Ore 17:30 - Degustazione prodotti tipici e dolci all’arancia”;

Ore 18 - Spettacolo musicale “I Crifiu”;

Ore 19 - Valentino Casagrande, in arte Banfy;

Ore 20 - Artisti di strada: In valigia.

Il programma di intrattenimento (musica e sfilate) sarà capace di creare un’atmosfera accogliente ed aggregativa per i tanti ospiti che ormai abitualmente visitano Scillato in occasione della sagra.

Tra agrumi dorati, musica, spettacoli e momenti di aggregazione “Scillato vi aspetta”: questo è l'invito del comune palermitano e del sindaco Giuliano Cortina. Un’occasione unica per vivere due giornate all’insegna della natura, delle tradizioni e dei sapori autentici, alla scoperta di uno dei borghi più caratteristici del comprensorio, dove l’arancia racconta da secoli la storia e l’identità della comunità.

La XXVIII Sagra dell’arancia è finanziata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea – Dipartimento Regionale dell’Agricoltura.

“Sortino, Terra di Miele” – Evento del 9 e 10 maggio 2026

 


Si svolgerà presso il Museo dei Pupi e il Museo del Fasciddaru il progetto “Sortino, Terra di Miele”, iniziativa dedicata alla valorizzazione del miele locale e del patrimonio culturale e ambientale del territorio.



Nelle giornate di sabato 9 dalle ore 16:00 e domenica 10 maggio 2026 dalle ore 09:00, il programma entrerà nel vivo con un calendario ricco di attività divulgative, esperienziali e culturali rivolte a cittadini e visitatori.

Presso il Museo del Fasciddaru, sarà visitabile la mostra fotografica tematica, fulcro dell’intero progetto, che racconterà attraverso immagini il legame tra il paesaggio ibleo, le fioriture, il lavoro degli apicoltori e il ruolo fondamentale delle api come indicatori di biodiversità. Il percorso espositivo sarà arricchito da contenuti narrativi e pannelli informativi pensati per accompagnare il pubblico in una lettura accessibile e approfondita.

Durante entrambe le giornate saranno organizzate visite guidate a cura di operatori specializzati, che accompagneranno i visitatori alla scoperta del percorso espositivo e dei contenuti del progetto, favorendo una maggiore consapevolezza del rapporto tra ambiente, biodiversità e produzione agricola.

Le degustazioni guidate di miele locale si svolgeranno all’interno del Museo dei Pupi, dove gli apicoltori accompagneranno i partecipanti nella scoperta delle diverse tipologie di miele, illustrandone caratteristiche organolettiche, origine floreale e peculiarità legate al territorio.

Il programma prevede anche incontri tematici e momenti di confronto con apicoltori e operatori del settore, che offriranno spunti di riflessione sul valore economico e culturale dell’apicoltura, sulle sfide legate ai cambiamenti climatici e sulle prospettive future del comparto.

Le giornate del 9 e 10 maggio 2026 rappresenteranno un’occasione concreta per vivere Sortino attraverso un’esperienza immersiva che unisce cultura, tradizione e sostenibilità, valorizzando il miele come prodotto simbolo e strumento di racconto del territorio.

L’iniziativa conferma il ruolo della collaborazione tra associazioni, produttori e comunità locale come elemento chiave per la promozione e lo sviluppo del patrimonio agroalimentare e culturale.

Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento Regionale dell’Agricoltura.


lunedì 4 maggio 2026

seconda edizione del bando The Good Farmer Award 2026.

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L’iniziativa, promossa da Davines Group   premia i giovani agricoltori under 35 che abbiano già avviato progetti ispirati ai principi fondamentali dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia in Italia. Il bando prevede la selezione di due vincitori che riceveranno 10.000 euro ciascuno per l’acquisto di materiale necessario nell’ambito del progetto candidato.



 

Quest’anno abbiamo esteso i requisiti anche al benessere animale. L’iniziativa non ha fini di lucro e la partecipazione è gratuita.

Si precisa che il/la giovane candidato/a dovrà essere titolare, legale rappresentante o socio dell’impresa agricola; a parziale deroga di quanto indicato, si accetteranno candidature anche da parte di agricoltori che non possiedono i requisiti di titolarità richiesti ma sono figli di titolari.

È possibile candidarsi entro il 15 MAGGIO  

 

Al seguente link è possibile consultare il regolamento del bando, accedere al form di candidatura e vedere i vincitori dello scorso anno.

The Good Farmer Award | Link

 

Il tempo, il prezzo e la macchina argentina: la partita che l’Italia sta perdendo sul grano

 

La Sicilia fino a qualche secolo addietro era considerata il granaio dell'impero, oggi non lo è più. Basta attraversare le campagne siciliane per rendersi conto che sarà pur vero che l'agroalimentare italiano vola, ma le aziende continuano a chiudere  

Per poter comprendere quale delle due teorie è quella reale, leggiamo quest'analisi


Osservatorio sulle crisi del
Centro Studi Altragricoltura
2 maggio 2026




Ci sono luoghi, lontani a volte migliaia di chilometri dalle campagne italiane, dove il destino del nostro grano viene deciso mesi prima ancora che inizi la raccolta. Non è un campo, non è una borsa merci. È una filiera organizzata, efficiente, costruita per governare il tempo. È il caso dell’Argentina.

Tra novembre e gennaio, nelle pianure della Pampa, si conclude la mietitura del grano. Raccolte rapide, superfici estese, logistica già pronta. Ma il vero punto non è la quantità prodotta. È ciò che accade subito dopo. Il grano non entra immediatamente nel mercato: viene trattenuto, gestito, programmato.

Accanto ai silos tradizionali, il sistema argentino utilizza in modo capillare i silo-bag, gli enormi sacchi plastici distesi direttamente nei campi, capaci di conservare il raccolto per mesi. Non è solo una soluzione tecnica: è uno strumento strategico. Perché consente agli operatori di non subire il mercato, ma di scegliere il momento in cui entrarci.

E quando entrano, lo fanno con una macchina perfettamente coordinata. I grandi poli portuali del sistema del Paraná e dell’Atlantico sud – da Rosario fino a Bahía Blanca – sono veri terminal industriali del grano. Il prodotto arriva già contrattato, già destinato, già inserito nei flussi globali. La logistica non è un passaggio finale: è parte integrante della strategia commerciale.

Il raccolto resta fermo tra gennaio e aprile. Poi si muove. E si muove sempre nello stesso momento: tra aprile e giugno, quando il mercato europeo è scoperto, prima della nuova mietitura italiana.

È ora che il tempo diventa potere economico.

Nel primo quadrimestre del 2026, questa macchina ha ricominciato a girare a pieno regime. L’Argentina è tornata protagonista sui mercati globali con volumi elevati: produzione di grano nell’ordine di 27–28 milioni di tonnellate, export fino a circa 17 milioni. Il mais, ancora più rilevante, si mantiene su livelli molto alti, segno di un sistema agroindustriale che ha ritrovato piena capacità.

Questo ritorno non è casuale; al contrario, è una strategia. Da un lato, condizioni climatiche favorevoli che hanno riportato rese elevate, fino a 6–7 tonnellate per ettaro in diverse aree. Dall’altro, scelte politiche che hanno progressivamente ridotto la pressione fiscale sulle esportazioni agricole, attraverso il taglio delle ritenute all’export (retenciones), una delle leve centrali della politica agricola argentina. Nel caso del grano e dell’orzo, le aliquote sono state ridotte negli ultimi anni da livelli prossimi al 12% fino a circa il 7–9% a seconda delle fasi e delle decisioni fiscali.

E qui si innesta il secondo elemento decisivo. Perché mentre l’Argentina riduce il carico fiscale sull’export, l’Europa – attraverso il percorso dell’accordo UE–Mercosur in fase di definizione e applicazione progressiva – si muove verso una maggiore apertura commerciale.

Il risultato è lineare, quasi inevitabile: meno barriere all’ingresso + maggiore competitività all’export = forte pressione competitiva sui mercati.

Il grano argentino non solo parte a prezzi più competitivi, ma arriva in Europa senza ostacoli significativi. E quando arriva, entra direttamente nella formazione del prezzo.

Secondo FAO, International Grains Council e ISMEA, il prezzo all’origine si colloca nell’ordine dei 20–25 euro al quintale, variabile a seconda delle fasi di mercato e delle condizioni logistiche. Una volta nei porti italiani, tra trasporto e logistica, si attesta tra i 24 e i 26 euro.

È questo il prezzo che entra nel mercato italiano.

E i dati più recenti confermano che entra sempre di più. Ad aprile 2026, l’Italia è il 19° mercato globale per l’export argentino complessivo, ma sale sensibilmente se si guarda al comparto agricolo. Nei primi due mesi dell’anno, le importazioni italiane dall’Argentina sono cresciute del 15% rispetto allo stesso periodo del 2025. Grano duro e mais per la zootecnia sono le voci principali.

Non è un fenomeno marginale. Una quota minoritaria ma costante del commercio agroalimentare italiano con l’Argentina riguarda cereali, insieme ad altri flussi come oli vegetali e farine proteiche per mangimi.

Secondo dati ISTAT e CREA, produrre grano duro in Italia significa sostenere costi che si collocano tra i 30 e i 32 euro al quintale, spesso anche superiori a seconda delle aree.

Il punto è che quel prezzo più basso diventa il riferimento per tutti. Non serve che il grano argentino sostituisca quello italiano. Basta che esista. Il mercato si adegua per confronto.

Il risultato è uno squilibrio strutturale. Da una parte un sistema che può decidere quando vendere, come stoccare, come entrare nel mercato. Dall’altra un sistema che vende quando raccoglie.

In mezzo, il prezzo. Quando tra maggio e giugno le navi arrivano nei porti, la partita è già stata giocata.

La domanda non è se importare o meno grano. È un’altra: può reggere nel lungo periodo un’agricoltura che non controlla né il tempo né il prezzo?

Non viene a nessuno in mente la domanda se l’Accordo UE-Mercosur (come delle altre Aree di Libero scambio) non sia altro che l’istituzionalizzazione di un quadro normativo con regole legalmente assunte che impone definitivamente la crisi dopo che l’intero sistema di governo della nostra cerealicoltura è stato negli anni disarticolato in nome di un Made in Italy industriale che consegna completamente il controllo dei prezzi alla speculazione?

sabato 2 maggio 2026

Piante per l’agroindustria: attualità e innovazioni per orticole, ornamentali e coltivazioni estensive.

 Ai Georgofili si parla ancora di piante per l’agroindustria, con un convegno dedicato a “Colture estensive, orticole e ornamentali: situazione attuale e urgenza innovativa”, che si svolgerà mercoledì 6 maggio 2026 dalle ore 9 nella sede accademica e sarà fruibile anche da remoto (ISCRIZIONE QUI).


Durante la trattazione degli argomenti sviluppati nelle due precedenti Giornate di Studio comprese sotto la denominazione "Piante industriali" (
Produzione in campo - 18 marzo e Dal laboratorio al piatto - 31 marzo) si è dato spazio ad alcuni aggiornamenti scientifici in vari settori (fotosintesi, genetica, biotecnologie, metodologie digitali) e agli importanti trasferimenti di innovazione nei relativi metodi colturali.
Ma ovviamente la casistica è vasta, quindi altre specie saranno analizzate in questa terza iniziativa (frumento, proteoleaginose, mais, pomodoro, piante ornamentali), particolarmente indirizzata al "Made in Italy".
 
Programma:
Ore 9.00 Saluti istituzionali
Modera: Amedeo Alpi - Vice Presidente Accademia dei Georgofili
Ore 9.30 - Relazioni
Stefania Masci - Accademia dei Georgofili, Università degli Studi della Tuscia: Strategie genetiche classiche e innovative per il miglioramento nutrizionale e produttivo del frumento
Deborah Piovan - Accademia dei Georgofili: Proteoleaginose: situazione del comparto e esigenze del settore
Marco Aurelio Pasti - Accademia dei Georgofili: Mais: situazione del comparto e esigenze del settore
Alberto Acquadro - Università di Torino: Miglioramento genetico del pomodoro mediante Tecnica di Evoluzione Assistita
Lorenzo Cotrozzi - Università di Pisa e Luca Incrocci - Accademia dei Georgofili e Università di Pisa: Verso il vivaismo ornamentale di precisione: ottimizzazione di irrigazione, fertilizzazione e difesa
Ore 12.00 - Interventi e discussione
Ore 12.30 - Conclusioni: Amedeo Alpi - Vice Presidente Accademia dei Georgofili


Scarica la LOCANDINA

giovedì 30 aprile 2026

"Valderice e i suoi sapori"

 

Il 2 maggio torna la seconda edizione di "Valderice e i suoi sapori" a Lido Valderice, iniziativa finanziata dall'Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento Regionale dell'Agricoltura.

 


Il lungomare si animerà con percorsi enogastronomici, degustazioni, live music e,

appuntamento da non perdere sarà la “ 𝐁𝐔𝐒𝐈𝐀𝐓𝐀 𝐋𝐈𝐕𝐄 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐦𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐏𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐆𝐢𝐮𝐟𝐟𝐫𝐞̀” Un’esperienza autentica, coinvolgente e tutta da vivere… con le mani in pasta!
Busiata Live, sarà un laboratorio all’aperto dedicato a una delle tradizioni più affascinanti della cucina trapanese.

Protagonista d’eccezione sarà il maestro cuciniere Peppe Giuffrè, che guiderà i partecipanti alla scoperta dell’arte della busiata, simbolo di storia, cultura e convivialità siciliana.
𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐭𝐢 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚:
* 25 postazioni attrezzate per imparare direttamente sul campo
* Un laboratorio pratico per scoprire i segreti della lavorazione della busiata
* Un’immersione nei profumi e nei gesti della tradizione
Ma on finisce qui! I 25 partecipanti avranno a disposizione anche un mortaio per cimentarsi nella preparazione dell’“agghia pistata”, il celebre pesto trapanese.

Un momento di sfida, creatività e passione… che si concluderà con una meritata degustazione finale!
🕦 𝐎𝐫𝐚𝐫𝐢
A partire dalle 11:30, si susseguiranno 𝟒 𝐭𝐮𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨.
Partecipazione gratuita

Appuntamento a Lido Valderice  per la seconda edizione di "Valderice e i suoi sapori".

Vi aspettiamo!

mercoledì 29 aprile 2026

Valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo ed alimentare,

  E' stato pubblicato sul sito del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste l’Avviso pubblico n. 160921 del 7 aprile 2026.



 Nei limiti di quanto indicato all’articolo 4 dello stesso, possono essere erogati contributi alle Regioni che presentano progetti volti alla realizzazione di azioni destinate alla tutela ed alla valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo ed alimentare, ai sensi del decreto interministeriale del 6 novembre 2019 n. 11213.

Il suddetto avviso è consultabile alla   del sito del Masaf.

martedì 28 aprile 2026

Mussomeli: Al via la Sagra della Ricotta e Festa della Tosatura 2026

 

 Il successo di un evento, finanziato dall’Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell’Agricoltura, ormai collaudato e che poggia sulla sinergia  fra istituzioni e associazioni, nel comune intento della promozione e valorizzazione della cultura, della gastronomia e delle tradizioni di Mussomeli.

 


Tra fede, sapori ancestrali e sostenibilità: dal 30 aprile al 3 maggio il borgo si fa palcoscenico della cultura pastorale nell’Anno Internazionale del Pastoralismo

 

MUSSOMELI  – Dal 30 aprile al 3 maggio 2026, il cuore della Sicilia torna a battere al ritmo delle tradizioni ancestrali e identitarie. Il borgo di Mussomeli si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto per la Sagra della Ricotta e  Festa della Tosatura, con annessa distribuzione di cannoli curata dalla Pro Loco di Mussomeli. Un evento che fonde fede, cultura pastorale e sostenibilità ambientale. Quattro giorni dedicati alla riscoperta delle eccellenze casearie e alla valorizzazione del pastoralismo, in un anno che celebra questa pratica a livello internazionale. Il sipario si alza giovedì 30 aprile alle ore 20:00 presso la suggestiva Chiesa dei Monti, con la Santa Messa e la tradizionale benedizione dell’agnello, dei pastori e del nuovo fercolo di San Pasquale, protettore dei mandriani. La dimensione spirituale proseguirà venerdì 1 maggio con la benedizione dei formaggi, rito propiziatorio per l'economia rurale locale. Il weekend entra nel vivo sabato 2 maggio. La mattinata sarà dedicata all’approfondimento scientifico e culturale presso il Chiostro dei Monti: alle 11:00, il convegno "2026 Anno Internazionale del Pastoralismo e storia della Tosatura" analizzerà il ruolo cruciale della pastorizia nella tutela del paesaggio. A seguire, i sensi saranno protagonisti con lo Show Cooking d'eccezione curato dagli chef Pino Maggiore e Fasulo Gesualdo. In collaborazione con Slow Food Sicilia APS, i visitatori potranno assistere alla creazione di piatti che esaltano il legame tra grani antichi, fave, “mazzareddi” e la regina dell'evento: la ricotta salata. Il pomeriggio vedrà il folklore protagonista con il giro dei muli e lo spazio dedicato ai più piccoli con "La Bottega dei piccoli". Per la gioia dei palati sarà anche il dolce momento assaggio con la degustazione dei cannoli curata dalla Pro Loco. Il pomeriggio sarà anche animato dal gruppo folkloristico e in serata balli di gruppo a cura della "Guapa Dance" e spettacolo "Atmosfera in concerto". Domenica 3 maggio rappresenta il cuore pulsante della manifestazione. Dalle ore 09:00, l'atmosfera sarà animata dal gruppo folk "Zampognari Orch Folk Sicilia nel cuore" e dalle degustazioni curate dai casari di San Pasquale Baylon. Alle ore 11:00, in Piazza della Repubblica, si terrà l'evento più atteso: la Festa della Tosatura. Questo momento cardine, narrato da giornalisti e attivisti nazionali, permetterà di osservare da vicino un’arte antica che oggi si fa portavoce di messaggi etici e di economia circolare. Sempre nella mattina di domenica la Pro Loco proporrà degustazione di cannoli e, a pranzo, degustazione di pasta con fave e ricotta che si ripeterà nel pomeriggio nella sera di domenica.I festeggiamenti si concluderanno con la solennità religiosa: la Messa delle 19:00 e la successiva Processione del simulacro di San Pasquale, che attraverserà le vie del borgo in un abbraccio di folla e devozione. "Un appuntamento che non è solo una sagra, ma un manifesto di resilienza culturale e valorizzazione del territorio." Spiegano gli organizzatori. L'evento gode del patrocinio del Comune di Mussomeli, della Regione Siciliana ed è organizzato in sinergia con Slow Food Sicilia, l'Associazione San Pasquale e la Pro Loco di Mussomeli. Un’occasione imperdibile per chiunque voglia immergersi nell’autenticità della Sicilia più vera.

 


Alberto Barcellona




Le piccole imprese agricole escono dal ciclo economico del Paese.

Occuparsi delle dinamiche socio economiche dei territori rurali impone di analizzare la qualità delle fonti. In quest'articolo  a cura dell’Osservatorio sulle Crisi del Centro Documentazione e Ricerca di Altragricoltura, le fonti sono:

 – Movimprese – dati su iscrizioni, cessazioni e saldo imprese (I trimestre 2026)
– Unioncamere / InfoCamere – Registro delle imprese
– Istituto Nazionale di Statistica – Censimento generale dell’agricoltura

 Vediamo che fine hanno fatto le 50 mila aziende agricole, ma sopratutto vediamo perchè in tanti fanno finta,  che è una moria fisiologica... Certo,  c'è   la possibilità che i dati numerici non si sanno leggere? Vediamolo insieme

 



L’Osservatorio del Centro di Documentazione e Ricerca di Altragricoltura sta sviluppando un lavoro per leggere i dati economici e valutare l’impatto della crisi sulle aziende agricole italiane. Fra i dati che stanno emergendo e che ci costringono ad aggiornare il quadro della drammatica condizione delle piccole e medie aziende agricole, ve ne sono alcuni che sentiamo il dovere di diffondere subito anche se vanno ancora sistematizzati.

Dati che, nella loro pesantezza, richiamano ancora una volta all’urgenza di un intervento straordinario sulla crisi che, al momento, il Governo continua a non vedere e riconoscere continuando a mettere in evidenza solo gli elementi “positivi” che giustificano la narrazione (falsa) di un Made in Italy italiano che va a gonfie vele.

C’è un primo dato che, isolato, potrebbe essere letto come un segnale di ripresa. Nel primo trimestre del 2026 il sistema delle imprese italiane torna in territorio positivo: il saldo tra iscrizioni e cessazioni segna circa +690 unità, invertendo una dinamica stagionale storicamente negativa. Ma è proprio dentro questo apparente ritorno alla crescita che si apre una frattura sempre più evidente.

Perché nello stesso periodo l’agricoltura continua a muoversi in direzione opposta. Il comparto nei primi 3 mesi 2026 perde 6.141 imprese, pari a –0,91%, secondo i dati Movimprese. Non è una variazione occasionale. È la conferma di una traiettoria che si ripete con regolarità e che ormai non può più essere letta come una semplice fase negativa.

Se si guarda alla serie storica del Registro delle imprese, elaborata da Unioncamere e InfoCamere, il quadro è lineare: nel 2020 le imprese agricole erano circa 740mila, nel 2022 erano già scese intorno alle 720mila, nel 2024 sono scese sotto le 700mila, e nel 2025 si collocano tra 690mila e 695mila. In cinque anni sono scomparse tra 45mila e 50mila aziende agricole.

Ma ciò che colpisce non è soltanto la dimensione della perdita. È la sua continuità. Il calo è costante, anno dopo anno, senza inversioni anche quando il sistema economico generale mostra segnali positivi. Questo significa che l’agricoltura ha smesso di muoversi con il ciclo economico complessivo ed è entrata in una dinamica propria, strutturale.

A questo punto diventa inevitabile chiedersi cosa stia realmente accadendo dentro questi numeri. Perché non tutte le aziende stanno uscendo allo stesso modo. I dati indicano chiaramente che a ridursi è soprattutto la componente più diffusa e fragile del sistema: le ditte individuali, le aziende familiari, le micro imprese. Quelle che costituiscono storicamente l’ossatura dell’agricoltura italiana. Nello stesso tempo, resistono e in molti casi si rafforzano le imprese più strutturate, le società, le aziende integrate nelle filiere organizzate.

Non siamo quindi di fronte a una crisi indistinta della produzione agricola. Siamo di fronte a una selezione. Una selezione economica che agisce sulla struttura del settore, riducendo progressivamente la base produttiva diffusa e concentrando attività e valore in un numero sempre più ristretto di soggetti.

Questa lettura diventa ancora più chiara quando si mettono insieme i dati del Registro delle imprese con quelli dell’Istituto Nazionale di Statistica. Secondo ISTAT, le aziende agricole italiane erano circa 2,4 milioni nel 2000 e poco più di 1,1 milioni nel 2020. Oggi, però, quelle pienamente inserite nel sistema economico formalizzato sono meno di 700mila. La distanza — oltre 400mila aziende — non è una contraddizione statistica, ma la rappresentazione di una frattura reale.

Esiste un’agricoltura che continua a vivere nei territori, ma che è sempre più marginale, meno strutturata, meno riconosciuta economicamente. Aziende che non scompaiono immediatamente, ma che vengono progressivamente spinte fuori dal mercato, ridotte a una condizione di sopravvivenza. È in questo spazio, tra presenza fisica e marginalità economica, che si sta consumando la trasformazione più profonda.

Una dinamica di questo tipo non è neutrale. Non è il semplice risultato di un’evoluzione spontanea. È il prodotto di un insieme di fattori che agiscono nella stessa direzione: politiche agricole che premiano la dimensione e la superficie più che il lavoro, una distribuzione dei sostegni che favorisce le aziende più grandi, squilibri lungo la filiera che comprimono il reddito agricolo, aumento dei costi produttivi non compensato dai prezzi riconosciuti ai produttori.

Dentro queste condizioni, le aziende più piccole non riescono a reggere. Non perché siano inefficienti, ma perché vengono collocate in un contesto economico che ne rende sempre più difficile la sostenibilità. Il risultato è una selezione progressiva che non elimina semplicemente imprese, ma ridisegna la struttura sociale ed economica dell’agricoltura.

Le conseguenze sono già visibili. Meno imprese significa meno presidio territoriale, soprattutto nelle aree interne e marginali. Significa meno economia locale, meno lavoro diretto e indiretto, meno capacità di mantenere attivi territori che senza agricoltura tendono a svuotarsi. Allo stesso tempo, aumenta la concentrazione del valore lungo la filiera: meno soggetti, più grandi, con maggiore capacità di determinare prezzi e condizioni.

Nel breve periodo il sistema può apparire più efficiente. Nel medio periodo cambia natura, diventando più concentrato, più fragile dal punto di vista territoriale e più squilibrato nei rapporti di forza.

È qui che il dato economico diventa una questione sindacale. Perché non si tratta solo di quante aziende restano, ma di chi rappresenta l’agricoltura e con quale peso. La riduzione della base produttiva diffusa significa anche riduzione della capacità di rappresentanza, perdita di pluralità, indebolimento del tessuto sociale che ha storicamente sostenuto il settore.

I numeri, letti insieme, non raccontano una crisi temporanea. Raccontano una direzione. L’agricoltura italiana non sta semplicemente perdendo imprese: sta cambiando struttura, sta riducendo la propria base sociale, sta concentrando attività e potere economico.

Quando un processo è così costante nel tempo, non può più essere considerato inevitabile. È il risultato di scelte precise, di equilibri economici e politici che possono essere messi in discussione.

Ignorarlo significa accettarne le conseguenze

“Gruppi operativi in ​​azione: come i servizi per l'innovazione supportano il processo” WEBINAR

 

  

🎤 “Gruppi operativi in ​​azione: come i servizi per l'innovazione supportano il processo”

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I gruppi operativi svolgono un ruolo chiave nel trasformare le idee innovative in soluzioni pratiche nelle aziende agricole. Ma come si sviluppa concretamente l'innovazione all'interno di questi gruppi e cosa contribuisce a far passare le idee dalla discussione all'implementazione?

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LA STRATEGIA AKIS IN ITALIA

 

 

 NinoSutera

In Sicilia, l’Assessorato all’Agricoltura ha istituto con DDG n. 2639   del 17-7-2021 la Rete Regionale Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura,  coordinata dall'Osservatorio Neorurale  

La Rete è lo strumento finalizzato alla “concertazione tecnica”, il punto di incontro e di scambio fra le esigenze dell’intero sistema (tecnico, scientifico ed economico) di un determinato settore e gli attori della ricerca scientifica e dello sviluppo rurale con l’obiettivo di recepire le esigenze del settore, condividere, indirizzare e predisporre nuove attività di ricerca e innovazione, formazione e aggiornamento tecnico, nonché della divulgazione; elaborare strategie finalizzate al miglioramento della competitività e allo sviluppo rurale. Fondamentale è l’incontro con le imprese (focus, forum, tavolo specifico) al quale è essenziale che partecipino non solo le rappresentanze, ma anche i singoli imprenditori: dall’incontro devono emergere le priorità di intervento percepite dalla base produttiva in termini di ricerca, innovazione e sviluppo rurale. (tratto da Linee guida Innovazione e ricerca per l’agricoltura e lo sviluppo rurale L’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA (EC) Competitività, Reddito e Occupazione- Dario Cartabellotta Luglio 2008)
  L’economia della conoscenza è un’espressione coniata da Peter Drucker, economista di fama mondiale, con la quale si intende l’utilizzo delle informazioni per generare valore, con particolare attenzione a natura, creazione, diffusione, trasformazione, trasferimento, e utilizzo della conoscenza in ogni sua forma. La conoscenza da un punto di vista aziendale è una risorsa scarsa che consente, a chi la possiede, di trarre un vantaggio competitivo. È considerata una risorsa, se applicata alla risoluzione di problemi, perché può essere una fonte di guadagno.L’economia della conoscenza evidenzia i legami tra i processi di apprendimento, l’innovazione e la competitività, sempre più basata sulla conoscenza e di conseguenza sulle risorse intangibili, sul know-how e sulle competenze distintive. Alla base della conoscenza vi sono i processi cognitivi e di apprendimento dell’uomo e l’economia è uno dei risultati delle scelte compiute su tali basi.

 LA STRATEGIA AKIS IN ITALIA


 

              In Europa da sempre la valutazione del PSR prima e del PSP ora, si fa in considerazione delle risorse allocate negli investimenti immateriali AKIS 

Il concetto di Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura, noto con l’acronimo inglese AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System), indica il sistema di riferimento per la crescita del capitale umano del settore e per la diffusione dell’innovazione in tutte le sue accezioni. La definizione dell’OCSE1 recita «Il Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura è un insieme di organizzazioni e/o persone, compresi i collegamenti e le interazioni fra loro, che operano nella generazione, trasformazione, trasmissione, archiviazione, recupero, integrazione, diffusione e utilizzo di conoscenze e informazioni, con l’obiettivo di lavorare in modo sinergico per supportare il processo decisionale, la risoluzione dei problemi e l’innovazione in agricoltura». 
Si tratta di una descrizione ancora molto attuale, utilizzata a livello internazionale e divenuta un elemento fondamentale anche nella programmazione della Politica Agricola Comune (PAC) europea, soprattutto negli ultimi decenni. Nel 2010 lo Standing Committee for Agricultural Research (SCAR), organo creato nel 1974 per fornire supporto e consulenza alla Commissione Europea (CE) in materia di ricerca in agricoltura, ha istituito un gruppo di lavoro strategico (Strategic Working Group – SWG) sull’AKIS, a testimonianza della rilevanza che il sistema della conoscenza e innovazione ha iniziato a rivestire nei primi due decenni di questo secolo in relazione alla programmazione della PAC. 
Questo rinnovato interesse per il concetto dell’AKIS e soprattutto la volontà di rafforzare il sistema ha portato all’applicazione dello strumento del Partenariato europeo dell’innovazione alla materia agricola, con il lancio, nel 2012, del Partenariato Europeo dell’Innovazione in materia di produttività e sostenibilità in agricoltura (PEI AGRI), che aveva e ha tuttora l’obiettivo di favorire la diffusione e adozioni delle innovazioni. 
Il PEI AGRI è finanziato dalla PAC, attraverso l’attuazione dei Gruppi Operativi (GO), e dalla politica della ricerca europea, attraverso l’attuazione dei progetti multi-attore e le reti tematiche previsti dai programmi quadro della ricerca (Horizon 2020, Horizon Europe). In parallelo, nell’ambito della PAC è aumentata l’attenzione verso gli interventi tradizionalmente considerati fondamentali per il rafforzamento dell’AKIS, ovvero quelli a supporto della consulenza, dei servizi di supporto all’innovazione e della formazione degli imprenditori e degli addetti, nonché dei tecnici e consulenti. La maggiore attenzione nei confronti del rafforzamento dell’AKIS attraverso la PAC e la politica per la ricerca è apparsa evidente già nei periodi di programmazione 2007-2013 e, soprattutto, 2014-2022 con la prima attuazione del PEI AGRI. Questa tendenza si è rafforzata nell’attuale periodo di programmazione (2023-2029), nel cui regolamento di riferimento (Reg. UE 2021/2115) il sostegno al sistema della conoscenza e l’innovazione è divenuto un obiettivo trasversale all’attuazione della PAC. 
Inoltre, il capitolo 8 del PSP dal titolo “Modernizzazione: AKIS e digitalizzazione” descrive le caratteristiche dell’AKIS in Italia e le azioni e interventi programmati al fine di rafforzarlo, incluse le azioni a supporto dell’integrazione dei consulenti, sia pubblici sia privati, nel sistema e dell’organizzazione dei servizi di supporto all’innovazione a favore di imprenditori agricoli e territori rurali. Il sistema della conoscenza e innovazione italiano presenta una pluralità di attori e livelli, dovuti principalmente all’organizzazione amministrativa su base regionale e per province autonome. Le competenze in materia di agricoltura, consulenza, istruzione e formazione professionale sono infatti assegnate alle regioni/province autonome, mentre quelle in materia di istruzione scolastica e universitaria sono assegnate allo Stato centrale. 
La ricerca è invece materia di competenza concorrente tra regioni/province autonome e Stato. Questa organizzazione amministrativa è alla base della presenza di 19 AKIS regionali, due provinciali (Province Autonome di Trento e Bolzano) e un AKIS nazionale, che sono i principali destinatari delle azioni di rafforzamento descritte nel PSP. Oltre a questi sistemi della conoscenza identificati su base amministrativa, vi sono una molteplicità di sistemi organizzati intorno a settori, filiere agro-alimentari e distretti. 
La presenza di numerosi AKIS, organizzati su base regionale/provinciale/nazionale e su base tematica, comporta una corrispondente molteplicità di attori e competenze, considerati come un importante punto di forza dei sistemi della conoscenza italiani. Partendo dagli elementi positivi, il Piano Strategico della PAC (di seguito PSP), attraverso le sue azioni e interventi, promuoverà lo sviluppo di soluzioni per le principali criticità del sistema, ovvero, la difficoltà di coordinamento tra i soggetti coinvolti e la scarsa diffusione delle innovazioni verso le imprese e i territori rurali. La difficoltà di rilevamento dei fabbisogni in materia di consulenza, formazione e innovazione delle imprese agricole è un’altra importante criticità da risolvere attraverso gli interventi del PSP. 
Il PSP prevede nove interventi  a diretto supporto dell’AKIS, tre relativi alla “Cooperazione” (art. 77, Reg UE 2021/2115) e sei allo “Scambio di conoscenze e informazioni (art. 78, Reg Ue 2021/2115). Tutti i nove interventi privilegiano un approccio sistemico e territoriale, con il coinvolgimento di tutti gli attori dell’AKIS riferibili al tema, o settore o territorio oggetto delle azioni.  

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