lunedì 13 luglio 2026

Sicily Beer Fest: dal 17 al 19 luglio a Terrasini tre giorni dedicati alla birra artigianale e allo street food siciliano.

 


 

 Da venerdì 17 a domenica 19 luglio 2026  Terrasini ospita, presso Villa a Mare, il Sicily Beer Fest, tre  serate – a partire dalle ore 18.00 – dedicate alla birra artigianale, allo street food e alle eccellenze enogastronomiche siciliane. L'iniziativa, organizzata dall'Associazione Baz'Art Sicilia con il patrocinio del Comune di Terrasini e con il  contributo dell'Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, nasce  con l'obiettivo di valorizzare le piccole realtà imprenditoriali siciliane del settore enogastronomico, offrendo loro una vetrina d'eccezione nel cuore dell'estate.

 


 

Protagoniste dei tre giorni saranno sei realtà brassicole siciliane – 'Nabirrah, Porta Carbone, Bruno Ribadi, T21,  Rooswelt86 e Birra dei Mari – tra birrifici e beer firm, ovvero quei produttori che creano le proprie ricette affidandone la produzione agli impianti di birrifici partner: una formula che consente a tanti giovani mastri birrai di dare vita a birre  originali e di qualità. Oltre 20 gli stili di birra in degustazione, insieme alle bibite artigianali Tomarchio per un'alternativa analcolica tutta siciliana.  Ad accompagnare le degustazioni, il meglio dello street food dell'Isola: panino con la milza, panelle e cazzilli, pulled pork, panino con salsiccia, smash burger, polpette equine, e per il dolce granita siciliana artigianale, gelato artigianale,  cassatelle, sfince e cannoli.


Grande attenzione, poi, alle intolleranze e alla celiachia. Accanto alle birre gluten free del progetto solidale di T21,  saranno disponibili senza glutine anche le birre in bottiglia di Birra dei Mari e la blanche di Bruno Ribadi; sul fronte del cibo si potranno gustare gluten free il pulled pork, lo smash burger e le polpette equine in piattino, oltre a panelle e  crocchette, mentre le granite di Messer Granita e il gelato di CLI-ICE sono senza glutine né lattosio.

Il programma. Si parte venerdì 17 luglio, alle ore 18.00, con l'apertura del villaggio enogastronomico e dei banchi  degustazione; alle 18.30 il taglio del nastro, con organizzazione, ospiti e autorità che racconteranno il festival, alle 19.00 il truccabimbi (con prenotazione obbligatoria) e alle 21.30 il concerto live degli Sugar, pronto a coinvolgere il pubblico di tutte le età; a seguire, da mezzanotte, musica in filodiffusione fino alla chiusura. Sabato 18 luglio la giornata si apre  alle  ore 17.00 con la visita guidata allo stabilimento Bruno Ribadi (su prenotazione obbligatoria); alle 18.00 l'apertura del villaggio e, alle 18.30 e alle 19.00, i due appuntamenti con lo show cooking – in inglese e in italiano – in cui Francesca  svelerà i segreti del cannolo siciliano, prima di una serata all'insegna della musica in filodiffusione. Gran finale domenica 19 luglio: alle 17.00 nuova visita guidata al birrificio Bruno Ribadi, alle 18.00 l'apertura del villaggio, alle  18.30 il truccabimbi e alle 19.00 «Le birre del Festival», la cerimonia di riconoscimento alle migliori birre della manifestazione; alle 21.30 il concerto live dei Groovy Kind e, dalle 23.30, lo «svuotafusti»  per brindare alla chiusura del festival.

 

Il Sicily Beer Fest si propone così come un appuntamento pensato per tutta la famiglia, dove il gusto incontra la musica e il divertimento, e dove i produttori siciliani diventano protagonisti di un racconto fatto di qualità, territorio e tradizione.

Sicily Beer Fest – Villa a Mare, Terrasini (PA)

17–19 luglio 2026, dalle ore 18.00 – Ingresso libero, consumazioni facoltative.

Info e prenotazioni: www.sicilybeerfest.it – +39 347 7017847 (solo messaggi WhatsApp) – #SicilyBeerFest

Questa iniziativa è finanziata dall'Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento Regionale dell'Agricoltura

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Il Piano Mattei, le NGT e il mercato italiano

 Il Piano Mattei per l’Africa si presenta come un progetto di portata strategica che intreccia investimenti pubblici, cooperazione scientifica e flussi commerciali. L’analisi indipendente qui proposta ricostruisce i possibili scenari economici e giuridici che emergono dall’incontro tra la pianificazione degli approvvigionamenti agroindustriali e l’introduzione delle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) nella cooperazione internazionale, con un’attenzione particolare agli effetti sul sistema agricolo italiano.


 

Un progetto pubblico che cambia le regole del gioco

Il carattere pubblico degli strumenti finanziari coinvolti — Fondo Italiano per il Clima, Cassa Depositi e Prestiti e SIMEST — trasforma operazioni agricole in leve di politica economica. Quando lo Stato finanzia e struttura canali di approvvigionamento esterni, non si tratta più di semplice commercio: si ridefiniscono rapporti di forza tra produttori, trasformatori e mercati. Nel documento si sottolinea che “il progetto pilota previsto in Algeria contempla che una quota del 30% della produzione agroindustriale sia destinata all'esportazione verso il mercato italiano.” — CentroDoc PerlaTerra, Analisi NGT e Piano Mattei, 13 luglio 2026. Questo vincolo commerciale, se attuato, introduce volumi programmati che possono incidere direttamente sui prezzi e sulle dinamiche competitive interne.

NGT: dalla ricerca alla pianificazione industriale

L’inclusione delle NGT nelle linee di cooperazione segna uno spostamento culturale e operativo: tecnologie nate in ambito di ricerca vengono integrate in progetti di sviluppo agricolo su larga scala. Come recita il testo, le NGT entrano nella programmazione delle politiche di cooperazione internazionale. — CentroDoc PerlaTerra, Analisi NGT e Piano Mattei, 13 luglio 2026. Questo passaggio apre questioni non solo scientifiche ma soprattutto normative e contrattuali: chi detiene i diritti sul materiale genetico, con quali licenze e a quali condizioni il germoplasma viene trasferito e riutilizzato.

Effetti attesi sulle filiere italiane

L’immissione regolare di materie prime a costi di produzione potenzialmente inferiori può generare una pressione al ribasso sui prezzi all’origine, con possibili fenomeni assimilabili al dumping. Le industrie di trasformazione, avendo accesso a canali stabili e finanziati, potrebbero rafforzare la loro capacità negoziale rispetto ai produttori locali, comprimendo margini e autonomia degli agricoltori. Inoltre, se le varietà impiegate nei progetti fossero soggette a brevetti o contratti restrittivi, il diritto di riutilizzo del seme potrebbe essere limitato, trasferendo valore economico verso i detentori delle privative.

Il nodo della proprietà intellettuale e della governance

Il nuovo regolamento europeo sulle NGT distingue categorie normative ma non risolve del tutto la questione delle privative industriali. La convivenza tra trasparenza normativa e titoli brevettuali preesistenti crea un terreno di incertezza: servono clausole chiare sui diritti di riuso, meccanismi di benefit sharing e garanzie di accesso al germoplasma locale. Senza questi elementi, la cooperazione rischia di tradursi in dipendenza tecnologica e in una redistribuzione dei profitti a favore di attori esterni alla produzione primaria.

Scenari di policy e raccomandazioni operative

Per mitigare rischi e valorizzare opportunità è necessario un approccio multilivello:

  • Trasparenza contrattuale: pubblicazione e controllo dei contratti operativi che regolano joint venture e concessioni.

  • Clausole di tutela per i coltivatori: inserire garanzie sul diritto di riutilizzo del seme e limiti alle licenze esclusive.

  • Meccanismi di ripartizione dei benefici: definire accordi di benefit sharing che riconoscano valore economico e conoscitivo al territorio.

  • Monitoraggio dei flussi commerciali: misurare l’impatto reale della quota di importazione programmata sulle borse merci e sui prezzi all’origine.

  • Allineamento agli standard europei: verificare criteri di reciprocità su aspetti sociali, ambientali, sanitari e fiscali.

Conclusione  

Il Piano Mattei può diventare un laboratorio di innovazione e cooperazione, ma la sua efficacia dipenderà dalla qualità delle regole che accompagneranno l’adozione delle NGT e la gestione dei flussi commerciali. Se la politica pubblica saprà coniugare investimenti, trasparenza contrattuale e tutele per i produttori locali, l’iniziativa potrà generare valore condiviso. In assenza di garanzie, invece, rischia di spostare ricchezza e controllo verso chi detiene tecnologie e canali di mercato, lasciando i coltivatori italiani a sopportare i costi di una transizione regolata più dai contratti che dall’interesse pubblico.

 

Il PSP: dall'esperienza della Legge R n 73/77 ad AKIS

 ninosutera

Non si può parlare e scrivere di strategie del PSP se non si conosce la storia.

Negli anni '60 la Comunità Economica Europea (CEE) ha gettato le basi della PAC (Politica Agricola Comune), nata ufficialmente nel 1962. In quel decennio il focus principale era di natura strettamente economica e produttiva: garantire la sicurezza alimentare dell'Europa post-bellica, stabilizzare i mercati e proteggere i redditi degli agricoltori attraverso prezzi garantiti e dazi doganali.

Tuttavia, verso la fine degli anni '60, questo meccanismo basato unicamente sul sostegno dei prezzi mostrò i primi gravi limiti strutturali: sovrapproduzione costante (le famose "montagne di burro") ed enorme disparità di reddito tra le piccole aziende frammentate e quelle grandi.

È proprio in questo contesto che nascono le prime direttive socio-economiche strutturali. Il punto di svolta culturale è il Memorandum sulla riforma dell'agricoltura nella CEE, presentato a fine 1968 dal vicepresidente della Commissione europea, Sicco Mansholt (il cosiddetto "Piano Mansholt").

Sebbene le trattative si siano protratte a lungo, le linee guida socio-economiche teorizzate alla fine degli anni '60 si sono formalizzate all'inizio del decennio successivo attraverso tre storiche Direttive del Consiglio del 17 aprile 1972.

Ecco i tre pilastri socio-economici fondamentali nati da quella programmazione:

1. Ammodernamento delle aziende agricole (Direttiva 72/159/CEE)

  • Obiettivo socio-economico: Selezionare e finanziare solo le aziende capaci di raggiungere un livello di reddito paragonabile a quello dei settori non agricoli (il cosiddetto "reddito di riferimento").

  • Meccanismo: Venivano concessi aiuti agli investimenti (mutui a tasso agevolato, contributi in conto capitale) subordinati alla presentazione di un piano di sviluppo aziendale a sei anni. Le aziende troppo piccole o non in grado di raggiungere la redditività minima venivano tagliate fuori dai finanziamenti strutturali.

2. Incentivazione al prepensionamento e alla cessazione dell'attività (Direttiva 72/160/CEE)

  • Obiettivo socio-economico: Favorire l'esodo rurale per ridurre il numero di lavoratori e ridistribuire le terre in modo da creare unità produttive più grandi ed efficienti.

  • Meccanismo: Veniva offerta un'indennità di cessazione (una sorta di prepensionamento) agli agricoltori anziani (tra i 55 e i 65 anni) che decidevano di abbandonare definitivamente la coltivazione. La condizione era che le loro terre venissero affittate o vendute a imprese agricole in fase di ammodernamento (legata alla direttiva precedente) o destinate a scopi pubblici (come il rimboschimento).

3. Informazione socio-economica e qualificazione professionale (Direttiva 72/161/CEE)

  • Obiettivo socio-economico: Fornire ai lavoratori agricoli gli strumenti culturali e formativi per scegliere consapevolmente se restare nel settore modernizzandosi o se lasciarlo per riqualificarsi in altre industrie.

  • Meccanismo: Finanziamento per la creazione di servizi di consulenza socio-economica e corsi di formazione e aggiornamento professionale per gli addetti del settore agricolo.

La sintesi politica: Il passaggio socio-economico chiave pianificato alla fine degli anni '60 è stato  rendere vivaci le aree rurali, anche con interventi di sostegno compensative per tutti, consentendo la permanenza dei contadini e dei lavoratori nelle aree rurali.

Il ruolo centrale dell'Economia della Conoscenza. 

   

1. Quadro di Riferimento e Identità Storica della Divulgazione in Sicilia

L'economia della conoscenza non è un concetto teorico, ma l'unico scudo efficace contro lo stato di crisi permanente che ciclicamente colpisce il comparto agroalimentare. L'analisi dei dati relativi alla programmazione dello sviluppo rurale evidenzia un divario netto: le regioni che considerano la divulgazione e il trasferimento tecnologico come un investimento strutturale (destinando ad essi quote comprese tra il 6% e il 14% del bilancio complessivo) dimostrano una stabilità economica e commerciale nettamente superiore rispetto alle realtà ferme alla soglia dell'1,5%.


Per la Sicilia, investire nelle risorse immateriali significa riappropriarsi di una vocazione storica ben precisa. Con la Legge Regionale 1 agosto 1977, n. 73 ("Provvedimenti in materia di assistenza tecnica e di attività promozionale in agricoltura"), l'isola è stata una delle prime regioni d'Europa a intuire l'importanza strategica dell'animazione rurale e della capillarità dei servizi di assistenza tecnica sul territorio.

Oggi, all'interno del nuovo macro-quadro europeo dell'AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System), quella storica esperienza deve essere attualizzata. Non si tratta più di applicare un vecchio schema top-down (in cui la conoscenza scientifica viene calata dall'alto sui produttori), ma di attivare una rete in cui i consulenti agiscano da veri e propri facilitatori e animatori territoriali, capaci di stimolare l'innovazione dal basso verso l'alto (bottom-up) e valorizzare i saperi locali.

2. Piano di Azione Operativo per il Rilancio dell'AKIS Siciliano

Per tradurre questi principi in strumenti concreti a supporto della biodiversità, dell'agricoltura biologica e della valorizzazione delle filiere d'identità territoriale, si propone l'adozione della seguente strategia d'intervento in quattro fasi consecutive:

1.Mappatura e Riconoscimento dei Facilitatori Territoriali: Fase 1 - Istituzionale.

Istituire un registro regionale dei Consulenti AKIS specializzati in animazione e facilitazione di rete. Questa figura, evoluzione naturale del divulgatore previsto dalla L.R. 73/1977, deve possedere competenze specifiche in dinamiche di gruppo, metodologie partecipative e progettazione territoriale integrata, oltre alla classica preparazione agronomica.

2.Attivazione dei Laboratori di Co-progettazione di Distretto:Fase 2 - Metodologica.

Creare tavoli permanenti di ricerca applicata e innovazione all'interno dei distretti rurali e agroalimentari siciliani. Il ruolo del facilitatore in questa fase è far emergere i bisogni reali direttamente dalle aziende e connetterli con le università e i centri di ricerca (come il CREA), validando il sapere empirico degli agricoltori e co-progettando soluzioni adatte ai microclimi e contesti locali.

3.Integrazione della Piattaforma Digitale di Trasferimento delle Conoscenze:Fase 3 - Infrastrutturale.

Sviluppare un'infrastruttura digitale regionale open-source per l'AKIS, gestita e alimentata dai facilitatori. La piattaforma deve raccogliere casi di studio di successo, dati di monitoraggio agroecologico e linee guida per la tutela della biodiversità, abbattendo l'isolamento geografico delle aree interne e velocizzando la circolazione delle informazioni.

4.Adeguamento dei Fondi e Vincoli di Bilancio nel PSP Sicilia:Fase 4 - Economica.

Prevedere una riserva finanziaria dedicata esclusivamente agli interventi AKIS all'interno del Complemento di Sviluppo Rurale della Regione Siciliana. L'obiettivo economico minimo deve essere il superamento netto della soglia dell'1,5%, allineando gli stanziamenti per la formazione e la consulenza ai parametri delle aree europee più competitive e resilienti.

L'Impatto Strategico: Questo modello sposta l'asse dell'intervento pubblico in agricoltura dalla logica assistenziale del "ristoro dei danni" a quella preventiva e generativa dell'investimento in competenze. Recuperare lo spirito pionieristico della legge del 1977, declinandolo con i moderni strumenti di animazione di rete, rappresenta la chiave per trasformare la diversità biologica e culturale della Sicilia in un fattore di competitività globale.


 

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