il GAL Valle del Belìce porta il "futuro digitale" a Sambuca di Sicilia
martedì 23 giugno 2026
Innovazione tecnologica e Intelligenza Artificiale
Murgo inaugura Jazz in Vigna
con la bottiglia più grande mai realizzata in Sicilia. La rassegna musicale al via il 28 giugno con Paolo Fresu
Murgo inaugura la VII edizione di Jazz in Vigna con un evento d’eccezione: la presentazione della Jeroboam di Barone Emanuele Pas Dosé, è la prima volta che un grande formato come questo viene prodotto in Sicilia attraverso la rifermentazione diretta in bottiglia. Attesissima la settimana edizione di Jazz in vigna a Tenuta San Michele che sarà aperta da Paolo Fresu.
Catania, giugno 2026 – Un debutto che unisce eccellenza enologica e grande musica jazz: sarà la presentazione della prima bottiglia di spumante Metodo Classico in formato Jeroboam realizzata in Sicilia da Murgo ad aprire, il prossimo 28 giugno, la VII edizione di Jazz in Vigna. Lo spumante Barone Emanuele Pas Dosé 2016, aprirà - simbolicamente - la rassegna estiva che ogni anno trasforma la Tenuta San Michele, alle pendici dell’Etna, in uno dei palcoscenici più suggestivi del panorama culturale e musicale siciliano. Si tratta del formato più grande mai prodotto in Sicilia attraverso la rifermentazione diretta in bottiglia e l’etichetta non poteva che essere quella dello spumante più “atteso” dell’azienda etnea: Metodo Classico da uve Nerello Mascalese, esprime l’identità più autentica del versante orientale dell’Etna, senza dosaggio zuccherino, per restituire nel calice la massima purezza territoriale, precisione aromatica e tensione minerale. La versione in Jeroboam millesimata 2016 rappresenta una sperimentazione senza precedenti per la spumantistica siciliana. La Jeroboam – equivalente a quattro bottiglie standard – è stata infatti ottenuta attraverso la rifermentazione diretta in bottiglia, e non tramite travaso, una tecnica complessa e raramente utilizzata che consente un’evoluzione qualitativa superiore del vino nel tempo: “I grandi formati rappresentano da sempre un’opportunità straordinaria per l’affinamento - racconta Michele Scammacca del Murgo, enologo e proprietario della cantina insieme alla famiglia - Il rapporto tra volume del vino e superficie del tappo riduce l’ingresso di ossigeno, favorendo una maturazione più lenta e armoniosa. Nel nostro caso si tratta di un Metodo Classico millesimato 2016, affinato sui lieviti per circa otto anni, prodotto in quantità estremamente limitata: appena una settantina di esemplari”. Un progetto sperimentale e artigianale, reso ancora più complesso dalle difficoltà tecniche legate al dégorgement dei grandi formati, ma destinato a segnare una nuova tappa nella storia dello spumante siciliano ed etneo.
A suggellare - idealmente - questo momento sarà il concerto inaugurale di Paolo Fresu, tra i più autorevoli trombettisti della scena jazz internazionale, che salirà sul palco insieme a Dino Rubino, Marco Bardoscia e Stefano Bagnoli, in un omaggio raffinato all’universo musicale di Miles Davis. Giunta alla sua settima edizione, Jazz in Vigna - realizzata insieme al Monk Jazz Club - si conferma tra gli appuntamenti culturali più attesi dell’estate siciliana. Nelle precedenti edizioni ha registrato oltre 4.000 presenze complessive e numerosi sold out, ospitando artisti come Francesco Cafiso, Alfio Antico e lo stesso Paolo Fresu.
Prodotte in quantità estremamente limitata – appena poche decine di esemplari – le Jeroboam di Barone Emanuele Pas Dosé 2016 segnano una nuova tappa nel percorso di ricerca e innovazione che Murgo porta avanti da quasi quarant’anni nella valorizzazione del Metodo Classico etneo.
lunedì 22 giugno 2026
In AKIS c'è molto di EC
NinoSutera
In Sicilia, l’Assessorato all’Agricoltura ha istituto con DDG n. 2639 del 17-7-2021 la Rete Regionale Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura, coordinata dall'Osservatorio Neorurale
La Rete è lo strumento finalizzato alla “concertazione tecnica”, il punto di incontro e di scambio fra le esigenze dell’intero sistema (tecnico, scientifico ed economico) di un determinato settore e gli attori della ricerca scientifica e dello sviluppo rurale con l’obiettivo di recepire le esigenze del settore, condividere, indirizzare e predisporre nuove attività di ricerca e innovazione, formazione e aggiornamento tecnico, nonché della divulgazione; elaborare strategie finalizzate al miglioramento della competitività e allo sviluppo rurale. Fondamentale è l’incontro con le imprese (focus, forum, tavolo specifico) al quale è essenziale che partecipino non solo le rappresentanze, ma anche i singoli imprenditori: dall’incontro devono emergere le priorità di intervento percepite dalla base produttiva in termini di ricerca, innovazione e sviluppo rurale. (tratto da Linee guida Innovazione e ricerca per l’agricoltura e lo sviluppo rurale L’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA (EC) Competitività, Reddito e Occupazione- Dario Cartabellotta Luglio 2008)
L’economia della conoscenza è un’espressione coniata da Peter Drucker, economista di fama mondiale, con la quale si intende l’utilizzo delle informazioni per generare valore, con particolare attenzione a natura, creazione, diffusione, trasformazione, trasferimento, e utilizzo della conoscenza in ogni sua forma. La conoscenza da un punto di vista aziendale è una risorsa scarsa che consente, a chi la possiede, di trarre un vantaggio competitivo. È considerata una risorsa, se applicata alla risoluzione di problemi, perché può essere una fonte di guadagno.L’economia della conoscenza evidenzia i legami tra i processi di apprendimento, l’innovazione e la competitività, sempre più basata sulla conoscenza e di conseguenza sulle risorse intangibili, sul know-how e sulle competenze distintive. Alla base della conoscenza vi sono i processi cognitivi e di apprendimento dell’uomo e l’economia è uno dei risultati delle scelte compiute su tali basi.C’è da dire però, che non tutte le regioni ne sono consapevoli, c'è chi ritiene (sbagliando) che investire in termini di risorse immateriali -AKIS- rappresentano un opzional (basta vedere le risorse che hanno previsto )
Allora che fare?
Far finta che il problema non esiste? ...d'altronde nessuno si pone la domanda, ma come è possibile che regioni che hanno una PLV più corposa destinano più risorse per AKIS, mentre regioni che hanno una PLV più bassa meno risorse ? dovrebbe essere l'inverso.
Oppure intervenire, per esempio il MISAF visto che non è più PSR ma PSP, potrebbe farsi carico di strategie adeguate per così dire "di alfabetizzazione per AKIS", (non solo curare le iniziative di chi si occupa di predisporre i bandi, la rendicontazione e il monitoraggio finanziario, ect.)
Il MISAF potrebbe delegare a CREA- RETE Rurale, progetti obiettivi anche interregionali, capaci di far germinare il seme del cambiamento, anche in prospettiva futura.
In Europa da sempre la valutazione del PSR prima e del PSP ora, si fa in considerazione delle risorse allocate negli investimenti immateriali AKIS
Il concetto di Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura, noto con l’acronimo inglese AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System), indica il sistema di riferimento per la crescita del capitale umano del settore e per la diffusione dell’innovazione in tutte le sue accezioni. La definizione dell’OCSE1 recita «Il Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura è un insieme di organizzazioni e/o persone, compresi i collegamenti e le interazioni fra loro, che operano nella generazione, trasformazione, trasmissione, archiviazione, recupero, integrazione, diffusione e utilizzo di conoscenze e informazioni, con l’obiettivo di lavorare in modo sinergico per supportare il processo decisionale, la risoluzione dei problemi e l’innovazione in agricoltura».
Si tratta di una descrizione ancora molto attuale, utilizzata a livello internazionale e divenuta un elemento fondamentale anche nella programmazione della Politica Agricola Comune (PAC) europea, soprattutto negli ultimi decenni. Nel 2010 lo Standing Committee for Agricultural Research (SCAR), organo creato nel 1974 per fornire supporto e consulenza alla Commissione Europea (CE) in materia di ricerca in agricoltura, ha istituito un gruppo di lavoro strategico (Strategic Working Group – SWG) sull’AKIS, a testimonianza della rilevanza che il sistema della conoscenza e innovazione ha iniziato a rivestire nei primi due decenni di questo secolo in relazione alla programmazione della PAC.
Questo rinnovato interesse per il concetto dell’AKIS e soprattutto la volontà di rafforzare il sistema ha portato all’applicazione dello strumento del Partenariato europeo dell’innovazione alla materia agricola, con il lancio, nel 2012, del Partenariato Europeo dell’Innovazione in materia di produttività e sostenibilità in agricoltura (PEI AGRI), che aveva e ha tuttora l’obiettivo di favorire la diffusione e adozioni delle innovazioni.
Il PEI AGRI è finanziato dalla PAC, attraverso l’attuazione dei Gruppi Operativi (GO), e dalla politica della ricerca europea, attraverso l’attuazione dei progetti multi-attore e le reti tematiche previsti dai programmi quadro della ricerca (Horizon 2020, Horizon Europe). In parallelo, nell’ambito della PAC è aumentata l’attenzione verso gli interventi tradizionalmente considerati fondamentali per il rafforzamento dell’AKIS, ovvero quelli a supporto della consulenza, dei servizi di supporto all’innovazione e della formazione degli imprenditori e degli addetti, nonché dei tecnici e consulenti. La maggiore attenzione nei confronti del rafforzamento dell’AKIS attraverso la PAC e la politica per la ricerca è apparsa evidente già nei periodi di programmazione 2007-2013 e, soprattutto, 2014-2022 con la prima attuazione del PEI AGRI. Questa tendenza si è rafforzata nell’attuale periodo di programmazione (2023-2029), nel cui regolamento di riferimento (Reg. UE 2021/2115) il sostegno al sistema della conoscenza e l’innovazione è divenuto un obiettivo trasversale all’attuazione della PAC.
Inoltre, il capitolo 8 del PSP dal titolo “Modernizzazione: AKIS e digitalizzazione” descrive le caratteristiche dell’AKIS in Italia e le azioni e interventi programmati al fine di rafforzarlo, incluse le azioni a supporto dell’integrazione dei consulenti, sia pubblici sia privati, nel sistema e dell’organizzazione dei servizi di supporto all’innovazione a favore di imprenditori agricoli e territori rurali. Il sistema della conoscenza e innovazione italiano presenta una pluralità di attori e livelli, dovuti principalmente all’organizzazione amministrativa su base regionale e per province autonome. Le competenze in materia di agricoltura, consulenza, istruzione e formazione professionale sono infatti assegnate alle regioni/province autonome, mentre quelle in materia di istruzione scolastica e universitaria sono assegnate allo Stato centrale.
La ricerca è invece materia di competenza concorrente tra regioni/province autonome e Stato. Questa organizzazione amministrativa è alla base della presenza di 19 AKIS regionali, due provinciali (Province Autonome di Trento e Bolzano) e un AKIS nazionale, che sono i principali destinatari delle azioni di rafforzamento descritte nel PSP. Oltre a questi sistemi della conoscenza identificati su base amministrativa, vi sono una molteplicità di sistemi organizzati intorno a settori, filiere agro-alimentari e distretti.
La presenza di numerosi AKIS, organizzati su base regionale/provinciale/nazionale e su base tematica, comporta una corrispondente molteplicità di attori e competenze, considerati come un importante punto di forza dei sistemi della conoscenza italiani. Partendo dagli elementi positivi, il Piano Strategico della PAC (di seguito PSP), attraverso le sue azioni e interventi, promuoverà lo sviluppo di soluzioni per le principali criticità del sistema, ovvero, la difficoltà di coordinamento tra i soggetti coinvolti e la scarsa diffusione delle innovazioni verso le imprese e i territori rurali. La difficoltà di rilevamento dei fabbisogni in materia di consulenza, formazione e innovazione delle imprese agricole è un’altra importante criticità da risolvere attraverso gli interventi del PSP.
Il PSP prevede nove interventi a diretto supporto dell’AKIS, tre relativi alla “Cooperazione” (art. 77, Reg UE 2021/2115) e sei allo “Scambio di conoscenze e informazioni (art. 78, Reg Ue 2021/2115). Tutti i nove interventi privilegiano un approccio sistemico e territoriale, con il coinvolgimento di tutti gli attori dell’AKIS riferibili al tema, o settore o territorio oggetto delle azioni.
giovedì 18 giugno 2026
LA STRATEGIA EUROPEA “RIGHT TO STAY” Il diritto di rimanere nelle aree rurali italiane".
La Strategia europea “Right to Stay – Your Region, Your Future” si colloca tra le iniziative con cui la Commissione europea intende affrontare le crescenti disuguaglianze territoriali, demografiche e sociali che attraversano molte regioni dell’Unione.
Il suo punto di partenza è semplice, ma tutt’altro che scontato: restare in un luogo, oppure sceglierlo come spazio di vita, deve poter dipendere da una possibilità concreta e non dall’assenza di alternative. In questa prospettiva, il diritto di rimanere non riguarda soltanto la mobilità delle persone, ma la capacità dei territori di offrire condizioni di vita, lavoro e cittadinanza tali da rendere praticabile un progetto di futuro. La Commissione ha avviato il percorso preparatorio della Strategia il 6 maggio 2026, aprendo una fase di ascolto e raccolta di evidenze destinata a confluire nell’iniziativa prevista entro la fine dell’anno. Nel contesto italiano, il tema assume una particolare rilevanza per il peso che i divari territoriali continuano ad avere nelle aree rurali, interne, montane e periferiche, dove il declino demografico si intreccia spesso con la rarefazione dei servizi, la debolezza delle opportunità occupazionali e la difficoltà di costruire percorsi di vita stabili, soprattutto per i più giovani. In questo quadro, il CREA, attraverso “l’Osservatorio sullo sviluppo locale nelle zone rurali” della Rete Nazionale PAC, ha costruito un percorso di lavoro finalizzato a elaborare un contributo nazionale italiano alla consultazione europea. La consultazione promossa dalla Rete PAC si inserisce in una fase particolarmente delicata del dibattito europeo, segnata dal confronto sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e dalla ridefinizione degli strumenti per le politiche territoriali del prossimo ciclo. Per questa ragione, i contributi raccolti non hanno solo un valore testimoniale, ma concorrono a mettere a fuoco questioni che potranno contribuire all’impostazione delle future politiche rivolte alle aree rurali e ai territori fragili, quali: il ruolo dello sviluppo locale partecipativo, l’integrazione tra fondi e strumenti, la qualità dei servizi di prossimità, il sostegno all’occupazione e all’imprenditorialità, la valorizzazione delle risorse locali e delle forme di cooperazione territoriale già sperimentate nei contesti italiani. In questo dossier confluiscono le prime analisi sulle dinamiche socio-economiche delle zone rurali italiane
mercoledì 17 giugno 2026
addio al ministero agricoltura svolta in danimarca.
Svolta storica a Copenaghen: cancellato dopo 130 anni lo storico
dicastero per fare spazio alla tutela ecologica e al benessere animale.
La tutela ambientale e il benessere animale non sono più temi
marginali, ma priorità di governo. In un’Europa che affronta una profonda crisi
climatica e la perdita di biodiversità, la Danimarca ha compiuto una scelta
senza precedenti: archiviare lo storico Ministero dell’Agricoltura per
sostituirlo con il nuovo Ministero per la Natura e il Benessere degli animali.
Il
modello danese: la natura prima della produzione
Annunciata dalla premier Mette Frederiksen, la riforma cancella
un dicastero rimasto attivo per 130 anni. Le competenze del vecchio settore
agricolo sono state parcellizzate tra cinque diversi ministeri, ridisegnando la
direzione del settore primario. Al nuovo ministro Christian Rabjerg Madsen
spetta il compito di guidare la transizione verde e coordinare “l’Accordo Tripartito
Verde”. L’ambizioso piano prevede lo stanziamento di 3 miliardi di corone
danesi (circa 401 milioni di euro) per convertire centinaia di migliaia di
ettari di terreni agricoli in aree protette e parchi naturali entro il 2030.
La vera sfida riguarderà la ristrutturazione dell’industria
suinicola. La Danimarca è tra i maggiori esportatori globali di carne di
maiale, ospitando una popolazione di suini cinque volte superiore a quella
umana. Il nuovo ministero dovrà contrastare le criticità degli allevamenti
intensivi e pratiche controverse come il taglio della coda ai suinetti,
mettendo il benessere animale al centro dell’agenda politica e svincolando la
tutela degli ecosistemi dagli interessi economici dell’industria.
One
Health
La ristrutturazione istituzionale intrapresa a Copenaghen non
rappresenta una scelta isolata, ma si inserisce pienamente nella cornice di
“One Health”, l’approccio integrato e unificante promosso dall’OMS per
bilanciare e ottimizzare in modo sostenibile la salute di persone, animali ed
ecosistemi. Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità,
la salute degli esseri umani, degli animali domestici e selvatici, delle piante
e dell’ambiente in senso ampio sono strettamente collegate e interdipendenti.
L’OMS sottolinea che nessuna singola disciplina o settore può affrontare da
solo le minacce sanitarie globali (come la sicurezza alimentare o le resistenze
antimicrobiche); di conseguenza, l’abolizione del dicastero agricolo danese a
favore di una governance focalizzata su natura e benessere animale traduce
concretamente la necessità — evidenziata dall’OMS — di una collaborazione
intersettoriale che metta in primo piano la prevenzione e l’integrità degli
ecosistemi rispetto alle sole logiche produttive.
La Danimarca è tra i maggiori
esportatori globali di carne di maiale
Il confronto con
l’Italia: un enorme conflitto d’interessi
Mentre la Danimarca separa nettamente la vigilanza sulla salute
e sulla sostenibilità dalle logiche produttive, l’Italia si muove in una
direzione diametralmente opposta, sollevando seri interrogativi di
carattere etico e scientifico.
Nel contesto italiano, le linee guida ufficiali
per una sana alimentazione vengono definite e pubblicate dal CREA (Consiglio
per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria). Il CREA è il
principale ente pubblico di ricerca dedicato alle filiere agroalimentari, ma la
sua struttura è sottoposta alla diretta vigilanza del Masaf (Ministero dell’agricoltura,
della sovranità alimentare e delle foreste).
Questa interdipendenza configura un macroscopico conflitto
d’interessi: l’organismo scientifico che dovrebbe orientare i consumi dei
cittadini verso scelte salutari e indipendenti opera sotto l’egida del
ministero che ha come missione primaria la tutela economica, la promozione e il
profitto dei produttori agroalimentari e degli allevamenti intensivi nazionali.
Se la Danimarca dimostra che la salute della natura e degli
animali richiede rappresentanti politici slegati dalle lobby industriali, il
sistema italiano è ancora ancorato a una visione in cui chi produce cibo
finisce, inevitabilmente, per scriverne le regole di consumo. Un paradosso che
l’Europa di oggi non dovrebbe più ignorare.
martedì 16 giugno 2026
IL FUTURO È AKIS
Lunedì 22 giugno 2026 Accademia dei Georgofili, Firenze, Ad un anno di distanza dal Convegno nazionale dedicato all’Agricultural Knowledge and Innovation System (AKIS) in Italia, l’Accademia dei Georgofili propone una riflessione che consenta al modello promosso dalla PAC di fare ulteriori passi avanti. L’ approccio sistemico, l’ efficacia della co-innovazione, l’ opportunità di investire sulla professionalità degli addetti possono essere considerati delle acquisizioni ormai condivise. Occorre ora chiedersi come consolidarle e quali ulteriori elementi di metodo e di contenuto possano rendere l’AKIS il motore centrale per la transizione ecologica e digitale dell' agricoltura cercando di non lasciare indietro le realtà più fragili. Non più solo un supporto, ma un sistema integrato che collega ricerca, il mondo della consulenza e gli agricoltori per accelerare l' adozione di innovazioni sostenibili e resilienti. L’iniziativa si propone di dare voce alle esperienze di integrazione fra ambiti, soggetti e competenze per far emergere le chiavi di successo, ma anche le eventuali difficoltà intrinseche e di contesto.
La partecipazione potrà avvenire solo dietro compilazione entro le ore 8.00 di lunedì 22 giugno 2026 del seguente form: https://forms.gle/mFUJebjBjn4Mt7Ao9
I territori rurali e non continuano a spopolarsi
L’Italia sta vivendo una transizione demografica profonda e diseguale: aspettativa di vita 84,1 anni (2024), TFT 1,14 figli per donna (2025), e forte polarizzazione territoriale con il Mezzogiorno in perdita netta di popolazione. La Sicilia mostra dinamiche proprie: TFT circa 1,23 e una struttura per età che evidenzia invecchiamento e perdita di giovani.
Rischi e limiti
Rischio di spopolamento irreversibile in molte aree interne se non si interviene con politiche strutturali; la scelta di “lasciare andare” territori può consolidare declino demografico e perdita di servizi.
Soluzioni simboliche (festival, promozione turistica) senza investimenti in lavoro e servizi rischiano di essere inefficaci.
Dipendenza dagli arrivi migratori concentrati nelle città può accentuare squilibri territoriali se non accompagnata da politiche di insediamento diffuso.
La transizione demografica è una sfida nazionale con forti declinazioni locali: la Sicilia ha margini di resilienza ma necessita di politiche integrate che connettano infrastrutture, lavoro, welfare e valorizzazione del territorio. Intervenire ora significa trasformare l’invecchiamento in una risorsa progettuale, non in un’emergenza da gestire.
Il cambiamento demografico italiano si esprime innanzitutto in numeri: 84,1 anni, l’aspettativa di vita alla nascita nel 2024, la più alta dell’UE; 1,14 figli per donna nel 2025, nuovo minimo storico; 47,1 anni di età media, la più elevata in Europa. Sono dati reali, essenziali per leggere la transizione demografica, ma sono anche medie nazionali, che spesso nascondono più di quanto rivelino.
Il cambiamento demografico italiano non è uniforme: è un fenomeno geograficamente diseguale, che accelera in alcune aree e rallenta in altre e produce effetti assai differenti tra aree metropolitane e aree interne, tra Nord e Mezzogiorno, tra comuni capoluogo e comuni rurali in declino. Queste diseguaglianze devono essere comprese per progettare risposte efficaci e tempestive.
Gli ultimi indicatori demografici ISTAT, riferiti al 2025, restituiscono un’immagine di forte polarizzazione: al Nord la popolazione cresce del 2,2‰, nel Centro è stabile, mentre il Mezzogiorno continua a perdere residenti (-3,1‰). Crescono Trentino-Alto Adige (+4,2‰), Emilia-Romagna (+3,4‰) e Lombardia (+3,2‰), mentre declinano Basilicata (-9,0‰), Molise (-6,5‰) e Sardegna (-5,1‰).
I dati sulla fecondità ricalcano e spiegano in parte queste differenze. Il tasso di fecondità totale (TFT) nazionale è sceso nel 2025 a 1,14 figli per donna, nuovo minimo storico, con proiezioni ancora più basse per l’anno in corso, ma la media nasconde divari regionali impressionanti. La Sardegna registra 0,85 figli per donna, per il sesto anno consecutivo sotto la soglia di uno (una popolazione tende a mantenersi stabile, in assenza di migrazioni, intorno alla soglia di 2,1 figli per donna ), il Molise 1,02, il Lazio 1,05. All’estremo opposto, il Trentino-Alto Adige si attesta a 1,40, la Sicilia a 1,23, la Campania a 1,22.
Le regioni che perdono più residenti sono anche quelle in cui la fecondità è già al minimo: territori spesso caratterizzati da elevata qualità ambientale e paesaggistica, ma sempre meno capaci di offrire condizioni minime di prospettiva perché una coppia in età fertile possa scegliere di restare, o perché nuovi residenti possano decidere di insediarvisi.
Questa dinamica non è nuova, ma si sta approfondendo, e la cartina al tornasole è data dagli immigrati stranieri, l’unica presenza in grado di fermare l’emorragia di abitanti nel nostro Paese. Queste persone si insediano più spesso nelle aree urbane del Centro-Nord, dove trovano maggiori opportunità di lavoro e reti di comunità più consolidate.
Le aree interne e il Mezzogiorno non sono attrattive per i nuovi residenti stranieri, né riescono a trattenere i giovani italiani: secondo SVIMEZ, tra il 2022 e il 2024, 175mila giovani tra i 25 e i 34 anni, per la gran parte laureati, hanno lasciato il Sud. Con loro, anche una quota crescente di anziani che migrano verso Nord per ricongiungersi ai figli. Dei 4,5 milioni di abitanti che l’Italia è destinata a perdere entro il 2050 secondo ISTAT, l’82% sarà concentrato nelle regioni meridionali, che perderanno quasi un terzo degli under-15 e aumenteranno gli over-65 di 1,3 milioni.
Un territorio che perde giovani e accumula anziani, i quali peraltro hanno in questi luoghi un’aspettativa di vita inferiore di quasi due anni rispetto alle regioni settentrionali, in assenza di servizi adeguati e di politiche lungimiranti, non è semplicemente un territorio che invecchia: è un territorio che perde progressivamente struttura sociale, capacità di presidio e prospettive di riproduzione.
La frattura Nord-Sud non è la sola, poiché dentro ogni regione la differenza demografica tra centri urbani e aree interne è spesso più profonda della differenza tra macroregioni: tra il 2014 e il 2024 le aree interne hanno perso il 5% della popolazione, mentre i centri urbani hanno registrato un calo dell’1,4%. Le aree interne si svuotano a velocità tre volte superiore rispetto al resto del Paese: le proiezioni al 2043 stimano che oltre l’82% dei comuni delle aree interne perderà popolazione nei prossimi vent’anni, nel Mezzogiorno la quota sale al 93%. Non sono solo statistiche, ma il ritratto di comunità che non si riproducono più, perdendo presidio territoriale e patrimonio culturale.
Il Governo Meloni con il Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (PSNAI) ha introdotto la categoria dello “spopolamento irreversibile” per una parte significativa di questi territori. La scelta di “lasciare andare” alcuni territori, benché attenuata nelle formulazioni successive, ha aperto un dibattito politico e culturale sul cambio di direzione rispetto all’afflato hirschmaniano della SNAI di Barca.
La controversia nominalistica ha tuttavia oscurato la domanda sostanziale, che rimane inevasa: quale modello di intervento è necessario quando il declino demografico è strutturale e non reversibile nel medio periodo?
È una domanda che non riguarda solo le aree interne. La dimensione territoriale del cambiamento demografico investe anche la provincia italiana, quella fascia intermedia del Paese per dimensione e densità, che ha costituito per decenni la spina dorsale produttiva, sociale e culturale dell’Italia e che oggi invecchia, perde giovani, fatica ad attrarne di nuovi e declina come modello.
Il riconoscimento di questa crisi ha prodotto negli anni una letteratura abbondante, colma di neologismi, e politiche più orientate alla retorica che alla scabra sostanza. Si è celebrata la “restanza” come virtù civica, si sono glorificati i borghi, si sono finanziati festival, come se la bellezza di un fine settimana potesse compensare l’assenza di lavoro, connettività, servizi sanitari, scuole. Ma la bellezza di un fine settimana non può compensare, da sola, l’assenza di lavoro, connettività, servizi sanitari e scuole.
Non è mancato amore per i luoghi, ma nel paradigma economico e sociale dominante la convergenza verso i centri urbani, che concentrano opportunità e servizi, è quasi inevitabile: le aree interne e la Provincia non competono su questo piano.
La transizione demografica, oltre che esacerbare criticità e diseguaglianze, potrebbe offrire una via d’uscita da questo schema: se la vita si allunga, le carriere si frammentano, il lavoro a distanza diventa strutturale per una quota crescente di professioni, allora il vincolo di prossimità fisica ai centri urbani potrebbe allentarsi. Soprattutto, nella prospettiva della longevità, una delle diverse fasi della vita professionale potrebbe trovare valore in tempi diversi, luoghi meno congestionati e forme di socialità più accessibili.
La prospettiva non è quella del ritorno romantico al passato, ma al contrario di una scelta ipermoderna di ridare vita a territori che hanno spazio, patrimonio, qualità ambientale, e che la tecnologia può rendere meno isolati di quanto siano stati per decenni. Servono infrastrutture digitali adeguate, servizi sanitari di prossimità ripensati anche grazie alla telemedicina, modelli di welfare locale che accompagnino chi sceglie di vivere fuori dai centri.
Prima ancora, serve un cambiamento culturale: immaginare la longevità come risorsa progettuale, e non solo come dato anagrafico da gestire in emergenza.
lunedì 15 giugno 2026
Successo a Pozzallo per la IV edizione di “Calici dei Cabrera – a…mare il vino”
Grande partecipazione di pubblico nella splendida cornice della Villa Comunale per la tre giorni che ha unito le eccellenze enogastronomiche del Sud-Est, cultura e musica Jazz. Ospiti il
POZZALLO (RG) Si è conclusa con uno straordinario successo di pubblico la quarta edizione di “Calici dei Cabrera – a…mare il vino”, l’appuntamento estivo che dal 12 al 14 giugno ha trasformato il cuore di Pozzallo nella capitale delle eccellenze enogastronomiche e culturali del sud-est siciliano. La manifestazione, capace di coniugare la maestosità storica della Torre Cabrera all'eleganza del Liberty pozzallese, ha offerto a visitatori e turisti un’autentica narrazione dell’identità locale attraverso un viaggio sensoriale tra grandi vini, olio EVO, masterclass, show cooking e performance di musica Pop e Jazz. Oltre 600 degustazioni, accompagnate da più di 200 visitatori che hanno scelto di vivere la kermesse come un momento di cultura e approfondimento.
L’iniziativa è stata finanziata dall’Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea (Dipartimento Regionale dell'Agricoltura) e promossa dal Comune di Pozzallo, in stretta sinergia con i principali consorzi e strade del vino del territorio.
Il ricco programma ha preso il via venerdì 12 giugno presso il Plesso Rogasi con il talk “L’oro e il rubino del Sud-Est: biodiversità agricola come volano di attrattività turistica internazionale”, che ha evidenziato il ruolo storico di Pozzallo come "Porta d'accesso" commerciale del Mediterraneo. A seguire, l’apprezzata degustazione guidata di quattro cultivar siciliane condotta dall’oleologo e giornalista Enzo Signorelli, ed il taglio della torta per celebrare i 197 anni del Comune di Pozzallo.
Le giornate di sabato 13 e domenica 14 sono state animate dagli show cooking de “Le Pietanze della Contessa”, con la pasta fresca con pesto di mandorle e prosciutto crudo croccante firmata dallo chef Luca Giannone, nella serata di sabato, e con il cous cous n’cucciato a mano, proposto in due varianti (un sugo di pesce locale e una versione vegetariana con i profumi degli orti iblei) nella serata della domenica.
Immancabile il vino con il momento “I Calici del Conte” che ha permesso di far degustare i vini del Barocco, unendo l'offerta della Strada del Vino del Val di Noto e della Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria DOCG, il tutto accompagnato dalle note degli artisti che si sono esibiti nelle diverse serate condotte dalla bravissima Carmen Attardi. «Un’iniziativa molto qualificata e partecipata – ha dichiarato il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna -. Quest'anno abbiamo avuto il piacere di ospitare una folta delegazione di vespisti in occasione del Primo Raduno Nazionale del Vespa Club d'Italia, e i buyer catalani de La Vinateria, presenti per conoscere più da vicino l’eccellenza dei nostri vini. È un'iniziativa turistica ma anche profondamente culturale, perché il vino e l'olio sono espressione di cultura. Il tutto si è svolto nello scenario splendido della nostra Villa Comunale, rinnovata, arricchita dal suo nuovo murales e affacciata sul mare».
«Con la quarta edizione di “Calici dei Cabrera", Pozzallo torna a celebrare il connubio perfetto tra eccellenza enogastronomica e grande musica – ha aggiunto il vicesindaco e assessore al Turismo, Raffaele Monte-. La nostra città ha nel mare il suo naturale ambasciatore: un elemento che, storicamente e ancora oggi, permette di far conoscere le eccellenze della nostra terra al mondo intero».
Un weekend tra storia, motori e cultura il cui successo è stato possibile grazie alla collaborazione con: Strada del Vino e dei Sapori del Val di Noto, Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria, Enoteca Regionale della Sicilia (sede del Sud Est), delegazione ONAV di Modica, associazione Sapori e Saperi, Consorzi di tutela dei vini Val di Noto Doc e Cerasuolo di Vittoria Docg, Consorzi dell’Olio Dop Monti Iblei, del Ragusano Dop e del Pomodoro di Pachino Igp. Ancora una volta, Pozzallo si conferma una Porta Iblea viva, dinamica e pronta ad accogliere visitatori da tutta Italia.
Ulteriori foto e contributi video dell'evento sono disponibili su richiesta.
DIVINO FESTIVAL DI CASTELBUONO XX EDIZIONE · 19 – 21 GIUGNO 2026
DiVino Festival Castelbuono | XX
Edizione 19 – 21 Giugno 2026 Castelbuono (PA)
Vent’anni di cultura, gusto e spettacolo nel cuore delle Madonie
Vent’anni non si celebrano, si dimostrano. E il DiVino Festival di Castelbuono — giunto alla sua ventesima edizione — dal 19 al 21 giugno 2026 sceglie di farlo con un ambizioso programma: tre giorni in cui il vino torna ad essere ciò che è sempre stato, almeno in questo angolo di Madonie, ovvero il filo rosso che unisce territorio, identità e comunità. L’evento è promosso dal Comune di Castelbuono e organizzato dall’Associazione Baz’art Sicilia, da anni custode di una formula capace di parlare insieme a professionisti del settore, appassionati e semplici curiosi.

Il cuore pulsante della ventesima edizione è il Salone del DiVino, in programma domenica 21 giugno nel Chiostro di San Francesco: oltre 700 etichette proposte da circa 200 cantine provenienti da tutta Italia e dall’Europa in degustazione libera, dalle 16:30 alle 20:30 (ultimo ingresso ore 19:00). Non una fiera, ma un incontro autentico tra produttori e appassionati, tra terroir lontani che nel calice trovano un terreno comune. Le cantine presenti spaziano dalle piccole realtà artigianali siciliane ai grandi nomi della viticoltura nazionale e internazionale, offrendo uno spaccato della biodiversità ampelografica che rende il vino italiano un patrimonio vivente. Durante la sessione, una grande sorpresa musicale per tutti i presenti. Prenotazione obbligatoria su www.divinofestival.it.
Accanto al Salone, il festival propone un percorso di approfondimento enologico con il divulgatore e formatore Francesco Saverio Russo. Venerdì 19 giugno (ore 17:00): masterclass dedicata al Mandrolisai, areale della Sardegna centrale dove l’altitudine modella Cannonau, Muristellu e Monica in blend di rara complessità. Sala Degustazioni del Ristorante Palazzaccio. Sabato 20 giugno: alle 11:00 l’entroterra fiorentino di Gambassi Terme e Montaione, con 7 etichette sorprendenti che stanno riscrivendo la contemporaneità del vino toscano; alle 17:00 le Strade dei Vini della Targa Florio con una masterclass su Grillo e Catarratto: cinque cantine madonite a confronto per scoprire i vini semiaromatici del terroir delle Madonie. La mattina di domenica 21 giugno è dedicata a Generazione Next: i giovani produttori siciliani che portano a colazione il futuro del vino dell’isola, con food pairing e la fresca irriverenza di chi ha ancora tutto da raccontare. Tutte le masterclass sono a numero chiuso: prenotazione obbligatoria su www.divinofestival.it.
Sabato 20 giugno, Piazza Castello ospita la cerimonia di premiazione «Gusto DiVino 2026», presentata da Daniele Lucca (voce di Terra Madre), che celebra Giusina Battaglia (“Giusina in Cucina”, cuoca e conduttrice TV), Cristiano Tomei (chef stellato), Slow Food (40 anni di rivoluzione culturale del gusto), Johnson Righeira (cantante e produttore di vino), Jacopo Fo (regista, giornalista, attore e artista figlio del Dario Fo) e Dario Dainelli (ex capitano della Fiorentina, vignaiolo a Cerreto Guidi FI). Ingresso libero.
Le serate di Piazza Castello completano il programma con tre grandi appuntamenti. Venerdì 19 giugno apre Danilo Sacco con il suo Hold Fast Tour. Sabato 20 è la volta di Lello Analfino & T-ORKESTAR con lo Zero Stress Tour, pura energia siciliana da ballare fino a tardi. Domenica 21 giugno chiude Cosmin Tiberio (Senza Filtro, Golden Buzzer di Italia’s Got Talent) e Samuel, il più grande ventriloquo del mondo. Tutti gli spettacoli sono a ingresso libero. Nella notte del 20, il Ristorante Antico Baglio accoglie una conviviale degustazione di formaggi tipici siciliani, carni e salumi del territorio.
Il DiVino Festival di Castelbuono è molto più di una kermesse enogastronomica: è un atto d’amore verso le Madonie, verso il vino come linguaggio universale, verso una comunità che da vent’anni sceglie di raccontarsi attraverso il calice. Per il suo ventesimo compleanno, l’edizione 2026 promette di essere la più ricca, la più emozionante e — ci si augura — la più memorabile di sempre.
Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea — Dipartimento Regionale dell’Agricoltura.
INFORMAZIONI
Evento: DiVino Festival di Castelbuono – XX Edizione
Date: 19 – 21 giugno 2026
Luogo: Centro storico di Castelbuono (PA)
Sedi: Piazza Castello | Chiostro di San Francesco |
Ristorante Palazzaccio | Ristorante Antico Baglio
Organizzazione: Comune di Castelbuono / Associazione Baz’art Sicilia
Sito: www.divinofestival.it
WhatsApp: +39 347 70 17 847 (solo messaggi)
Email: segreteriadivino@gmail.com
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