giovedì 2 aprile 2026

il volto dell'agricoltura che cambia

 In un settore primario europeo che si trova di fronte a un bivio demografico, il report offre una fotografia a 360 gradi della nuova imprenditoria agricola, incrociando per la prima volta i dati del 7° Censimento Generale ISTAT, del Registro delle Imprese (InfoCamere) e della Rete di Informazione Contabile Agricola (RICA).



I dati confermano che i giovani agricoltori non sono semplici destinatari di politiche di settore, ma veri e propri acceleratori della transizione verde, digitale ed economica.

I tratti distintivi della nuova agricoltura giovanile:

 
 
  • INNOVATORI E FORMATI: c'è una vera e propria rivoluzione culturale in campo. Il 49,7% dei giovani possiede un diploma e oltre il 19% è laureato. Sono anche i più propensi all'innovazione: l'uso del digitale è più del doppio rispetto agli over 40 (34% contro 14%).
  • A TRAZIONE FEMMINILE E RESILIENTI: le giovani donne guidano oltre un quarto delle imprese di settore (22.567 aziende), distinguendosi per una gestione economica prudente ma altamente redditizia. Più in generale, le imprese giovanili hanno dimostrato una capacità di tenuta superiore alla crisi pandemica rispetto a quelle degli over 40.
  • UNA CONVIVENZA CHE PREMIA: il ricambio generazionale non cancella la tradizione, ma la riorganizza. I nuovi titolari (con un'età media di circa 33 anni) sono spesso supportati da coadiuvanti familiari over 45, garantendo un passaggio di consegne graduale che unisce la spinta innovativa all'esperienza.
 

Per sostenere questa transizione, la nuova PAC 2023-2027 mette in campo quasi 696 milioni di euro (fondi CSR) per l'insediamento di circa 15.000 nuovi giovani imprenditori in Italia.



PUBBLICAZIONE



 

L’epicentro del modello degli allevamenti intensivi. Il caso Lombardia

 Fermare l’espansione degli allevamenti intensivi e avviare una transizione agroecologica non è una battaglia di nicchia: è una condizione essenziale per tutelare ambiente, salute e il futuro stesso dell’agricoltura.

Il nuovo report di Està, in collaborazione con Terra!, Legambiente Lombardia e Essere Animali, focalizza l’attenzione sulla Lombardia, prima regione italiana per numero di capi allevati, con densità zootecniche tra le più alte d’Europa. Nella Bassa Lombarda (Cremona, Brescia, Mantova), si raggiungono picchi estremi: a Soresina (Cremona) si superano i 40 giorni annui di sforamento dei limiti PM2.5; a Gonzaga (Mantova) si contano quasi 60.000 bovini e suini in un comune di 8.500 abitanti – oltre 7 animali per residente e 1.198 capi per km².



La Lombardia, appunto, è la regione che in Italia vanta il maggior numero di capi bovini (1.515.679) e suini (3.730.683), che rappresentano rispettivamente il 28,44% e il 47,23% di tutti i capi di queste due specie allevati nel nostro Paese. Un totale di 5.246.362 animali, praticamente uno ogni due abitanti. Le aziende che li allevano sono dislocate soprattutto nelle province di Mantova, Cremona e Brescia. Ma questa concentrazione - che per i bovini corrisponde a quattro volte la media nazionale, mentre lo è sei volte per i suini - portano ad un superamento del carico di azoto nel terreno, che si ritrova saturo e non è più in grado di assorbire i reflui come fertilizzante naturale. Lo spargimento di letame, che un tempo rappresentava una buona pratica di concimazione, nelle attuali quantità rischia di compromettere la salute del suolo e dell'aria, e sta già esponendo l'Italia a sanzioni europee per la violazione della Direttiva Nitrati.

Questi numeri eccedono la capacità di carico del territorio: liquami e deiezioni zootecniche saturano suoli e acque con nitrati e fosfati, mentre l’ammoniaca contribuisce a percentuali elevate delle polveri sottili (PM2,5). Il report evidenzia come l’assenza di norme sui limiti di densità animale permetta espansioni incontrollate, con rischi sanitari crescenti e paesaggi ridotti a monoculture di mais.

La Lombardia è anche una delle regioni più critiche per l’inquinamento atmosferico: la combinazione di traffico, attività industriali e zootecnia intensiva crea un “cocktail” di emissioni che rende più difficile rientrare nei limiti europei sulla qualità dell’aria. In questo contesto, ridurre il carico zootecnico e superare il modello degli allevamenti intensivi non è solo una questione ambientale, ma una misura necessaria di prevenzione sanitaria, soprattutto in pianure chiuse come la Val Padana, dove gli inquinanti si accumulano facilmente.


Un modello che divora terra, clima e salute

Oggi circa il 70% della superficie agricola europea è destinata a produrre mangimi e foraggi per gli animali, non cibo diretto per le persone. Questo significa che enormi aree vengono occupate da mais, soia, cereali foraggeri e pascoli al servizio di un sistema zootecnico sempre più concentrato e intensivo, con un impatto enorme su consumo di suolo, acqua e biodiversità.

Gli allevamenti intensivi sono anche uno dei principali motori della crisi climatica e dell’inquinamento atmosferico: in Italia sono responsabili di circa due terzi delle emissioni di ammoniaca, contribuendo alla formazione di polveri sottili (PM2.5), molto dannose per la salute umana, contribuendo alle circa 50.000 morti premature che ogni anno sono imputabili alle polveri sottili. Ridurre la dipendenza da questo modello è quindi una misura di politica climatica, ma anche di sanità pubblica, necessaria per rispettare gli obiettivi europei sulle emissioni di ammoniaca e PM2,5. Ma non solo…

Concentrazione e scomparsa delle aziende più piccole

L’attuale sistema di sussidi e regole incentiva la crescita di aziende sempre più grandi e intensive, mentre le realtà più piccole e diversificate fanno fatica a sopravvivere. Una parte importante dei fondi della Politica agricola comune (PAC), legata alla dimensione aziendale e al numero di capi allevati, finisce a un ristretto gruppo di grandi operatori, lasciando “le briciole” alle aziende agricole di dimensioni più piccole, che rappresentano però la maggioranza, l’80% del totale nazionale.

Questa concentrazione significa meno aziende agricole, meno occupazione nelle aree rurali, meno varietà di razze e colture, paesaggi più omogenei e più vulnerabili agli shock climatici e di mercato. Il paradosso è che proprio i sistemi più resilienti – aziende miste, con rotazioni, pascolo, integrazione colture–allevamento – sono quelli meno premiati dall’attuale modello economico e normativo.

Concentrazione, chiusura delle piccole aziende e perdita di biodiversità

Anche in Lombardia il modello intensivo sta cambiando la geografia agricola: il numero complessivo di aziende diminuisce, mentre aumenta la dimensione media delle stalle rimaste. Le aziende piccole e medie, spesso con allevamenti misti, pascoli, rotazioni e una maggiore attenzione alla diversificazione colturale, faticano a competere con strutture di grande scala che possono intercettare buona parte dei sussidi.

Questa dinamica porta alla scomparsa di aziende familiari che presidiano il territorio e mantengono paesaggi più vari, con prati stabili, siepi, filari e piccole colture che offrono habitat per insetti impollinatori, avifauna e fauna selvatica. La sostituzione di questi sistemi con grandi piattaforme di mais e stalle chiuse aumenta la vulnerabilità della regione sia agli shock climatici (siccità, ondate di calore) sia a quelli di mercato (come il recente crollo dei prezzi del latte).

Gonzaga, nel mantovano, abbiamo un esempio emblematico  Il Comune lo scorso novembre ha approvato un regolamento per salvaguardare l’allevamento locale più tradizionale e il territorio, limitando nuove autorizzazioni per allevamenti intensivi, ma Regione Lombardia ha fatto ricorso al regolamento – e lo stesso hanno fatto Coldiretti e Confagricoltura – difendendo così, nei fatti, il modello industriale intensivo che va a scapito di iniziative locali più virtuose. Il nuovo report denuncia questa “prova di forza istituzionale”, sottolineando che la Lombardia ospita un numero eccessivo di animali, in gran parte confinati in capannoni, con un modello che devasta ambiente, clima e salute pubblica, specialmente nel triangolo Brescia-Cremona-Mantova, e fa chiudere le piccole stalle.

In questo quadro, una transizione agroecologica del settore avrebbe un valore strategico: significherebbe accompagnare le aziende fuori dal modello “senza terra”, in cui gli animali dipendono da mangimi importati e da input esterni, verso sistemi che legano il numero di capi alla superficie disponibile, valorizzano il pascolo e riducono l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici. Significherebbe anche riequilibrare la distribuzione delle risorse pubbliche, premiando chi mantiene o ripristina elementi di biodiversità agricola e paesaggistica.

Perché serve abbandonare il modello degli allevamenti intensivi

Per invertire la rotta, lo diciamo da tempo, va fermata l’espansione di nuovi allevamenti intensivi e l’ulteriore aumento dei capi in quelli esistenti, accompagnata da un piano di riconversione agroecologica della zootecnia. L’idea è semplice: smettere di aggiungere pressione a un sistema già insostenibile e iniziare a usare risorse pubbliche per cambiarlo, non per alimentarlo nelle sue inefficienze.

Un cambio di rotta è anche uno strumento di giustizia economica: impedisce nuove espansioni industriali che schiaccerebbero ulteriormente i piccoli allevatori e le aree rurali, e apre spazio politico e finanziario per sostenere chi vuole ridurre le densità di animali, legare il numero di capi alla terra disponibile e produrre meno carne ma di migliore qualità.


Cosa significa transizione agroecologica nella zootecnia

Una transizione in chiave agroecologica non significa “fare un po’ meglio” l’allevamento intensivo, ma ripensare il ruolo degli animali nei sistemi agricoli

In pratica vuol dire:

  • ridurre il numero complessivo di capi allevati, per abbassare emissioni, fabbisogno di mangimi, antibiotici, pesticidi;
  • riportare gli animali sulla terra invece di tenerli relegati in capannoni di cemento, integrando pascoli, rotazioni colturali e uso di sottoprodotti, invece di basarsi su mangimi importati (spesso causa di deforestazione);
  • diversificare le produzioni, valorizzando razze rustiche, filiere corte e prodotti di qualità legati ai territori.

Questo approccio consente di diminuire la pressione sulla terra (meno mais e soia per mangimi, più colture alimentari e prati permanenti ricchi di biodiversità), ridurre l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici e migliorare la salute degli animali, riducendo anche il rischio di uso massiccio di antibiotici e di nuove crisi sanitarie.

Ripensare politiche e consumi

Perché questa transizione avvenga, servono politiche coerenti: spostare i sussidi dalla quantità di capi e dalla dimensione aziendale verso criteri ambientali e sociali, finanziare la riconversione degli allevamenti intensivi, e garantire un giusto prezzo ai prodotti provenienti da aziende più piccole e agroecologiche.

Ma serve anche un cambiamento nei consumi: ridurre complessivamente la produzione e il consumo di carne e latticini (ne consumiamo troppa, con conseguenze dirette anche sulla salute), privilegiando qualità, origine e modalità di allevamento è parte integrante della soluzione. Un modo per liberare terra, acqua e risorse per produrre più cibo, tutelare i territori rurali e sostenere gli allevatori che scelgono un approccio migliore verso ambiente e comunità.


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lunedì 30 marzo 2026

CiokoWine Fest: successo record con oltre 14.000 presenze

 



 

Il bilancio degli organizzatori: “Questa quarta edizione ha confermato il festival come piattaforma di scoperta delle eccellenze enogastronomiche, laboratorio di formazione e luogo di dialogo tra imprese e comunità, unendo enogastronomia, arte e cultura del territorio”.

 

Alcamo (TP), marzo 2026 - Si chiude con numeri importanti e un entusiasmo crescente la quarta edizione del CiokoWine Fest, che dal 19 al 22 marzo ha animato il centro storico di Alcamo, confermandosi come un appuntamento di rilievo nel panorama enogastronomico siciliano. Quattro giorni di festa, incontri e degustazioni che hanno registrato più di 14.000 presenze, con un pubblico sempre più attento alle eccellenze del territorio.

 

Eccellenze in degustazione: vino, cioccolato e prelibatezze del territorio

L’area espositiva del CiokoWine Fest ha registrato una forte affluenza, offrendo ai visitatori un’esperienza sensoriale completa. Le 16 cantine presenti, provenienti da tutta Italia – tra cui Adamo Bio, Augustali Wines, Az. Agr. Al Cantara, Cantina Chitarra, Dilegami, Ferreri, Gazze Rosse, Kaggera, La Collina del Casale, Manisca, Megaride Cantine Sommerse, Pizzitola, Sant’Antonio, Cantina Sartori di Verona, Tenute Maltese e Tonnino – hanno proposto in mescita circa 90 etichette, permettendo di assaporare il meglio della produzione vitivinicola nazionale.

Accanto al vino, diverse cioccolaterie provenienti da Modica, Catania, Barletta, Torino e persino dalla Costa d’Avorio hanno incantato il pubblico con barrette, cioccolatini, confetti, cubetti e dolci di ogni forma e dimensione, esaltando la versatilità del cioccolato come ingrediente d’eccellenza.

Non sono mancate le eccellenze agroalimentari siciliane: olio, marmellate, creme di nocciola, liquori artigianali, pasta, tartufi, salumi dei Nebrodi, formaggi tipici e dolci della tradizione, tra cui cannoli, cassate e sfince. Completavano l’offerta gli artigiani locali, impegnati nella lavorazione di pellame, ceramica e bigiotteria, per un totale di circa 80 espositori, trasformando l’area in un vero e proprio viaggio tra gusto, cultura e tradizione.

 

Masterclass e Show Cooking d’autore

Tra gli appuntamenti più apprezzati della manifestazione, le sei Masterclass e gli otto Show Cooking hanno registrato il tutto esaurito in pochi giorni, totalizzando circa 400 prenotazioni e confermando il forte interesse del pubblico per i contenuti esperienziali e formativi del festival.

Le masterclass, coordinate dal wine lover Gabriele Fiore, hanno visto alternarsi relatori e professionisti di primo piano del panorama enogastronomico: Enrico Grimaldi, sommelier FISAR; Francesca La Monica, rappresentante di Donne del Vino; Giovanni Di Giovanna, rappresentante di DOC Sicilia ed enologo di Cantine Cellaro; Christian Stanzial, sommelier AIS; Glenda Lo Giudice, sommelier FISAR; Elio Casley, bartender e docente dell’IISS “Danilo Dolci” di Partinico; Innocenzo Pluchino di CIOMOD; Paolo Chiavetta dell’Azienda Agricola Il Dono; Peppe Martinez del Panificio Martinez.

Straordinario successo anche per gli show cooking, coordinati dall’istrionico Peppe Giuffrè, interprete e ambasciatore dell’enogastronomia siciliana, che hanno portato sul palco tecnica, racconto e creatività attraverso il talento di Rosi Napoli de La Caupona di Trapani, Giuseppe Sole del Grand Hotel et Des Palmes di Palermo, Nicola Bandi dell’Osteria Il Moro di Trapani, Peppe Agliano de La Corte dei Mangioni di Marsala, Francesca Lombardo del Ristorante Timo – Cucina Mediterranea di Alcamo, Fabio Potenzano, chef e volto noto di È sempre mezzogiorno su Rai 1, e Santi Palazzolo, maestro pasticcere e ambasciatore dell’alta tradizione dolciaria siciliana.

Un programma che ha saputo coniugare divulgazione e valorizzazione delle eccellenze, rafforzando ulteriormente il ruolo del CiokoWine Fest come spazio di incontro tra pubblico e professionisti.

 

Formazione, Arte e Cultura

Il CiokoWine Fest ha rivelato in questa edizione la propria vocazione a essere non solo un evento enogastronomico, ma un contenitore di cultura e tutela del patrimonio territoriale.

Tra i momenti più significativi dell’edizione 2026, il rinnovo del gemellaggio tra Alcamo e Modica, città storicamente unite sotto la Contea dei Conti di Modica. L’incontro istituzionale “Alcamo e Modica: territori a confronto” ha visto la partecipazione del Sindaco di Alcamo Domenico Surdi e della Sindaca di Modica Maria Monisteri Caschetto, insieme agli organizzatori e allo storico Prof. Francesco Melia, che ha ripercorso le radici comuni e il legame tra i due territori. Presenti anche Domenica Ficano, già commissaria straordinaria del Comune di Modica, e il Presidente del Consiglio Comunale di Alcamo Saverio Messana.

Nella stessa mattinata è stata inaugurata al MACA la mostra Nicola Rubino. Armonia della forma tra Roma e Alcamo, curata dall’Ufficio Cultura, dedicata all’artista alcamese tra i protagonisti dell’arte italiana del Novecento. Un’esposizione che ha offerto al pubblico l’occasione di riscoprire il valore della produzione artistica del Maestro e il profondo legame con la città, testimoniato anche dai celebri bassorilievi in bronzo della settecentesca Porta Palermo, in piazza Bagolino.

A suggellare il dialogo tra arte, memoria e territorio, anche lo svelamento della nuova opera in cioccolato realizzata dal vivo dall’artista Elisa Corallo: una scultura di 36 kg di cioccolato fondente dedicata alla Chiesa del Collegio dei Gesuiti, che completa la trilogia artistica ispirata ai simboli identitari di Alcamo, dopo il Castello dei Conti di Modica e lo stemma cittadino, e che è stata donata alla città.

 

Convegni, formazione e giovani talenti

L’edizione 2026 del CiokoWine Fest ha dimostrato il suo ruolo di promotore di cultura e formazione ospitando due momenti di dibattito di grande rilevanza: i convegni “Oltre Stagione” e “Lex et Gustus”.

Il convegno “Oltre Stagione”, dedicato alla destagionalizzazione turistica, ha visto confrontarsi rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e delle associazioni di categoria, tra cui l’Assessore regionale alle Attività Produttive Edy Tamajo, la Presidente del Movimento Turismo del Vino Sicilia Federica Fina, Maria Elena Bello per le Cantine Duca di Salaparuta e Florio e Salvatore Ombra, Presidente di Airgest.

Il convegno giuridico “Lex et Gustus”, realizzato in collaborazione con AIGA e incentrato sulla tutela delle eccellenze agroalimentari, ha ospitato esponenti dell’avvocatura trapanese come Franco Messina (Presidente onorario della Camera Penale di Marsala), Ivana Spina (Tesoriere del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati), Paolo Visco (Presidente AIGA), Giuseppe Coraci (Membro del Direttivo AIGA), Dario Genovese (Consigliere della Camera Civile), insieme alla delegata IRVO Francesca Salvia. Al dibattito hanno contribuito anche esperti del settore enogastronomico come Peppe Giuffrè, ambasciatore dell’enogastronomia siciliana, e Innocenzo Pluchino, fondatore di Ciomod e produttore di Cioccolato di Modica e liquori artigianali siciliani.

 

Particolarmente significativa è stata la presenza delle scuole, protagoniste sia nei momenti formativi che nell’organizzazione del festival, con un ruolo attivo in masterclass, show cooking e workshop: PSPM Polo Scolastico “Piersanti Mattarella” di Castellammare del Golfo, IISS “Danilo Dolci” di Partinico, ITET “Girolamo Caruso” di Alcamo, Istituto Superiore “F. Ferrara” di Mazara del Vallo e ISISS “Abele Damiani” di Marsala. Questo coinvolgimento testimonia il valore educativo del CiokoWine Fest e l’attenzione rivolta alle nuove generazioni.

Un esempio concreto di sostegno ai giovani è arrivato dalla Cantina Sartori di Verona, che ha devoluto l’intero ricavato delle degustazioni dei quattro giorni di manifestazione a favore degli studenti delle scuole alberghiere presenti. “Essere accanto ai giovani per noi significa non solo trasmettere valori, ma poterli accompagnare in un percorso che possa permettere loro di sentirsi concretamente appoggiati”, hanno dichiarato i rappresentanti dell’azienda.

 

Notevole impegno profuso durante il concorso “Miglior Piatto CiokoWine” realizzato con il supporto della Federazione Italiana Cuochi, confermando l’importanza della formazione come leva strategica per il territorio. A vincere è stato l’IISS “Danilo Dolci” di Partinico con il piatto “Pera in rosso, tra contrasti e consistenze”, realizzato dall’allieva Alessia Groppuso, 17 anni, guidata dai professori Salvatore Sanfilippo e Patrizia Inzerillo. Eleganza, creatività e equilibrio tecnico hanno reso questo piatto il simbolo del talento emergente nel panorama enogastronomico siciliano.

 

Famiglie, bambini e attività esperienziali

Grande partecipazione anche da parte delle famiglie e dei più piccoli, protagonisti di un ricco programma di attività pensate per rendere il festival ancora più inclusivo. Molto apprezzato il CiokoGame Village, lo spazio di intrattenimento sicuro e creativo curato da Frappè Animazione, che ha accolto bambini e famiglie con laboratori, giochi e attività interattive per tutta la durata della manifestazione. A coinvolgere il pubblico anche la colorata CiokoParade, momento di festa e animazione diffusa che ha contribuito ad accendere il centro storico con energia.

Particolarmente significativo anche il successo dei CiokoLab, i laboratori dedicati ai più piccoli, che hanno unito divertimento e scoperta, avvicinando i bambini al mondo del cioccolato in chiave educativa e creativa. Tra i momenti più emozionanti, la partecipazione attiva dei bambini alla realizzazione di “Costruiamo il Castello del CiokoWine”, iniziativa simbolica che ha trasformato il gioco in esperienza condivisa, rafforzando il legame tra fantasia, territorio e spirito della manifestazione.

 

Visibilità mediatica di rilievo

L’edizione 2026 del CiokoWine Fest ha ottenuto ampia visibilità online, con uscite su testate giornalistiche regionali e nazionali, portali di settore e media territoriali, dirette radio.

Sul fronte digitale, l’edizione 2026 ha registrato risultati record: oltre 1,6 milioni di visualizzazioni complessive tra Facebook e Instagram e più di 12.000 interazioni, tra like, commenti, condivisioni e reazioni. Facebook si conferma il canale principale per traffico e scoperta dell’evento, con 1,1 milioni di visualizzazioni, una copertura di oltre 371.000 persone, quasi 10.000 click sui link e 1.324 nuovi follower. Ottime performance anche per Instagram, che ha superato le 537.000 visualizzazioni, con una copertura in crescita del 95%, 6.281 interazioni e 616 nuovi follower, confermandosi motore di coinvolgimento emotivo e di racconto live del festival.  Complessivamente, la community social del CiokoWine Fest è cresciuta di oltre 1.900 follower nel solo periodo evento, con picchi di attenzione registrati negli ultimi giorni grazie a reel, contenuti live e storytelling territoriale.

 

Il CiokoWine Fest si conferma come progetto culturale e territoriale capace di unire tradizione e innovazione, rafforzando il posizionamento della Sicilia occidentale come destinazione enogastronomica di qualità, anche al di fuori dei periodi di alta stagione.

Un ringraziamento speciale va agli sponsor, ai partner istituzionali, agli espositori, ai relatori, agli chef, alle scuole e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa quarta edizione, rendendo possibile un’esperienza condivisa di valore per il territorio, partendo dalla Regione Siciliana attraverso gli Assessorati del Turismo, Sport e Spettacolo, dell’Istruzione e della Formazione Professionale, delle Attività Produttive e dall'Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell'Agricoltura, Comune di Alcamo, Libero Consorzio Comunale di Trapani, IRVO – Istituto Regionale Vino e Olio, Unioncamere Sicilia, Camera di Commercio di Trapani, Garonna Service and Cash&Carry, Jcom Telecomunicazioni, Pasta & Conza, Terra del Sole – Sicilia Incoming, Facile.it, Edil Sider, Dara Sinergy, Airgest e Banca Don Rizzo.

 

Nella foto, lo staff di CiokoWine Fest 2026.

 

In piedi, da sinistra: Girolamo Elios Turano (videomaker), Peppe Giuffrè (coordinamento cooking show), Martina Romeo (ufficio stampa), Nadia Mulè (social media manager), Giuseppe Coraci (direttore operativo), Erasmo Antonio Longo (organizzatore), Giuseppe Fiore (organizzatore), Martina Russo (accoglienza ospiti), Marcella Ruggeri (moderatrice).

Seduti, da sinistra: Marco Cangelosi (fotografo), Dino Di Bona (responsabile cassa), Gabriele Fiore (coordinamento masterclass), Vincenzo Barbiera (capo servizio masterclass), Anna Paternostro (supporto servizio masterclass).


Associazione STS

https://www.associazionests.it/

FB: @associazionests

IG: @associazionests

CiokoWine Fest

https://www.ciokowine.it/

FB: @ciokowinefest

IG: @ciokowine_fest

 

Ufficio Stampa CiokoWineFest

Martina Romeo

Mail: press@ciokowine.it

M: +39 3401580828

 

Ufficio Stampa Comune di Alcamo

Paola Lombardo

Mail: ufficiostampa@comune.alcamo.tp.it

M: + 39 3334734146

Aver Cura è un habitus...

 

Applicato in agricoltura, alle aziende, alle persone, al territorio, alle risorse e agli strumenti

          Nelle pratiche di coltivazione e di allevamento, nella gestione delle attività aziendali, delle persone e dei relativi rapporti, della organizzazione delle attività, della sicurezza, della verifica della qualità del lavoro, della attenzione al territorio ed all’ambiente, del buon uso di macchine e strumenti, si adottano prassi, procedure, norme e regole che rischiano di rimanere vincoli scomposti, non sempre compresi e quindi non pienamente efficaci. A fondamento di tutto è necessario rigenerare costantemente una visione di insieme, un tendere ad armonizzare, che si matura in una postura basata sul principio dell’ “Aver Cura”.
L’Aver Cura è un habitus che è alla base di tutte le buone prassi e che la formazione di ogni dirigente, ogni collaboratore, ogni dipendente, ogni operatore deve perseguire.
La tavola rotonda si avvarrà di testimonianze significative di esempi di “aver cura” nella costruzione di rapporti positivi fra le persone, nelle aziende e nel territorio, oltre agli aspetti propri nella gestione delle degli strumenti e delle risorse: quattro imprenditori, una dirigente regionale dell’innovazione e formazione e una autorevole ricercatrice dell’economia e delle politiche agrarie.
Sul tema, prezioso sarà il messaggio di Sua Eminenza Cardinale Matteo Maria Zuppi.

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Piante industriali. Dal laboratorio al piatto

 


  


Il settore agroindustriale si trova oggi di fronte a una sfida senza precedenti: incrementare la biomassa edibile e la qualità dei prodotti ottenuti in campo in un contesto di crisi climatica e sostenibilità ambientale. Per rispondere a questa esigenza, la fisiologia vegetale compie un salto di paradigma, poiché non si limita a studiare il metabolismo dello sviluppo delle piante, ma cerca di implementare le loro risposte fisiologiche per allinearle alle necessità della filiera industriale.
Come avevamo anticipato in occasione del primo evento, centrato sulla produzione in campo, in questa seconda Giornata, l'obiettivo è - oltre all'inquadramento della fotosintesi, come fattore primario del metabolismo nei vegetali - mettere a fuoco tutti gli altri fenomeni metabolici utili al conseguimento di una produzione di qualità che giunga sino al tavolo del consumatore, salvaguardando la sua salute mediante una alimentazione adeguata.

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