venerdì 2 ottobre 2026

TRECASTAGNI SI PREPARA ALLA XXV EDIZIONE DELLA FESTA DEL CASTAGNO

 


 

Torna anche quest’anno uno degli eventi più attesi del panorama pedemontano. La “Festa del Castagno – Sapori d’Autunno” si prepara a tingere Trecastagni dei colori e delle fragranze della stagione e a deliziare turisti e visitatori delle specialità di un territorio tutto da scoprire.


La manifestazione, finanziata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento Regionale dell’Agricoltura, giunge quest’anno alla XXV edizione. Una felice tradizione che conferma il proprio ruolo fondamentale nella valorizzazione dei prodotti tipici locali, su tutti la castagna dell’Etna, nella promozione dei frutti della filiera agro-alimentare etnea, la diffusione della cultura rurale e la sensibilizzazione sui temi della sostenibilità ambientale coniugata ad un’idea di turismo esperienziale, in grado di esaltare le bellezze e il patrimonio storico-naturalistico locale.


 

Un progetto che vede in campo il coinvolgimento della Pro Loco, delle scuole e numerose associazioni di volontariato attive sul territorio.

Trecastagni, che ricade nel Parco dell’Etna, si presenta come una delle maggiori mete di richiamo del panorama etneo: il centro abitato a misura d’uomo e le sue peculiarità artistiche e architettoniche incontrano la sconfinata bellezza dei boschi di castagni, querce e lecci. Ambiente naturale della castagna, qui la preparazione di numerose ricette e prelibatezze si sposa con la lavorazione del legno e i mille prodotti dell’ingegno dell’artigianato locale.

Tutti i fine settimana d’ottobre, il cuore pulsante della centralissima Piazza Marconi e le vie del centro storico si coloreranno di stand espositivi e prodotti tipici, un caleidoscopio in cui convivono mercatini dell’artigianato e le eccellenze della buona tavola, tutte da scoprire e degustare: la castagna e le specialità culinarie ad essa collegate, il vino, il miele, la frutta di stagione.

L’atmosfera di festa sarà allietata dalla presenza di gruppi folkloristici, esibizioni musicali e passeggiate in costume tradizionale sul tipico carretto siciliano, a salvaguardia di una delle tradizioni più caratteristiche dell’isola.

E ancora street food, musica dal vivo, spettacoli, estemporanee di pittura, laboratori artistici per grandi e piccini, giochi, animazioni e ovviamente escursioni a Monte Ilice e passeggiate immersive nelle bellezze paesaggistiche del territorio.

“Ventisei anni fa abbiamo dato vita ad un evento che non è solo una bella tradizione locale, ma un volano di sviluppo e di promozione delle eccellenze locali” dichiara il Sindaco Edmondo Pappalardo “essere arrivati alla venticinquesima edizione ci mostra quanta strada abbiamo percorso e quanta ancora possiamo e dobbiamo percorrere per valorizzare un territorio invidiabile e che non cessa di attirare gli sguardi e l’attenzione di centinaia di turisti e visitatori. La Festa del Castagno si sposa con la nostra visione di turismo lento e sostenibile, di una territorialità capace di valorizzare le risorse e le identità locali. Ringrazio la Regione Siciliana per il sostegno tramite l’Assessorato Regionale all’Agricoltura, i commercianti e gli artigiani locali per l’impegno profuso, la Pro Loco e le associazioni protagoniste dell’imponente macchina organizzativa, gli uffici, il corpo dei Vigili Urbani e l’Arma dei Carabinieri per il loro impegno nella buona riuscita della manifestazione”

 

Giuseppe Di Mauro,

Portavoce Sindaco Trecastagni

Tessera ODG Sicilia N. 188784

366/4019280

“Festa di fine vendemmia” a Vigna di Pettineo

 

Un tuffo nei profumi, nei sapori e nelle radici della terra. Il prossimo 10 ottobre sarà festa per tutti a Vigna di Pettineo. Tra vini, salsicce e ricotta calda e tanta buona musica.

 

 

 

 

VITTORIA  In autunno, la vigna si veste di una luce morbida che esalta le tonalità dorate e ramate delle foglie e restituisce al paesaggio un’atmosfera di quiete e profonda armonia con la natura. È il momento in cui la terra, dopo mesi di cure, attese e fatiche, consegna i suoi frutti più preziosi. E non c’è modo più vero, più sentito, di celebrare questo rito se non ritrovandosi insieme, proprio lì, tra i filari che hanno visto mani esperte, sudore e passione trasformarsi in uve sorprendenti, ancora una volta, in questa annata 2026.

Sabato 10 ottobre, a partire dalle ore 20.30, la suggestiva Vigna di Pettineo, una delle contrade storiche del Cerasuolo di Vittoria DOCG, aprirà le sue porte per l’imperdibile Festa di fine vendemmia, una serata pensata per immergersi nei profumi della vigna, per respirare l’aria densa di mosto e brace, per ascoltare il crepitio del fuoco e il tintinnio dei calici. Una festa aperta a tutti, alle famiglie, ai bambini, a chi vuole tornare a vivere la celebrazione della vendemmia come si faceva un tempo: attorno al fuoco, ad arrostire la salsiccia, a condividere un bicchiere di vino, a ballare e cantare sotto le stelle.

 

La vendemmia, festa senza tempo

 

Un tempo, la fine della vendemmia non era solo un momento di riposo dopo settimane di lavoro nei campi. Era una festa. Ci si ritrovava in vigna, si accendeva il fuoco, si arrostiva la salsiccia fresca, si tagliava il pane appena sfornato, si spillava il vino nuovo. I bambini giocavano tra i filari, gli adulti brindavano all’annata appena conclusa, qualcuno prendeva la chitarra e si cominciava a cantare. Era la comunità che si riconosceva nella terra, nel lavoro condiviso, nel frutto collettivo. A Pettineo, questa tradizione non si è spenta. Anzi, ritorna, più viva che mai, per ricordare a tutti che la vendemmia non è solo un ciclo agricolo, ma un rito culturale, un momento di identità, di appartenenza.

 

 

Un percorso del gusto tra tradizione e maestria artigiana

 

Il programma gastronomico della serata è un vero e proprio viaggio sensoriale tra le ricette e i prodotti più amati della terra iblea. Si potrà assaggiare pane e salsiccia alla griglia, preparati con cura dalla Coop. Quoco, per garantire tutto il gusto autentico della brace, con il profumo inconfondibile della carne che sfrigola sul fuoco; la ricotta calda, preparata dal vivo con la maestria e i segreti di Rosario Petriglieri, stimato esperto di produzioni casearie tradizionali, che trasformerà il latte fresco in una nuvola bianca e profumata, da gustare ancora fumante. Un calice di vino di Vigna di Pettineo accompagnerà ogni pietanza con il giusto equilibrio, scoprendo le sfumature del Cerasuolo di Vittoria e degli altri vini prodotti dalla storica azienda vittoriese. Ci si concederà con un assaggio di mostata d’uva, l’immancabile e dolcissima regina delle feste autunnali che profuma di mosto, cannella, mandorle e di ricordi d’infanzia.

Ad animare l’atmosfera, la musica dal vivo dei Duettilascio? pronti a far divertire tutti i presenti con un repertorio che spazia dalla tradizione popolare alle note più contemporanee, sotto il cielo stellato della vigna.

 

 

Un invito a tutti: famiglie, amici… curiosi

 

L’iniziativa è aperta a tutti. Alle famiglie con bambini, che potranno divertirsi liberi tra i filari. Agli amici che vogliono ritrovarsi per una serata diversa, lontana dai locali affollati, immersi nella natura e nella convivialità. Ai curiosi, a chi vuole scoprire come si vive una vera festa di fine vendemmia perché, a Pettineo, la vendemmia non finisce con l’ultimo grappolo raccolto. Continua, si trasforma in festa, in condivisione, in memoria. E invita tutti a partecipare, a portare un sorriso, una canzone, un brindisi.

 

 

Info e prenotazioni

 

I posti sono limitati, per garantire a tutti la possibilità di vivere al meglio questa esperienza in vigna. È possibile richiedere informazioni e prenotare contattando il numero 0932 984771; dal lunedì al venerdì: dalle 8:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 18:00 e il sabato dalle 8:00 alle 13:00 (solo mattina).

Un’occasione unica per festeggiare la fine della vendemmia. Per riscoprire il valore della terra, del lavoro, della comunità. Per tornare a vivere la festa come si faceva una volta, ma con il cuore rivolto al futuro.







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Gianna Bozzali | Giornalista
 

giovedì 1 ottobre 2026

OTTOBRATA ZAFFERANESE 2026 giunta ormai alla 46^ edizione.

 

La manifestazione finanziata, per buona parte, dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea- Dipartimento Regionale dell’agricoltura e organizzata da un Comitato all’uopo costituito per organizzare l’evento.

La manifestazione diffonde, favorisce e valorizza i prodotti agricoli, agroalimentari, silvicolturali e le specialità gastronomiche della Sicilia.

Dedica attenzione alla salvaguardia e valorizzazione della biodiversità di varietà vegetali e animali locali e agli aspetti legati alla sostenibilità ambientale delle produzioni.

La manifestazione nasce dall'esigenza di creare una variegata offerta culturale artistica, ricreativa ed economica finalizzata alla qualificazione della vocazione turistica dei zafferanesi e dare così vita ad una accattivante opportunità per il turista che visitando il nostro territorio sarà motivato a fermarsi per ammirare le bellezze di Zafferana Etnea e riscoprirne i gusti e le tradizioni di un tempo della sicilianità.  Il Comune di Zafferana Etnea, riconoscendo il valore del proprio territorio, vuole far leva su strategie adatte che permettano di valorizzare e individuare le vere capacità di chi ha investito in questa terra, individuando quelle politiche che prevedono programmi e iniziative di sviluppo sostenibile del territorio e dell'economia stessa, valorizzando la varietà e la ricchezza dei prodotti alimentari come per esempio:

- mieli -funghi porcini dell’Etna -castagne-vino e derivati (mostarda e vino cotto, e dolci come i mostaccioli caratteristici dolci preparati con  crema di vino cotto)  -mele dell’Etna  le famose e profumate mele denominate gelati cola.

Prevede nell'ambito di eventuali show cooking e degustazioni l'esclusione o comunque la massima limitazione dell'impiego di materie plastiche, prediligendo altri materiali riutilizzabili e/o compostabili e/o comunque riciclabili, nonché ad adottare ogni utile accorgimento per ridurre lo spreco alimentare;

favorisce la messa in rete degli obiettivi di valorizzazione delle produzioni agricole, agroalimentari e silvicolturali con quelle di promozione dell'identità culturale, delle tradizioni del lavoro e dell'attrattività turistica.

Assicura l'accessibilità rendendo disponibili le informazioni relative ai prodotti e specialità oggetto dell'iniziativa anche in lingua inglese;

Quest’anno oltre le domeniche, nell’ambito della manifestazione, per Sabato 17 ottobre,  si terrà un trekking guidato a cura delle guide di FederEscursionismo Sicilia lungo l'antica trazzera che conduceva alla Val Calanna. Durante il percorso verranno illustrate le caratteristiche vulcaniche dell'Etna e la storia della lunga eruzione che ha interessato Zafferana Etnea. A seguire, la Schola Cantorum Aetnensis proporrà un concerto di canti di montagna e della tradizione. L'evento si concluderà con la degustazione della tipica mostarda calda e un assaggio di vino locale.  









 

El Niño sull’inverno italiano: cosa aspettarsi?

 El Niño, fenomeno climatico del Pacifico tropicale è tornato in azione e sembra promettere un inverno mite e piovoso in Italia e in gran parte dell’Europa. Ma è davvero così? Certamente El Niño ha effetti indiretti anche a migliaia di chilometri di distanza, ma prevederli con precisione, ad oggi, non è possibile. Quello che invece si può affermare con ragionevole sicurezza scientifica è che El Niño e il riscaldamento globale sono fenomeni i cui effetti si sommano, aumentando la probabilità che si verifichino eventi climatici estremi. 



Correva l’anno 1997 e, per la prima volta, i media italiani si occupavano in modo massiccio e generalizzato de El Niño, fenomeno climatico del Pacifico tropicale in grado di riversare i suoi effetti in gran parte del globo, direttamente o indirettamente. In quell’anno, infatti, l’Oceano Pacifico nella fascia tropicale si riscaldò a livelli eccezionali, dando vita a quello che fu ribattezzato “El Niño del secolo”. Condizioni analoghe (sotto alcuni aspetti anche peggiori) si sono poi verificate nuovamente circa 20 anni dopo, nel 2015, con il cosiddetto Super El Niño. Oggi, che di anni ne sono passati altri 10, siamo in una situazione analoga: El Niño è tornato ad attirare l’attenzione e a presidiare il flusso delle news. Cosa sta succedendo? Ancora una volta, un riscaldamento record, che polverizza i precedenti. Dei possibili effetti sul clima europeo di questo innalzamento si sta dicendo e scrivendo molto, spesso facendo confusione. C’è, ad esempio, chi dice che El Nino eccezionalmente caldo si tradurrà in un inverno molto freddo per il vecchio continente, e chi scommette, invece, all’opposto, su un dicembre e gennaio particolarmente miti. La verità, stavolta, non sta nel mezzo ma nella chiarezza. E soprattutto sta nel non lasciarsi prendere la mano dalla voglia di fare vaticini, limitandosi invece a stare sui dati scientifici. Proviamoci, partendo dalla base. O anche da un po’ prima.

Cos’è El Niño, di preciso?

Perché per capire bene che cos’è El Niño è opportuno partire dalla cornice di cui fa parte, cioè l’ENSO (El Niño–Southern Oscillation), il fenomeno climatico che descrive l’interazione tra acqua (oceano) e aria (atmosfera) nel Pacifico tropicale. 

L’ENSO si compone di tre condizioni principali: 

  • El Niño, che rappresenta la fase di riscaldamento delle acque; 
  • La Niña, che rappresenta la fase di raffreddamento delle acque;
  • una fase neutrale, durante la quale non prevalgono le caratteristiche di nessuna delle altre due. 

Non si tratta quindi di tre fenomeni distinti, ma di diverse fasi dello stesso ciclo climatico, l’ENSO appunto.

Ma scendiamo ancora un po’ nel dettaglio.

  • Durante la fase neutrale dell’ENSO, i venti alisei (venti planetari regolari e costanti) soffiano da est verso ovest e spingono le acque superficiali più calde verso l’Indonesia e l’Australia. Lungo le coste del Sudamerica, invece, risalgono dalle profondità acque più fredde e ricche di nutrienti, attraverso un processo chiamato upwelling ( o risalita dalle acque profonde)
  • Durante El Niño, invece, gli alisei si indeboliscono e, in alcuni casi, cambiano direzione. Le acque calde possono così spostarsi verso est e accumularsi nel Pacifico centrale e orientale, provocando un riscaldamento anomalo e persistente della superficie dell’oceano. Il livello raggiunto dalla temperatura superficiale definisce l’intensità del fenomeno, monitorata attraverso l’indice Niño 3.4, 
  • Infine, durante La Niña avviene, in generale, il contrario: gli alisei tendono a rafforzarsi, le acque calde vengono spinte maggiormente verso ovest e nel Pacifico centrale e orientale aumenta la presenza di acque superficiali più fredde.

Il ciclo ENSO non segue un calendario fisso. Le sue diverse fasi si alternano generalmente nell’arco di alcuni anni, ma con durata e intensità variabili. Un episodio di El Niño o La Niña può durare diversi mesi e, in alcuni casi, protrarsi per circa un anno o più. Tra un episodio e l’altro può esserci una fase neutrale.

Quali sono gli effetti de El Nino e dove si verificano

Veniamo ora alle conseguenze di questo fenomeno. Gli effetti di El Niño si manifestano innanzitutto nelle aree tropicali, dove il riscaldamento del Pacifico centrale e orientale modifica la distribuzione delle piogge e delle aree soggette a siccità. In Sudamerica, per esempio, gli studi basati sulle osservazioni della portata dei fiumi mostrano che durante gli episodi di El Niño aumenta sensibilmente il rischio di inondazioni nel bacino del Río de la Plata e il rischio di siccità nel bacino amazzonico. A livello globale, gli anni caratterizzati da El Niño sono inoltre associati a un aumento  di eventi climatici estremi, anche se gli effetti variano molto da una regione all’altra. Inoltre, El Niño influenza anche l’attività dei cicloni tropicali, tendendo a ridurre la formazione degli uragani nell’Atlantico e ad aumentarne l’attività nel Pacifico, oltre che modificando le condizioni atmosferiche che favoriscono lo sviluppo e il percorso di questi fenomeni. Il forte riscaldamento del Pacifico contribuisce infine ad aumentare la temperatura media globale, rendendo più probabile che gli anni caratterizzati da El Niño raggiungano valori termici particolarmente elevati.

Ci sono poi gli effetti a distanza, che possono arrivare anche in Europa, propagandosi attraverso onde atmosferiche. In questo caso, però, il legame è più debole e complesso e non si può parlare in termini di certezze ma di aumento delle probabilità. El Niño, infatti, non determina direttamente il tempo atmosferico di una singola giornata o di una singola stagione ma può modificare la probabilità che si verifichino determinate condizioni di venti e pressione atmosferica. Per questo motivo, alcuni episodi di El Niño, soprattutto quelli più intensi, sono stati associati a una maggiore probabilità di inverni europei più miti e a una riduzione delle occasioni di neve alle basse quote. Il rapporto, però, non è automatico, perché la risposta dell’atmosfera europea cambia da un episodio all’altro e dipende anche dalle condizioni presenti contemporaneamente negli altri oceani e nell’atmosfera.

Per chiarire ancora meglio la questione degli effetti di El Nino, può essere utile analizzare più da vicino cosa accadde a livello globale nei due precedenti storici già citati in apertura.

  • El Niño 1997. Tra la fine del 1997 e i primi mesi del 1998 l’indice Niño 3.4 superò i +2,3 °C, un valore che all’epoca non era mai stato registrato. Le conseguenze furono drammatiche in molte parti del mondo: inondazioni devastanti in Perù ed Ecuador, siccità estrema e giganteschi incendi in Indonesia e nel Sud‑Est asiatico, piogge torrenziali in Africa orientale e un inverno particolarmente piovoso e tempestoso in California. Si stimano circa 23.000 morti e danni per decine di miliardi di dollari. In Europa e in Italia il segnale fu più debole, ma l’inverno 1997‑1998 risultò complessivamente mite, con poca neve alle quote basse.
  • El Niño 2015. Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 l’indice Niño 3.4 raggiunse circa +2,6 °C. Gli impatti globali furono simili a quelli del 1997, ma con alcune differenze: siccità molto forte e incendi in Indonesia e Australia, piogge intense e inondazioni in parti del Sudamerica e della California, e un contributo decisivo a rendere il 2015 e il 2016 gli anni più caldi mai registrati fino ad allora. In Europa e in Italia il segnale rimase indiretto, ma l’inverno 2015‑2016 fu nel complesso mite, con temperature sopra la media e poca neve alle quote basse.


El Niño e i cambiamenti climatici

Quanto detto finora rende evidente come El Niño sia un fenomeno naturale e non una conseguenza del cambiamento climatico di origine antropica. Il suo ciclo fa parte della variabilità naturale del sistema climatico e si verifica da migliaia di anni. Il riscaldamento globale, però, si sovrappone a questa variabilità e può modificarne gli effetti. Durante un episodio di El Niño, infatti, il calore accumulato nell’oceano viene in parte trasferito all’atmosfera, contribuendo temporaneamente ad aumentare la temperatura media globale. Questo può rendere un determinato anno eccezionalmente caldo, ma non significa che El Niño sia responsabile della tendenza al riscaldamento osservata sul lungo periodo.

Il rapporto tra questo fenomeno e i cambiamenti climatici funziona soprattutto in un’altra direzione: un pianeta più caldo può amplificare alcuni effetti di El Niño. Un’atmosfera e un oceano più caldi, infatti, contengono più energia e più umidità, condizioni che possono rendere più intensi alcuni eventi estremi associati proprio a El Niño, come ondate di calore e precipitazioni intense. Non ci sono invece ancora sufficienti dati scientifici per affermare che il riscaldamento globale stia rendendo El Niño più frequente o più intenso.

In altre parole, El Niño non è una causa del cambiamento climatico, ma una naturale oscillazione climatica che oggi si manifesta all’interno di un sistema già più caldo. È questa sovrapposizione tra variabilità naturale e riscaldamento antropico che può contribuire a produrre alcuni degli anni e degli eventi climatici più estremi.

Cosa sta succedendo oggi e cosa succederà domani: da El Nino all’inverno europeo

Veniamo all’oggi, di cui tutti stanno parlando. A partire dalla primavera 2026, il Pacifico è entrato in una nuova fase di El Niño. Secondo il Climate Prediction Center della NOAA, a settembre 2026 l'indice Niño 3.4 ha raggiunto +1,8 °C nella media di agosto, mentre le anomalie delle acque superficiali superavano +3 °C nel Pacifico equatoriale orientale. Le condizioni atmosferiche osservate confermano che si tratta di un episodio ENSO pienamente sviluppato, destinato a rafforzarsi nei prossimi mesi. La NOAA, infatti, stima:

  • una probabilità superiore al 90% che El Niño raggiunga una intensità molto forte nell'autunno e nell'inverno dell'emisfero settentrionale 2026-2027;
  • una probabilità al 75% che entro dicembre si configuri un evento classificabile come storico (cioè con una media trimestrale del Niño superiore a +2,5 °C). 

La WMO, invece, prevede a sua volta:

  • un'intensificazione verso un episodio molto forte, con il picco atteso tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027;
  • una probabilità prossima al 100% che El Niño persista almeno fino a febbraio 2027.

C'è poi un elemento che rende il 2026-2027 particolarmente interessante ed è il contesto climatico nel quale El Niño si sta verificando, molto diverso da quello degli eventi del 1997-1998 e del 2015-2016. Infatti, la temperatura media globale è più alta e gli oceani sono più caldi. Questo, come detto, non significa che il cambiamento climatico abbia necessariamente reso El Niño più intenso o più frequente. Significa però che gli effetti di un El Niño molto forte si sommano oggi a un livello di temperatura di fondo più elevato. Il risultato può essere un aumento del rischio di eventi climatici estremi, soprattutto quando El Niño si sovrappone a condizioni locali già favorevoli a caldo, siccità o precipitazioni intense. Le prime osservazioni del 2026 mostrano proprio questa sovrapposizione. Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell'Unione Europea, ha rilevato che agosto 2026 è stato, insieme a luglio 2023, il mese più caldo mai registrato a livello globale, mentre la temperatura superficiale degli oceani extratropicali ha raggiunto un nuovo record (sempre ad agosto). Secondo il Copernicus Climate Change Service, questo risultato riflette sia il riscaldamento globale di fondo sia il forte El Niño in sviluppo nel Pacifico.

E l'Europa? Le prime previsioni stagionali, sempre firmate Copernicus, indicano, per l'inverno 2026-2027, una probabilità superiore alla media di temperature miti su gran parte del continente e di precipitazioni sopra la media in molte aree. È però importante non attribuire automaticamente questo scenario a El Niño. Le previsioni stagionali tengono infatti conto di molti fattori atmosferici e oceanici e la relazione tra ENSO ed Europa è meno stabile di quella osservata in altre regioni del mondo. La stessa analisi ECMWF 8 European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) mostra che la risposta europea agli episodi di El Niño varia sensibilmente da un evento all'altro.

Scopri il nostro impegno contro i cambiamenti climatici

 

Fonti

la canna da zucchero in Sicilia, una pianta identitaria

 

Il Dipartimento dell’assessorato regionale Agricoltura nell’ambito delle attività proprie della Rete Regionale Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura, ha avviato i lavori del Gruppo Tematico Canna da Zucchero nel 2022 Il Gruppo è stato attivato su proposta di un gruppo di stakeholder  

Partecipa ai lavori del Gruppo Tematico

L’iniziativa prende spunto del fatto che in Sicilia nel recente passato la coltivazione della canna da zucchero era abbastanza diffusa, come testimoniano tanti segni indelebili della coltivazione e prima trasformazione. L’obiettivo è quello di verificare se ci sono le condizioni per una reintroduzione, tenuto conto che le produzioni prodotte in altre parti del mondo, sono per così dire condite da potenti pesticidi.

Gli obiettivi generali dei Gruppi Tematici sono quelli di far interagire chi aderisce, ovvero aziende, enti di ricerca, università, enti pubblici e privati, fondazioni, associazioni, società agricole e cooperative, singoli esperti etc… Nello specifico gli obiettivi finalizzati al Gruppo Tematico sono:

– mantenere memoria storica, ed implementando con ricerche quanto di dominio pubblico

– creare archivi fotografici, con foto anche georeferenziate delle piante presenti in Sicilia e nel bacino del Mediterraneo

– creare una rete di informazioni, per generare interesse e sapere

– sviluppare interesse ed informare su eventuali bandi regionali, nazionali, europei ed extraeuropei, che possano interessare l’uso innovativo della canna da zucchero nel bacino del Mediterraneo

– condividere e scambiare informazioni tecnico-scientifiche tra Enti di Ricerca, Aziende, Università, Studenti, Testate Giornalistiche etc…

– creare e rendere fruibile un archivio attivo sempre implementabile con documenti che riguardano la cultura della Canna da zucchero

– realizzare lavori preparatori ed ufficiali come ad es. relazioni, etc…, da allegare a progetti

– realizzare laboratori esperenziali e campi dimostrativi.

 

ALLEVAMENTI INTENSIVI

 Quello che sta accadendo in Danimarca potrebbe segnare un passaggio importante nel dibattito europeo sugli allevamenti intensivi. Il nuovo governo ha deciso infatti di adottare una moratoria che vieta nuovi allevamenti intensivi di maiali e l’ampliamento di quelli esistenti.

Il provvedimento della Danimarca contro gli allevamenti intensivi

Il provvedimento è entrato in vigore il 23 settembre, non riguarda gli allevamenti biologici né quelli estensivi e sarà in vigore per 12 mesi. Nel frattempo, sarà formato un tavolo che riunisce settore agricolo, organizzazioni ambientaliste e parti sociali del comparto alimentare che, in sei mesi, dovrà definire le nuove regole per il futuro della suinicoltura, con standard più elevati di tutela del territorio e di benessere animale.

La moratoria non nasce dal nulla. Durante la campagna elettorale, il benessere degli animali – ma soprattutto gli impatti su acqua e salute del modello intensivo - è diventato una questione politica centrale, tanto da trasformare le elezioni di marzo nelle cosiddette “elezioni del maiale”. Una mobilitazione condotta da comitati locali, organizzazioni ambientaliste e forze politiche progressiste ha portato al centro del confronto le conseguenze di un modello produttivo tra i più intensivi d’Europa.



La situazione degli allevamenti intensivi danesi

La Danimarca alleva infatti circa 30 milioni di suinetti l’anno, in un Paese di poco meno di sei milioni di abitanti. Le scrofe danno alla luce regolarmente fino a 20 suinetti per figliata, ma hanno di solito 14 capezzoli (il numero di capezzoli varia a seconda della razza). Spingere la biologia di un animale a produrre più prole di quanta ne possa fisicamente nutrire causa non solo un grave stress fisico, ma anche un tasso di mortalità incredibilmente alto: circa 9 milioni di suinetti muoiono ogni anno in Danimarca, più di 25.000 al giorno.
La questione riguarda anche salute e l’ambiente: gran parte della superficie nazionale è destinato alla produzione di mangimi o ad ospitare allevamenti, invece di produrre direttamente alimenti per le persone, mentre grandi quantità di reflui zootecnici alimentano la contaminazione da nitrati delle falde e dell’acqua potabile.

Fermare gli allevamenti intensivi si può

La decisione danese mostra che una moratoria può essere uno strumento di responsabilità e non un atto contro gli allevatori. Serve a evitare nuovi investimenti sbagliati, aprire un confronto pubblico e orientare le risorse verso la riconversione, aiutando effettivamente il comparto agricolo. È proprio questo il punto: distinguere gli interventi che migliorano davvero le condizioni di allevamento, dagli ampliamenti che aumentano soltanto la scala produttiva, con impatti che ricadono sulla collettività.

Anche l’Italia è chiamata a confrontarsi con questa scelta. L’estate appena trascorsa ha mostrato la fragilità della zootecnia di fronte al caldo e alla siccità: pascoli compromessi, minore disponibilità di foraggi e acqua, aumento dei costi e calo delle produzioni. In alcune aree montane i danni ai prati e ai pascoli sono stati stimati tra il 40 e il 60%, mentre la produzione di latte e carne hanno registrato contrazioni significative. Questa crisi mostra quanto l’intero sistema sia dipendente da risorse sempre più instabili: acqua, mais, foraggi, energia e mangimi. Continuare a puntare sull’aumento dei volumi significa accrescere la vulnerabilità economica e ambientale delle aziende.

 

Non si tratta di eliminare l’allevamento, ma di ridurne e rimodellare la pressione complessiva, sostenere le piccole aziende, valorizzare i sistemi estensivi e biologici, tutelare biodiversità, acqua, suolo e clima e garantire un reddito dignitoso a chi produce. La Danimarca ha scelto di tracciare una linea chiara. Ora anche l’Italia dovrebbe decidere se continuare ad ampliare un modello fragile che sta facendo acqua da tutte le parti, o iniziare a costruire, con gli allevatori e i territori, un’altra idea di zootecnia.

venerdì 25 settembre 2026

EnoEtna 2026, la Piazza delle Eccellenze della Sicilia e dell’Etna

 


 

Dal 25 al 27 settembre a Santa Venerina la XXIX edizione della manifestazione dedicata alle eccellenze enogastronomiche, artigianali e culturali del territorio.

 

Si è svolta giovedì 17 settembre 2026, alle ore 16.30, presso la Casa del Vendemmiatore di via Trieste a Santa Venerina, la conferenza stampa di presentazione di EnoEtna 2026 – La Piazza delle Eccellenze della Sicilia e dell’Etna, manifestazione giunta alla sua XXIX edizione, in programma a Santa Venerina nelle giornate del 25, 26 e 27 settembre 2026.

 

EnoEtna si conferma una importante vetrina dedicata principalmente ai produttori vitivinicoli dell’area jonico-etnea, ma capace di valorizzare, più in generale, l’ampio patrimonio di eccellenze del territorio. Accanto ai vini dell’Etna, infatti, saranno protagonisti l’artigianato, i prodotti tipici e le produzioni agroalimentari di qualità, offrendo ai visitatori una panoramica delle realtà produttive che caratterizzano la Sicilia orientale e il territorio etneo.

 

Il programma della XXIX edizione propone un calendario articolato di iniziative pensate per coniugare promozione del territorio, cultura, enogastronomia, tradizione e spettacolo. Tra gli appuntamenti sono previste masterclass, degustazioni guidate, mostre, spettacoli, visite guidate e cene tematiche, occasioni per conoscere e apprezzare le produzioni e le peculiarità del territorio.

Particolare rilievo avrà anche la tradizione legata al mondo del vino con una tappa del Palio Nazionale delle Botti delle Città del Vino, manifestazione che coinvolge realtà vitivinicole e città italiane attraverso una singolare competizione dedicata alle botti.

Spazio inoltre al Palio delle Contrade, che vedrà confrontarsi i diversi quartieri di Santa Venerina, alla Via dell’Arte e alla suggestiva sfilata dei carretti siciliani, espressione di una tradizione che continua a rappresentare uno degli elementi identitari della cultura siciliana.

EnoEtna coinvolgerà anche il mondo della scuola e, in particolare, l’Istituto Alberghiero “Giovanni Falcone” di Giarre, sottolineando il valore della partecipazione delle nuove generazioni alla promozione della cultura dell’accoglienza, dell’enogastronomia e delle produzioni del territorio.

Non mancheranno i momenti dedicati allo spettacolo. Tra gli appuntamenti più attesi figura l’esibizione di Gianmarco Carroccia, protagonista di un viaggio musicale nelle canzoni di Lucio Battisti e Mogol, che arricchirà il programma della manifestazione con un omaggio a uno dei più importanti patrimoni della musica italiana.

EnoEtna 2026 si presenta dunque come un appuntamento capace di mettere in rete produttori, istituzioni, scuole, associazioni e realtà del territorio, attraverso un percorso che unisce promozione delle eccellenze, valorizzazione delle tradizioni e intrattenimento.

La realizzazione della manifestazione è resa possibile anche grazie al fondamentale contributo della Regione Siciliana – Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento Regionale dell’Agricoltura, a sostegno delle iniziative di valorizzazione delle produzioni agricole e delle eccellenze del territorio siciliano.

Appuntamento, dunque, a Santa Venerina dal 25 al 27 settembre 2026 per la XXIX edizione di EnoEtna, la Piazza delle Eccellenze della Sicilia e dell’Etna.


 

 

mercoledì 23 settembre 2026

la Sicilia lancia la Rete delle bollicine

 La Sicilia punta a trasformare la crescita della propria produzione spumantistica in un nuovo asset per l’enoturismo. Il percorso è stato avviato a Realmonte, nell’ambito di “Sicilia in Bolle”, con il convegno “Bollicine Siciliane. Dall’eccellenza enologica all’esperienza di un territorio”, promosso dall’Istituto Regionale dell’Olio e del Vino (IRVO) insieme all’Associazione Italiana Sommelier Sicilia. L’iniziativa ha segnato il debutto della Rete delle Bollicine Siciliane, un progetto destinato a mettere in connessione produttori, consorzi e istituzioni attraverso una dichiarazione d’intenti condivisa.

L’obiettivo è superare la semplice promozione delle singole etichette per costruire un’identità riconoscibile delle bollicine siciliane e farne il punto di partenza di nuovi itinerari enoturistici capaci di integrare vino, patrimonio culturale, paesaggio e gastronomia.

Una strategia di sistema

Giusi Mistretta

“La realtà delle bollicine siciliane ha ormai acquisito una propria identità”, ha affermato la commissaria straordinaria dell’IRVO, Giusi Mistretta. “Sono il risultato di territori unici, di vitigni autoctoni e internazionali interpretati con competenza e di imprenditori che hanno investito in qualità, innovazione e sostenibilità. Oggi è il momento di valorizzare questo patrimonio in maniera organica, costruendo un’immagine collettiva forte e riconoscibile”.

Secondo Mistretta, il Manifesto della Rete delle Bollicine Siciliane nasce proprio con questa finalità: favorire la collaborazione tra tutti gli attori della filiera e sviluppare un’offerta enoturistica coordinata che rafforzi la competitività del sistema vitivinicolo regionale sui mercati italiani e internazionali.

L’iniziativa si inserisce nelle strategie di sviluppo dell’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, con l’obiettivo di consolidare una crescita fondata sulla cooperazione tra imprese, consorzi e associazioni di produttori.

I numeri della produzione

I dati dell’Osservatorio IRVO 2025 fotografano un comparto ancora di dimensioni contenute ma in costante evoluzione. In Sicilia operano oggi 140 aziende produttrici di spumanti, tra Doc, Igt e vini varietali, con complessive 330 etichette presenti sui mercati nazionali e internazionali.

Dal punto di vista delle tecniche produttive, il 54% degli spumanti viene realizzato con Metodo Charmat e il restante 46% con Metodo Classico, segno di una produzione articolata che copre differenti segmenti di mercato.

Per quanto riguarda le denominazioni, il 49,1% appartiene all’Igt Terre Siciliane, il 29,3% alla Doc Sicilia e il 20,4% alla Doc Etna, quest’ultima protagonista della crescita più significativa degli ultimi anni. Nel 2018 rappresentava il 9,8% della produzione regionale di spumanti; nel 2025 ha raggiunto il 20,4%, trainata soprattutto dall’Etna Spumante Bianco.

Sul piano tipologico prevalgono nettamente gli spumanti bianchi, pari all’86% della produzione, mentre i rosati rappresentano il restante 14%.

L’enoturismo come leva di sviluppo

Per il presidente di AIS Sicilia, Francesco Baldacchino, il Manifesto rappresenta soprattutto uno strumento di collaborazione. “Il dialogo tra tutti i protagonisti del settore può trasformarsi in una visione condivisa per il futuro del vino siciliano”, ha spiegato. “Fare rete significa creare cultura, rafforzare il legame con il territorio e offrire alle Bollicine Siciliane una voce unica, autorevole e riconoscibile”.

L’idea è quella di costruire un’offerta che non si limiti alla degustazione del vino, ma colleghi le produzioni ai principali attrattori culturali e naturalistici della regione, creando percorsi capaci di attraversare i diversi territori vitivinicoli dell’Isola.

Un patrimonio da raccontare

La produzione spumantistica siciliana rappresenta oggi circa l’1% del vino imbottigliato nell’Isola. Una quota limitata che, tuttavia, non riflette il dinamismo del comparto, caratterizzato dall’ingresso di nuove cantine e da riconoscimenti sempre più frequenti nei concorsi internazionali.

La rete proposta dall’IRVO punta proprio a trasformare questa nicchia produttiva in un elemento distintivo dell’offerta turistica regionale, mettendo in relazione i vigneti con i grandi patrimoni della Sicilia: dall’Etna alle riserve dello Zingaro e di Vendicari, da Pantalica alla Valle dei Templi, passando per Selinunte, Segesta, Siracusa, la Villa Romana del Casale, i centri arabo-normanni e le città barocche del Val di Noto.

L’obiettivo finale è costruire un racconto unitario nel quale il vino spumante diventi la porta d’accesso per conoscere l’identità culturale, paesaggistica ed enogastronomica della Sicilia, rafforzando la competitività di un comparto che, pur rappresentando una quota ancora limitata della produzione regionale, mostra margini di crescita significativi.

La mappa degli areali

Sull’Etna, patrimonio Unesco, la viticoltura incontra la forza del vulcano. Qui il Nerello Mascalese, vinificato in bianco o in rosato, è protagonista degli spumanti DOC Etna prodotti con Metodo Classico e affinati sui lieviti per almeno 18 mesi. Carricante, Chardonnay e Pinot Nero completano un paesaggio enologico unico caratterizzato da microclimi e suoli lavici. È questo il territorio dei borghi in pietra nera, dei boschi e delle eruzioni laviche, in cui è possibile visitare il Parco dell’Etna, la Valle del Bove, la città di Catania, le Gole dell’Alcantara, la splendida Taormina, Naxos, Randazzo, Castiglione di Sicilia, i castelli di Aci Castello e Calatabiano.

Nella Sicilia Occidentale, tra Trapani, Marsala, Menfi e Agrigento, il viaggio attraversa territori aperti sul mare, dove Metodo Charmat e Metodo Classico valorizzano una grande varietà di uve: Grillo, Catarratto, Inzolia, Zibibbo, Grecanico, Chardonnay e Chenin blanc, accanto a Nero d’Avola, Pinot Nero e Pinot grigio. Il mosaico produttivo racconta la vocazione mediterranea dell’isola e i vitigni autoctoni che stanno conquistando fama internazionale.

In questo areale gli enoturisti potranno esplorare le riserve naturali delle Isole dello Stagnone di Marsala, le saline di Trapani e Paceco, Zingaro e Torre Salsa oltre che ammirare la Scala dei Turchi e l’area archeologica della Valle dei Templi, patrimonio UNESCO. Ci sono anche anche Torre Salsa, Mozia, Segesta, Selinunte, Erice, Sciacca e i borghi del Belìce con le testimonianze del Mediterraneo che accompagnano il viaggio del vino.

Nel cuore della Sicilia, tra Caltanissetta, Enna e l’entroterra d’Agrigento, vigneti e colline disegnano un paesaggio rurale dove Metodo Classico e Charmat danno vita a spumanti da Nero d’Avola, Pinot Nero, Grillo, Catarratto, Inzolia e Chardonnay. In questo territorio c’è la Villa Romana del Casale, patrimonio Unesco, e tra gli altopiani ci sono il Lago di Pergusa, i Monti Erei, Morgantina, Sabucina, il Castello di Lombardia, Mussomeli, Mazzarino e Sperlinga.

Nel Sud-Est dell’Isola, tra Ragusa, Siracusa e Noto, il Moscato bianco esprime il suo carattere aromatico, e il Nero d’Avola si trasforma in eleganti versioni rosate, in questo territorio è in crescita la produzione con Metodo Classico. È soprattutto in questo areale che l’enoturismo incontra il barocco, le cave calcaree, le antiche città greche. Tra i patrimoni Unesco della Sicilia qui c’è Siracusa con Ortigia, il Tempio di Apollo, il Duomo costruito sul Tempio di Atena il Parco archeologico della Neapolis e la Necropoli rupestre di Pantalica, e poi le città tardo-barocche del Val di Noto. Ma ci sono anche le riserve naturali di Vendicari, Cavagrande del Cassibile e la Foce del fiume Irminio.

Tappa cruciale del percorso è anche Pantelleria, la sua area naturale aspra e suggestiva è protetta, custodisce un patrimonio culturale immateriale Unesco: la pratica tradizionale della coltivazione della vite ad alberello. Nell’isola estrema e affascinante dei dammusi e dei giardini panteschi, si produce lo Zibibbo in purezza che racconta il sole, il vento e la natura attraverso spumanti prodotti prevalentemente con Metodo Charmat.

La Rete delle Bollicine Siciliane attraverserà questi areali e con nuovi intenti favorirà l’esplorazione degli itinerari dove l’enoturismo rivela una pluralità di paesaggi, vitigni e culture produttive e tesori che l’Isola custodisce. Ogni calice sarà il punto di partenza per scoprire la ricchezza biologica, agricola e culturale di una terra vocata all’accoglienza.

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