Stefania DeSantis
IL SAPORE DELL’IDENTITÀ
Intervista a Nino Sutera, ideologo della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, a margine del Talk Show promosso nell'ambito del Festival del Gattopardo 𝗫𝗫𝗜 𝗣𝗿𝗲𝗺𝗶𝗼 𝗟𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗜𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 "𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗧𝗼𝗺𝗮𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗟𝗮𝗺𝗽𝗲𝗱𝘂𝘀𝗮"
SANTA MARGHERITA DI BELÌCE – Nel cuore della Sicilia belicina, dove la memoria narrativa di Giuseppe Tomasi di Lampedusa vive in ogni scorcio, la letteratura e l'enogastronomia continuano a fondersi in un connubio indissolubile. Negli ultimi quattro anni, infatti, il prestigioso Premio Letterario Internazionale dedicato all'autore del Gattopardo ha vissuto una profonda evoluzione strategica: non più soltanto un celebre simposio accademico e d'élite di risonanza mondiale, ma un motore virtuoso di valorizzazione identitaria in cui la cultura della tavola si è affermata come coprotagonista d'eccellenza.
Un percorso innovativo e strutturato, nato dalla visione lungimirante dell’Amministrazione guidata dal Sindaco Gaspare Viola e dall’impegno costante e passionale dell’Assessore alla Cultura e Promozione del Territorio, Deborha Ciaccio. Un'intuizione politica e culturale che ha saputo radicare il patrimonio culinario gattopardiano nel tessuto sociale ed economico locale, culminata nella consacrazione della “Tavola del Gattopardo” ad “Ambasciatrice dell'Identità Territoriale” inserita nell'Atlante Nazionale del Cibo locale a cura della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo.
In attesa del Talk Show “La cucina del Gattopardo” e nel solco del dibattito che vede la cucina italiana patrimonio immateriale dell’UNESCO, abbiamo incontrato Nino Sutera, ideologo e animatore della Rete Nazionale Borghi GeniusLoci DeCo
L'Intervista
Dottor Sutera, nel capolavoro lampedusiano la tavola — con il celeberrimo timballo di maccheroni in prima fila — non è una semplice scenografia, ma un personaggio vivo. Che cosa rappresenta oggi “La cucina del Gattopardo”?
«Rappresenta una straordinaria architettura della memoria e dell’identità. Quando Tomasi di Lampedusa descrive l'ingresso del timballo a Donnafugata, non ci offre soltanto una ricetta: dipinge un affresco socio-culturale. È il punto di fusione perfetto tra l'opulenza della cucina baronale e la sapienza antica della terra contadina. La cucina del Gattopardo è la dimostrazione di come il cibo sia un bene culturale immateriale a tutti gli effetti. Oggi questa tradizione non è una nostalgica rievocazione, bensì un patrimonio vivente. Sotto la crosta dorata di quel timballo si cela il Genius Loci, ovvero l'anima irripetibile del territorio belicino che chiede di essere preservata,tutelata e tramandata.»
La Tavola del Gattopardo è stata insignita del titolo di “Ambasciatrice dell'Identità Territoriale”. Che valore racchiude questa investitura per Santa Margherita di Belìce?
«Non si tratta di una semplice medaglia celebrativa. È un’investitura di responsabilità culturale. Proclamare la Tavola del Gattopardo “Ambasciatrice” significa riconoscere al patrimonio enogastronomico la stessa dignità storica che attribuiamo a un monumento o a un palazzo nobiliare. Attraverso lo strumento della DeCo (Denominazione Comunale), abbiamo fornito alla comunità una vera carta d'identità. Il cibo diventa così il veicolo primario per raccontare il territorio fuori dai propri confini, promuovendo un modello di sviluppo ecologicamente e culturalmente sostenibile.»
Questo percorso si colloca all'interno del dibattito che vede la cucina italiana patrimonio immateriale dell’UNESCO. Qual è il filo rosso che lega la dimensione del borgo a quella globale?
«Il filo rosso è la comunità parlante. L'UNESCO non tutela i piatti pronti, ma i processi sociali, i saperi tramandati e il legame tra l'uomo e il paesaggio. La forza distintiva della cucina italiana nel mondo risiede nella sua straordinaria biodiversità culturale borghigiana. Santa Margherita di Belìce ne è un paradigma limpido: la narrazione letteraria si intreccia con i prodotti della terra, creando un'esperienza identitaria irripetibile. Senza la vitalità dei nostri borghi, ogni candidatura globale perde la sua linfa autentica. Noi difendiamo il diritto del territorio a fare cultura partendo dal proprio piatto.»
In un'epoca di profonda crisi per le aree interne, in che modo il modello GeniusLoci DeCo può trasformare la tradizione culinaria in una leva economica reale?
«Il cibo è oggi il principale catalizzatore del turismo contemporaneo. Il viaggiatore non cerca più il semplice consumo di un luogo, ma desidera "abitarlo" attraverso i suoi sapori. Tuttavia, senza narrazione identitaria, il prodotto tipico resta merce inerte. La DeCo certifica l'origine e l'anima di un prodotto. Quando un giovane investe sui grani antichi, sui dolci della tradizione identitaria o sul vini e sull'olio locale, compie un atto di presidio culturale del territorio. L'enogastronomia d'identità è la risposta più efficace e concreta contro lo spopolamento dei borghi.»
Per concludere: qual è la visione futura che la Rete dei Borghi GeniusLoci intende consegnare alle prossime generazioni?
«Restituire orgoglio consapevole alle nostre comunità. Vogliamo che i cittadini dei borghi si riscoprano custodi di un patrimonio universale. Citando il romanzo, si dice che "tutto cambia perché nulla cambi". Per noi la lezione è diversa: dobbiamo far evolvere i linguaggi della promozione affinché l'essenza dell'identità rimanga intatta. La Tavola del Gattopardo non è un reperto sotto vetro, ma un cantiere aperto di futuro, bellezza e riscatto per la Sicilia.»