NinoSutera
l'equilibrio tra promozione del "Made
in Italy" e dinamiche del mercato globale, fino al prezzo sorgente di
Luigi Veronelli
"Il prezzo sorgente è l’assunzione di responsabilità individuale del produttore. È il racconto dei suoi costi: la terra, la fatica, le macchine. È il prezzo dell'onestà." — Luigi Veronelli
1. Introduzione: La visione politica della sovranità alimentare
Negli ultimi anni, l’indirizzo politico nazionale ha posto un forte accento
sulla necessità di rimettere la produzione italiana al centro dell’agenda
economica, promuovendo i concetti di "Made in Italy" e sovranità
alimentare. Questa impostazione si fonda sull'idea di favorire i prodotti
nazionali e ridurre la dipendenza dalle importazioni, non solo per ragioni
economiche e occupazionali, ma anche per una questione di sicurezza alimentare
e tutela dell’identità produttiva.
Tuttavia, a fronte di questo orientamento, emerge un paradosso visibile nel
settore della grande distribuzione organizzata (GDO): la massiccia presenza di
prodotti ortofrutticoli esteri sui banchi dei supermercati, mentre il settore
primario nazionale segnala criticità strutturali. Il presente documento
analizza l'efficacia delle misure adottate, i dati economici reali e le
contraddizioni intrinseche tra gli obiettivi di indipendenza alimentare e le
logiche di mercato.
2. Le strategie istituzionali per il settore primario
L’attuale linea d’azione dell’esecutivo ha rivendicato un impegno
strategico per il rafforzamento delle filiere nazionali. Attraverso strumenti
normativi e stanziamenti significativi — come il fondo
"ColtivaItalia" da oltre 11 miliardi di euro — l'obiettivo dichiarato
è stato quello di consolidare la produzione interna, incentivare
l’imprenditoria giovanile e promuovere l’innovazione tecnologica.
Tale approccio si inserisce nel quadro della sovranità alimentare: un
concetto che, a livello accademico e politico, definisce il diritto dei popoli
a definire le proprie politiche agricole e alimentari, privilegiando i sistemi
locali di produzione e consumo rispetto alle fluttuazioni incontrollate dei
mercati globali.
3. Il paradosso della distribuzione: tra messaggi politici e scaffali
Nonostante la spinta verso l’autonomia produttiva, l’esperienza del
consumatore evidenzia una realtà differente:
·
Importazioni strutturali: Una quota rilevante
di prodotti freschi proviene dall'estero, specialmente nei periodi di bassa
stagione per le colture nazionali.
·
Logiche di mercato: La GDO opera in un contesto
globalizzato dove la continuità dell’offerta e la competitività dei prezzi sono
requisiti imprescindibili.
·
Deficit di copertura: Molte produzioni italiane, pur d'eccellenza, non
riescono a coprire l’intera domanda interna per l’intero anno solare, rendendo
l’importazione un passaggio necessario per garantire la varietà dell'offerta.
Questa frattura tra l'auspicio politico di un consumo esclusivamente
nazionale e la realtà commerciale mette in luce le difficoltà di tradurre il
"nazionalismo agricolo" in un’autosufficienza reale.
4. Analisi dei dati economici del settore agricolo italiano
Per una valutazione oggettiva, è necessario osservare gli indicatori
macroeconomici:
·
Valore Aggiunto: L’agroalimentare italiano rimane un
pilastro dell’economia europea. Nel 2024, l’Italia si è confermata ai vertici
dell’UE per valore aggiunto agricolo, superando i 42 miliardi di euro.
·
Investimenti: Le risorse dedicate alle filiere
strategiche mirano a migliorare l’accesso al credito e a modernizzare le
infrastrutture, con l'obiettivo di ridurre nel lungo periodo la necessità di
approvvigionamento estero.
·
Vocazione all’export: L’Italia è un leader mondiale
nell'esportazione di prodotti di alta qualità. Tuttavia, questa proiezione
internazionale non implica necessariamente una copertura totale del mercato
interno per i beni di largo consumo, creando uno sbilanciamento tra prodotti
d’eccellenza esportati e prodotti base importati.
5. I fattori determinanti delle importazioni
Le importazioni non sono il risultato di un fallimento politico isolato, ma
di fattori sistemici:
·
Stagionalità: La domanda dei consumatori è ormai
slegata dai cicli biologici naturali; le importazioni colmano i vuoti
produttivi stagionali.
·
Differenziale dei costi: In Italia, i costi di
produzione (energia, manodopera, conformità normativa) sono spesso superiori
rispetto a quelli dei competitor esteri, rendendo i prodotti d'importazione più
appetibili per le fasce di mercato sensibili al prezzo.
·
Integrazione Globale: In un’economia
aperta, l’interscambio commerciale è un elemento essenziale che permette alle
aziende italiane di accedere a materie prime non prodotte localmente in
quantità sufficiente.
6. Analisi critica della retorica della sovranità
La narrativa che identifica nel nazionalismo economico la soluzione
immediata alle criticità agricole appare semplificata. Le principali riserve
riguardano:
·
Tempi di attuazione: Gli investimenti strutturali richiedono
anni per modificare l'assetto produttivo e riflettersi sulle abitudini di
acquisto.
·
Riforme necessarie: La sovranità alimentare non può
prescindere da interventi profondi sulla logistica, sulla riduzione della
burocrazia e sull'abbattimento dei costi energetici, andando oltre la
dimensione puramente comunicativa.
·
Potere d’acquisto: Il dibattito pubblico ha evidenziato
come i rincari alimentari abbiano eroso il potere d'acquisto, rendendo spesso
difficile per il consumatore medio scegliere il prodotto nazionale, qualora
questo presenti un prezzo significativamente più elevato.
7. Conclusioni: Prospettive per il futuro del sistema agricolo
Il rafforzamento della sovranità alimentare rimane un obiettivo strategico
condivisibile, ma richiede un approccio pragmatico:
·
Gli investimenti correnti sono un passo necessario per consolidare il
settore e ridurre le dipendenze esterne più critiche.
·
Il richiamo all'identità nazionale, tuttavia, deve essere sostenuto da
politiche industriali che rendano la produzione italiana competitiva non solo
per qualità, ma anche per sostenibilità economica e distribuzione.
·
È indispensabile investire in tecnologie di precisione e infrastrutture
logistiche per accorciare le filiere e rispondere efficacemente alle sfide del
mercato globale.
Solo attraverso una strategia strutturale a lungo termine sarà possibile
armonizzare le ambizioni di tutela del "Made in Italy" con le
complesse dinamiche del commercio internazionale.
Per giungere a una sovranità alimentare che non sia
solo uno slogan politico, ma un pilastro sostenibile e duraturo
del sistema-Paese, è necessario affrontare una serie di criticità strutturali.
Queste sfide vanno ben oltre la semplice promozione del marchio e toccano nodi
economici, ambientali e geopolitici profondi.
Ecco le principali criticità individuate da un'analisi esperta:
1. Il cambiamento climatico e la
vulnerabilità delle risorse
La sovranità alimentare dipende innanzitutto dalla capacità di produrre.
Tuttavia, l'Italia è uno dei Paesi più esposti alla crisi climatica nel
Mediterraneo.
·
Scarsità idrica: La gestione delle risorse idriche è
spesso obsoleta. Senza infrastrutture moderne per lo stoccaggio e la
distribuzione dell'acqua (invasi, reti irrigue digitalizzate), la produzione
nazionale è destinata a contrarsi.
·
Eventi estremi: Siccità prolungate e alluvioni
improvvise decimano i raccolti, rendendo la "sovranità" un concetto
fragile se non supportato da politiche di adattamento climatico e assicurazioni
agevolate per gli agricoltori.
2. Il nodo del ricambio generazionale
Un sistema alimentare è sovrano solo se ha una forza lavoro stabile.
·
Invecchiamento dei conduttori: L'agricoltura
italiana ha una delle medie età più alte d'Europa. Senza un ricambio
generazionale efficace, molte aziende agricole chiuderanno, lasciando spazio
all'abbandono delle terre o all'acquisizione da parte di grandi fondi
d'investimento esteri.
·
Accesso alla terra e al credito: L'alto costo dei
terreni e la difficoltà per i giovani di accedere a finanziamenti rappresentano
barriere d'ingresso quasi insormontabili.
3. La dipendenza energetica e dai
fattori di produzione
È paradossale parlare di sovranità alimentare se il settore dipende
totalmente dall'estero per l'energia e gli input tecnici.
·
Costi energetici: La produzione e la trasformazione
agroalimentare sono energivore. Senza una transizione verso l'autonomia
energetica (agrisolare, biomasse), il settore resta ostaggio delle fluttuazioni
dei prezzi del gas e del petrolio.
·
Fertilizzanti e sementi: Una quota enorme di
fertilizzanti e sementi ibride proviene da pochi player globali. La vera
sovranità richiederebbe una ricerca pubblica forte sulle sementi e una
riduzione della dipendenza dalla chimica d'importazione.
4. Squilibri di potere lungo la filiera
(GDO vs Produttori)
La sostenibilità economica è il presupposto di quella alimentare.
·
Redditività agricola: Spesso il valore
aggiunto si concentra nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e
nell'industria di trasformazione, mentre ai produttori primari restano margini
minimi, talvolta inferiori ai costi di produzione.
·
Pratiche sleali: Nonostante le normative, la pressione
sui prezzi all'origine costringe molte aziende a uscire dal mercato, favorendo
l'importazione di materie prime a basso costo da Paesi con standard sociali e
ambientali inferiori.
5. Logistica e infrastrutture carenti
L'Italia sconta un "deficit logistico" che penalizza il prodotto
interno rispetto a quello importato.
·
Costi di trasporto: Spesso costa meno far arrivare la
frutta via nave dal Nord Africa o dal Sud America che trasportarla via gomma
dalla Sicilia al Nord Italia.
·
Digitalizzazione: La mancanza di una rete digitale
capillare nelle zone rurali impedisce l'adozione dell'agricoltura 4.0,
essenziale per ottimizzare le risorse e ridurre gli sprechi.
6. Vincoli internazionali e normativa europea
La sovranità alimentare nazionale deve scontrarsi con la realtà dei
trattati internazionali.
·
Mercato Unico e WTO: Le regole della concorrenza europea e
gli accordi del World Trade Organization impediscono politiche protezionistiche
dirette. La sfida è dunque proteggere il prodotto nazionale attraverso la
qualità e la tracciabilità, senza incorrere in sanzioni o guerre commerciali.
·
Standard divergenti: Gli agricoltori italiani devono
rispettare standard ambientali e sanitari molto rigorosi (giustamente), ma
spesso si trovano a competere nei supermercati con prodotti extra-UE che non
seguono le stesse regole, subendo una concorrenza sleale di fatto.
Sintesi delle Criticità
|
Area
Critica |
Impatto
sulla Sovranità |
Soluzione
Necessaria |
|
Ambiente |
Perdita
di raccolti e fertilità |
Piano
invasi e agricoltura di precisione |
|
Economia |
Abbandono
delle campagne |
Equa
distribuzione del valore nella filiera |
|
Demografia |
Fine
della tradizione produttiva |
Incentivi
reali per l'imprenditoria giovanile |
|
Energia |
Vulnerabilità
ai prezzi esteri |
Comunità
energetiche agricole |
Il
concetto di prezzo sorgente, ideato
da Luigi Veronelli
(filosofo, giornalista e "anarchico della terra"), rappresenta una
delle proposte più radicali e profetiche per il settore agroalimentare. In
un’ottica di sovranità alimentare, non si tratta solo di una questione
economica, ma di un vero e proprio atto politico di trasparenza.
Ecco una chiave di lettura strutturata per comprendere la
portata di questa visione:
1. Cos'è il Prezzo Sorgente?
L'idea di Veronelli è semplice nella sua formulazione ma
rivoluzionaria nell'applicazione: ogni produttore dovrebbe indicare in
etichetta il prezzo alla sorgente,
ovvero il valore al quale vende il prodotto (vino, olio, pasta, ect) al primo
acquirente della filiera o direttamente in cantina/azienda.
Questo dato, affiancato al prezzo finale sullo scaffale,
permette al consumatore di calcolare istantaneamente il ricarico (markup) applicato
dai vari intermediari (distribuzione, logistica, marketing).
"Il prezzo sorgente è l’assunzione di responsabilità
individuale del produttore. È il racconto dei suoi costi: la terra, la fatica,
le macchine. È il prezzo dell'onestà." — Luigi Veronelli
2. La Trasparenza come Pilastro della Sovranità
Nella prospettiva della sovranità alimentare, il prezzo
sorgente agisce come uno strumento di disintermediazione etica.
La chiave di lettura si articola su tre livelli:
·
Dignità
del Produttore: Spesso i piccoli
agricoltori sono l'anello debole della catena, costretti ad accettare prezzi
imposti dalla Grande Distribuzione (GDO). Il prezzo sorgente rivendica il
valore del lavoro agricolo.
·
Consapevolezza
del Consumatore: Trasforma l'acquirente
da soggetto passivo a "consum-attore", capace di distinguere tra un
prezzo alto dovuto alla qualità e un prezzo alto dovuto esclusivamente alla
speculazione commerciale.
·
Difesa
del Territorio: Rendendo evidente quanto
del prezzo finale resti effettivamente sul territorio (al contadino) e quanto
invece finisca in circuiti finanziari esterni, si promuove un'economia locale
più solida.
3. Confronto: Modello Standard vs. Modello Veronelliano
|
Caratteristica |
Modello di Mercato Standard |
Modello "Prezzo
Sorgente" |
|
Etichetta |
Indica solo il prezzo finale |
Indica Prezzo Sorgente +
Prezzo Finale |
|
Margini |
Opachi, a favore della
distribuzione |
Trasparenti, a tutela del
produttore |
|
Relazione |
Transazionale e impersonale |
Basata sulla fiducia e
sull'etica |
|
Obiettivo |
Massimizzazione del profitto
di filiera |
Giusta remunerazione della
"fatica" |
4. Criticità e Ostacoli all'Attuazione
Nonostante la forza etica della proposta,
l'implementazione del prezzo sorgente incontra resistenze significative:
1.
Resistenza
della GDO: I grandi distributori sono
restii a mostrare i propri margini, poiché ciò esporrebbe le inefficienze o le
speculazioni sui prodotti di massa.
2.
Variabilità
dei Costi: Per alcuni prodotti, il
prezzo sorgente può variare stagionalmente, rendendo complessa la stampa di
etichette fisse (problema parzialmente risolvibile con il digitale/QR Code).
3.
Quadro
Normativo: Le attuali regole europee
sulla concorrenza e sull'etichettatura non prevedono l'obbligo di trasparenza
sui margini di filiera, rendendo l'adozione una scelta puramente volontaria e
coraggiosa del singolo produttore.
5. Conclusione: Il Prezzo Sorgente oggi
Oggi, nell'era dei rincari alimentari e della crisi dei
redditi agricoli, il pensiero di Veronelli è più attuale che mai. Il prezzo
sorgente non è un attacco al commercio, ma una difesa della "humanitas"
contadina: garantisce che la sovranità alimentare non sia un concetto astratto,
ma un sistema dove chi coltiva la terra riceve il giusto riconoscimento e chi
mangia conosce la verità dietro ogni centesimo speso.
