venerdì 2 gennaio 2026

Sovranità alimentare e nazionalismo agricolo

 NinoSutera

 l'equilibrio tra promozione del "Made in Italy" e dinamiche del mercato globale, fino al prezzo sorgente di Luigi Veronelli

"Il prezzo sorgente è l’assunzione di responsabilità individuale del produttore. È il racconto dei suoi costi: la terra, la fatica, le macchine. È il prezzo dell'onestà." — Luigi Veronelli

1. Introduzione: La visione politica della sovranità alimentare

Negli ultimi anni, l’indirizzo politico nazionale ha posto un forte accento sulla necessità di rimettere la produzione italiana al centro dell’agenda economica, promuovendo i concetti di "Made in Italy" e sovranità alimentare. Questa impostazione si fonda sull'idea di favorire i prodotti nazionali e ridurre la dipendenza dalle importazioni, non solo per ragioni economiche e occupazionali, ma anche per una questione di sicurezza alimentare e tutela dell’identità produttiva.

Tuttavia, a fronte di questo orientamento, emerge un paradosso visibile nel settore della grande distribuzione organizzata (GDO): la massiccia presenza di prodotti ortofrutticoli esteri sui banchi dei supermercati, mentre il settore primario nazionale segnala criticità strutturali. Il presente documento analizza l'efficacia delle misure adottate, i dati economici reali e le contraddizioni intrinseche tra gli obiettivi di indipendenza alimentare e le logiche di mercato.

2. Le strategie istituzionali per il settore primario

L’attuale linea d’azione dell’esecutivo ha rivendicato un impegno strategico per il rafforzamento delle filiere nazionali. Attraverso strumenti normativi e stanziamenti significativi — come il fondo "ColtivaItalia" da oltre 11 miliardi di euro — l'obiettivo dichiarato è stato quello di consolidare la produzione interna, incentivare l’imprenditoria giovanile e promuovere l’innovazione tecnologica.

Tale approccio si inserisce nel quadro della sovranità alimentare: un concetto che, a livello accademico e politico, definisce il diritto dei popoli a definire le proprie politiche agricole e alimentari, privilegiando i sistemi locali di produzione e consumo rispetto alle fluttuazioni incontrollate dei mercati globali.



3. Il paradosso della distribuzione: tra messaggi politici e scaffali

Nonostante la spinta verso l’autonomia produttiva, l’esperienza del consumatore evidenzia una realtà differente:

·         Importazioni strutturali: Una quota rilevante di prodotti freschi proviene dall'estero, specialmente nei periodi di bassa stagione per le colture nazionali.

·         Logiche di mercato: La GDO opera in un contesto globalizzato dove la continuità dell’offerta e la competitività dei prezzi sono requisiti imprescindibili.

·         Deficit di copertura: Molte produzioni italiane, pur d'eccellenza, non riescono a coprire l’intera domanda interna per l’intero anno solare, rendendo l’importazione un passaggio necessario per garantire la varietà dell'offerta.

Questa frattura tra l'auspicio politico di un consumo esclusivamente nazionale e la realtà commerciale mette in luce le difficoltà di tradurre il "nazionalismo agricolo" in un’autosufficienza reale.

4. Analisi dei dati economici del settore agricolo italiano

Per una valutazione oggettiva, è necessario osservare gli indicatori macroeconomici:

·         Valore Aggiunto: L’agroalimentare italiano rimane un pilastro dell’economia europea. Nel 2024, l’Italia si è confermata ai vertici dell’UE per valore aggiunto agricolo, superando i 42 miliardi di euro.

·         Investimenti: Le risorse dedicate alle filiere strategiche mirano a migliorare l’accesso al credito e a modernizzare le infrastrutture, con l'obiettivo di ridurre nel lungo periodo la necessità di approvvigionamento estero.

·         Vocazione all’export: L’Italia è un leader mondiale nell'esportazione di prodotti di alta qualità. Tuttavia, questa proiezione internazionale non implica necessariamente una copertura totale del mercato interno per i beni di largo consumo, creando uno sbilanciamento tra prodotti d’eccellenza esportati e prodotti base importati.

5. I fattori determinanti delle importazioni

Le importazioni non sono il risultato di un fallimento politico isolato, ma di fattori sistemici:

·         Stagionalità: La domanda dei consumatori è ormai slegata dai cicli biologici naturali; le importazioni colmano i vuoti produttivi stagionali.

·         Differenziale dei costi: In Italia, i costi di produzione (energia, manodopera, conformità normativa) sono spesso superiori rispetto a quelli dei competitor esteri, rendendo i prodotti d'importazione più appetibili per le fasce di mercato sensibili al prezzo.

·         Integrazione Globale: In un’economia aperta, l’interscambio commerciale è un elemento essenziale che permette alle aziende italiane di accedere a materie prime non prodotte localmente in quantità sufficiente.

6. Analisi critica della retorica della sovranità

La narrativa che identifica nel nazionalismo economico la soluzione immediata alle criticità agricole appare semplificata. Le principali riserve riguardano:

·         Tempi di attuazione: Gli investimenti strutturali richiedono anni per modificare l'assetto produttivo e riflettersi sulle abitudini di acquisto.

·         Riforme necessarie: La sovranità alimentare non può prescindere da interventi profondi sulla logistica, sulla riduzione della burocrazia e sull'abbattimento dei costi energetici, andando oltre la dimensione puramente comunicativa.

·         Potere d’acquisto: Il dibattito pubblico ha evidenziato come i rincari alimentari abbiano eroso il potere d'acquisto, rendendo spesso difficile per il consumatore medio scegliere il prodotto nazionale, qualora questo presenti un prezzo significativamente più elevato.

7. Conclusioni: Prospettive per il futuro del sistema agricolo

Il rafforzamento della sovranità alimentare rimane un obiettivo strategico condivisibile, ma richiede un approccio pragmatico:

·         Gli investimenti correnti sono un passo necessario per consolidare il settore e ridurre le dipendenze esterne più critiche.

·         Il richiamo all'identità nazionale, tuttavia, deve essere sostenuto da politiche industriali che rendano la produzione italiana competitiva non solo per qualità, ma anche per sostenibilità economica e distribuzione.

·         È indispensabile investire in tecnologie di precisione e infrastrutture logistiche per accorciare le filiere e rispondere efficacemente alle sfide del mercato globale.

Solo attraverso una strategia strutturale a lungo termine sarà possibile armonizzare le ambizioni di tutela del "Made in Italy" con le complesse dinamiche del commercio internazionale.

 


Per giungere a una sovranità alimentare che non sia solo uno slogan politico, ma un pilastro sostenibile e duraturo del sistema-Paese, è necessario affrontare una serie di criticità strutturali. Queste sfide vanno ben oltre la semplice promozione del marchio e toccano nodi economici, ambientali e geopolitici profondi.

Ecco le principali criticità individuate da un'analisi esperta:


1. Il cambiamento climatico e la vulnerabilità delle risorse

La sovranità alimentare dipende innanzitutto dalla capacità di produrre. Tuttavia, l'Italia è uno dei Paesi più esposti alla crisi climatica nel Mediterraneo.

·         Scarsità idrica: La gestione delle risorse idriche è spesso obsoleta. Senza infrastrutture moderne per lo stoccaggio e la distribuzione dell'acqua (invasi, reti irrigue digitalizzate), la produzione nazionale è destinata a contrarsi.

·         Eventi estremi: Siccità prolungate e alluvioni improvvise decimano i raccolti, rendendo la "sovranità" un concetto fragile se non supportato da politiche di adattamento climatico e assicurazioni agevolate per gli agricoltori.

2. Il nodo del ricambio generazionale

Un sistema alimentare è sovrano solo se ha una forza lavoro stabile.

·         Invecchiamento dei conduttori: L'agricoltura italiana ha una delle medie età più alte d'Europa. Senza un ricambio generazionale efficace, molte aziende agricole chiuderanno, lasciando spazio all'abbandono delle terre o all'acquisizione da parte di grandi fondi d'investimento esteri.

·         Accesso alla terra e al credito: L'alto costo dei terreni e la difficoltà per i giovani di accedere a finanziamenti rappresentano barriere d'ingresso quasi insormontabili.

3. La dipendenza energetica e dai fattori di produzione

È paradossale parlare di sovranità alimentare se il settore dipende totalmente dall'estero per l'energia e gli input tecnici.

·         Costi energetici: La produzione e la trasformazione agroalimentare sono energivore. Senza una transizione verso l'autonomia energetica (agrisolare, biomasse), il settore resta ostaggio delle fluttuazioni dei prezzi del gas e del petrolio.

·         Fertilizzanti e sementi: Una quota enorme di fertilizzanti e sementi ibride proviene da pochi player globali. La vera sovranità richiederebbe una ricerca pubblica forte sulle sementi e una riduzione della dipendenza dalla chimica d'importazione.

4. Squilibri di potere lungo la filiera (GDO vs Produttori)

La sostenibilità economica è il presupposto di quella alimentare.

·         Redditività agricola: Spesso il valore aggiunto si concentra nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e nell'industria di trasformazione, mentre ai produttori primari restano margini minimi, talvolta inferiori ai costi di produzione.

·         Pratiche sleali: Nonostante le normative, la pressione sui prezzi all'origine costringe molte aziende a uscire dal mercato, favorendo l'importazione di materie prime a basso costo da Paesi con standard sociali e ambientali inferiori.

5. Logistica e infrastrutture carenti

L'Italia sconta un "deficit logistico" che penalizza il prodotto interno rispetto a quello importato.

·         Costi di trasporto: Spesso costa meno far arrivare la frutta via nave dal Nord Africa o dal Sud America che trasportarla via gomma dalla Sicilia al Nord Italia.

·         Digitalizzazione: La mancanza di una rete digitale capillare nelle zone rurali impedisce l'adozione dell'agricoltura 4.0, essenziale per ottimizzare le risorse e ridurre gli sprechi.

6. Vincoli internazionali e normativa europea

La sovranità alimentare nazionale deve scontrarsi con la realtà dei trattati internazionali.

·         Mercato Unico e WTO: Le regole della concorrenza europea e gli accordi del World Trade Organization impediscono politiche protezionistiche dirette. La sfida è dunque proteggere il prodotto nazionale attraverso la qualità e la tracciabilità, senza incorrere in sanzioni o guerre commerciali.

·         Standard divergenti: Gli agricoltori italiani devono rispettare standard ambientali e sanitari molto rigorosi (giustamente), ma spesso si trovano a competere nei supermercati con prodotti extra-UE che non seguono le stesse regole, subendo una concorrenza sleale di fatto.


Sintesi delle Criticità

Area Critica

Impatto sulla Sovranità

Soluzione Necessaria

Ambiente

Perdita di raccolti e fertilità

Piano invasi e agricoltura di precisione

Economia

Abbandono delle campagne

Equa distribuzione del valore nella filiera

Demografia

Fine della tradizione produttiva

Incentivi reali per l'imprenditoria giovanile

Energia

Vulnerabilità ai prezzi esteri

Comunità energetiche agricole


 

Il concetto di prezzo sorgente, ideato da Luigi Veronelli (filosofo, giornalista e "anarchico della terra"), rappresenta una delle proposte più radicali e profetiche per il settore agroalimentare. In un’ottica di sovranità alimentare, non si tratta solo di una questione economica, ma di un vero e proprio atto politico di trasparenza.

Ecco una chiave di lettura strutturata per comprendere la portata di questa visione:


1. Cos'è il Prezzo Sorgente?

L'idea di Veronelli è semplice nella sua formulazione ma rivoluzionaria nell'applicazione: ogni produttore dovrebbe indicare in etichetta il prezzo alla sorgente, ovvero il valore al quale vende il prodotto (vino, olio, pasta, ect) al primo acquirente della filiera o direttamente in cantina/azienda.

Questo dato, affiancato al prezzo finale sullo scaffale, permette al consumatore di calcolare istantaneamente il ricarico (markup) applicato dai vari intermediari (distribuzione, logistica, marketing).

"Il prezzo sorgente è l’assunzione di responsabilità individuale del produttore. È il racconto dei suoi costi: la terra, la fatica, le macchine. È il prezzo dell'onestà." — Luigi Veronelli


2. La Trasparenza come Pilastro della Sovranità

Nella prospettiva della sovranità alimentare, il prezzo sorgente agisce come uno strumento di disintermediazione etica. La chiave di lettura si articola su tre livelli:

·         Dignità del Produttore: Spesso i piccoli agricoltori sono l'anello debole della catena, costretti ad accettare prezzi imposti dalla Grande Distribuzione (GDO). Il prezzo sorgente rivendica il valore del lavoro agricolo.

·         Consapevolezza del Consumatore: Trasforma l'acquirente da soggetto passivo a "consum-attore", capace di distinguere tra un prezzo alto dovuto alla qualità e un prezzo alto dovuto esclusivamente alla speculazione commerciale.

·         Difesa del Territorio: Rendendo evidente quanto del prezzo finale resti effettivamente sul territorio (al contadino) e quanto invece finisca in circuiti finanziari esterni, si promuove un'economia locale più solida.


3. Confronto: Modello Standard vs. Modello Veronelliano

Caratteristica

Modello di Mercato Standard

Modello "Prezzo Sorgente"

Etichetta

Indica solo il prezzo finale

Indica Prezzo Sorgente + Prezzo Finale

Margini

Opachi, a favore della distribuzione

Trasparenti, a tutela del produttore

Relazione

Transazionale e impersonale

Basata sulla fiducia e sull'etica

Obiettivo

Massimizzazione del profitto di filiera

Giusta remunerazione della "fatica"


4. Criticità e Ostacoli all'Attuazione

Nonostante la forza etica della proposta, l'implementazione del prezzo sorgente incontra resistenze significative:

1.      Resistenza della GDO: I grandi distributori sono restii a mostrare i propri margini, poiché ciò esporrebbe le inefficienze o le speculazioni sui prodotti di massa.

2.      Variabilità dei Costi: Per alcuni prodotti, il prezzo sorgente può variare stagionalmente, rendendo complessa la stampa di etichette fisse (problema parzialmente risolvibile con il digitale/QR Code).

3.      Quadro Normativo: Le attuali regole europee sulla concorrenza e sull'etichettatura non prevedono l'obbligo di trasparenza sui margini di filiera, rendendo l'adozione una scelta puramente volontaria e coraggiosa del singolo produttore.


5. Conclusione: Il Prezzo Sorgente oggi

Oggi, nell'era dei rincari alimentari e della crisi dei redditi agricoli, il pensiero di Veronelli è più attuale che mai. Il prezzo sorgente non è un attacco al commercio, ma una difesa della "humanitas" contadina: garantisce che la sovranità alimentare non sia un concetto astratto, ma un sistema dove chi coltiva la terra riceve il giusto riconoscimento e chi mangia conosce la verità dietro ogni centesimo speso.

 

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