mercoledì 18 gennaio 2023

Rete Italiana per le Politiche Locali del Cibo

Pratiche e Progetti: Territori, Nuove Economie, Culture e Società in Transizione verso Sistemi del Cibo Sostenibili  


Il Dipartimento Agricoltura dell'Assessorato Regionale all'Agricoltura partecipa   alle iniziative promosse dalla Rete attraverso tavoli di lavoro che affrontano temi chiave come:

  • Cibo e paesaggio
  • Lotta agli sprechi e alle perdite alimentari
  • Comunità e distretti per le politiche locali del cibo
  • Rete Atlanti del Cibo
  • Consumi, stili di vita e sostenibilità
  • Mense e ristorazione collettiva
  • Povertà alimentare
  • Cibo e rigenerazione urbana
  • Progetti europei
  • Valutazione delle politiche locali del cibo
  • Food System Summit e relazioni internazionali  



Manifesto della Rete

Premessa: Perché una Rete Italiana per le Politiche Locali del Cibo

L’idea di creare una rete italiana incentrata sulle politiche locali del cibo nasce dalla necessità di affrontare le criticità dei sistemi agroalimentari globalizzati e favorire una transizione verso sistemi alimentari sostenibili e radicati nei territori. La Rete, istituita il 15 gennaio 2018 a Roma, si propone di sviluppare una “via italiana” alle politiche locali del cibo, valorizzando le specificità territoriali e culturali.

Politiche locali del cibo: principi guida

  1. Pluralità delle politiche: Il termine “politiche” al plurale riflette l’eterogeneità dei contesti locali e la necessità di integrare diverse competenze e prospettive. Le politiche locali del cibo includono approcci formali e informali, dall’alto e dal basso, e puntano alla trasformazione sostenibile dei sistemi alimentari.

  2. Dimensione locale: Le politiche locali del cibo devono superare la dicotomia urbano-rurale, integrando il continuum territoriale e le specificità socio-culturali. Esse promuovono una regolazione autonoma e radicata nei territori, rispettando i processi culturali e ambientali.

  3. Cibo come bene comune: Il cibo non è una semplice merce, ma un elemento centrale per il benessere collettivo. Le politiche locali devono considerare il cibo nella sua complessità, includendo valori nutrizionali, culturali, sociali, ambientali ed economici.


Visione e Contesto

Oggi, il sistema alimentare globale presenta disconnessioni tra produzione e consumo, con conseguenze negative per l’ambiente, la salute e la giustizia sociale. Per affrontare queste sfide, è necessario promuovere sistemi locali del cibo equi e sostenibili, che:

  • Migliorino la qualità nutrizionale e salutistica del cibo.
  • Riconnettano produzione e consumo.
  • Diffondano cultura alimentare e cittadinanza alimentare.
  • Rispettino le risorse ambientali e la dignità del lavoro.
  • Promuovano la sovranità e la democrazia alimentare.

Le politiche locali del cibo devono superare approcci settoriali, integrando dimensioni economiche, sociali e ambientali e favorendo una governance democratica che coinvolga tutti gli attori della società.


Obiettivi della Rete

La Rete si propone di:

  • Connettere idee, iniziative e ricerche sui temi del cibo.
  • Favorire il dialogo tra ricerca, politica e società civile.
  • Promuovere progetti di ricerca-azione radicati nei territori.
  • Orientare e stimolare le amministrazioni pubbliche nell’attuazione di politiche del cibo.
  • Collaborare con altre reti nazionali e internazionali per condividere esperienze e buone pratiche.
  • Sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica sulle necessità di un sistema alimentare sostenibile.

Attività della Rete

La Rete funge da piattaforma per:

  • Condivisione di ricerche, documenti e pubblicazioni.
  • Organizzazione di incontri, convegni, seminari e workshop.
  • Dialogo con altre reti internazionali.
  • Monitoraggio e valutazione delle politiche locali del cibo.
  • Promozione di iniziative di sensibilizzazione e animazione culturale sui temi del cibo.

Conclusione

La Rete Italiana per le Politiche Locali del Cibo si configura come un luogo di incontro e confronto democratico, volto a promuovere la transizione verso sistemi alimentari sostenibili, resilienti e radicati nei territori. Attraverso il coinvolgimento di ricercatori, amministratori, attivisti e cittadini, la Rete mira a costruire un futuro alimentare equo e rispettoso delle risorse e delle comunità.




martedì 20 dicembre 2022

Le prelibatezze identitarie di Sciacca

NinoSutera 

I due ambienti dove nacque la tradizione dolciaria siciliana furono la famiglia contadina e i monasteri. A Sciacca un tempo vi furono ben quattro monasteri, di cui il Monastero di Santa Maria dell’Itria, detto Badia Grande, ebbe grande importanza nel panorama monastico dell’Isola. A questo monastero sono legate due produzioni dolciarie tipiche saccensi: l’Ovamurina e le Cucchitedde. Al di là delle leggende o della storia di tali dolci, essi furono, come accadeva sovente in altri monasteri della Sicilia, mezzo di comunicazione tra chi dentro produceva i dolci e chi fuori li acquistava attraverso la “ruota”. Il valore del prodotto identitario, ed è il caso dei prodotti De.Co. sta nella storia  o nella leggenda narrante della tradizione identitaria, diversamente si tratta solo un mero prodotto commerciale, (tipico) ottimo, ma senza ne anima, ne storia, senza Genius Loci.

Con questi presupposti è nato il percorso Borghi GeniusLoci De.Co, elaborato dalla Libera università rurale dei saperi e dei sapori onlus, inserito tra gli esempi virtuosi del Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio e presentato al Poster Session del Forum Pa di Roma, all’Expo di Milano. Un percorso che prevede un  modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono territorio-tradizioni-tipicità-tracciabilità-trasparenza che rappresentano la vera componente innovativa, ma soprattutto rispettose delle direttive nazionali e comunitarie in materia. Va ricordato che i siciliani hanno avuto storicamente una propensione al consumo di dolci, tanto che in nessun’altra regione ne fu mai inventata, creata, realizzata un così grande quantità. L’abbondanza in fatto di dolci è legata alla ricchezza di prodotti che ci offre il territorio: farina, mandorla, pistacchio, miele, ricotta, e via dicendo. Tutti prodotti che rappresentano gli elementi principali nella preparazione di molti dolci siciliani.

Alcuni di questi prodotti sono stati introdotti in Sicilia dagli Arabi. Il primo ambiente in cui nasce la tradizione dolciaria siciliana è la famiglia contadina. Un’altra fonte di ispirazione dei dolci siciliani è l’ambiente monastico. Anticamente nei monasteri siciliani, di cui 21 nella sola Palermo, venivano preparate le specialità chiamate li cusi duci di li batii specialità tutt’oggi apprezzate e ricercate e che ora vengono prodotte dalle famiglie e dalle abili mani dei pasticceri. L’ambiente monastico, luogo di silenzio, dove le suore si dedicavano alla preghiera e alla contemplazione, era anche luogo dove le suore, in particolare quelle di clausura, si dedicavano alla preparazione di dolci, delle cui ricette erano alquanto gelose, tanto che molte di esse sono andate perdute. In Sicilia ogni festa ha il suo peculiare aspetto gastronomico.

Dagli Arabi, infatti, l’arte di preparare dolci si è trasferita nei conventi, dove è stata portata avanti con entusiasmo, talvolta anche eccessivo: è storico il provvedimento del Sinodo Diocesano di Mazara del Vallo che nel 1575 proibì la preparazione di dolci nei conventi, per non distrarre le monache dalle pratiche religiose durante la Settimana Santa. Nella città di Sciacca vi erano i monasteri dove le suore di clausura erano solite preparare dolci: il Monastero della Badia Grande, il Monastero di Santa Caterina, il Monastero delle Giummare e il Monastero della Chiesa di Loreto (o Badia Piccola). Tra i principali dolci, simbolo della pasticceria saccense, vi sono Ova murine e Cucchitedde.

Le ovamurina

 Sono a base di uova, cacao amaro, mandorle tostate e poi schiaccciate con il matterello: nella preparazione veniva fatta come una frittatina, simile alla crepes, in cui le mandorle schiacciate appaiono come macchie bianche nel composto scuro, ricordando così il pesce murina da cui appunto il dolce prende il nome. Queste frittatine poi, arrotolate come un cannellone, vengono farcite con una crema al latte, comunemente chiamato biancomangiare aromatizzato con cannella e zuccata e pezzetti di cioccolato fondente. La ricetta è stata inventata dalle monache del convento della Badia Grande come alternativa estiva ai cannoli: la ricotta con il caldo non si conserva bene, così si è pensato a un ripieno di crema di latte (e a un altro involucro). Il nome? Le «ova» sono quelle della frittatina, che è scura, «murina» in siciliano

Le cucchitedde

Anche le cucchitedde sono a base di mandorle sgusciate e spellate, dopo essere fatte asciugare per oltre 24 ore in modo da perdere tutta l’umidità. Il tempo dunque era elemento importante, oltre l’amore nel realizzarle. Le mandorle ben asciutte poi venivano macinate e cucinate nello zucchero fatto sciogliere e portato alla cotture del filo grosso, cioè fatto sciogliere con cottura di pochi minuti e successivamente si stendeva su un piano di lavoro di marmo, non appena tiepidi si iniziava a lavorare l’impasto con la spatola di legno. La pasta di mandorla, dopo essere stata impastata e lasciata raffreddata, si prende a palline e schiacciandola con le mani si riempie di zuccata di zucca bianca, ovvero quella di tenerume come viene chiamata nel linguaggio comune. Racchiusa questa cucchitella, le si dà una forma ovale a cucchiaio.

In alcune versioni si parla di dolce a cui la forma veniva data con due cucchiai, ma le monache di clausura facevano anche delle forme a cuoricini quando erano richieste dai fidanzati. La ghiaccia reale o velata veniva posta sopra i cucchitelli, un’altra versione è quella con lo zucchero a velo e un’altra ancora è la cucchitella nera, preparata con cacao. Dopo il 1860, con l’incorporazione dei beni ecclesiastici da parte dello Stato, la preparazione dei dolci e la vendita divenne l’unica fonte di sostentamento per le suore e alcune di esse continuarono vita monacale fuori dai conventi, in abitazione private.

martedì 29 novembre 2022

ERP-italy European Rural Parliament Italy

 

Al via i lavori del Parlamento Rurale Europeo Italia




 Che cos’è il Parlamento Rurale Europeo (ERP)?

Una struttura politica, ma non partitica. 'Parlamento rurale' non è una parte formale del governo, né è un parlamento nel senso di un organo legislativo o decisionale. Si tratta di un processo 'bottom-up' di coinvolgimento e dibattito tra il popolo rurale e politici, per consentire una migliore comprensione, politica più efficace e di azione per affrontare le questioni rurali.
Un Parlamento rurale è un processo che fornisce opportunità per le persone con un interesse per le comunità rurali per condividere idee, prendere in considerazione i problemi e le soluzioni. Il Parlamento rurale permette a persone e decisori di lavorare insieme su questioni prioritarie per sviluppare soluzioni nuove e creative. Rafforza la voce delle comunità rurali e li aiuta a influenzare le decisioni che le riguardano. Il suo successo in Europa negli ultimi 20 anni ha ispirato l'avvio di un Parlamento rurale in ogni stato.

Dopo il formale riconoscimento da parte del Parlamento Rurale Europeo (ERP), l’ERP-ITALY sta lavorando per pianificare e organizzare la sessione inaugurale che avrà luogo nella primavera del 2023.

 

Chi può partecipare al Parlamento rurale?

I membri possono essere organismi, istituzioni, organizzazioni pubbliche e private, associazioni, GAL, reti informali, singoli individui, ecc., che hanno a che fare, a vario titolo, con le politiche di sviluppo rurale (es.: agricoltura e agroalimentare, artigianato, cultura, turismo, MPMI, paesaggio rurale, servizi socioeconomici, socioambientali e socioculturali rurali, ecc.), purché non legati da alcuna forma di controllo o dipendenza ad enti governativi. 


Puoi segnalare il tuo interesse ad aderire alla sezione italiana del Parlamento Rurale Europeo compilando il form on-line disponibile
 qui.
 














































 



domenica 27 novembre 2022

Neorurali; una sfida avvincente

 NinoSutera


Nel 2021 l'Assessorato Regionale all'Agricoltura ha istituito l'Osservatorio Neorurale 







La neoruralità rappresenta uno dei tratti culturali caratteristici della nostra epoca,
una reazione alla crisi della società occidentale: crisi che è insieme ecologica, sociale
etica e morale. La manifestazione più vistosa è il movimento a favore della
rinaturalizzazione urbana e le iniziative di valorizzazione residenziale e turistica  creativa
del territorio rurale, ma soprattutto alla riscoperta delle radici dell’antica
civiltà contadina. In molti Paesi europei compresa l'Italia, si moltiplicano le
esperienze ed è in continua crescita il numero di cittadini che abbandonano le città e
vanno ad abitare in campagna dove possono godere di una casa individuale con
abbondante verde circostante, di cibi genuini, e ritmi tranquilli.
Oggi sono quasi ventitré milioni gli italiani (il 40% del totale) che vivono in comuni
definiti rurali (con meno di trecento abitanti per chilometro quadrato): circa
cinquecentomila in più rispetto a dieci anni fa. Il territorio italiano è di 30 milioni di
ettari: 12,7 milioni sono coltivati, 10,5 milioni sono costituiti da boschi, 2,7 milioni è
fatto di città.
Fenomeno di questi anni è Downshifting, cioè per cui molti lavoratori stanno
scegliendo di andare a vivere in campagna, dove fanno un lavoro con un salario più
basso, minori impegni e maggior tempo libero. Datamonitor, agenzia londinese che si
occupa di ricerche di mercato, stima che in tutto il mondo i lavoratori inclini a fare
downshifting sono 16 milioni. Ogni anno, circa 260 mila cittadini britannici fanno
una scelta di vita che va in quella direzione. Nel 2008, il ministero dei Servizi sociali
australiani ha stimato che sono almeno un milione le persone, tutte comprese nella
fascia di età tra i 25 e i 45 anni, che hanno deciso di scalare una marcia. La stragrande
maggioranza (circa il 79%) lo ha fatto non solo cambiando lavoro, ma anche
scegliendo di abbandonare la città per trasferirsi al mare e in campagna. 
In Francia,
infatti, li chiamano néo-ruraux, neorurali: uno studio di Ipsos France dice che erano
100 mila nel 2008 e quasi il triplo l’anno successivo.

Per il sociologo Corrado Bareris, autore del libro La rivincita delle campagne
(Donzelli): «Per i protagonisti dell’esodo, cinquanta, sessant’anni fa, la città era il
paradiso: coppie costrette a vivere in ammucchiata si amarono in riservatezza; le
donne decisero cosa mangiare senza chiederlo alla suocera; perfino la fede fu
praticabile senza il controllo del parroco. Poi ci si è accorti che, se si ricreano alcuni
aspetti dell’antica società fuori del suo contesto di miseria, le persone con cui si
litigava erano quelle con cui si scherzava e rideva; l’occhio che faceva i conti nelle
tasche del vicino era quello che lo proteggeva anche dai ladri».
Secondo le stime il mercato dei casali di campagna resiste alla crisi del mercato
immobiliare, con quotazioni stabili rispetto a un anno fa. Le soluzioni più richieste
sono i rustici da restaurare, con terreno, e le cascine già ristrutturate secondo il gusto
moderno. Il prezzo di immobili di questo tipo può variare molto da zona a zona. . La
più cara è la Toscana (tra i 3 mila e i 4 mila euro al metro quadrato per stabili
ristrutturati, tra i 1.300 e i 1.800 per quelli da ristrutturare)
Un’area neorurale è il luogo ideale dove il futuro, nascosto e mimetizzato, si innesta
su un territorio antico e incontaminato, tra mare e monti, si integra perfettamente con
le aziende e le imprese, contornati da giacimenti enogastronomici d’eccellenza, in un
ottica multifunzionale dell’azienda agricola

sabato 12 novembre 2022

Biancavilla Etna Wine Forum


Centrati gli obiettivi di partecipazione e informazione sui valori vitivinicoli del territorio e sull’economia agricola e turistica dell’Etna. Biancavilla intende affermare una sua funzione di coesione e sviluppo, centrato sul vino e le produzioni tipiche di questo versante della ‘Grande Muntagna’. Il Sindaco Antonio Bonanno: “Il Sud-Ovest del vulcano riafferma il suo ruolo nella valorizzazione enologica del territorio. Indispensabile una revisione del perimetro dei nostri territori, includendo vigne e terreni storicamente presenti in questo areale e, ancora oggi, restate escluse”.

https://www.rainews.it/rubriche/tg2week-end/video/2022/10/TG2-Week-End-del-29102022-15dc707d-e641-40a6-a2fd-4ff11aa31165.html 

Catania, 18 Ottobre 2022 - Oltre 2.000 winelover e operatori della ristorazione presenti, 35 aziende partecipanti e contenuti di alto profilo per un grande racconto enologico su Biancavilla e il territorio sud-ovest della DOC Etna. Da sabato 15 a domenica 16, con una appendice lunedì 17 ottobre dedicata alla ristorazione locale, Biancavilla è diventata una piccola capitale del vino di qualità, offrendo una serie di iniziative – tra cui percorsi di visita e degustazioni - che, in questo specifico territorio, non trova precedenti, consegnando ad una comunità di imprenditori agricoli e non solo,  quel laboratorio di idee e di esperienze che il Forum di Biancavilla intende essere: un appuntamento stabile condiviso da tutti gli attori che possono concorrervi (dalle Università al Consorzio di Tutela dell’Etna DOC, alla Camera di Commercio di Catania, ma anche l’I.R.V.O. della Regione Siciliana e l’Assessorato all’Agricoltura) sull’Economia del Vulcano.

 https://www.rainews.it/rubriche/tg2siviaggiare

Un progetto che sposa in pieno l’intenzione di creare un vero e proprio Osservatorio, in grado di raccogliere dati ed analizzarli scientificamente, come previsto nel Programma della DOC Etna. Biancavilla si candida ad esserne la sede, con spirito di servizio e coesione insieme a tutto il territorio dell’Etna e a tutte le sue principali produzioni agricole di tradizione: le arance rosse dell’Etna, il Ficodindia, la frutta tipica come la Mela Cola e la Pera Coscia, ma anche i Pistacchi di Bronte e quanto altro ancora connoti e valorizzi l’agricoltura sulla ‘Grande Muntagna’. Prodotti che varcano stabilmente i confini italiani per raggiungere mercati lontani e che costituiscono la struttura, insieme al turismo, dell’intera economia dell’Etna.

 


Un areale, quello della DOC Etna, di gran pregio, con vigneti e palmenti che raccontano una storia secolare fondata sull’iniziativa di famiglie che, di generazione in generazione, hanno saputo affermare con qualità e rigore produttivo, l’identità enologica del versante sud/sud-ovest del Vulcano: “Siamo la terza porta dell’Etna e punto di riferimento per la viticoltura alle pendici dell’Etna – sottolinea il sindaco di Biancavilla, Antonio Bonanno - La prima edizione del Biancavilla Etna Wine Forum ha voluto affermare l’identità di questo straordinario territorio, dando valore ai tanti produttori che hanno deciso di insistere su questo versante”.

 


Importante, inoltre, l’aspetto di proiezione sul marketing e sull’internazionalizzazione grazie al coinvolgimento di Italian Taste Summit con un workshop dal titolo “Export dei vini dell’Etna Doc, declinazioni dei caratteri territoriali e la loro promozione specifica” che ha visto l’intervento di Joanna Miro, CEO di Wine Global Aspect e diversi produttori che hanno partecipato attivamente alla prima edizione di Biancavilla Etna Wine Forum. Sempre nella giornata di Sabato Matteo Gallello ha guidato una storica degustazione verticale di Etna Bianco di Masseria Setteporte e la Master of Wine Susan Hulme ha raccontato le peculiarità di Biancavilla in una apprezzatissima degustazione con dodici etichette rappresentative del territorio. Giornata clou Domenica 16 Ottobre con la presenza di oltre trenta cantine partecipanti, le associazioni del mondo della sommellerie e poi le enoteche, i ristoranti ed i giornalisti della critica enologica nazionale ed internazionale ed un pubblico selezionato di oltre 2.000 persone nella suggestiva cornice di Villa delle Favare con i banchi di assaggio. Nella giornata conclusiva, una mattinata di formazione per i ristoratori locali che hanno potuto incontrare i produttori di Biancavilla nell’ottica di una maggiore sinergia e crescita del territorio nel segmento eno-gastronomico ed eno-turistico.

 https://www.rainews.it/rubriche/tg2eatparade/video/2022/11/Tg2-Eat-Parade-del-11112022-47d1ab1b-d969-4638-871b-364b90c509bc.html

Hanno preso parte alla prima edizione di Biancavilla Etna Wine Forum, l’Associazione Italiana Sommelier, l’Associazione Nazionale Assaggiatori di Vino, le cantine di Biancavilla e dell’Etna (Agata Santangelo, Barone di Villagrande, Cantine di Nessuno, CVA Canicattì, Duca di Salaparuta, Eudes, Feudo Cavaliere, Firriato, Foti Randazzese, Generazione Alessandro, Giovinco, Grottafumata, Le due Tenute, Masseria Setteporte, Murgo, Nicosia, Papale, Pietrardita, Planeta, Podere dell’Etna Segreta, Quinto Arco, Re Ruggero, Serafica Terra di Olio e Vino, Tenuta Boccarossa, Tenuta del Vallone Rosso, Tenuta di Fessina, Tenute Mannino di Plachi, Tenute Orestiadi - La Gelsomina, Terra di Montalto, Terrafusa, Travaglianti), l’associazione DegustEtna e poi l’Enoteca dell’Etna, Racina e l’Istituto Alberghiero IPSSAT Rocco Chinnici.

venerdì 11 novembre 2022

la Sicilia sul podio del Merano Wine Festival

 


 

Vino e territorio protagonisti in un cortometraggio, la Sicilia sul podio del Merano Wine Festival

Alessia Maranzano 

Raccontare il vino siciliano in modo inusuale e inedito: attraverso l’arte, la bellezza della natura e l’energia del territorio. É quello che ha fatto, nel corso della 31esima edizione del Merano Wine Festival, l’azienda agricola siciliana Di Giovanna, tra le prime a specializzarsi nella produzione di vini biologici. E così è stato presentato dall’azienda siciliana, in occasione della manifestazione altoatesina dello scorso 4 novembre, il cortometraggio “Wine is sunlight” del regista Carlo Guttadauro di Anam Cara. Un modo insuale e inedito per raccontare il prodotto siciliano. Tre i vini premiati da The WineHunter Award: l’Helios Grillo 830 mt DOC Sicilia 2020, il Vurrìa Nerello Mascalese Rosato e Helios Nero d’Avola DOC Sicilia 2019, tra i più importanti vini rossi prodotti dall’azienda.



 

La cantina siciliana produttrice di vini autoctoni e internazionali tra Sambuca di Sicilia (Agrigento) e Contessa Entellina (Palermo). “Sciascia diceva che la Sicilia intera è una dimensione fantastica – afferma Gunther Di Giovanna, che gestisce l’azienda di famiglia, insieme al fratello Klaus -. Come fai a viverci senza immaginazione? E in effetti quello che è capitato a mia moglie, americana di Philadelphia, e a mia mamma tedesca di Heidelberg, la Sicilia conquista. Quando abbiamo girato questo cortometraggio il regista non sapeva quale angolo, del piccolo territorio dove noi ci troviamo, filmare, fotografare, dove realizzare le sue scene. C’era un vero imbarazzo di scelta. La Sicilia è la terra dell’amore, è quell’amore che muove il sole e le altre stelle. Ed è quello che vogliamo mettere nel nostro vino ogni anno quando lo produciamo”.

Gli imprenditori si dicono onorati per aver partecipato al festival del vino “più elegante e prestigioso d’Italia, speriamo sia la prima di tante altre a Merano”. “Non avremmo potuto immaginare un contesto migliore per festeggiare i nostri 25 anni bio”.



                    Vinificata in purezza nel 1988 e affinata sotto il sole di Palermo, ha come filosofia di vita “Il bicchiere è sempre mezzo pieno”. La comunicazione e il marketing sono il suo lavoro, il vino la sua passione più grande. Dopo essersi laureata in Comunicazione d’impresa, ha conseguito il Master di II livello in ‘Manager delle aziende del settore vitivinicolo’ presso UniPa e un Master specialistico in ‘Hospitality & wine experience’. E’ anche sommelier presso l’Associazione Italiana Sommelier e ha ottenuto la certificazione WSET Level 2 Award in Wines. Infine, è socio dell’Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli di Unione Italiana Vini.



 (Alessia Maranzano)

Consorzio di tutela del Cerasuolo di Vittoria

 

  grappa e cioccolato per tutti i gusti

Gianna Bozzali

Una degustazione pensata per gli appassionati di grappa che ricercano nuove prospettive e abbinamenti di gusto. Un percorso dedicato alla provincia iblea che vedrà protagonista il cioccolato fondente e una selezione di grappe di cantine aderenti al Consorzio di Tutela del Cerasuolo di Vittoria, distillate artigianalmente. L’appuntamento è per domani 12 novembre alle 18 nella tensostruttura presente all’interno di Nuova Emaia Città e si inserisce nel programma della 55esima Campionaria d’autunno. Ad organizzarla è l’Anag, l’Associazione nazionale assaggiatori di grappa.

Le aziende Avide Vigneti e Cantine di Comiso, MaggioVini di Vittoria, Tenuta Valle delle Ferle di Caltagirone abbineranno i loro distillati con il cioccolato fondente dell’azienda Ciokarrua di Modica. Inoltre, per questo speciale evento, l’azienda Ciokarrua presenterà la sua grappa alla carruba e l’esclusiva novità Grezzopuro: l’inedito cioccolato di Modica IGP-biologico prodotto dalle fave di cacao Colombia, importate e lavorate da Ciokarrua presso il proprio laboratorio di produzione.

Sempre a firma dell’Anag le altre due degustazioni in programma sempre per la giornata di domani 12 novembre: alle 11.30 protagoniste saranno Cantine Paolini, l’azienda Al-Cantàra e le Distillerie Peroni Maddalena. Invece alle 20 si terrà una Masterclass di Grappe della cantina Donnafugata in abbinamento i prodotti della Pasticceria Stracquadaneo di Vittoria. Domenica 13 novembre, infine, si chiuderà alle 18 con la degustazione delle grappe di Cantine Bianchi.



Gianna Bozzali

Originaria di Vittoria (Ragusa). Una laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari e tante esperienze maturate nel mondo della comunicazione enogastronomica, sia in tv, sia grazie alla collaborazione con testate giornalistiche di settore. Giornalista e critico gastronomico, esperto assaggiatore Onav, è da anni PR ed ufficio stampa del Consorzio di Tutela del Cerasuolo di Vittoria DOCG. Spesso veste anche il ruolo di Docente di comunicazione gastronomica in diversi corsi di settore. Ama narrare le storie più semplici come quelle dei casari, dei contadini e dei vignaioli perché anche il più sconosciuto dei produttori merita di essere “ascoltato”.

giovedì 10 novembre 2022

Dal Manifesto della Neoruralità alla sovranità alimentare

 

Uno dei primi lavori del  ERP  European Rural Parliament   https://terra.psrsicilia.it/parlamento-rurale-europeo-litalia-parla-siciliano-ai-lavori-di-kielce/    è stato l’avvio  dell’elaborazione del Manifesto della Neoruralità, che non rappresenta il vangelo, ma un quaderno in work in progres.

A distanza di  dieci  anni,  ritorna di gran moda o se volete di grande attualità, (…sovranità alimentare). L’ Italy Rural Parliament  ha preferito trattare prima  i contenuti, piuttosto che il contenitore, comunque la sostanza in estrema sintesi non cambia, c’è tanta voglia di riposizionare ogni cosa al posto giusto, e di riscrivere una politica agricola, rispettosa dei contadini, dei consumatori e del prossimo.

 


Nel corso degli anni il concetto di «sovranità alimentare» è stato ripreso e diffuso da diverse organizzazioni, non esiste una definizione unanime o trasversalmente condivisa di questo concetto, ma per capire cosa significa può essere utile riferirsi  Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura  

Secondo la FAO  la sovranità alimentare è un modello di gestione delle risorse alimentari che ha come priorità e motore delle proprie politiche non la massimizzazione del profitto economico ma la soddisfazione delle esigenze alimentari delle persone; che promuove un tipo di produzione alimentare sostenibile e rispettosa del lavoro di chi produce il cibo; che punta a incoraggiare le economie alimentari locali, riducendo la distanza tra fornitori e consumatori, lo spreco e la dipendenza da società distanti dai luoghi in cui il cibo viene prodotto. In altre parole, la sovranità alimentare si propone di dare il controllo delle risorse alimentari soprattutto a chi le produce, le distribuisce e le consuma anziché a grandi aziende che le utilizzano come mezzo per arricchirsi.

La sovranità alimentare punta   a valorizzare le conoscenze tradizionali sulla produzione delle risorse alimentari e la loro trasmissione di generazione in generazione, e promuove l’utilizzo di metodi e mezzi di gestione delle risorse alimentari che siano sostenibili dal punto di vista ambientale.

Di sovranità alimentare già nel lontano  1956   Luigi (Gino) Veronelli scriveva “L’agricoltura e il turismo sono le armi migliori per lo sviluppo e l’affermazione della nostra Italia”. Un’idea decisamente controcorrente considerando il pieno boom economico, cioè quel veloce sviluppo industriale che trasformò l’Italia, il suo modo di vivere, le abitudini, anche alimentari, della popolazione e modificò per sempre l’aspetto delle città, del paesaggio, delle campagne. Anni dopo, Veronelli è tornato sull’argomento precisando che “L’agricoltura di qualità e il turismo di qualità sono le armi per lo sviluppo della nostra patria”. Veronelli in questo come in tanti altri temi, è stato un antesignano, un intellettuale a tutto campo, ricco di intuizioni, uno straordinario personaggio ricco di umanità, e di contraddizioni, capace di vedere lontano. I suoi pensieri sul turismo e sull’agricoltura, infatti, hanno del pionieristico se collocati nel contesto storico in cui sono stati enunciati. Ma d’altra parte il suo grande fascino era dovuto al fatto che nella sua vita, non hai mai smesso di essere curioso e attento a cogliere le novità, nel rispetto dell’identità territoriali.

Veronelli,   enologo, gastronomo e scrittore lombardo,   ideò le De.Co., ha rappresentato e rappresenta il rinascimento dell’  ElaioEnoGastronomia  italiana in tutte le sue espressioni, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione dei territori, e dei prodotti identitari, una lezione di dedizione, onestà intellettuale, e sana partigianeria che rappresenta   l’antesignano  alla sovranità alimentare

                    Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli.

E’ in questo scenario che 20 anni addietro è stato  ideato il percorso Borghi GeniusLoci De.Co., https://terra.psrsicilia.it/borghi-geniusloci-de-co-legame-fra-uomo-ambiente-clima-e-cultura-produttiva/   un percorso culturale, che mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Il Genius Loci rappresenta l'essenza, l'identità di un territorio; ad esso appartengono le immagini, i colori, i sapori ed i profumi dei paesaggi.

                  Illuminante, al riguardo, la definizione che   Luigi Veronelli ha dato del “genius loci”: esso è da intendere come “l’intimo ed imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva.

Le De.Co. (Denominazioni Comunali) nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli, che così le spiegava: “Attraverso la De.Co. il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta  un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali. La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie, deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies” viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo.

 

Bagheria, Villa San Cataldo, sabato ore 11


 

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