mercoledì 29 gennaio 2025

Al via l’VIII Incontro Nazionale della Rete Politiche Locali del Cibo

 appuntamento annuale per chi si occupa di politiche locali e urbane del cibo in Italia.

In  questa pagina  trovate tutte le informazioni sull'evento: il programma completo e definitivo, la lista di seminari organizzati dai Tavoli di Lavoro e informazioni logistiche.

Ci teniamo ad informarvi che le sessioni plenarie potranno essere seguite in remoto a questo canale: https://media.unito.it/?channel=4


Vi ricordiamo che l'Assemblea della Rete sarà anticipata da un momento di confronto il venerdì pomeriggio, ma al fine di dare spazio a commenti e interventi da parte di un ampio numero di partecipanti, proseguirà online il 6 febbraio alle 16.00. L'Assemblea fa parte a tutti gli effetti dell'Incontro Nazionale. Venerdì pomeriggio comunicheremo le modalità di collegamento, che poi invieremo a tutta la ReteVi anticipiamo che fra poche ore riceverete il link per accedere a un documento prodotto dal Comitato di Gestione della Rete, che verrà discusso e validato in Assemblea: Cosa sono le Politiche Locali del Cibo: definizioni, principi e approcci per la trasformazione dei sistemi alimentari locali 




 




















 



martedì 28 gennaio 2025

Cibo e paesaggio

  Il tavolo "Cibo e paesaggio" si riunirà in occasione dell'Incontro Nazionale di Torino. 


Per animare il dibattito del nostro tavolo di lavoro abbiamo invitato due ospiti, Michele Bove (Parco del Ticino) e Giovanni Molina (Ufficio Agricoltura del Comune di Milano) che da decenni lavorano per la valorizzazione e gestione di paesaggi agricoli sostenibili, produttori di cibo sano, basati su antichi saperi e nuove tecnologie, in equilibrio con le risorse naturali. Con loro discuteremo del riconoscimento del valore di alcuni dei paesaggi della pianura irrigua, del loro ruolo per la società contemporanea, della loro inclusione in una politica territoriale a ampia scala.
L'incontro avrà luogo venerdì 31 gennaio ore 9:30-11:00  
Chi non potrà essere presente a Torino potrà seguire l'incontro anche a distanza, collegandosi a questo link



Consumi, stili di vita e sostenibilità

 

31 gennaio, dalle 11:30 alle 13  


sarà anche possibile seguire online a questo  





sabato 25 gennaio 2025

AKIS Sistemi a supporto delle decisioni

 NinoSutera

Il Dipartimento Agricoltura  con DDG del 2021 ha istituito la Rete Regionale Sistema della Conoscenza e dell'Innovazione in Agricoltura  La Sicilia è stata una delle prime regioni a dotarsi di uno strumento di animazione territoriale, condiviso e diffuso che oggi conta diverse centinaia di    stakeholder                   In questa sezione   intendiamo valorizzare l'impiego dei Sistemi di Supporto alle Decisioni (SSD), strumenti innovativi che forniscono un supporto pratico a consulenti, formatori e operatori AKIS, facilitando l'introduzione e la diffusione delle innovazioni tra le imprese e i territori rurali. Scopri alcuni SSD, messi a disposizione da strutture pubbliche e liberamente accessibili, che affrontano i temi prioritari della PAC 2023-2027:


GestInnova
Consente di identificare attraverso una serie di indicatori gli ambiti regionali che presentano criticità economiche, ambientali e sociali. Il fine è aiutare a comprendere se è opportuno incentivare l'adozione di specifiche innovazioni da parte delle imprese e verso quale direzione.
Clicca qui per vedere il webinar di presentazione

AP Decisio
Strumento realizzato dal CREA-PB per svolgere simulazioni in merito alla convenienza economica associata ad un investimento in agricoltura di precisione (AP).
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EvaInnova
Strumento di valutazione della sostenibilità economica, finanziaria, ambientale e sociale di un investimento innovativo in agricoltura al servizio di tecnici, consulenti e imprenditori. L'obiettivo è quello di permettere una prima valutazione di un nuovo investimento in relazione alla sua convenienza economica, alla fattibilità finanziaria e alla capacità di rispondere ai fabbisogni del territorio. 
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DSS Carbon and Water Footprint
Applicativo realizzato nell'ambito del progetto Smart Future Organic Farm (PSR Puglia 2014-2022) finalizzato al calcolo dell'impronta idrica e di carbonio della granella di frumento duro al fine di valutarne i benefici ambientali.
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AgriCS
Piattaforma di strumenti di supporto decisionale per l'agricoltura realizzata dall'Agenzia regionale per lo sviluppo rurale (ERSA) per veicolare i risultati della sperimentazione e le conoscenze in agricoltura attraverso una serie di applicazioni modellistiche. Include modelli sullo sviluppo di patogeni e parassiti delle colture e strumenti per l'irrigazione, la fertilizzazione e la simulazione degli effetti delle scelte tecniche e gestionali delle aziende agricole valutati in termini di impronta ambientale e bilancio energetico.  
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IRRIFRAME
Piattaforma realizzata dal Consorzio di bonifica di II grado per il Canale Emiliano-Romagnolo (CER), fornisce consigli irrigui sul momento di intervento e sui volumi da impiegare per un uso efficiente delle risorse idriche. Lo strumento impiega il metodo del bilancio idrico basato su dati meteorologici, pedologici e di falda. 
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AgroSat
Piattaforma libera e gratuita realizzata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per l'agricoltura di precisione. AgroSat offre: accesso diretto ai dati satellitari per monitorare lo stato delle colture e la resa potenziale; mappe di concimazione compatibili con GIS e sistemi a rateo variabile; previsioni meteo dedicate e dati delle stazioni agrometeorologiche locali; valutazione del contenuto idrico delle colture per ottimizzare l'uso dell'acqua; servizi aggiuntivi tra cui appunti di campagna, messaggistica, tracciabilità, studio e analisi di dettaglio degli appezzamenti.
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Rete Italiana per le Politiche Locali del Cibo

L’idea di creare una rete italiana incentrata sulle politiche locali del cibo nasce dalla necessità di affrontare le criticità dei sistemi agroalimentari globalizzati e favorire una transizione verso sistemi alimentari sostenibili e radicati nei territori. La Rete, istituita il 15 gennaio 2018 a Roma, si propone di sviluppare una “via italiana” alle politiche locali del cibo, valorizzando le specificità territoriali e culturali.

--Pluralità delle politiche: Il termine “politiche” al plurale riflette l’eterogeneità dei contesti locali e la necessità di integrare diverse competenze e prospettive. Le politiche locali del cibo includono approcci formali e informali, dall’alto e dal basso, e puntano alla trasformazione sostenibile dei sistemi alimentari. 

--Dimensione locale: Le politiche locali del cibo devono superare la dicotomia urbano-rurale, integrando il continuum territoriale e le specificità socio-culturali. Esse promuovono una regolazione autonoma e radicata nei territori, rispettando i processi culturali e ambientali. 

--Cibo come bene comune: Il cibo non è una semplice merce, ma un elemento centrale per il benessere collettivo. Le politiche locali devono considerare il cibo nella sua complessità, includendo valori nutrizionali, culturali, sociali, ambientali ed economici.

Il Dipartimento Agricoltura dell'Assessorato Regionale all'Agricoltura, attraverso l'Osservatorio Neorurale, partecipa   alle iniziative promosse dalla Rete attraverso tavoli di lavoro che affrontano temi chiave come:

*     Cibo e paesaggio

*     Lotta agli sprechi e alle perdite alimentari

*     Comunità e distretti per le politiche locali del cibo

*     Rete Atlanti del Cibo

*     Consumi, stili di vita e sostenibilità

*     Mense e ristorazione collettiva

*     Povertà alimentare

*     Cibo e rigenerazione urbana

*     Progetti europei

*     Valutazione delle politiche locali del cibo

*     Food System Summit e relazioni internazionali 

 

Perché è importante?

Le politiche locali del cibo affrontano in modo sistemico alcune delle principali sfide della nostra società:

✔️Sostenibilità dell'agricoltura e delle filiere agroalimentari

✔️Gestione delle risorse naturali e riduzione degli sprechi alimentari

✔️Connessioni tra città e campagna

✔️Modelli di consumo responsabile e inclusione sociale

Attraverso il dialogo interdisciplinare tra pianificatori, geografi, economisti, sociologi, nutrizionisti, giuristi e altrə esperti, la Rete si propone di sviluppare strumenti operativi, come framework valutativi e indicatori di performance, per orientare le politiche pubbliche verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) stabiliti dalle Nazioni Unite.

Missione della Rete:

- Monitorare e valutare l'efficacia delle politiche alimentari locali

- Promuovere il coordinamento tra territori urbani, periurbani e rurali

- Fornire indicazioni strategiche per favorire l'equilibrio tra dimensione locale e globale

Questa visione integrata punta a legittimare le politiche del cibo come strumenti fondamentali per garantire il benessere delle comunità e la tutela dell'ambiente. 

 


giovedì 23 gennaio 2025

Legge Regionale sull'Agroecologia, una scelta lungimirante

 

La salvaguardia dell'ambiente, dei territori rurali  e urbani e delle produzioni agroalimentari, non sono atti tecnocrati, ma vanno viste come un modus operandi, traguardato al prossimo inteso come   bene comune.

 

La Regione Siciliana è la prima Regione in Italia ed in Europa ad essersi dotata di una legge che norma le aziende agroecologiche e che ne stabilisce i criteri di base per agevolare la transizione verso questo importante traguardo dell’evoluzione dei modelli agricoli e delle connessioni ecologiche e sociali.  

Una  “gestazione”, difficile,  ma alla fine, i decreti attuativi sono stati pubblicati e la legge regionale sull’agroecologia  è diventata operativa. Il primo documento necessario all’attuazione della legge regionale n.21 del 29 luglio 2021 è stato il Decreto Assessoriale n. 92 del 12 novembre scorso che ha istituito l’elenco delle aziende agroecologiche e il Gruppo di lavoro “agroecologia e agricoltura biologica” (entrambi presso il Dipartimento regionale Agricoltura). Con lo stesso decreto è anche stato approvato l’elenco delle specie arboree, arbustive ed erbacee e delle razze zootecniche autoctone della Sicilia.  Con la pubblicazione  del Decreto n. 273 del 20 gennaio 2025 a firma del Dirigente generale Dario Cartabellotta, la  legge è operativa


 Le strategie del Green Deal, come la Strategia Farm to Fork e la Strategia Biodiversità 2030, sono politiche lungimiranti, malgrado qualche agitatore senza scrupolo sostiene il contrario. Va detto anche che la Sicilia ha adottato tale strategia fin dall’attuazione dei Reg Ue del 1992, che trovano riscontro in una delle regione a più alta superficie coltivata in biologico, alimentata dalla Legge Regionale sul Born in Sicilia (voluta dall’ex Assessore all’Agricoltura Dario Cartabellotta)  per finire alla Legge sulla agrobiodiversità, che proprio in questi giorni sono state pubblicate le linee operative   

 Le proteste degli agricoltori  dell'europa del Nord, all’inizio dello scorso anno, non hanno niente da spartire con gli interessi degli agricoltori del sud italia, per il semplice fatto che hanno interessi opposti.

Ma quali sono stati i veri motivi rappresentati da agitatori senza scrupoli?

  La ragione alla base di tali proteste, che hanno  coinvolto diversi paesi, è principalmente il Green Deal europeo. Si tratta di una serie di misure volte a rendere più sostenibile e meno dannosa per l’ambiente la produzione di energia e lo stile di vita dei cittadini europei 

Il Green Deal pone i sistemi alimentari sostenibili al centro della sua strategia, riconoscendo il legame fondamentale tra persone sane, società sane e un pianeta sano. Questa iniziativa dell’Ue mira a stimolare l’economia, migliorare la salute e la qualità della vita dei cittadini, e preservare l’ambiente.

Il sistema agricolo e alimentare europeo, già considerato uno standard globale per sicurezza, approvvigionamento, nutrizione e qualità, è chiamato   a diventare il punto di riferimento mondiale anche per la sostenibilità. La transizione verso un sistema alimentare sostenibile, garantendo al contempo la disponibilità di prodotti a prezzi accessibili, porta con sé benefici ambientali, sanitari e sociali, oltre a favorire una distribuzione più equa dei vantaggi economici.

 Per supportare questo obiettivo, a luglio 2023 la Commissione europea ha adottato un pacchetto di misure per l’uso sostenibile delle principali risorse naturali. Questo pacchetto include nuove regolamentazioni sul monitoraggio dei suoli per promuovere la salute del suolo entro il 2050, regolamenti sulle piante prodotte mediante tecniche genomiche e misure per ridurre i rifiuti alimentari e tessili. Tali iniziative, inserite nel pilastro “Risorse naturali” del Green Deal, mirano a rafforzare la resilienza del settore agroalimentare europeo.

Tuttavia, va detto anche che a seguito dell’azione di forza degli “agitatori”  ma soprattutto a seguito delle azioni delle lobby delle potenti corporazioni agricole e dell’agro-industria, hanno notevolmente ridimensionato le ambizioni delle Strategie del Green Deal, favorendo gli interessi delle grandi aziende industriali, a scapito dell’ambiente, della salute e degli interessi pubblici.

 E’ così le strategie del Green Deal, come la Strategia Farm to Fork e la Strategia Biodiversità 2030, sono state sabotate dalle  decisioni delle istituzioni europee, alla fine della scorsa legislatura.  Il voto contrario del Parlamento europeo su regolamenti chiave, come il Regolamento SUR per la riduzione dell’uso dei pesticidi, ha ridotto gli obiettivi del Green Deal a mere dichiarazioni di principio senza attuazione concreta nell’agricoltura e nella zootecnia.

Anche per questo la pubblicazione e  l’attuazione  da parte dell’Assessorato all’Agricolltura,  delle norme attuative della legge sull’agrobiodiversità   non va considerata  in controtendenza, ma  lungimirante anche per i neofiti.

I report della comunità del cibo

 

  ‘Mense e Territorio‘




 appunti di viaggio:: Verso una comunità del 
cibo born in sicily

 Introduzione di Claudia Paltrinieri

La connessione della mensa al territorio è il risultato di un percorso da affrontare con competenza e strategia e soprattutto non da soli perché richiede linguaggi e professionalità diverse per interfacciarsi con tutti gli stakeholder che ruotano intorno alla mensa scolastica.

Questo percorso nasce dalla definizione di un menù sano e sostenibile che attinge anche dalla gastronomia locale. Dal menù si definiscono i quantitativi di derrate necessari e si confronta con i dati della mappatura dei produttori locali.

Da questo lavoro iniziale si passa a costruire le filiere, a promuovere una agricoltura biologica che richiede un supporto di professionisti che sappiano sostenere e guidare gli agricoltori verso una transizione e all’adozione di tecniche di agricoltura biologica.

Cruciale è la formulazione dei bandi di gara per le gare di appalto con la definizione dei criteri premianti per gli acquisti che definiscano i criteri che privilegino la fornitura di produtti locali. Questo richiede anche l’organizzazione di una logistica funzionale al trasferimento dei prodotti nei centri cucina secondo specifiche programmazioni.



La formazione dei cuochi è un altro aspetto da considerare affinché siano in grado di cucinare a partire dalle materie prime ed evitare di dover cuocere prodotti processati. Questo significa restituire dignità ai cuochi e recuperare competenze culinarie anche per ridurre gli sprechi in cucina.

Infine c’è un lavoro importante che consiste nella costruzione della comunità del cibo attraverso la sensibilizzazione degli insegnanti, la formazione dei bambini, il coinvolgimento dei genitori, e dei produttori che si trasformano in formatori all’interno delle scuole.

Alla fine del processo è fondamentale il monitoraggio dei consumi, che deve essere una costante e deve diventare una pratica sistematica alla fine del pasto, per verificare il gradimento e innescare eventuali correttivi.


 

Testimonianza di Filippo Fossati

1.  Costruzione del menu è un aspetto relativamente facile per progettare un menu in linea con

le indicazioni dell’OMS ma che sappia tenere conto delle peculiarità culinarie del territorio.

2.  Scelta dei fornitori. Il Comune può scegliere di rivolgersi ai produttori del territorio, cercando fornitori che siano in grado di rispondere alle richieste di derrate o di costituirsi in ATI al fine di soddisfare la richiesta. E’ un percorso faticoso che Qualità e Servizi (azienda municipalizzata che eroga servizi di ristorazione scolastica a più Comuni) ha fatto per connettere la mensa al territorio rispondendo ad una indicazione del Comune che ha dato mandato all’ impresa municipalizzata di cercare le aziende agricole del territorio. Una volta identificati i produttori si tratta poi di convincerli a diventare fornitori della mensa. Questo è un processo complesso che richiede la costruzione di un progetto che abbia una continuità nel tempo.

3.   La negoziazione. Il compratore pubblico deve tentare di assicurare un prezzo che sia sostenibile (che non gravi sul costo del pasto agli utenti), allo stesso tempo deve far si che il prezzo sia conveniente per il produttore. Questo richiede la creazione di una rete di produttori, affinché ci sia collaborazione in caso qualche produttore abbia carenze di prodotti. Il risultato dell’introduzione di forniture locali si vede nel piatto della mensa e nel miglioramento della qualità del pasto e del consumo.

Qualità e Servizi, che serve 12.000 pasti al giorno ai Comuni della Piana, deve fare sempre gare di appalto per aggiudicarsi le forniture, a parte rari casi di affidamento diretto per valori al di sotto di 149.000 euro. La gara d’appalto che applica i Criteri Ambientali Minimi richiede una competenza adeguata e un lungo lavoro preparatorio prima della pubblicazione del bando.

4.  Animatori del territorio. La costruzione della rete di produttori locali è facilitata se ci sono degli animatori sul territorio: GAL, distretti biologici, comunità del cibo, distretti del cibo, comunità montana. Si tratta di soggetti interessanti, che aiutano nella formazione, nella mappatura, individuano linee di azione per arrivare al risultato di creare una buona mensa connessa al territorio.

E’ necessario sostenere una politica del cibo sul territorio per rispondere all’appello del comune di Parigi che, denunciando la perdita di aziende agricole sul territorio visto il tasso di abbandono degli agricoltori che lasciano le proprie terre, ha chiesto più libertà di scelta per il prodotto alimentare locale e biologico nelle procedure di acquisto pubblico. Il Comune può essere il soggetto che attraverso la volontà politica sostiene il tessuto agricolo connettendolo alla mensa scolastica, garantendo una sopravvivenza e un reddito congruo agli agricoltori.


5.  Conversione progressiva al biologico. Il risultato di una politica che lega la mensa di qualità al territorio porta progressivamente in produttori a convertirsi al biologico avviando una transizione dettata dalla mensa. Questo non avviene subito ma con una progressiva maggiore richiesta di biologico; si inizia con una programmazione condivisa all’interno di un certo lasso di tempo che porta gradualmente alla conversione delle colture al biologico.

6.  La necessità di un sistema premiante per chi applica i CAM. Le mense biologiche godono di uno scarso supporto perché la legge per le mense certificate bio ha polverizzato il supporto ai Comuni; è un fondo che dal 2020 con la pubblicazione dei Cam avrebbe dovuto sostenere chi applica la legge dei Criteri Ambientali Minimi in maniera estensiva e non solo chi fornisce alte percentuali di biologico. Con questo supporto i Comuni avrebbero potuto avere un maggiore stimolo nell’avviare la transizione ecologica attraverso i CAM.

7.   Il consumo dei prodotti locali aumento il gradimento. Il racconto delle filiere affascina i bambini. Ci deve essere una narrazione attorno al cibo, il fatto di sapere dove viene il grano da cui è fatto il pane della mensa migliora la percezione della qualità del cibo e di conseguenza il consumo. Il creare una relazione tra gli agricoltori e i bambini, ricostruisce la relazione con chi il cibo lo produce e con chi lo prepara. Per i bambini non conoscere i legami con la terra, con gli agricoltori, con i cuochi svuota il piatto di significato e lo rende ostile. Questa assenza di relazione genera sfiducia e spesso rifiuto. Ricostruendo il legame del cibo con i produttori locali si genera un valore e una fiducia che porta ad una consapevolezza del valore e ad un migliore consumo.

 


 

 

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