mercoledì 18 febbraio 2026

Politiche locali del cibo e cooperazione allo sviluppo. Il ruolo dei partenariati territoriali


Autori

  • Geri Ciccarella, Beatrice Ferlaino, Marta Mosca,      Tamara Taher, Egidio Dansero



 Il legame tra cooperazione decentrata e politiche alimentari urbane risiede nelle affinità strutturali comuni. Entrambi i settori sono caratterizzati da un approccio multidimensionale e da un forte coinvolgimento multi-attoriale, operando in diversi settori tematici, livelli di governance e scale territoriali.

                             La cooperazione decentrata si sviluppa attraverso reti territoriali tra autorità locali del Nord e del Sud globale e  all’interno  dei  singoli  contesti  territoriali,  coinvolgendo  istituzioni  pubbliche,  organizzazioni  della  società  civile  e attori  privati  (Bottiglieri,  2018).  Analogamente,  le  politiche alimentari urbane si fondano su collaborazioni tra istituzioni, ONG, gruppi comunitari e settore privato, il cui coinvolgimento permette di affrontare la complessità dei sistemi alimentari e di costruire forme di governance inclusive ed efficaci. In questo quadro, iniziative internazionali quali il Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP), l’Agenda 2030, la New Urban Agenda e i programmi FAO hanno ampliato in modo significativo il novero  degli  attori  coinvolti  nella  governance alimentare globale,  rafforzando  il  ruolo  delle  città  e  delle  reti  urbane come spazi di interazione tra dimensione locale e globale. Sia le politiche alimentari urbane sia la cooperazione decentrata della Sovranità Alimentare (MASAF). Come dimostra il ruolo svolto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale  (MAECI)  nella  partecipazione  ai  gruppi  di lavoro del Food Systems Summit e la collaborazione con la FAO,  l’impegno  risulta  maggiormente  evidente  nell’ambito  della cooperazione allo sviluppo, dove la sicurezza alimentare rappresenta  una  priorità  consolidata  della  cooperazione italiana.In  questo  contesto,  la  cooperazione  decentrata  emerge come uno dei principali canali attraverso cui le PLC trovano riconoscimento e sostegno a livello nazionale. Attualmente, l’unico bando pubblico in Italia che esplicitamente menziona le  politiche  alimentari  locali  e  urbane  come  linea  guida  per  le  proposte  è  quello  pubblicato  dall’Agenzia  Italiana per  la  Cooperazione  allo  Sviluppo  (AICS)   destinato  agli  enti locali  (ai sensi dell’art. 25 della legge 125/2014) e alle organizzazioni della società civile e altri enti senza fini di lucro, registrati ai sensi dell’art. 26, comma 3, della stessa legge. Nel bando 2023, l’AICS ha introdotto, per la prima volta, un nuovo  approfondimento  dedicato  alle  politiche  alimentari   devono  essere  intese  come  processi  di  trasformazione di  lungo  periodo,  al  cui  centro  si  collocano  i  partenariati  territoriali come strumenti strategici per affrontare le sfide globali attraverso azioni radicate nel contesto locale (Bini et al., 2017). Le città e i territori italiani sono sempre più coinvolti nello sviluppo delle politiche locali del cibo (d’ora in avanti PLC) e  un  numero  crescente  di  regioni  italiane  sta  aderendo  al  dialogo   in   corso   sull’approccio   delle   politiche   alimentari   locali, in particolare Piemonte, Puglia e Toscana. Tuttavia, le PLC restano prevalentemente strumenti volontari, privi di un quadro nazionale strutturato e di finanziamenti dedicati, se non in relazione a specifici ambiti di intervento (es. ristorazione scolastica,  orti  urbani,  educazione  alimentare,  circuiti  di prossimità territoriale). Un ruolo rilevante è svolto da bandi progettuali a livello europeo e da iniziative promosse da attori filantropici che contribuiscono a sostenere sperimentazioni locali,   come   il   recente   bando   della   Compagnia   di   San   Paolo  riservato  ai  territori  di  Liguria  e  Piemonte.  A  livello  nazionale,  il  tema  non  è  stato  ancora  affrontato  in  modo programmatico   dal   Ministero   delle   Politiche   Agricole   e  locali  all’interno  della  più  ampia  area  tematica  dedicata  allo “sviluppo urbano integrato e sostenibile”, riservata agli enti  locali  come  soggetti  capofila,  segnando  un’evoluzione rilevante nelle strategie italiane di cooperazione allo sviluppo, frutto del confronto e della collaborazione con il Comune di Milano e con il MUFPP. Tra i progetti selezionati dal bando, ne sono stati finanziati quattro che sono dedicati strettamente al  settore  delle  urban  food  policies. In qualità di partner di ricerca, l’Università di Torino partecipa come partner in tre2progetti di cooperazione promossi da enti locali del Piemonte:1. “Balo  Kendo”  di  cui  la  Città  di  Chieri  è  capofila,  in partnership con Conakry in Guinea;2. “Akli  Baladi”  di  cui  la  Città  di  Torino  è  capofila,  in partnership con diversi comuni in Cisgiordania;3.   “RACINeS”  di  cui  la  Città  di  Torino  è  capofila,  in partnership con diversi comuni in Senegal.Questi  progetti  rappresentano  un’occasione  per  riflettere tanto  sulle  PLC  quanto  sulla  cooperazione  decentrata  e  nei  prossimi  tre  anni  permetteranno  all’università  di accompagnare l’implementazione di PLC in contesti diversi, arricchendo  così  l’analisi  dei  sistemi  del  cibo  di  prospettive  diverse.Quadro sintetico dei progettiI  tre progetti  vedono l’università  coinvolta  secondo forme, modalità  e  geometrie  diverse  fra  loro,  pur  lavorando  tutti attorno a questioni connesse con le PLC.Il  progetto  di  Balo  Kendö3  -  Rafforzamento  delle  politiche locali  e  promozione  dell’agricoltura  sostenibile  per  la sicurezza alimentare in Guinea Forestale - si concentra sul rafforzamento  della  pianificazione  locale  riguardo  al  tema del  cibo  e  sul  sostegno  all’agricoltura  sostenibile  in  Guinea  Forestale. Con il Comune di Cuneo come capofila, il progetto coinvolge un articolato partenariato istituzionale, accademico e associativo, sia italiano sia guineano  Tra i partner figurano Comune e la Prefettura di Kissidougou, università e istituti di  ricerca  (UniTo-CISAO,  ISAV  di  Faranah),  organizzazioni della società civile e reti di enti locali nazionali. Il progetto opera  nei  13  comuni  della  prefettura  di  Kissidougou,  in Guinea Forestale, un’area caratterizzata da forte dipendenza dall’agricoltura e da vulnerabilità socio-ambientali accentuate. L’ambito tematico di riferimento riguarda lo sviluppo urbano e territoriale sostenibile, con particolare attenzione alle politiche alimentari  urbane  e  rurali.  L’obiettivo  generale  del  progetto  è migliorare la sicurezza alimentare e rafforzare la resilienza delle comunità agricole ai cambiamenti climatici in Guinea Forestale, mentre l’obiettivo specifico consiste nell’aumento e nella diversificazione della produzione agricola resiliente, attraverso  il  rafforzamento  dei  processi  di  pianificazione locale nei comuni coinvolti. Tale impostazione si articola in tre risultati principali: i) l’attivazione di meccanismi inclusivi e sostenibili di consultazione e co-costruzione a supporto della pianificazione  locale;  ii)  la  creazione  o  l’aggiornamento  dei piani di sviluppo locale, orientati a sistemi agricoli e alimentari sostenibili; iii) il miglioramento delle condizioni di produzione agricola, mediante azioni pilota realizzate in 13 cooperative agricole.L’Università  di  Torino  in  questo  progetto  ha  il  ruolo  di accompagnare  attraverso  un  percorso  di  ricerca-azione partecipativa  in  collaborazione  con  i  partner  locali  e  con l’Università di Faranah, l’aggiornamento dei piani di sviluppo locale  e  il  loro  adattamento  per  rafforzare  le  pratiche politiche  in  favore  della  sicurezza  alimentare.  Si  costruirà un database territoriale, necessario per l’aggiornamento dei piani di sviluppo locale; si organizzeranno formazioni volte a definire e condividere una metodologia di consultazione e co-progettazione volta a rafforzare il coinvolgimento degli attori  locali;  e  si  creeranno  -  o  re-visioneranno  -  i  piani  di  sviluppo locale nei comuni periurbani e rurali della prefettura di Kissidougou. Questo percorso metodologico consente di integrare conoscenze scientifiche e saperi locali, rafforzando la legittimità e l’efficacia delle politiche territoriali. Accanto a queste azioni, l’università accompagnerà il progetto in modo trasversale  nel  definire  la  baseline  del  progetto  stesso  e monitorare gli avanzamenti.L’Università  di  Torino  -  CISAO  svolge  un  ruolo  trasversale sulle tre annualità di progetto articolato nelle fasi seguenti:1ª  fase:    diagnosi  di  base.  Obiettivo:  delineare  lo  stato dell’arte  e  identificare  la  baseline  di  progetto  al  fine  di orientarne le strategie.2ª      fase:      accompagnamento.   Obiettivo:   verificare/dettagliare i dati (approfondimenti quantitativi e qualitativi); accompagnare  l’implementazione  delle  strategie  e  delle attività,  in  particolare  nei  momenti  chiave  del  progetto (workshop, attività di formazione, ecc.). 3ª  fase:  capitalizzazione. Obiettivo: sistematizzare i dati e identificare/valorizzare le buone pratiche.Il progetto di Akli Baladi5 - Politiche alimentari locali per le città palestinesi - vede l’università coinvolta in una veste differente. Con  capofila  la  Città  di  Torino,  il  progetto  lavora  con  le municipalità di Gerico, Betlemme e Beit Jala in Palestina e ha l’obiettivo di rafforzare il ruolo delle città nella governance del cibo. Il partenariato si fonda su una collaborazione multilivello tra  attori  istituzionali  e  non  istituzionali,  valorizzando  il dialogo  tra  competenze  accademiche,  amministrazioni pubbliche e comunità locali. Anche in questo caso l’obiettivo generale del progetto è contribuire alla costruzione di sistemi alimentari urbani sostenibili, inclusivi e resilienti, rafforzando il ruolo delle politiche locali del cibo, declinato nell’obiettivo specifico di rafforzare la governance istituzionale nel settore alimentare delle municipalità palestinesi coinvolte.Le attività dell’Università di Torino nel progetto Akli Baladi si  strutturano  principalmente  attorno  al  rafforzamento delle  competenze  relative  alle  PLC  delle  amministrazioni locali, e del monitoraggio del progetto. La linea di intervento principale  riguarda  la  realizzazione  di  cinque  webinar rivolti alle amministrazioni pubbliche palestinesi e al team dell’Università  di  Betlemme,  con  l’obiettivo  di  orientare  i processi  di  definizione  delle  food  policy.  I  webinar  sono progettati combinando momenti di formazione teorica, curati da  UniTo,  con  sessioni  partecipative,  nelle  quali  il  sistema locale  del  cibo  viene  esplorato  a  partire  dalle  conoscenze, dalle  esperienze  e  dalle  pratiche  degli  attori  coinvolti. Questo  approccio  consente  di  integrare  saperi  accademici e conoscenze locali, favorendo una comprensione condivisa delle  dinamiche  del  sistema  alimentare  e  dei  suoi  principali  nodi  critici.  Infine  UniTo  definirà,  insieme  all’Università  di Betlemme,  uno  studio  di  pre-fattibilità  per  costruire  un una  rete  di  amministrazioni  locali  articolata  e  presente da diversi anni attraverso relazioni che connettono territori italiani  e  senegalesi.  Con  capofila  il  Comune  di  Chieri,  il progetto  vede  il  coinvolgimento  di  altri  7  comuni  italiani  (Asti,  Carmagnola,  Nichelino,  Mappano,  Candiolo,  Poirino, Granozzo  con  Monticello)  e  7  senegalesi  (Città  di  Dakar, i  comuni  di  Loul  Sassène,  Walaldé,  Kafountine,  Ronkh, Tivaouane Peulh, e Coubalan) connessi fra loro attraverso 7 ONG che mantengono i territori in relazione da diversi anni (C.I.F.A. ETS, APDAM – A proposito di altri mondi, CPAS – Comité Pavie  Asti  Sénégal,  ENGIM  Piémont,  NutriAid  International  ETS,  Association  RENKEN,  RE.TE.  ONG).  L’Università  di Torino, attraverso il CISAO è un partner centrale di questa collaborazione,  insieme  al  Ciheam  Bari,  Està  e  Slow  Food Italia  APS.  Questa  rete  multilocale  consente  di  integrare competenze accademiche, capacità istituzionali e conoscenze locali, promuovendo una governance alimentare inclusiva e territorialmente  situata.  L’obiettivo  generale  di  RACINeS  è contribuire a uno sviluppo territoriale sostenibile, inclusivo e resiliente, attraverso il rafforzamento dei sistemi alimentari locali  e  il  miglioramento  delle  strutture  di  governance  del  cibo.  Per  farlo  si  concentra  sulla  governance  e,  come  recita  Food  Metrics  Report  palestinese,  ossia  un  documento  di  analisi  dettagliata  del  sistema  alimentare  locale  volto  ad  accompagnare  le  azioni  di  governance.  Accanto  a  questi momenti formativi, UniTo realizza un webinar specificamente dedicato  al  team  dell’Università  di  Betlemme,  finalizzato alla condivisione degli strumenti e delle modalità operative dell’Atlante  del  Cibo,  il  principale  strumento  di  ricerca  sul  cibo  attraverso  cui  l’ateneo  torinese  opera  sul  territorio  piemontese. Questo momento di confronto è pensato per riflettere congiuntamente su come adattare tali metodologie ai  bisogni  e  ai  meccanismi  di  funzionamento  del  contesto locale palestinese e per co-progettare, insieme all’Università di Betlemme, le giornate di divulgazione scientifica previste nel corso del progetto.Infine, il progetto RACINeS 6-  Réseau  d’actions  coopératives  et inclusives vers de nouvelles politiques alimentaires locales au  Sénégal  -  è  un’iniziativa  di  cooperazione  decentrata che  mira  a  rafforzare  i  sistemi  alimentari  locali  attraverso approcci partecipativi, multilivello e territorialmente radicati. Il progetto coinvolge un ampio partenariato internazionale porterà  alla  mappatura  dei  sistemi  alimentari  locali  e all’identificazione  dei  loro  funzionamenti.  I  metodi  della ricerca-azione  partecipativa  -  adattati  secondo  i  contesti  - saranno  poi  impiegati  per  comprendere  le  problematicità dei sistemi alimentari dal punto di vista delle popolazioni in situazioni di vulnerabilità. Contemporaneamente alla ricerca, le amministrazioni locali di tutti i comuni coinvolti - senegalesi ed italiani - seguiranno dei corsi di formazione capitanati da Ciheam e Slow Food sulle PLC per acquisire competenze sul tema. Le azioni conclusive del progetto metteranno a frutto quelle precedenti e, a partire dalle prospettive emerse con la ricerca-azione partecipativa e con la ricerca di campo sui sistemi alimentari, e dalle elaborazioni delle amministrazioni pubbliche  durante  le  formazioni ad   hoc,   delle   strategie   politiche, delle linee guida o delle PLC saranno implementate nei  vari  comuni  senegalesi,  e  presentate  durante  l’evento  conclusivo.I tre progetti, per quanto costruiti su geometrie differenti, hanno in comune molti punti legati alla costruzione delle PLC e alle pratiche di governance rivolte al sistema del cibo. Fare riferimento a tre contesti diversi permette al gruppo UniTo di riflettere sulle PLC in modo dinamico e di comprendere come l’obiettivo  specifico,  si  prefigge  di  creare  e  consolidare  nei territori senegalesi coinvolti lungo i 3 anni di progetto PLC inclusive,  sostenibili  e  resilienti,  con  particolare  attenzione alle popolazioni in condizioni di vulnerabilità. Nell’ottica della cooperazione decentrata, i territori coinvolti da parte italiana in questi anni si formeranno sulle PLC e, accompagnando i loro  partner  senegalesi,  potranno  aver  accesso  a  strategie,  metodi  e  approcci  per  immaginare  anche  sui  loro  territori  come rafforzare il governo dei sistemi alimentari.L’Università di Torino in questo progetto ha un ruolo centrale: è  responsabile  del  Risultato  1  del  progetto  (“Rafforzare le  competenze  sulle  pratiche  di  governance  riferite  alle PLC  dei  comuni  coinvolti”)  e  per  farlo  combina  ricerca-azione  partecipativa,  formazione  e  azione  territoriale.  In partenariato  con  un  partner  di  ricerca  senegalese  -  ancora  da  identificare  formalmente  -  l’università  porterà  avanti un’azione di analisi dei sistemi alimentari locali nei comuni senegalesi coinvolti, e nel farlo condividerà con l’istituzione di   ricerca   partner   la   metodologia   sviluppata   negli   anni   dall’Atlante del Cibo di Torino per costruire un simile gruppo di ricerca a Dakar e stimolare la relazione fra università e amministrazioni  pubbliche  attorno  alle  PLC.  Quest’analisi questo paradigma si debba adattare diversamente ad ogni realtà  specifica  e  possa  essere  declinato  differentemente secondo priorità, bisogni e necessità riconosciute. Considerazioni finaliLa pluralità dei contesti territoriali entro cui si sviluppano le PLC sollecita una lettura teorica che ne metta in discussione la natura come strumenti trasferibili in modo standardizzato. In una prospettiva di policy mobility, le PLC possono essere interpretate   non   come   modelli   da   replicare,   ma   come   dispositivi che si riformulano nel loro processo di circolazione, adattandosi a priorità, assetti istituzionali e rappresentazioni del sistema del cibo differenti. I contesti locali non si limitano a ricevere le politiche, ma ne rinegoziano significati e funzioni, producendo   configurazioni   eterogenee  che   riflettono modi  diversi  di  concepire  il  rapporto  tra  cibo,  territorio  e  governance.In  questo  quadro,  anche  la  nozione  di  “popolazioni  in situazioni di vulnerabilità” si rivela intrinsecamente situata e relazionale. L’analisi comparata tra contesti potrà evidenziare come la vulnerabilità non costituisca una categoria universale e stabilmente definibile, ma un costrutto che prende forma in  relazione  a  specifiche  condizioni  socioeconomiche, politiche  e  ambientali.  Essa  emerge  dall’interazione  tra accesso alle risorse, posizionamento nei sistemi alimentari, riconoscimento  istituzionale  e  capacità  di  agency  degli attori coinvolti. Tale prospettiva invita a superare approcci essenzializzanti  e  a  considerare  la  vulnerabilità  come  un processo   dinamico,   prodotto   e   riprodotto   all’interno   di   relazioni di potere territorialmente situate.L’approccio della cooperazione decentrata offre un ulteriore livello  di  analisi,  consentendo  di  interrogare  le  modalità attraverso cui le relazioni tra amministrazioni pubbliche - e fra di esse e la società civile - si strutturano nello spazio e nel tempo. Le geometrie della cooperazione non sono date una volta per tutte, ma si configurano come esiti contingenti di traiettorie istituzionali, pratiche di collaborazione e relazioni di  fiducia  costruite  nel  lungo  periodo.  In  questo  senso, la  governance  del  cibo  può  essere  letta  come  un  campo relazionale  multilivello,  nel  quale  gli  assetti  istituzionali  si ridefiniscono attraverso l’interazione tra attori locali, nazionali e  reti  transnazionali  e  seguire  diversi  progetti  di  durata pluriennale  permetterà  anche  di  vedere  come  le  relazioni si strutturano attorno ad azioni specifiche, ma anche come l’implementazione dei progetti sia influenzata da dinamiche relazionali costruite nel tempo.Infine, la riflessione comparata su diversi contesti permette di  problematizzare  l’uso  delle  metodologie  di  ricerca  e di  ricerca-azione  partecipativa,  mettendone  in  luce  la dimensione non neutra e contestuale. L’applicazione di tali metodologie  in  ambienti  differenti  richiede  un  costante lavoro di adattamento e riflessività, volto a costruire quadri metodologici  capaci  di  mantenere  coerenza  analitica  pur nella diversità dei contesti. La ricerca-azione partecipativa si configura così come un processo aperto e situato, nel quale la  produzione  di  conoscenza  emerge  dall’interazione  tra ricercatori e attori locali, e nel quale i metodi stessi diventano oggetto di negoziazione e ridefinizione di paradigmi, chiavi analitiche e prospettive


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