Il legame tra cooperazione decentrata e politiche alimentari urbane risiede nelle affinità strutturali comuni. Entrambi i settori sono caratterizzati da un approccio multidimensionale e da un forte coinvolgimento multi-attoriale, operando in diversi settori tematici, livelli di governance e scale territoriali.
La cooperazione decentrata si sviluppa attraverso reti territoriali tra autorità locali del Nord e del Sud globale e all’interno dei singoli contesti territoriali, coinvolgendo istituzioni pubbliche, organizzazioni della società civile e attori privati (Bottiglieri, 2018). Analogamente, le politiche alimentari urbane si fondano su collaborazioni tra istituzioni, ONG, gruppi comunitari e settore privato, il cui coinvolgimento permette di affrontare la complessità dei sistemi alimentari e di costruire forme di governance inclusive ed efficaci. In questo quadro, iniziative internazionali quali il Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP), l’Agenda 2030, la New Urban Agenda e i programmi FAO hanno ampliato in modo significativo il novero degli attori coinvolti nella governance alimentare globale, rafforzando il ruolo delle città e delle reti urbane come spazi di interazione tra dimensione locale e globale. Sia le politiche alimentari urbane sia la cooperazione decentrata della Sovranità Alimentare (MASAF). Come dimostra il ruolo svolto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) nella partecipazione ai gruppi di lavoro del Food Systems Summit e la collaborazione con la FAO, l’impegno risulta maggiormente evidente nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, dove la sicurezza alimentare rappresenta una priorità consolidata della cooperazione italiana.In questo contesto, la cooperazione decentrata emerge come uno dei principali canali attraverso cui le PLC trovano riconoscimento e sostegno a livello nazionale. Attualmente, l’unico bando pubblico in Italia che esplicitamente menziona le politiche alimentari locali e urbane come linea guida per le proposte è quello pubblicato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) destinato agli enti locali (ai sensi dell’art. 25 della legge 125/2014) e alle organizzazioni della società civile e altri enti senza fini di lucro, registrati ai sensi dell’art. 26, comma 3, della stessa legge. Nel bando 2023, l’AICS ha introdotto, per la prima volta, un nuovo approfondimento dedicato alle politiche alimentari devono essere intese come processi di trasformazione di lungo periodo, al cui centro si collocano i partenariati territoriali come strumenti strategici per affrontare le sfide globali attraverso azioni radicate nel contesto locale (Bini et al., 2017). Le città e i territori italiani sono sempre più coinvolti nello sviluppo delle politiche locali del cibo (d’ora in avanti PLC) e un numero crescente di regioni italiane sta aderendo al dialogo in corso sull’approccio delle politiche alimentari locali, in particolare Piemonte, Puglia e Toscana. Tuttavia, le PLC restano prevalentemente strumenti volontari, privi di un quadro nazionale strutturato e di finanziamenti dedicati, se non in relazione a specifici ambiti di intervento (es. ristorazione scolastica, orti urbani, educazione alimentare, circuiti di prossimità territoriale). Un ruolo rilevante è svolto da bandi progettuali a livello europeo e da iniziative promosse da attori filantropici che contribuiscono a sostenere sperimentazioni locali, come il recente bando della Compagnia di San Paolo riservato ai territori di Liguria e Piemonte. A livello nazionale, il tema non è stato ancora affrontato in modo programmatico dal Ministero delle Politiche Agricole e locali all’interno della più ampia area tematica dedicata allo “sviluppo urbano integrato e sostenibile”, riservata agli enti locali come soggetti capofila, segnando un’evoluzione rilevante nelle strategie italiane di cooperazione allo sviluppo, frutto del confronto e della collaborazione con il Comune di Milano e con il MUFPP. Tra i progetti selezionati dal bando, ne sono stati finanziati quattro che sono dedicati strettamente al settore delle urban food policies. In qualità di partner di ricerca, l’Università di Torino partecipa come partner in tre2progetti di cooperazione promossi da enti locali del Piemonte:1. “Balo Kendo” di cui la Città di Chieri è capofila, in partnership con Conakry in Guinea;2. “Akli Baladi” di cui la Città di Torino è capofila, in partnership con diversi comuni in Cisgiordania;3. “RACINeS” di cui la Città di Torino è capofila, in partnership con diversi comuni in Senegal.Questi progetti rappresentano un’occasione per riflettere tanto sulle PLC quanto sulla cooperazione decentrata e nei prossimi tre anni permetteranno all’università di accompagnare l’implementazione di PLC in contesti diversi, arricchendo così l’analisi dei sistemi del cibo di prospettive diverse.Quadro sintetico dei progettiI tre progetti vedono l’università coinvolta secondo forme, modalità e geometrie diverse fra loro, pur lavorando tutti attorno a questioni connesse con le PLC.Il progetto di Balo Kendö3 - Rafforzamento delle politiche locali e promozione dell’agricoltura sostenibile per la sicurezza alimentare in Guinea Forestale - si concentra sul rafforzamento della pianificazione locale riguardo al tema del cibo e sul sostegno all’agricoltura sostenibile in Guinea Forestale. Con il Comune di Cuneo come capofila, il progetto coinvolge un articolato partenariato istituzionale, accademico e associativo, sia italiano sia guineano Tra i partner figurano Comune e la Prefettura di Kissidougou, università e istituti di ricerca (UniTo-CISAO, ISAV di Faranah), organizzazioni della società civile e reti di enti locali nazionali. Il progetto opera nei 13 comuni della prefettura di Kissidougou, in Guinea Forestale, un’area caratterizzata da forte dipendenza dall’agricoltura e da vulnerabilità socio-ambientali accentuate. L’ambito tematico di riferimento riguarda lo sviluppo urbano e territoriale sostenibile, con particolare attenzione alle politiche alimentari urbane e rurali. L’obiettivo generale del progetto è migliorare la sicurezza alimentare e rafforzare la resilienza delle comunità agricole ai cambiamenti climatici in Guinea Forestale, mentre l’obiettivo specifico consiste nell’aumento e nella diversificazione della produzione agricola resiliente, attraverso il rafforzamento dei processi di pianificazione locale nei comuni coinvolti. Tale impostazione si articola in tre risultati principali: i) l’attivazione di meccanismi inclusivi e sostenibili di consultazione e co-costruzione a supporto della pianificazione locale; ii) la creazione o l’aggiornamento dei piani di sviluppo locale, orientati a sistemi agricoli e alimentari sostenibili; iii) il miglioramento delle condizioni di produzione agricola, mediante azioni pilota realizzate in 13 cooperative agricole.L’Università di Torino in questo progetto ha il ruolo di accompagnare attraverso un percorso di ricerca-azione partecipativa in collaborazione con i partner locali e con l’Università di Faranah, l’aggiornamento dei piani di sviluppo locale e il loro adattamento per rafforzare le pratiche politiche in favore della sicurezza alimentare. Si costruirà un database territoriale, necessario per l’aggiornamento dei piani di sviluppo locale; si organizzeranno formazioni volte a definire e condividere una metodologia di consultazione e co-progettazione volta a rafforzare il coinvolgimento degli attori locali; e si creeranno - o re-visioneranno - i piani di sviluppo locale nei comuni periurbani e rurali della prefettura di Kissidougou. Questo percorso metodologico consente di integrare conoscenze scientifiche e saperi locali, rafforzando la legittimità e l’efficacia delle politiche territoriali. Accanto a queste azioni, l’università accompagnerà il progetto in modo trasversale nel definire la baseline del progetto stesso e monitorare gli avanzamenti.L’Università di Torino - CISAO svolge un ruolo trasversale sulle tre annualità di progetto articolato nelle fasi seguenti:1ª fase: diagnosi di base. Obiettivo: delineare lo stato dell’arte e identificare la baseline di progetto al fine di orientarne le strategie.2ª fase: accompagnamento. Obiettivo: verificare/dettagliare i dati (approfondimenti quantitativi e qualitativi); accompagnare l’implementazione delle strategie e delle attività, in particolare nei momenti chiave del progetto (workshop, attività di formazione, ecc.). 3ª fase: capitalizzazione. Obiettivo: sistematizzare i dati e identificare/valorizzare le buone pratiche.Il progetto di Akli Baladi5 - Politiche alimentari locali per le città palestinesi - vede l’università coinvolta in una veste differente. Con capofila la Città di Torino, il progetto lavora con le municipalità di Gerico, Betlemme e Beit Jala in Palestina e ha l’obiettivo di rafforzare il ruolo delle città nella governance del cibo. Il partenariato si fonda su una collaborazione multilivello tra attori istituzionali e non istituzionali, valorizzando il dialogo tra competenze accademiche, amministrazioni pubbliche e comunità locali. Anche in questo caso l’obiettivo generale del progetto è contribuire alla costruzione di sistemi alimentari urbani sostenibili, inclusivi e resilienti, rafforzando il ruolo delle politiche locali del cibo, declinato nell’obiettivo specifico di rafforzare la governance istituzionale nel settore alimentare delle municipalità palestinesi coinvolte.Le attività dell’Università di Torino nel progetto Akli Baladi si strutturano principalmente attorno al rafforzamento delle competenze relative alle PLC delle amministrazioni locali, e del monitoraggio del progetto. La linea di intervento principale riguarda la realizzazione di cinque webinar rivolti alle amministrazioni pubbliche palestinesi e al team dell’Università di Betlemme, con l’obiettivo di orientare i processi di definizione delle food policy. I webinar sono progettati combinando momenti di formazione teorica, curati da UniTo, con sessioni partecipative, nelle quali il sistema locale del cibo viene esplorato a partire dalle conoscenze, dalle esperienze e dalle pratiche degli attori coinvolti. Questo approccio consente di integrare saperi accademici e conoscenze locali, favorendo una comprensione condivisa delle dinamiche del sistema alimentare e dei suoi principali nodi critici. Infine UniTo definirà, insieme all’Università di Betlemme, uno studio di pre-fattibilità per costruire un una rete di amministrazioni locali articolata e presente da diversi anni attraverso relazioni che connettono territori italiani e senegalesi. Con capofila il Comune di Chieri, il progetto vede il coinvolgimento di altri 7 comuni italiani (Asti, Carmagnola, Nichelino, Mappano, Candiolo, Poirino, Granozzo con Monticello) e 7 senegalesi (Città di Dakar, i comuni di Loul Sassène, Walaldé, Kafountine, Ronkh, Tivaouane Peulh, e Coubalan) connessi fra loro attraverso 7 ONG che mantengono i territori in relazione da diversi anni (C.I.F.A. ETS, APDAM – A proposito di altri mondi, CPAS – Comité Pavie Asti Sénégal, ENGIM Piémont, NutriAid International ETS, Association RENKEN, RE.TE. ONG). L’Università di Torino, attraverso il CISAO è un partner centrale di questa collaborazione, insieme al Ciheam Bari, Està e Slow Food Italia APS. Questa rete multilocale consente di integrare competenze accademiche, capacità istituzionali e conoscenze locali, promuovendo una governance alimentare inclusiva e territorialmente situata. L’obiettivo generale di RACINeS è contribuire a uno sviluppo territoriale sostenibile, inclusivo e resiliente, attraverso il rafforzamento dei sistemi alimentari locali e il miglioramento delle strutture di governance del cibo. Per farlo si concentra sulla governance e, come recita Food Metrics Report palestinese, ossia un documento di analisi dettagliata del sistema alimentare locale volto ad accompagnare le azioni di governance. Accanto a questi momenti formativi, UniTo realizza un webinar specificamente dedicato al team dell’Università di Betlemme, finalizzato alla condivisione degli strumenti e delle modalità operative dell’Atlante del Cibo, il principale strumento di ricerca sul cibo attraverso cui l’ateneo torinese opera sul territorio piemontese. Questo momento di confronto è pensato per riflettere congiuntamente su come adattare tali metodologie ai bisogni e ai meccanismi di funzionamento del contesto locale palestinese e per co-progettare, insieme all’Università di Betlemme, le giornate di divulgazione scientifica previste nel corso del progetto.Infine, il progetto RACINeS 6- Réseau d’actions coopératives et inclusives vers de nouvelles politiques alimentaires locales au Sénégal - è un’iniziativa di cooperazione decentrata che mira a rafforzare i sistemi alimentari locali attraverso approcci partecipativi, multilivello e territorialmente radicati. Il progetto coinvolge un ampio partenariato internazionale porterà alla mappatura dei sistemi alimentari locali e all’identificazione dei loro funzionamenti. I metodi della ricerca-azione partecipativa - adattati secondo i contesti - saranno poi impiegati per comprendere le problematicità dei sistemi alimentari dal punto di vista delle popolazioni in situazioni di vulnerabilità. Contemporaneamente alla ricerca, le amministrazioni locali di tutti i comuni coinvolti - senegalesi ed italiani - seguiranno dei corsi di formazione capitanati da Ciheam e Slow Food sulle PLC per acquisire competenze sul tema. Le azioni conclusive del progetto metteranno a frutto quelle precedenti e, a partire dalle prospettive emerse con la ricerca-azione partecipativa e con la ricerca di campo sui sistemi alimentari, e dalle elaborazioni delle amministrazioni pubbliche durante le formazioni ad hoc, delle strategie politiche, delle linee guida o delle PLC saranno implementate nei vari comuni senegalesi, e presentate durante l’evento conclusivo.I tre progetti, per quanto costruiti su geometrie differenti, hanno in comune molti punti legati alla costruzione delle PLC e alle pratiche di governance rivolte al sistema del cibo. Fare riferimento a tre contesti diversi permette al gruppo UniTo di riflettere sulle PLC in modo dinamico e di comprendere come l’obiettivo specifico, si prefigge di creare e consolidare nei territori senegalesi coinvolti lungo i 3 anni di progetto PLC inclusive, sostenibili e resilienti, con particolare attenzione alle popolazioni in condizioni di vulnerabilità. Nell’ottica della cooperazione decentrata, i territori coinvolti da parte italiana in questi anni si formeranno sulle PLC e, accompagnando i loro partner senegalesi, potranno aver accesso a strategie, metodi e approcci per immaginare anche sui loro territori come rafforzare il governo dei sistemi alimentari.L’Università di Torino in questo progetto ha un ruolo centrale: è responsabile del Risultato 1 del progetto (“Rafforzare le competenze sulle pratiche di governance riferite alle PLC dei comuni coinvolti”) e per farlo combina ricerca-azione partecipativa, formazione e azione territoriale. In partenariato con un partner di ricerca senegalese - ancora da identificare formalmente - l’università porterà avanti un’azione di analisi dei sistemi alimentari locali nei comuni senegalesi coinvolti, e nel farlo condividerà con l’istituzione di ricerca partner la metodologia sviluppata negli anni dall’Atlante del Cibo di Torino per costruire un simile gruppo di ricerca a Dakar e stimolare la relazione fra università e amministrazioni pubbliche attorno alle PLC. Quest’analisi questo paradigma si debba adattare diversamente ad ogni realtà specifica e possa essere declinato differentemente secondo priorità, bisogni e necessità riconosciute. Considerazioni finaliLa pluralità dei contesti territoriali entro cui si sviluppano le PLC sollecita una lettura teorica che ne metta in discussione la natura come strumenti trasferibili in modo standardizzato. In una prospettiva di policy mobility, le PLC possono essere interpretate non come modelli da replicare, ma come dispositivi che si riformulano nel loro processo di circolazione, adattandosi a priorità, assetti istituzionali e rappresentazioni del sistema del cibo differenti. I contesti locali non si limitano a ricevere le politiche, ma ne rinegoziano significati e funzioni, producendo configurazioni eterogenee che riflettono modi diversi di concepire il rapporto tra cibo, territorio e governance.In questo quadro, anche la nozione di “popolazioni in situazioni di vulnerabilità” si rivela intrinsecamente situata e relazionale. L’analisi comparata tra contesti potrà evidenziare come la vulnerabilità non costituisca una categoria universale e stabilmente definibile, ma un costrutto che prende forma in relazione a specifiche condizioni socioeconomiche, politiche e ambientali. Essa emerge dall’interazione tra accesso alle risorse, posizionamento nei sistemi alimentari, riconoscimento istituzionale e capacità di agency degli attori coinvolti. Tale prospettiva invita a superare approcci essenzializzanti e a considerare la vulnerabilità come un processo dinamico, prodotto e riprodotto all’interno di relazioni di potere territorialmente situate.L’approccio della cooperazione decentrata offre un ulteriore livello di analisi, consentendo di interrogare le modalità attraverso cui le relazioni tra amministrazioni pubbliche - e fra di esse e la società civile - si strutturano nello spazio e nel tempo. Le geometrie della cooperazione non sono date una volta per tutte, ma si configurano come esiti contingenti di traiettorie istituzionali, pratiche di collaborazione e relazioni di fiducia costruite nel lungo periodo. In questo senso, la governance del cibo può essere letta come un campo relazionale multilivello, nel quale gli assetti istituzionali si ridefiniscono attraverso l’interazione tra attori locali, nazionali e reti transnazionali e seguire diversi progetti di durata pluriennale permetterà anche di vedere come le relazioni si strutturano attorno ad azioni specifiche, ma anche come l’implementazione dei progetti sia influenzata da dinamiche relazionali costruite nel tempo.Infine, la riflessione comparata su diversi contesti permette di problematizzare l’uso delle metodologie di ricerca e di ricerca-azione partecipativa, mettendone in luce la dimensione non neutra e contestuale. L’applicazione di tali metodologie in ambienti differenti richiede un costante lavoro di adattamento e riflessività, volto a costruire quadri metodologici capaci di mantenere coerenza analitica pur nella diversità dei contesti. La ricerca-azione partecipativa si configura così come un processo aperto e situato, nel quale la produzione di conoscenza emerge dall’interazione tra ricercatori e attori locali, e nel quale i metodi stessi diventano oggetto di negoziazione e ridefinizione di paradigmi, chiavi analitiche e prospettive

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