giovedì 2 luglio 2026

Ddl caccia: approvazione al Senato

 

Il disegno di legge approvato in Senato è arrivato il 30 giugno alla Camera. Netti gli schieramenti favorevoli (le associazioni venatorie) e contrari (il mondo scientifico e l’associazionismo animalista e ambientalista)

Il disegno di legge sulla caccia proposto da Lucio Malan (FdI) è stato approvato dal Senato il 23 giugno con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astenuti; risultano inoltre numerose assenze. Nonostante sondaggi ripetuti — tra cui un’indagine Ipsos del 2025 — mostrino una netta contrarietà dell’opinione pubblica verso la caccia, il testo procede spinto dalla maggioranza parlamentare. L’esame alla Camera è iniziato il 30 giugno in Commissione agricoltura; alcune associazioni chiedono anche il coinvolgimento della Commissione ambiente.

 


Contenziosi europei e istituzionali

La Commissione europea aveva già segnalato, in una lettera di dicembre, possibili conflitti del provvedimento con il diritto comunitario, in particolare con le direttive Uccelli e Habitat. Restano possibili interventi a livello europeo o un approfondimento da parte del Quirinale, che potrebbero influire sull’iter. Senza tali interventi, il Ddl potrebbe diventare legge entro l’autunno.

Contenuti principali del provvedimento

Il testo introduce modifiche rilevanti alla legge 157/1992. Tra le novità più significative:

  • Aumento dei richiami vivi e possibilità che siano nati e allevati in cattività (art. 5).

  • Estensione delle aree di caccia, con delega alle Regioni per definire aree demaniali idonee (art. 6).

  • Autorizzazione alle Regioni per istituire aziende faunistico‑venatorie in forma di impresa (art. 10).

  • Discrezionalità regionale nel posticipare la chiusura della stagione venatoria oltre il 10 febbraio e nell’ampliare l’elenco delle specie cacciabili (art. 11).

  • Sanzioni pecuniarie da 150 a 900 euro per chi mette in pericolo l’incolumità pubblica (art. 17).

Punto centrale della disputa: biodiversità e ruolo della scienza

Il nodo del dibattito è la gestione della biodiversità. I sostenitori del Ddl presentano i cacciatori come operatori di bioregolazione per specie sovrannumerarie, come i cinghiali, che causerebbero danni all’agricoltura e rischi per la sicurezza. I critici replicano che l’attività venatoria non equivale a una gestione scientifica degli ecosistemi e che le decisioni sulla conservazione dovrebbero basarsi su competenze e strumenti diversi dal fucile. L’Associazione teriologica italiana ha dichiarato che non esistono evidenze scientifiche a sostegno dell’affermazione che la caccia, così come disciplinata dal Ddl, contribuisca alla tutela della biodiversità. Il testo inoltre riduce il carattere vincolante del parere dell’ISPRA, l’istituto scientifico di riferimento per la protezione ambientale.

Posizioni delle parti sociali

Le associazioni ambientaliste definiscono il provvedimento un passo indietro nella tutela della natura e una resa alle lobby venatorie. La “Cabina di regia” delle associazioni venatorie sostiene che l’aggiornamento della legge quadro è necessario per adeguare la normativa a cambiamenti territoriali, alla distribuzione delle specie e al ruolo delle Regioni, e che non è prevista una riduzione generalizzata delle aree protette. Sul piano sociale, i cacciatori in Italia sono stimati intorno a mezzo milione, con età media elevata; per alcuni osservatori questo spiega l’influenza politica del settore.

Prospettive e questioni aperte

Le principali incognite restano: l’esito delle modifiche alla Camera, l’eventuale intervento dell’Unione europea e il possibile pronunciamento del Quirinale. Rimane aperta la domanda su chi beneficierebbe dell’urgenza con cui il provvedimento è stato portato avanti, soprattutto alla luce del forte dissenso dell’opinione pubblica e dei rilievi scientifici. Il confronto tra scienza, politica e interessi locali continuerà a essere decisivo per il futuro della legge.

Conclusione

Il Ddl caccia riapre un confronto che tocca aspetti ambientali, istituzionali e sociali: dalla gestione della fauna selvatica alla competenza delle Regioni, dal ruolo degli enti scientifici alla percezione pubblica della sicurezza nei boschi. Il dibattito rimane acceso e le prossime settimane saranno decisive per capire se il testo sarà modificato o confermato nella sua sostanza.

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