venerdì 30 gennaio 2026

Il caffè Born in Sicilia:

 

 Dall’esperimento alla rivoluzione agricola

Origine dell'idea innovativa

Il progetto nasce come risposta concreta a una serie di sfide e opportunità del territorio siciliano. Nella Sicilia sud-orientale molte serre dismesse, un tempo dedicate all’orticoltura intensiva, hanno lasciato suoli impoveriti e strutture inutilizzate. Allo stesso tempo, il cambiamento climatico ha creato condizioni microclimatiche più miti e simili a quelle tropicali. In questo contesto Giovanni Balistrieri, con il supporto di Adriano Cafiso, economista ragusano con lunga esperienza internazionale nelle piantagioni di caffè in America Latina e nelle filiere sostenibili, ha trasformato un’idea visionaria in un progetto strutturato. Le competenze tecniche e il network di Cafiso hanno orientato scelte agronomiche, selezione varietale e pratiche di coltivazione, dimostrando che la coltura del caffè è possibile anche al di fuori delle aree tradizionali e creando un punto di studio unico in Italia per torrefattori e operatori del settore.

Descrizione innovazione

L’innovazione della Finca Balistrieri si sviluppa su due piani. Sul fronte agronomico, oggi la fattoria ospita circa 600 piante di Coffea Arabica di varietà pregiate coltivate in serra con metodo a filare, alternanza di leguminose e ombreggiature estive. Non vengono impiegati pesticidi o insetticidi: la lotta contro i principali parassiti (cocciniglia e afidi) è condotta attraverso insetti antagonisti, mentre la concimazione è di tipo minerale e l’irrigazione a goccia.

Accanto al caffè crescono papaya, pitaya e altre specie tropicali insieme ad alberi da frutto tipici (aranci, gelsi, pistacchi), creando un sistema agricolo misto che rigenera la fertilità del suolo. Anche la trasformazione è curata in modo artigianale: dopo la raccolta i chicchi vengono selezionati, fermentati a secco in piccoli recipienti ermetici e lavati dopo circa 24 ore. Sul piano varietale si sperimentano innesti e selezioni per individuare le cultivar più adatte al contesto siciliano.

Sul fronte culturale ed economico, l’avere una piantagione di caffè in Italia permette a torrefattori, baristi e studiosi di osservare dal vivo la coltura, raccogliere dati e testare processi, riducendo la distanza geografica e conoscitiva rispetto ai Paesi produttori.

Benefici dell'Innovazione

Il progetto ha portato benefici significativi alla Finca Balistrieri, non solo in termini di visibilità e di reputazione (oggi è un punto di riferimento nazionale ed europeo per la sperimentazione agronomica sul caffè), ma anche per la qualità del prodotto e l’impatto ambientale. La produzione, seppur ancora limitata, è di altissima qualità con un profilo sensoriale dolce, acidità lieve e note di carrubba, mandorle e miele.

Sul piano ambientale, l’introduzione di caffè e altre colture tropicali ha rigenerato terreni impoveriti da anni di orticoltura intensiva, restituendo fertilità, biodiversità e vitalità a serre che altrimenti sarebbero rimaste abbandonate. Questo modello ha trasformato un problema (la crisi delle colture tradizionali e l’impoverimento del terreno) in un’opportunità concreta di sostenibilità e innovazione agricola. Infine, la gestione mista e sostenibile ha consolidato la reputazione della Finca come laboratorio di ricerca e formazione, aprendo la strada a un futuro in cui un “caffè italiano” di qualità e tracciabilità locale sia realmente possibile.

Trasferibilità/replicabilità dell'innovazione

L’esperienza dimostra che la coltivazione del caffè e di altre specie tropicali può diventare un modello replicabile in altre aree della Sicilia e del Mediterraneo caratterizzate da condizioni simili. La presenza di migliaia di serre dismesse offre un enorme potenziale: strutture oggi inutilizzate possono essere riconvertite in spazi produttivi innovativi, trasformandosi da simboli di crisi agricola in laboratori di sperimentazione e sostenibilità. Grazie a tecniche agronomiche a basso impatto, coltivazione mista e integrazione di specie tropicali con colture tradizionali, è possibile rigenerare la fertilità del terreno e creare nuove opportunità economiche per imprese locali. In questo modo la piantagione sperimentale di caffè non è solo un unicum, ma un prototipo di sviluppo agricolo che altri imprenditori, cooperative e amministrazioni pubbliche possono adottare per dare nuova vita alle serre dismesse e arricchire l’offerta agroalimentare con prodotti ad alto valore aggiunto.

in rete vince la pasta alla Norma

NinoSutera

Il Born in Italy a tavola: in rete vince la

 “pasta alla Norma”

il piatto siciliano è il più ricercato su Google tra le specialità culinarie regionali italiane

“Italia? Pizza, spaghetti e mandolino!”. Dagli anni ’50 dello scorso secolo, con buona pace dello strumento musicale, lo stereotipo del nostro Paese partito dagli Stati Uniti e poi diffuso in buona parte del mondo si lega soprattutto alle nostre specialità culinarie.
Nella globalizzazione del terzo millennio, i due piatti-simbolo hanno però raggiunto una diffusione tale che per molti appartenenti alle nuove generazioni l’identificazione con la Penisola da cui sono partiti è ormai marginale.
Ma l’Italia resta terra ricca di tradizioni locali anche a tavola. E il boom della cucina fai da te spesso fa ricorrere gli aspiranti cuochi all’ausilio della rete, cercando attraverso i classici motori di ricerca, informazioni e ricette su alcuni succulente proposte delle varie regioni.
È da qui che è partito il curioso studio realizzato da Preply, piattaforma per l’apprendimento delle lingue online, che ha stilato la graduatoria dei piatti tipici italiani più ricercati su internet.         
                                                             

Dalla Sicilia al Trentino Alto Adige: ecco il “menu”

Due primi, un secondo, un tipico street-food e un contorno.
La top-5 dei piatti regionali più cercati sul web, analizzando i volumi di ricerca attraverso lo strumento Semrush e le tendenze di Google Trends, sarebbe perfetto per comporre un ricco menu.
Nettamente al primo posto c’è la pasta alla Norma, il piatto siciliano con pomodoro, melanzane fritte e ricotta di pecora, seguita dai campani gnocchi alla sorrentina, com pomodoro e mozzarella. A completare il podio i saltimbocca alla romana, tipici involtini di carne bovina ripieni di prosciutto crudo e salvia.

made in Italy

La risalita dello Stivale raggiunge, al quarto posto, la Toscanacon il lampredotto: un panino ripieno con interiora di vitello (esattamente l’abomaso, il quarto stomaco dell’animale). Ma si torna in Sicilia con la quinta posizione, occupata dalla caponata, cioè il contorno agrodolce a base di verdure fritte come melanzane, sedano, pomodori, olive verdi, cipolla, capperi e basilico. E il Nord? La posizione più alta, la 6^, va ai canederli, gli gnocchi di pane del Trentino Alto Adige, che precedono la bagna cauda, salsa piemontese preparata con acciughe, olio e aglio.

Regione che vai, specialità che trovi

Tra le regioni con i maggiori volumi di ricerca, pur senza piatti ai primissimi posti, ci sono anche Emilia Romagna e Lombardia. A pari merito, chiudono la top-10 tortellini e gnocco fritto della prima e cotoletta alla milanese della seconda, anche se il risotto alla milanese è il piatto più ricercato in molte regioni, a partire dalla Basilicata.
Tornando alla regione-leader, la Sicilia, è invece curioso che gli arancini, terzi nella graduatoria regionale, siano i più uniformemente distribuiti per ricerche sul territorio nazionale (tranne che in Molise).

E il Veneto? Nel raggruppamento parziale relativo al solo Nord-Est, occupa il quarto posto con il baccalà alla vicentina, che si posiziona alle spalle dei già citati canederli e tortellini (con i secondi che, pur superati nel conto complessivo, risultano al primo posto in diverse regioni, ma anche del frico friulano. Più indietro, ma comunque nella top-50, figurano tra i cibi più cercati sul web anche le sarde in saor e i risi e bisi.








 

martedì 27 gennaio 2026

Ais Taormina, Sicilia in Dolce

  Seconda edizione di successo per passiti, vendemmie tardive e pasticceria siciliana

Taormina (ME). Un successo rilevante in termini di presenze e di perfetta organizzazione quello fatto registrare   “Sicilia in Dolce”, l’evento enogastronomico patrocinato dal Comune di Taormina, dalla Città Metropolitana di Messina e dall'Assessorato regionale dell'agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca del Mediterraneo.



Giunta alla seconda edizione e organizzata da Ais Taormina, la manifestazione ha visto per un giorno la Perla dello Ionio capitale indiscussa della pasticceria e dei vini dolci, passiti, vendemmie tardive e fortificati. «Con Sicilia in Dolce abbiamo voluto celebrare a Taormina questo fantastico connubio di identità enogastronomica della Sicilia – così a conclusione evento Gioele Micali, responsabile eventi Ais Sicilia e delegato Ais Taormina, nonché ideatore dell'evento. Al patrimonio enologico dell'universo liquido dei passiti, vendemmie tardive e fortificati abbiamo voluto mettere insieme la grande ricchezza dei dolci dell'isola, con un successo di pubblico senza precedenti, che onora un grande lavoro di squadra della delegazione di Taormina e di tutto il suo encomiabile staff che per mesi ha lavorato instancabilmente a questa edizione».



Oltre seicento presenze, infatti, sono state registrate nei saloni del Palazzo dei Congressi. Gli ospiti hanno potuto beneficiare di nutriti banchi d’assaggio con protagoniste cinquanta pasticcerie e cinquanta cantine, con anche i rispettivi produttori, provenienti da ogni parte dell'isola. Tre masterclass hanno consegnato al pubblico dei partecipanti esperienze sensoriali di grande appeal, dove ai vini degustati e raccontati da relatori e produttori, sono state abbinate diverse specialità dolciarie preparate per l'occasione dai partecipanti di Sicilia in Dolce. Inoltre uno spazio dedicato alla letteratura, a cura di Lillo Freni, pasticcere e sommelier Ais.



Ancora, un cooking show denominato "Dolce Viaggio attraverso le nove province siciliane", curato da Conpait Sicilia e dall’associazione

Ducezio, introdotto dal presidente regionale Peppe Leotta e moderato dalla giornalista Valeria Zingale, ha visto la partecipazione fattiva dei ragazzi dell'Istituto “Antonello da Messina” insieme ad Its Albatros e Associazione Non Solo Cibus.

New entry rispetto alla kermesse dello scorso anno, la prima edizione del concorso enologico "Sicilia in Dolce" e relativa premiazione dei vini vincitori secondo tipologia al termine della serata. I vini vincitori

Vendemmia tardiva bianco Vino Top: Tenute Gorghi Tondi Grillo D'Oro 2020 Piacevolezza: Tenute Duca D'Arcavuso Oltre 13

Vendemmia tardiva rosso Vino Top: CVA Sciuscià 2023 Vino Piacevolezza: Alessandro di Camporeale Kaid

Dolce liquoroso Vino Top: Vinci Zibibbo liquoroso Vino Piacevolezza: Frazzitta Marsala Superiore Ambra Dolce

Passito bianco Vino Top: Firriato Favinia Passulè 2020 Vino Piacevolezza: Virgona Malvasia delle Lipari Vino Innovativo: Caravaglio Malvasia delle Lipari 2024 Vino Gastronomico: Vinci Zibibbo 2023

Passito Rosso Vino Top: Feudo Montoni Passito Rosso Vino Piacevolezza: Cantina Marilina Gocce d'Autunno 2018 Vino Innovativo: Cantina Pepi Terra e Cielo Frappato Vino Gastronomico: Cambria Kio Nocera 2018 


Ufficio Stampa Ais Sicilia Marcello Malta Giornalista Pubblicista Tessera Ordine Professionale dei Giornalisti n° 120588 Mob.: +39 347 8833091 Mail: segreteriataormina@aissicilia.com

lunedì 26 gennaio 2026

Mangiare Bene, gestire meglio

 

Webinar: Mangiare bene, gestire meglio

Sostenibilità, controllo e partecipazione nelle mense universitarie (e non solo)

Le mense universitarie rappresentano un osservatorio privilegiato per comprendere come la transizione ecologica possa diventare una pratica quotidiana, concreta e misurabile. Attraverso il cibo, infatti, è possibile incidere su ambiente, salute, qualità del servizio e partecipazione delle comunità.

È a partire da questa consapevolezza che nasce il webinar del 3 febbraio “Mangiare bene, gestire meglio: sostenibilità, controllo e partecipazione nelle mense universitarie (e non solo)”, in programma il 3 febbraio, promosso dal Tavolo Mense Scolastiche della Rete Politiche Locali del Cibo, in collaborazione con Foodinsider.

La mensa come leva di transizione ecologica

La transizione ecologica passa anche – e soprattutto – dai piatti che ogni giorno vengono serviti nelle mense pubbliche. Ridurre l’impatto ambientale del servizio significa proporre menù a basso impatto, che privilegino alimenti vegetali, stagionali e sostenibili, ma anche ridurre gli sprechi e i rifiuti, ripensando porzioni, ricette e filiere. Questo si realizza integrando criteri ambientali e sociali nella progettazione e nella gestione del servizio sia universitario ma anche all’interno delle mense scolastiche con alcuni distiunguo che dipendono dal tipo di utenti e servizio.

Ma sostenibilità non significa rinunciare al gusto. Al contrario, educare il palato è una delle sfide centrali della ristorazione pubblica: ricette buone, sane e sostenibili sono possibili grazie a una formazione adeguata dei cuochi, a una selezione attenta delle materie prime e a un lavoro coerente sui menù.

Controllo, trasparenza e nuove opportunità di gestione

Un altro tema centrale del webinar riguarda il controllo del servizio e il ruolo delle gare d’appalto, che rappresentano uno strumento decisivo per orientare le mense verso modelli più sostenibili. L’applicazione delle linee guida per la mensa universitaria sostenibile, insieme a strumenti di monitoraggio efficaci, consente di garantire qualità e coerenza tra progetto e servizio erogato, semplificandone la gestione, e di rendere il sistema più trasparente e, soprattutto, verificabile. In questo contesto emergono anche nuove opportunità organizzative, capaci di rendere la gestione più efficace e di utilizzare strumenti di controllo più efficienti sia per la mensa universitaria che scolstica.

Partecipazione e comunità: il ruolo della Green Food Week

La sostenibilità delle mense non può prescindere dalla partecipazione degli utenti. In questa prospettiva, la Green Food Week rappresenta un’esperienza significativa: un evento che coinvolge mense pubbliche e private e che diventa occasione per fare informazione, formazione e sensibilizzazione sui temi della salute e dell’ambiente. La Green Food Week è anche un momento per fare comunità, riscoprendo il piacere del gusto e la consapevolezza che il cibo è una scelta quotidiana che ha effetti collettivi. Introdurremo questo tema anticipando lo sviluppo della Green Food Week 2026.

I relatori

Il webinar del 3 febbraio vedrà la partecipazione di esperti e rappresentanti di realtà impegnate sul fronte delle mense universitarie e delle politiche del cibo:

  • Intervento di apertura di ANDISU

  • Luigi Vella, DSU Toscana

  • Roberto Aimi, EDISU Pavia

  • Valentina Taglietti, Essere Animali

  • Aurora Cavallo e Angelo Salento, RUS – Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile

La discussione sarà moderata da Claudia Paltrinieri, Foodinsider.

Informazioni e iscrizioni

📅 Data: 3 febbraio
📍 Modalità: webinar online
📝 Iscrizione gratuita al link:
👉 https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdVNFMHxdNrATtDPjIn4kdWWmQsk4yCPMtKWM6lMBhnAGKQMQ/viewform?usp=header

giovedì 15 gennaio 2026

Accordo UE‑Mercosur vantaggioso? ... si, ma non per tutti!

 

 Il Nord ha poco da lamentarsi

L’Italia – pur avendo oltre 840 prodotti DOP/IGP/STG e vini DOCG/DOC/IGT – vede tutelate solo 57 IG nell’Accordo UE‑Mercosur, lasciando fuori circa il 93% del totale.



Come scrive Coapi, coordinamento agricoltori e pescatori italiani,
𝐍𝐎𝐍 𝐂’𝐄̀ 𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐈𝐋 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐎𝐒𝐔𝐑 ⚠️
L’agenda di 𝐁𝐫𝐮𝐱𝐞𝐥𝐥𝐞𝐬 è fitta di accordi commerciali che mettono a rischio l’agricoltura italiana ed europea. Ecco cosa sta arrivando:
🔴 𝟏️⃣ 𝐌𝐀𝐆𝐇𝐑𝐄𝐁 – 𝐌𝐚𝐫𝐨𝐜𝐜𝐨, 𝐓𝐮𝐧𝐢𝐬𝐢𝐚, 𝐄𝐠𝐢𝐭𝐭𝐨
A ottobre 2025 è stato siglato un emendamento all’accordo agricolo UE che conferma 𝐭𝐚𝐫𝐢𝐟𝐟𝐞 𝐚𝐠𝐞𝐯𝐨𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐨𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐚𝐡𝐚𝐫𝐚 𝐎𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞.
👉 Risultato: 𝐢𝐧𝐯𝐚𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐦𝐨𝐝𝐨𝐫𝐢, 𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐞 𝐨𝐥𝐢𝐨 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐭𝐢, prodotti con regole che da noi sarebbero vietate.
🔴 𝟐️⃣ 𝐌𝐄𝐒𝐒𝐈𝐂𝐎 – 𝐅𝐢𝐫𝐦𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔
L’accordo è già pronto e verrà firmato a Città del Messico. Ancora una volta si usa lo “𝐬𝐩𝐥𝐢𝐭” per accelerare ed evitare veri controlli democratici.
👉 Quasi tutti i dazi eliminati: 𝐜𝐚𝐫𝐧𝐞 𝐛𝐨𝐯𝐢𝐧𝐚, 𝐩𝐨𝐥𝐥𝐚𝐦𝐞 𝐞 𝐳𝐮𝐜𝐜𝐡𝐞𝐫𝐨 entreranno senza freni nel mercato europeo.
🔴 𝟑️⃣ 𝐈𝐍𝐃𝐈𝐀 – 𝐎𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔
È la priorità della Commissione UE per contrastare la Cina. L’India è un colosso di 𝐫𝐢𝐬𝐨 𝐞 𝐜𝐞𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢.
⚠️ Punto critico: Nuova Delhi 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞 𝐃𝐎𝐏 𝐞 𝐈𝐆𝐏, ma pretende libero accesso per il riso Basmati. L’agricoltura italiana rischia di essere il 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐫𝐞 per un’alleanza geopolitica.
🔴 𝟒️⃣ 𝐀𝐔𝐒𝐓𝐑𝐀𝐋𝐈𝐀 – 𝐍𝐞𝐠𝐨𝐳𝐢𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨
Si tenta di chiudere dopo i blocchi degli anni scorsi. In gioco 𝐜𝐚𝐫𝐧𝐞 𝐞 𝐥𝐚𝐭𝐭𝐞, prodotti con costi bassissimi grazie a pascoli enormi e regole molto meno stringenti delle nostre.
📌 𝐈𝐋 𝐌𝐄𝐂𝐂𝐀𝐍𝐈𝐒𝐌𝐎 𝐄̀ 𝐒𝐄𝐌𝐏𝐑𝐄 𝐋𝐎 𝐒𝐓𝐄𝐒𝐒𝐎
➡️ Si firma a livello europeo, 𝐬𝐚𝐥𝐭𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢 𝐏𝐚𝐫𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢.
➡️ Si concedono 𝐝𝐞𝐫𝐨𝐠𝐡𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨𝐫𝐚𝐧𝐞𝐞 per “abituarsi”.



UE Mercosur

L’Unione Europea ha approvato l’accordo di libero scambio con il Mercosur, il più grande blocco economico del Sud America., Ma che cos’è davvero il Mercosur?, E soprattutto: cosa cambia concretamente ..





Perché solo 57 IG italiane sono tutelate nell’accordo UE‑Mercosur?

1. La logica negoziale dell’UE: tutela solo delle IG “più esposte” e “più imitabili”

Le fonti ufficiali indicano che l’accordo UE‑Mercosur protegge più di 340 IG europee, di cui 57 italiane.
Questa selezione non è proporzionale al numero totale di IG di ciascun Paese, ma risponde a criteri negoziali:

Criteri principali usati dall’UE per scegliere le IG da tutelare

  • Rischio di imitazione nei Paesi Mercosur (es. “Parmesan”, “Grana”, “Prosecco”).
  • Valore economico e export potenziale (Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Barolo, Franciacorta, Aceto Balsamico di Modena).
  • Presenza di conflitti commerciali preesistenti (es. uso improprio di nomi italiani in Brasile e Argentina).
  • Interesse strategico dell’UE a chiudere il negoziato, che ha richiesto oltre 20 anni.

In altre parole: non si tutelano tutte le IG, ma solo quelle che hanno un reale mercato o rischio di contraffazione nel Mercosur.


2. La controparte Mercosur ha posto limiti politici e commerciali

I Paesi Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay) hanno:

  • forti lobby agroalimentari interne, spesso ostili alla protezione delle IG europee.
  • produzioni locali che usano nomi “italian sounding” da decenni, come “Parmesão”, “Mortadela Bologna”, “Provolone”, “Grana”, “Chianti” (imitazioni diffuse soprattutto in Brasile).
  • resistenze a riconoscere IG che potrebbero danneggiare produttori locali.

Per questo hanno accettato solo un numero limitato di IG europee, e solo quelle considerate “non negoziabili” dall’UE.


3. L’Italia ha chiesto più tutele, ma ha ottenuto solo garanzie parziali

Il governo italiano ha sostenuto l’accordo solo dopo aver ottenuto clausole di salvaguardia rafforzate per alcune filiere sensibili.

Tuttavia:

  • non ha ottenuto l’inclusione di tutte le IG, perché ciò avrebbe bloccato il negoziato.
  • L’UE ha privilegiato settori industriali (automotive, macchinari, chimica, farmaceutica) che beneficiano maggiormente dell’accordo.
  • Le IG sono state una moneta di scambio: poche, ma “di punta”.

4. Molte IG italiane hanno scarso interesse commerciale nel Mercosur

Una parte significativa delle oltre 840 IG italiane:

  • ha produzioni molto piccole,
  • è destinata quasi interamente al mercato interno,
  • non ha presenza significativa in Sud America,
  • non è soggetta a imitazioni.

Per l’UE, includerle avrebbe comportato costi negoziali senza benefici reali.


5. Il Mercosur non accetta la tutela di IG che considera “nomi generici”

Esempi tipici:

  • “Mozzarella”
  • “Ricotta”
  • “Provolone”
  • “Mortadella”
  • “Grana”

Molti di questi nomi sono usati da decenni come categorie merceologiche in Brasile e Argentina.
Il Mercosur ha accettato solo le IG con forte specificità territoriale, come:

  • Parmigiano Reggiano
  • Prosciutto di Parma
  • Mozzarella di Bufala Campana
  • Aceto Balsamico di Modena
  • Barolo, Chianti Classico, Franciacorta

6. L’UE ha privilegiato la “profondità” della tutela, non la “quantità”

Le 57 IG italiane incluse godono di:

  • divieto assoluto di imitazione nei Paesi Mercosur
  • protezione contro evocazioni e traduzioni
  • tutela anche contro packaging e simboli ingannevoli

È una tutela molto forte, ma concessa solo a un numero ristretto di prodotti.


7. Il peso politico dell’Italia nel negoziato è stato limitato

Nonostante l’Italia sia il Paese con più IG al mondo:

  • il negoziato è stato guidato dalla Commissione Europea, non dai singoli Stati.
  • altri Stati membri (Germania, Spagna, Paesi Bassi) avevano priorità diverse, soprattutto industriali.
  • l’Italia è arrivata tardi a contestare l’accordo, quando la lista delle IG era già definita.

Sintesi critica

L’Italia ha oltre 840 IG, ma solo 57 sono tutelate nell’accordo UE‑Mercosur perché:

  1. L’UE ha selezionato solo le IG più esposte a imitazioni e con maggiore valore commerciale.
  2. Il Mercosur ha accettato un numero limitato di IG per proteggere le proprie industrie alimentari.
  3. Molte IG italiane non hanno mercato o rischi reali in Sud America.
  4. L’Italia non ha avuto la forza politica per imporre una lista più ampia.
  5. Le IG sono state usate come moneta di scambio per ottenere vantaggi industriali in altri settori.

Pianificando la risposta strutturata

L'utente vuole una risposta ben strutturata, quindi devo organizzare le informazioni in sezioni ordinate. Prima, devo includere un quadro numerico, poi spiegare la logica dell'UE, la posizione del Mercosur, la selezione italiana, le criticità politiche e infine le prospettive. Potrei anche aggiungere una tabella con i numeri, come richiesto. Devo fare attenzione a mantenere tutto conciso ma chiaro, utilizzando le citazioni già disponibili per supportare ogni sezione. Ok, ora mi metto al lavoro! Perfetto, andiamo per gradi e con struttura rigorosa.


Quadro numerico essenziale

Voce

Dato

IG europee tutelate in UE–Mercosur

340–347 circa

IG italiane tutelate

57–58 (26 food, 31 vini, 1 spirito)

Totale IG italiane registrate (DOP/IGP/STG + DOCG/DOC/IGT)

Oltre 840

Quota IG italiane escluse

≈ 93%

Fonti: Il Sole 24 Ore


1. Come nasce il “numero 57”: la logica selettiva UE

Fatto chiave: l’accordo UE–Mercosur non nasce per “coprire tutto il catalogo” delle IG, ma per blindare un nucleo di prodotti ad alta esposizione commerciale e ad alto rischio di imitazione.

  • Selezione europea: l’accordo protegge circa 340–347 IG europee, di cui 57–58 italiane, con un nucleo di “campioni” come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Prosecco, Mozzarella di Bufala Campana, Aceto Balsamico di Modena, Barolo, Chianti Classico, Franciacorta.
  • Criterio di fondo: priorità a prodotti:
    • già imitati o evocati (Parmesan, Provolone, Mortadela tipo Bologna, ecc.),
    • con valore export elevato e forte riconoscibilità,
    • al centro di contenziosi o usi impropri nei Paesi Mercosur.

In termini di politica commerciale, l’UE ha operato una selezione strategica, non una tutela “universale”: si protegge ciò che è “in gioco” nel mercato sudamericano, non ciò che esiste solo sulla carta o nel mercato interno.


2. Il ruolo (decisivo) della controparte Mercosur

I Paesi Mercosur non sono semplici destinatari passivi della lista UE: sono co‑negoziatori con interessi propri.

  • Resistenze interne: Brasile, Argentina e gli altri partner hanno filiere agroalimentari che da decenni usano nomi di stile europeo come categorie generiche (Parmesão, Provolone, Mortadela, ecc.).
  • Linee rosse politiche: riconoscere come IG troppe denominazioni europee avrebbe significato:
    • mettere in crisi produttori locali,
    • rinominare prodotti consolidati,
    • affrontare costi politici interni elevati.

Risultato: il Mercosur accetta un numero limitato di IG, e solo quelle che l’UE considera “non negoziabili”. Le altre vengono sacrificate per non far saltare l’accordo complessivo.


3. La posizione italiana dentro il negoziato UE

L’Italia è il Paese con più IG al mondo, ma non negozia direttamente: lo fa la Commissione europea.

  • Peso italiano: il via libera italiano all’accordo è arrivato dopo l’inserimento di garanzie e clausole di salvaguardia per alcuni settori sensibili, come ricordato dalla Farnesina e da Origin Italia.
  • Gerarchia delle priorità UE: nella trattativa complessiva, l’UE ha dato grande peso a:
    • accesso ai mercati per industria, automotive, macchinari, chimica,
    • apertura degli appalti, servizi, standard.
      Le IG sono state una moneta di scambio importante ma non esclusiva.

In pratica: l’Italia ha ottenuto la tutela dei “big” della Dop economy, ma non ha avuto la forza (o lo spazio politico) per imporre la copertura dell’intero patrimonio di oltre 840 denominazioni.


4. Perché il 93% delle IG italiane resta fuori

Qui entra la parte più critica.

4.1. Scarso interesse commerciale di molte IG nel Mercosur

Una quota rilevante delle IG italiane:

  • ha produzioni limitate, spesso di nicchia territoriale;
  • è destinata quasi interamente al mercato interno o europeo;
  • non è oggetto di imitazioni o evocazioni in Sud America.

Dal punto di vista UE, includerle avrebbe significato spendere capitale negoziale per prodotti che non generano né rischio né opportunità rilevanti in quell’area.

4.2. La questione dei “nomi generici”

Per il Mercosur, molti termini di origine italiana sono ormai nomi generici di categoria, non indicazioni geografiche:

  • mozzarella, ricotta, provolone, mortadella, grana, ecc.

L’accordo UE–Mercosur prevede anche eccezioni e diritti acquisiti per alcuni utilizzatori preesistenti e per nomi considerati generici, con meccanismi di phase‑out o uso limitato.
Questo restringe ulteriormente lo spazio per ampliare la lista delle IG italiane tutelate.


5. Profondità della tutela vs ampiezza della lista

Un punto spesso sottovalutato: l’accordo non si limita a “riconoscere il nome”, ma introduce una tutela molto intensa per le IG inserite:

  • divieto di imitazione e di traduzione fuorviante,
  • divieto di evocazione tramite immagini, simboli, riferimenti geografici,
  • limiti all’uso di etichette che possano richiamare la IG protetta.

Questa profondità della protezione ha un costo politico e giuridico per i Paesi Mercosur.
Per questo, la lista è corta: meglio poche IG, ma con tutela forte, che una lista sterminata ma annacquata.


6. Lettura critica complessiva

Mettiamo insieme i pezzi:

  1. Asimmetria tra patrimonio e tutela: l’Italia ha costruito nel tempo un patrimonio di oltre 840 IG, ma il diritto internazionale commerciale non garantisce automaticamente che ogni IG nazionale venga riconosciuta in ogni accordo.
  2. Centralità della Commissione UE: la negoziazione è stata guidata da logiche di equilibrio complessivo (industria, servizi, agricoltura), non da una massimizzazione della tutela di tutte le IG italiane.
  3. Selezione “elitista” delle IG: si è scelto di proteggere i “campioni” della Dop economy (26 food, 31 vini, 1 spirito) che valgono miliardi di euro e sono già presenti o imitati nel Mercosur.
  4. Resistenze del Mercosur: i partner sudamericani hanno accettato solo un numero limitato di IG, rifiutando di trasformare in IG nomi che per loro sono generici.
  5. Uso delle IG come leva negoziale: le IG sono state una delle tante poste del negoziato; molte denominazioni minori sono state sacrificate per ottenere concessioni in altri settori.

 

Fonti utilizzate

  • Italia a Tavola: tutela di 57 IG italiane nell’accordo UE‑Mercosur
  • ANSA: dichiarazioni della Farnesina e clausole di salvaguardia
  • Il Sole 24 Ore: lista delle 57 IG e logica negoziale
  • Quotidiano.net: quadro generale dell’accordo e delle IG tutelate
  • Farnesina – Ministero degli Esteri: comunicato ufficiale sull’accordo
  • Agrapress: elenco e principi di tutela delle IG italiane

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