domenica 30 novembre 2025

Chi controlla ciò che mangiamo? Scopriamolo insieme a "Indovina chi viene a cena"

 

https://www.raiplay.it/video/2025/11/Indovina-chi-viene-a-cena---Puntata-del-29112025-60da7756-89ab-471f-9765-313fe94f3f8c.html

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Nel nuovo appuntamento del programma condotto da Sabrina Giannini, in onda il 29 novembre in prima serata, è stata affronta una questione cruciale: chi decide cosa finisce sulle nostre tavole? L'inchiesta parte dai semi, quei piccoli frammenti di vita che hanno il potere di cambiare ecosistemi, mercati e comunità intere.

 


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Negli ultimi decenni, il modo di lavorare nei campi è stato stravolto da un sistema dominato da poche multinazionali che brevettano semi "usa e getta". I contadini, privati della possibilità di conservare i semi come si faceva da sempre, si trovano costretti a comprarli ogni anno ad un costo crescente, guadagnando sempre meno. Un sistema che favorisce chi brevetta e penalizza chi coltiva, ma che non ha piegato tutti: emergono storie di veri "partigiani dei semi", contadini che difendono varietà antiche, libere e adattate ai territori, creando reti di resistenza per salvaguardare la biodiversità agricola.
🌿
Tra questi protagonisti, c’è anche un’organizzazione che, da vent’anni, distribuisce semi liberi spesso a rischio di sanzioni, impegnata a salvare quelle specie vegetali che rischierebbero altrimenti di scomparire, conservando un patrimonio fondamentale per la nostra alimentazione e l’ambiente.
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Ad arricchire il racconto, il dottor Franco Berrino in trasmissione per spiegare le conseguenze sulla salute delle sostanze usate nelle coltivazioni industriali. Scegliere un cibo "pulito" non è solo una questione di gusto, ma una vera tutela per il nostro organismo e per il pianeta.
🍽️

sabato 29 novembre 2025

Veronelli, ricordo nell'anniversario della dipartita.

 Veronelli, Gino per gli amici , è stato un gastronomo, giornalista, editore, conduttore televisivo, filosofo e anarchico italiano. Viene ricordato come una delle figure centrali nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano. 

Vogliamo ricordalo così nell'anniversario della dipartita.

 

Illuminante, al riguardo, la definizione che Luigi Veronelli  ideologo delle Denominazione Comunali (De.Co.), ha dato del genius loci:  “E’ da intendere come l’intimo e imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva”. Da qua il nome del percorso Borghi GeniusLoci DeCo 

 Antesignano di espressioni e punti di vista che poi sono entrati nell'uso comune e protagonista di caparbie battaglie per la preservazione delle diversità nel campo della produzione agricola e alimentare, attraverso la creazione delle De.Co. (Denominazioni Comunali), le battaglie a fianco delle amministrazioni locali, l'appoggio ai produttori al dettaglio. 



Veronelli, ha rappresentato e rappresenta il rinascimento dell’ElaioEnoGastronomia italiana in tutte le sue espressioni, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione dei territori e dei loro prodotti identitari, una lezione di dedizione, onestà intellettuale e sana partigianeria che fa di lui l’antesignano della sovranità alimentare. Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli, tra le sue battaglie: “con la trasparenza del prezzo sorgente, il consumatore verrebbe messo in grado di valutare il tipo di ricarico applicato dal rivenditore, e da questo la sua onestà”.

 Già nel lontano 1956 Luigi (Gino) Veronelli scriveva “L’agricoltura e il turismo sono le armi migliori per lo sviluppo e l’affermazione della nostra Italia”. Un’idea decisamente controcorrente considerando il pieno boom economico, ossia quel veloce sviluppo industriale che trasformò l’Italia, il suo modo di vivere, le abitudini, anche alimentari, della popolazione e modificò per sempre l’aspetto delle città, del paesaggio, delle campagne. Anni dopo, Veronelli è tornato sull’argomento precisando che “L’agricoltura di qualità e il turismo di qualità sono le armi per lo sviluppo della nostra patria”.

“Come io ammiro Picasso perché lo riconosco, così posso apprezzare un vino o qualsiasi altra cosa che viene dalla terra, se la riconosco. Trovo che questo sia un recupero di civiltà, di intelligenza e di libertà estremamente importante. Per questo non mi piacciono i prodotti tipici. Sono diventati un marchio commerciale. Non mi piacciono le tradizioni imbalsamate.  Ma voglio sapere dove nasce un prodotto. Mi fido dell’autocertificazione del produttore che mi spiega come è fatto il suo vino o i suoi ortaggi”.

Veronelli in questo come in tanti altri temi, è stato un intellettuale a tutto campo, ricco di intuizioni, uno straordinario personaggio ricco di umanità e di contraddizioni, capace di vedere lontano. I suoi pensieri sul turismo e sull’agricoltura, infatti, hanno del pionieristico se collocati nel contesto storico in cui sono stati enunciati.  Ma d’altra parte il suo grande fascino era dovuto al fatto che nella sua vita non hai mai smesso di  essere curioso e attento a cogliere le novità, nel rispetto delle identità territoriali.




 

venerdì 28 novembre 2025

EA concorso per tutte le scuole d'italia

 

𝐋𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐩𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝐂𝐑𝐄𝐀 𝐬𝐮 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐀𝐒𝐀𝐅 è 𝐢𝐧 𝐯𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐦𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚: 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐞 𝐢𝐥 𝐥𝐨𝐠𝐨.



Saranno i/le docenti a proporlo grazie alla collaborazione di alunni/e delle proprie classi partecipando a questo concorso.
Per la partecipazione al concorso i/le docenti dovranno andare sul sito https://unnomebelloebuono.it/ e seguire le istruzioni. La scadenza è prevista per il 10 dicembre 2025.
Partecipando al concorso, la classe vincitrice avrà una targa commemorativa personalizzata, da esporre all’interno dell’Istituto scolastico, e un set di attrezzature per l’educazione alla sostenibilità da utilizzare in classe, oltre che naturalmente vedere il titolo e logo diventare quelli ufficiali della Piattaforma di educazione alimentare del CREA/MASAF.
La piattaforma di educazione alimentare, presto disponibile online, sarà dedicata agli insegnanti della scuola dell’obbligo (6-16 anni) e offrirà schede didattiche su temi diversi, dall’alimentazione sana e sostenibile alla biodiversità, dalla storia dei cereali all’utilizzo delle macchine agricole. Ogni scheda conterrà approfondimenti teorici e attività pratiche da svolgere in classe o a casa, favorendo percorsi educativi personalizzabili per fascia d’età e argomento. I contenuti delle schede saranno sviluppati dal personale di ricerca del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), che è l’Ente di ricerca del Ministero dell’Agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste, con consolidata esperienza in educazione alimentare e ricerca agricola multidisciplinare. Le schede promuoveranno un’educazione alimentare trasversale, includendo aspetti scientifici, storici, culturali, ecologici e sociali legati al rapporto con il cibo e i temi trattati potranno essere facilmente integrati nel curriculum scolastico. I/Le docenti avranno un ruolo centrale nell’adattare i materiali alle diverse realtà socio-culturali delle classi su tutto il territorio nazionale.

giovedì 27 novembre 2025

Fibre alimentari e prevenzione dei tumori. Le evidenze scientifiche


il prossimo 3 dicembre 2025 – Ore 15.00 all’Accademia dei Georgofili organizza,  "Fibre alimentari e prevenzione dei tumori. Le evidenze scientifiche"

 

                 


Crescono le evidenze scientifiche da studi di laboratorio e da indagini epidemiologiche condotte ormai su milioni di soggetti a supporto di un effetto protettivo delle fibre alimentari per la prevenzione dei tumori, tra cui, in particolare, quelli gastrointestinali.

Ma in che misura sono efficaci? Tutte le fibre o alcuni tipi più di altri? Quante e quanto spesso andrebbero consumate? E gli italiani quante ne consumano? Attraverso quali meccanismi proteggono dai tumori? A queste e ad altre domande risponde il seminario promosso congiuntamente dall’Accademia dei Georgofili e da ISPRO.

 

Link per iscrizione: https://forms.gle/4bGFEsq16WbVy4DJ9

programma

Neorurali: nuovi abitanti, nuove ruralità

 

                                                        NinoSutera


Il caso di grande attualità della famiglia nei boschi d’Abruzzo?  Non vogliamo entrare nel merito della questione anche perchè non la conosciamo, ma la neoruralità è un'altra cosa.  

 Il termine “neorurali” indica un fenomeno sociale e culturale sempre più rilevante in Italia e in Europa, fin dall'inizio degli anni 2000, persone  famiglie o gruppi che scelgono di trasferirsi dalle aree urbane ai territori rurali, non per necessità ma per progetto di vita, valori e nuova visione dello sviluppo.


  MANIFESTO SULLA NEORURALITA'




Gustav Mahler affermava: "Tradizione non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco".
Far memoria della tradizione non è "chinare il capo al passato", non è lasciare alle "ceneri del ricordo" il compito di portare fino a noi le immagini di un tempo ormai andato. Omaggiare la tradizione è ben altro: è mantenere vivo quel "fuoco" che brucia nei solchi lasciati dalle vite di chi ha abitato questa terra, alimentarlo con storie evocative ed emozioni travolgenti. Ciò che rende così affascinante il fuoco è la sua indomabilità, è impossibile imprigionarlo così come è impossibile impedirgli di bruciare. Ecco che nasce la necessità di costruire una custodia, dove non si opprime la sua fiamma ma la si plasma e si alimenta per consegnare un’eredità alle generazioni future.


1. Introduzione

Il fenomeno dei neorurali rappresenta una delle trasformazioni più significative degli ultimi decenni all’interno dei territori rurali italiani ed europei. Non si tratta semplicemente del ritorno alla vita di campagna, né di un revival romantico della tradizione agricola. È, piuttosto, un movimento complesso e plurale che riflette nuovi modelli economici, sociali e culturali. I neorurali incarnano una diversa concezione dell’abitare, del produrre e del vivere, in cui sostenibilità, comunità e innovazione si intrecciano con pratiche agricole rigenerative e forme emergenti di economia identitaria.


2. Definizione del fenomeno

Con “neorurali” ci si riferisce a individui o nuclei familiari che scelgono di trasferirsi dalle aree urbane ai contesti rurali per motivazioni che trascendono il mero bisogno economico. Essi inseguono un progetto esistenziale fondato su qualità della vita, lentezza, relazione con la natura e possibilità di costruire modelli di lavoro più autonomi e creativi. Questa scelta implica spesso una riconfigurazione delle competenze: al background urbano si affiancano nuove abilità agricole, artigianali o gestionali, sviluppate in un contesto di apprendimento continuo.


3. Motivazioni e nuovi modelli di vita

Il neoruralismo è sostenuto da alcune spinte culturali profonde:

  • la riscoperta della dimensione ecologica dell’abitare e il desiderio di ridurre l’impronta ambientale;

  • il bisogno di comunità e di relazioni di prossimità, spesso assenti nei grandi centri urbani;

  • l’aspirazione a un equilibrio tra lavoro e vita personale favorito dallo smart working e dalla digitalizzazione;

  • la ricerca di un benessere integrale, fatto di ambiente, cibo, tempo e cura.

Il ritorno alla campagna diventa così un laboratorio di rinnovamento, un luogo dove sperimentare modelli di vita più sostenibili e resilienti.


4. Attività e pratiche emergenti

I neorurali propongono un modo nuovo di fare ruralità. Accanto alle attività agricole – spesso orientate alla produzione biologica, rigenerativa o di nicchia – compaiono settori innovativi:

  • turismo esperienziale e ospitalità diffusa;

  • laboratori artigiani e creative industries rurali;

  • produzioni agroalimentari identitarie e filiere corte;

  • servizi sociali e culturali alle comunità;

  • start-up verdi e imprese basate sulla digitalizzazione.

In questo quadro, la ruralità non è più vista come periferia arretrata, ma come spazio di sperimentazione contemporanea.


5. Impatto sui territori rurali

Il contributo dei neorurali è evidente su più livelli:

  • demografico, con il ripopolamento di borghi e contrade in via di abbandono;

  • economico, grazie alla diversificazione delle attività, alla riattivazione delle filiere e alla creazione di nuove forme di microimprenditorialità;

  • sociale, attraverso la costruzione di reti comunitarie, processi partecipativi e pratiche di cittadinanza attiva;

  • ambientale, con la diffusione di tecniche sostenibili e l’attenzione alla biodiversità.

Il loro arrivo contribuisce alla rigenerazione dei territori e alla valorizzazione del capitale identitario.


6. Neorurali e politiche locali del cibo

L’interesse verso la produzione agroalimentare di qualità e la cura del paesaggio alimentare rende i neorurali attori rilevanti nelle politiche locali del cibo. La loro azione si integra con:

  • la promozione della dieta mediterranea, come modello culturale e nutrizionale legato a sostenibilità, biodiversità e convivialità;

  • la valorizzazione dei prodotti identitari e delle pratiche tradizionali;

  • la diffusione di mercati contadini e forme di distribuzione alternativa;

  • il recupero di semi antichi, vigneti storici e colture marginali.

Questi processi rafforzano il legame tra comunità, paesaggio e filiere agroalimentari.


7. Neorurali e Borghi De.Co.

All’interno dei Borghi GeniusLoci De.Co., i neorurali trovano un contesto particolarmente favorevole. Qui l’identità territoriale – espressa attraverso produzioni agroalimentari, tradizioni artigiane, ritualità condivise – si combina con politiche di tutela e promozione della cultura materiale del cibo. I neorurali diventano catalizzatori di nuove economie identitarie, contribuendo alla:

  • rigenerazione dei luoghi;

  • trasmissione dei saperi locali;

  • creazione di reti tra produttori, amministrazioni e comunità;

  • innovazione sociale e culturale.

La loro presenza favorisce la costruzione di modelli di sviluppo territoriale integrati, in cui memoria e innovazione si alimentano reciprocamente.


8. Conclusioni

I neorurali rappresentano una forma inedita di abitare e trasformare i territori rurali. Essi portano con sé un capitale culturale, professionale e relazionale che, se accolto e sostenuto, può diventare motore di rinascita per i borghi e per le campagne italiane. Il fenomeno non è privo di complessità – fragilità burocratiche, costi di riadattamento, tensioni con vecchie comunità –, ma apre scenari di grande potenzialità.

Nel loro gesto di “ritorno”, i neorurali indicano una direzione possibile per il futuro: un rapporto più profondo con la terra, una nuova economia del senso, un equilibrio tra tradizione e modernità. Una ruralità che non è passato, ma avanguardia.



 


🌿 Chi sono i neorurali

I neorurali sono generalmente:

  • giovani o adulti provenienti da contesti urbani;

  • professionisti, creativi, imprenditori, smart workers;

  • famiglie che desiderano un ambiente più sano e sostenibile.

Non si tratta del ritorno alla terra tradizionale, ma di un rural lifestyle contemporaneo, che unisce saperi antichi e competenze moderne.


🚜 Cosa fanno

Le attività tipiche dei neorurali includono:

  • agricoltura rigenerativa o biologica;

  • artigianato evoluto e produzioni identitarie;

  • agriturismo, ospitalità diffusa, turismo esperienziale;

  • servizi culturali, sociali e di comunità;

  • progetti di innovazione sociale;

  • attività remote o digitali (smart working, professioni creative);

  • start-up rurali e green economy.


🧭 Perché scelgono la ruralità

Motivazioni più comuni:

  • ricerca di qualità della vita e benessere;

  • desiderio di equilibrio tra natura, lavoro e relazioni;

  • interesse per sostenibilità, lentezza e comunità;

  • rigenerazione personale e nuovi modelli di sviluppo;

  • valorizzazione del patrimonio culturale dei borghi.


🏡 Impatto sui territori

I neorurali contribuiscono a:

  • ripopolamento di borghi e campagne;

  • riattivazione di terreni, case rurali e antiche filiere;

  • innovazione in agricoltura e turismo;

  • nascita di reti comunitarie e progetti partecipativi;

  • nuove economie locali a base identitaria.


🌱 Neorurali e politiche locali del cibo

Sono spesso protagonisti di:

  • progetti di filiera corta e mercati contadini;

  • recupero di biodiversità (semi, vigne, antiche varietà);

  • modelli di dieta mediterranea sostenibile;

  • pratiche legate ai Borghi GeniusLoci De.Co. e alle identità territoriali.


🧩 Un fenomeno culturale

Il neoruralismo non è nostalgia:
è una nuova frontiera dell’abitare, legata a:

  • digitalizzazione;

  • sostenibilità;

  • cura del territorio;

  • economia circolare;

  • comunità resilienti.


 

lunedì 24 novembre 2025

Il futuro della programmazione LEADER

 

 

 

 e il ruolo dei GAL (Gruppi di Azione Locali) nella politica europea

 

Mercoledì 26 novembre 2025 una giornata di confronto all’Accademia dei Georgofili

 

La revisione in corso delle politiche territoriali dell’Unione europea e l’ipotesi di istituire un Fondo Unico sollevano interrogativi e preoccupazioni sul futuro dei Gruppi di Azione Locale (GAL) e della programmazione LEADER, con il rischio di perdere l’approccio multisettoriale delle politiche di sviluppo delle aree rurali, frenando la crescita dell’intero sistema.
Mercoledì 26 novembre dalle ore 10.00, Anci Toscana, come soggetto coordinatore dei GAL della Toscana, e l’Accademia dei Georgofili promuovono un incontro per avviare un approfondimento e un confronto sul futuro della prossima Politica Agricola Comune (PAC) 2028-2034.
L’iniziativa sarà ospitata nella storica sede accademica (Logge Ufficio Corti, Firenze) e riunirà rappresentanti delle istituzioni comunitarie, amministratori, esperti e associazioni, per condividere una riflessione sugli scenari che si profilano nei prossimi anni per i territori e sul ruolo dei GAL come motore di sviluppo locale e laboratorio di cooperazione tra comunità, imprese e Comuni.
Dopo i saluti istituzionali, si svolgerà un panel moderato da Daniela Toccaceli, direttrice del Centro Studi dell’Accademia dei Georgofili Gaia, con le relazioni di Antonella Frongia (DG AGRI, Commissione europea) e Raffaella Di Napoli (Rete Rurale Nazionale – CREA).
Sarà poi la volta di una tavola rotonda coordinata dalla responsabile di settore di Anci Toscana Marina Lauri, con la Regione, i GAL e le organizzazioni sindacali agricole e cooperative toscane.
Interverrà quindi l’europarlamentare Dario Nardella, membro della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo.


Qui il link per iscriversi (in presenza e da remoto):  
https://forms.gle/v29ZuvZcFvN9AFZb9

Scarica la LOCANDINA

domenica 23 novembre 2025

Agroalimentare per un futuro basato su un’economia ecologica e innovativa

 

Giuseppe Barbera, già docente universitario di colture arboree all’Università di Palermo, è uno dei massimi esperti di paesaggi agrari e agroforestali del Mediterraneo ed è membro del Consiglio Scientifico dell’Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale e del Direttivo del Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria. Il professore sottolinea l’urgenza di ripensare lo sviluppo economico della Sicilia, puntando su agricoltura avanzata, hi-tech ed energie rinnovabili, sempre in un’ottica ecosostenibile



«Il presente e il futuro del nostro straordinario Pianeta Terra è affidato a noi, data la nostra intelligenza di Homo Sapiensdobbiamo assumerci la responsabilità di fare scelte strategiche ecosostenibili e azioni concrete per salvaguardare, curare e valorizzare l’ambiente». Così il professore Giuseppe Barbera, docente universitario, saggista e scrittore, inizia il dialogo con Pianeta 2030 del Corriere della Sera. Barbera è tra i massimi studiosi italiani ed europei delle ‘Colture arboree’, di paesaggi agrari e agroforestali del Mediterraneo. Ha pubblicato libri per prestigiose case editrici quali Mondadori, Sellerio, Il Saggiatore. Per il Fai ha curato il recupero della Kolymbethra nella Valle dei Templi di Agrigento. È Membro del Consiglio Scientifico dell’ Osservatorio nazionale del paesaggio rurale (Mipaaf) e del Direttivo del Parco Nazionale Isola di Pantelleria. Nella conversazione interviene sui grandi temi ambientali, storici e culturali, sulle meraviglie dei paesaggi rurali, dei giardini pubblici, sui mutamenti climatici, la cura del Pianeta, e altri argomenti rilevanti partendo dalla realtà concreta del Mediterraneo. «La nostra intelligenza di Homo Sapiens Sapiens, con i grandi risultati raggiunti sul piano culturale, ci dà una grande responsabilità. Sulla base di questo fatto storico-sociale, frutto di raffinato adattamento all’ambiente in maniera diacronica, dobbiamo anche farci carico di tutti i disastri che abbiamo combinato. La storia umana, con le diverse mete raggiunte sul piano culturale, scientifico e tecnologico, con innegabili e positive innovazioni, è stata ed è accompagnata anche da molte azioni sbagliate che hanno fortemente alterato il pianeta, al punto che Paul Crutezn (vincitore del premio Nobel per la Chimica nel 1995) ha definito l’epoca geologica planetaria in cui viviamo ‘Antropocene’, l’epoca dell’uomo. Siamo noi i responsabili di quello che succede e quello che succede è evidente, non c’è negazionismo che tenga, si può essere più o meno drastici nelle proprie osservazioni e conclusioni, si può essere prudenti o meno, però è evidente che gli equilibri planetari sui quali fa riferimento il pianeta negli ultimi millenni siano stati rotti. Siccome siamo Sapiens, siamo anche gli unici che possiamo fermare questo disastro e magari innescare strade diverse, per uno sviluppo diverso. Dobbiamo abbandonare la parola ‘crescita’ in senso classico, cumulativo, perché non dobbiamo crescere quantitativamente, dobbiamo svilupparci qualitativamente e con sostenibilità. È la grande sfida che abbiamo di fronte».

Come definirebbe il grande patrimonio culturale paesaggistico, arboreo, culturale siciliano e quanto è importante nella vita quotidiana dell’Isola?

«È molto rilevante. Siamo al centro della storia più antica: il Mediterraneo, il mare tra le terre. Abbiamo tre continenti che si sporgono su questo mare e al centro c’è la Sicilia che ha una lunga storia anche sul piano genetico. E vi è ricchezza sia sul piano dell’Etnodiversità che della Biodiversità. La Sicilia è al centro della storia naturale e culturale. Dall’incontro di molteplici popoli e civiltà sono nate tante opere di alto valore sul piano architettonico, paesaggistico, artistico, letterario e filosofico. E opere che mostrano, ad esempio nell’antichità classica, il rapporto armonico tra esseri umani e natura. Nella fase contemporanea non sempre i siciliani e le loro classi dirigenti sono stati all’altezza di questa grande responsabilità. Anche se va detto, vi sono state e vi sono delle iniziative di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio storico-ambientale molto positive».

L’approccio multidisciplinare allo studio dell’ambiente. Storia, paesaggio, Antropologia, Scienze della Natura e Scienze umane, quanto è importante questo metodo per comprendere il mondo in cui viviamo?

«Noi siamo arrivati nell’Antropocene alla rottura tra natura e cultura in virtù di una sapienza fondata su ‘specialisti ignoranti’, su figure di grande qualità culturale e scientifica, però delimitate, concentrate soltanto sul loro sapere, poco propensi a confrontarsi con altri saperi di altri popoli, di altre culture, di altre scienze. Noi non dobbiamo semplificare, non miriamo a questo, dobbiamo prendere atto che siamo in un sistema complesso, dove la complessità è il tema che dobbiamo affrontare, il paesaggio è il terreno attraverso il quale la complessità si mostra e attraverso il quale il tema della complessità può essere affrontato. Occorre una visione di ampio respiro e una metodologia multidisciplinare e interdisciplinare».

La dimensione del paesaggio rurale, può spiegare la sua valenza strategica in Italia e nel Mediterraneo?

«Se noi smettessimo di avere l’idea che l’agricoltura è un settore che mira soltanto alla produzione, che i risultati dell’agricoltura non si misurano in quintali, in litri o in euro ma si misurano in equilibri ambientali, in valori culturali, allora daremmo a questi temi un ruolo ben maggiore di quello attuale. Viaggiando per la Sicilia ci si accorge sia dei danni provocati dagli incendi delle scorse estati sia dei danni provocati dall’abbandono di molte campagne. Questo provoca perdite di biodiversità, danni alla natura e all’agricoltura e al turismo di qualità. Occorre un ampio ed organico progetto per curare, salvaguardare e valorizzare il nostro patrimonio. Serve una nuova visione di economia sostenibile fondata su uno sviluppo sano, armonico, rispettoso dell’ambiente. Sia chiaro, coloro che pensano che una regione con 5 milioni di abitanti possa vivere solo di turismo sbagliano, hanno una visione semplicistica e riduttiva. La Sicilia deve potenziare lo sviluppo di eccellenze hi-tech, dell’agricoltura avanzata, delle energie rinnovabili, dei processi produttivi agro-alimentari e di vari altri settori -tutti da attuare in maniera ecosostenibile-. Serve una crescita basata sulle 5 E: l’ecologia, cioè l’equilibrio tra gli umani e i non umani, con sensibile attenzione alla Natura; l’economia della quale non possiamo prescindere, in chiave innovativa e sostenibile; l’estetica, il grande valore della bellezza; l’energia, che apre un tema molto presente ma male affrontato; l’etica, ossia i rapporti tra esseri umani, tra persone di terre diverse, tra esseri umani e gli altri viventi, piante e animali che siano. Il Sapiens deve tenere insieme queste 5 parole. Lo ribadisco, serve il pensiero della complessità».

Lei ha curato il recupero del giardino della Kolymbetra nella Valle dei Templi di Agrigento. Può spiegarne in maniera sintetica la molteplice valenza?

«L’ispirazione è giunta dalla lettura del testo di uno dei tanti grandi viaggiatori del Gran Tour, il francese de Saint-Non che diceva che passeggiare nella Kolymbetra, alla fine del Settecento quando lui la visitò, era come passeggiare nel giardino dell’Eden. Allora ci siamo detti con il Fai e gli altri attori protagonisti, perché non ricreare questo straordinario piacere di passeggiare in Paradiso? La Kolymbetra ha un clima stupendo rispetto al resto della Valle di Templi. È fresca, è giustamente ventilata, ha fiori e frutti come è difficile trovarne altrove, ha gli agrumi -il giardino di agrumi che è quello per eccellenza-, ha l’acqua che fluisce in continuazione, ha templi meravigliosi, e panorami suggestivi. Tra i vari altri luoghi che in Sicilia racchiudono natura, storia e cultura in maniera ampia e variegata voglio citare anche la Favorita di Palermo, il Parco Archeologico di Selinunte, ed ancora Segesta, Morgantina, Taormina e Siracusa. Nel caso di Selinunte il rapporto tra la monumentalità architettonica dei templi, lo splendore della natura (tra terra e mare), le meraviglie ambientali, è straordinario. E lo si comprende solo vivendolo immersi in quei luoghi. È uno dei simboli dell’unicità della Sicilia nel rapporto tra natura e cultura».

Quanto è importante salvare i giardini pubblici -che spesso rappresentano nuclei identitari delle città, piccole medie e grandi ?

«I giardini storici hanno bisogno di essere considerati come monumenti di storia e natura insieme. Non sono solo verde, non si misurano nella quantità di alberi, nella quantità di ossigeno che producono. Sono storia e natura, sono cultura. La Sicilia parte dai paesaggi-giardini della preistoria e arriva ai paesaggi del contemporaneo attraversando tutta la storia. Mi lasci citare le suggestive vedute dei giardini di Palermo, il Parco della Favorita in primis, e anche il giardino pubblico di Caltagirone (in provincia di Catania), come esempi di consapevolezza da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica del grande patrimonio storico-culturale e ambientale identitario».

sabato 22 novembre 2025

HE 28 CAP Strategic Plans: la Commissione Europea cita la Sicilia tra le buone pratiche in rete




 

La Direzione Generale dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale della Commissione Europea, Unità B.2, ha recentemente pubblicato il documento “HE 28 CAP Strategic Plans Underway – Summary of implementation in 2023-2024, facts and figures”, una sintesi dello stato di avanzamento dei Piani Strategici della PAC nei diversi Stati membri. All’interno della relazione, l’Italia è rappresentata da due Regioni, tra cui la Sicilia, citata espressamente per le iniziative considerate esempi di buone pratiche.



In particolare, la pubblicazione  ha posto in evidenza il lavoro svolto dal Dipartimento Agricoltura della Regione Siciliana, e nello specifico dall’Unità di Staff – Osservatorio Neorurale,  Rete Regionale del Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura nel periodo 2021-2024 . L’attività portata avanti negli ultimi anni ha avuto come finalità la valorizzazione delle competenze, la diffusione di conoscenze e l’implementazione di processi innovativi a supporto delle imprese agricole e rurali.

Il riconoscimento europeo riguarda, in modo particolare, il ricco programma di iniziative realizzate nel periodo 2023-2024. Tra queste si segnalano i numerosi webinar tematici, organizzati in collaborazione con gruppi di lavoro specializzati, che hanno favorito un ampio coinvolgimento degli stakeholder regionali. La partecipazione attiva di enti, associazioni, imprese agricole, ricercatori e portatori di interesse ha confermato la centralità della rete nel creare un dialogo costante tra mondo della produzione e della ricerca.

L’inserimento della Sicilia nel report   non rappresenta soltanto un riconoscimento formale, ma anche la conferma della bontà di un percorso avviato con determinazione. Il Dipartimento Agricoltura, attraverso l’Osservatorio Neorurale,  Rete Regionale del Sistema della Conoscenza e dell'innovazione in Agricoltura , ha saputo interpretare le sfide della nuova Politica Agricola Comune, puntando sulla formazione, sull’innovazione e sulla costruzione di relazioni virtuose tra i diversi soggetti del sistema agricolo e rurale.

È bene sottolineare che non si tratta di un’iniziativa isolata, ma di un processo costante che intende accompagnare le imprese agricole verso un futuro più competitivo, sostenibile e inclusivo. Tuttavia, la menzione come “buona prassi” da parte delle istituzioni comunitarie non è un fatto scontato: non accade a tutti né tutti i giorni che un’attività regionale venga citata come esempio a livello europeo.

Questo risultato rafforza la convinzione che il percorso intrapreso (2021-2024) sia corretto e che la strada della collaborazione, della condivisione e della valorizzazione delle risorse intellettuali e professionali del territorio debba continuare a essere perseguita. Come ricordava Thomas Alva Edison, “il valore di un’idea sta nel metterla in pratica”: l’esperienza siciliana dimostra che, attraverso l’impegno comune e la capacità di fare rete, le idee possono trasformarsi in pratiche concrete e riconosciute anche a livello internazionale.

In conclusione, il riconoscimento rappresenta un incoraggiamento a proseguire su questa linea di azione, consolidando il ruolo della Sicilia come laboratorio di innovazione rurale e come modello di riferimento per l’intero sistema agricolo nazionale ed europeo. 
In fine ma non per ultimo, questa attività, ma sopra tutto questi risultati, sono  stati resi possibile grazie alla collaborazione di tanti, in particolare dell' Agr. Paolo  Salanitro,  Consulente Fitosanitario, Assistente Tecnico di Chimica presso il Liceo Lucio Piccolo di Capo d'Orlando 
 

































 

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