giovedì 14 maggio 2026

Vino, Report Mediobanca 2026

 Il comparto vitivinicolo italiano attraversa una fase di transizione strutturale, ormai non più procrastinabile. È quanto emerge con chiarezza dall’indagine Mediobanca 2026, che restituisce l’immagine di un settore sottoposto a pressioni crescenti: contrazione dei consumi, margini in riduzione e un contesto internazionale sempre più instabile e competitivo.


In occasione della presentazione del report a Milano, il presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, ha evidenziato l’urgenza di un cambio di paradigma nella gestione delle imprese vitivinicole. Secondo Frescobaldi, il vino italiano continua a rappresentare un pilastro dell’economia nazionale, ma è chiamato oggi a confrontarsi con uno scenario radicalmente mutato, che richiede un approccio più manageriale, razionale e orientato alla sostenibilità economica.

Uno dei nodi centrali riguarda l’equilibrio tra domanda e offerta. Accanto a un necessario efficientamento dei processi aziendali, diventa prioritario intervenire sul fronte produttivo, attraverso una riduzione delle rese. L’obiettivo è evitare squilibri strutturali e fenomeni di sovrapproduzione che rischiano di alimentare una spirale negativa sui prezzi. I dati parlano chiaro: a fronte di un calo del fatturato del 2,8%, il risultato netto registra una flessione ben più marcata (-7,5%), segnalando una compressione significativa dei margini e una rigidità dei costi che il sistema fatica ad assorbire.

Il rischio, già in parte evidente, è quello di un progressivo deprezzamento anche delle produzioni di qualità, storicamente punto di forza del Made in Italy. Una dinamica che trova conferma nei mercati del vino sfuso, dove le principali denominazioni Dop e Igp monitorate dall’Osservatorio Uiv – pari al 60% del totale – hanno registrato ad aprile un prezzo medio di 1,30 euro al litro, in calo del 7% rispetto allo stesso periodo del 2025 e su livelli prossimi ai minimi degli ultimi due anni.

Il quadro delineato dall’indagine Mediobanca rafforza ulteriormente questa lettura: su un campione di 255 aziende con fatturato superiore ai 20 milioni di euro, le vendite 2025 risultano in diminuzione del 2,8%, con una contrazione più accentuata sui mercati esteri (-3,4%) rispetto a quello interno (-2,2%). In peggioramento anche tutti i principali indicatori di redditività: Ebitda (-4,2%), Ebit (-9,5%) e risultato netto (-7,5%).

In questo contesto, la crescita non può più essere considerata un dato acquisito. Il settore è chiamato a una revisione profonda delle proprie strategie, sia produttive sia commerciali. La competitività si giocherà sempre più sulla capacità di trovare un equilibrio sostenibile tra qualità, gestione dell’offerta e solidità economica, in un mercato globale dove volatilità e selettività sono diventate la nuova normalità.

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