ninosutera
Non si può parlare e scrivere di strategie del PSP se non si conosce la storia.
Negli anni '60 la Comunità Economica Europea (CEE) ha gettato le basi della PAC (Politica Agricola Comune), nata ufficialmente nel 1962. In quel decennio il focus principale era di natura strettamente economica e produttiva: garantire la sicurezza alimentare dell'Europa post-bellica, stabilizzare i mercati e proteggere i redditi degli agricoltori attraverso prezzi garantiti e dazi doganali.
Tuttavia, verso la fine degli anni '60, questo meccanismo basato unicamente sul sostegno dei prezzi mostrò i primi gravi limiti strutturali: sovrapproduzione costante (le famose "montagne di burro") ed enorme disparità di reddito tra le piccole aziende frammentate e quelle grandi.
È proprio in questo contesto che nascono le prime direttive socio-economiche strutturali. Il punto di svolta culturale è il Memorandum sulla riforma dell'agricoltura nella CEE, presentato a fine 1968 dal vicepresidente della Commissione europea, Sicco Mansholt (il cosiddetto "Piano Mansholt").
Sebbene le trattative si siano protratte a lungo, le linee guida socio-economiche teorizzate alla fine degli anni '60 si sono formalizzate all'inizio del decennio successivo attraverso tre storiche Direttive del Consiglio del 17 aprile 1972.
Ecco i tre pilastri socio-economici fondamentali nati da quella programmazione:
Negli anni '60 la Comunità Economica Europea (CEE) ha gettato le basi della PAC (Politica Agricola Comune), nata ufficialmente nel 1962. In quel decennio il focus principale era di natura strettamente economica e produttiva: garantire la sicurezza alimentare dell'Europa post-bellica, stabilizzare i mercati e proteggere i redditi degli agricoltori attraverso prezzi garantiti e dazi doganali.
Tuttavia, verso la fine degli anni '60, questo meccanismo basato unicamente sul sostegno dei prezzi mostrò i primi gravi limiti strutturali: sovrapproduzione costante (le famose "montagne di burro") ed enorme disparità di reddito tra le piccole aziende frammentate e quelle grandi.
È proprio in questo contesto che nascono le prime direttive socio-economiche strutturali. Il punto di svolta culturale è il Memorandum sulla riforma dell'agricoltura nella CEE, presentato a fine 1968 dal vicepresidente della Commissione europea, Sicco Mansholt (il cosiddetto "Piano Mansholt").
Sebbene le trattative si siano protratte a lungo, le linee guida socio-economiche teorizzate alla fine degli anni '60 si sono formalizzate all'inizio del decennio successivo attraverso tre storiche Direttive del Consiglio del 17 aprile 1972.
Ecco i tre pilastri socio-economici fondamentali nati da quella programmazione:
1. Ammodernamento delle aziende agricole (Direttiva 72/159/CEE)
Obiettivo socio-economico: Selezionare e finanziare solo le aziende capaci di raggiungere un livello di reddito paragonabile a quello dei settori non agricoli (il cosiddetto "reddito di riferimento").
Meccanismo: Venivano concessi aiuti agli investimenti (mutui a tasso agevolato, contributi in conto capitale) subordinati alla presentazione di un piano di sviluppo aziendale a sei anni. Le aziende troppo piccole o non in grado di raggiungere la redditività minima venivano tagliate fuori dai finanziamenti strutturali.
Obiettivo socio-economico: Selezionare e finanziare solo le aziende capaci di raggiungere un livello di reddito paragonabile a quello dei settori non agricoli (il cosiddetto "reddito di riferimento").
Meccanismo: Venivano concessi aiuti agli investimenti (mutui a tasso agevolato, contributi in conto capitale) subordinati alla presentazione di un piano di sviluppo aziendale a sei anni. Le aziende troppo piccole o non in grado di raggiungere la redditività minima venivano tagliate fuori dai finanziamenti strutturali.
2. Incentivazione al prepensionamento e alla cessazione dell'attività (Direttiva 72/160/CEE)
Obiettivo socio-economico: Favorire l'esodo rurale per ridurre il numero di lavoratori e ridistribuire le terre in modo da creare unità produttive più grandi ed efficienti.
Meccanismo: Veniva offerta un'indennità di cessazione (una sorta di prepensionamento) agli agricoltori anziani (tra i 55 e i 65 anni) che decidevano di abbandonare definitivamente la coltivazione. La condizione era che le loro terre venissero affittate o vendute a imprese agricole in fase di ammodernamento (legata alla direttiva precedente) o destinate a scopi pubblici (come il rimboschimento).
Obiettivo socio-economico: Favorire l'esodo rurale per ridurre il numero di lavoratori e ridistribuire le terre in modo da creare unità produttive più grandi ed efficienti.
Meccanismo: Veniva offerta un'indennità di cessazione (una sorta di prepensionamento) agli agricoltori anziani (tra i 55 e i 65 anni) che decidevano di abbandonare definitivamente la coltivazione. La condizione era che le loro terre venissero affittate o vendute a imprese agricole in fase di ammodernamento (legata alla direttiva precedente) o destinate a scopi pubblici (come il rimboschimento).
3. Informazione socio-economica e qualificazione professionale (Direttiva 72/161/CEE)
Obiettivo socio-economico: Fornire ai lavoratori agricoli gli strumenti culturali e formativi per scegliere consapevolmente se restare nel settore modernizzandosi o se lasciarlo per riqualificarsi in altre industrie.
Meccanismo: Finanziamento per la creazione di servizi di consulenza socio-economica e corsi di formazione e aggiornamento professionale per gli addetti del settore agricolo.
La sintesi politica: Il passaggio socio-economico chiave pianificato alla fine degli anni '60 è stato rendere vivaci le aree rurali, anche con interventi di sostegno compensative per tutti, consentendo la permanenza dei contadini e dei lavoratori nelle aree rurali.
Il ruolo centrale dell'Economia della Conoscenza.
Obiettivo socio-economico: Fornire ai lavoratori agricoli gli strumenti culturali e formativi per scegliere consapevolmente se restare nel settore modernizzandosi o se lasciarlo per riqualificarsi in altre industrie.
Meccanismo: Finanziamento per la creazione di servizi di consulenza socio-economica e corsi di formazione e aggiornamento professionale per gli addetti del settore agricolo.
La sintesi politica: Il passaggio socio-economico chiave pianificato alla fine degli anni '60 è stato rendere vivaci le aree rurali, anche con interventi di sostegno compensative per tutti, consentendo la permanenza dei contadini e dei lavoratori nelle aree rurali.
Il ruolo centrale dell'Economia della Conoscenza.
1. Quadro di Riferimento e Identità Storica della Divulgazione in Sicilia
L'economia della conoscenza non è un concetto teorico, ma l'unico scudo efficace contro lo stato di crisi permanente che ciclicamente colpisce il comparto agroalimentare. L'analisi dei dati relativi alla programmazione dello sviluppo rurale evidenzia un divario netto: le regioni che considerano la divulgazione e il trasferimento tecnologico come un investimento strutturale (destinando ad essi quote comprese tra il 6% e il 14% del bilancio complessivo) dimostrano una stabilità economica e commerciale nettamente superiore rispetto alle realtà ferme alla soglia dell'1,5%.
Per la Sicilia, investire nelle risorse immateriali significa riappropriarsi di una vocazione storica ben precisa. Con la Legge Regionale 1 agosto 1977, n. 73 ("Provvedimenti in materia di assistenza tecnica e di attività promozionale in agricoltura"), l'isola è stata una delle prime regioni d'Europa a intuire l'importanza strategica dell'animazione rurale e della capillarità dei servizi di assistenza tecnica sul territorio.
Oggi, all'interno del nuovo macro-quadro europeo dell'AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System), quella storica esperienza deve essere attualizzata. Non si tratta più di applicare un vecchio schema top-down (in cui la conoscenza scientifica viene calata dall'alto sui produttori), ma di attivare una rete in cui i consulenti agiscano da veri e propri facilitatori e animatori territoriali, capaci di stimolare l'innovazione dal basso verso l'alto (bottom-up) e valorizzare i saperi locali.
2. Piano di Azione Operativo per il Rilancio dell'AKIS Siciliano
Per tradurre questi principi in strumenti concreti a supporto della biodiversità, dell'agricoltura biologica e della valorizzazione delle filiere d'identità territoriale, si propone l'adozione della seguente strategia d'intervento in quattro fasi consecutive:
L'Impatto Strategico: Questo modello sposta l'asse dell'intervento pubblico in agricoltura dalla logica assistenziale del "ristoro dei danni" a quella preventiva e generativa dell'investimento in competenze. Recuperare lo spirito pionieristico della legge del 1977, declinandolo con i moderni strumenti di animazione di rete, rappresenta la chiave per trasformare la diversità biologica e culturale della Sicilia in un fattore di competitività globale.


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