giovedì 17 luglio 2025

L’Italia (insieme a Ungheria & Co.) chiede di poter usare i pesticidi vietati

  

Periodicamente si assistono ad attacchi più o meno strumentali all’UE verde, da   parte degli agroindustriali e   i neofiti, che hanno   interessi convergenti,     economici e   ignoranza in primis

 L'esempio più recente?

reintrodurre la procedura per “usi essenziali” dei pesticidi vietati.   

  


 

L’Italia si è accodata a Repubblica ceca, Ungheria, Lituania, Polonia, Portogallo e Romania, nel chiedere alla Commissione europea di reintrodurre la procedura per “usi essenziali” dei pesticidi, che permette ai Paesi dove non esistono alternative, di commercializzare e utilizzare per un periodo transitorio le sostanze messe al bando.
I ministri dell’agricoltura di questi paesi, riuniti nei giorni scorsi in Consiglio europeo, sottolineano come, negli ultimi anni, molte sostanze chimiche tradizionali, che hanno dimostrato un’elevata efficacia, siano state eliminate (in particolare insetticidi, acaricidi e disseccanti). Per “il bene dell’agricoltura” i ministri chiedono un periodo di transizione più lungo rispetto alle scadenze, previste dal regolamento Ue n. 1107/2009, per il ritiro dei prodotti fitosanitari contenenti tali sostanze.
“Considerata l’attuale situazione difficile nel settore agricolo e la necessità di garantire livelli adeguati di produzione, gli Stati membri firmatari invitano la Commissione europea a prendere in considerazione nuove evidenze scientifiche e misure di mitigazione del rischio, al fine di evitare la cessazione dell’uso di alcune sostanze attive insostituibili — ad esempio, limitandone l’approvazione a un uso rigoroso e controllato” scrivono i ministri in una nota congiunta.
Si esorta la Commissione a promuovere un’applicazione più ampia dell’articolo 4 del regolamento n. 1107/2009, che consente l’approvazione temporanea di una sostanza in assenza di alternative disponibili nell’UE.

Passo indietro della nostra agricoltura, Francia e Germania non hanno firmato

“Ci troviamo decisamente di fronte ad un passo indietro della nostra agricoltura, che pone l’Italia alla periferia dell’Europa – commenta al Salvagente Roberto Pinton, esperto di diritto alimentare e di agricoltura biologica – Ci siamo aggregati a paesi di destra, caratterizzati da un’agricoltura arretrata, nemici da sempre delle politiche ambientali, dove esistono relazioni clientelari tra l’agricoltura e la politica. Non a caso, paesi come Francia, Spagna e Germania, dove l’agricoltura è molto forte, non hanno firmato questo documento. Addirittura si è vergognata di firmarlo la Francia, dove il forte sindacato di agricoltori Fnsea impone la propria linea al governo, tant’è che la settimana scorsa ha fatto approvare la legge presentata dal deputato di estrema destra Laurent Duplomb che autorizza nuovamente l’uso di pesticidi vietati dal 2018, come l’acetamiprid, un insetticida neonicotinoide dannoso per le api. E non lo ha firmato la Germania: se da un lato è il paese della bayer, dall’altro presenta una forte sensibilità ambientale diffusa tra i cittadini. L’Italia, invece, si è fatta guidare dalle Federazioni agricole, che sostengono di difendere i nostri agricoltori, ma in realtà fanno gli interessi dei grandi produttori di pesticidi. Purtroppo – aggiunge Pinton – oggi l’agricoltore è sempre meno il custode della terra e dell’ambiente e sempre più il terminale dell’industria agrochimica. Percepisce ogni normativa che cerchi di ridurre l’impatto ambientale della produzione agricola come un attacco diretto alla sua sopravvivenza, come dimostra la mobilitazione per smantellare il Green Deal che voleva ridurre del 50% i pesticidi più pericolosi e gli antibiotici negli allevamenti”.

Che possibilità ci sono che passi la linea proposta da questo documento?

“Quando ci sono solo 5-6 paesi che firmano un documento si tratta sostanzialmente di un segnale politico, da mostrare ai propri elettori – spiega Pinton – Se si vuole conseguire davvero un obiettivo si avvia un’iniziativa diplomatica per coagulare il consenso dei paesi maggiori. Di conseguenza la proposta non dovrebbe passare ma rappresenta, in ogni caso, un segnale preoccupante della disattenzione di alcuni paesi verso gli interessi dei cittadini. Credo che anche la Spagna e i paesi scandinavi saranno contrari a questa linea. Vedremo come va a finire, ma ricordiamo che scegliere per la propria agricoltura un futuro non sostenibile dal punto di vista ambientale rischia di essere un boomerang che si ritorce contro”

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