NinoSutera
Molte risorse, poca innovazione reale
Il bilancio tracciato dalla Corte dei Conti europea sull’impiego di quasi 1 miliardo di euro destinato all’innovazione agricola tra il 2014 e il 2022 è severo: i progetti finanziati hanno generato risultati modesti, spesso marginali rispetto alle reali esigenze degli agricoltori, e in diversi casi si sono allontanati dall’obiettivo originario, sconfinando in ambiti industriali o di marketing.
Un potenziale non sfruttato
- l’innovazione raramente è stata un criterio decisivo nella selezione dei progetti;
- il coinvolgimento degli agricoltori è stato scarso e spesso formale;
- molte iniziative non hanno prodotto innovazioni adottabili su larga scala.
Il giudizio è sintetizzato con chiarezza dal responsabile dell’audit, João Leão: gli strumenti messi in campo non hanno utilizzato al meglio le risorse, né hanno intercettato i bisogni concreti delle aziende agricole.
Le criticità emerse: selezione debole, scarsa adozione, poca agricoltura
1. Progetti poco agricoli
- in Polonia, un progetto sulla produzione industriale di burro con impatto minimo sui produttori locali;
- in Spagna, un’iniziativa finalizzata a migliorare il brand di una catena di supermercati, senza ricadute agricole significative.
Questi casi mostrano una deriva verso attività di trasformazione industriale o marketing, lontane dal mandato originario del PEI-Agri.
2. Innovazioni poco utili o troppo di nicchia
- non hanno prodotto effetti concreti;
- rispondevano a esigenze troppo specifiche;
- hanno beneficiato singoli soggetti più che il settore nel suo complesso.
3. Scarsa diffusione dei risultati
La Corte sottolinea una mancata strategia di divulgazione: solo la metà dei progetti ha condiviso le conoscenze prodotte, e solo 6 su 18 tra quelli considerati “utili” hanno portato a innovazioni adottate su larga scala.
4. Nessuna sinergia con i fondi di ricerca
Dove l’innovazione funziona: il caso virtuoso del riso a secco in Spagna
- adattare la sperimentazione alle condizioni reali;
- validare rapidamente i risultati;
- estendere la pratica all’intera area agricola.
Questo caso conferma che l’innovazione agricola funziona quando nasce dalle esigenze del campo e non da logiche top-down.
Una lettura critica complessiva
- eccessiva burocratizzazione;
- scarsa capacità di valutare il reale potenziale innovativo;
- deriva verso progetti non agricoli;
- assenza di integrazione con la ricerca scientifica europea.

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