sabato 20 gennaio 2024

Le Siringate, una prelibatezza identitaria

 Santa Margherita Belice (Agrigento), ha adottato il percorso Borgo GeniusLoci De.Co. Un percorso culturale che prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono territorio – tradizioni – tipicità (intesa come specificità) – tracciabilità – trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa, da condividere con il territorio e per il territorio. Il percorso Borghi  GeniusLoci De.Co. mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende a omogeneizzare prodotti e sapori. Il GeniusLoci rappresenta l’essenza, l’identità di un territorio; a esso appartengono le immagini, i colori, i sapori e i profumi dei paesaggi. 

 


Una attenta ricerca storica del professore Andrea Randazzo, sull’origine del prodotto simbolo e identitario di Santa Margherita Belice, le “siringate”, racconta che con la venuta degli Spagnoli in Sicilia, nel 1516 con re Carlo V d’Asburgo, il settore culinario e dolciario si arricchì di nuovi prodotti. Come i famosi Churros (siringate) che in Sicilia, non riscossero la medesima popolarità che avevano ed hanno nei paesi di lingua spagnola, dovuto, probabilmente, al nostro largo uso di cannoli, cassatelle e sfingi, portati in Sicilia dagli Arabi. I churros e le siringate di Santa Margherita di Belìce sono simili nella forma e nel colore ma diversi nella sostanza: i primi sono fatti, in ordine di quantità, di acqua, farina, burro, uova, zucchero e sale; i secondi, di ricotta, farina, miele, zucchero, uova, cannella e scorza d’arancia grattugiata.

I bene informati, raccontano che a fare le prime siringate di ricotta fu la moglie di un pastore margheritese, che viveva nel lontano feudo Meccina col marito e la loro numerosa prole. In estate, le pecore, come è noto, producono poco latte e di conseguenza i pastori ottengono limitati quantitativi di ricotta; a quei tempi non esistevano frigoriferi e l’unico metodo di conservazione della ricotta consisteva nel salarla ed esporla al sole. Quando il curatolo raggiungeva una consistente quantità di ricotta salata andava in paese a venderla. Un giorno la donna, vedendo il marito immergere il formaggio appena fatto nel siero bollente per non guastarsi, pensò di mettere la ricotta nell’olio bollente ottenendo un dolce che piacque ai suoi figli, e, soprattutto, si conservava bene per alcuni giorni.


Poi, per migliorare la cottura, fece dei cilindretti adoperando l’imbuto di latta con cui il marito durante l’inverno faceva la salsiccia. A poco a poco, aggiunse altri ingredienti ottenendo, infine, una vera prelibatezza. Un giorno il conte Lucio Mastrogiovanni Tasca, marito della principessa Giovanna Filangeri la quale amava trascorrere diversi mesi all’anno nel suo sontuoso palazzo di Santa Margherita di Belice, si trovò a passare per quella masseria, dopo un’estenuante battuta di caccia con i suoi amici. La moglie del pastore molto imbarazzata non sapeva cosa offrire a quel nobile signore che, fra l’altro, era anche il proprietario del feudo e degli armenti. Prese del pane appena sfornato, lo condì con olio, sarde, vastedda ed origano; infine, alquanto timorosa, prese un canestro colmo di siringate e gliele porse.

Don Lucio e i suoi amici, credendo che fossero i comuni churros, ne presero qualcuno per non essere scortesi, ma appena li assaggiarono, una dopo l’altra le finirono tutte. Il conte prima di ripartire invitò la donna a recarsi a casa sua per insegnare alla loro cuoca a fare quei dolcetti tanto squisiti. Anche alla principessa Giovanna le siringate di ricotta piacquero tanto, così cominciò a offrirle a tutte le sue amiche che andavano a trovarla; e durante il carnevale interi vassoi di siringate venivano offerti a tutte le maschere che andavano a ballare nel suo palazzo. E così, quei gustosi dolcetti che piacevano tanto alla principessa Filangeri, che a Santa Margherita di Belice era trattata da tutti come una regina, divennero popolari non solo tra le famiglie abbienti ma tra tutti i margheritesi.

La ricetta

Ingredienti
gr. 500 di ricotta,
gr. 150 di zucchero,
gr. 200 di farina,
due uova, gr.
200 di miele,
olio extravergine di oliva.

Preparazione
Battete le uova con lo zucchero e il composto ottenuto incorporatelo alla ricotta che avrete precedentemente setacciato. Aggiungete la farina e amalgamate con cura fino a ottenere un impasto consistente (regolate la consistenza aggiungendo se necessario altra farina). Passare la ricotta così amalgamata in una grossa siringa per dolci dello spessore di un dito e versarla a “siringate” nell’olio caldo a friggere. Appena saranno dorati, sgocciolateli e poneteli su carta da cucina a perdere l’unto in eccesso. Irrorate con il miele fuso a bagnomaria e
servite.

venerdì 19 gennaio 2024

Quaderno sulle città resilienti

 

Verso città resilienti: gli interventi del Programma sperimentale per l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano



Il presente Quaderno offre una panoramica delle azioni proposte dai comuni italiani partecipanti al Programma sperimentale di interventi per ladattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano, lanciato nel 2021 dal Ministero della Transizione Ecologica (oggi Ministero per l’Ambiente e per la Sicurezza Energetica), in collaborazione con ISPRA e ANCI.



Tale iniziativa, prima assoluta in Italia su questo tema, ha lo scopo di “aumentare la resilienza dei sistemi insediativi soggetti ai rischi generati dai cambiamenti climatici, con particolare riferimento alle ondate di calore e ai fenomeni di precipitazioni estreme e di siccità”. Gli interventi proposti dagli 80 comuni ammessi a finanziamento sono attualmente in corso di realizzazione e verranno ultimati entro la fine del 2024, salvo proroghe. Le schede descrittive degli interventi inserite nel Quaderno intendono proporre, pertanto, un quadro utile a facilitare la disseminazione delle informazioni e delle conoscenze sui progetti in corso, segnalandone i benefici ambientali e socio-economici attesi e fornendo indicazioni finalizzate ad evitare effetti negativi/maladattamento.

L’ultimo Rapporto del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (IPCC, 2021) conferma l’incremento in atto delle temperature a livello globale, con effetti potenzialmente devastanti sull’ambiente, sull’economia e su molti aspetti della vita umana. Oltreché agire con estrema rapidità attraverso l’implementazione di politiche di riduzione dei gas serra (mitigazione), per evitare che la temperatura globale aumenti ancora e che, di conseguenza, si verifichino impatti a cui la società umana attuale non sia in grado di adattarsi, è altrettanto necessario e urgente mettere in atto politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, finalizzate a gestire gli impatti ormai inevitabili attraverso la riduzione delle vulnerabilità e dell’esposizione al rischio di persone, beni, infrastrutture, servizi. Anche in caso di successo completo delle politiche di mitigazione, infatti, sarà comunque necessario adattarsi agli impatti già in corso e preparare le nostre società ai cambiamenti attesi nel prossimo futuro. Con il Green Deal, il continente europeo si è posto due grandi obiettivi sul fronte del cambiamento climatico: diventare “climaticamente neutro entro il 2050” e “plasmare un’Europa resiliente ai cambiamenti climatici” (EC, 2019). Otto anni dopo il primo quadro strategico (EC, 2013), con la nuova Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici (EC, 2021), la Commissione europea ha voluto rendere più ambiziosa l’azione finalizzata a fronteggiare “gli impatti inevitabili” di fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti e intensi come ondate di calore mortali, siccità devastanti, precipitazioni record, che ogni anno provocano nell’UE perdite economiche di 12 miliardi di euro, oltre ad un elevatissimo bilancio di morti e feriti.

quaderno



 

Tra storia e leggenda, ecco l’Ovamurina di Sciacca

 

                Il nostro obiettivo è accompagnare la valorizzazione dei simboli della nostra terra, il profumo del nostro mare, uniti alle bellezze ambientali. In questo percorso, chef, gastronauti, giornalisti, sommelier, associazioni, pro-loco, intenditori e appassionati, sono partners privilegiati, a divenire Custodi dell’identità territoriale. La “fusione” tra coscienza collettiva e patrimonio culturale è l’obiettivo portante. La pasticceria conventuale, probabilmente, è stata la salvezza del patrimonio dolciario della Sicilia. Nei conventi sono nate le creazioni più sofisticate della dolciaria isolana e si sono mantenute altre tradizione che in altro modo sarebbero scomparse, basti nominare il cannolo, o le ‘mpanatigghe modicane. Sciacca, per esempio, una città piccola ma importante sotto il profilo storico, un tempo era uno dei caricatori di grano più importanti della Sicilia. Qui esistono diversi conventi, tra cui quello della ‘Badia Grande’, sito nel quartiere antico di San Michele nella parte alta di Sciacca.

Tra storia e leggenda

Nel convento della ‘Badia Grande’ nasce un dessert che fino agli anni ’50 era possibile acquistare tramite le grate del convento di clausura, l'”ovamurina”, un sapore antico, con diversi gusti sprigionati dai suoi ingredienti sapientemente accostati e mai mischiati, così che in bocca ognuno di essi possa esprimere la sua identità e la sua fragranza. Dell’ovamurina, nella città di Sciacca esistono diverse varianti e tutte le custodi di tali varianti assicurano, ovviamente, che la loro è quella originale.  Tra le diverse narrazioni sulla nascita della ricetta, quella più accreditata parla del 1600.


 

Ma va fatta una precisazione: la ricetta dell’ovamurina nasce per sostituire il cannolo in estate. Infatti, la ricotta era poco reperibile in quel periodo. L’ovamurina, in pratica è molto simile al cannolo, con una ‘scorcia’ esterna, fritta e resa croccante dai pezzi di mandorle e con all’interno crema bianca. L’ovamurina è una reminiscenza araba che si accosta ai sapori del nuovo mondo, infatti mandorle, zucchero e cannella incontrano la zucchina siciliana, la fecola di mais e il cioccolato. È un dessert che non si trova facilmente nelle pasticcerie, soprattutto perché non si presta alle grandi produzioni. Tuttavia, le poche versioni che si trovano in commercio, sono delle rivisitazioni adeguate a una pasticceria moderna e ben diversa dalle tradizioni antiche. Buone ma distanti dall’originale.
 

Gli ingredienti

Per la frittata
Mandorle con pelle 200 gr
Uova                          6
Zucchero                 150 gr
Farina                        30 gr
Acqua                       30 gr (se necessaria)
Per la farcitura
Latte                         500 ml
Amido di mais           70 gr
Zucchero                 100 gr
La zuccata
Zucchine lunghe siciliane  1 kg
Zucchero                  400 gr
Altri ingredienti per farcire
Cioccolato amaro (80%) 50 gr
Cannella in polvere

Preparazione

Per fare un a buona Ovamurina necessitano un paio di giorni di preparazione. Bisogna fare la zuccata e la crema di latte il giorno prima e raffreddarli completamente. Il processo è fondamentale, tostare le mandorle fino a che siano scure, l’amaro che sprigioneranno servirà al sapore finale. Raffreddarle e poi pestare con un mattarello. È importante che le mandorle non siano uniformi perché la perfezione dell’Ovamurina sta proprio nella sua imperfezione. Mescolare la farina con lo zucchero, la farina e le uova, fare riposare un ora e aggiungere acqua se la consistenza è troppo densa. Il giorno prima fare la crema di latte. Mescolare lo zucchero, l’amido ed il latte freddo, portare ad ebollizione mescolando e fare bollire 3 minuti.

Raffreddarla in una casseruola alta che abbia la larghezza di cm 13\15 con un’altezza di 4\5 cm. Tagliare a fette spesse 1 cm. Tagliare il cioccolato a scagliette. Mettere per facilità la zuccata in un sac à poche. In una padella calda mettere un filo di olio e versare un mestolo di impasto, come per fare una frittata sottile. Poggiare una fetta di crema di latte nella parte alta della frittata, un filo di zuccata e delle scaglie di cioccolato per la lunghezza della crema di latte. Infine una spolverata di cannella. Non appena la parte a contatto con la padella comincia ad avere un colore nocciola scuro, cominciare a chiudere la frittata su se stessa iniziando ad avvolgere la crema di latte e tutti gli altri ingredienti, arrotolandola. Mettere su un piatto e spolverare lievemente con altra cannella.

 

Sicilia Regione Enogastronomica d’Europa 2025

  


 

https://youtu.be/XVEEek_klN8

 

Visit Via Selinuntina, Sicily, Italy

Menu del film gastronomico 2023 di IGCAT
Vincitore categoria: Visita Via Selinuntina, Sicilia, Italia
Categoria: TURISMO EQUILIBRATO E SOSTENIBILE


martedì 16 gennaio 2024

AgroInnovation Award

 Torna per il settimo anno consecutivo AgroInnovation Award, il premio nato dalla collaborazione tra l’Accademia dei Georgofili e Image Line, dedicato agli studenti che hanno concluso un corso di laurea magistrale o di dottorato di ricerca discutendo la propria tesi nel corso del 2023.

Il premio nasce con l’obiettivo di riconoscere e valorizzare l’impegno dei giovani neolaureati e ricercatori che con il proprio lavoro contribuiscono all’innovazione del settore. Per questo ai vincitori del premio, selezionati da una commissione di esperti nominati dall’Accademia, verrà data anche la possibilità di pubblicare un articolo sulla testata online AgroNotizie nel quale raccontare ad un pubblico specializzato la propria esperienza di ricerca.
Quest’anno particolare attenzione alla PAC, con il supporto di CAP4AgroInnovation, progetto di Image Line co-finanziato dall’Unione Europea: tra le categorie in cui si possono si possono candidare le Tesi di Laurea Magistrale è stata infatti introdotta la categoria speciale "CAP4AgroInnovation: PAC e Sviluppo rurale” con in palio un premio da 1.000 euro.
Le altre categorie dedicate alle Lauree Magistrali sono: Sostenibilità degli agrosistemi e protezione dell’ambiente, Agrometeorologia e Gestione delle risorse idriche, Ingegneria Agraria e meccatronica, Nutrizione delle Piante, Difesa delle colture, Innovazione varietale e genomica, Zootecnica.
Per le due categorie riservate invece ai dottorati di ricerca - “Agricoltura digitale: analisi e condivisione dei dati” e “Valorizzazione delle produzioni Made in Italy” – il premio in palio ammonta a 1.500 euro.
È possibile inviare la propria candidatura entro il 31 gennaio 2024 all’indirizzo info@cap4agroinnovation.eu.
Il Bando completo, la domanda di ammissione e tutte le informazioni necessarie sono disponibili sul sito AgroInnovationEdu.it/Award.

martedì 9 gennaio 2024

Agenda 2030. Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS 22)

 

 
L’aggiornamento della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS 22) ha avuto come obiettivo primario quello di proporre un quadro strategico di riferimento per le attività di programmazione, monitoraggio e valutazione della sostenibilità delle politiche pubbliche, ai diversi livelli territoriali, a supporto dell’attuazione dell’Agenda 2030 e degli SDGs in Italia.

 A tal fine, attraverso un lungo processo di confronto istituzionale ai diversi livelli territoriali e con gli attori non statali, il quadro di riferimento del 2017 si è arricchito in termini di obiettivi, valori obiettivo (target) e indicatori. Per contribuire appieno alla restituzione del potenziale contributo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, la SNSvS22 contiene l’analisi delle relazioni di ciascuna missione del PNRR con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, definita attraverso tavolo interministeriale, oltre che l’identificazione di indicatori comuni PNRR/SNSvS individuati attraverso la collaborazione operativa tra MASE e Unità di Missione PNRR della Ragioneria Generale dello Stato. Sin dal 2020. 



Con il medesimo obiettivo applicato alle politiche di coesione, il MASE ha collaborato con il Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per correlare la programmazione 2021/27 alla SNSvS. La matrice di correlazione che ne è derivata è stata condivisa con Regioni, Province autonome e Città metropolitane divenendo un quadro di riferimento per la definizione e valutazione dei documenti programmatici regionali e delle agende strategiche metropolitane presenti e futuri. La disponibilità di indicatori e strumenti di valutazione condivisi consente di semplificare e velocizzare enormemente i processi valutativi per la sostenibilità, ormai centrali a livello nazionale ed europeo, come testimoniato dall’esperienza di diverse regioni e dalla costruzione del Programma di Azione Nazionale per la Coerenza delle Politiche per lo Sviluppo Sostenibile (PAN PCSD), allegato e strumento principale di attuazione della SNSVS 2022. Il ruolo dei territori e degli attori non statali è centrale in questo percorso. La SNSvS22 riconosce dunque il lavoro condotto sin qui e lo rilancia, approvando anche un nuovo regolamento per il Forum Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, con l’obiettivo di rafforzare e rendere continua l’interazione tra istituzioni e attori non statali verso la sostenibilità delle politiche pubbliche.

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sabato 6 gennaio 2024

“Lu cucciddatu” di Anna Scovazzo

 
L'Amministrazione comunale, nel 2014 guidata dal Sindaco Nicola Catania, oggi Deputato all’ARS, ha adottato il   percorso “Borgo Genius Loci De.Co.” della Libera Università Rurale –  con apposita delibera della Giunta municipale   –  che mette al centro il territorio e le specificità che lo contraddistinguono. 

Un azione senza dubbio lungimirante, destinata a essere consegnata alla storia di questa terra.

“Lu cucciddatu” è il titolo della pubblicazione a cura di Anna Scovazzo dedicata a uno dei prodotti identitari di Partanna. 

         
La presentazione del libro si è svolta a  Partanna, in provincia di Trapani,   negli spazi dell’ex Monastero delle Benedettine con una platea tanto copiosa quanto attenta.
L’Autrice, profonda conoscitrice dei luoghi, degli usi e dei costumi del lembo del Belice in cui Partanna sorge, è stata insignita del   prezioso riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale”, proprio in occasione dell’iniziativa. 
A conferire il titolo sarà Nino Sutera – che ha firmato anche la prefazione dell’opera  – coordinatore nazionale Borghi Genius Loci De.Co. e animatore della Libera Università Rurale dei Saperi & dei Sapori.  

 


L’ ESEMPIO VIRTUOSO DI PARTANNA 

“Mantenere vivo il fuoco che brucia vispo nei solchi lasciati dalle vite di chi abita questa terra, e alimentarlo con storie evocative ed emozioni travolgenti”.
Con queste parole, Gustav Mahler, compositore e direttore d’orchestra austriaco del periodo tardo-romantico, definiva il concetto di tradizione.
“Tradizione – sosteneva – non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco, e omaggiarla non è chinare il capo al passato o lasciare alle ceneri del ricordo il compito di portare fino a noi le immagini di un tempo ormai andato”.
“Una visione precisa –  specifica  Nino Sutera – che ben si adatta all’azione del Borgo Genius Loci De.Co.”. 
Nel caso specifico di Partanna, il tutto è avvenuto a seguito dell’adozione, da parte dell’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Nicola Catania, oggi Deputato all’ARS,  del percorso “Borgo Genius Loci De.Co.” della Libera Università Rurale –  con apposita delibera della Giunta municipale nel 2014 –  che mette al centro il territorio e le specificità che lo contraddistinguono. 

Un azione senza dubbio lungimirante, destinata a essere consegnata alla storia di questa terra.

 

VALORI IDENTITARI, TURISMO E SENSO DI APPARTENENZA AL TERRITORIO 

 Il riconoscimento, dunque, è destinato non solo a chi promuove la tradizione dei territori in chiave identitaria, ma anche ai soggetti che mettono in atto un’efficace comunicazione del patrimonio enogastronomico autoctono.
Si tratta di un’azione prioritaria, che consente alle varie realtà territoriali di acquisire maggiore incisività sotto il profilo turistico ma anche nei confronti dei visitatori e dei viaggiatori.
Proprio questi ultimi, infatti, ritrovano nel cibo un insieme di valori,  spesso di carattere identitario. 
Come spiega lo stesso Nino Sutera, non a caso al francese “terroir” si preferisce il latino “Genius Loci” e non si tratta soltanto di una precisazione terminologica o di carattere linguistico. 
“La seconda espressione – sottolinea il coordinatore nazionale Borghi Genius Loci De.Co. – indica un equilibrio di forze ed energie che connota un luogo ben definito e una memoria irripetibile”. 
Elementi che si esprimono attraverso il legame affettivo verso un ricordo o un luogo che rimanda all’infanzia
Ma anche per un dolce o un piatto che sanno di “folklore” e si collegano a una precisa dimensione etno-antropologica.
“L’effetto Genius Loci – precisa Nino Sutera – attiene dunque alla capacità, propria di un territorio, di produrre grazie all’abilità dell’uomo che ne riconosce le specificità, l’unicità e la singolarità”.
In sintesi, il valore.

“NARRARE” L’ANIMA DEI LUOGHI: IL COMPITO DEI CUSTODI DELL’ IDENTITÀ TERRITORIALE 

Appare chiaro, dunque, che in una simile ottica le prelibatezze gastronomiche non siano soltanto un piacere per il palato ma pure un’occasione per esaltare gli elementi storici e culturali dell’area di provenienza. 
“Tuttavia – avverte Nino Sutera – il processo deve essere inteso anche e soprattutto come narrazione di un frammento di civiltà“.
Ovvero, quel Genius Loci che Luigi Veronelli,  giornalista e ideologo delle De.Co., definiva quale intimo e imprescindibile legame tra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva. 
Ecco che in tal senso il ruolo di ciascun “Custode dell’Identità Territoriale” assume una valenza focale nel percorso di valorizzazione dei simboli della terra, in connessione profonda con le bellezze ambientali e le tradizioni popolari. 
Le parole d’ordine, per quanto concerne il territorio, sono comunicazione e promozione
 “Il Genius Loci – osserva Nino Sutera – è insieme territorio della memoria e patrimonio collettivo, il valore più profondo della cultura mediterranea ed europea”.
“L’unico anticorpo che abbiamo – conclude – rispetto alla cultura dell’indefinitezza globale”.

  







Le classificazioni degli alimenti in base al livello di processazione

   Negli ultimi anni si è andata sempre più affermando, diventando popolare, una terminologia che classifica   gli alimenti in base al grado (livello) di processazione con conseguente associazione fra l’alimento processato/ultra-processato e il concetto di cibo non salutare.



 La terminologia è scaturita dalla prima classificazione NOVA, codificata nel 2009 dal prof. Monteiro, che vede gli alimenti suddivisi in 4 cluster, in funzione del grado di lavorazione, partendo da alimenti non o minimamente processati (alimenti sottoposti a lavorazioni fisiche, taglio, essiccatura, ecc.), primo gruppo, passando per gli ingredienti culinari processati (come olio e zucchero) secondo gruppo, per arrivare agli ultimi due gruppi che vengono definiti alimenti processati e ultra-processati (UPF) in funzione dell’entità e della tipologia di lavorazione industriale subita. Successivamente alla classificazione NOVA, sono state sviluppate ulteriori classificazioni (SIGA, FOOD COMPASS) che hanno preso in considerazione non solo il livello di processazione ma anche altri aspetti quali, il profilo nutrizionale, la tipologia degli ingredienti utilizzati e/o il contenuto di determinate sostanze/marcatori. L’assioma fra alimento processato/ultra-processato e danni/rischi per la salute non è supportato scientificamente dal momento che le suddette classificazioni sono affette da numerosi vizi/errori sostanziali: i) Non rispecchiano il grado/intensità del processo dal momento che prodotti che subiscono numerose e drastiche operazioni di processo (vedi olii raffinati/idrogenati) sono categorizzati come prodotti minimamente processati e al contrario prodotti ottenuti con processi delicati/mild (come estrusione/formatura/cottura) risultano inseriti fra i prodotti ultra-processati ii) Il processo appare un fattore marginale rispetto ad altri fattori considerati; in particolare nella categoria ultra-processati sono contemplati numerosi fattori estranei al processo (formulazioni, ingredienti, composizione, non nutrienti) con effettive ricadute sulla salute iii) Assenza di nesso di causalità fra grado di processazione dell’alimento e salute iv) Non considerano aspetti fondamentali quali porzione (quantità assunta) e frequenza di consumo e di conseguenza disattendono il concetto di dieta globale.

POSITION PAPER

venerdì 5 gennaio 2024

RAPPORTO TRA VINO E STILE DI VITA SANO

 

E'  un documento  che vede il contributo di ricercatori provenienti da diverse aree culturali e da diverse istituzioni. Affronta le caratteristiche storico culturali relative alla produzione e al consumo del vino, anche in relazione al modello mediterraneo, gli aspetti di ricerca in campo enologico nel promuovere una migliore qualità della produzione, la valutazione del rischio in ambito sanitario e le problematiche epidemiologiche e funzionali associate al consumo di bevande alcoliche, senza tralasciare alcuni degli effetti positivi delle molecole bioattive del vino, nonché le indicazioni che le linee guida nazionali e internazionali forniscono rispetto al consumo di vino e di bevande alcoliche. Le conclusioni intendono fornire alcune indicazioni per un consumo responsabile e in dosi moderate, individuando comportamenti particolarmente rischiosi e gruppi di popolazione da considerare con maggiore attenzione, ma anche la considerazione di come il consumo di vino “responsabile e a dosi moderate”, che è da sempre parte integrante del Modello Mediterraneo, sia più che accettabile se associato a un rischio minimo per la salute, in rapporto a una componente edonistica e in considerazione delle nostre tradizioni socio-culturali, storiche, economiche e ambientali.



Il consumo di cibo, bevande e altre sostanze da parte degli esseri umani ha una lunga storia. Affonda in quella dei nostri antenati antropomorfi bipedi, che si differenziarono milioni di anni fa nelle foreste dell’Africa orientale e meridionale e da cui emerse una primordiale forma di umanità. I primi Homo avevano caratteristiche ecologiche, biologiche e comportamentali nuove rispetto agli altri primati bipedi dell’epoca, essendosi adattati, in primo luogo, a una prevalente nicchia trofica da animale saprofago. Il seguito della storia, per oltre due milioni di anni, si sviluppa in contesti paleolitici e in un arco di tempo incommensurabile rispetto ai tempi storici; ne sono protagoniste piccole bande di cacciatori-raccoglitori che, fino a pochi millenni dal presente, hanno rappresentato l’unica modalità di interazione degli esseri umani con l’ambiente naturale. In questo scenario, la comparsa evolutiva di Homo sapiens rappresenta un vero e proprio “salto quantico”, non tanto per le esigenze nutrizionali e metaboliche che il nostro Bauplan bio-ecologico richiede e che sostanzialmente mantiene rispetto ad altre specie del genere Homo, quanto piuttosto per le facoltà cognitive che Homo sapiens mostra sul piano della trasmissione culturale e del pensiero razionale, immaginativo e simbolico, a loro volta riconducibili al nuovo assetto della scatola cranica e del voluminoso contenuto encefalico che tutt’oggi ci caratterizzano. 


POSITION PAPER

Reimpiego dei Residui di Allevamento delle Api

 La Giornata di Campagna del 5 dicembre 2023 si è rivelata un'importante tappa, con un focus particolare sull'Azione N6 dedicata al "Reimpiego dei Residui di Allevamento delle Api". Questo evento si è svolto offrendo un'opportunità unica per esplorare un processo innovativo volta alla creazione di sottoprodotti derivanti dalla lavorazione del miele, con particolare attenzione al miele da opercoli e da sceratrice.





Tra i partecipanti la dott.ssa Federica Bonello, Partner CREA, che ha condiviso le ultime ricerche nel campo apistico, fornendo una prospettiva scientifica sul reimpiego dei residui di allevamento delle api. Mario Cirrito, Capofila di Nettare di Sicilia S.A.S., è stato il portavoce dell'azienda, sottolineando l'importanza dell'iniziativa e presentando la visione di Nettare di Sicilia S.A.S. nella creazione di un modello sostenibile di produzione apistica.

Nicolò Cirrito, esperto nell'allevamento delle api, ha approfondito la gestione dei residui e le tecniche impiegate per ottenere sottoprodotti di alta qualità. L'evento è stato arricchito dall'intervento di Andrea Cirrito, che ha condiviso le sfide e i successi nel processo di reimpiego dei residui, evidenziando l'impegno dell'azienda nella riduzione degli sprechi e nell'ottimizzazione delle risorse.

Il programma dell'evento ha preso il via con una presentazione dettagliata dell'azione N6. La dott.ssa Federica Bonello ha introdotto gli interventi con una panoramica sulle recenti scoperte scientifiche nel campo apistico, sottolineando l'importanza del reimpiego dei residui per una gestione sostenibile delle api.

Mario Cirrito ha successivamente illustrato la missione e la visione dell'azienda, evidenziando l'approccio innovativo nel trattamento dei residui apistici. Nicolò Cirrito ha condiviso dettagli pratici sulle tecniche adottate per ottenere miele da opercoli e da sceratrice, mettendo in luce la qualità e l'efficienza del processo. Andrea Cirrito ha concluso con esperienze pratiche e sfide incontrate durante l'implementazione dell'azione N6, offrendo agli agricoltori e apicoltori presenti approcci pratici e strategie per adottare processi simili nelle loro attività.

La Giornata di Campagna del 5 dicembre 2023 presso l'Azienda Nettare di Sicilia S.A.S. si è rivelata un momento stimolante di apprendimento e condivisione di conoscenze. Il reimpiego dei residui di allevamento delle api si configura come una pratica promettente per ridurre gli sprechi e generare sottoprodotti di valore. L'evento mira a ispirare altri operatori del settore a esplorare soluzioni innovative, contribuendo così a promuovere la sostenibilità e l'efficienza nelle pratiche apistiche.

La visione di Nettare di Sicilia S.A.S. di creare un modello sostenibile potrebbe aprire la strada a nuove frontiere nel settore apistico, guidando la transizione verso pratiche più ecocompatibili e orientate al futuro. La collaborazione tra esperti scientifici e operatori del settore è essenziale per continuare a sviluppare strategie innovative e promuovere una gestione apistica responsabile, a beneficio delle api e dell'ambiente.

 

mercoledì 3 gennaio 2024

Sostenibilità e Benessere dell'Ape Mellifera Siciliana


L'Azienda Nettare di Sicilia S.A.S, situata a Contrada Cammarella, Caltavuturo (PA), è stata il palcoscenico di una significativa giornata di campagna dedicata all'azione N4 del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) Sicilia 2014/2022. Questo evento ha raccolto la partecipazione di esperti del settore, tra cui Federica Bonello del CREA_VE, Silvia Lazzara e Maria Carola Fiore del CREA-DC, i capofila di Nettare di Sicilia S.A.S: Mario Cirrito, Nicolò Cirrito, e Andrea Cirrito, oltre ad Ambra Di Rosa del partner Corfilcarni.


La focalizzazione della giornata è stata sull'introduzione di metodi di allevamento dell'ape mellifera caratterizzati da elevata valenza ecologica, agricola e di benessere animale. Questo approccio mira non solo a migliorare la produttività apistica, ma anche a promuovere la sostenibilità ambientale e il benessere delle api mellifere siciliane, preservando così un elemento essenziale per l'ecosistema agricolo. 

Le attività della giornata hanno compreso presentazioni dettagliate da parte dei capofila e dei partner, che hanno condiviso esperienze, ricerche e best practices nel campo dell'apicoltura sostenibile. In particolare, si è discusso dell'impatto positivo che l'adozione di nuove tecniche di allevamento può avere sull'ambiente circostante, sull'agricoltura e sul benessere delle api.

Tra le tematiche affrontate, l'attenzione è stata rivolta alle pratiche e alle tecnologie volte a migliorare il benessere dell'Apis mellifera siciliana. Si è discusso dell'importanza di fornire un ambiente favorevole, con particolare attenzione a fattori quali la qualità dell'alimentazione, la gestione degli alveari e il controllo delle malattie.

La giornata ha inoltre creato un'opportunità unica per la collaborazione tra i partecipanti, facilitando la formazione di reti e la condivisione di conoscenze. La diversità delle competenze presenti ha contribuito a una prospettiva olistica sull'apicoltura, incoraggiando la creazione di strategie integrate per affrontare le sfide attuali e future.

L'obiettivo finale di questa iniziativa è stato quello di promuovere la sostenibilità dell'apicoltura in Sicilia. Il miglioramento delle pratiche apistiche non solo influisce positivamente sulla produzione di miele, ma anche sulla conservazione di un ecosistema vitale. L'attenzione alla valenza ecologica e al benessere animale riflette l'impegno dell'industria apistica verso una gestione responsabile e orientata al futuro. Attraverso iniziative come questa, la Sicilia può diventare un faro di buone pratiche, ispirando altre regioni a perseguire modelli simili per un futuro sostenibile dell'apicoltura.

Nasce "Donnafugata Farmuseum", il museo del prodotto contadino al Castello di Donnafugata

 

Gianna Bozzali

             Dare la possibilità di scoprire elementi della storia passata della civiltà contadina, da cui tutti proveniamo, per guardare al futuro e all’evoluzione del presente. Si prefigge questo il “Donnafugata Farmuseum”, il museo del prodotto contadino allestito all’interno del Castello di Donnafugata, a Ragusa, nei locali recentemente ristrutturati tramite fondi del Psr. Si tratta di un museo-mercato: accanto agli oggetti che venivano utilizzati da contadini e massari durante la loro attività, dagli aratri alle tinozze per la lavorazione del latte, dalla “caurara” ai campanacci, dalla “mastredda” allo “stacciu” per la produzione del formaggio, c’è l’esposizione e la possibilità di vendita di prodotti dell’agroalimentare di qualità, dalle conserve alla pasta, dal miele al vino, all’olio. A realizzare l’allestimento, curato dal designer Luca Giunta e con la collaborazione dall’architetta Federica Schembri, è stata la società Squeti che gestirà la struttura ottenuta in comodato d’uso dopo aver vinto un bando pubblico promosso dal Comune di Ragusa. 


 

Gli obiettivi sono la diffusione della cultura e dei saperi contadini, abbracciando iniziative di promozione, collaborazioni con enti locali ed associazioni e un'offerta museale in continua evoluzione perché si arricchirà di altri elementi che i cittadini vorranno concedere per valutare l’eventuale esposizione. Gli oggetti in mostra sono infatti frutto di alcune donazioni effettuate in passato dai ragusani al Comune oppure sono stati concessi da collezioni private, come quelle di Angelo Licitra e Pina Neri. Ma già dopo l’inaugurazione altri cittadini hanno manifestato l’intenzione di voler contribuire implementando l’esposizione.

Il “Donnafugata Farmuseum” abbraccia una molteplicità di esperienze per coinvolgere un vasto pubblico. C’è infatti un’area destinata a convegni, incontri ed eventi, che potrà essere utilizzata anche da organizzazioni esterne. Spazio, inoltre, ai laboratori di cucina con un’area attrezzata che sarà dedicata alle produzioni locali, dalla focaccia alla pasta, dal pane ai dolci così anche da fornire su prenotazione, secondo uno specifico calendario, esperienze sensoriali ai turisti. Un altro elemento è l'area dedicata ai bambini, concepita non solo come luogo ludico ma anche come risorsa educativa per le scuole che saranno coinvolte anche per la colazione con i prodotti contadini, puntando alla buona alimentazione. 

Due collaborazioni particolarmente significative contribuiscono a valorizzare il “Donnafugata Farmuseum”. La prima riguarda l'associazione "Giovanni Virgadavola APS” nata di recente e dedicata al cantastorie vittoriese scomparso un anno fa. Il museo ospita un bellissimo carretto siciliano e due cartelloni interamente dipinti proprio dal cantastorie. La seconda importante collaborazione coinvolge Slow Food Ragusa, che attraverso una convenzione potrà fare rete nella realizzazione di convegni e laboratori del gusto.

Infine, il “Donnafugata Farmuseum” si configura come spazio espositivo, per mostre fotografiche e artistiche.

Gli orari della struttura sono in linea con quelli del castello, mentre maggiori informazioni si possono ottenere sui canali social e sul sito www.farmuseum.it

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