martedì 30 gennaio 2024

I vini naturali, tra fake news, storytelling ed evidenze sperimentali.


Il Progetto STRA.VI.NA. in Sicilia.

Progetto finanziato dal PSR Sicilia  2014-2022  Misura 16.1


Giovanni Colugnati (1), Giuliana Cattarossi (1), Saverio Saladino (2)

(1) Colugnati&Cattarossi SRL, Capofila STRA.VI.NA.

(2) Istituto Prof.le Agricoltura “Majorana” (Palermo), Innovation Broker STRA.VI.NA.

 

          Secondo Eurostat, sono 11,4 milioni gli ettari coltivati in biologico nella Ue, che rappresentano il 7,1% della superficie agricola totale: di questi, 2 milioni sono italiani: più in particolare, la Sicilia con ben 375.000 ettari risulta essere la prima regione europea per superficie coltivata secondo il protocollo bio. Sono segnali evidenti di un interesse generale da parte del consumatore verso la tematica della sostenibilità delle produzioni alimentari, in generale, ed enologiche, in particolare. Un fenomeno importante, prima sociale che commerciale, e soprattutto trasversale, per quanto possibile, alle disponibilità economiche della popolazione, indicatore che salubrità dell’ambiente e del cibo rappresentano un fattore determinante, pur tra contraddizioni, nella spesa alimentare.

 


In questa filosofia verde, secondo noi, va letto, contestualizzato e interpretato il fenomeno dei vini naturali.

Il naturismo enologico sicuramente non solo è anche di moda (e fa tendenza perché eco-fiendly) ma, per onestà intellettuale, va ascritto al fenomeno dei vini naturali il merito di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica (e del settore vitivinicolo) verso la problematica ambientale e la sua tutela, oltre alla sicurezza del cibo in generale: tutto ciò nonostante alcuni incontestabili elementi di “fragilità”, quali:

-un vino naturale è diverso ogni anno;

-diverse bottiglie dello stesso anno possono variare leggermente, a seconda della botte da cui proviene o dal momento in cui si degusta;

-la grande distribuzione non sempre è disposta a proporlo e comunque il settore non è in grado di produrre la massa critica necessaria per la catena distributiva;

-attualmente pochi produttori sono in grado di affrontare un protocollo enologico impegnativo dal punto di vista tecnico-scientifico, anche se molti stanno cavalcando la moda.

Nell’immediato futuro l’aspirazione dei produttori del settore è di avere un disciplinare “più rigoroso” rispetto a quelli già esistenti per i protocolli biologico e biodinamico, magari scritto a livello comunitario, con un processo che coinvolga i principali paesi produttori (Italia, Spagna, Francia, ecc.), supportato da criteri scientifici e capace di mettere nero su bianco le caratteristiche di vini che, per quanto diversi tra loro, escludano totalmente l’utilizzo di coadiuvanti enologici e consentano anche il recupero di territori degradati dall’uso intensivo di pesticidi e altri prodotti di sintesi.

Sebbene alcune pratiche di questi produttori possano sembrare anacronistiche (come l’utilizzo per concimare di letame o silice conservato in un corno di vacca, oppure lo studio di un calendario Astronomico apposito per le lavorazioni del terreno, e tutta una serie di altri riti ispirati alle teorie di Rudolf Steiner), tanto che qualcuno li ha già definiti gli hippies del 21mo secolo, non mancano però studi più legati alla scienza tradizionale, come quello promosso da VinNatur (insieme a Vini Veri e Renaissance des Appellations, la principale associazione di categoria) con ricercatori dell’Università di Udine e della Stazione sperimentale per la viticoltura di Panzano in Chianti, finalizzato a studiare i microrganismi del terreno e salvaguardare ecosistema e rapporto col territorio.

Quindi, ad onor del vero, le prospettive per una crescita dei vini naturali sono sicuramente interessanti purché vengano risolti alcuni dei punti critici citati in precedenza, primo fra i quali l’approccio sensoriale: infatti proprio per il protocollo enologico utilizzato, all’apertura della bottiglia, questi vini possono presentare sentori di ridotto oppure off-flavors, accompagnati spesso dalla presenza di residui dovuti all’assenza di filtrazione. Tutte caratteristiche di per sé accettabili e nobili per l’ambiente, purchè condivise e soprattutto comunicate come plus, s’intende, e d’altro canto questi vini sono sempre più amati da una parte del pubblico (anche se per ora quella parte elitaria oppure appassionato-politically oriented), che li considera in genere più bevibili, digeribili ed eco-friendly perché più orientati verso un’economia sostenibile e anche più smart: tra di loro annoveriamo gli spumanti con metodo interrotto, i sur lie, i vini bianchi sulle bucce, gli orange, oppure ancora i vin de garage. 

Ma al netto delle connotazioni “politiche”, delle quali talvolta è caratterizzato il fenomeno “naturista”, il movimento dei vini naturali ha il grande merito di fare una resistenza vera e propria sulle tematiche ambientali, intese come strenua difesa del territorio e della sua biodiversità, vero tesoro da conservare e trasferire integro alle generazioni future.

Semmai, secondo la nostra opinione, andrebbero sfumate certe azioni di comunicazione, cominciando dall’aggettivo naturale appiccicato al vino, forse fuorviante rispetto al vino prodotto in modo convenzionale, o tradizionale, che rischia di non fare corretta informazione, se non addirittura confusione nei consumatori. È infatti innegabile che, a partire dagli anni Novanta, grazie agli enormi passi in avanti della ricerca (biotecnologie), i protocolli enologici hanno imboccato una strada di estrema attenzione agli aspetti salutistici del vino, con riduzione degli apporti in solfiti ed in generale ad una maggiore cura e riduzione nell’utilizzo dei coadiuvanti. Contemporaneamente è cresciuta enormemente la coscienza verso la sostenibilità ambientale dei protocolli di gestione agronomica del vigneto ed in generale verso la necessità di salvaguardare la biodiversità del nostro straordinario territorio, attraverso la valorizzazione dei vitigni nativi, il ricorso a metodi a basso impatto ambientale, ecc.

Comunque la si pensi, sarebbe quindi auspicabile un franco dialogo tra le diverse posizioni, considerando la naturalità come un bene di tutti e non un privilegio di qualcuno, magari allargando l’ottica, da parte dei naturisti, e comprendendo associazioni di produttori che non adoperano nessun trattamento o sostanza chimica né in campagna, né in cantina, dove al massimo viene utilizzata una percentuale limitata di anidride solforosa.

 

Una nuova idea di Enologia, auspicabilmente “normata”.
Siamo convinti che le pratiche di vinificazione naturale abbiano ancora enormi margini di sviluppo e crescita, attraverso l’ausilio della ricerca: alcuni produttori più propensi alla sperimentazione stanno già scrivendo nuove pagine di enologia, dove l’unico vincolo è lavorare seriamente, nel pieno rispetto della materia prima, ma avvalendosi anche delle più recenti acquisizioni tecnico-scientifiche, nell’attesa (speranza) che quanto prima i loro sforzi siano tutelati da un serio disciplinare di produzione.

Su questi argomenti Franco Giacosa, Direttore tecnico della Duca di Salaparuta dal 1984 al 1997 e successivamente Direttore tecnico del gruppo Zonin fino al 2011, enologo di fama, da anni impegnato professionalmente nell’universo naturale è piuttosto chiaro…” ritengo che il termine naturale tecnicamente sia molto discutibile e che possa essere abusato in danno dei consumatori ma anche dei produttori seri. È tuttavia una dicitura molto comunicativa che rende giustizia a tutti coloro che in vigna e in cantina operano con grande impegno per andare oltre a quanto stabilito dalla normativa vigente sui vini biologici”.

Ancora Giacosa …credo sia proprio opportuno normare dettagliatamente la dicitura “naturale” in etichetta e attivare un sistema efficace di controlli per evitare che gli immancabili furbetti possano minare la credibilità dei tanti viticoltori che lavorano in modo serio. A livello UE purtroppo non sarà facile trovare un accordo. Molto probabilmente si dovrà scendere a compromessi con i vari rappresentanti di filiera con il rischio di giungere all’approvazione di norme eccessivamente permissive (come già successo in sede di approvazione della normativa sul biologico, in particolare per le pratiche di cantina). Non sarà facile neppure mettere in atto rigidi ed efficaci controlli per tutelare opportunamente il consumatore (e i produttori onesti) …Forse è meglio seguire una strada diversa che passa per la definizione di un rigoroso disciplinare da parte delle associazioni di vini “naturali” e l’assegnazione dei controlli ad un organismo terzo. Un modello che potrà essere adottato in sede UE.”

Quindi, tanti i problemi da affrontare, ma anche tanta voglia e determinazione nel volerli risolvere in modo serio. Va detto anche che, al netto delle connotazioni politiche delle quali talvolta è caratterizzato il fenomeno naturista (ad esempio il regista americano J. Nossiter nel suo film “Resistenza naturale“ considera la viticoltura naturale in Italia un atto di resistenza), il movimento dei vini naturali ha il grandissimo merito di fare una resistenza vera sulle tematiche ambientali, intesa come strenua difesa del territorio e della sua biodiversità, vero tesoro da conservare e trasferire integro alle generazioni future.

 

Il Progetto STRA.VI.NA. in Sicilia.
 In questo quadro di riferimento, nasce da parte delle aziende l’esigenza di innovare i processi di produzione e trasformazione dell’intera filiera vitivinicola al fine di dare un valore aggiunto alle uve biologiche prodotte, diversificando e permettendo la ristrutturazione delle aziende e la creazione di nuove imprese. In tale contesto, il vino naturale che è un prodotto unico, fortemente legato al suo territorio di produzione, a basso impatto ambientale, ma allo stesso tempo caratteristico sotto l’aspetto sensoriale si configura come una valida alternativa per la crescita e diversificazione aziendale.

Nell’esempio siciliano, la richiesta di innovazione da parte delle aziende vitivinicole ha riguardato proprio l’applicazione e il collaudo di protocolli naturali, sia in ambito agronomico che enologico. Queste esigenze degli stakeholders sono state intercettate e riassunte nel Progetto STRA.VI.NA., acronimo di “Strategie agroecologiche per la produzione di vini naturali”, finanziato nell’ambito del PSR Sicilia 2014-20, Sottomisura 16.1 e realizzato da un partenariato composto da Università di Palermo, Colugnati&Cattarossi (Capofila), Innovation Broker e alcune aziende vitivinicole di riferimento delle Provincie di Palermo, Trapani e Agrigento.

Il progetto triennale, che si è concluso dal punto di vista tecnico il 31 dicembre 2023, è stato articolato in 6 azioni, delle quali, in particolare l’azione 4, ha previsto le attività di microvinificazione, applicazione e validazione di un innovativo protocollo enologico secondo il metodo di vinificazione naturale, e l’azione 5 ha previsto la predisposizione di apposite schede di analisi sensoriale, organizzazione del pannel per il wine tasting, raccolta dei dati della degustazione e loro elaborazione e interpretazione. In Figura 1 si forniscono alcuni dati significativi desunti dalle attività sperimentali.

Nelle sedute di Analisi sensoriale, ivini naturali della cv. Catarratto, in generale in tutte le annate, ma soprattutto nel 2022, sono stati percepiti più fragranti e complessi, grazie alle frazioni fruttate (pesca, albicocca, cocco), acetali (banana, chewing-gum, mela golden) note di pasticceria (vaniglia, bonbon, miele, creme caramel) e frutta secca (nocciola, mandorla tostata); il quadro olfattivo è completato dalla presenza della frazione floreale, vegetale e soprattutto erbe aromatiche (timo, rosmarino, alloro), e segnatamente le note balsamiche (resina, lacca, vernice) e di vegetale cotto (asparago, fagiolino, patata lessa, carciofo).

Il giudizio edonistico, in tutte le annate, ha premiato i vini naturali, caratterizzati da una maggiore persistenza (espressa nella durata in bocca espressa in sec., secondo l’indice di Souplesse), la riduzione della sensazione acida e comunque un ottimo giudizio finale.

Figura 1. Vendemmia partite sperimentali 2021 e 2022. Panel di Analisi sensoriale (Cantina Sperimentale IRVO, Marsala).    

 








Save the Date

  

Alice Cutrò 

Seconda Edizione del Forum sulla Sostenibilità e Transizione Ecologica: Ecosistemi  Collaborativi di Innovazione per lo Sviluppo Sostenibile – 9 Maggio 2024

Seconda Edizione del Forum sulla Sostenibilità e Transizione Ecologica dal titolo "Ecosistemi  Collaborativi di Innovazione per lo Sviluppo Sostenibile". L'evento avrà luogo il 9 maggio 2024 presso il Complesso Monumentale dello Steri, Piazza Marina 60, Palermo e prevede delle sessioni di lavoro sia la mattina che il pomeriggio.

Il Forum rappresenta un'importante occasione di confronto e condivisione di idee tra professionisti, esperti e stakeholder coinvolti nell'implementazione di strategie di sviluppo sostenibile. Sarà l'opportunità ideale per esplorare le più recenti innovazioni e collaborare per promuovere soluzioni sostenibili per le sfide attuali.

A Vittoria l’Enoteca Regionale di Sicilia - sede del Sud-Est.

 Gianna Bozzali

 

                       L’ufficializzazione è avvenuta questa mattina nella Sala degli Specchi “Ubaldo Balloni” di Palazzo Iacono alla presenza del Sindaco Francesco Aiello, dell’assessore ai Beni Culturali, Paolo Monello, del dirigente del Comune, Giorgio La Malfa del Presidente del Consorzio Cerasuolo di Vittoria, Achille Alessi e del segretario Generale del Comune, Anna Maria Carugno.  Dell’associazione fanno parte il Comune di Vittoria, il Consorzio di tutela dei vini Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria Doc, diversi produttori vitivinicoli e le associazioni di categoria. Saranno loro a gestire l’Enoteca Regionale di Sicilia - sede Sud Est. Questa enoteca è stata istituita dalla legge regionale n.13 del 2022 e avrà sede nello storico Palazzo Carfì a Vittoria, in via dei Mille n.131.


 

L'associazione si occuperà della valorizzazione dei vini di qualità dell’isola e del territorio, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo rurale e la conoscenza del patrimonio agricolo, ambientale e culturale siciliano. In risposta alla manifestazione di interesse pubblicata nei mesi scorsi per partecipare all’associazione, i produttori vitivinicoli saranno protagonisti, in linea con la normativa che istituisce l’enoteca regionale. Il loro ruolo sarà presentare una selezione dei vini regionali, promuoverne la conoscenza e il consumo attraverso attività di degustazione e vendita, organizzare corsi formativi e promuovere la cultura vitivinicola. L’associazione “Enoteca Regionale Siciliana - Sede Sud Est” collaborerà con il Comune di Vittoria per l’attuazione del progetto regionale, che prevede la definizione di un polo d’eccellenza vitivinicola strettamente collegato al Consorzio del Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria Doc, ad altri enti istituzionali, associazioni e imprese del settore. Tra gli obiettivi vi è la realizzazione di un’esposizione permanente dei vini Docg, Doc e Igt della Sicilia, la promozione tramite corsi di formazione e degustazioni pubbliche, la diffusione dei vari “terroir” del vino, la creazione di workshop tra operatori di settore e giornalisti specializzati, nonché iniziative di informazione ai consumatori e organizzazione di missioni incoming per valorizzare le produzioni vitivinicole.

Una parte delle attività sarà dedicata all’organizzazione di eventi culturali in abbinamento ai vini. La Regione ha assegnato al Comune di Vittoria fondi pari a 200 mila euro per la realizzazione delle varie attività destinate all’Enoteca regionale, che includono anche la creazione di una “cantina riserva” rappresentativa dell'offerta enologica siciliana. Sarà attivato un portale web e relativi canali social per diffondere ulteriormente gli obiettivi tra i winelovers e i futuri consumatori.
L’assemblea ha eletto Silvio Balloni Presidente della costituenda Enoteca Regionale di Sicilia - Sede del Sud Est e Vicepresidente Roberta Sallemi.


la dieta mediterranea sul podio di “Best diets ranking”

 

NinoSutera

                  La dieta mediterranea ha vinto la sfida tra 30 diverse alternative con un punteggio dell’85,1% seguita sul podio da quella “Dash” contro l’ipertensione che si classifica seconda e la “Mind” che previene e riduce il declino cognitivo.  La dieta mediterranea vince la sfida mondiale dei regimi alimentari anche per il 2024 dopo sei anni consecutivi in cui ha raggiunto il podio più alto nel “Best diets ranking” elaborato dal media statunitense U.S. News & World’s Report’s, noto a livello globale per la redazione di classifiche e consigli per i consumatori. 



Il successo della dieta mediterranea  è sicuramente determinato anche dal fatto che è fra le più facili da seguire, adatta alle famiglie, semplice da organizzare con alimenti di base. Incoraggia un consumo moderato (meno del 30 per cento delle calorie deriva dal consumo dei lipidi) di grassi sani, come l’olio d’oliva, scoraggiando, invece, i grassi malsani, come i grassi saturi, ed è adatta anche a chi segue prescrizioni religiose halal (musulmani) o kosher (ebrei). La dieta mediterranea è anche salutare per il cuore ed è stata associata a una riduzione della pressione sanguigna, del colesterolo e del peso corporeo, nonché a migliori risultati di salute cardiovascolare e tassi inferiori di malattie cardiache e ictus. Da essa derivano anche molti benefici per il cervello grazie all’abbondanza di frutti di mare ricchi di nutrienti, noci, semi, olio extravergine, fagioli, verdure a foglia verde e cereali integrali. Ci sono poi gli antociani e i polifenoli (ottimi antiossidanti) di bacche, vino e cavolo rosso ritenuti particolarmente benefici per la salute. 

Si tratta dunque di una risposta anche ai tentativi di mettere sotto accusa sue componenti base come il vino per promuovere una dieta alimentare unica fondata su cibi ultraprocessati od ottenuti addirittura in laboratorio.

 L’apprezzamento mondiale per la dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari – continua la Coldiretti – si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Keys che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici dopo aver vissuto per oltre 40 anni  in provincia di Salerno. 

La dieta mediterranea è un tesoro del Made in Italy che ha consentito all’Italia livelli di longevità fra più alti al mondo, ma è oggi a rischio – denuncia Coldiretti – a causa degli effetti del cambiamento climatico. Il moltiplicarsi di eventi estremi lungo la Penisola ha, infatti, secondo Coldiretti, provocato nel corso del 2023 oltre 6 miliardi di danni all’agricoltura nazionale con il crollo dei raccolti nazionali che mette a rischio gli alimenti base della dieta mediterranea.

Il Green Deal una minaccia o un opportunità?

 

NinoSutera

 Le strategie del Green Deal, come la Strategia Farm to Fork e la Strategia Biodiversità 2030, sono politiche lungimiranti, malgrado qualche agitatore senza scrupolo sostiene il contrario.

Le proteste dell'europa del nord, non hanno niente da spartire con gli interessi degli agricoltori del sud Italia, per il semplice fatto che hanno interessi opposti.

Le proteste sono dirette contro le politiche agricole dell’Unione europea, che taluni ritengono penalizzanti per il loro settore, dal Nord al Sud del Paese.    


Ma quali sono i veri motivi rappresentati da agitatori senza scrupoli?

Le recenti proteste degli agricoltori, sebbene amplificate nelle ultime settimane, non sono un fenomeno nuovo. Nei mesi precedenti, si sono verificate in diverse occasioni in vari paesi europei, tra cui SpagnaPaesi BassiPoloniaRegno Unito e Serbia, oltre alla già citata Francia e Germania. La ragione alla base di tali proteste, che coinvolgono diversi paesi, è principalmente il Green Deal europeo. Si tratta di una serie di misure volte a rendere più sostenibile e meno dannosa per l’ambiente la produzione di energia e lo stile di vita dei cittadini europei, misure che sono state in gran parte approvate.


Il Green Deal per un sistema alimentare sostenibile

Il Green Deal pone i sistemi alimentari sostenibili al centro della sua strategia, riconoscendo il legame fondamentale tra persone sane, società sane e un pianeta sano. Questa iniziativa dell’Ue mira a stimolare l’economia, migliorare la salute e la qualità della vita dei cittadini, e preservare l’ambiente.

Il sistema agricolo e alimentare europeo, già considerato uno standard globale per sicurezza, approvvigionamento, nutrizione e qualità, è chiamato ora a diventare il punto di riferimento mondiale anche per la sostenibilità. La transizione verso un sistema alimentare sostenibile, garantendo al contempo la disponibilità di prodotti a prezzi accessibili, porta con sé benefici ambientali, sanitari e sociali, oltre a favorire una distribuzione più equa dei vantaggi economici.


Per supportare questo obiettivo, a luglio 2023 la Commissione europea ha adottato un pacchetto di misure per l’uso sostenibile delle principali risorse naturali. Questo pacchetto include nuove regolamentazioni sul monitoraggio dei suoli per promuovere la salute del suolo entro il 2050, regolamenti sulle piante prodotte mediante tecniche genomiche e misure per ridurre i rifiuti alimentari e tessili. Tali iniziative, inserite nel pilastro “Risorse naturali” del Green Deal, mirano a rafforzare la resilienza del settore agroalimentare europeo.


Gli ambiziosi obiettivi dell’Ue includono garantire la sicurezza alimentare in risposta alle incertezze geopolitiche, ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità, ridurre l’impronta ambientale e climatica del sistema alimentare dell’UE, rafforzare la sua resilienza e guidare la transizione globale verso una sostenibilità competitiva, dall’agricoltore al consumatore.


Green Deal: obiettivi ambiziosi

Il Green Deal europeo impone agli Stati membri dell’Unione Europea di ridurre le emissioni nette del 55% entro il 2030 e di azzerarle completamente entro il 2050. Tuttavia, per raggiungere tali obiettivi, sono necessarie diverse misure a livello europeo e nazionale, con significativi impatti sulla vita degli agricoltori europei. Una delle sfide più rilevanti è la necessità di riconvertire il 25% dei terreni coltivati all’agricoltura biologica entro il 2030. Inoltre, è oggetto di dibattito una proposta volta a ridurre drasticamente l’uso di pesticidi, introducendo ulteriori cambiamenti nel panorama agricolo.

La contestazione al Green Deal

Le manifestazioni di protesta degli agricoltori in Germania e Francia, ora riflesse anche in Italia, come abbiamo visto, sono ampiamente attribuite alle Strategie del Green Deal europeo. Tuttavia, la vera radice della crisi nell’agricoltura europea risiede nella dipendenza dalle fonti fossili e in un sistema agro-alimentare disfunzionale, sostenuto unicamente dai sussidi dell’Unione Europea.

Sabotaggio delle strategie del Green Deal: decisioni contrarie alle politiche ambientali

Le strategie del Green Deal, come la Strategia Farm to Fork e la Strategia Biodiversità 2030, sono accusate dalla coalizione di essere state sabotate dalle recenti decisioni delle istituzioni europee. Il voto contrario del Parlamento europeo su regolamenti chiave, come il Regolamento SUR per la riduzione dell’uso dei pesticidi, ha ridotto gli obiettivi del Green Deal a mere dichiarazioni di principio senza attuazione concreta nell’agricoltura e nella zootecnia.


Distanza tra obiettivi e realizzazione: lobby delle corporazioni agroindustriali

La realtà è che le azioni di lobby delle potenti corporazioni agricole e dell’agro-industria hanno notevolmente ridimensionato le ambizioni delle Strategie del Green Deal, favorendo gli interessi delle grandi aziende a scapito dell’ambiente, della salute e degli interessi pubblici.


Le proteste degli agricoltori in Italia, in particolare contro l’eliminazione delle agevolazioni per il gasolio, vengono strumentalizzate per contestare gli obblighi ambientali previsti dalla nuova condizionalità della PAC. Si rileva inoltre l’incoerenza di ciò, considerando che l’80% dei fondi della PAC va alle grandi aziende agricole, favorendo l’agricoltura intensiva e l’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi chimici di sintesi.

Crisi strutturale e cause vere: dipendenza da fonti fossili e speculazioni finanziarie

La vera causa della crisi nel settore primario europeo è identificata dalle associazioni come la dipendenza da risorse fossili, la volatilità dei prezzi alla produzione e le speculazioni finanziarie. L’aumento dei costi di produzione, derivante dall’aumento dei costi energetici, fertilizzanti e pesticidi chimici, ha colpito gli agricoltori, mentre l’agroindustria e la grande distribuzione hanno protetto meglio i loro risultati economici.


Soluzioni e necessità di cambiamento: la transizione ecologica e l’investimento nel biologico

 La soluzione non può essere la cancellazione delle norme ambientali, ma piuttosto la promozione della transizione ecologica e la liberazione del sistema primario dalla dipendenza delle risorse fossili. 

Le Strategie UE Farm to Fork e Biodiversità 2030, che prevedono la crescita dell’agricoltura biologica, sono indicate come una parziale soluzione. L’Italia, con il suo Piano Strategico della PAC 2023-2027 e il recente Piano di Azione nazionale per il biologico, sembra intraprendere passi nella giusta direzione.

In questa battaglia gli interessi dell'Europa del Nord e quella del Sud non hanno niente da condividere, per il semplice fatto che le Strategie UE Farm to Fork e Biodiversità 2030, non sono nemici del Sud Europa, per ovvi motivi

lunedì 29 gennaio 2024

IL CANNOLO PIÙ LUNGO È SICILIANO. ARRIVA IL VERDETTO UFFICIALE DA LONDRA


Secondo la leggenda la nascita dei cannoli sarebbe avvenuta a Caltanissetta, “Kalt El Nissa” locuzione che in arabo significa “Castello delle donne”, 
a quei tempi sede di numerosi harem di emiri saraceni.

 


E’ Guinness world record, a Caltanissetta si realizza il cannolo più lungo del mondo: 21 metri e 43 centimetri Il super cannolo è stato farcito con settecento chili di ricotta.

Il cannolo non è un prodotto tipico, ma  un prodotto identitario, per leggenda,  storia  e cultura locale ha affermato   NinoSutera

Nell’ambito della manifestazione  si è svolto  un mo­men­to di con­fron­to con le ca­te­go­rie pro­dut­ti­ve in vi­sta dei la­vo­ri per l’avvio del percorso Borghi GeniusLoci De.Co. con la partecipazione, tra gli altri,   del Vice Sindaco  Grazia Giammusso e gli Assessori    Marcella Natale  e Fabio Caracausi, il Presidente di Ri­sto­world, Mar­cel­lo Pro­iet­to di Sil­ve­stro,  il Direttore Andrea Finocchiaro,  il Mae­stro Pa­stic­ce­re Lil­lo De­fra­ia, e Nino Sutera che ha conferito il riconoscimento di Custode dell'identità Territoriale  al Sindaco della Città.

Questo accadeva l’11 settembre del 2022.

 Madrina dell’evento Anna Martano,

 prefetto per la Sicilia dell’Accademia Italiana Gastronomia e Gastrosofia


Ora è ufficiale: 

a comunicarlo, assieme al detentore Defraia, il past president Ristoworld Italy,  e Marcello Proietto Di Silvestro     

«Con nota del 22 gennaio scorso – commentano i due organizzatori - il Guinness World Records ha ufficialmente comunicato la convalida del record e l’iscrizione del primato che ci riempie di gioia e premia un lavoro corale di oltre 4 anni. Il cannolo più lungo del mondo è siciliano.

Nei prossimi i giorni il dettaglio delle ultime fasi di convalida sarà illustrato nel corso di una conferenza stampa a Palazzo di Città di Caltanissetta, alla presenza del sindaco Roberto Gambino e dei rappresentanti politico istituzionali del territorio che hanno fortemente voluto questo momento di crescita e condivisione.

La Città di caltanissetta ha avviato il percorso per la De.Co. (Denominazioni Comunali) ha affermato  NinoSutera

Attraverso la De.Co. il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali. La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie, deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies” viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo.

«La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco,che afferma il suo primato nel territorio, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore. 



venerdì 26 gennaio 2024

La PAC al capolinea?

 NinoSutera

Uno degli obiettivi dei padri fondatori della comunità economica europea,CEE così si chiamava una volta,  era quella di assicurare pace e prosperità al suo popolo.       

       Per fare ciò, il mondo agricolo, che rappresentava la fetta più consistente dell'Europa unita è stata destinataria di finanziamenti a go-go rendendola da una parte un oasi, dall’altra dipendente dall’assistenza. Nell’Europa agricola, qualsiasi cosa è stata oggetto di finanziamento pubblico attraverso la PAC. In parole povere assistenza pura, certo non tutti gli agricoltori ne hanno beneficiato in ugual misura, ma tutti si.(oltre il 70% del bilancio EU era assorbito dalle provvidenze al mondo agricolo)  Chiaramente in un Europa a 9 o a 15 tutto era molto più semplice, in un Europa allargata, un pò meno, in pratica non ci sono più le risorse per tutti, anche perchè le priorità sono cambiate. Le politiche a favore dell’ambiente non c’entrano niente, non sono responsabili della crisi, semmai l’aumento dei costi di produzione a causa della guerra si, sono i responsabili numero uno, anche se non da soli. Per fare un esempio, il costo del carburante agricolo prima della guerra era di 0.67 centesimi di euro, oggi 1.20 euro.

            Solo per i non addetti ai lavori la responsabilità è da addebitare al Farm to Fork. Una strategia chiave dell’Unione europea nell’ambito del Green Deal, con l’obiettivo di rendere il sistema alimentare più sostenibile dal punto di vista ambientale e a migliorare la salute dei cittadini.Al contrario Farm to Fork rappresenta un opportunità dell’Europa Agricola, del sud Europa, dove come è noto le condizione agroclimatiche consentono di produrre nel pieno rispetto dell’ambiente e della natura, anche con basso apporto di mezzi tecnici (chimica in primes, pesticidi, che come è stato accertato dalla ricerca, proprio bene bene alla salute e all'ambiente,non fanno) 
           Fatto non secondario, che le politiche del Farm to Fork sono state "imposte" dai cittadini consumatori europei, che non sono più disponibili a pagare le tasse per finanziare il bilancio EU e quindi il mondo agricolo, senza che questi assumano impegni certi a difesa dell'ambiente e del prossimo.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, lancerà formalmente il Dialogo strategico dell’Ue sul futuro dell’agricoltura, che sarà presieduto dal professore tedesco Peter Strohschneider e a cui parteciperanno diverse organizzazioni di settore.“E’ chiaro che dobbiamo agire per il futuro del comparto agroalimentare europeo, dobbiamo assicurarci che rimanga competitivo ma con un reddito adeguato per gli agricoltori e le imprese lungo la catena”, ha sottolineato il vicepresidente della Commissione europea per il Green Deal, Maros Sefcovic, presentando   l’iniziativa in audizione in commissione agricoltura e sviluppo rurale (Agri) del Parlamento europeo.Il punto in Parlamento arriva dopo il passaggio che il vicepresidente ha fatto ieri al Consiglio Ue Agricoltura per discuterne con i ministeri competenti. “Molti ministri hanno sollevato la questione di riuscire a trovare un equilibrio tra competitività dell’agricoltura e i limiti planetari, chiedendo misure e strumenti concreti”, ha sintetizzato il vicepresidente, definendo “tempestivo e necessario” il dialogo, da cui la Commissione spera di trarre un “nuovo consenso”. Secondo le indicazioni fornite da Sefcovic, il dibattito partirà giovedì e si concluderà quest’estate, con incontri ogni 4-6 settimane e un portale per raccogliere i contributi.I primi risultati del Dialogo dovrebbero arrivare a settembre, quindi dopo le elezioni europee (6-9 giugno) e in tempo per l’avvio del nuovo ciclo istituzionale. Sefcovic ha ricordato che a guidare il dialogo nei prossimi mesi sarà il professore tedesco Peter Strohschneider, che “informerà regolarmente” l’Europarlamento, come il collegio dei commissari e il Consiglio. Sefcovic ha sottolineato ancora che durante il Dialogo sarà affrontato il tema di come trasformare “questa transizione in un vero modello di sviluppo”.Il confronto tra agricoltori, cooperative, imprese agricole e organizzazioni non governative e rappresentanti della società civile, spiega   una fonte Ue, servirà a mettere a fuoco sfide e opportunità per la filiera, come il reddito per gli agricoltori e le comunità rurali, il sostegno all’agricoltura “entro i confini del nostro pianeta” e dei suoi ecosistemi, lo sfruttamento delle enormi opportunità offerte dalla conoscenza e dall’innovazione tecnologica e la promozione di un futuro prospero per il sistema alimentare dell’Ue in un mondo competitivo.Il vicepresidente ha esordito in commissione parlando delle proteste degli agricoltori e associazioni di categoria che stanno incendiando vari Paesi in Europa, dalla Germania alla Francia alla Polonia, all’Italia. “Dobbiamo fare di più rispetto a quanto abbiamo fatto, siamo orgogliosi di quello che sta facendo il comparto per quanto riguarda la sicurezza alimentare e il massiccio contributo all’economia europea e alla transizione gemella, verde e digitale”, ha aggiunto. Proprio questa mattina, oltre un centinaio di manifestanti hanno occupato la piazza davanti al Parlamento europeo contro le tasse sul carburante e contro alcune politiche agricole dell’Unione europea. Al centro delle proteste “l’aumento delle tasse sul carburante dei trattori in Francia, come in Germania” ma anche il fatto che le istituzioni europee “continuano a importare beni agricoli da Paesi terzi che non hanno le stesse restrizioni ambientali che abbiamo in Ue”, spiega uno dei manifestanti, appartenente al sindacato agricolo degli agricoltori francesi, Coordinamento Rurale, riconoscibile dal gilet giallo.

 

 

 

giovedì 25 gennaio 2024

Pellegrino Artusi e Gualtiero Marchesi

 

Artusi e Marchesi  da "Custodi dell'Identità Territoriale" alla nidiata di tanti bravi allievi della cucina italiana   

L'avete mai visto uno che è tifoso della Juve e dell'Inter contemporaneamente? 
..No. Ecco in cucina è la stessa cosa, non si può essere cuoco italiano e  contemporaneamente ispirarsi a un big francese, a dir poco si è affetti di una profonda crisi di identità culinaria

  Dall’incrocio di Pellegrino Artusi e di Gualtiero Marchesi hanno generato una squadra attenta di giovani cuochi italiani bravi, non chiamiamoli “chef” non sono subalterni ai francesi, ma alternativi, lo dimostra anche il fatto che nel mondo si magia italiano e non francese.



 Gualtiero Marchesi: la vera cucina è saper mangiare bene

"Ho imparato tutto da lui: alla sera tardi per ore si parlava di piatti. Assaggiavo esperimenti, novità, su forchette e cucchiai strani. E sempre mi diceva: “ la vera cucina è saper mangiare bene”, non andava d’accordo con il Pellegrino… ma da giovane lesse più volte il libro del romagnolo scritto nel 1891 all’età di oltre settantanni recuperando ricette altrui.

La vera differenza tra Artusi e Marchesi

Una grande differenza fra loro era il modo di porsi in cucina davanti al fornello e nella creatività e scoperta di una ricetta. Artusi ha voluto soprattutto raccontare la cucina degli italiani che avevano perso, dimenticato, abbandonato; mentre Marchesi ha contribuito a creare un modo di vivere la cucina e la tavola insieme.

Pellegrino Artusi

Artusi non volle mai codificare o uniformare o catalogare la cucina italiana… la sua formazione letteraria e linguistica e il fatto di “raccogliere” ricette segnalate non lo fa un cuoco, ma più uno “scalco” nuova maniera.

Con la fine del Settecento la cucina italiana-medioevale-rinascimentale finisce, finisce con la fine degli “scalchi” figure particolari fra la cucina e la tavola aristocratica che non solo erano bravi macellai e tagliatori di carni, grandi ortolani, esperti di condimenti, bravi pescivendoli o pasticceri… ma soprattutto sapevano raccontare a voce la ricetta ai commensali del principe.

La cucina francese, nata dopo che Caterina de’ Medici regina di Francia importò dalla Toscana tante ricette italiane oltre che l’uso della forchetta allora ignota ai francesi, perdurò per molto tempo, ma l’Artusi favorì un risveglio nazionalistico, fortemente antagonista. Artusi propone una cucina italiana domestica, capace di esaltare lo stile di vita mediterraneo  ed emotiva, contro una cucina francese che non disponevano degli alimenti mediterranei, e quindi si ispiravano a quelli nordici (basta ricordare che la cucina francese ha sos

tituito l’olio EVO con il burro, ma l’elenco degli esempi è lunghissimo)

… l’Artusi fu il primo blogger gastronomico

E’ da quel momento che la cucina italiana si propone come arte del divenire, delle molteplici interpretazioni e della condivisione rispetto ad un sapere omologato non modificabile. Inoltre l’Artusi fu il primo blogger gastronomico: pochissime ricette del suo libro prevedono un suo intervento, quasi tutte arrivano dalle lettere scambiate con le cuoche di tante case italiane.

… la pasta come elemento base del menu italiano

La prima edizione del libro “artusiano” riporta 475 ricette, l’ultimo 790 nell’arco di 20 anni di continui aggiustamenti.  Ad Artusi non si devono ricette, ma la scelta di porre “ la pasta” come elemento base del menù italiano. E’ in quegli anni di fine XIX° secolo (1891-1905) che nascono tante ricette di pasta, come il piatto “discriminante” di una tavola, di una regione, di un menù. E’ la pasta che rende la tavola veramente artigianale e biodiversa: rileggendo per esempio le ricette degli spaghetti o delle paste ripiene si nota come la omogeneità della produzione della pasta  sia poi firmata territorialmente da alcuni ingredienti unici esclusivi di un territorio.

In Italia ci si dimenticò totalmente della “cucina artusiana” pensando addirittura per anni (secondo dopoguerra fino agli anni ’70) ad una soluzione industriale della tavola e della cucina, preconizzando “pillole” tutto fare. Fortunatamente per l’Italia  nacque la generazione (in cucina) di cuochi “marchesiani” che non lasciarono dimenticare la storia artusiana e non si lasciarono abbindolare dalla regolarità  matematica e schematica delle salse, sughi, temperature, abbinamenti lineari della cucina francese che in ogni caso è confinata solo in Francia




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