lunedì 1 settembre 2025

La cultura della biodiversità.


Giuliana Cattarossi&Giovanni Colugnati

Progetto “Perricone”

 

 

Se il concetto di sviluppo sostenibile punta a uno sviluppo che possa almeno in parte evitare i cambiamenti e le loro conseguenze negative sull’uomo e sull’ambiente, mitigando in parte o in toto il nostro impatto devastante, quello di resilienza si propone invece di arrivare a una condizione nella quale si riesca a confrontarsi e a superare tali cambiamenti senza venirne completamente travolti.


A differenza di quanto si potrebbe pensare, passare da politiche che concentrano gli sforzi sull’idea di sostenibilità ad altre che invece si focalizzano sulla resilienza non significa affatto ammettere una sconfitta dell’idea di sviluppo sostenibile, ma piuttosto deve risultare uno stimolo importante nel cambiare punto di vista e integrare diversi approcci per riuscire a raggiungere un risultato migliore: il cosiddetto resilient thinking, infatti, analizza quali sono le strategie migliori per gestire sistemi fatti di persone e di ambiente che interagiscono tra di loro e si basa su alcuni principi fondamentali che devono essere applicati nei modi e nei momenti più adatti per risultare davvero efficaci.

In sostanza è la rivoluzione culturale che si richiede alla viticoltura del futuro, proprio attraverso un resilient thinking. L’ultima rivoluzione agricola, infatti, basata fondamentalmente su vitigni selezionati, sull’uso di concimi minerali ed antiparassitari di sintesi, ha prodotto una sorta di industrializzazione della viticoltura e la biodiversità nel vigneto è stata vista come un fattore limitante da eliminare. La viticoltura e la natura hanno rappresentato per lungo tempo due spazi ben delimitati, quasi inconciliabili, gestiti con regole profondamente diverse tra loro: lo spazio viticolo, destinato alla produzione, e quello naturale da preservare.

Al contrario, la biodiversità in viticoltura svolge un ruolo essenziale per la valorizzazione dei diversi ambienti di coltivazione e per le diverse esigenze dei modelli di consumo nonostante l’intensificazione dei processi produttivi; si manifesta però soprattutto nelle scelte varietali, mentre è sostanzialmente trascurato l’aspetto relativo all’ecosistema dove la vite è coltivata, il suolo del vigneto ed il suo intorno naturale (Colugnati, et al., 2013). Appare quindi necessario superare la visione vitigno-centrica del vigneto per proteggere e valorizzare la biodiversità dell’insieme dell’ecosistema viticolo, integrando e facendo convergere le discipline e le conoscenze agronomiche con quelle ecologiche, per sviluppare un nuovo concetto di agro-biodiversità che inglobi le popolazioni dei vitigni coltivati con tutte le specie viventi nel vigneto, siano esse animali o vegetali o microbiche, aggressive o utili, telluriche o aree.

In quest’ottica nel tempo si sono sviluppate fondamentalmente due viticolture: così vicino ad una viticoltura convenzionale, che massimizza il rendimento dei fattori produttivi impiegati, anche attraverso un elevato impiego della meccanizzazione, a partire dagli anni Settanta si è sviluppata, quasi in contrapposizione, la viticoltura biologica (e biodinamica), che rifiuta l’impiego dei prodotti di sintesi e si affida soprattutto al mantenimento della fertilità fisico-chimica dei suoli per garantire la sopravvivenza della coltura della vite nel tempo.

Il panorama degli scenari intermedi è ovviamente molto ampio ma, al netto delle posizioni ideologiche (biologico e biodinamico), la principale discriminante tra le due viticolture consiste nelle modalità di gestione del suolo e soprattutto nelle implicazioni che questa pratica ha in tutte le altre tecniche colturali applicate nel vigneto.

Comunque la si pensi, però, la tendenza in atto è verso un loro progressivo riavvicinamento: la prima è costretta a rivedere i propri processi produttivi per diventare più durevole, la seconda dovrà investire maggiormente sul suo patrimonio biologico come fattore di adattamento futuro (Colugnati e Cattarossi, 2016).

sabato 30 agosto 2025

Sicilian Wine Expo Terra di Vini

abbiamo il piacere di presentare Terra di Vini – Sicilian Wine Expo, un evento che si terrà il 19 e 20 settembre 2025 presso la Terrazza Mercadante del porto turistico di Capo d’Orlando.



L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere la cultura del vino siciliano, offrendo un’occasione concreta di incontro tra produttori, professionisti del settore, operatori turistici e appassionati. Saranno due giornate dedicate alla valorizzazione del nostro patrimonio vitivinicolo, attraverso attività pensate per raccontare l’identità e la qualità del vino siciliano, ma anche per creare opportunità di formazione, confronto e crescita.

Il programma prevede una cerimonia di apertura istituzionale, seguita da workshop tematici sui vitigni autoctoni, la sostenibilità nella viticoltura, l’enoturismo e le nuove tecnologie applicate al settore. Sono previsti anche spazi di degustazione guidata, con prodotti tipici del territorio, e un’area espositiva con la partecipazione di numerose cantine siciliane.

Non mancheranno momenti dedicati alla gastronomia, con uno show cooking curato da chef e sommelier locali, e appuntamenti musicali in grado di arricchire l’esperienza del pubblico e valorizzare ulteriormente la location.

L’intero evento sarà accompagnato da una campagna di comunicazione integrata che comprende social media, radio, affissioni e la realizzazione di un sito web attraverso cui sarà possibile prenotare le degustazioni.

Siamo convinti che Terra di Vini possa rappresentare una preziosa occasione per rafforzare la visibilità del vino siciliano, anche in chiave turistica e internazionale, e offrire un’immagine moderna e autentica della nostra regione.

Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento regionale dell’Agricoltura.

La prima giornata di Terra di Vini – Sicilian Wine Expo, giovedì 19 settembre, si concluderà con un imperdibile evento musicale: alle 21:30, sulla suggestiva Terrazza Mercadante di Capo d’Orlando Marina, si esibirà in concerto Anna Castiglia, una delle voci più originali e promettenti del panorama cantautorale italiano contemporaneo.


 

Chi è Anna Castiglia
Originaria di Catania e classe 1998, Anna è cresciuta in un ambiente artistico stimolante: la madre era attrice teatrale e il padre comico e speaker radiofonico. Ha iniziato a studiare chitarra classica a 9 anni e canto a 16 anni, esibendosi presto nei locali della sua città. Successivamente ha approfondito la sua formazione diplomandosi in canto, danza e recitazione alla Gypsy Musical Academy di Torino.

Negli anni ha intrapreso un percorso ricco di esperienze: ha partecipato a importanti festival, pubblicato brani che hanno riscosso grande interesse e fondato un collettivo femminista per contrastare il gender gap nella musica. Nel 2021 ha vinto il premio “L’artista che non c’era”, nel 2023 ha partecipato a X Factor Italia con il brano Ghali e nel 2024 si è aggiudicata la vittoria alla XXXV edizione del Premio Musicultura, oltre al riconoscimento per il miglior testo.

Nell’ottobre 2024 ha pubblicato il suo primo album, Mi Piace, un lavoro che mescola pop, jazz, swing e R&B, caratterizzato da testi ironici e poetici. Nello stesso anno ha aperto i concerti di artisti del calibro di Max Gazzè e Carmen Consoli, imponendosi come una delle nuove voci più interessanti della scena italiana.

Dettagli dell'evento

Quando: 19 settembre, ore 21:30

Dove: Terrazza Mercadante, Capo d’Orlando Marina

Ingresso: libero

Un appuntamento unico in cui musica d’autore, atmosfere contemporanee ed eccellenze enogastronomiche si fonderanno per regalare al pubblico un’esperienza indimenticabile.

Terra di Vini – Sicilian Wine Expo è organizzata con il sostegno della Regione Siciliana – Assessorato Agricoltura, Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea, del Comune di Capo d’Orlando, in collaborazione con Assovini Sicilia, Consorzio Doc Sicilia, l’Associazione Italiana Cuochi, l’Unione Regionale Cuochi Siciliani e l’Associazione Provinciale Cuochi e Pasticceri Messina."

venerdì 29 agosto 2025

Sagra del Grano – Baucina Food Fest 2025

 


Tradizione, gusto e spettacolo il 31 agosto a Baucina

 

BAUCINA (PA) - Domenica 31 agosto 2025, il borgo di Baucina, in provincia di Palermo, ospita l’ottava edizione della Sagra del Grano – Baucina Food Fest, uno degli eventi più attesi della provincia di Palermo. Un’intera giornata dedicata alla riscoperta delle tradizioni contadine, alla gastronomia locale e all’intrattenimento di qualità, in un contesto che unisce cultura, memoria e comunità.




Durante la giornata Baucina celebra le tradizioni agricole siciliane, offre street food autentico e di qualità con l’immediato contatto tra produttore e consumatore, propone esperienze interattive per grandi e piccoli. Tutto questo in un solo evento, gratuito e aperto a tutti.

Un viaggio tra sapori antichi e tradizioni contadine

La manifestazione prende il via alle ore 14:00 con una suggestiva passeggiata gastroculturale a cura del PAD Art District – “Il Gusto dell’Arte”, che accompagna i visitatori alla scoperta del centro storico e delle sue eccellenze.

A partire dalle ore 16:00 si apre la “Via d’un tempo”, percorso tematico che ripropone antichi mestieri e atmosfere contadine. Alle 16:30 cominciano i laboratori dimostrativi “Mani in pasta”, dedicati alla produzione artigianale di pane e pasta, pensati per adulti e bambini.

Contemporaneamente in via Umberto I saranno aperti i mercatini dell’artigianato e dell’agricoltura.

Momento centrale della sagra è la rievocazione delle pratiche agricole tradizionali: la “Pisata” e la “Spagghiata”, in programma alle ore 17:30, coinvolgeranno pubblico e figuranti in una rappresentazione viva del ciclo del grano, con l’uso di muli, paglia e attrezzi d’epoca.

Cibo di strada made in Baucina

Dalle ore 18:00 prende vita il Baucina Food Fest, con uno street food d’eccellenza che celebra i prodotti tipici locali: pane, focacce, salsiccia alla brace e dolci della tradizione siciliana.

A rendere unica la giornata ci saranno anche le aziende partecipanti, vere protagoniste della tradizione gastronomica locale: le macellerie Manfrè Giovanni, Fratelli Realmuto, Carni Doc Salvatore Realmuto e la pescheria I sapori del mare, con il panificio Santa Fortunata.

Tango e grande musica

Alle 20:00, l’atmosfera cambia ritmo con “Baucinas Aires”, la milonga di tango argentino diventata un appuntamento fisso e amatissimo dagli appassionati. Una vera e propria “festa del tango” che conclude l’estate e inaugura la nuova stagione tanghera in un contesto unico.

Allo stesso tempo alle 20:00, l’intrattenimento degli Akustica in via Umberto I allieterà coloro che inizieranno a partecipare all’evento degustando i prodotti tipici baucinesi.

A seguire, alle 21:00, il visual artist Dario Denso Andriolo animerà il borgo con un coinvolgente video mapping.

Alle 22:00 con il concerto live di Lello Analfino e la sua Tinturia Ork&stra, tra ironia, ritmo e contaminazioni musicali che faranno ballare tutta la piazza. La serata si chiuderà con un DJ set a partire da mezzanotte.

Un evento per tutti: cultura, divertimento e inclusività

La Sagra del Grano di Baucina è pensata per un pubblico trasversale: famiglie, bambini, turisti, giovani e appassionati di cultura siciliana. Con il suo vasto programma l’evento è ideale per trascorrere una giornata completa all’insegna della scoperta e della condivisione.

Durante tutto l’evento sarà possibile visitare installazioni e luoghi di interpretazione del territorio e dell’evento secondo lo spirito ecomuseale dell’Oikomuseo del grano e della cultura locale. CI saranno uno spazio legato ai centrini e uno spazio dedicato al grano in cui è possibile scoprire il tessuto di informazioni e il sostrato di identità siciliana su cui si basa l’evento.

L’evento è promosso dalla Pro loco Baucina APS e dal Comune di Baucina.

Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento regionale dell’Agricoltura.


cs degli organizzatori

giovedì 28 agosto 2025

“Colate Verdi”

 Biancavilla ospita la seconda edizione di “Colate Verdi”: un viaggio tra cultura, tradizione e olio extravergine d’oliva La cittadina del sud ovest etneo ospita la manifestazione dedicata all’olio extravergine d’oliva e alla cultura olivicola etnea. Dal 19 al 21 settembre, Villa delle Favare e il centro storico ospiteranno degustazioni, laboratori, show cooking e incontri con produttori ed esperti. L’evento, promosso dal Comune, valorizza le eccellenze locali e celebra il legame tra la comunità e l’olivicoltura, con uno sguardo rivolto a sostenibilità, innovazione e futuro del settore. 



L’assessore Mignemi: “manifestazioni come questa ci permettono di ribadire che l’agricoltura non è soltanto produzione, ma anche identità, cultura e sostenibilità” Biancavilla (CT), – Dopo il successo della prima edizione, torna a Biancavilla “Colate Verdi”, la manifestazione dedicata all’olio extravergine d’oliva e alla cultura dell’olivicoltura etnea. L’evento, giunto alla sua seconda edizione, si terrà a Villa delle Favare, nel cuore della città, trasformando piazze e vie in un percorso sensoriale alla scoperta dell’ “oro verde” del territorio. L’evento animerà il centro storico della città nelle giornate del weekend che segna l’inizio dell’autunno (da Venerdì 19 a Domenica 21 Settembre) trasformandolo in un vero e proprio palcoscenico dedicato all’olio. “Colate Verdi” nasce per valorizzare le eccellenze locali e per raccontare il legame profondo che unisce Biancavilla alla tradizione olivicola, simbolo di identità, qualità e convivialità: “questo evento rappresenta un’occasione straordinaria per valorizzare il nostro territorio e raf orzare le sinergie tra produttori, ristoratori, associazioni e cittadini - racconta l’Assessore all’Agricoltura Comune di Biancavilla Vincenzo Mignemi - Non si tratta soltanto di celebrare un prodotto di eccellenza, ma di dif ondere una cultura dell’olio che sappia unire tradizione e futuro”. La manifestazione offrirà ai visitatori l’opportunità di vivere un’esperienza a tutto tondo, fatta di degustazioni guidate, momenti di approfondimento culturale, laboratori e attività rivolte a grandi e piccoli. Non mancheranno spazi dedicati all’incontro con i produttori, ai racconti degli esperti, agli show cooking curati da chef e maestri oleari, con l’obiettivo di trasmettere la ricchezza e la varietà del patrimonio enogastronomico locale “L’olio extravergine d’oliva, insieme al vino e agli agrumi, è una delle ricchezze più autentiche delle nostre terre. Alle pendici dell’Etna, grazie alla dedizione e alla competenza dei nostri olivicoltori, nascono oli che non hanno eguali, capaci di raccontare la storia di una comunità laboriosa e, allo stesso tempo, la magia di un paesaggio unico - precisa Mignemi - Manifestazioni come questa ci permettono di ribadire che l’agricoltura non è soltanto produzione, ma anche identità, cultura e sostenibilità”. Oltre a celebrare la tradizione, l’evento intende essere anche un’occasione di confronto sul futuro dell’olivicoltura, mettendo al centro temi come la sostenibilità, l’innovazione e le nuove sfide di mercato. Biancavilla, con il suo paesaggio suggestivo alle pendici dell’Etna, diventa così luogo di incontro, riflessione e festa, in cui la comunità si riconosce e si racconta attraverso uno dei suoi prodotti più preziosi. La seconda edizione di “Colate Verdi” è promossa dal Comune di Biancavilla. Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell’Agricoltura-


cs a cura dei organizzatori

domenica 24 agosto 2025

C'era una volta la ... dieta mediterranea

 In Italia il 9% dei giovani non mangia verdura, il 7% non consuma frutta e quasi la metà porta in tavola troppa carne. Gli esperti parlano di un progressivo abbandono del modello mediterraneo, oggi più discusso che mai. Per questo la Società Italiana di Nutrizione Umana propone una nuova piramide alimentare, aggiornata ai bisogni attuali   La buona notizia, una proposta di legge per riportare l’educazione alimentare nelle scuole

In questo scenario entra in gioco il disegno di legge n. 2378, presentato alla Camera con l’obiettivo di rendere obbligatoria l’educazione alimentare nelle scuole. Si tratta di un testo che intende introdurre attività sistematiche e strutturate di educazione al cibo già a partire dalla scuola dell’infanzia, fino alla secondaria di primo grado.

Il progetto prevede che l’educazione alimentare diventi parte integrante del curriculum scolastico, non con l’intento di creare una nuova materia a sé, ma come percorso trasversale, da costruire insieme a insegnanti, educatori, famiglie e studenti. Tra le azioni previste ci sono laboratori pratici, momenti informativi e collaborazioni con professionisti del settore. In particolare, il testo suggerisce di coinvolgere anche psicologi e nutrizionisti per supportare i docenti nella gestione degli aspetti educativi ed emotivi legati all’alimentazione.

Le mense scolastiche vengono riconosciute, all’interno della proposta, non solo come luoghi dove si consuma un pasto, ma come veri spazi educativi. Le scuole saranno tenute a offrire cibi sani, bilanciati e coerenti con i principi della dieta mediterranea, promuovendo un approccio al cibo che sia insieme nutrizionale, culturale e sociale. L’obiettivo dichiarato è quello di prevenire patologie legate all’alimentazione scorretta, ma anche di trasmettere una visione più ampia del rapporto con il cibo, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Nelle abitudini alimentari dei giovani italiani si sta aprendo un solco che i numeri rendono evidente: verdura che scompare dai piatti, frutta dimenticata, cereali integrali quasi assenti, latte e latticini sempre meno presenti. Al contrario, la carne continua a occupare uno spazio crescente, ben oltre le quantità raccomandate. Una fotografia che racconta uno spostamento silenzioso, ma profondo, rispetto agli equilibri alimentari che per decenni hanno caratterizzato il nostro Paese. Secondo i dati più recenti presentati dalla Società Italiana di Nutrizione Umanaquasi un giovane su dieci non consuma verdura, il 7% non mangia frutta e il 26% non inserisce cereali integrali nella dieta. A ciò si aggiunge un 14% che evita latte e derivati, con possibili conseguenze sull’apporto di calcio e altri micronutrienti in età di crescita. Sul versante opposto, quasi la metà dei giovani, il 47%, dichiara di consumare carne più di tre volte a settimana, oltre le quantità considerate ottimali per la prevenzione delle malattie croniche.

Uno spostamento del profilo nutrizionale nelle nuove generazioni

Gli esperti spiegano come le percentuali rilevate non suggeriscano solo un cambiamento di preferenze ma un vero spostamento del profilo nutrizionale delle nuove generazioni. La riduzione di frutta, verdura e cereali integrali comporta un apporto più basso di fibre, vitamine e antiossidanti, nutrienti che svolgono un ruolo protettivo contro malattie metaboliche e cardiovascolari. Allo stesso tempo, il consumo ridotto di latte e latticini può incidere negativamente sull’assunzione di calcio e vitamina D, fondamentali durante la crescita per lo sviluppo delle ossa e la prevenzione di future fragilità. In parallelo, l’eccesso di carne rossa e trasformata introduce nella dieta una quantità maggiore di grassi saturi e sale, fattori associati a un aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2 e ipertensione. Non si tratta quindi di squilibri marginali, ma di un cambio di paradigma, che potrebbe avere conseguenze concrete sulla salute dei ragazzi di oggi e degli adulti di domani. La combinazione di un apporto insufficiente di alimenti protettivi e un eccesso di proteine animali viene considerata dagli specialisti un fattore di rischio emergente. La carenza di fibre, vitamine e antiossidanti riduce le difese naturali dell’organismo contro l’infiammazione cronica, aumentando la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari in età precoce. Gli esperti sottolineano anche l’impatto metabolico: una dieta povera di vegetali e sbilanciata sulle proteine animali favorisce sovrappeso e obesità già in adolescenza, aprendo la strada al diabete di tipo 2 e ad alterazioni del metabolismo lipidico. Non meno rilevante è la salute ossea: l’esclusione di latte e latticini può compromettere l’apporto di calcio in una fase cruciale per la mineralizzazione scheletrica, con possibili ripercussioni future sotto forma di osteopenia o osteoporosi.

Le conseguenze più gravi: fin da giovani malattie cardiovascolari

La combinazione di un apporto insufficiente di alimenti protettivi e un eccesso di proteine animali viene considerata dagli specialisti un fattore di rischio emergente. La carenza di fibre, vitamine e antiossidanti riduce le difese naturali dell’organismo contro l’infiammazione cronica, aumentando la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari in età precoce. Gli esperti sottolineano anche l’impatto metabolico: una dieta povera di vegetali e sbilanciata sulle proteine animali favorisce sovrappeso e obesità già in adolescenza, aprendo la strada al diabete di tipo 2 e ad alterazioni del metabolismo lipidico. Non meno rilevante è la salute ossea: l’esclusione di latte e latticini può compromettere l’apporto di calcio in una fase cruciale per la mineralizzazione scheletrica, con possibili ripercussioni future sotto forma di osteopenia o osteoporosi.

La nuova piramide alimentare

Per rispondere a questo scenario, la Società Italiana di Nutrizione Umana è intervenuta su uno strumento simbolo nella scienza alimentare, la piramide, con l’intento dichiarato di prevedere una guida più vicina alle esigenze delle nuove generazioni. Pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovaluscar Diseases, il nuovo modello alimentare fatto a piramide non si limita a un semplice e restyling grafico, come spiegano gli studiosi, «ma di una revisione sostanziale che tiene conto di tre dimensioni: la salute delle nuove generazioni, la sostenibilità ambientale e la necessità di linee guida più flessibili rispetto al passato». Al centro della nuova piramide ci sono gli alimenti che risultano più carenti nelle diete dei giovani: frutta, verdura, cereali integrali e legumi. Sono loro a costituire la base quotidiana, perché garantiscono fibre, vitamine e composti bioattivi con effetto protettivo sul metabolismo e sul sistema cardiovascolare. Il ruolo delle proteine animali, al contrario, è stato ulteriormente ridimensionato: la carne rossa e lavorata è collocata in cima, a indicarne il consumo solo occasionale, mentre trovano spazio privilegiato le proteine vegetali e quelle di origine marina, considerate più favorevoli in chiave preventiva e sostenibile.

Per condire è sempre meglio l’olio extra vergine di oliva

Come grasso da condimento è stato sostituito l’olio d’oliva con l’olio extra vergine d’oliva, per il contenuto maggiore di sostanze antiossidanti e anti-infiammatorie. Latticini magri, come yogurt e latte, sono scesi al fianco di cereali integrali e frutta secca, con il consiglio di un consumo giornaliero. Mentre i formaggi rimangono nella parte centrale della piramide, con un consumo previsto settimanale insieme alle uova. Altro spostamento importante è quello della carne rossa, ora all’apice della struttura alimentare insieme ai salumi, e per la quale si consiglia un consumo occasionale. Altro alimento soggetto a modifica sono le patate, consigliate settimanalmente e non nella fascia dei cibi giornalieri come era prima. Zucchero, sale e alcol vengono posizionati al di fuori della piramide, sottolineando la necessità di limitare il più possibile i primi due. Mentre per vino e simili si ribadisce quanto non esista in realtà un consumo definibile sicuro per la salute.

Distribuire la dieta durante la settimana meglio che farla giorno per giorno

Una novità rilevante è il passaggio da una prospettiva giornaliera a una visione settimanale della dieta: non è più necessario rispettare uno schema rigido ogni giorno, ma si punta a un equilibrio distribuito nell’arco della settimana. Questo approccio rende il modello più realistico e praticabile, in linea con i ritmi di vita contemporanei, soprattutto tra i giovani che alternano pasti in famiglia, a scuola e fuori casa. La piramide, inoltre, non si limita a elencare alimenti: alla sua base sono state inserite anche le abitudini comportamentali che supportano il benessere complessivo – dall’attività fisica regolare, all’idratazione, fino al sonno di qualità. Una scelta che riflette la visione moderna della nutrizione, non più intesa come somma di calorie e nutrienti, ma come parte integrante di uno stile di vita sano e integrato. «Il nuovo modello enfatizza gli alimenti vegetali e la varietà, incoraggiando un approccio misurato agli alimenti di origine animale e includendo nella piramide anche elementi non alimentari, come attività fisica, idratazione e stili di vita salutari», riassumono gli esperti SINU.

Dalla teoria alla prevenzione: perché la piramide alimentare riguarda tutti 

L’aggiornamento della piramide alimentare non ha soltanto un valore educativo individuale ma rappresenta per gli esperti uno strumento prezioso per le politiche di prevenzione: con questa espressione, in sanità pubblica, si indicano le strategie che mirano a ridurre l’insorgenza di malattie prima che compaiano, agendo sui fattori di rischio a monte. Nel caso dell’alimentazione, significa fornire strumenti chiari e condivisi per ridurre il peso delle patologie croniche. Le abitudini che si consolidano in età giovanile tendono infatti a persistere nel tempo, influenzando la probabilità di sviluppare obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e alcuni tumori. La piramide, nata e introdotta per la prima volta nel 1992 dall’USDA, il Dipartimento dell’Agricoltura USA, è ancora considerato un modello di salute pubblica: semplifica concetti complessi, offre un linguaggio condiviso grazie al quale spesso viene adottata nei regimi alimentari seguiti da scuole, mense di ogni genere e per campagne di prevenzione. 

Il modello mediterraneo e le sue nuove riletture ed elaborazioni

Pur restando tra i modelli alimentari più studiati e apprezzati, la dieta mediterranea è oggi al centro di un dibattito scientifico ancora aperto. Alcuni ricercatori mettono in evidenza un primo limite: la difficoltà di definirla come schema unico. Parlare di “dieta mediterranea” al singolare significa infatti ricondurre a un modello comune tradizioni molto diverse, dalle coste italiane a quelle greche, spagnole o nordafricane. Una semplificazione che, secondo diversi esperti, rischia di appiattire la ricchezza culturali e i territori. Un altro punto sollevato dagli studiosi riguarda la misurazione dell’aderenza. Gli indici utilizzati negli studi epidemiologici attribuiscono punteggi al consumo di singoli alimenti – come legumi, pesce o olio d’oliva – ma si basano spesso su soglie arbitrarie. Secondo una review pubblicata su BMC Translational Medicine nel 2024, la scelta dell’indice condiziona fortemente i risultati, al punto da rendere difficile confrontare le ricerche tra loro.

Non conta solo il cibo che si mangia, ma anche l’ambiente in cui si vive

Anche la portata universale dei benefici è oggetto di discussione. Se in Italia e negli altri Paesi mediterranei gli effetti protettivi della dieta sono stati confermati in modo consistente, i dati raccolti in contesti non mediterranei appaiono meno omogenei. Alcuni epidemiologi suggeriscono che i risultati positivi possano dipendere non solo dagli alimenti consumati, ma anche da fattori ambientali, culturali e persino genetici delle popolazioni coinvolte. Infine, diversi esperti sottolineano che la dieta mediterranea è diventata anche un simbolo culturale e identitario, specie dopo il riconoscimento UNESCO del 2010. Una dimensione che, secondo alcuni, rischia di idealizzare il modello fino a trasformarlo in una sorta di “ideologia alimentare”, mentre le pratiche quotidiane dei Paesi mediterranei – segnate da globalizzazione, prodotti industriali e perdita di stagionalità – si discostano sensibilmente dall’immagine proposta. Persino il grande studio PREDIMED, a lungo considerato la prova più solida dei suoi benefici, è stato ripubblicato dopo una revisione metodologica, a testimonianza del fatto che la ricerca scientifica in questo campo rimane in continua evoluzione.

Obesità e diabete nei più giovani: segnali che arrivano troppo presto

Le conseguenze delle nuove abitudini alimentari tra i giovani italiani non si riducono a una questione di preferenze o tradizioni che cambiano: sono già misurabili nei profili di rischio epidemiologico. Secondo il sistema di sorveglianza nazionale OKkio alla Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, circa il 30% dei bambini in età scolare presenta sovrappeso o obesità. Questo dato non fotografa soltanto un aumento di peso, ma rappresenta un “biomarker precoce”, cioè un indicatore biologico che segnala la probabilità futura di sviluppare malattie metaboliche come diabete di tipo 2, ipertensione o patologie cardiovascolari. Numerosi studi longitudinali (che seguono le stesse persone per diversi anni) hanno infatti dimostrato che il sovrappeso infantile è un predittore significativo di malattie croniche in età adulta. 

Attenti a mangiare frutta e verdura con regolarità

Oltre alla quantità di cibo, cambia anche la qualità e la struttura del pasto. Le indagini HBSC (Health Behaviour in School-aged Children), coordinate dall’OMS, segnalano che l’irregolarità nel consumo di frutta, verdura e cereali integrali non è solo un deficit nutrizionale, ma indica una più ampia “erosione della struttura del pasto”: in altre parole, i giovani saltano colazioni equilibrate e sostituiscono pranzi completi con snack e prodotti industriali ad alta densità calorica. Secondo gli epidemiologi, questa trasformazione peggiora gli indici complessivi di qualità della dieta e aumenta la probabilità di condotte sedentarie. Un aspetto particolarmente preoccupante è la “anticipazione di patologie metaboliche”, cioè la comparsa di malattie tipiche dell’età adulta già in bambini e adolescenti. Negli ultimi vent’anni, ad esempio, è aumentata la diagnosi di steatosi epatica non alcolica (accumulo di grasso nel fegato non legato all’alcol) e di sindrome metabolica (un insieme di fattori di rischio come obesità addominale, pressione alta e alterazioni del metabolismo degli zuccheri e dei grassi). Questo spostamento in avanti dell’età di insorgenza significa che le nuove generazioni sono esposte più a lungo a condizioni che riducono la qualità della vita e aumentano i costi sanitari

sabato 23 agosto 2025

In AKIS c'è molto di EC

 NinoSutera

In Sicilia, l’Assessorato all’Agricoltura ha istituto con DDG n. 2639   del 17-7-2021 la Rete Regionale Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura,  coordinata dall'Osservatorio Neorurale  

La Rete è lo strumento finalizzato alla “concertazione tecnica”, il punto di incontro e di scambio fra le esigenze dell’intero sistema (tecnico, scientifico ed economico) di un determinato settore e gli attori della ricerca scientifica e dello sviluppo rurale con l’obiettivo di recepire le esigenze del settore, condividere, indirizzare e predisporre nuove attività di ricerca e innovazione, formazione e aggiornamento tecnico, nonché della divulgazione; elaborare strategie finalizzate al miglioramento della competitività e allo sviluppo rurale. Fondamentale è l’incontro con le imprese (focus, forum, tavolo specifico) al quale è essenziale che partecipino non solo le rappresentanze, ma anche i singoli imprenditori: dall’incontro devono emergere le priorità di intervento percepite dalla base produttiva in termini di ricerca, innovazione e sviluppo rurale. (tratto da Linee guida Innovazione e ricerca per l’agricoltura e lo sviluppo rurale L’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA (EC) Competitività, Reddito e Occupazione- Dario Cartabellotta Luglio 2008)
  L’economia della conoscenza è un’espressione coniata da Peter Drucker, economista di fama mondiale, con la quale si intende l’utilizzo delle informazioni per generare valore, con particolare attenzione a natura, creazione, diffusione, trasformazione, trasferimento, e utilizzo della conoscenza in ogni sua forma. La conoscenza da un punto di vista aziendale è una risorsa scarsa che consente, a chi la possiede, di trarre un vantaggio competitivo. È considerata una risorsa, se applicata alla risoluzione di problemi, perché può essere una fonte di guadagno.L’economia della conoscenza evidenzia i legami tra i processi di apprendimento, l’innovazione e la competitività, sempre più basata sulla conoscenza e di conseguenza sulle risorse intangibili, sul know-how e sulle competenze distintive. Alla base della conoscenza vi sono i processi cognitivi e di apprendimento dell’uomo e l’economia è uno dei risultati delle scelte compiute su tali basi.

C’è da dire però, che non tutte le regioni ne sono consapevoli,  c'è chi   ritiene (sbagliando) che investire in termini di risorse immateriali -AKIS- rappresentano un opzional (basta vedere le risorse che hanno previsto )

Allora che fare?

Far finta che il problema non esiste? ...d'altronde nessuno si pone la domanda, ma come è possibile che regioni che hanno una PLV più corposa  destinano più risorse per AKIS, mentre regioni che hanno una PLV più bassa meno risorse ? dovrebbe essere l'inverso.

 Oppure intervenire, per esempio  il MISAF visto che non è più PSR ma PSP,  potrebbe farsi carico di strategie adeguate per così dire "di alfabetizzazione per AKIS",    (non solo curare le iniziative di chi si  occupa di predisporre i bandi, la rendicontazione e il monitoraggio finanziario, ect.)

Il MISAF potrebbe delegare  a  CREA- RETE Rurale,  progetti obiettivi anche interregionali, capaci di far germinare il seme del cambiamento, anche in prospettiva futura.


 

              In Europa da sempre la valutazione del PSR prima e del PSP ora, si fa in considerazione delle risorse allocate negli investimenti immateriali AKIS 

Il concetto di Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura, noto con l’acronimo inglese AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System), indica il sistema di riferimento per la crescita del capitale umano del settore e per la diffusione dell’innovazione in tutte le sue accezioni. La definizione dell’OCSE1 recita «Il Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura è un insieme di organizzazioni e/o persone, compresi i collegamenti e le interazioni fra loro, che operano nella generazione, trasformazione, trasmissione, archiviazione, recupero, integrazione, diffusione e utilizzo di conoscenze e informazioni, con l’obiettivo di lavorare in modo sinergico per supportare il processo decisionale, la risoluzione dei problemi e l’innovazione in agricoltura». 
Si tratta di una descrizione ancora molto attuale, utilizzata a livello internazionale e divenuta un elemento fondamentale anche nella programmazione della Politica Agricola Comune (PAC) europea, soprattutto negli ultimi decenni. Nel 2010 lo Standing Committee for Agricultural Research (SCAR), organo creato nel 1974 per fornire supporto e consulenza alla Commissione Europea (CE) in materia di ricerca in agricoltura, ha istituito un gruppo di lavoro strategico (Strategic Working Group – SWG) sull’AKIS, a testimonianza della rilevanza che il sistema della conoscenza e innovazione ha iniziato a rivestire nei primi due decenni di questo secolo in relazione alla programmazione della PAC. 
Questo rinnovato interesse per il concetto dell’AKIS e soprattutto la volontà di rafforzare il sistema ha portato all’applicazione dello strumento del Partenariato europeo dell’innovazione alla materia agricola, con il lancio, nel 2012, del Partenariato Europeo dell’Innovazione in materia di produttività e sostenibilità in agricoltura (PEI AGRI), che aveva e ha tuttora l’obiettivo di favorire la diffusione e adozioni delle innovazioni. 
Il PEI AGRI è finanziato dalla PAC, attraverso l’attuazione dei Gruppi Operativi (GO), e dalla politica della ricerca europea, attraverso l’attuazione dei progetti multi-attore e le reti tematiche previsti dai programmi quadro della ricerca (Horizon 2020, Horizon Europe). In parallelo, nell’ambito della PAC è aumentata l’attenzione verso gli interventi tradizionalmente considerati fondamentali per il rafforzamento dell’AKIS, ovvero quelli a supporto della consulenza, dei servizi di supporto all’innovazione e della formazione degli imprenditori e degli addetti, nonché dei tecnici e consulenti. La maggiore attenzione nei confronti del rafforzamento dell’AKIS attraverso la PAC e la politica per la ricerca è apparsa evidente già nei periodi di programmazione 2007-2013 e, soprattutto, 2014-2022 con la prima attuazione del PEI AGRI. Questa tendenza si è rafforzata nell’attuale periodo di programmazione (2023-2029), nel cui regolamento di riferimento (Reg. UE 2021/2115) il sostegno al sistema della conoscenza e l’innovazione è divenuto un obiettivo trasversale all’attuazione della PAC. 
Inoltre, il capitolo 8 del PSP dal titolo “Modernizzazione: AKIS e digitalizzazione” descrive le caratteristiche dell’AKIS in Italia e le azioni e interventi programmati al fine di rafforzarlo, incluse le azioni a supporto dell’integrazione dei consulenti, sia pubblici sia privati, nel sistema e dell’organizzazione dei servizi di supporto all’innovazione a favore di imprenditori agricoli e territori rurali. Il sistema della conoscenza e innovazione italiano presenta una pluralità di attori e livelli, dovuti principalmente all’organizzazione amministrativa su base regionale e per province autonome. Le competenze in materia di agricoltura, consulenza, istruzione e formazione professionale sono infatti assegnate alle regioni/province autonome, mentre quelle in materia di istruzione scolastica e universitaria sono assegnate allo Stato centrale. 
La ricerca è invece materia di competenza concorrente tra regioni/province autonome e Stato. Questa organizzazione amministrativa è alla base della presenza di 19 AKIS regionali, due provinciali (Province Autonome di Trento e Bolzano) e un AKIS nazionale, che sono i principali destinatari delle azioni di rafforzamento descritte nel PSP. Oltre a questi sistemi della conoscenza identificati su base amministrativa, vi sono una molteplicità di sistemi organizzati intorno a settori, filiere agro-alimentari e distretti. 
La presenza di numerosi AKIS, organizzati su base regionale/provinciale/nazionale e su base tematica, comporta una corrispondente molteplicità di attori e competenze, considerati come un importante punto di forza dei sistemi della conoscenza italiani. Partendo dagli elementi positivi, il Piano Strategico della PAC (di seguito PSP), attraverso le sue azioni e interventi, promuoverà lo sviluppo di soluzioni per le principali criticità del sistema, ovvero, la difficoltà di coordinamento tra i soggetti coinvolti e la scarsa diffusione delle innovazioni verso le imprese e i territori rurali. La difficoltà di rilevamento dei fabbisogni in materia di consulenza, formazione e innovazione delle imprese agricole è un’altra importante criticità da risolvere attraverso gli interventi del PSP. 
Il PSP prevede nove interventi  a diretto supporto dell’AKIS, tre relativi alla “Cooperazione” (art. 77, Reg UE 2021/2115) e sei allo “Scambio di conoscenze e informazioni (art. 78, Reg Ue 2021/2115). Tutti i nove interventi privilegiano un approccio sistemico e territoriale, con il coinvolgimento di tutti gli attori dell’AKIS riferibili al tema, o settore o territorio oggetto delle azioni.    

giovedì 21 agosto 2025

VALVERDE FOOD 2025

 

  UNA SETTIMANA DI GUSTO, CULTURA E IDENTITÀ SICILIANA

VALVERDE (CT) – Dal 25 al 31 agosto 2025, il cuore del paese etneo si trasformerà in un palcoscenico di profumi, sapori e tradizioni con la prima edizione di “Valverde Food 2025”, la manifestazione promossa dal Comune di Valverde con il sostegno dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento regionale dell’Agricoltura.



L’evento, inserito nell’ambito della Linea B del D.A. n.54/GAB/2024, è pensato per celebrare e valorizzare le eccellenze agroalimentari siciliane attraverso un percorso enogastronomico che unisce cultura, musica e identità territoriale. Una settimana ricca di appuntamenti che coinvolgerà produttori locali, aziende agricole, associazioni e cittadini in un’esperienza immersiva e partecipata.

Nel centro storico saranno allestiti stand espositivi dedicati ai prodotti tipici, laboratori del gusto, mostre tematiche e spazi dedicati alla narrazione del territorio. Ogni sera, spettacoli e concerti animeranno la piazza centrale, culminando con l’attesissimo live de I Cugini di Campagna, band simbolo della musica italiana.

Valverde Food 2025 rappresenta un’opportunità concreta di rilancio per la nostra comunità – ha dichiarato il Sindaco Domenico Caggeci –. Siamo felici di portare avanti un progetto che promuove il territorio attraverso le sue risorse più autentiche: la cultura contadina, la qualità dei prodotti e il calore delle nostre tradizioni. Ringrazio l’Assessore regionale all’Agricoltura Salvatore Barbagallo, i dirigenti regionali e tutto il personale degli uffici per la disponibilità e l’attenzione riservata alla nostra proposta. Questo evento nasce dal lavoro di squadra tra istituzioni, cittadini e realtà produttive locali.”

Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento regionale dell’Agricoltura.

La manifestazione sarà accompagnata da una campagna di comunicazione sui principali media regionali e da attività promozionali su scala locale e provinciale, con l’obiettivo di attrarre visitatori, turisti e operatori del settore.

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