Così cambia la Politica agricola Ue
Il Parlamento europeo ha approvato, in via definitiva, le modifiche all'attuale Pac, valida fino al 2028. Il relatore per l'Aula Rodrigues. "Miglioramenti concreti e quotidiani per i coltivatori e le aziende"
Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva l'aggiornamento di alcune norme ambientali della politica agricola comune (Pec), introducendo un maggiore sostegno finanziario per gli agricoltori. Gli eurodeputati hanno dato il via libera quasi all'unanimità (629 voti favorevoli, 17 contrari e 16 astensioni), a un accordo raggiunto in trilogo con il Consiglio Ue a novembre.
L'obiettivo dichiarato delle modifiche alla Pac è semplificare le regole durante l'attuale periodo di programmazione, rendendo il sistema più gestibile soprattutto per le aziende di dimensioni ridotte, senza stravolgere l'impianto della politica agricola. Secondo le stime iniziali della Commissione, le semplificazioni potrebbero tradursi in risparmi annui fino a 1,6 miliardi di euro per gli agricoltori e oltre 200 milioni per le amministrazioni pubbliche.
Regole chiare
"Gli agricoltori hanno bisogno di regole chiare, meno burocrazia e pagamenti su cui poter contare. Quanto approvato oggi dimostra ciò che sosteniamo fin dall’inizio: è possibile avere regole più semplici e un sostegno migliore, senza indebolire le tutele ambientali e sociali", ha dichiarato il relatore per l'Aula, il socialista portoghese André Rodrigues.
"Il pacchetto apporta miglioramenti concreti e quotidiani per gli agricoltori e le aziende agricole. Riduce significativamente la burocrazia, elimina controlli inutili e rafforza il sostegno alle piccole aziende agricole, ai giovani agricoltori e agli imprenditori rurali", ha rivendicato Veronika Vrecionová, relatrice ombra dei conservatori Ecr e presidente della commissione per l'agricoltura. "Queste norme si applicano solo per il periodo 2026-2028. Mi auguro che siano solo l'inizio. Gli agricoltori meritano una semplificazione ancora più audace nella prossima riforma della Pac dopo il 2028", ha aggiunto.
Controlli ridotti e principio del “una volta sola"
Uno degli interventi più concreti riguarda i controlli in azienda. Viene confermato il principio del "once-only", secondo cui un agricoltore non dovrebbe essere sottoposto a più di un'ispezione in loco all'anno. L'obiettivo è evitare sovrapposizioni tra controlli diversi e ridurre il tempo sottratto al lavoro agricolo.
In parallelo, viene eliminata la cosiddetta "verifica annuale delle performance", un meccanismo che valutava ogni anno l'attuazione dei piani strategici nazionali e che era considerato particolarmente oneroso sul piano amministrativo.
Regole ambientali più semplici, soprattutto per il biologico
Sul fronte degli obblighi ambientali, le modifiche introducono diverse semplificazioni. Gli agricoltori certificati biologici saranno considerati automaticamente conformi a una serie di requisiti relativi alle buone condizioni agronomiche e ambientali (le cosiddette Gaec) per le parti dell'azienda che sono biologiche o in fase di conversione. Gli Stati membri potranno tuttavia limitare questa automatica equivalenza se i controlli dovessero risultare troppo complessi da gestire.
Viene inoltre chiarito che i terreni considerati arabili al primo gennaio 2026 manterranno questo status anche se non vengono arati, lavorati o riseminati per diversi anni. La misura mira a tutelare la biodiversità ed evitare pratiche agricole costose e non sempre necessarie, come l'aratura periodica solo per rispettare requisiti formali.
Più margine agli Stati membri sulle Gaec
Le nuove regole concedono maggiore flessibilità agli Stati membri nell'applicazione delle norme ambientali, in particolare per le aziende parzialmente biologiche. I governi nazionali potranno decidere in che misura queste aziende soddisfano i requisiti delle Gaec, adattando le regole alle specificità dei sistemi agricoli locali.
Questa flessibilità è pensata per evitare interpretazioni troppo rigide che rischiano di penalizzare aziende con modelli produttivi misti.
Sostegno rafforzato ai piccoli agricoltori
Un altro capitolo centrale riguarda i piccoli agricoltori. Il tetto massimo dei pagamenti forfettari annuali (pagamenti che l'Ue può erogare agli agricoltori come sostegno al reddito) viene innalzato fino a 3mila euro, rispetto ai 2.500 inizialmente proposti dalla Commissione. L'intento è semplificare l'accesso agli aiuti e ridurre gli adempimenti per le aziende di minori dimensioni.
Accanto a questo, viene introdotto un nuovo pagamento una tantum per lo sviluppo aziendale, che potrà arrivare fino a 75mila euro. La misura è pensata in particolare per sostenere l'avvio di nuove attività agricole e favorire il ricambio generazionale.
Anticipi più alti e strumenti di gestione del rischio
Le modifiche prevedono anche un aumento della percentuale degli anticipi sui pagamenti diretti, consentendo agli agricoltori di ricevere una parte più consistente degli aiuti in anticipo rispetto alle scadenze ordinarie. Questo intervento mira a migliorare la liquidità delle aziende, soprattutto in fasi di tensione finanziaria.
Viene inoltre ampliata la possibilità di ricorrere a strumenti di gestione del rischio, come assicurazioni e fondi mutualistici, per far fronte a eventi avversi.
Aiuti straordinari in caso di crisi climatiche
Resta infine la possibilità per gli Stati membri di concedere pagamenti di crisi agli agricoltori attivi colpiti da calamità naturali, eventi climatici estremi o catastrofi. Questi aiuti mirano a garantire la continuità dell'attività agricola nelle situazioni più gravi, senza dover ricorrere a strumenti eccezionali esterni alla Pac
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