IGCAT ha premiato i 10 migliori siti web per i viaggiatori foodie 2024
Presentati in occasione di un evento di gala tenutosi a Lappeeranta ( Saimaa, Regione europea della gastronomia 2024 , Finlandia), i 10 migliori siti web IGCAT per foodie travellers 2024 offrono esperienze uniche, creative, culturali e gastronomiche da tutto il mondo. Degustazioni enogastronomiche, visite ad aziende agricole o fabbriche, corsi di cucina, esperienze legate all'artigianato, percorsi enogastronomici, mercati o fiere enogastronomiche, musei o siti del patrimonio legati al cibo ecc. Queste sono solo alcune delle esperienze che si possono trovare sui siti web premiati che si impegnano a promuovere la gastronomia locale, i produttori e le culture alimentari distintive.
La presidente dell'IGCAT, Diane Dodd PhD, ha riferito che "la giuria ha applaudito tutti i siti web partecipanti per il loro impegno nel coltivare relazioni più significative tra la gente del posto e i visitatori internazionali, dando visibilità internazionale a esperienze culinarie e culturali di nicchia e, inoltre, sostenendo le microimprese, soprattutto in aree rurali in cui l’impatto economico può fare davvero la differenza. Il loro contributo allo sviluppo territoriale sostenibile è solo parte del loro fascino, ma la creatività delle esperienze gastronomiche non smette mai di stupirci”.
Alla presenza di ospiti internazionali e stakeholder locali coinvolti nell'anno del titolo di Saimaa, sono stati annunciati i primi 10 siti web selezionati tra le candidature globali, fornendo un elenco davvero allettante. La giuria ha notato che nove dei dieci progetti selezionati provengono dalle regioni mondiali ed europee della gastronomia e lo ha giustificato, poiché questi siti web si distinguevano per i loro valori eccezionali legati al sostegno delle economie circolari e della loro creatività.
“Anti-Cancer and Anti-Inflammatory Properties of Black Garlic”. La ricerca, svolta da Institute of
Health Sciences e Department of Human Immunology della Rzeszów University (Polonia) ha preso in
esame i composti bioattivi dell’aglio nero (Black garlic-BG), come il piruvato e la S-allilcisteina (SAC),
sottolineando i benefici per la salute, gli effetti antitumorali e antinfiammatori. Questa azione regola
efficacemente i livelli di zucchero nel sangue, riduce la perossidazione lipidica e mitiga lo stress
ossidativo. La ricerca sul ruolo delle sostanze fitochimiche dell’aglio nero si dimostra promettente anche
nelle applicazioni antitumorali dirette.
L'aglio nero (BG) è una forma fermentata di aglio ( Allium sativum L. ), prodotta a temperature, umidità e periodi di tempo precisamente definiti. Sebbene l’aglio sia utilizzato da migliaia di anni, l’aglio nero è una scoperta relativamente nuova. Ci sono molti composti bioattivi nell’aglio nero che gli conferiscono proprietà medicinali, comprese proprietà antinfiammatorie e antitumorali. Nel nostro articolo di revisione, presentiamo studi scientifici che esaminano gli effetti antinfiammatori e antitumorali dell’aglio nero. Secondo la ricerca, questo effetto è dovuto principalmente alla riduzione della produzione di citochine proinfiammatorie, nonché alla capacità di eliminare i radicali liberi dell’ossigeno e indurre l’apoptosi. Inoltre, le sostanze fitochimiche in esso contenute hanno proprietà antiproliferative e antiangiogeniche e inibiscono la crescita delle cellule tumorali. L’aglio nero è una preziosa fonte di sostanze biologicamente attive che possono supportare la terapia antinfiammatoria e antitumorale. Rispetto all’Allium sativum, l’aglio nero ha meno effetti collaterali ed è più facile da consumare.
L'aglio ( Allium sativum L. ) è una pianta vegetale a radice superficiale appartenente alla famiglia delle Alliaceae. Originaria dell'Asia occidentale e della costa mediterranea, questa pianta è ampiamente distribuita in tutto il mondo. Allium sativum comprende due sottospecie: A. sativum varietà sativum (aglio dal collo tenero) e A. sativum varietà ophioscorodon (aglio dal collo duro) . Ci sono differenze tra entrambe le sottospecie in termini di struttura. La testa dell'aglio duro ha un collo duro e da sei a undici spicchi che circondano un gambo legnoso, mentre l'aglio morbido non ha la parte superiore del fiore, contiene fino a ventiquattro spicchi e ha uno stelo morbido e centrale. L'aglio può crescere nelle zone a clima temperato e caldo ed è perenne.
L'aglio è stato utilizzato nella medicina tradizionale di tutto il mondo fin dai tempi antichi per le sue preziose proprietà benefiche per la salute. I risultati della ricerca scientifica indicano una serie di proprietà benefiche per la salute: proprietà epatoprotettive, nefroprotettive, immunomodulanti, antiallergiche, antiossidanti e antitumorali . Il suo sapore e il suo odore sfavorevoli ne hanno recentemente ridotto significativamente il consumo in tutto il mondo, ad eccezione di Cina e India . Consumare aglio crudo in quantità tale da ottenere enormi benefici per la salute del paziente è difficile a causa del suo sapore e odore pungenti
Prima la pandemia e successivamente la guerra hanno contribuito inevitabilmente a ridisegnare i sentieri di crescita dei sistemi agroalimentari. Il sud in difficoltà rispetto alle nuove sfide (infrastrutture viarie e telematiche)
Guerra e pandemia
hanno avuto importanti
effetti sull’economia
mondiale, ma come
hanno reagito i sistemi
agroalimentari?
Il Paper si focalizza in particolar modo sul modello italiano e sulla sua capacità di adattamento alle crisi di diversa natura. • L’altalena dei prezzi dei fattori produttivi in questi ultimi mesi ha destato molte preoccupazioni ai produttori agricoli, come anche gli eventi siccitosi dell’ultimo anno. Ma il settore ha mostrato una resilienza inedita. L’agricoltura italiana è più viva che mai e l’immenso patrimonio di valori che esprime continua ad alimentare la corsa del Made in Italy alla conquista dei mercati, con il record di 60 miliardi di euro di export nel 2022. • Nell’ultimo triennio in Italia il commercio elettronico ha registrato una crescita prossima al 50% e molte delle imprese agroalimentari hanno intrapreso questo percorso. Nel 2022, il 48,2% della popolazione ha fatto acquisti online per un valore stimato che sfiora i 45 miliardi di euro. Il cibo si conferma tra i comparti più dinamici con una crescita del 17% rispetto al 2021, ma resta ancora lontano dai settori più importanti. Solo il 6,1% degli acquirenti online, infatti, si è rivolto alle piattaforme per acquistare prodotti agroalimentari, lontani dalle percentuali di chi acquista online abbigliamento (19,4%), articoli per la casa (10,3%), tecnologia (7,7%). Tuttavia, il tema del food delivery sembra aver superato la soglia della necessità e anche quella della moda temporanea, con 5 milioni di download nel 2022 per le 3 principali piattaforme di riferimento.
• Seppure l’accesso alle innovazioni stia crescendo a ritmi serrati nel settore, con le imprese agricole digitalizzate che nell’ultimo decennio sono quadruplicate, la diffusione dell’innovazione sconta ancora divari territoriali e di dimensioni aziendali. È una questione di reti, di connessioni, ma anche di evoluzione dei servizi che occorre promuovere così da non lasciare indietro nessuno. Se incentivati, le innovazioni digitali e l’e-commerce potrebbero infatti aiutare la crescita dell’agricoltura italiana e dei prodotti Made in Italy. • L’Italia vive, inoltre, un forte ritardo infrastrutturale con 77 miliardi di euro di export perduto. Ad essere penalizzate in particolare le punte di eccellenza del Made in Italy, come il settore agroalimentare, tra i più colpiti, con 8 miliardi di euro di mancate esportazioni. Tutto questo richiama la necessità di investimenti e potenziamento delle infrastrutture materiali dell’Italia, senza dimenticare la rilevante questione della carenza idrica in cui versa il Paese. • Il Paper approfondisce il ruolo fondamentale che l’agricoltura italiana già svolge nella transizione ecologica e nella difesa dell’ambiente e del territorio, ma sottolinea anche la necessità di maggiori investimenti per rendere le filiere agroalimentari europee ed italiane ancor più sostenibili e competitive. Non ultimo, inoltre, evidenzia l’importanza dell’integrazione con i percorsi turistici in grado di convogliare arte, cultura e cibo: un percorso imprescindibile per rafforzare il legame tra turismo ed agroalimentare e renderlo un “patrimonio unico”.
Nel nostro Paese si parla spesso sui giornali, in televisione e sui social network di Sicurezza Alimentare senza, tuttavia conoscere il significato reale della locuzione, talvolta utilizzato fuori luogo. Nel linguaggio italiano il termine Food Safety – garanzia di cibo sano ed igienicamente controllato – viene spesso confuso con Food Security – certezza nella disponibilità di alimenti – ovvero la disponibilità di cibo in un Paese (in un'area geografica) e la capacità degli individui al suo interno di potersi permettere e procurare prodotti alimentari adeguati. I due termini possono essere sicuramente considerati come le due facce della stessa medaglia indicando, appunto, la sicurezza economico-sociale di disporre di cibo a sufficienza per vivere e l’esigenza igienico-sanitaria di poter contare su cibo sano e acqua potabile. A seguito del Focus “La sicurezza alimentare” prodotto da Paolo Fantozzi, Presidente del Comitato consultivo dei Georgofili per le Tecnologie alimentari, l’Accademia dei Georgofili, su invito dell’Ordine dei Giornalisti, organizza un’apposita iniziativa. Verranno affrontati gli aspetti normativi e procedurali attualmente in atto per tutelare la salute del consumatore, l’aggiornamento professionale del personale addetto al controllo dei rischi sulla sicurezza alimentare e le attività specifiche a cui sono sottoposte le aziende, senza tralasciare il controverso tema delle fake news.
Il turismo delle radici è il turismo delle nuove generazioni di italiani all’estero, sia italiani di passaporto che italiani d’origine, che è una platea che si calcola essere composta da circa 80 milioni di persone al mondo”. A spiegare le potenzialità di questo progetto è Giovanni Maria De Vita, coordinatore per il turismo delle radici, le iniziative culturali pluriennali e la comunicazione alla Direzione generale per gli italiani all’estero della Farnesina, intervenuto in occasione degli Stati generali del Turismo
Le possibilità per i territori sono molte, basti pensare che, “l’Enit ha calcolato che nel 2019 circa 6 milioni di persone sono arrivate in Italia per motivazioni riconducibili alla propria storia familiare, con un indotto di circa 10 miliardi di euro”. Quello del riconoscimento identitario è fondamentale all’estero, dal momento che “ci sono emigrati di ormai quarta o quinta generazione, che non parlano italiano ma che hanno forte attrazione per l’Italia, perché vogliono conoscere questo posto di cui hanno sentito parlare attraverso le tradizioni della propria famiglia”. In occasione dell’anno delle radici si cercherà quindi di individuare “eventi identitari delle comunità italiane e si cercherà di fare in modo che questi eventi possano avere un’attrattività per gli italiani all’estero”; inoltre, si cercherà “di coinvolgere anche i grandi eventi nazionali che possono interessare le comunità e di creare eventi specifici”.
Un modo per rendere ancora più accattivante questa diversa modalità di viaggio è “individuare degli influencer che possano venire in Italia, fare un viaggio delle radici e poi parlarne con le comunità di origine”. “Un’altra iniziativa in cantiere è il passaporto delle radici”, che prevede la stipula di convenzioni con varie realtà, come ristoranti, musei o strutture ricettive, “in modo da coinvolgere le realtà produttive locali, ma anche i grandi attori nazionali, e creare un’iniziativa di attrazione verso i prodotti del territorio”. Fondamentale è anche che il fenomeno del turismo delle radici venga monitorato, “attraverso una collaborazione delle università italiane, in grado di verificare l’andamento dei flussi e di offrire delle risposte concrete a chi si interessa di questo fenomeno”. In generale, conclude De Vita, “l’obiettivo è quello di dare un’opportunità a quei territori ignorati dal turismo mainstream, dal momento che la grande emigrazione viene dai piccoli borghi e non dalle grandi città, e soprattutto creare un nuovo rapporto tra le comunità italiane all’estero e l’Italia”.
Studiare la canapa per aprire squarci sul futuro dei biomateriali e delle tecnologie estrattive. È il lavoro che sta guidando Giancarlo Cravotto professore ordinario di Chimica organica presso l’Università degli Studi di Torino e che rientrano nell’ambito del progetto Canapa New Tech. Nuove tecniche di estrazione come l'idro-distillazione e l'acqua subcritica, sostenibili, con costi minori e grande risparmio energetico, e nuovi biomateriali. Ne abbiamo parlato con il professor Cravotto, che è il responsabile scientifico del progetto.
Cos’è l’idrodistillazione e a cosa serve? L’idrodistillazione è una tecnologia antica che sfruttava gli alambicchi. Oggi grazie all’impiego di reattori a microonde ha avuto una importante evoluzione in termini qualitativi e quantitativi. Sono infatti disponibili apparecchiature di dimensioni da laboratorio ma anche per impianti pilota, delle dimensioni di una grossa lavatrice, nella quale si inseriscono dei sacchi di cotone o di iuta, pieni di pianta umida. Nella base c’è uno strato di acqua che rende l’ambiente umido e, irradiando con microonde, la distillazione è molto rapida ed efficiente, con un grande risparmio energetico perché si scalda direttamente la pianta e non grandi volumi di acqua. È una tecnica consolidata con cui è possibile produrre anche grandi quantitativi di olio essenziale. È un metodo rapido per raccogliere l’olio essenziale ma anche l’idrolato, che è l’acqua di distillazione è comunque abbastanza profumata e può essere d’interesse per il settore cosmetico.
C’è anche un’altra tecnologia che state utilizzando? Sì, sempre per le varie parti della canapa, che possono essere i fiori, la pianta in toto o i germogli, abbiamo un’altra tecnologia su scala laboratorio, pilota e semi-industriale, dove tutto ciò che l’industria estrae con la percolazione idroalcolica, e quindi soluzioni con 60/70/80% di etanolo e 20/30/40% di acqua, noi lo estraiamo senza l’etanolo, che è infiammabile, costoso e ha tutta una normativa dedicata, e spesso richiede l’uso di impianti speciali. Per farlo utilizziamo l’acqua subcritica andando a utilizzare la matrice usata in precedenza per l’idrodistillazione, estraendo tutto quello che rimane. Volendo è una tecnica che si potrebbe utilizzare anche per i semi. La peculiarità è che si tratta di una tecnica, di cui abbiamo anche un brevetto, che permette di estrarre in elevata resa senza uso di alcol e con costi minori.
Che tipo di estratti si ottengono? Gli estratti ottenuti con acqua subcritica sono estratti totali: sali minerali, proteine, grassi, fibre solubili, tutti i metaboliti secondari, come i polifenoli contenuti nella pianta: si ottiene un fitocomplesso in cui tutto ciò che è contenuto nella pianta, passa nel mio estratto, a parte lignina e cellulosa. È una peculiarità quasi unica di questa tecnologia, che non si trova in altre. Altro vantaggio, più tecnico, è che l’estratto in acqua subcritica, si manda velocemente in camera di espansione in cui si ha una flash evaporazione, viene poi concentrato e poi passa in uno spray dryer, che ci consente di avere l’estratto secco, senza aggiungere maltodestrine. Questa tipologia di estratto non ha bisogno di additivi, si mette tal quale e io ho un estratto puro al 100%. La caratteristica, come detto, è che non ho selettività, viene estratto tutto.
Avete testato anche la CO2 supercritica? L’altro processo estrattivo che stiamo studiando è quello con la CO2 supercritica: se l’acqua subcritica non è selettiva, ma è molto efficiente, la CO2 supercritica è invece estremamente selettiva. Come uso industriale è più comune, ad esempio per estrarre selettivamente la caffeina e ottenere il caffè decaffeinato. Noi però abbiamo sviluppato un reattore che combina la CO2 supercritica agli ultrasuoni, con il vantaggio di ridurre enormemente i tempi di estrazione. Noi l’abbiamo utilizzata per estrarre olio dai semi di canapa, anche qui senza solventi organici. Una volta che i semi sono stati delipidati, e quindi dopo l’estrazione dell’olio, mi rimangono le proteine, che possono essere estratte ad esempio con la tecnica degli ultrasuoni, che per questo scopo è la tecnica migliore in assoluto e della quale in università siamo esperti perché ci lavoriamo da oltre 30 anni. Le proteine della canapa sono di elevato valore nutrizionale perché sono albumine e globuline facilmente digeribili, con tutti gli aminoacidi essenziali, non è una cosa comune in una proteina vegetale, tenendo presente che sono quelli che il nostro corpo non riesce a sintetizzare. Quindi per un vegano o un vegetariano sono l’ideale.
E dal punto di vista della ricerca sui biomateriali? Sulla canapa stiamo lavorando sia sulla fibra che sul canapulo micronizzato. Quando è micronizzata si può usare come filler – additivo – anche fino al 50% su polimeri anche di origine naturale, per ottenere materiali più leggeri, economici, e mantenendo ottime caratteristiche di resistenza e funzionalità. Stiamo pubblicando un lavoro proprio su questo utilizzo. Vicino al settore tessile sono altresì i nostri studi su tessuto-non-tessuto in cui si sfuttano tecnologie di miscelazione a caldo con polimeri basso-fondenti suguita da estrusione e pressatura. Il tessuto-non-tessuto non ha trama ed ordito ma con una specie di pannello molto sottile in cui la canapa può dare un grosso contributo di leggerezza, resistenza, isolamento termico e resistenza al fuoco. Abbiamo estrusori e presse che ci permettono di ottenere dei manufatti che possono inserirsi nei cicli produttivi dell’industria dei biomateriali – che è in espansione – e i pannelli in canapa che resistono al fuoco e sono ottimi dal punto di vista dell’isolamento e potrebbero sostituire materiali come poliuretani e polistiroli espansi.
MATCHING TRA PRODUTTORI ED OPERATORI DELL’HO.RE.CA.
Lunedì 18 marzo, Partinico. Quest’anno è la maestosa e scenografica cornice della Real Cantina Borbonica a fare da cornice al matching tra i produttori aderenti al marchio di qualità Travel&Taste e gli operatori del mondo della ristorazione e dell’hotellerie.
Unire produttori e comparto dell’Ho.Re.Ca, all’insegna del cibo a Km 0,sano e di qualità, è l’obiettivo principale dell’evento promosso all’interno del progetto Travel&Taste Golfo di Castellamare, finanziato dall’omonimo GAL, a valere sulla sottomisura 16.3 del PSR Sicilia 2014-2020.
La Real Cantina, vero e proprio gioiello dell’architettura rurale siciliana, ospiterà 30 produttoridella Sicilia Occidentale con una esposizione di oltre 150 prodotti, provenienti prevalentemente da agricoltura biologica o sostenibile, a rappresentare tutte le tipologie merceologiche utilizzate nel Food&Beverage. Accanto ai prodotti tradizionali anche tanti spunti originali per una ristorazione innovativa: dalla frutta tropicale, agli aceti ed olii aromatizzati, dalle confetture di ortaggi ai pesti vegani, dalla mortadella di suino siciliano alla pasta e alle farine di grani antichi, ma anche caffè e cioccolata artigianale.
Agli operatori dell’ospitalità e della ristorazione, che stringeranno accordi commerciali con almeno tre dei produttori presenti, il progetto riserva la possibilità di usufruire gratuitamente della campagna di promo-comunicazione che sarà realizzata nei prossimi mesi sia all’interno della Regione, sia in Italia e all’estero.
Ad aprire l’evento, alle ore 11:00, sarà il Sindaco di Partinico, Pietro Rao, insieme agli altri sindaci e responsabili del GAL Golfo di Castellamare. A seguire, fino alle 16:30, avrà luogo il matching, durante il quale i partecipanti avranno la possibilità di degustare i prodotti, conoscerne storia e particolarità oltre che confrontarsi direttamente con chi li produce.
L’iniziativa è organizzata dalla Pro Loco di Cesarò Partinico, Partner di progetto, in stretta sinergia con le altre Pro Loco UNPLI dei comuni di Balestrate, Cinisi, Terrasini Trappeto ed Ustica ed in collaborazione con il capofila Agrisocialnett e gli altri partner di progetto, APAS di Alcamo e T&T srl Territorio e Turismo di Palermo.
La partecipazione è gratuita ma aperta unicamente alle imprese della ristorazione(incluse pizzerie, enoteche, bar e similari) e dell’ospitalità(alberghi, B&B, agriturismi, case vacanze, ecc.) e agli esercizi specializzati nella vendita di produzioni tipiche e biologiche che si iscriveranno, entro e non oltre il 15 marzo, compilando l’apposito modulo disponibile al link https://golfodicastellammare.traveltaste.it/partecipa/
Non si fermano i successi del PROGETTO INPOSA, iniziativa di ricerca ed innovazione a valere sulla Sottomisura 16.1 del PSR Sicilia 2014-2022. Questa volta, il progetto è stato ammesso alla fase conclusiva del pei agri innovation awards 2024una grande soddisfazione ha dichiarato Maria Sabrina Leone, responsabile del Progetto INPOSA, quest’ammissione è per noi già da sola una vittoria, nostra ma anche della Sicilia che siamo onorati di rappresentare.
E’ doveroso ricordare che INPOSA è frutto dell’impegno di tutti i Partner del Gruppo Operativo ma anche della fiducia e del costante supporto tecnico ricevuto dall’Assessorato e dagli uffici periferici a cui va il nostro più caloroso ringraziamento.
È
Guglielmo Manenti dell’azienda Manenti Vini il nuovo presidente del
Consorzio di Tutela dei vini Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria
Doc. Vicepresidente è stato eletto Alessio Planeta dell’omonima
casa vitivinicola. L’elezione è avvenuta stamani nel corso della
prima seduta del nuovo CdA.
È
stato eletto Guglielmo
Manenti,
titolare dell’azienda Manenti Vini, alla guida del Consorzio
di Tutela dei vini Cerasuolo di Vittoria Docg
e Vittoria
Doc per
il prossimo triennio. L’elezione è avvenuta stamani, nella prima
riunione del CdA del Consorzio eletto lo scorso 26 febbraio.
Vicepresidente
è stato eletto Alessio Planeta (Planeta Vini) mentre consiglieri
sono Francesco Ferreri (Donnafugata), Beniamino Fede (Azienda
Agricola Fede) e Marco Parisi (Feudi del Pisciotto). Manenti succede
ad Achille Alessi che, con grazie alla preziosa collaborazione dei
suoi consiglieri e il contributo dei vari associati, ha saputo
rilanciare l’immagine dell’unica Docg della Sicilia attraverso
numerose azioni di promozione e comunicazione. Ed è su questa strada
già tracciata che il nuovo presidente intende proseguire con
l’obiettivo di raggiungere nuovi ed importanti traguardi, riflesso
di un consorzio dinamico e coeso.
«Continueremo
ed evolveremo la linea tracciata dal precedente CdA – dichiara il
neopresidente, Guglielmo Manenti-.
Abbiamo molti progetti e idee in cantiere che vanno dalle attività
promozionali, come CeraSoul
e la presenza in alcune fiere di settore, al sostegno di progetti di
ricerca riguardanti la difesa fitosanitaria e la valorizzazione delle
cultivar locali. Importante sarà il coinvolgimento ed il contributo
di tutti i soci del Consorzio, parte attiva delle decisioni che
questo CdA prenderà nei mesi a venire, così come sarà fondamentale
la sinergia stretta con l’Enoteca Regionale con sede a Vittoria e
con la Strada del Vino del Cerasuolo di Vittoria dal Barocco al
Liberty per avviare progetti comuni di promozione del territorio».
Il
Consorzio di Tutela
dei vini Cerasuolo di Vittoria DOCG e Vittoria DOC
si occupa della tutela e valorizzazione dell’unico vino DOCG della
Sicilia nonché dei vini che rientrano nella DOC Vittoria. Il
Cerasuolo di Vittoria in particolare deve la sua preziosità alla
virtù dei vitigni autoctoni che lo compongono (Nero d’Avola e
Frappato), alla magia del clima e alla diligente coltura ad opera di
appassionati operatori. Il Consorzio rappresenta circa il 90% dei
produttori delle province di Ragusa, Catania e Caltanisetta, che sono
le aree di produzione del vino Cerasuolo di Vittoria. Questo
organismo ha dunque una costante vigilanza sulla qualità del
prodotto ed una oculata opera di promozione svolta a favore di queste
perle enologiche. Per maggiori informazioni www.cerasuolovittoria.it
Qui
sotto si riportano gli ultimi dati produttivi che si riferiscono alla
vendemmia 2023:
Si chiama “Food for profit” il documentario di Giulia Innocenzi e Pablo D'Ambrosi che porta alla lce gli orrori degli allevamenti intensivi di tutta Europa. Smascherando anche il sisquo che lega lobby e istituzioni
Food for profit è il nuovissimo documentario diretto da Giulia Innocenzi e Pablo D'Ambrosi che mostra il collegamento tra industria della carne, lobby e potere politico. Un’inchiesta che è durata più di 5 anni, volta a portare alla luce gli orrori degli allevamenti intesivi in giro per l’Europa e le iniquità del sistema. A tutti i livelli, soprattutto istituzionali. Smascherando conflitti di interesse, ipocrisie, occultamenti che hanno come comun denominatore i palazzi del potere. Da Bruxelles alle campagne più industrializzate, la giornalista Giulia Innocenzi in prima persona si confronterà con allevatori, multinazionali e politici. Un viaggio scioccante ma al tempo stesso che fa aprire gli occhi su un argomento fondamentale per la salute pubblica e per l’ambiente. In questo video il trailer.
Food for profit è un lavoro monumentale all’interno del sistema degli allevamenti intensivi di tutta Europa. Grazie a una rete di infiltrati che hanno lavorato sotto copertura in questi campi di concentramento per animali, si mostrano le barbarie compiute quotidianamente dietro la produzione di carne e formaggi. Giulia Innocenzi e Pablo D’ambrosi svelano anche la connivenza delle istituzioni che finanziano con i soldi pubblici questo sistema iniquo e corrotto. Non solo dal punto di vista dei diritti degli animali ma anche per quanto riguarda l’inquinamento delle acque, lo sfruttamento dei migranti, la perdita di biodiversità. Nel documentario si mostrano scene forti che non hanno il solo scopo di scioccare ma di mettere lo spettatore davanti a delle verità che non possono essere taciute. Anche alla luce delle politiche europee, come il Green Deal o il PAC, dichiarate dai giornalisti di Food for profit inefficaci e poco penetranti, nonché complici del finanziamento di questo sistema. Intento di Giulia Innocenzi e Pablo D’ambrosi non è quello di far smettere di mangiare carne, ma solo far aprire gli occhi su quello che accade alla luce del sole a tutti i livelli, anche politici.
“C'è un conflitto di interessi tra eurodeputati e lobby della carne”.
Il Position paper analizza i mezzi per preservare i cosiddetti “servizi ecosistemici”, che gli ecosistemi apportano al benessere umano. Tra le principali attività di tutela, il Gruppo di lavoro 11 dell’Alleanza ha individuato lo strumento della ‘perequazione territoriale’, volta ad attribuire un valore uniforme a tutte le proprietà che possono concorrere alla trasformazione di uno o più ambiti del territorio, a prescindere dall’effettiva possibilità di edificare.
Secondo il Paper, sono fondamentali anche i Pagamenti dei servizi ecosistemici (Psea), strumenti che obbligano i beneficiari di un certo servizio ecosistemico (come i coltivatori, nell’utilizzo dell’acqua) a pagare per la preservazione e il miglioramento del capitale naturale utilizzato. Il Position paper raccoglie una serie di proposte e le buone pratiche prese in esame su scala nazionale.
A livello nazionale, la Legge n. 221 del 2015 all’art. 67 ha disposto l’istituzione del Consiglio del Capitale naturale e la realizzazione dell’annuale Rapporto sullo stato del Capitale naturale in Italia. All’art. 70 la stessa legge aveva inoltre disposto una delega al Governo per l’introduzione di un sistema di “Pagamento dei Servizi Ecosistemici e Ambientali” (PSEA) che non è stata esercitata. I principi e criteri direttivi per i decreti legislativi prevedevano:
a) la remunerazione di una quota di valore aggiunto derivante dalla trasformazione dei servizi ecosistemici e ambientali in prodotti di mercato, fermo restando la salvaguardia nel tempo della funzione collettiva del bene; b) l’attivazione, specialmente in presenza di un intervento pubblico di concessione di un bene naturalistico di interesse comune, per mantenere intatte o incrementare le sue funzioni; c) l’individuazione dei servizi oggetto di remunerazione, specificando il loro valore, gli obblighi contrattuali e le modalità di pagamento; d) la remunerazione in ogni caso dei servizi di fissazione del carbonio, regimazione delle acque, salvaguardia di biodiversità e qualità paesaggistiche, produzione energetica, pulizia e manutenzione dell’alveo di fiumi e torrenti; e) il riconoscimento del ruolo svolto dall’agricoltura e dal territorio agroforestale; 14 IL RUOLO, LA VALORIZZAZIONE E IL PAGAMENTO DEI SERVIZI ECOSISTEMICI f) meccanismi di incentivazione attraverso cui creare programmi con l’obiettivo di remunerare gli imprenditori agricoli che proteggono, tutelano o forniscono i servizi; g) il coordinamento e la razionalizzazione di ogni altro analogo strumento e istituto già esistente in materia; h) l’individuazione di beneficiari finali nei comuni, le loro unioni, le aree protette, le fondazioni di bacino montano integrato e le organizzazioni di gestione collettiva dei beni comuni; i) forme di premialità a beneficio dei comuni, che utilizzano sistemi di contabilità ambientale. Anche se i decreti attuativi non sono stati emanati, l’art. 70 della Legge n. 221 del 2015 fornisce comunque un quadro di riferimento interessante, sia per il legislatore nazionale che per quelli regionali.