lunedì 13 luglio 2026

Il PSP: dall'esperienza della Legge R n 73/77 ad AKIS

 ninosutera

Non si può parlare e scrivere di strategie del PSP se non si conosce la storia.

Negli anni '60 la Comunità Economica Europea (CEE) ha gettato le basi della PAC (Politica Agricola Comune), nata ufficialmente nel 1962. In quel decennio il focus principale era di natura strettamente economica e produttiva: garantire la sicurezza alimentare dell'Europa post-bellica, stabilizzare i mercati e proteggere i redditi degli agricoltori attraverso prezzi garantiti e dazi doganali.

Tuttavia, verso la fine degli anni '60, questo meccanismo basato unicamente sul sostegno dei prezzi mostrò i primi gravi limiti strutturali: sovrapproduzione costante (le famose "montagne di burro") ed enorme disparità di reddito tra le piccole aziende frammentate e quelle grandi.

È proprio in questo contesto che nascono le prime direttive socio-economiche strutturali. Il punto di svolta culturale è il Memorandum sulla riforma dell'agricoltura nella CEE, presentato a fine 1968 dal vicepresidente della Commissione europea, Sicco Mansholt (il cosiddetto "Piano Mansholt").

Sebbene le trattative si siano protratte a lungo, le linee guida socio-economiche teorizzate alla fine degli anni '60 si sono formalizzate all'inizio del decennio successivo attraverso tre storiche Direttive del Consiglio del 17 aprile 1972.

Ecco i tre pilastri socio-economici fondamentali nati da quella programmazione:

1. Ammodernamento delle aziende agricole (Direttiva 72/159/CEE)

  • Obiettivo socio-economico: Selezionare e finanziare solo le aziende capaci di raggiungere un livello di reddito paragonabile a quello dei settori non agricoli (il cosiddetto "reddito di riferimento").

  • Meccanismo: Venivano concessi aiuti agli investimenti (mutui a tasso agevolato, contributi in conto capitale) subordinati alla presentazione di un piano di sviluppo aziendale a sei anni. Le aziende troppo piccole o non in grado di raggiungere la redditività minima venivano tagliate fuori dai finanziamenti strutturali.

2. Incentivazione al prepensionamento e alla cessazione dell'attività (Direttiva 72/160/CEE)

  • Obiettivo socio-economico: Favorire l'esodo rurale per ridurre il numero di lavoratori e ridistribuire le terre in modo da creare unità produttive più grandi ed efficienti.

  • Meccanismo: Veniva offerta un'indennità di cessazione (una sorta di prepensionamento) agli agricoltori anziani (tra i 55 e i 65 anni) che decidevano di abbandonare definitivamente la coltivazione. La condizione era che le loro terre venissero affittate o vendute a imprese agricole in fase di ammodernamento (legata alla direttiva precedente) o destinate a scopi pubblici (come il rimboschimento).

3. Informazione socio-economica e qualificazione professionale (Direttiva 72/161/CEE)

  • Obiettivo socio-economico: Fornire ai lavoratori agricoli gli strumenti culturali e formativi per scegliere consapevolmente se restare nel settore modernizzandosi o se lasciarlo per riqualificarsi in altre industrie.

  • Meccanismo: Finanziamento per la creazione di servizi di consulenza socio-economica e corsi di formazione e aggiornamento professionale per gli addetti del settore agricolo.

La sintesi politica: Il passaggio socio-economico chiave pianificato alla fine degli anni '60 è stato  rendere vivaci le aree rurali, anche con interventi di sostegno compensative per tutti, consentendo la permanenza dei contadini e dei lavoratori nelle aree rurali.

Il ruolo centrale dell'Economia della Conoscenza. 

   

1. Quadro di Riferimento e Identità Storica della Divulgazione in Sicilia

L'economia della conoscenza non è un concetto teorico, ma l'unico scudo efficace contro lo stato di crisi permanente che ciclicamente colpisce il comparto agroalimentare. L'analisi dei dati relativi alla programmazione dello sviluppo rurale evidenzia un divario netto: le regioni che considerano la divulgazione e il trasferimento tecnologico come un investimento strutturale (destinando ad essi quote comprese tra il 6% e il 14% del bilancio complessivo) dimostrano una stabilità economica e commerciale nettamente superiore rispetto alle realtà ferme alla soglia dell'1,5%.


Per la Sicilia, investire nelle risorse immateriali significa riappropriarsi di una vocazione storica ben precisa. Con la Legge Regionale 1 agosto 1977, n. 73 ("Provvedimenti in materia di assistenza tecnica e di attività promozionale in agricoltura"), l'isola è stata una delle prime regioni d'Europa a intuire l'importanza strategica dell'animazione rurale e della capillarità dei servizi di assistenza tecnica sul territorio.

Oggi, all'interno del nuovo macro-quadro europeo dell'AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System), quella storica esperienza deve essere attualizzata. Non si tratta più di applicare un vecchio schema top-down (in cui la conoscenza scientifica viene calata dall'alto sui produttori), ma di attivare una rete in cui i consulenti agiscano da veri e propri facilitatori e animatori territoriali, capaci di stimolare l'innovazione dal basso verso l'alto (bottom-up) e valorizzare i saperi locali.

2. Piano di Azione Operativo per il Rilancio dell'AKIS Siciliano

Per tradurre questi principi in strumenti concreti a supporto della biodiversità, dell'agricoltura biologica e della valorizzazione delle filiere d'identità territoriale, si propone l'adozione della seguente strategia d'intervento in quattro fasi consecutive:

1.Mappatura e Riconoscimento dei Facilitatori Territoriali: Fase 1 - Istituzionale.

Istituire un registro regionale dei Consulenti AKIS specializzati in animazione e facilitazione di rete. Questa figura, evoluzione naturale del divulgatore previsto dalla L.R. 73/1977, deve possedere competenze specifiche in dinamiche di gruppo, metodologie partecipative e progettazione territoriale integrata, oltre alla classica preparazione agronomica.

2.Attivazione dei Laboratori di Co-progettazione di Distretto:Fase 2 - Metodologica.

Creare tavoli permanenti di ricerca applicata e innovazione all'interno dei distretti rurali e agroalimentari siciliani. Il ruolo del facilitatore in questa fase è far emergere i bisogni reali direttamente dalle aziende e connetterli con le università e i centri di ricerca (come il CREA), validando il sapere empirico degli agricoltori e co-progettando soluzioni adatte ai microclimi e contesti locali.

3.Integrazione della Piattaforma Digitale di Trasferimento delle Conoscenze:Fase 3 - Infrastrutturale.

Sviluppare un'infrastruttura digitale regionale open-source per l'AKIS, gestita e alimentata dai facilitatori. La piattaforma deve raccogliere casi di studio di successo, dati di monitoraggio agroecologico e linee guida per la tutela della biodiversità, abbattendo l'isolamento geografico delle aree interne e velocizzando la circolazione delle informazioni.

4.Adeguamento dei Fondi e Vincoli di Bilancio nel PSP Sicilia:Fase 4 - Economica.

Prevedere una riserva finanziaria dedicata esclusivamente agli interventi AKIS all'interno del Complemento di Sviluppo Rurale della Regione Siciliana. L'obiettivo economico minimo deve essere il superamento netto della soglia dell'1,5%, allineando gli stanziamenti per la formazione e la consulenza ai parametri delle aree europee più competitive e resilienti.

L'Impatto Strategico: Questo modello sposta l'asse dell'intervento pubblico in agricoltura dalla logica assistenziale del "ristoro dei danni" a quella preventiva e generativa dell'investimento in competenze. Recuperare lo spirito pionieristico della legge del 1977, declinandolo con i moderni strumenti di animazione di rete, rappresenta la chiave per trasformare la diversità biologica e culturale della Sicilia in un fattore di competitività globale.


 

venerdì 10 luglio 2026

Terra di Vini – Sicilian Wine Expo 2026:

 

 il 5 e 6 agosto Capo d'Orlando celebra le eccellenze vitivinicole e agroalimentari della Sicilia

Capo d'Orlando si prepara ad accogliere la seconda edizione di Terra di Vini – Sicilian Wine Expo, la manifestazione dedicata alla valorizzazione del patrimonio vitivinicolo e delle eccellenze agroalimentari siciliane, in programma mercoledì 5 e giovedì 6 agosto 2026 nella suggestiva cornice della Terrazza Mercadante, all'interno di Capo d'Orlando Marina.


 

Dopo il grande successo della prima edizione, l'evento torna con un programma ancora più ricco, confermandosi un'importante occasione di incontro tra produttori, operatori del settore, istituzioni, professionisti dell'enogastronomia e appassionati del vino.

Per due serate il pubblico potrà vivere un percorso alla scoperta della qualità e dell'identità del territorio siciliano attraverso percorsi di degustazione, masterclass guidate, show cooking, momenti di approfondimento dedicati al comparto vitivinicolo e un'area riservata alle migliori produzioni regionali.

Le masterclass, curate in collaborazione con importanti realtà del settore, offriranno ai partecipanti un'esperienza esclusiva di approfondimento sui vitigni e sulle produzioni che rappresentano l'eccellenza enologica dell'isola. Ad arricchire il programma saranno inoltre gli show cooking, con protagonisti chef di prestigio che proporranno abbinamenti tra vino e alta cucina, oltre agli appuntamenti musicali che accompagneranno le degustazioni creando un'atmosfera coinvolgente.

Terra di Vini – Sicilian Wine Expo rappresenta un'importante occasione di promozione del territorio, favorendo il dialogo tra imprese, operatori turistici e pubblico, con l'obiettivo di valorizzare le produzioni di qualità e rafforzare il legame tra enogastronomia, cultura e turismo.

Nei prossimi giorni saranno presentati il programma completo della manifestazione, le aziende partecipanti e il calendario delle masterclass, per le quali sarà possibile prenotarsi attraverso il sito ufficiale www.terradivini.com.

L'ingresso alla manifestazione sarà libero, mentre la partecipazione alle masterclass sarà consentita fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Questa iniziativa è finanziata dall'Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell'Agricoltura.

mercoledì 8 luglio 2026

Vitivinicolo una crisi annunciata

 

 
Crisi strutturale e riconfigurazione del sistema vitivinicolo italiano: dinamiche di mercato, declassamenti e strategie di adattamento

 


Abstract
Il contributo analizza la fase di trasformazione del settore vitivinicolo italiano alla luce dei dati dell’Osservatorio dell’Unione Italiana Vini. L’indagine evidenzia criticità strutturali legate al calo della domanda, all’aumento delle giacenze e al fenomeno dei declassamenti, con rilevanti implicazioni economiche e sistemiche. L’obiettivo è interpretare tali dinamiche e individuare possibili traiettorie di riorganizzazione dell’offerta, in un contesto globale caratterizzato da instabilità geopolitica e mutamento dei modelli di consumo.

1. Introduzione
Negli ultimi decenni il settore vitivinicolo italiano ha rappresentato uno degli assi portanti dell’agroalimentare nazionale, con una forte proiezione internazionale e un ruolo strategico nella valorizzazione dei territori. Tuttavia, l’attuale fase congiunturale evidenzia un passaggio critico: la transizione da un modello espansivo a uno caratterizzato da vincoli strutturali. Il rallentamento della domanda globale, unito a fattori geopolitici e a cambiamenti socio-culturali nei consumi, impone una riflessione sistemica sull’equilibrio tra produzione e mercato.

2. Metodologia e fonti
L’analisi si basa sui dati elaborati dall’Osservatorio dell’Unione Italiana Vini (Uiv), con riferimento alle dinamiche di export, giacenze e struttura qualitativa dell’offerta. I dati quantitativi sono interpretati attraverso una chiave economico-strutturale, finalizzata a evidenziare le relazioni tra volumi produttivi, valore di mercato e dinamiche della domanda.

3. Risultati

3.1 Contrazione dell’export e mutamento della domanda
Il primo elemento emerso riguarda la contrazione dell’export, con una riduzione significativa sia in valore sia in volume. Particolarmente rilevante è il calo del mercato statunitense, tradizionalmente principale sbocco del vino italiano. Le cause risultano plurime: dazi commerciali, svalutazione del dollaro, inflazione e, soprattutto, un cambiamento strutturale nei modelli di consumo. Si registra infatti una progressiva riduzione dell’interesse per il vino da parte delle nuove generazioni, segnalando una trasformazione culturale che incide direttamente sulla domanda.

3.2 Eccesso di offerta e accumulo delle giacenze
Un secondo elemento critico è rappresentato dall’accumulo delle giacenze, che superano i 53 milioni di ettolitri. Tale dato evidenzia un disallineamento tra produzione e capacità di assorbimento del mercato. Anche in presenza di vendemmie meno abbondanti rispetto al passato, la riduzione della domanda non consente lo smaltimento delle scorte, determinando una pressione crescente sui prezzi e sulla sostenibilità economica delle imprese.

3.3 Il fenomeno dei declassamenti e la perdita di valore
Tra le dinamiche più rilevanti si colloca il fenomeno dei declassamenti, ovvero il passaggio di vini da categorie superiori (Dop/Docg/Doc) a inferiori (Igp o vino comune). Questo processo, che interessa circa una bottiglia su cinque, comporta una significativa perdita di valore economico, stimata in oltre 500 milioni di euro. Il declassamento non riduce i volumi complessivi, ma ne modifica la distribuzione lungo la piramide qualitativa, con effetti depressivi sui prezzi e rischi di destabilizzazione dell’intero sistema delle denominazioni.

3.4 Limiti del mercato europeo e frammentazione normativa
Nonostante il mercato europeo rappresenti un’area relativamente stabile per l’export, persistono criticità legate alla frammentazione normativa e alle barriere tecniche interne. La mancata piena integrazione del mercato unico comporta costi aggiuntivi per le imprese, riducendo la competitività complessiva del sistema vitivinicolo europeo rispetto ai competitor globali.

4. Discussione
I risultati evidenziano come la crisi del settore non sia riconducibile a fattori congiunturali, ma a un cambiamento strutturale del contesto competitivo. Il modello basato sulla crescita dei volumi si rivela non più sostenibile. In tale prospettiva, emerge la necessità di una riorganizzazione dell’offerta, orientata alla qualità, alla programmazione produttiva e a una maggiore integrazione tra attori della filiera.

Il rafforzamento dei consorzi di tutela e l’adozione di strumenti di governance più efficaci appaiono elementi chiave per ristabilire l’equilibrio tra produzione e domanda. Parallelamente, diventa fondamentale sviluppare strategie di diversificazione dei mercati e di innovazione nella comunicazione, al fine di intercettare nuovi segmenti di consumatori.

5. Conclusioni
Il settore vitivinicolo italiano si trova di fronte a una sfida cruciale: preservare il valore economico e culturale del prodotto in un contesto globale instabile. Ciò richiede un cambio di paradigma, passando da un approccio quantitativo a uno qualitativo, in cui la competitività sia fondata sulla valorizzazione delle denominazioni, sulla sostenibilità e sulla capacità di adattamento alle nuove dinamiche della domanda.

In definitiva, il futuro del vino italiano dipenderà dalla capacità di attuare scelte strategiche tempestive e coordinate, superando l’attuale frammentazione e orientando il sistema verso modelli più resilienti e orientati al valore.

 

Festa dell'Emigrato 2026: ad Aragona nasce la Prima Fiera delle Produzioni Agricole Locali – Grano, Olio e Origano



L'APS Zorba ASD organizza la seconda edizione della Festa dell'Emigrato, una manifestazione nata per rafforzare il legame tra Aragona e i suoi emigrati, trasformando il ritorno alle proprie radici in un'occasione di incontro, memoria e sviluppo del territorio.

 


L'edizione 2026 sarà arricchita dalla Prima Fiera delle Produzioni Agricole Locali – Grano, Olio e Origano, uno spazio dedicato alla valorizzazione delle tre produzioni simbolo del territorio: grano duro, olio extravergine di oliva e origano.
La fiera rappresenta il primo passo di un percorso che mira a creare collaborazione tra produttori, operatori e comunità locale, promuovendo la cultura delle filiere agricole e favorendo nuove opportunità di sviluppo economico e turistico.
Durante le due serate saranno presenti aree espositive, momenti divulgativi, degustazioni guidate e dimostrazioni di panificazione tradizionale con forno a legna. I visitatori potranno assistere alla preparazione dei Cudriruna di casa e degustare il tradizionale pane cunzato, realizzato con pane caldo, olio extravergine locale e origano del territorio.
Accanto alla valorizzazione delle produzioni agricole, la manifestazione propone un modello di turismo del ritorno, invitando gli emigrati e i loro discendenti a riscoprire non soltanto i luoghi d'origine delle proprie famiglie, ma anche il patrimonio agricolo, culturale e umano di Aragona.
La Festa dell'Emigrato offrirà inoltre spettacoli musicali, iniziative culturali, attività per le famiglie e momenti di incontro tra cittadini, produttori agricoli, istituzioni e visitatori, con l'obiettivo di trasformare una festa in un'occasione concreta di promozione del territorio.
L'APS Zorba ASD ringrazia tutti i produttori, i volontari, gli enti e le istituzioni che hanno contribuito alla realizzazione dell'iniziativa, con l'auspicio che questa prima edizione della Fiera diventi un appuntamento stabile per la valorizzazione dell'agricoltura locale.
«Quando un emigrato ritorna, non ritrova soltanto la propria casa: ritrova una comunità, la propria storia e i sapori che hanno reso unica la sua terra.»
Questa iniziativa è finanziata dall'Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento Regionale dell'Agricoltura.
     

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