mercoledì 16 settembre 2026

Etna doc. Verso la DOCG

 

 valorizzazione e promozione dell'eccellenza vitivinicola etnea.” A Catania, venerdì 4 settembre, focus sulle eccellenze del territorio.

 

I dati parlano chiaro. Per il vino etneo è un momento d'oro. Un risultato non casuale ma frutto di più elementi insieme: qualità del prodotto, cura e alta professionalità di produzione, tradizione tramandata da generazioni, terreni vulcanici vivi che garantiscono al vino un sapore e profumi dalle note esplosive, come l'Etna.

Ed eccoli i numeri che fotografano il “golden hour”. Dai dati dell’Osservatorio dell’Irvo (l'Istituto regionale del vino e dell'olio), emerge una crescita importante della Doc Etna. Dal 2012 al 2025 le aziende che hanno certificato la propria produzione sono passate da 79 a 641, con un incremento delle certificazioni del 711%. Nello stesso periodo i quantitativi di vino certificato sono passati da 9.426 a 46.152 ettolitri, con una crescita del 390%. Ad agosto 2026, sempre i dati dell'IRVO indicano un aumento del 15,9% dei certificati e un incremento del 22% di vino prodotto rispetto allo scorso anno, guidato da quasi 580 viticoltori  attivi sul vulcano.

I vitigni autoctoni ai piedi del vulcano attivo più alto d'Europa vivono, dunque, una stagione di grazia assoluta, tanto da competere con i più grandi vini internazionali. Dai rossi ai bianchi è un'esplosione di sapori. Dal Nerello mascalese al Carricante, per arrivare al rosato.

I dati attuali spingono a guardare con nuovi occhi al futuro, dove l'internazionalizzazione della produzione non è più solo una scommessa ma una certezza alla quale poter affidare anche il compito di trainare i comparti enoturistico ed enogastronomico.

Dell'eccellenza vitivinicola etnea si parlerà venerdì 4 settembre nel corso di una giornata di studio e confronto a Catania sul tema:“Etna doc. Verso la DOCG: valorizzazione e promozione dell'eccellenza vitivinicola etnea.”  Appuntamento al “Romano Palace Luxury Hotel”, a partire dalle ore 15, per un evento voluto ed organizzato da Confagricoltura Catania, con l'iniziativa finanziata dall’Assessorato regionale dell'Agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea (Dip. regionale dell’agricoltura).

Al confronto, moderato dal vicedirettore del quotidiano “La Sicilia”, Mario Barresi ed introdotto dal presidente di Confagricoltura Catania, Giosué Arcoria, sono attesi: Francesco Cambria, presidente del Consorzio Etna doc; Aurora Ursino, presidente dell'ordine degli agronomi di Catania e Mariagrazia Barbagallo, vicepresidente AIS (Associazione italiana sommelier) Sicilia. Le conclusioni dell'evento sono affidate al presidente regionale di Confagricoltura Sicilia, Rosario Marchese Ragona.

A sottolineare l'importanza dell'evento è Giosuè Arcoria, presidente di Confagricoltura Catania, che evidenzia: «Il passaggio dalla DOC (Denominazione di origine controllata) alla DOCG (Denominazione di origine controllata e garantita) non è solo un traguardo formale, ma il riconoscimento definitivo del momento d'oro della viticoltura etnea. Il nostro vino ha saputo imporsi sui mercati mondiali grazie a un legame indissolubile tra territorio, cultura, tradizione e innovazione. Questa conferenza a Catania, i risultati raggiunti dai nostri produttori, dimostrano che siamo pronti a fare sistema: la valorizzazione e la promozione delle nostre eccellenze vitivinicole – conclude il presidente Arcoria - passano da una tutela rigorosa della qualità, che protegga il lavoro dei nostri produttori e proietti l'Etna verso il futuro dell'enologia internazionale.»

All'evento, attesa anche la presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura e vicepresidente della Regione Sicilia, Luca Sammartino.

Al termine del dibattito, spazio ad una degustazione di vini autoctoni d'eccellenza, prodotti da viticoltori associati a Confagricoltura Catania, con l'evento curato da AIS. La degustazione sarà accompagnata da piatti tipici del territorio e vedrà la presenza di buyers internazionali.

QUESTA INIZIATIVA E’ FINANZIATA DALL’ASSESSORATO REGIONALE DELL'AGRICOLTURA DELLO SVILUPPO RURALE E DELLA PESCA MEDITERRANEA - DIPARTIMENTO REGIONALE DELL’AGRICOLTURA.

 

 

 



 

 

Ufficio stampa

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Dal 17 al 20 settembre Raffadali celebra il suo Pistacchio DOP

 

  

Raffadali (AG) 16 settembre 2026 - Dieci anni di crescita, promozione e lavoro condiviso attorno a uno dei prodotti simbolo del territorio agrigentino. Dal 17 al 20 settembre torna a Raffadali il Fastuca Fest, la manifestazione dedicata al Pistacchio di Raffadali DOP, giunta a un’edizione particolarmente significativa. Quattro giornate nelle quali gastronomia, cultura, salute e spettacolo contribuiranno a raccontare non soltanto un’eccellenza agroalimentare, ma l’intera filiera economica e sociale sviluppatasi intorno a essa.

 


Organizzato dal Consorzio di tutela del Pistacchio di Raffadali DOP, il festival celebra un percorso che ha accompagnato l’affermazione del prodotto e rafforzato l’identità del territorio. Il Consorzio riunisce oggi 21 aziende certificate (17 produttori e 4 confezionatori), e continua ad ampliarsi attraverso nuovi impianti, l’ingresso di altri soci e una crescente attenzione alla certificazione e alla tracciabilità. «La decima edizione rappresenta il traguardo di un processo di crescita costante, costruito anno dopo anno», afferma Salvatore Gazziano, direttore del Consorzio di tutela del Pistacchio di Raffadali DOP. «Il Fastuca Fest ha contribuito a dare valore al prodotto e al territorio, generando ricadute economiche che riguardano non soltanto chi coltiva, ma anche le imprese che trasformano il pistacchio e lo utilizzano per realizzare produzioni certificate e di qualità. La crescita dei nuovi impianti lascia inoltre prevedere un aumento importante della capacità produttiva nei prossimi anni».

Un percorso che richiede oggi un impegno ancora maggiore accanto alle aziende agricole. «In questi anni è cresciuto il rapporto di fiducia con i produttori e con le realtà che hanno scelto di aderire al Consorzio», sottolinea il presidente Calogero Frenda. «È un patrimonio che dobbiamo continuare a consolidare, rimanendo vicini a chi lavora ogni giorno sul campo. I cambiamenti climatici rendono le diverse fasi della coltivazione, e soprattutto la raccolta, sempre più delicate e richiedono maggiore attenzione, cura e sostegno. Il nostro compito è accompagnare i produttori, tutelare la qualità e garantire al consumatore l’origine e la tracciabilità del Pistacchio di Raffadali DOP».

Il programma si svilupperà nel centro di Raffadali tra il Percorso del Gusto, l’area Expo del Mercato del Pistacchio DOP, degustazioni, incontri, musica e iniziative rivolte alle famiglie. La cucina sarà uno dei principali strumenti di racconto del prodotto: tra gli appuntamenti, lo show cooking “La Terrazza degli Dei” con lo chef Max Ballarò, “Fastuca & Wine” con l’enologo Gianni Giardina, e l’incontro tra il Pistacchio di Raffadali DOP e le eccellenze della Puglia e della Valle d’Itria. Spazio anche alla seconda gara di cucina e a “Talenti in verde”, dedicato a lievitati, alta cucina e pasticceria d’autore.

Un ruolo centrale sarà affidato infine alla prevenzione. Sabato sarà attiva la “Piazza della Salute”, realizzata in collaborazione con l’Asp di Agrigento, con screening gratuiti e campagne di promozione della salute; domenica si svolgerà invece la camminata solidale dell’associazione Onde Rosa, dedicata alla prevenzione del tumore al seno attraverso l’alimentazione. «La presenza dell’Asp – aggiunge Gazziano – dà ulteriore valore alla manifestazione. La salute passa anche attraverso l’alimentazione, ma soprattutto attraverso la prevenzione e la diffusione di una maggiore consapevolezza. Portare gli screening dentro una festa popolare significa raggiungere direttamente i cittadini e offrire un servizio concreto al territorio».

“Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell’Agricoltura”

 

martedì 15 settembre 2026

la Sicilia lancia la Rete delle bollicine

  


La Sicilia punta a trasformare la crescita della propria produzione spumantistica in un nuovo asset per l’enoturismo. Il percorso è stato avviato a Realmonte, nell’ambito di “Sicilia in Bolle”, con il convegno “Bollicine Siciliane. Dall’eccellenza enologica all’esperienza di un territorio”, promosso dall’Istituto Regionale dell’Olio e del Vino (IRVO) insieme all’Associazione Italiana Sommelier Sicilia. L’iniziativa ha segnato il debutto della Rete delle Bollicine Siciliane, un progetto destinato a mettere in connessione produttori, consorzi e istituzioni attraverso una dichiarazione d’intenti condivisa.

L’obiettivo è superare la semplice promozione delle singole etichette per costruire un’identità riconoscibile delle bollicine siciliane e farne il punto di partenza di nuovi itinerari enoturistici capaci di integrare vino, patrimonio culturale, paesaggio e gastronomia.

Una strategia di sistema

Giusi Mistretta

“La realtà delle bollicine siciliane ha ormai acquisito una propria identità”, ha affermato la commissaria straordinaria dell’IRVO, Giusi Mistretta. “Sono il risultato di territori unici, di vitigni autoctoni e internazionali interpretati con competenza e di imprenditori che hanno investito in qualità, innovazione e sostenibilità. Oggi è il momento di valorizzare questo patrimonio in maniera organica, costruendo un’immagine collettiva forte e riconoscibile”.

Secondo Mistretta, il Manifesto della Rete delle Bollicine Siciliane nasce proprio con questa finalità: favorire la collaborazione tra tutti gli attori della filiera e sviluppare un’offerta enoturistica coordinata che rafforzi la competitività del sistema vitivinicolo regionale sui mercati italiani e internazionali.

L’iniziativa si inserisce nelle strategie di sviluppo dell’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, con l’obiettivo di consolidare una crescita fondata sulla cooperazione tra imprese, consorzi e associazioni di produttori.

I numeri della produzione

I dati dell’Osservatorio IRVO 2025 fotografano un comparto ancora di dimensioni contenute ma in costante evoluzione. In Sicilia operano oggi 140 aziende produttrici di spumanti, tra Doc, Igt e vini varietali, con complessive 330 etichette presenti sui mercati nazionali e internazionali.

Dal punto di vista delle tecniche produttive, il 54% degli spumanti viene realizzato con Metodo Charmat e il restante 46% con Metodo Classico, segno di una produzione articolata che copre differenti segmenti di mercato.

Per quanto riguarda le denominazioni, il 49,1% appartiene all’Igt Terre Siciliane, il 29,3% alla Doc Sicilia e il 20,4% alla Doc Etna, quest’ultima protagonista della crescita più significativa degli ultimi anni. Nel 2018 rappresentava il 9,8% della produzione regionale di spumanti; nel 2025 ha raggiunto il 20,4%, trainata soprattutto dall’Etna Spumante Bianco.

Sul piano tipologico prevalgono nettamente gli spumanti bianchi, pari all’86% della produzione, mentre i rosati rappresentano il restante 14%.

L’enoturismo come leva di sviluppo

Per il presidente di AIS Sicilia, Francesco Baldacchino, il Manifesto rappresenta soprattutto uno strumento di collaborazione. “Il dialogo tra tutti i protagonisti del settore può trasformarsi in una visione condivisa per il futuro del vino siciliano”, ha spiegato. “Fare rete significa creare cultura, rafforzare il legame con il territorio e offrire alle Bollicine Siciliane una voce unica, autorevole e riconoscibile”.

L’idea è quella di costruire un’offerta che non si limiti alla degustazione del vino, ma colleghi le produzioni ai principali attrattori culturali e naturalistici della regione, creando percorsi capaci di attraversare i diversi territori vitivinicoli dell’Isola.

Un patrimonio da raccontare

La produzione spumantistica siciliana rappresenta oggi circa l’1% del vino imbottigliato nell’Isola. Una quota limitata che, tuttavia, non riflette il dinamismo del comparto, caratterizzato dall’ingresso di nuove cantine e da riconoscimenti sempre più frequenti nei concorsi internazionali.

La rete proposta dall’IRVO punta proprio a trasformare questa nicchia produttiva in un elemento distintivo dell’offerta turistica regionale, mettendo in relazione i vigneti con i grandi patrimoni della Sicilia: dall’Etna alle riserve dello Zingaro e di Vendicari, da Pantalica alla Valle dei Templi, passando per Selinunte, Segesta, Siracusa, la Villa Romana del Casale, i centri arabo-normanni e le città barocche del Val di Noto.

L’obiettivo finale è costruire un racconto unitario nel quale il vino spumante diventi la porta d’accesso per conoscere l’identità culturale, paesaggistica ed enogastronomica della Sicilia, rafforzando la competitività di un comparto che, pur rappresentando una quota ancora limitata della produzione regionale, mostra margini di crescita significativi.

La mappa degli areali

Sull’Etna, patrimonio Unesco, la viticoltura incontra la forza del vulcano. Qui il Nerello Mascalese, vinificato in bianco o in rosato, è protagonista degli spumanti DOC Etna prodotti con Metodo Classico e affinati sui lieviti per almeno 18 mesi. Carricante, Chardonnay e Pinot Nero completano un paesaggio enologico unico caratterizzato da microclimi e suoli lavici. È questo il territorio dei borghi in pietra nera, dei boschi e delle eruzioni laviche, in cui è possibile visitare il Parco dell’Etna, la Valle del Bove, la città di Catania, le Gole dell’Alcantara, la splendida Taormina, Naxos, Randazzo, Castiglione di Sicilia, i castelli di Aci Castello e Calatabiano.

Nella Sicilia Occidentale, tra Trapani, Marsala, Menfi e Agrigento, il viaggio attraversa territori aperti sul mare, dove Metodo Charmat e Metodo Classico valorizzano una grande varietà di uve: Grillo, Catarratto, Inzolia, Zibibbo, Grecanico, Chardonnay e Chenin blanc, accanto a Nero d’Avola, Pinot Nero e Pinot grigio. Il mosaico produttivo racconta la vocazione mediterranea dell’isola e i vitigni autoctoni che stanno conquistando fama internazionale.

In questo areale gli enoturisti potranno esplorare le riserve naturali delle Isole dello Stagnone di Marsala, le saline di Trapani e Paceco, Zingaro e Torre Salsa oltre che ammirare la Scala dei Turchi e l’area archeologica della Valle dei Templi, patrimonio UNESCO. Ci sono anche anche Torre Salsa, Mozia, Segesta, Selinunte, Erice, Sciacca e i borghi del Belìce con le testimonianze del Mediterraneo che accompagnano il viaggio del vino.

Nel cuore della Sicilia, tra Caltanissetta, Enna e l’entroterra d’Agrigento, vigneti e colline disegnano un paesaggio rurale dove Metodo Classico e Charmat danno vita a spumanti da Nero d’Avola, Pinot Nero, Grillo, Catarratto, Inzolia e Chardonnay. In questo territorio c’è la Villa Romana del Casale, patrimonio Unesco, e tra gli altopiani ci sono il Lago di Pergusa, i Monti Erei, Morgantina, Sabucina, il Castello di Lombardia, Mussomeli, Mazzarino e Sperlinga.

Nel Sud-Est dell’Isola, tra Ragusa, Siracusa e Noto, il Moscato bianco esprime il suo carattere aromatico, e il Nero d’Avola si trasforma in eleganti versioni rosate, in questo territorio è in crescita la produzione con Metodo Classico. È soprattutto in questo areale che l’enoturismo incontra il barocco, le cave calcaree, le antiche città greche. Tra i patrimoni Unesco della Sicilia qui c’è Siracusa con Ortigia, il Tempio di Apollo, il Duomo costruito sul Tempio di Atena il Parco archeologico della Neapolis e la Necropoli rupestre di Pantalica, e poi le città tardo-barocche del Val di Noto. Ma ci sono anche le riserve naturali di Vendicari, Cavagrande del Cassibile e la Foce del fiume Irminio.

Tappa cruciale del percorso è anche Pantelleria, la sua area naturale aspra e suggestiva è protetta, custodisce un patrimonio culturale immateriale Unesco: la pratica tradizionale della coltivazione della vite ad alberello. Nell’isola estrema e affascinante dei dammusi e dei giardini panteschi, si produce lo Zibibbo in purezza che racconta il sole, il vento e la natura attraverso spumanti prodotti prevalentemente con Metodo Charmat.

La Rete delle Bollicine Siciliane attraverserà questi areali e con nuovi intenti favorirà l’esplorazione degli itinerari dove l’enoturismo rivela una pluralità di paesaggi, vitigni e culture produttive e tesori che l’Isola custodisce. Ogni calice sarà il punto di partenza per scoprire la ricchezza biologica, agricola e culturale di una terra vocata all’accoglienza.

Segnalazione incendi

 

Regione, al via la piattaforma per le segnalazioni delle imprese agricole danneggiate dagli incendi






Le imprese agricole coinvolte dagli incendi nel periodo compreso tra il 7 agosto e il 15 settembre, possono segnalare i danni riportati all’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea. È disponibile la piattaforma che consente di inserire i dati necessari alla geolocalizzazione degli eventi, l’anagrafica dell’azienda, i danni alle produzioni e alle strutture o agli impianti produttivi, la localizzazione e la documentazione fotografica.
Le imprese devono inviare una segnalazione per ogni corpo aziendale danneggiato. La scadenza è stata fissata al 30 settembre.
L’assessorato, inoltre, invita le aziende che hanno già inviato la comunicazione dei danni subiti agli ispettorati provinciali dell’Agricoltura a riproporla attraverso la nuova procedura online. Si tratta della seconda ricognizione avviata nell’estate di quest’anno dall’assessorato dopo quella che aveva riguardato il periodo tra il 21 giugno e il 6 agosto.

Le imprese agricole danneggiate a causa degli incendi verificatisi a partire dal 7 agosto e fino alla data del presente avviso possono trasmettere la relativa segnalazione entro la scadenza del 30 settembre 2026, utilizzando l’applicazione informatica appositamente predisposta.
Il sistema consente alle strutture colpite di inserire i dati necessari per la geolocalizzazione dell'evento e richiede la compilazione delle seguenti sezioni:
• Anagrafica dell’azienda
• Danni alle produzioni
• Danni alle strutture aziendali / Impianti produttivi
• Localizzazione
• Documentazione fotografica
Le aziende devono inviare una segnalazione per ogni corpo aziendale danneggiato.
Inoltre, si invitano tutti i soggetti che avessero già provveduto a inoltrare una precedente comunicazione agli Ispettorati Provinciali dell’Agricoltura a riproporre la medesima comunicazione tramite l'applicazione indicata.

L’applicazione è raggiungibile tramite il seguente link: Segnalazione danni da incendio dal 7 agosto al 15 settembre 2026












lunedì 14 settembre 2026

“Itinerari del gusto della Riviera dei Ciclopi”

 


 

La manifestazione si svolgerà sabato 19 e domenica 20 allo Scalo Alaggio di Aci Trezza

  

 

Un'iniziativa che nasce dalla volontà di consolidare il grande successo riscosso lo scorso anno, confermando un format di valore strategico per la promozione del territorio.

Sabato 19 e domenica 20 settembre, a partire dalle 17:00, sarà la cornice suggestiva dello Scalo Alaggio di Aci Trezza a ospitare la 2ª edizione di “Itinerari del gusto della Riviera dei Ciclopi – Ricette, arte e tradizioni culinarie”.


 

La manifestazione, promossa dal Comune di Aci Castello, con in testa il sindaco Carmelo Scandurra e l’assessore al Turismo e allo Spettacolo, Valentina Zangara, finanziata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell’Agricoltura, con l’organizzazione di FeC Lab e la direzione artistica di Francesco Pellegrino, sarà presentata ufficialmente in conferenza stampa martedì 15 settembre alle 10:00 all’interno dell’aula consiliare del Comune di Aci Castello.

Nel corso dell’incontro con i giornalisti saranno illustrati i numerosi appuntamenti in programma durante l’evento, che metterà in risalto il legame con Giovanni Verga e la Riviera.

Ancora una volta, infatti, il borgo marinaro di Aci Trezza, celebre ambientazione de I Malavoglia, sarà teatro di un itinerario emozionante che unisce la storia letteraria, le comunità dei pescatori e la tradizione contadina delle campagne etnee e di Ficarazzi. Ad arricchire la manifestazione la partecipazione del prof. Andrea Finocchiaro, chiamato a curare pianificazione, coordinamento, gestione e supervisione degli show cooking in programma.

Ricette, arte e tradizioni culinarie caratterizzeranno le due giornate dell’evento, sotto la guida di chef rinomati come Luca Giannone e Vincenzo Orefice.

Un’opportunità unica per allietare il palato con pietanze tipiche salate e dolci, approfittando dei format di degustazione organizzati per raccontare e scoprire i piatti che verranno presentati in questa edizione, come il Lollipop dei Malavoglia e il dessert della Casa del Nespolo.


Location e sapori unici faranno da cornice a una mostra mercato arricchita da banchi d’assaggio e ospitata da un’area espositiva dedicata a produttori e trasformatori locali, in cui ogni piatto diventerà testimonianza viva della cultura, della fatica e della bellezza senza tempo di Aci Trezza.

Tra gusto, salute, show cooking, reading teatrali, musica dal vivo e spettacoli comici, si potrà inoltre assistere a talk e tavole rotonde su filiere corte e sostenibilità economica nella Riviera dei Ciclopi e sul ruolo della cucina verghiana nella storia di Aci Trezza, portando avanti l’obiettivo primario di fidelizzare i tanti visitatori attesi a un luogo dal fascino immutato.

 

 

Catania, 11 settembre 2026  

Progetto realizzato con il contributo finanziario della Regione Siciliana erogato dall'Assessorato regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, ai sensi del D.A. n. 258/GAB del 05/12/2025 (D.R.S. n. 4773/2026).

mercoledì 9 settembre 2026

Siccità e Soluzioni

 

 rimboschimento delle rive di laghi e fiumi 
P.R. Sarkar  


Alcune centinaia di anni fa, molte delle regioni desertiche che vediamo oggi in diverse parti del mondo, erano ricche di alberi e fauna selvatica. A causa dell’abbattimento degli alberi da parte della popolazione locale, di interessi commerciali e dell’esaurimento dell’acqua sotterranea, si sono diffusi i deserti.

 Con la scomparsa degli alberi si verificano molti problemi 

In primo luogo, aumenta il contenuto di anidride carbonica nell’aria poiché ci sono meno piante ad assorbire l’anidride carbonica stessa costantemente introdotta nell’atmosfera. Ciò provoca cambiamenti nell’atmosfera e nell’ambiente, causando un riscaldamento climatico. Se c’è un aumento di pochi ‘piedi’ nel livello degli oceani, molte grandi città del mondo, tra cui Calcutta, potrebbero essere inondate. Inoltre, poiché si sono distrutte le aree delle risorgive, i fiumi riducono la loro portata di acqua o si seccano e l’area intorno ai fiumi si trasforma in deserto, come nel caso del Nilo e del Gange.

Infine, si bloccano nel terreno i processi organici. I microrganismi muoiono, e così fanno i vermi, mentre la materia organica si disintegra e cessa di ritenere l’acqua. Quindi viene interrotto il processo di produzione di suolo. 

Tremila anni fa l’area centrale della zona del Ra’r’h (India) era ricchissima di flora, fauna selvatica e grandi fiumi. Fino a trent’anni fa esistevano, nella regione, molti alberi e dense foreste. Adesso non ci sono quasi più alberi, pochi animali selvatici, e i fiumi sono quasi prosciugati. Per otto mesi dell’anno, la regione è asciutta. Il terreno è duro e sterile, contiene pochi vermi o microrganismi e poco materiale organico che agirebbe da spugna per trattenere l’acqua piovana. Le piogge annuali lavano via gran parte del terriccio che ancora esiste. Perciò il terreno rimanente è diventato ghiaioso e sabbioso. Il risultato? Tutta la regione è sottoposta a inondazioni e forte erosione del suolo.

 

Per trasformare questo ambiente impoverito e sottonutrito, è necessario lanciare un massiccio programma scientifico di Riforestazione. Un tale programma dovrebbe avere un approccio a due fasi:

A. Prima fase: dovrebbero essere piantati alberi a crescita rapida che arrivano alla loro massima altezza nell’arco di sei mesi – due anni per fornire una preziosa copertura verde. Possono essere utilizzati dieci tipi di alberi:

1.   casuarina[1]

2.   sisir (albezzia lebbeck)

3.   sisoo (dalbergia)

4.   bakphul (Sesbania grandiflora)

5.   grande Screwpine (Pandanus andamanensium[2]) (Pandano IT)

6.   bacchetta (Moringa oleifera)

7.   legno di sandalo rosso (Album di Santalum)

8.   agave (sisal, Agave americana)

9.   diospyros discolor e

10.      cha’mal (Eterocarpus chaplasa, Roxb.), una varietà selvaggia di Jackfruit trovata nell’India nordorientale.

 

B. Seconda fase, piantare alberi a crescita lenta come il teak, che forniscono anche coperture verdi e possono essere raccolti dopo 30 anni o giù di lì. Gli alberi che crescono rapidamente possono essere tagliati dopo tre anni, fornendo una fonte di reddito ulteriore per la popolazione locale. Se viene seguito questo approccio, sarà ripristinato molto rapidamente l’equilibrio ecologico dell’area.

Oltre a questo approccio, nelle regioni desertiche devono essere coltivate alcune piante selezionate per controllare il processo di desertificazione. Ad esempio, in aree secche e sabbiose possiamo crescere la jojoba, i suoi semi producono olio combustibile sostituibile al diesel. Si possono anche coltivare diversi cactus, Acacia catechu o Acacia arabica. Il Rimboschimento è l’unica soluzione contro la desertificazione.

 Stagni e laghi artificiali 

Perché i programmi di Riforestazione abbiano successo, deve essere conservata l’acqua di superficie. Ciò può essere meglio realizzato aumentando il volume utile dei sistemi di stoccaggio di acqua esistenti e costruendo nuovi sistemi. Il metodo più economico e più semplice per la creazione di nuovi sistemi di stoccaggio dell’acqua è la costruzione di stagni e laghi su piccola scala.

Dove devono essere situati gli stagni e i laghi artificiali? Nella stagione delle piogge è necessario osservare dove scorrono le acque superficiali – le correnti e le direzioni – e dove i ruscelli creati dall’acqua finiscono per convergono assieme, il punto di convergenza è la posizione ideale per la costruzione di un lago. Più grande è il bacino di raccolta, tanto più grande è il numero di rivoli, tanto più è più grande dovrebbe essere lo stagno o il lago.

Come dovrebbe essere costruito un lago artificiale? Se non esistono macchinari moderni, occorre selezionare un’area rettangolare al centro del sito si scava il terreno proposto linea dopo linea. Il terreno raccolto dovrebbe essere depositato intorno al perimetro del bacino per formare i pendii e le sporgenze dello sbancamento. Il lago dovrebbe essere di soli 1,5 metri di profondità per evitare incidenti e annegamenti. Dovrebbe essere costruito intorno al bacino un recinto composto da paletti di ferro collegati con il filo di ferro, per tenere fuori gli animali. Lungo il muro, possono essere coltivate piante rampicanti, e all’interno delle pareti possono essere piantate delle palme. Nelle zone piatte si possono coltivare piante di superficie. Il lago può essere qualsiasi forma. I canali o condotte sotterranee possono anche essere costruiti in modo tale che l’acqua della campagna circostante possa scorrere verso e nel lago. Dovrebbero essere presenti anche targhette per ciascun lago che specificano: gli orari di apertura, la profondità e tutti gli altri dettagli prescritti. La gente dovrebbe essere autorizzata a nuotare e pescare in alcuni specifici laghi, mentre la nautica dovrebbe essere consentita nei laghi più grandi.

Per evitare che l’acqua si disperda immediatamente dopo la costruzione del lago, si può spargere sul fondo del bacino, terriccio proveniente dal fondo di altri laghi. In alternativa, la terra presente in fondo al lago può essere miscelata con del calcio, anche se questo può danneggiare le piante acquatiche e i pesci. Se la impermeabilizzazione del lago non è urgente, la natura adempirà a questo compito. Dopo che il lago è riuscito a mantenere l’acqua per un po’ di tempo, si forma naturalmente un sottile strato di argilla sul letto del lago, sigillando il fondo e impedendo all’acqua di uscire.

Nel Ra’r’h centrale, la maggior parte delle acque piovane si perde, poiché nel terreno c’è molto poco materiale organico per poterle conservare. Per conservare l’acqua, dovrebbero essere costruiti molti piccoli stagni e laghi. Se si fa questo, l’acqua superficiale può essere conservata e utilizzata per alimentazione ed irrigazione. In breve tempo l’ambiente sarà completamente trasformato e sarà ripristinato l’equilibrio ecologico.

Esistono cinque categorie di laghi di piccole dimensioni:

1) laghetti di categoria A che contengono oltre 31.000 galloni di acqua, circa 120mc

2) laghetti di categoria B, che contengono dai 25.000 a 31.000 galloni d’acqua, dai 100 ai 120mc

3) laghetti di categoria C, che contengono dai 20.000 25.000 galloni d’acqua, dagli 80 ai 100mc

4) laghetti di categoria D, che contengono dai 10.000 a 20.000 galloni d’acqua, dai 40 agli 80mc

5) laghetti di categoria E, che contengono meno di 10.000 galloni d’acqua, meno di 40mc

 Piantumazioni attorno ai laghi 

Per la riforestazione attorno ai laghi dovrebbero essere utilizzate cinque tipi di piante (da rimboschire le rive):

1.   piante da pendii,

2.   piante di confine,

3.   piante rampicanti,

4.   piante acquatiche e

5.   piante superficiali.

Questi tipi possono essere descritti sinteticamente come segue:

1)   Piante da pendio  – comprendono ananas, asparagi, aloe vera, melanzane e peperoncino. Tutte queste piante conservano acqua e controllano l’erosione del suolo, possono anche fornire un reddito per la popolazione locale. Le piante da pendio dovrebbero sempre essere piantate in linee orizzontali simmetriche e mai in linee verticali, in quanto ciò consentirebbe all’acqua di scorrere via e favorirebbe l’erosione del suolo. Insieme agli ananas, devono essere piantate secondo l’ordine stagionale, gli asparagi e aloe vera, melanzane e peperoncino. Ad esempio, nella stagione estiva si possono piantare verdure estive a foglia verde, zucca amara e melanzana rotonda estiva della varietà macada. Nella stagione delle piogge si possono piantare caladio, peperoncino e melanzane della stagione delle piogge, che non sono esattamente rotonde. Nella stagione invernale dovrebbero essere piantati peperoncino rosso invernale. Questa varietà di peperoncino può essere seccata, confezionata in sacchi e venduta quando il prezzo di mercato è alto. Viene utilizzata come spezia da cucina. Può anche essere piantata la grande melanzana bianca autunnale.

Devono essere terrazzati i pendii accanto ai laghi? Le terrazze impediscono la dispersione dell’acqua superficiale e l’erosione del suolo. Come regola generale, tutte le terre in pendio dovrebbero essere, per quanto possibile, terrazzate. Anche se non sempre sarà possibile terrazzare piccoli pendii, dovrebbero sempre essere terrazzati le grandi colline e i terreni agricoli in pendio. I cumuli e i solchi sulla terra inclinata devono essere scavati perpendicolarmente, non paralleli, al pendio. Dove termina un pendio dolce e inizia una ripida pendenza, entrambi i pendii dovrebbero essere terrazzati, ma il terrazzamento sul pendio ripido dovrebbe essere costruito in alto sulla pendenza, in modo da controllare l’erosione del suolo e il rapido deflusso d’acqua. Le strade che attraversano un terreno inclinato dovrebbero essere costruite in modo che l’acqua scenda in modo regolare senza danneggiare la terra.

Dove la linea di confine di un pendio tocca un fiume, appena sopra l’estrema parte più bassa della pendenza, dovrebbe essere piantata alternativamente una fila di alberi di banano e palme da datteri (Palmyra). Dove inizia la pendenza, devono essere piantate mele cotogne, guava ecc. Tra due alberi di mele cotogne e uno di guava, dovrebbe essere piantata sulla stessa riga, l’agave, non in righe diverse.

Questo sistema aiuterà a impedire l’erosione del suolo intorno alla base di un pendio ripido e proteggere anche le rive del fiume.

Una fila di Ananas Orientali o Ananas Occidentali può anche essere piantata sulla linea di confine di qualsiasi pendio tra sha’l e oliva indiana, tra shaid e cannella, o tra sha’l e himalayana devadaru. Inoltre, una fila di ananas può essere piantata sulla linea di confine di un pendio dove tocca un campo sul piano. Gli ananas possono o potrebbero non portare frutti se ci sono scarse precipitazioni, ma verrà sicuramente controllata l’erosione del suolo. La varietà di Ananas delle Indie Occidentali richiede meno pioggia rispetto alla varietà Indie Orientali.

2)  Piante di confine  – comprendono gli alberi di palma e i rampicanti fiorite, verdure e frutti. Le palme dovrebbero essere piantate intorno ai laghi in base al loro volume di acqua. Per esempio, gli alberi di cocco dovrebbero essere piantati intorno ad un laghetto di categoria A, palmyra intorno ai laghi di categoria B, palme di betel intorno ai laghi di categoria C, palme da datteri intorno ai laghi di categoria D ed alti alberi di banana intorno ai laghi di categoria A.

Inoltre le piante rampicanti devono essere coltivate ​​insieme agli alberi. Gli alberi di noce di cocco devono essere combinati con i rampicanti di pepe nero; palmyra con gelsomino rampicante; noci di betel con lavanda; e pianta da datteri con i seguenti rampicanti medicinali:

1.   malehmal – diirgha lata,

2.   harjora,

3.   ananta mula,

4.   ishanmula,

5.   shveta makal,

6.   gulainca lata,

7.   jayanti lata,

8.   shveta kuce,

9.   rakta kuce,

10.      rakta kambel,

11.      choi

12.      pepe nero.

Un solo un tipo di rampicante dovrebbe essere piantato, per ogni lago.

3)  Piante rampicanti  (a filo)- un muro di mattoni dovrebbe essere costruito intorno a ciascun lago e sormontato da ferri da incasso e filo. La recinzione manterrà lontani i grandi animali e impedirà alle persone di avere incidenti. Lungo i fili di ferro dovrebbero essere coltivate le seguenti piante: rampicanti come i fagioli, zucca (bottle gourd), zucchine e la melanzana; fiori come aparajita, morning glory e moonflowers;  frutti come il melone, il frutto della passione, l’uva, ecc

4)  Piante acquatiche  – sono di due tipi: spinose e non-spinose. Le piante acquatiche spinose includono il loto, la makhana e la regina Victoria. Il Loto produce verdure e fornisce sostanza organica all’acqua. I semi di Makhana sono molto nutrienti e possono essere venduti ad un buon prezzo. La regina Victoria può essere coltivata nelle ‘aree decorative’. Tutte queste piante sono note per la loro bellezza. Le piante acquatiche non spinose includono il giglio d’acqua e il nocciolo d’acqua. Il giglio d’acqua ha semi commestibili e nettare floreale, e il nocciolo d’acqua fornisce radici commestibili, possono essere utilizzate come verdura o frutta che fanno bene per lo stomaco. Le piante acquatiche possono generare reddito per la popolazione locale. Le piante acquatiche non spinose e spinose non dovrebbero essere coltivate assieme.

5)  Piante di superficie   – dovrebbero essere coltivate sulle pianure che circondano il lago. Può esserci di tutto secondo le preferenze locali e le condizioni del suolo. Banyan (Ficus benghalenses), albero di bo (Ficus religiosa), Acacia catechu, Acacia arabica e piante spinose per il clima secco possono essere coltivate in zone rocciose. Il loto, la makhana, il giglio d’acqua, il nocciolo d’acqua, l’ananas e la palma di datteri amari crescono molto bene dentro o accanto a stagni e laghi. Se queste piante vengono coltivate correttamente, saranno molto produttive.

Tutti i laghi dovrebbero essere trattati come ‘punti di bellezza’. Ananas, asparagi e aloe vera dovrebbero essere piantati sulle pendici, insieme a diversi tipi di melanzane e peperoncino. Diverse varietà di piante da pendio e piante acquatiche dovrebbero anche essere piantate dentro e intorno ai laghi in modo che ogni laghetto abbia il proprio fascino e bellezza particolare in base alla sua dimensione e ubicazione.

Dovrebbe essere sviluppata negli stagni e nei laghi anche la piscicoltura. Il pesce aiuta a mantenere l’acqua pulita e il livello costante perché dal loro processo di respirazione si crea acqua e anidride carbonica. Il pesce inala l’ossigeno insieme al vapore acqueo dall’atmosfera, nonché l’ossigeno disciolto dall’acqua. sintetizzano l’acqua che viene emessa nel lago. Questo aiuta a mantenere ad un livello costante l’acqua nel lago. Se molti pesci vivono in un lago, centinaia e anche migliaia di galloni d’acqua saranno aggiunti alle dimensioni del lago nel corso del tempo. Ogni lago dovrebbe anche avere, collegato, un santuario per gli uccelli, perché il pesce fornisce cibo per gli uccelli.

La profondità consigliata per i laghi artificiali di piccole dimensioni è di cinque piedi. Se il lago si trova in un clima caldo secco con alti livelli di evaporazione, la profondità dovrebbe essere aumentata a dieci piedi.

I pesci senza branchie, come gamberi, gamberetti e tartarughe possono sopravvivere con piante acquatiche spinose, ma altri pesci non possono, quindi le piante acquatiche spinose e non spinose dovrebbero essere coltivate separatamente. I pesci ottimali per la piscicoltura includono piccoli pesci, granchi e gamberetti, come chara mach, koira (carpa), guri e rai mach.

 Riforestazione sulle rive dei fiumi 

La riforestazione sulle rive dei fiumi sono importanti per prevenire le inondazioni, conservare l’acqua, regolare il flusso di acqua nei fiumi e mantenere il suolo umido e fertile. Alcuni esempi di piante utili lungo il fiume includono banyan, palma da dattero, neem o margosa, tamaiind, simul, imli e alberi da frutto.

Se l’orticoltura si sviluppa lungo le rive dei fiumi, i fiumi non si seccheranno mai.

La maggior parte degli alberi con i sistemi a radice unica non allevia l’erosione lungo il fiume, ma l’eucalipto è un’eccezione. Gli alberi con radice unica attirano l’acqua dal profondo sottosuolo. Molti alberi a radice unica coltivati in una zona possono abbassare la falda acquifera e privare le altre piante dell’acqua necessaria, e questo può essere un fattore aggiuntivo nella creazione delle condizioni di desertificazione. Ad esempio, gli alberi di eucalipto hanno contribuito al diradamento delle piante e alle condizioni di aridità in Australia. Gli alberi di eucalipto sono idonei ad essere piantati in zone paludose per asciugarle e utili per prevenire incendi erbosi, ma non sono raccomandati in un programma di riforestazione. Poiché l’eucalipto aiuta a controllare l’erosione lungo gli argini dei fiumi, può essere utile anche piantarlo sugli argini del fiume stesso, ma sempre in associazione con altri alberi. Un esempio di piantagione fluviale è neem, tamarindo, simul ed eucalipto. Tra ognuno di questi alberi, dovrebbero essere piantate alternativamente la palmyra e la palma da dattero. Un secondo esempio è imli, neem e simul in una delle due configurazioni – imli, neem, imli, ecc. oppure imli, simul, imli, ecc. Imli è una buona pianta fluviale perché conserva acqua e controlla l’erosione del suolo. Ha un sistema radicale estremamente fibroso.

Le radici fibrose raccolgono acqua vicino alla superficie e ne beneficiano le piante e gli alberi vicini. Per questo motivo molti alberi di banano sono stati piantati lungo i sette fiumi di A’nanda Nagar. In precedenza, ad A’nanda Nagar, solo un fiume aveva acqua tutto l’anno, ma ora tutti e sette fiumi hanno un flusso d’acqua quasi tutto l’anno, fino alla metà di marzo. La stagione secca inizia ad ottobre e si estende fino a giugno. Le piantagioni sul fiume hanno mostrato enormi effetti positivi dopo un solo anno, nella zona di A’nanda Nagar.

I fiumi di A’nanda Nagar sono:

1.   Dakina (a sud)

2.   Uttara, (a nord)

3.   Kuntz (madre dei fratelli Pandava) precedentemente chiamato Kopia, che significa ‘arrabbiato’, a causa delle inondazioni improvvise.

4.   Alkananda, che significa fiume proveniente dal paradiso e precedentemente chiamato Alkusi (causa molti guai a causa di improvvise inondazioni e di danni successivi causati dall’inondazioni).

5.   Guaki, a forma di anello, in realtà è la confluenza della Daksina e dell’Uttara.

6.   Paragati e

7.    

L’India era chiamata la terra dei sette fiumi, e ora è A’nanda Nagar la terra dei sette fiumi.

Lungo le rive dei fiumi di A’nanda Nagar dovrebbero essere piantati neem indigeni + bakayan neem o gudra neem, eucalipto, tamarindo e simul. Possono essere creati anche i “giardini del tè” lungo le rive del fiume. Il Patal può essere coltivato sulle rive dei torrenti del distretto di Purulia.

I giacinti di terra e d’acqua provengono dal Brasile. Il signor Lee, Commissario del Distretto di Dhaka, e sua moglie hanno visitato il Brasile. La signora Lee amava i giacinti d’acqua e li portò all’ufficio dei Commissari del Distretto di Dhaka. Da lì si diffusero nel Durhi Ganga. In circa dieci anni si diffusero nel Bengala, e negli anni successivi in Uttar Pradesh. Ora sono diffusi in tutta l’India. In Béngali sono chiamati ‘kachuri patra’ e in Hindi ‘jalakumbhi’. I giacinti d’acqua sono ottimi per la produzione di bio-gas. Gli stagni con i gigli d’acqua dovrebbero essere costruiti lontano dai fiumi.

Quindi, la riforestazione sulle rive di laghi e fiumi blocca l’erosione del suolo, alimenta il terreno superficiale e contribuisce a fornire un costante flusso d’acqua durante tutto l’anno. Questo sistema di riforestazione dovrebbe essere adottato.

P.R. Sarkar
Da “Ideal Farming”, pag. 119-126
 


[1] Cassuarina equisetifolia: È un albero dal fusto eretto, che può raggiungere l’altezza di 35 metri, con chioma di forma piramidale, di colore verde scuro. La corteccia è di colore bruno chiaro, liscia negli esemplari giovani, rugosa e più o meno sfibrata longitudinalmente in quelli più vetusti.

[2] Il Pandanus: Foglie, frutti, fiori e radici forniscono ingredienti utili alla medicina popolare che li usa per curare i sintomi più disparati, dal mal di testa alla varicella, dalle ferite alle malattie veneree; mentre le fibre che da essi si ricavano vengono utilizzati da molte popolazioni come materia prima per produrre artigianalmente corde, stuoie, cappelli, cestini, reti… Ma l’utilizzo del pandanus si allarga anche alla gastronomia

 

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