martedì 22 settembre 2026

Il mondo della mandorla

 

Lo dice la scienza: le mandorle sono un vero e proprio toccasana per la salute. Quindi limitare il consumo delle merendine multiprocessate a favore di questo Prezioso alimento costituisce una svolta.

E proprio per stimolare il consumo di mandorle che Coldiretti Caltanissetta grazie al Progetto finanziato dall’Assessorato regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea (Dipartimento Regionale dell’Agricoltura) sabato 26 settembre al Mercato Campagna Amica di via Fra Giarratana 82 ha organizzato una giornata dedicata alle degustazioni, all’impiego della mandorla in cucina e alle informazioni che fanno del capoluogo nisseno la patria della mandorlicoltura



Dalle 9.00 sui banchetti del mercato ci saranno delle specialità a base di mandorle dal latte ai dolci al pesto e le mandorle in ogni possibile declinazione, al naturale, tostate e salate, tostate e addolcite al miele. Si tratta di un’azione voluta per far sì che i cittadini si avvicinino sempre di più a questa coltura che è la base economica del territorio.

Con questa iniziativa, la prima di una serie che vedrà impegnata Coldiretti nelle zone di produzione si vuole proprio incrementare la conoscenza della produzione per spingere un consumo consapevole.

In un momento in cui le proteine sembrano assurgere a food indispensabile - commenta il Presidente di Coldiretti Francesco Cucurullo - ecco che Caltanissetta ha questo superfood che ha permesso anche di rivitalizzare i territori offrendo nuove possibilità anche ai giovani imprenditori.

Un ulteriore aspetto rilevante riguarda la ricchezza del paesaggio arricchito da muretti a secco e macerie (cumuli di pietra), che delimitano i fondi e proteggono la coltivazione, spesso integrandosi con la vegetazione naturale circostante.

Si tratta quindi di un prodotto che proprio grazie all’attività dell’Assessorato diventa protagonista indiscusso dell’alimentazione e sabato al Mercato i cittadini avranno modo di degustarlo – conclude Coldiretti -.      

Quali competenze per una filiera mandorlicola sostenibile?

 

NinoSutera

Nei giorni scorsi presso l’Aula Magna “Gian Pietro Ballatore” del Dipartimento SAAF – Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali, l’incontro dedicato al fabbisogno di competenze per una filiera mandorlicola moderna, sostenibile e competitiva.


 

L’iniziativa coinvolge imprese e operatori della filiera con l’obiettivo di rilevare i fabbisogni professionali e di competenze richiesti dal settore e verificare quanto essi siano oggi allineati con l’offerta formativa delle istituzioni.

Un confronto diretto tra mondo produttivo, formazione e ricerca, promosso dal CREA Politiche e Bioeconomia in partnership con il Dipartimento SAAF, nell’ambito del progetto AgroSkills, finanziato dal MASAF.

Un’importante occasione per costruire percorsi formativi sempre più coerenti con l’evoluzione delle filiere agroalimentari e con le sfide della sostenibilità

Oggi il mercato italiano della mandorla e dei suoi derivati è caratterizzato da rapidi cambiamenti, sempre più influenzati dalle dinamiche commerciali globali, in particolare dall'offerta dei grandi Paesi produttori (es. California, Australia, Spagna, Turchia, ecc.) e dagli effetti dei cambiamenti climatici sulle rese e sulla qualità delle produzioni. Parallelamente nuovi modelli di mandorlicoltura più intensivi e meccanizzabili stanno emergendo in diverse aree della Penisola.

In tale scenario la Sicilia rappresenta il principale polo produttivo e di trasformazione della mandorla, con oltre il 60% della produzione nazionale.

L'incontro, organizzato nell'ambito del progetto "AGROSKILLS" sotto forma di discussione guidata tra portatori di interesse (accademici, consulenti, produttori, grossisti, artigiani pasticceri, etc.) provenienti da diverse province siciliane rappresenta un momento di confronto e scambio di idee ed esperienze, finalizzato alla mappatura dei fabbisogni di competenze delle imprese che operano nel mercato della mandorla e dei suoi semilavorati.

La riflessione contribuirà al percorso scientifico e istituzionale con cui la Rete PAC intende favorire un migliore allineamento tra formazione universitaria e mercato, con particolare riferimento alle figure professionali dell'agronomo e del tecnologo alimentare.          

I sistemi di conoscenza e innovazione agricola (AKIS) in tutta Europa si stanno evolvendo, con progetti correlati che svolgono un ruolo chiave nel rafforzare i flussi di conoscenza e promuovere la collaborazione. Garantire che informazioni preziose raggiungano in modo efficiente agricoltori, silvicoltori e consulenti è essenziale per guidare l'innovazione e la resilienza.

 

In Sicilia, l’Assessorato all’Agricoltura ha istituto con DDG n 2639   del 17-7-2021 la Rete Regionale Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura, coordinata dall'Osservatorio Neorurale  

 

 



 








 

 

venerdì 18 settembre 2026

Trenta proposte per ripensare i borghi italiani

 

Trenta proposte di Franco Arminio per ripensare i paesi italiani

Questa estate è stata caratterizzata da un approfondito dibattito sociale-culturale sull’identità del modello rappresentato dai nostri paesi e/o borghi, aperto dallo scrittore Christian Raimo con affermazioni “forti” sui social a cui ora replica il paesologo Franco Arminio con una sorta di suggestivo manifesto su cui riflettere…


 

Raimo aveva esordito con queste considerazioni: «Ho letto dell’osceno dibattito sul woke mentre ero in giro tra boschi e paesini italiani a camminare. Mi fermavo in questi luoghi semidisabitati, bellissimi, quasi senza presenze umane tranne i bar pieni di maschi vecchi, italiani bianchi, che bevevano male già alle 8 di mattina, l’unica donna era sempre e solo la barista, 20 o 30 anni, alla quale i maschi vecchi facevano battute di merda, gli s’appiccicavano letteralmente addosso, etc… Quando non c’è l’overturismo questo resta di quello che chiamiamo l’Italia, i borghi, gli antichi mestieri: resta l’alcolismo, il maschilismo, il razzismo».

Anche Franco Arminio ha voluto far sentire la sua voce nel dibattito, attraverso i suoi canali social. Ma ha inteso offrire qualche elemento di riflessione in più, proponendo sulle pagine di La Repubblica un documento articolato in 30 punti, con alcuni suggerimenti per salvare i paesi dall’abbandono e restituire un futuro alle aree interne.

Questa la sua premessa:

Ognuna di queste idee va precisata, definita nei dettagli, occorrono un ministro, assessori regionali, consiglieri comunali che siano preposti all’attuazione di un nuovo Piano Nazionale per salvare i paesi. I comuni devono avere più diritti, ma anche maggiori doveri. Non si può fare uso di risorse pubbliche al di fuori dell’indirizzo del Piano nazionale.

Le risorse dedicate all’assistenza devono essere maggiori nel primo periodo, una parte cospicua e crescente delle risorse deve essere destinata a ridurre le ragioni dell’assistenza. Ti aiuto, ma provo a ridurre le ragioni per cui chiedi aiuto. I paesi devono essere stimolati a produrre, ben oltre le fabbriche storiche della sfiducia e del lamento.

Queste azioni sono necessarie perché quello che si investe è molto meno di quello che si perde se il paese scompare. E non sarebbe una perdita di ordine lirico, ma principalmente economico: chi li ha costruiti ha speso sudore e soldi.

Molte di queste idee sono di difficile attuazione, ma è importante indicare la direzione. Attualmente c’è solo la spesa, su base prevalentemente regionale, peraltro di modesta entità e senza visione d’insieme. La strategia nazionale langue in un mare di carte, è un susseguirsi di sceneggiature, ma il film non comincia mai e i paesi continuano a perdere residenti e servizi essenziali per la vita quotidiana. Le proposte possono avere diversi tempi di attuazione e non valgono per tutti i luoghi. In alcuni si possono avviare due cose, in altre cinque, dipende molto dalle realtà locali. L’idea è che non decide il centro e non decide il margine, si decide insieme, si parte con le cose pronte a partire, si preparano le condizioni dove non ci sono. Per fare tutto questo serve uno sguardo corale. Non possono essere vicende che si decidono in uffici regionali in cui alla fine conta solo vincere i bandi. Le aree interne comprendono quattromila comuni, occupano il sessanta per cento del territorio, ci vivono quasi 14 milioni di persone. Non sono fuori dalla storia e dalla modernità ed è chiaro che senza un orizzonte politico radicalmente nuovo e pacifista ci sono poche speranze di cambiamenti decisivi. I paesi sono una delle più grandi questioni dell’Italia, una sua caratteristica peculiare. Rigenerarli è rigenerare l’Italia.

P.S.: Non ho ruoli istituzionali e questi punti non si configurano come un piano organico, che tra l’altro nessuno mi ha chiesto. Sono a disposizione per discuterne in qualunque luogo con soggetti o gruppi o associazioni che hanno interesse ad aggiungere altri punti oppure a modificare e integrare questi. Si può provare, insieme, a fare una piattaforma programmatica per chiamare al confronto i decisori politici locali e nazionali.

LE PROPOSTE DI FRANCO ARMINIO IN 30 PUNTI

1. Dare i soldi ai paesi, non in base agli abitanti, ma all’estensione territoriale, all’altimetria e alla lontananza dai grandi centri. Vanno finanziate azioni anche per il benessere degli animali e delle piante.

2. Se ti occupi di un bosco, di una sorgente, di un pascolo, hai diritto al “Reddito di premura”, un reddito riconosciuto a chi difende il territorio e produce beni pubblici. Le azioni dei singoli vanno integrate in un Piano nazionale di restauro, manutenzione e salvaguardia dei paesaggi dei paesi in cui impegnare almeno trentamila giovani per almeno dieci anni. Il Piano è finanziato con i fondi provenienti da una piccola tassazione straordinaria sulle grandi ricchezze.

3. Se compri una casa in un paese che ha meno di tremila abitanti non paghi nessuna tassa per dieci anni, con esclusione di quelli che hanno redditi da benestanti. Costruzione di un Catalogo di case disponibili a prezzi contenuti per chi cambia la residenza da una città a un paese. Incentivare gli abitanti stabili più che il turismo estivo. Quando si interviene su un centro antico, le case vanno restaurate tenendo conto che possono essere adibite a varie funzioni: abitazione, ufficio, laboratorio.

4. Banda ultra-larga gratuita nei paesi più sperduti e svantaggiati e comunque non superiori a tremila abitanti.

5. In ogni territorio opera un gruppo interdisciplinare formato da esperti di progettazione europea, economia, agronomia, urbanistica, innovazione digitale, creazione d’impresa: un gruppo che interagisce coi singoli comuni e fa da cerniera tra i progetti nazionali e la loro attuazione locale.

6. Ogni extracomunitario che lavora in un paese ha diritto ad un reddito di integrazione di cinquecento euro al mese. In questo modo si distribuirebbe lo loro essenziale presenza in modo più equilibrato in tutto il territorio nazionale (tra l’altro nei paesi sono disponibili alloggi a poco prezzo).

7. Le imprese agricole biologiche e con meno di cinque ettari non pagano nessuna tassa. Bisogna aiutarle a mantenere elevati standard produttivi ed eliminare i costi per la certificazione. Favorire i piccoli contadini: ogni orto coltivato dà diritto a un contributo di cinquecento euro all’anno, esclusi gli orti da 5 metri quadrati sotto casa.

8. Se organizzi feste e manifestazioni culturali acquisisci il “Reddito di comunità” sotto forma di agevolazioni: le associazioni dei piccoli luoghi non devono pagare il fitto dei locali, spesso chiudono proprio perché le azioni sembrano troppo sporadiche rispetto ai costi fissi. Le associazioni devono certificare azioni di pubblica restituzione, se non fanno nulla i benefici a carico dell’Ente pubblico decadono. Gli artisti, i poeti e gli scrittori residenti in piccoli paesi e privi di reddito da lavoro hanno diritto a un “Contributo pubblico di creatività” mensile di seicento euro al mese.

9. I consiglieri comunali dei piccoli comuni devono essere eletti col sistema proporzionale e durare in carica quattro anni. L’età media dei componenti di una lista elettorale non può essere superiore a quarant’anni. Nella giunta ci deve essere almeno una donna, una persona laureata e una persona che ha meno di trent’anni. I sindaci sono tenuti ad organizzare almeno un’assemblea pubblica una volta l’anno in cui ogni cittadino può esporre le sue valutazioni sull’attività amministrativa. Ogni Consiglio Regionale deve avere almeno quattro consiglieri residenti in paesi che hanno meno di tremila abitanti. Il venti per cento dei parlamentari deve essere residente in paesi che hanno meno di cinquemila abitanti. Almeno due ministri devono essere residenti in comuni che hanno meno di cinquemila abitanti. Un rappresentante del Governo deve riferire una volta all’anno sulle attività svolte a sostegno dei paesi in un incontro con i sindaci di tutte le province italiane.

10. Creare piccoli poli produttivi senza costruire nuovi capannoni. Si possono usare scuole abbandonate, palazzi signorili, opifici dismessi. È importante che i palazzi storici dei paesi siano riempiti di nuove funzioni, compresa quella abitativa. Serve un piano specifico per i palazzi storici. Nessun privato è interessato all’acquisto e al restauro. Serve l’intervento dello Stato. Una bella casa è un patrimonio di tutti, prima che di una famiglia.

11. Bisogna costruire un piano di decentramento dei lavori dalle aree affollate a quelle a bassa densità. Si deve immaginare anche il trasferimento di alcuni uffici pubblici. Chi vive nei paesi non deve andare per ogni motivo nel capoluogo, quelli del capoluogo devono avere qualche motivo per andare nei paesi.

12. I comuni sotto i cinquemila abitanti possono spendere per le manifestazioni estive massimo cinquantamila euro del proprio bilancio. D’inverno si deve spendere una cifra uguale a quello che si spende d’estate.

13. Nessun paese senza scuola e senza biblioteca. Insegnanti speciali per le pluriclassi. Immaginare aule in cui per alcune attività sui banchi siedono anche gli anziani. Chi apre una libreria o si occupa di gestire un museo riceve aiuti economici fino all’ottanta per cento della spesa. I comuni che organizzano residenze formative hanno la precedenza nei finanziamenti pubblici.

14. C’è bisogno di ambulatori con attrezzature diagnostiche d’avanguardia e medici che lavorano in connessione con i migliori ospedali. L’ambulanza deve arrivare entro venti minuti, il ricovero in una struttura adeguata entro quaranta. I trasporti per cure sanitarie devono essere gratuiti. I medici di famiglia non possono avere più di ottocento pazienti.

15. Chi cede una casa ad un’associazione culturale in comuni che hanno meno di mille abitanti ha diritto a sconti fiscali in base al valore del dono. Tutte le manifestazioni culturali organizzate dai comuni devono prevedere la consultazione delle associazioni locali.

16. Il governo aumenta il punteggio dei bandi ai comuni che hanno una cooperativa di comunità come strumento di sviluppo locale e di crescita sociale e civile. Il governo assicura una priorità al superamento della disoccupazione femminile. Va istituito un reddito di dolcezza per chi si occupa di anziani o di persone con problemi psichici o con disabilità. Oltre ai servizi sociali, oltre la propria famiglia, bisogna tenere viva l’attenzione di vicinato.

17. Trasporto pubblico con piccoli mezzi, anche con automobili: chi vuole passare più di tre giorni in un paese non paga le spese di viaggio, ovviamente esclusi i ricchi. Ogni paese ha diritto a scegliere trenta giorni all’anno in cui vengono attivate linee di trasporto eccezionali, oltre a rinforzare quelle presenti: per esempio il giorno del Santo Patrono o durante un festival.

18. Lo Stato mette la metà degli investimenti per le imprese avviate da chi ha meno di quarant’anni. Per le imprese agricole il contributo sale all’ottanta per cento. I ristoranti che usano pochi prodotti del territorio pagano più tasse.

19. La metà delle spese di riscaldamento nei paesi montani sotto i mille abitanti è a carico dello Stato, esclusi i benestanti. Per gli anziani a basso reddito lo Stato provvede all’intera spesa, ma solo se i consumi non superano una certa soglia.

20. Per ogni bambino che vive in un paese lo Stato fornisce un contributo di quattromila euro annui dalla nascita fino alla maggiore età.

21. Dopo le scuole superiori viene istituito un semestre di servizio civile nei paesi, retribuito con cinquecento euro al mese. Il servizio civile è pagato con i fondi provenienti da una piccola tassazione straordinaria sulle grandi ricchezze.

22. La grande distribuzione è incentivata ad approvvigionarsi di prodotti provenienti dai paesi. I produttori agricoli riuniti in piccoli consorzi hanno degli sgravi sul prezzo dell’energia. Ogni contadino deve poter godere di servizi alla persona e di avere consulenze gratuite sulla propria attività.

23. Industrie, università, ospedali che avviano azioni o strutture nei piccoli paesi hanno diritto a detrazioni fiscali. Le imprese che producono energie dal petrolio e dal carbone devono dare il venti per cento dei profitti al territorio. Le imprese che producono energie alternative devono dare il dieci per cento. Il livello di estrazione e produzione è deciso in accordo con le comunità locali. Servono controlli rigorosi e ripetuti sugli impianti. I paesi che forniscono acqua ad altri territori devono avere ristori più importanti.

24. Le risorse provenienti da un aumento della tassazione sui ricchi vanno destinate a progetti per la salute mentale e la rigenerazione sociale. La crisi sociale ed economica, la solitudine legata al crollo del sentimento comunitario, rischiano di creare dinamiche da manicomio a cielo aperto.

25. Se torni al tuo paese come pensionato hai diritto a un contributo annuo di tremila euro, ovviamente se non hai una pensione da ricco. Se torni per lavorarci hai diritto a un contributo annuo di novemila euro per i primi cinque anni: si tratta di attrarre in primo luogo persone che possano produrre reddito vivendo nel paese.

26. Alcuni paesi e i loro territori vengono scelti come luoghi di sperimentazione per l’agricoltura, la medicina, la formazione, i trasporti. In questi comuni viene istituita la figura dell’Allenatore dei paesi, una persona che affianca il sindaco sull’andamento delle attività sperimentali.

27. Quello che viene prodotto nei paesi, tipo il grano, deve diventare pasta, biscotti, pane. Nessun prodotto deve essere venduto altrove senza che ci siano lavorazioni nel paese o nei paesi vicini. Istituire un premio per le migliori produzioni agricole e le migliori creazioni artigianali. Va promossa la produzione adeguata di alcuni prodotti tipici, garantendone la qualità. In troppi territori si parla di prodotti che poi non si trovano.

28. Le iniziative culturali che prevedono incontri in altri comuni hanno finanziamenti maggiori. Gli artisti che si esibiscono nei paesi sotto i duemila abitanti hanno diritto a uno sconto fiscale del venti per cento sulla cifra incassata. È un modo per stimolare grandi artisti a esibirsi in piccoli paesi. In ogni provincia viene istituita almeno una “Casa dei maestri”, cioè un luogo che diventa bottega delle arti per residenti e turisti. La casa è finanziata con il contributo delle banche presenti nella provincia.

29. Ogni paese ha un punteggio riservato agli interventi di assistenza e a quelli produttivi. Per ogni euro dedicato all’assistenza se ne prevedono tre per il lavoro. Ogni azione che prevede la perdita di posti di lavoro va resa pubblica durante un consiglio comunale in cui il datore di lavoro deve spiegare le ragioni della sua scelta.

30. Cinque mesi senza un euro, cinque mesi dove ogni paese discute in assemblee dedicate al futuro e in cui tutti i bandi sono bloccati e lo Stato non eroga nessun fondo. Ogni paese si concentra su una visione possibile del suo futuro, potendo contare sulla consulenza di esperti. Per i prossimi vent’anni è vietato qualunque intervento di rifacimento di piazze e nuove pavimentazioni di spazi pubblici, tranne i casi in cui è strettamente necessario per la sicurezza e per il decoro urbano. In caso di progetti che spendono soldi pubblici senza nessuna ricaduta verificabile il paese viene penalizzato nei bandi successivi. Sono premiati i progetti che hanno una maggiore ricaduta comunitaria: non si lavora per far girare le betoniere, ma per cementare i legami sociali.

Fiera di San Michele: il 29 settembre

 

 una giornata dedicata all’agricoltura, alle filiere locali e al futuro dei Monti Sicani

C’è una data che a Bisacquino appartiene alla memoria collettiva della comunità: il 29 settembre, giorno dedicato a San Michele Arcangelo, quando per decenni il paese è stato punto di riferimento per agricoltori, allevatori e commercianti arrivati da tutto il comprensorio dei Monti Sicani, nel passaggio tra la fine del raccolto e l’avvio della nuova stagione agricola. 

 

Quest’anno quella tradizione si arricchisce di una nuova area, la Fiera Agricola Bisacquinese, il progetto con cui il Comune guarda al futuro dell’agricoltura siciliana attraverso filiere produttive, eccellenze agroalimentari, innovazione e sostenibilità. Il progetto punta a rafforzare il ruolo dell’agricoltura quale motore di sviluppo economico, culturale e turistico delle aree interne della Sicilia, favorendo il dialogo tra istituzioni, imprese, scuola e comunità locali.

«La Fiera Agricola Bisacquinese rappresenta molto più di una manifestazione fieristica   È una scelta precisa di valorizzazione del nostro territorio e delle sue produzioni, un investimento sulla nostra identità e sulle imprese agricole che ogni giorno contribuiscono a mantenere vivo il tessuto economico dei Monti Sicani. Vogliamo restituire centralità a una tradizione che appartiene alla nostra storia, trasformandola in uno strumento di promozione, crescita e sviluppo per l’intero comprensorio».

La giornata si apre alle 9.30 nei locali dell’I.I.S.S. “Don Calogero Di Vincenti” con il convegno “Valorizzazione delle filiere agricole locali”, dedicato alle prospettive del comparto, alle produzioni identitarie, all’innovazione e alla sostenibilità. Al tavolo, insieme al sindaco, l’assessore all’Agricoltura Anna La Russa, il dirigente scolastico Giuseppe Zambito, la responsabile ESA SOPAT 66 di Bisacquino Lucia Vintaloro, docenti ed esperti del settore.

«Abbiamo scelto di inaugurare la manifestazione all’interno di una scuola – sottolinea l’assessore La Russa – perché il futuro dell’agricoltura passa inevitabilmente dalle nuove generazioni. Parlare di filiere agricole significa parlare di formazione, innovazione, competenze e opportunità per i giovani: solo un dialogo stretto tra istituzioni, scuola e imprese può rendere l’agricoltura una concreta occasione di sviluppo per il nostro territorio».

Dal tardo pomeriggio la fiera si sposta nel cuore del paese. Alle 16.30 aprono gli stand all’Anfiteatro “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, dove aziende agricole e produttori del territorio presentano le eccellenze agroalimentari. Alle 17.30 il centro storico si anima con la sfilata del Carretto Siciliano, alle 18 spazio alle degustazioni delle produzioni locali. Chiude la giornata, alle 19, il Gruppo Folkloristico Città di Agrigento, con la passeggiata lungo via Decano Don Calogero Di Vincenti e lo spettacolo conclusivo in Anfiteatro.

 

Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento Regionale dell’Agricoltura concesso con DRS n. 5400 del 01/09/2026, organizzata e promossa dal Comune di Bisacquino, in collaborazione con ESA SOPAT 66 Bisacquino, SAI Bisacquino “Sale della Terra”, I.I.S.S. “Don Calogero Di Vincenti” e Pro Loco Bisacquino APS. Ingresso libero per tutti gli eventi

AZIENDE IN FIERA SAMBUCA 2026

 


 TRE GIORNI DEDICATI ALLE PRODUZIONI E ALLE ECCELLENZE DEL TERRITORIO

 

Sambuca di Sicilia si prepara ad accogliere “AZIENDE IN FIERA Sambuca 2026”, la manifestazione in programma dal 19 al 21 settembre 2026, dedicata alla valorizzazione delle produzioni agricole, agroalimentari ed enogastronomiche e alla promozione delle realtà produttive del territorio.

 

“AZIENDE IN FIERA Sambuca 2026” si svolgerà a Sambuca di Sicilia dal 19 al 21 settembre 2026. Il programma dettagliato e le ulteriori informazioni sulla manifestazione saranno resi noti attraverso i canali istituzionali del Comune.

“Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento Regionale dell’Agricoltura”.


 

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di creare un’occasione concreta di incontro tra aziende, produttori, operatori del settore, cittadini e visitatori, mettendo al centro la qualità delle produzioni locali, il legame con le tradizioni e la capacità delle imprese di innovare e guardare al futuro.

Nel corso delle tre giornate Sambuca di Sicilia diventerà una vetrina delle produzioni e delle eccellenze del territorio, con spazi dedicati alle aziende del comparto agricolo e agroalimentare e con momenti di degustazione dei prodotti tipici. Tra i protagonisti della manifestazione ci saranno in particolare formaggi, lumache, tartufo, vino, olio, miele e le tradizionali Minne di virgini, espressione autentica della cultura gastronomica sambucese e siciliana.

Attraverso questi prodotti, “AZIENDE IN FIERA Sambuca 2026” intende raccontare un territorio fatto di agricoltura, tradizioni, saperi artigianali e produzioni di qualità, mettendo in relazione il mondo delle imprese con la promozione turistica e culturale del borgo.

La manifestazione intende inoltre rafforzare il rapporto tra produzioni locali, economia e promozione turistica, facendo conoscere sempre di più ciò che il territorio è capace di offrire e valorizzando il legame tra prodotti, paesaggio, storia e identità del borgo.

Particolare attenzione sarà riservata al coinvolgimento diretto degli operatori, chiamati ad essere protagonisti dell’iniziativa attraverso la presentazione delle proprie produzioni e delle proprie esperienze. “AZIENDE IN FIERA Sambuca 2026” vuole essere, infatti, non soltanto una manifestazione espositiva, ma anche un luogo di incontro, confronto e collaborazione tra il mondo produttivo e le istituzioni.

«Vogliamo offrire alle nostre aziende – dichiara l’Assessore alle Attività Produttive Leo Ciaccio – un’occasione concreta di visibilità e di promozione. Valorizzare chi produce, trasforma e commercializza i prodotti del nostro territorio significa rafforzare l’intero sistema economico locale. Il nostro obiettivo è fare rete, favorire la collaborazione tra gli operatori e creare nuove opportunità di crescita».

«Questa iniziativa – sottolinea il Sindaco Giovanna Casà – si inserisce nel percorso di valorizzazione delle risorse e delle potenzialità di Sambuca. Sostenere le nostre attività produttive significa sostenere il lavoro, l’economia e il futuro della comunità, partendo dalle nostre tradizioni e dalla qualità che il territorio sa esprimere».

L’iniziativa è realizzata grazie al sostegno della Regione Siciliana, nell’ambito degli interventi finalizzati alla promozione e alla valorizzazione dei prodotti agricoli, alimentari ed enogastronomici.


mercoledì 16 settembre 2026

Etna doc. Verso la DOCG

 

 valorizzazione e promozione dell'eccellenza vitivinicola etnea.” A Catania, venerdì 4 settembre, focus sulle eccellenze del territorio.

 

I dati parlano chiaro. Per il vino etneo è un momento d'oro. Un risultato non casuale ma frutto di più elementi insieme: qualità del prodotto, cura e alta professionalità di produzione, tradizione tramandata da generazioni, terreni vulcanici vivi che garantiscono al vino un sapore e profumi dalle note esplosive, come l'Etna.

Ed eccoli i numeri che fotografano il “golden hour”. Dai dati dell’Osservatorio dell’Irvo (l'Istituto regionale del vino e dell'olio), emerge una crescita importante della Doc Etna. Dal 2012 al 2025 le aziende che hanno certificato la propria produzione sono passate da 79 a 641, con un incremento delle certificazioni del 711%. Nello stesso periodo i quantitativi di vino certificato sono passati da 9.426 a 46.152 ettolitri, con una crescita del 390%. Ad agosto 2026, sempre i dati dell'IRVO indicano un aumento del 15,9% dei certificati e un incremento del 22% di vino prodotto rispetto allo scorso anno, guidato da quasi 580 viticoltori  attivi sul vulcano.

I vitigni autoctoni ai piedi del vulcano attivo più alto d'Europa vivono, dunque, una stagione di grazia assoluta, tanto da competere con i più grandi vini internazionali. Dai rossi ai bianchi è un'esplosione di sapori. Dal Nerello mascalese al Carricante, per arrivare al rosato.

I dati attuali spingono a guardare con nuovi occhi al futuro, dove l'internazionalizzazione della produzione non è più solo una scommessa ma una certezza alla quale poter affidare anche il compito di trainare i comparti enoturistico ed enogastronomico.

Dell'eccellenza vitivinicola etnea si parlerà venerdì 4 settembre nel corso di una giornata di studio e confronto a Catania sul tema:“Etna doc. Verso la DOCG: valorizzazione e promozione dell'eccellenza vitivinicola etnea.”  Appuntamento al “Romano Palace Luxury Hotel”, a partire dalle ore 15, per un evento voluto ed organizzato da Confagricoltura Catania, con l'iniziativa finanziata dall’Assessorato regionale dell'Agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea (Dip. regionale dell’agricoltura).

Al confronto, moderato dal vicedirettore del quotidiano “La Sicilia”, Mario Barresi ed introdotto dal presidente di Confagricoltura Catania, Giosué Arcoria, sono attesi: Francesco Cambria, presidente del Consorzio Etna doc; Aurora Ursino, presidente dell'ordine degli agronomi di Catania e Mariagrazia Barbagallo, vicepresidente AIS (Associazione italiana sommelier) Sicilia. Le conclusioni dell'evento sono affidate al presidente regionale di Confagricoltura Sicilia, Rosario Marchese Ragona.

A sottolineare l'importanza dell'evento è Giosuè Arcoria, presidente di Confagricoltura Catania, che evidenzia: «Il passaggio dalla DOC (Denominazione di origine controllata) alla DOCG (Denominazione di origine controllata e garantita) non è solo un traguardo formale, ma il riconoscimento definitivo del momento d'oro della viticoltura etnea. Il nostro vino ha saputo imporsi sui mercati mondiali grazie a un legame indissolubile tra territorio, cultura, tradizione e innovazione. Questa conferenza a Catania, i risultati raggiunti dai nostri produttori, dimostrano che siamo pronti a fare sistema: la valorizzazione e la promozione delle nostre eccellenze vitivinicole – conclude il presidente Arcoria - passano da una tutela rigorosa della qualità, che protegga il lavoro dei nostri produttori e proietti l'Etna verso il futuro dell'enologia internazionale.»

All'evento, attesa anche la presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura e vicepresidente della Regione Sicilia, Luca Sammartino.

Al termine del dibattito, spazio ad una degustazione di vini autoctoni d'eccellenza, prodotti da viticoltori associati a Confagricoltura Catania, con l'evento curato da AIS. La degustazione sarà accompagnata da piatti tipici del territorio e vedrà la presenza di buyers internazionali.

QUESTA INIZIATIVA E’ FINANZIATA DALL’ASSESSORATO REGIONALE DELL'AGRICOLTURA DELLO SVILUPPO RURALE E DELLA PESCA MEDITERRANEA - DIPARTIMENTO REGIONALE DELL’AGRICOLTURA.

 

 

 



 

 

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Dal 17 al 20 settembre Raffadali celebra il suo Pistacchio DOP

 

  

Raffadali (AG) 16 settembre 2026 - Dieci anni di crescita, promozione e lavoro condiviso attorno a uno dei prodotti simbolo del territorio agrigentino. Dal 17 al 20 settembre torna a Raffadali il Fastuca Fest, la manifestazione dedicata al Pistacchio di Raffadali DOP, giunta a un’edizione particolarmente significativa. Quattro giornate nelle quali gastronomia, cultura, salute e spettacolo contribuiranno a raccontare non soltanto un’eccellenza agroalimentare, ma l’intera filiera economica e sociale sviluppatasi intorno a essa.

 


Organizzato dal Consorzio di tutela del Pistacchio di Raffadali DOP, il festival celebra un percorso che ha accompagnato l’affermazione del prodotto e rafforzato l’identità del territorio. Il Consorzio riunisce oggi 21 aziende certificate (17 produttori e 4 confezionatori), e continua ad ampliarsi attraverso nuovi impianti, l’ingresso di altri soci e una crescente attenzione alla certificazione e alla tracciabilità. «La decima edizione rappresenta il traguardo di un processo di crescita costante, costruito anno dopo anno», afferma Salvatore Gazziano, direttore del Consorzio di tutela del Pistacchio di Raffadali DOP. «Il Fastuca Fest ha contribuito a dare valore al prodotto e al territorio, generando ricadute economiche che riguardano non soltanto chi coltiva, ma anche le imprese che trasformano il pistacchio e lo utilizzano per realizzare produzioni certificate e di qualità. La crescita dei nuovi impianti lascia inoltre prevedere un aumento importante della capacità produttiva nei prossimi anni».

Un percorso che richiede oggi un impegno ancora maggiore accanto alle aziende agricole. «In questi anni è cresciuto il rapporto di fiducia con i produttori e con le realtà che hanno scelto di aderire al Consorzio», sottolinea il presidente Calogero Frenda. «È un patrimonio che dobbiamo continuare a consolidare, rimanendo vicini a chi lavora ogni giorno sul campo. I cambiamenti climatici rendono le diverse fasi della coltivazione, e soprattutto la raccolta, sempre più delicate e richiedono maggiore attenzione, cura e sostegno. Il nostro compito è accompagnare i produttori, tutelare la qualità e garantire al consumatore l’origine e la tracciabilità del Pistacchio di Raffadali DOP».

Il programma si svilupperà nel centro di Raffadali tra il Percorso del Gusto, l’area Expo del Mercato del Pistacchio DOP, degustazioni, incontri, musica e iniziative rivolte alle famiglie. La cucina sarà uno dei principali strumenti di racconto del prodotto: tra gli appuntamenti, lo show cooking “La Terrazza degli Dei” con lo chef Max Ballarò, “Fastuca & Wine” con l’enologo Gianni Giardina, e l’incontro tra il Pistacchio di Raffadali DOP e le eccellenze della Puglia e della Valle d’Itria. Spazio anche alla seconda gara di cucina e a “Talenti in verde”, dedicato a lievitati, alta cucina e pasticceria d’autore.

Un ruolo centrale sarà affidato infine alla prevenzione. Sabato sarà attiva la “Piazza della Salute”, realizzata in collaborazione con l’Asp di Agrigento, con screening gratuiti e campagne di promozione della salute; domenica si svolgerà invece la camminata solidale dell’associazione Onde Rosa, dedicata alla prevenzione del tumore al seno attraverso l’alimentazione. «La presenza dell’Asp – aggiunge Gazziano – dà ulteriore valore alla manifestazione. La salute passa anche attraverso l’alimentazione, ma soprattutto attraverso la prevenzione e la diffusione di una maggiore consapevolezza. Portare gli screening dentro una festa popolare significa raggiungere direttamente i cittadini e offrire un servizio concreto al territorio».

“Questa iniziativa è finanziata dall’Assessorato Regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea - Dipartimento Regionale dell’Agricoltura”

 

martedì 15 settembre 2026

la Sicilia lancia la Rete delle bollicine

  


La Sicilia punta a trasformare la crescita della propria produzione spumantistica in un nuovo asset per l’enoturismo. Il percorso è stato avviato a Realmonte, nell’ambito di “Sicilia in Bolle”, con il convegno “Bollicine Siciliane. Dall’eccellenza enologica all’esperienza di un territorio”, promosso dall’Istituto Regionale dell’Olio e del Vino (IRVO) insieme all’Associazione Italiana Sommelier Sicilia. L’iniziativa ha segnato il debutto della Rete delle Bollicine Siciliane, un progetto destinato a mettere in connessione produttori, consorzi e istituzioni attraverso una dichiarazione d’intenti condivisa.

L’obiettivo è superare la semplice promozione delle singole etichette per costruire un’identità riconoscibile delle bollicine siciliane e farne il punto di partenza di nuovi itinerari enoturistici capaci di integrare vino, patrimonio culturale, paesaggio e gastronomia.

Una strategia di sistema

Giusi Mistretta

“La realtà delle bollicine siciliane ha ormai acquisito una propria identità”, ha affermato la commissaria straordinaria dell’IRVO, Giusi Mistretta. “Sono il risultato di territori unici, di vitigni autoctoni e internazionali interpretati con competenza e di imprenditori che hanno investito in qualità, innovazione e sostenibilità. Oggi è il momento di valorizzare questo patrimonio in maniera organica, costruendo un’immagine collettiva forte e riconoscibile”.

Secondo Mistretta, il Manifesto della Rete delle Bollicine Siciliane nasce proprio con questa finalità: favorire la collaborazione tra tutti gli attori della filiera e sviluppare un’offerta enoturistica coordinata che rafforzi la competitività del sistema vitivinicolo regionale sui mercati italiani e internazionali.

L’iniziativa si inserisce nelle strategie di sviluppo dell’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, con l’obiettivo di consolidare una crescita fondata sulla cooperazione tra imprese, consorzi e associazioni di produttori.

I numeri della produzione

I dati dell’Osservatorio IRVO 2025 fotografano un comparto ancora di dimensioni contenute ma in costante evoluzione. In Sicilia operano oggi 140 aziende produttrici di spumanti, tra Doc, Igt e vini varietali, con complessive 330 etichette presenti sui mercati nazionali e internazionali.

Dal punto di vista delle tecniche produttive, il 54% degli spumanti viene realizzato con Metodo Charmat e il restante 46% con Metodo Classico, segno di una produzione articolata che copre differenti segmenti di mercato.

Per quanto riguarda le denominazioni, il 49,1% appartiene all’Igt Terre Siciliane, il 29,3% alla Doc Sicilia e il 20,4% alla Doc Etna, quest’ultima protagonista della crescita più significativa degli ultimi anni. Nel 2018 rappresentava il 9,8% della produzione regionale di spumanti; nel 2025 ha raggiunto il 20,4%, trainata soprattutto dall’Etna Spumante Bianco.

Sul piano tipologico prevalgono nettamente gli spumanti bianchi, pari all’86% della produzione, mentre i rosati rappresentano il restante 14%.

L’enoturismo come leva di sviluppo

Per il presidente di AIS Sicilia, Francesco Baldacchino, il Manifesto rappresenta soprattutto uno strumento di collaborazione. “Il dialogo tra tutti i protagonisti del settore può trasformarsi in una visione condivisa per il futuro del vino siciliano”, ha spiegato. “Fare rete significa creare cultura, rafforzare il legame con il territorio e offrire alle Bollicine Siciliane una voce unica, autorevole e riconoscibile”.

L’idea è quella di costruire un’offerta che non si limiti alla degustazione del vino, ma colleghi le produzioni ai principali attrattori culturali e naturalistici della regione, creando percorsi capaci di attraversare i diversi territori vitivinicoli dell’Isola.

Un patrimonio da raccontare

La produzione spumantistica siciliana rappresenta oggi circa l’1% del vino imbottigliato nell’Isola. Una quota limitata che, tuttavia, non riflette il dinamismo del comparto, caratterizzato dall’ingresso di nuove cantine e da riconoscimenti sempre più frequenti nei concorsi internazionali.

La rete proposta dall’IRVO punta proprio a trasformare questa nicchia produttiva in un elemento distintivo dell’offerta turistica regionale, mettendo in relazione i vigneti con i grandi patrimoni della Sicilia: dall’Etna alle riserve dello Zingaro e di Vendicari, da Pantalica alla Valle dei Templi, passando per Selinunte, Segesta, Siracusa, la Villa Romana del Casale, i centri arabo-normanni e le città barocche del Val di Noto.

L’obiettivo finale è costruire un racconto unitario nel quale il vino spumante diventi la porta d’accesso per conoscere l’identità culturale, paesaggistica ed enogastronomica della Sicilia, rafforzando la competitività di un comparto che, pur rappresentando una quota ancora limitata della produzione regionale, mostra margini di crescita significativi.

La mappa degli areali

Sull’Etna, patrimonio Unesco, la viticoltura incontra la forza del vulcano. Qui il Nerello Mascalese, vinificato in bianco o in rosato, è protagonista degli spumanti DOC Etna prodotti con Metodo Classico e affinati sui lieviti per almeno 18 mesi. Carricante, Chardonnay e Pinot Nero completano un paesaggio enologico unico caratterizzato da microclimi e suoli lavici. È questo il territorio dei borghi in pietra nera, dei boschi e delle eruzioni laviche, in cui è possibile visitare il Parco dell’Etna, la Valle del Bove, la città di Catania, le Gole dell’Alcantara, la splendida Taormina, Naxos, Randazzo, Castiglione di Sicilia, i castelli di Aci Castello e Calatabiano.

Nella Sicilia Occidentale, tra Trapani, Marsala, Menfi e Agrigento, il viaggio attraversa territori aperti sul mare, dove Metodo Charmat e Metodo Classico valorizzano una grande varietà di uve: Grillo, Catarratto, Inzolia, Zibibbo, Grecanico, Chardonnay e Chenin blanc, accanto a Nero d’Avola, Pinot Nero e Pinot grigio. Il mosaico produttivo racconta la vocazione mediterranea dell’isola e i vitigni autoctoni che stanno conquistando fama internazionale.

In questo areale gli enoturisti potranno esplorare le riserve naturali delle Isole dello Stagnone di Marsala, le saline di Trapani e Paceco, Zingaro e Torre Salsa oltre che ammirare la Scala dei Turchi e l’area archeologica della Valle dei Templi, patrimonio UNESCO. Ci sono anche anche Torre Salsa, Mozia, Segesta, Selinunte, Erice, Sciacca e i borghi del Belìce con le testimonianze del Mediterraneo che accompagnano il viaggio del vino.

Nel cuore della Sicilia, tra Caltanissetta, Enna e l’entroterra d’Agrigento, vigneti e colline disegnano un paesaggio rurale dove Metodo Classico e Charmat danno vita a spumanti da Nero d’Avola, Pinot Nero, Grillo, Catarratto, Inzolia e Chardonnay. In questo territorio c’è la Villa Romana del Casale, patrimonio Unesco, e tra gli altopiani ci sono il Lago di Pergusa, i Monti Erei, Morgantina, Sabucina, il Castello di Lombardia, Mussomeli, Mazzarino e Sperlinga.

Nel Sud-Est dell’Isola, tra Ragusa, Siracusa e Noto, il Moscato bianco esprime il suo carattere aromatico, e il Nero d’Avola si trasforma in eleganti versioni rosate, in questo territorio è in crescita la produzione con Metodo Classico. È soprattutto in questo areale che l’enoturismo incontra il barocco, le cave calcaree, le antiche città greche. Tra i patrimoni Unesco della Sicilia qui c’è Siracusa con Ortigia, il Tempio di Apollo, il Duomo costruito sul Tempio di Atena il Parco archeologico della Neapolis e la Necropoli rupestre di Pantalica, e poi le città tardo-barocche del Val di Noto. Ma ci sono anche le riserve naturali di Vendicari, Cavagrande del Cassibile e la Foce del fiume Irminio.

Tappa cruciale del percorso è anche Pantelleria, la sua area naturale aspra e suggestiva è protetta, custodisce un patrimonio culturale immateriale Unesco: la pratica tradizionale della coltivazione della vite ad alberello. Nell’isola estrema e affascinante dei dammusi e dei giardini panteschi, si produce lo Zibibbo in purezza che racconta il sole, il vento e la natura attraverso spumanti prodotti prevalentemente con Metodo Charmat.

La Rete delle Bollicine Siciliane attraverserà questi areali e con nuovi intenti favorirà l’esplorazione degli itinerari dove l’enoturismo rivela una pluralità di paesaggi, vitigni e culture produttive e tesori che l’Isola custodisce. Ogni calice sarà il punto di partenza per scoprire la ricchezza biologica, agricola e culturale di una terra vocata all’accoglienza.

Segnalazione incendi

 

Regione, al via la piattaforma per le segnalazioni delle imprese agricole danneggiate dagli incendi






Le imprese agricole coinvolte dagli incendi nel periodo compreso tra il 7 agosto e il 15 settembre, possono segnalare i danni riportati all’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea. È disponibile la piattaforma che consente di inserire i dati necessari alla geolocalizzazione degli eventi, l’anagrafica dell’azienda, i danni alle produzioni e alle strutture o agli impianti produttivi, la localizzazione e la documentazione fotografica.
Le imprese devono inviare una segnalazione per ogni corpo aziendale danneggiato. La scadenza è stata fissata al 30 settembre.
L’assessorato, inoltre, invita le aziende che hanno già inviato la comunicazione dei danni subiti agli ispettorati provinciali dell’Agricoltura a riproporla attraverso la nuova procedura online. Si tratta della seconda ricognizione avviata nell’estate di quest’anno dall’assessorato dopo quella che aveva riguardato il periodo tra il 21 giugno e il 6 agosto.

Le imprese agricole danneggiate a causa degli incendi verificatisi a partire dal 7 agosto e fino alla data del presente avviso possono trasmettere la relativa segnalazione entro la scadenza del 30 settembre 2026, utilizzando l’applicazione informatica appositamente predisposta.
Il sistema consente alle strutture colpite di inserire i dati necessari per la geolocalizzazione dell'evento e richiede la compilazione delle seguenti sezioni:
• Anagrafica dell’azienda
• Danni alle produzioni
• Danni alle strutture aziendali / Impianti produttivi
• Localizzazione
• Documentazione fotografica
Le aziende devono inviare una segnalazione per ogni corpo aziendale danneggiato.
Inoltre, si invitano tutti i soggetti che avessero già provveduto a inoltrare una precedente comunicazione agli Ispettorati Provinciali dell’Agricoltura a riproporre la medesima comunicazione tramite l'applicazione indicata.

L’applicazione è raggiungibile tramite il seguente link: Segnalazione danni da incendio dal 7 agosto al 15 settembre 2026












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