giovedì 23 ottobre 2025

Settimana per l’educazione alla sostenibilità

 

24-30 novembre 2025

Settimana per l’educazione alla sostenibilità

 Si segnala che Settimana per l'educazione alla sostenibilità 2025, promossa dal Comitato Nazionale Educazione Sostenibile Agenda (CNESA) 2030  avrà luogo dal 24 al 30 novembre, il titolo scelto per l’edizione di quest’anno, è PACE E AMBIENTE: per una sostenibilità integrale. Per promuovere un’iniziativa dedicata dal 24 al 30 novembre è necessario scaricare i documenti disponibili e  compilare il form https://drive.google.com/drive/folders/1o_o5MApGcecCLuUDP_55g10d-UlwmBYY

ed inviarlo a cnesa2030@gmail.com     per ulteriori info: www.cnesagenda2030.it

“PACE E AMBIENTE:

PER UNA SOSTENIBILITÀ INTEGRALE”

 


In occasione dell’iniziativa promossa a livello nazionale, si terrà dal 24 al 30 novembre 2025 la Settimana per l’educazione alla sostenibilità Agenda 2030, un evento dedicato alla sensibilizzazione sui grandi obiettivi globali di sviluppo

sostenibile e alla valorizzazione del ruolo delle giovani generazioni come protagoniste del cambiamento.

 

L’Agenda 2030 rappresenta un impegno condiviso a livello internazionale per affrontare le sfide più urgenti del nostro tempo: la lotta alla povertà, le

disuguaglianze, i cambiamenti climatici, i conflitti e la crisi educativa. I suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) indicano la rotta per un futuro equo e

sostenibile, in cui nessuno venga lasciato indietro.

 

In un contesto globale segnato da profonde crisi ambientali, sociali e geopolitiche, diventa urgente promuovere una cultura educativa capace di connettere la tutela dell’ambiente, la giustizia sociale e la costruzione della pace.

Il tema scelto per il 2025 mette in evidenza l’interconnessione tra degrado ambientale e conflitti armati, mostrando come la competizione per risorse naturali sempre più scarse e gli effetti devastanti della crisi climatica contribuiscano ad

alimentare instabilità e tensioni. La sostenibilità ambientale non è, dunque, solo una questione ecologica, ma un prerequisito per la pace, per il benessere umano e per la giustizia globale.


 

L’obiettivo della Settimana è quello di:

 

·                     Promuovere i valori fondamentali dell’Agenda 2030, tra cui giustizia sociale, inclusione, pace, diritti umani e sostenibilità ambientale;

·                     Coinvolgere attivamente le scuole, le università, le istituzioni e le comunità educanti, creando spazi di confronto, partecipazione e creatività;

·                     Rendere i giovani protagonisti, offrendo loro strumenti per diventare cittadini consapevoli, capaci di agire con responsabilità nei confronti del pianeta e

della società.

 

Un’educazione per costruire ponti

 

·                     Il cuore della Settimana è l’idea di un’educazione trasformativa,

fondata sulla partecipazione attiva e la condivisione delle conoscenze, per formare comunità dialoganti e costruttrici di “ponti”: ponti tra le generazioni, tra culture, tra territori, verso una convivenza pacifica e un futuro più giusto e sostenibile.

I giovani al centro

·                     Attraverso laboratori, incontri, mostre, testimonianze e progetti partecipativi, l’evento intende valorizzare il ruolo dei giovani come attori del

cambiamento, incoraggiandoli a essere parte attiva nella costruzione di un mondo più equo e inclusivo.

 

Obiettivi educativi e prospettive di intervento

1.                 Educare alla nonviolenza e alla cura dell’ambiente

Una vera transizione verso la sostenibilità richiede l’acquisizione di competenze

valoriali: empatia, responsabilità, solidarietà, rispetto della vita in tutte le sue forme. La mancanza di educazione ambientale e alla nonviolenza ostacola la costruzione di una cultura della pace e della cura. È necessario promuovere percorsi didattici che favoriscano una coscienza critica, interconnessa e planetaria.

 

2.                 Sostenibilità integrale e giustizia intergenerazionale

L’educazione alla sostenibilità non può limitarsi a soluzioni tecniche o settoriali.

Occorre un cambiamento culturale profondo, che affronti le radici strutturali delle disuguaglianze e promuova modelli di vita improntati alla giustizia, equità e

armonia con la natura. La sostenibilità integrale si fonda sul riconoscimento dei legami tra dimensione ecologica, sociale, economica e spirituale.

3.                 Transizione verde e digitale: una sfida educativa sistemica

Le cosiddette “transizioni gemelle”, verde e digitale, rappresentano una

straordinaria occasione di innovazione, ma pongono anche interrogativi complessi. L’adeguatezza dei sistemi formativi diventa cruciale: è necessario ripensare curricula, metodologie e ambienti di apprendimento per sviluppare competenze trasversali che integrino educazione ambientale, cittadinanza digitale e pensiero sistemico.

 

4.                 Tecnologia, diritti e democrazia

La transizione digitale deve essere guidata da principi etici e democratici. L’educazione ha il compito di formare cittadini digitali consapevoli, capaci di valutare criticamente l’impatto delle tecnologie, tutelare la propria privacy,

riconoscere i rischi della discriminazione algoritmica e promuovere un accesso equo e inclusivo alle risorse digitali.

Verso una nuova alleanza educativa

La Settimana CNESA-2030 intende rafforzare il ruolo della formazione

formale e informale e delle comunità educanti come laboratori di cambiamento, capaci di coniugare educazione alla pace, cura del pianeta e giustizia sociale. Le

attività proposte durante la settimana promuoveranno:

 

·                     Un approccio integrato e interdisciplinare alla sostenibilità;

·                     La valorizzazione della partecipazione attiva degli studenti;

·                     Il dialogo tra scuola, territorio e istituzioni;

·                     Una rinnovata alleanza tra educazione formale e informale.

 

In linea con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, l’obiettivo è contribuire alla costruzione di un futuro più giusto, inclusivo e pacifico, in cui le giovani

generazioni siano protagoniste del cambiamento.

 

domenica 19 ottobre 2025

“Connessioni città-campagna e pianificazione del territorio nella regione Mediterranea”

 L’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale (INSOR) e la Federazione Italiana Dottori in Scienze Agrarie e Forestali (FIDAF), organizzano il venerdì 28 ottobre presso la sede di Confagricoltura a Roma, il convegno “Connessioni città-campagna e pianificazione del territorio nella regione Mediterranea” che affronta e approfondisce temi attuali quali la connettività tra aree rurali e urbane, la gestione delle terre agricole, la land degradation neutrality (LDN) nel contesto del Global Biodiversity Framework e della New Urban Agenda, in un possibile confronto tra Italia e Africa mediterranea.



Il convegno, inserito nell’ambito della 15° edizione del Festival Cerealia, è organizzato in collaborazione con la FAO, Confagricoltura, Agroalimentare in rosa, CONAF, ARGA Lazio, FOSAN, Carabinieri Forestali, ass. cult. M.Th.I. ETS.
Apriranno i lavori con saluti istituzionali Filippo Schiavone (Presidente / Componente della Giunta Esecutiva di Confagricoltura), Andrea Sonnino (presidente FIDAF), Mauro Uniformi (presidente CONAF), Alessandra de Seneen (segretario generale INSOR), Maurizio Martina* (Dep. Dir. General FAO).
Il programma della mattina di studio e confronto prevede i seguenti relatori e temi:
Carlo Hausmann (dottore in scienze agrarie - esperto di sviluppo rurale) Il bisogno della campagna della società urbana, Paolo Posarelli (architetto, co-fondatore e CEO di LDA.iMdA Architetti Associati) Paesaggio agrario e città in trasformazione: la Toscana come laboratorio del futuro, Lorenza Colletti (Colonnello, Carabinieri Forestali) Carabinieri forestali: protezione della biodiversità, foreste urbane ed educazione ambientale, Cecilia Marrocchio (Urban Agrifood Systems Expert, FAO) I sistemi agroalimentari: sfide e opportunità per le città del Mediterraneo, Roberto Mostarda (Segretario Sindacato Cronisti Romani) – in attesa di titolo dell’intervento, Ernesto Di Renzo (antropologo, Università di Tor Vergata), Retroinnovazioni e pratiche della sostenibilità. Il ripristino del patrimonio viticolo nel contesto rururbano di Roma, Alfonso Pascale (esperto di ruralità ed economie civili) Le culture contadine del Mediterraneo e il ruolo dell'agricoltura nell'attuale rivoluzione tecnologica, Alberto Grimelli (agronomo e giornalista, fondatore del magazine Teatro Naturale) - in attesa di titolo dell’intervento, Francesco Maria Bucarelli (presidente FOSAN) Rapporto tra città e territorio agricolo: valorizzazione del km0, logistica, infrastrutture e preservazione delle aree agricole periurbane, Vincenzo Lenucci (direttore dell’Area politiche di sviluppo economico delle Filiere Agroalimentari – Centro Studi / Confagricoltura) Agricoltura e agricolture: una prospettiva della possibile evoluzione dei sistemi agricoli e agroalimentari.
In apertura del convegno sarà proiettato il cortometraggio Thuraya (Giordania), prodotto da Thuraya Delights inc. e diretto da Nadeem Mansour e vincitore del Food Film Menu Award 2025 dell’IGCAT per la sezione “urban-rural linkages”.
Gli atti saranno pubblicati sulla rivista della FOSAN.
Evento gratuito, previa registrazione e con partecipazione ibrida
LINK PER REGISTRASI E PARTECIPARE DA REMOTO:

giovedì 16 ottobre 2025

crediti di carbonio

 

         Il ruolo cruciale delle foreste per la loro capacità di generare diversi servizi eco-sistemici, che contribuiscono ampiamente all’assorbimento del carbonio atmosferico. Il riconoscimento economico di questo servizio passa attraverso il mercato dei crediti di carbonio, che consente ai proprietari e gestori forestali di essere remunerati per le attività di gestione in grado di favorire l’assorbimento del carbonio.  


Nei secoli attraverso la gestione e coltivazione del bosco, l’uomo ha ottenuto indiscutibili esternalità materiali e immateriali di fondamentale importanza per la vita e la sopravvivenza delle comunità, meglio conosciute oggi come Servizi Ecosistemici: di supporto alla vita (es: ciclo dei nutrienti, formazione del suolo e produzione primaria), di approvvigionamento (es: produzione di cibo, acqua potabile, materiali, legno e fibre, energia, o combustibile), di regolazione (es. mitigazione climatica, maree, depurazione dell’acqua, controllo dell’erosione, impollinazione e controllo delle infestazioni, ecc.), di valori culturali (es. estetici, spirituali, educativi, ricreativi, ecc.). 

Il Servizio ecosistemico più conosciuto è sicuramente la capacità di assorbimento del carbonio da parte degli ecosistemi forestali. La possibilità di migliorare o incrementare la fornitura di questo servizio attraverso l’adozione di pratiche di gestione sostenibile è ormai ampiamente riconosciuta e utilizzata quale strumento operativo nel perseguimento degli obiettivi internazionali di riduzione dei gas serra in atmosfera e lotta al cambiamento climatico.  

Il riconoscimento economico di questo servizio passa attraverso il mercato dei crediti di carbonio, uno strumento in grado di finanziare le attività aggiuntive di gestione sostenibile realizzate dagli imprenditori agricoli e forestali attraverso la vendita dei crediti generati da azioni di gestione virtuose in un vero e proprio mercato delle emissioni, volto a compensare le emissioni di beneficiari/compratori.  

In Italia, da più di dieci anni il mercato volontario dei crediti di carbonio agroforestali rappresenta una prospettiva economica importante per privati e aziende, che trovano in questo strumento non solo un’opportunità di compensare le proprie emissioni, ma anche un impegno etico e un’opportunità di marketing. Dal monitoraggio del mercato dei crediti di carbonio forestali, effettuato dal gruppo di lavoro del CREA “Nucleo Monitoraggio Carbonio” dal 2011 al 2022   si evidenziano fluttuazioni elevate di prezzo e volume e un modesto utilizzo degli strumenti di certificazione dei crediti di carbonio generati. Inoltre, emerge che gli investitori italiani preferiscono acquistare crediti generati nei Paesi in via di sviluppo, dove la grande dimensione dei progetti consente di generare crediti certificati a prezzi inferiori. Il monitoraggio evidenzia, anche, che le transazioni dei crediti generati in Italia sono ancora limitate sia dagli elevati costi di produzione dei crediti stessi, sia dalla mancanza di un chiaro riferimento normativo e istituzionale in materia. 

https://www.nucleomonitoraggiocarbonio.it/it/

Prendendo atto di tale situazione, l’Italia ha deciso nel 2023 di dotarsi di un proprio Registro nazionale dei crediti di carbonio volontari generati da pratiche agroforestali sostenibili, al fine di poter garantire criteri e indirizzi per la generazione, certificazione e vendita dei crediti di carbonio nazionali (art. 45, com. 2-quater a 2-octies, d.lgs. 24 febbraio 2023, n. 13). L’obiettivo principale del Registro, che sarà gestito dal CREA, è quello di poter garantire efficacia operativa e trasparenza per gli attori e fruitori del mercato dei crediti di carbonio.  

Il CREA, su richiesta dei soggetti gestori di superfici agroforestali, ammetterà all’iscrizione nel Registro i crediti di carbonio generati e certificati generati da attività di imboschimento, rimboschimento e gestione sostenibile agricola e forestale, aggiuntive rispetto a quanto previsto dalla normativa di settore vigente. Le modalità per il calcolo e la certificazione dei crediti generati e degli assorbimenti prodotti, vengono definite in apposite Linee guida, che sono attualmente in fase di approvazione con decreto interministeriale (MASAF, MASE) previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni. 

L’attivazione di un Registro nazionale dei crediti di carbonio per il settore forestale, prevista per l’inizio del 2026, consentirà di finanziare progetti di gestione selvicolturale altrimenti difficilmente sostenibili dal punto di vista finanziario. Inoltre, favorirà la partecipazione di investitori privati nella realizzazione di progetti che, congiuntamente, garantiscono il mantenimento di altri servizi ecosistemici, contribuendo così a una sostenibilità concreta e duratura a beneficio della collettività. 

martedì 14 ottobre 2025

"Frantoi Aperti"

 Gianna Bozzali 

 L'Olio DOP Monti Iblei incontra i consumatori e festeggia 25 anni di qualità

A 25 anni dal riconoscimento della DOP e del Consorzio di Tutela, prendono il via nell’areale di produzione dell’olio DOP Monti Iblei una serie di iniziative volte a promuovere le peculiarità di un prodotto che lo hanno reso celebre nel mondo. Si parte con le degustazioni di "olio nuovo" e le visite guidate nei frantoi di Ragusa e Siracusa.

 


 

Il Consorzio di Tutela Olio DOP Monti Iblei celebra il 25° anniversario del riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta (DOP) e della nascita del Consorzio stesso. Per celebrare questo importante traguardo e promuovere l'eccellenza del prodotto, prendono il via una serie di iniziative nell'areale di produzione.

Il primo appuntamento è con "Frantoi Aperti", un'occasione imperdibile per appassionati e famiglie per degustare l'olio extra vergine d'oliva appena franto, l'olio nuovo, e scoprire i segreti della sua produzione. L'evento si articola in due weekend:

  • 18 e 19 ottobre: Provincia di Ragusa.
  • 25 e 26 ottobre: Provincia di Siracusa.

I frantoi aderenti apriranno le loro porte per mostrare il processo di trasformazione delle olive e insegnare ai consumatori come riconoscere e apprezzare un olio di alta qualità.



«La campagna olearia è partita con ottimi presupposti. Prevediamo una quantità maggiore rispetto allo scorso anno, ma soprattutto confermiamo una qualità che continua a essere eccellente — afferma Giuseppe Arezzo, presidente del Consorzio di Tutela. — E quale periodo migliore per festeggiare il nostro olio, apprezzato ben oltre i confini regionali, se non l'inizio della nuova produzione. Diamo appuntamento a tutti con 'Frantoi Aperti' nei prossimi due fine settimana. Un sentito grazie va anche al Libero Consorzio dei Comuni di Ragusa che continua a supportare le nostre iniziative e gli sponsor come l’Impresa Ecologica Busso srl, Pieralisi Circular Thinking e Carmelo Gulino oltre ai frantoi che apriranno al pubblico».

 

Il Calendario di "Frantoi Aperti"

In attesa della Giornata Celebrativa Ufficiale in programma il prossimo 21 novembre, ecco l'elenco dei frantoi aderenti e gli orari di apertura al pubblico.

Provincia di Ragusa (18 e 19 ottobre)

  • Frantoi Cutrera - Chiaramonte Gulfi
  • Frantoi Covato - Ragusa
  • Frantoio Sallemi - Comiso

Provincia di Siracusa (25 e 26 ottobre)

  • Frantoio Galioto di Fisicaro - Ferla
  • Oleificio Carpino - Palazzolo Acreide
  • Oleificio Nobile - Rosolini

I frantoi resteranno aperti il sabato dalle 10.00 alle 13.00 solo per gli studenti mentre dalle 15.30 alle 19.30 l’apertura sarà dedicata al pubblico per le visite guidate. La domenica l’apertura al pubblico sarà invece dalle 9.30 alle 13.00. Per maggiori informazioni e prenotazioni, si prega di contattare direttamente i singoli frantoi aderenti all'iniziativa.

 

Olio DOP Monti Iblei, un patrimonio da tutelare e trasmettere

Maria Rita Schembari, Presidente del Libero Consorzio dei Comuni di Ragusa, sottolinea il valore culturale e identitario del prodotto: «L'oliva è uno dei simboli più autentici del Mediterraneo: un frutto millenario che racchiude in sé storia, cultura, salute e identità. È un bene prezioso, con un valore che va ben oltre il semplice nutrimento. Nel celebrare i 25 anni del Consorzio Monti Iblei, è doveroso ricordare quanto sia importante continuare a parlare di qualità, salubrità e origine dei cibi che mettiamo in tavola. Perché la salute comincia dall’alimentazione, e noi siamo ciò che mangiamo – prosegue il presidente Schembari. – L’olio extravergine a Denominazione di Origine Protetta è parte integrante della Dieta Mediterranea, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità

La Presidente Schembari ha poi reso omaggio ai produttori: «Questo anniversario è anche un’occasione per rendere omaggio a chi, ogni giorno, rende possibile tutto questo: i produttori. Esiste una comunità di agricoltori e frantoiani che ha saputo portare avanti una tradizione millenaria, custodendone i valori più autentici, ma con uno sguardo sempre rivolto al futuro. Mantenere alta la qualità, garantire un prodotto d’eccellenza, rispettare l’ambiente e adottare pratiche di sostenibilità, tutto questo richiede impegno, innovazione e visione. Con determinazione e competenza, hanno saputo aprirsi le porte dei mercati internazionali, portando il nome della provincia di Ragusa nel mondo come simbolo di eccellenza. Questo è un patrimonio non solo agricolo, ma sociale, economico e identitario. Un patrimonio che merita di essere sostenuto, raccontato e trasmesso alle nuove generazioni. Frantoi Aperti non è quindi solo una festa: è un invito alla scoperta e un momento di incontro tra chi produce e chi consuma».

 

Il Consorzio Dop Monti Iblei in cifre

·         N. Soci: 319 suddivisi in olivicoltori, frantoiani, confezionatori, intermediari;

·         Olio certificato:

- campagna 2022-2023: 2.357,36 quintali

- campagna 2023-2024: 2.422,76 quintali

- campagna 2024-2025 (dato al 19 febbraio) 1.672,53 quintali (secondo le previsioni ci assesteremo sui 2.200,00 quintali);

·         Superficie olivicola circa 1.820 ha.

Il Consorzio di tutela dell’Olio Extra Vergine d’Oliva DOP Monti Iblei è stato istituito nel 2000. Si tratta di un importante strumento operativo a servizio dell’olivicoltura di qualità. Alla sua costituzione hanno contribuito diverse figure produttive: produttori, molitori ed imbottigliatori. Il Consorzio permette loro di tutelare e valorizzare la DOP Monti Iblei garantendo al consumatore la qualità e genuinità dell’olio con il marchio proprio del Consorzio.

 

 

 

 

 

lunedì 13 ottobre 2025

“Stile Siciliano: i vini rossi del futuro”

  A Milano l’evento dell’Enoteca Regionale della Sicilia sede del Sud Est


Un faro per le eccellenze enologiche siciliane

Nata nel 2024 e con sede a Vittoria (Ragusa), in via dei Mille n. 131, presso lo storico Palazzo Carfì, l'Enoteca Regionale della Sicilia - Sede del Sud Est si configura come il punto di riferimento per la valorizzazione e la promozione delle eccellenze enologiche siciliane, con particolare attenzione ai vini del sud-est dell'isola.

Costituita da una associazione che riunisce produttori vinicoli, enti pubblici e associazioni di categoria, l'Enoteca si pone l'ambizioso obiettivo di:

· Valorizzare e promuovere le eccellenze enologiche siciliane: Diffondendo la cultura del vino attraverso degustazioni, corsi di formazione e attività di divulgazione, creando una rete di collaborazioni e sostenendo lo sviluppo economico del territorio.

· Tutelare e valorizzare il patrimonio vitivinicolo siciliano: Contribuendo alla salvaguardia delle varietà autoctone e alla valorizzazione delle tradizioni enologiche, promuovendo i terroir siciliani e le loro specificità.

· Posizionarsi come punto di riferimento per gli appassionati e gli operatori del settore: Offrendo un luogo di incontro e di scambio, favorendo la conoscenza e la diffusione dei vini siciliani a livello nazionale e internazionale.

Attraverso la valorizzazione dei vini siciliani, l'Enoteca contribuisce a promuovere l'intero territorio, rafforzando l'identità e lo sviluppo economico della regione.


 – Il 24 novembre l’eccellenza dei vini rossi della Sicilia sud-orientale sbarca a Milano con “Stile Siciliano: i vini rossi del futuro”, l’evento di punta organizzato dall'Enoteca Regionale della Sicilia, sede del Sud Est. La giornata, pensata per delineare le prospettive future dell'enologia isolana, sarà interamente dedicata ai vini rossi del territorio, in particolare a due protagonisti di grande rilievo come il Cerasuolo di Vittoria Docg e il Frappato. L'appuntamento, che si terrà presso la prestigiosa cornice del The Westin Palace, gode della collaborazione del Consorzio di Tutela e della Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria Docg.

Dopo il successo registrato a Roma lo scorso maggio, l’Enoteca ripropone il format a Milano quale momento cruciale di incontro e confronto per la stampa, gli operatori di settore e il pubblico di wine lovers.

«Siamo entusiasti di portare a Milano, cuore pulsante della comunicazione e dell'innovazione enologica italiana, un evento che per noi rappresenta un vero e proprio manifesto: ‘Stile Siciliano: i vini rossi del futuro’. Non sarà una semplice degustazione – dichiara Silvio Balloni, presidente dell’Enoteca Regionale della Sicilia sede del Sud Est – ma un'intensa giornata di confronto dedicata interamente all'eccellenza dei vini siciliani, con un focus speciale sul nostro straordinario Sud Est».

Il Presidente Balloni sottolinea l'obiettivo dell'iniziativa: «Vogliamo delineare con coraggio le prospettive future della nostra enologia isolana, mettendo a confronto l'esperienza dei produttori, la visione della stampa di settore e la passione degli wine lovers. La Sicilia è una terra unica, le cui sfumature pedoclimatiche e i diversi approcci enologici riescono a esprimere vini dal carattere moderno, pur mantenendo un profondo rispetto per la tradizione. È un'occasione per raccontare come questa tradizione stia evolvendo, cambiando e maturando grazie alle nuove generazioni. Esse portano innovazione pur restando fedeli a quelle radici che hanno dato vita all'unica Docg della Sicilia. Il futuro dell’enologia italiana passa dalla nostra Isola e dall’areale del Sud Est e siamo pronti a dimostrarlo a Milano».

Programma dell'evento

La giornata prenderà il via con un focus riservato alla stampa specializzata:

· Ore 10:30 - 11:00: Accredito della Stampa

· Ore 11:00: Inizio Masterclass dedicata al Cerasuolo di Vittoria DOCG, riservata alla stampa. Un’occasione per approfondire le sfumature e l’evoluzione di questa unica DOCG siciliana. A guidarla sarà Andrea Amadei, degustatore, autore radiofonico e televisivo, voce di Decanter Rai Radio2.

· Ore 13:00 - 14:30: Light Lunch riservato alla stampa

Nel pomeriggio, l'attenzione si sposterà sugli operatori e il grande pubblico, mantenendo un'apertura anche per la stampa interessata:

· Ore 15:30 Inizio della seconda Masterclass dedicata al Frappato. Un viaggio sensoriale

mercoledì 8 ottobre 2025

I prodotti alimentari del bosco e del sottobosco nelle fonti letterarie classiche

 

Giacomo Dugo

Prof Emerito di chimica degli alimenti Università di Messina

 

Carlotta Crescenti

Docente di materie letterarie, latino e greco

 

 

                         Le fonti letterarie offrono immaginosi stralci di informazioni sulla gastronomia greca e romana e sui suoi caratteri fondamentali: l’estrema ricercatezza ed estrosità del gusto culinario classico, le scene di una tradizione culinaria quotidiana e popolare, veicolate dalle opere dei comici, gli accostamenti frequentemente ardimentosi di ingredienti di diversa natura, i ricettarî e la trattatistica, in materia, frammentaria e lacunosa, l’interesse sorprendente dei medici antichi nei confronti dei processi relativi alla nutrizione e della correlazione che intercorre tra questi e la salute umana, gli interminabili elenchi di leccornie, in letteratura, che riflettono i ricchi rituali simposiali antichi, i concetti di pietanza o prodotto abbinati ad una determinata area geografica, un’aneddotica immaginifica e vasta – vale a dire, un’immensa congèrie di dati e riferimenti.

 


È evidente, altresì, che uno studio approfondito sulla cultura gastronomica classica non può prescindere da un’indagine sulle preparazioni culinarie antiche a base di prodotti alimentari ottenuti dalla raccolta e dal taglio delle piante boschive e del sottobosco, prima dello sviluppo di qualsiasi forma effettiva di selvicoltura. Il filosofo Platone (IV sec. a.C.), nel Politico, attesta l’antichità e gli aspetti mitologici di tale consuetudine alimentare, sostenendo che, ai tempi del regno di Crono, divinità pre-olimpica greca, gli abitanti del cosmo non avevano necessità di praticare alcuna forma di agricoltura, in quanto le piante arboree e le foreste fornivano spontaneamente ogni tipologia di nutrimento desiderabile.

Abbiamo scelto, in questa sede, di operare una stringata sintesi del materiale disponibile, soffermandoci sulle caratteristiche di alcuni prodotti boschivi e del sottobosco - le noci, le castagne e i funghi - e sul loro utilizzo nell’ambito delle preparazioni gastronomiche antiche. Gli studi naturalistici e botanici di certi autori antichi, come Teofrasto (IV sec. a.C.), autore di una Storia delle piante, e Plinio Il Vecchio (I sec. d.C.), autore di una Storia naturale, illustrano le caratteristiche di una trattatistica scientifica enciclopedica antica rigorosa e fondata, ma sarà necessario non trascurare, inoltre, i riferimenti letterarî o il ricettario del gastronomo Apicio (I sec. a.C.-I sec. d.C.), il De re coquinaria.

Vi era l’uso di sgranocchiare le noci durante i lauti banchetti: compaiono a volontà, per esempio, nel menù dell’icastica cena di Trimalcione nel Satyricon di Petronio, insieme a ceci, lupino e mele. Nel ricettario di Apicio, possono essere aggiunte come ingrediente per una salsa bianca per uccelli lessati, insieme a pepe, ligustico, cumino, semi di sedano, nocciole, miele, salsa di pesce e molto altro o tritate per il ripieno dei datteri salati all’esterno e fritti nel miele cotto o ancora come ingrediente di accompagnamento per le sarde.

In Ermippo, epitomatore di Ateneo, si chiede alle Muse, con un’invocazione epica di fattura pseudo-omerica, di mostrare quante e quali prelibatezze Dioniso abbia donato alla civiltà, trasportandole sulla sua nave nera che percorse il mare color del vino. Dalla Paflagonia (antica regione dell’Anatolia), arrivavano castagne e lucide mandorle, adatte all’ornamento dei banchetti. Apicio impiega curiosamente le castagne cotte ad uso lenticchie: con il mortaio verrà preparato un trito di pepe, cumino, semi di coriandro, menta, ruta et cetera. La poltiglia sarà bagnata con aceto e condita con miele e salsa di pesce. A seguito di ciò, si aggiungerà il tutto alle castagne cotte e si farà bollire.

Per quanto riguarda i funghi, gli antichi nutrivano, a questo riguardo, una considerazione doppia e cauta. In una lettera ad un amico, Cicerone (I sec. a.C.) afferma di aver contratto una fastidiosa malattia intestinale, perdurata parecchi giorni, dopo aver preso parte ad una cena a base di verdure, che il suo ospite aveva fatto preparare per non contravvenire alle recenti leggi contro il lusso. Erano a tal punto magnificamente condite e appetitose che, Cicerone, che, pure, era molto cauto quando si trattava di funghi e ostriche, non poté esimersi, questa volta, dall’indulgere eccessivamente nel suo appetito. L’avvelenamento da funghi fu, probabilmente, la causa di morte dell’imperatore Claudio (10 a.C.-54 d.C.), se si presta fede alla notizia di Svetonio contenuta nell’opera Vita dei Cesari. Plinio Il Vecchio fornisce delle indicazioni relative al riconoscimento dei funghi velenosi e offre, altresì, nove possibili rimedi, nel caso in cui si abbia la sfortuna di incappare, durante la raccolta, in una di queste pericolose tipologie. Se bolliti con carne, piccioli di pera o aceto – aggiunge – i funghi perderanno le loro caratteristiche nocive. L’aceto, in modo particolare, è considerato da Plinio come una sostanza diametralmente opposta a quella di cui sono formati i funghi e, dunque, appare particolarmente utile al fine di neutralizzarne la tossicità. Erofilo (IV sec. a.C.), un medico greco, scrisse un vero e proprio calendario dietetico, all’interno del quale forniva consigli relativamente al consumo di alcune particolari pietanze in un mese dell’anno piuttosto che in un altro. In modo particolare, i funghi rientrano tra gli alimenti che sarà opportuno consumare, a marzo, insieme a biete e datteri, e, ad ottobre, insieme ad asparagi, pere, mele, datteri, melograni, pistacchi…

Le fonti non trascurano di puntualizzarsi, in modo particolare, sul tartufo, che, afferma Plinio, cresce preferibilmente nei terreni aridi e sabbiosi e pesa, all’incirca, una libbra. Sostiene, inoltre, che vi siano due tipologie di tartufi: uno che tende a riempirsi di sabbia, che potrebbe essere, quindi, dannoso, nel momento in cui lo si addenta, e un altro privo di qualsiasi impurità. Narra un aneddoto, secondo cui un tale, addentando un tartufo, ci ritrovò dentro un denarius, cioè una monetina d’argento, cosa che gli causò la rottura di alcuni denti. Questo, agli occhi di Plinio, dimostrerebbe che il tartufo non è altro che un agglomerato di terra elementare, che assorbe, al suo interno, qualsiasi cosa si trovi sul terreno.

Il ricettario di Apicio non manca di presentare numerose ricette per la preparazione dei funghi, in generale, per la conservazione dei tartufi e per alcune salse adatte al loro condimento, in particolare. Per la conservazione dei tartufi, si metteranno questi in un barattolo, separati, evitando che vengano a contatto con l’acqua. Il barattolo dovrà essere conservato in un luogo fresco. Le salse da accompagnare ai tartufi saranno a base di pepe, ligustico, coriandro, ruta, salsa di pesce, miele e olio. Le spugnole si mangeranno in tanti modi diversi: per esempio, fritte, con una salsa acida a base di vino, oppure lessate, messe nel tegame con olio, salsa di pesce e miele. I funghi che crescono alla base dei frassini andranno conditi con pepe, mosto, aceto e olio. I tartufi, invece, potrebbero essere consumati infilzati in uno spiedo e salati, con olio, salsa di pesce, vino, pepe e miele.

Quello che ci pare risulti evidente da questa, sia pur stringata, esposizione è l’imponente presenza dei prodotti del bosco e del sottobosco nella gastronomia greca e latina e l’importanza dell’alimentazione nell’antichità, intesa non solo come soddisfacimento di bisogni primari, ma anche come espressione della genialità e creatività dell’uomo.



martedì 7 ottobre 2025

I Sovrani del cibo. Speculazione e resistenza dietro a quello che mangiamo

 Chi decide che cosa mangiamo e a quale prezzo? Chi sono i sovrani del cibo?

Dalla metà degli anni Sessanta la produzione di cibo a livello globale è cresciuta del 300%, eppure ancora oggi la malnutrizione continua a ridurre l’aspettativa di vita di milioni di persone: 783 milioni di esseri umani – cioè il 9% della popolazione mondiale – hanno sofferto la fame cronica nel 2023 e più di 333 milioni hanno affrontato livelli acuti di insicurezza alimentare.



Il tutto mentre un pugno di multinazionali dell’agroalimentare controllate da pochissimi e ricchissimi Fondi speculativi ha registrato negli ultimi anni profitti record, godendo di sussidi andati scapito della salute delle persone e dell’ambiente. Com’è stato possibile questo “sacco del cibo” e quali strumenti hanno a disposizione i consumatori “attivi” per costruire un’alternativa, superando un modello per il quale tre quarti del cibo che consumiamo oggi proviene da sole dodici specie vegetali e da cinque animali?

Dall’osservatorio di Altreconomia e di Altromercato, un saggio divulgativo che con il piglio dell’inchiesta economica vuole svelare chi sono i padroni del mercato, discutere di quantità e qualità dei consumi e difendere il diritto umano al cibo. Per cercare di restituire lo scettro a quelli che dovrebbero essere i veri sovrani del cibo: contadini e consumatori.

SEGUI

lunedì 6 ottobre 2025

Food, Communities, Empowerment – Research Dialogue on Community-Based Foodways

 Il simposio si terrà a Roma lunedì 13 ottobre 2025, presso la sede della Società Geografica Italiana, Aula “Giuseppe Dalla Vedova”, Palazzetto Mattei in Villa Celimontana (Via della Navicella 12).



Il simposio intende aprire uno spazio di confronto critico su esperienze di ricerca e pratiche di lavoro che mostrano come le comunità locali rispondano all’insicurezza alimentare attraverso forme di resistenza culturalmente radicate e sostenibili dal punto di vista ecologico.


A partire da casi studio legati alle filiere del grano, del latte e della pesca artigianale, l’obiettivo è riflettere su come approcci partecipativi e immersivi – tra cui lo storytelling, la mappatura e i metodi visuali – possano far emergere aspetti spesso invisibili dei sistemi alimentari, intesi come ecologie culturali della convivialità, della cura e della resilienza, talvolta in tensione con le logiche omologanti dell’agricoltura industriale. Tra gli ospiti, figurano Wendy Harcourt (International Institute of Social Studies of the Erasmus University Rotterdamche offrirà una riflessione critica su come gli approcci femministi e post-sviluppisti possano arricchire la comprensione dell’agroecologia e della giustizia alimentare. Inoltre, Gino Barsella (già Capo Missione in Sud Sudan – Fondazione AVSI) offrirà il punto di vista operativo di una ONG sulla questione dell’accesso al cibo in un contesto segnato dal conflitto: il Sud Sudan. 

Il simposio sarà accompagnato da una mostra multimediale che estende il dialogo attraverso fotografie e video etnografici, esplorando pratiche situate di produzione, distribuzione e consumo.


Link per partecipare da remoto (non è richiesta registrazione): TEAMS

venerdì 3 ottobre 2025

Siringate: storia e leggenda di un dolce identitario protagonista all'evento Sicily Food Vibes di Menfi


“Il Comune belicino,  si distingue per la sua capacità di raccontare il proprio Genius Loci attraverso una narrazione culturale ed enogastronomica autentica, perfettamente incarnata nelle tradizioni locali e nell’eredità lasciata da Tomasi di Lampedusa.”

Il legame tra il romanzo Il Gattopardo, il Palazzo Filangeri di Cutò e le pietanze identitarie – tra cui le celebri “siringate”, dolci amati dalla principessa Filangeri – rappresenta una testimonianza concreta di come il cibo sia anche cultura, storia e appartenenza.

Siringate: storia e leggenda di un dolce identitario

Il prof. Andrea Randazzo, storico, ha condotto una ricerca sulle origini delle Siringate, dolce simbolo di Santa Margherita di Belice.

La tradizione narra che, con l’arrivo degli Spagnoli nel 1516, la Sicilia conobbe i churros, dolci fritti simili nell’aspetto alle siringate ma diversi negli ingredienti:

  • i churros: acqua, farina, burro, uova, zucchero e sale

  • le siringate: ricotta, farina, miele, zucchero, uova, cannella e scorza d’arancia

Secondo la memoria popolare, fu la moglie di un pastore del feudo Meccina a sperimentare per prima la ricotta fritta nell’olio bollente, trasformando un alimento povero in un dolce capace di conservarsi per giorni. Nel tempo arricchì la ricetta con altri ingredienti, fino a ottenere la prelibatezza che conosciamo oggi.

La leggenda vuole che un giorno il conte Lucio Mastrogiovanni Tasca, marito della principessa Giovanna Filangeri, dopo una battuta di caccia scoprì per caso le siringate e ne rimase conquistato. La principessa stessa se ne innamorò e cominciò a offrirle nei suoi ricevimenti, diffondendone la fama.

Così, da dolce umile e contadino, le Siringate conquistarono nobili e popolani, diventando simbolo di identità collettiva per la comunità margheritese.

In occasione di Inycon gli Chef Michele Ciaccio e Calogero Abruzzo presenteranno il prodotto simbolo e identitario di SAnta Margherita Belice. 


  


Per la loro valorizzazione e promozione il Comune di Santa Margherita di Belice ha adottato il percorso della De.Co.   

Il valore del Genius Loci e delle De.Co.

«Il genius loci è il territorio della memoria, il nostro patrimonio, il valore più profondo della cultura mediterranea ed europea, ed è l’unico anticorpo che abbiamo rispetto alla cultura dell’indefinito globale»  

Le De.Co. (Denominazioni Comunali), nate da un’intuizione di Luigi Veronelli, sono strumenti concreti di marketing territoriale e di recupero delle unicità locali. Esse rappresentano non soltanto un prodotto (piatto, dolce, sapere, evento, artigianato), ma un vero e proprio elemento identitario di comunità, capace di attrarre turisti e viaggiatori del gusto (foodies).

«Quando un cibo è ancorato al territorio,  non è solo esperienza culinaria ma esperienza totale. Coinvolge tutti i sensi e racconta la storia della comunità che lo ha generato».

Non solo, durante l'ultimo Festival del Gattopardo è stato   conferito il riconoscimento “Ambasciatrice dell’Identità Territoriale” alla Tavola del Gattopardo, da parte  dalla Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co. 

  •  





















Post in evidenza

C’è la Sicilia nel Menù del film gastronomico

NinoSutera C’è la Sicilia nel Menù del film gastronomico                                               Regione Enogastronomica d’Europa 20...